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Il progresso della ricerca farmacologica si ferma di fronte ai monopoli

Nell’era della medicina tecnologica le metodologie hanno permesso la diagnosi delle malattie in anticipo, più accuratamente e più rapidamente. I medicinali che assumiamo per contrastarli sono stati al passo?

Oggi oltre due miliardi di persone vivono senza aver accesso alle medicine. La causa di questa crisi globale sono i prezzi dei farmaci, anche nei paesi più ricchi. Si stima, infatti, che circa 34 milioni di americani abbiano perso un conoscente negli ultimi cinque anni, non perché il trattamento non esistesse, ma perché non potevano permetterselo. L'aumento dei costi dei medicinali sta spingendo le famiglie ad ipotecare le proprie abitazioni, gli anziani a finire in bancarotta e i genitori ad optare verso trattamenti di crowdfunding per i loro bambini in condizioni critiche. Ci sono molte ragioni per questa crisi, ma una tra le più importanti è il sistema di brevetti obsoleto che Stati come l'America cercano di esportare nel resto del mondo. L'intenzione originale alla base del sistema dei brevetti era di motivare le persone che inventavano una nuova medicina ricompensandole con un monopolio limitato nel tempo. Ma oggi, questa intenzione è stata distorta. Le corporazioni hanno squadre di avvocati e lobbisti il cui unico lavoro è estendere la protezione dei brevetti il più a lungo possibile. I brevetti sui farmaci sono cresciuti incredibilmente in un lasso di tempo brevissimo: tra il 2006 e il 2016 essi sono raddoppiati. Nonostante ciò, la vera considerazione da fare è che la stragrande maggioranza dei medicinali associati ai nuovi brevetti sui farmaci, in realtà, non sono nuovi. Quasi 8 su 10 sono per quelli esistenti, come l'insulina o l'aspirina.

In una recente indagine condotta da I-MAK, una no-profit per l’equità d’accesso ai farmaci, sui 12 farmaci più venduti in America, si è scoperto che in media ci sono 125 brevetti depositati su ciascun medicinale. Più è alto il numero dei brevetti che un'azienda deposita, più a lungo si dipana il loro monopolio. Così, senza nessuno con cui competere, possono fissare i prezzi come vogliono. E poiché si tratta di medicinali non rimane altra scelta se non pagare.
Il muro dei brevetti è una strategia per bloccare la concorrenza. Un blocco che non dura per i 14 anni massimi inizialmente previsti in passato, o per i 20 anni consentiti dalla legge oggi, ma per ben 40 anni o più. Nel frattempo, i prezzi di questi farmaci hanno continuato ad aumentare fino al 68% in più dal 2012, e le persone stanno lottando o addirittura morendo, perché non possono permettersi le medicine.


Ora, non si tratta di descrivere l'industria farmaceutica come il "cattivo" della situazione. La riflessione più corretta è da fare pensando a se il sistema ideato per la promozione del progresso stia effettivamente funzionando come previsto. La ricerca farmacologica è stata spodestata a favore della strategia legale, di modo che il progresso si è fermato. È come assegnare 100 Premi Pulitzer a un autore per lo stesso libro. Il cambio di paradigma sta nel creare un moderno sistema di brevetti per soddisfare le esigenze di una società del 21 ° secolo. Per fare ciò è necessario reinventare il sistema dei brevetti per servire il pubblico, non solo le società.

La co-fondatrice di I-MAK Priti Krishtel propone 5 riforme:

  • Smettere di rilasciare così tanti brevetti. Sotto l'amministrazione Kennedy, nel tentativo di contenere i crescenti costi dei farmaci, un membro del Congresso per lo Stato del Tennessee aveva proposto un'idea a tal proposito. Essa prevedeva che per l’ottenimento di un nuovo brevetto per uno stesso farmaco, la versione modificata dello stesso sarebbe dovuta risultare significativamente migliore dal punto di vista terapeutico per i pazienti. Ma, a causa delle intense attività di lobbing, questa idea non ha mai visto la luce del giorno. Questo non dovrebbe essere controverso: come società, riserviamo i grandi premi per le grandi idee. Eppure, distribuiamo brevetti che valgono miliardi per piccoli - quasi insignificanti - cambiamenti.
  • In secondo luogo, bisogna modificare gli incentivi finanziari dell'Ufficio brevetti. Ad oggi, le entrate dell'ufficio brevetti sono direttamente collegate al numero di brevetti che concede. È come se le prigioni private venissero pagate di più per contenere più persone: è naturale che ciò porti a più incarcerazione. È come se i medici venissero pagati di più per prescrivere i farmaci. Naturalmente, ciò porta ad una overmedicalization dei pazienti. Lo stesso vale per i brevetti.
  • La terza proposta consiste nel dare accesso alla partecipazione pubblica. In questo momento, il sistema dei brevetti è come una scatola nera, una conversazione a doppio senso tra l'ufficio brevetti e l'industria. Bisogna aprire l’ufficio brevetti, renderlo chiaro e trasparente. Un centro dinamico per l'apprendimento e l'ingegno, gestito non solo da esperti tecnici e burocrati, ma anche da voci rilevanti nel campo della sanità pubblica con una passione per la scienza. I cittadini otterrebbero in questo modo informazioni accessibili sulle tecnologie complesse come l'intelligenza artificiale o l'editing genetico, permettendo una maggiore conoscenza e comprensione che sfocia nella partecipazione alle conversazioni politiche, soprattutto quelle che incidono direttamente sulla salute pubblica e sulla vita privata.
  • In quarto luogo, è necessario ottenere il diritto di contestazione in tribunale. Ora, dopo la concessione di un brevetto, il pubblico non ha valore legale. Solo i soggetti giuridici con un interesse commerciale (altre compagnie farmaceutiche) hanno questo diritto. Sempre l’organizzazione I-MAK ha salvato delle vite in India nel 2006, per aver contestato legalmente i brevetti sui farmaci contro l'HIV. Questo nel momento dello scoppio dell’epidemia, mentre centinaia di migliaia persone stavano morendo perché i prezzi dei medicinali erano fuori portata. Gli attivisti di I-MAK sono riusciti a ridurre i prezzi dei medicinali dell'87%. Con solo tre farmaci sono riusciti a far curare e prevenire casi per milioni di individui, facendo altresì risparmiare al sistema sanitario indiano mezzo miliardo di dollari.
  • Infine, è necessario un organo di controllo più forte, un'unità indipendente che possa fungere da avvocato pubblico, che monitori regolarmente le attività dell'ufficio brevetti. Se fosse esistita un'unità come questa, si sarebbe evitato lo scandalo che coinvolse che la società Theranos della Silicon Valley nel 2017. Questo organo avrebbe fermato il processo prima che quest'ultimo ottenesse così tanti brevetti per le analisi del sangue, guadagnando una valutazione in borsa di nove miliardi di dollari. Il tutto, quando in realtà non vi era alcun tipo di innovazione.


Questo tipo di responsabilità diventerà sempre più urgente in futuro. Solo ora vengono poste importanti domande sul fatto che le aziende possano vendere i dati dei pazienti, i quali vengono utilizzati per creare nuove terapie di cui non si ha bisogno. La cosa fondamentale da tenere in mente è che non si tratta di un gioco tra le compagnie detentrici dei brevetti e gli attivisti, bensì si parla di un fraintendimento così profondo che riguarda le persone, il diritto di salvaguardia delle invenzioni e il diritto alla vita.


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  • L'Autore

    Andrea Radaelli

    Come si inizia una descrizione di sé stessi? Proviamo dall’inizio… sono nato il 20 ottobre 1997, fin da subito sono stato un soggetto particolarmente vivace e non sempre facile. L’aggettivo che più spesso hanno utilizzato i miei parenti, i miei amici e le persone che mi stanno accanto per descrivermi è senza dubbio ‘curioso’.

    Curioso del mondo, di come funziona e dei nostri effetti su di esso. Non solo in campo scientifico ma anche economico e geopolitico. Mi interesso di tutto ciò che ha un outcome positivo e propositivo, soprattutto nella sanità e nelle nuove tecnologie.

    Curioso per le mie opinioni molto forti e per certi aspetti critiche sulla società, che a volte diventano i miei limiti. Alcune di queste sono che la conoscenza è faticosa ma rende liberi, che l’ignoranza nell’era dell’informazione è una scelta consapevole e che l’uguaglianza (dare alle persone le stesse cose) è un paradigma da superare con l’equità (dare alle persone le stesse opportunità).

    Curioso anche per la mia personalità; ho delle idee molto ben determinate, sono un convinto ‘individualista sociale’. Cioè che ognuno di noi deve prima crescere e acculturarsi secondo le proprie inclinazioni per poi poter entrare in un gruppo di lavoro per poterlo arricchire della sua prospettiva.

    Curioso per le mie scelte, dopo le medie ho scelto un liceo ad indirizzo artistico nonostante i miei professori spingessero per un liceo classico. Durante questi cinque anni ho avuto modo di viaggiare per l’Italia e scoprire gli incredibili siti dell’UNESCO. Ho viaggiato anche in Europa nelle maggiori capitali e mi sono innamorato dell’Unione Europea. Ho compreso quanto siamo fortunati del far parte di comunità internazionale e delle straordinarie opportunità che offre. Finite le superiori, ho scelto di studiare lingue applicate all’ambito economico nel CdL di ‘Scienze per la Mediazione Linguistica e Culturale’, un’università ricca di diversità; di nazionalità diverse, di lingue diverse e di culture diverse. L’opportunità che mi sono state date dall’essere a contatto con tutta questa ricchezza mi hanno spinto a ricercare un percorso decisamente più strutturato ed innovativo; la scienza dei dati che spesso utilizzo nei miei articoli che, troppo spesso, consegno in ritardo.

    Di Mondo Internazionale mi ha colpito la potenzialità, la composizione giovane e il dinamismo. Le aree tematiche nel quale mi trovo a mio agio sono economia, sanità, ambiente e innovazione. Il progetto di ‘Tra Scienza e Conoscenza’ è quello con cui collaboro maggiormente e, soprattutto grazie alla pazienza dei miei collaboratori, mi trovo veramente bene.

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Sezioni Nutrizione Ricerca Medica Salute e Benessere


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medicina tecnologica malattie monopolio

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