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Il patrimonio UNESCO, rispettarlo per salvare l’ambiente

A cura di Valeria Fraquelli e Federico Quagliarini

La Direttrice Generale dell’UNESCO, Audrey Azoulay, ha illustrato la situazione di crisi in cui molti siti del patrimonio mondiale si sono venuti a trovare durante questo periodo di incertezza e chiusura, quando “una riduzione del 66% del numero dei visitatori nel 2020 ha fatto perdere loro in media più della metà dei propri introiti”.

Questa è la vera essenza della Convenzione: promuovere e proteggere il patrimonio attraverso la solidarietà internazionale, come si è fatto nelle campagne in Nubia, a Venezia, ad Angkor, a Cartagine, modellando così la nostra missione per il Patrimonio Mondiale. In questi momenti, quando sembra che “Tutto stia crollando”, per citare il lavoro dello scrittore nigeriano Chinua Achebe, preservare il patrimonio non è un lusso. È un prerequisito per assicurare che le cose non crollino ancora di più”. Le parole della signora Azoulay sono chiare, proteggere il patrimonio UNESCO vuol dire proteggere l’ambiente perché le due cose vanno molto spesso di pari passo; zone meravigliose e molto delicate hanno al loro interno dei luoghi meravigliosi che fanno parte di noi, della nostra storia, e quindi dobbiamo proteggere l’uno per salvaguardare gli altri.

Non possiamo più permetterci il lusso di girarci dall’altra parte, il cambiamento climatico rischia di far scomparire tanti di quei luoghi che hanno visto compiersi la grande storia. Il patrimonio culturale che ci fa stare bene deve essere rispettato e valorizzato e in questo modo si potrà salvare anche l’ambiente, perché le due cose spesso sono interconnesse.

Ambiente e beni culturali spesso coincidono e quindi è arrivato il tempo della salvaguardia e della protezione. I siti UNESCO ci garantiscono posti meravigliosi e incontaminati da visitare, luoghi ideali per escursioni, ma questo è possibile solo con la natura rigogliosa e verdissima, piena di fiori e frequentata da animali di ogni specie. Ecco, allora, che natura e cultura hanno bisogno l’una dell’altra per rendere il nostro pianeta vivo e vitale, non solo per noi, ma anche per le generazioni future.

Consegnare ai nostri figli e nipoti un pianeta ricco di siti che testimoniano la storia dell’umanità, vuol dire renderli consapevoli dei loro antenati e della storia stessa della nostra Terra.

Sul piano del diritto internazionale, la convenzione più importante dal punto di vista della tutela del patrimonio culturale è rappresentata dalla Wold Heritage Convention.

L’esigenza di una convenzione in tal senso nasce negli anni 50, a seguito della costruzione della diga di Assuan in Egitto. Quest’ultima avrebbe potuto gravemente danneggiare, con delle inondazioni, il tempio storico di Abu Sibel. Grazie all’intervento di storici, archeologi e architetti, il tempio storico venne smontato e ri-assemblato in un luogo più sicuro. In seguito a questo episodio, l’UNESCO avviò una campagna volta alla creazione di uno strumento giuridico, al fine di vincolare gli Stati alla conservazione del patrimonio culturale che portò alla sottoscrizione di una convenzione internazionale firmata a Parigi il 16 novembre 1972.

L’obiettivo principale della World Heritage Convention è appunto la tutela del beni culturali, al fine di poter trasmettere questa eredità alle future generazioni. Il patrimonio mondiale è infatti soggetto a numerosi pericoli, tra cui per l’appunto, quello dei cambiamenti climatici. Tuttavia, non si rinviene a livello internazionale un trattato sottoscritto da più parti che combini la tutela del patrimonio culturale con quello del rispetto dell’ambiente. In questo senso possono supplire alla mancanza di una convenzione internazionale le certificazioni ISO e EMAS.

ISO è l’acronimo di International Organization for Standardization, un’organizzazione non governativa che svolge anche attività di consulenza per l’UNESCO in tema di certificazione. La certificazione ambiente ISO (che reca la sigla ISO14001) prevede l’adozione di un documento diviso in due parti: la prima contenente la descrizione del bene che si vuole tutelare e la seconda, invece, contiene gli obbiettivo che l’ente accettante intende raggiungere nell’arco temporale, illustrando anche i piani di attuazioni. La certificazione viene rilasciata ogni 3 anni ed è soggetta a controlli di carattere operativo.

La certificazione EMAS, invece, fa riferimento a una serie di regolamenti dell’Unione Europea, ultimo fra tutti l’allegato IV del regolamento 2026/2018, la cui adozione comporta l’impegno di attuare politiche e procedure volte alla riduzione del proprio impatto ambientale, le quali vengono monitorate di anno in anno.

Di conseguenza, è facilmente intuibile come l’adozione di questi standard in tema ambientale, da parte di enti che hanno come obiettivo la conservazione del patrimonio mondiale, possa portare a una maggiore tutela attuativa nei confronti dei cambiamenti climatici.

Il governo italiano, per monitorare e assicurare la giusta conservazione dei beni culturali UNESCO, redige un Rapporto Periodico ogni sei anni per tutti i beni iscritti, procede a un Monitoraggio Reattivo particolarmente utile per tutti i beni che si trovano in situazioni di rischio e procede a un Monitoraggio Consultivo quando ci sono situazioni di rischio particolarmente gravi; inoltre, nel caso in cui si presentino situazioni di rischio, gli Organismi Consultivi chiedono una verifica preventiva prima di informare il Comitato del Patrimonio Mondiale.


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Temi Ambiente e Sviluppo Cultura Società Agenda 2030 Città e comunità sostenibili Vita sulla terra


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patrimonio dell'umanità UNESCO edifici storici Cultura Tradizioni legislazione normativa governativa

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