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Il Partito Comunista Cinese compie 100 anni

Il 1° luglio 2021 in Cina sono iniziate le celebrazioni per il centenario del Partito Comunista Cinese.

Un’imponente parata colorata si è svolta a Pechino, composta da migliaia di persone disposte con rigore militare in piazza Tien’anmen, dominata dal simbolo della falce e del martello.

Il momento culmine della manifestazione è stato raggiunto con il discorso del presidente Xi Jinping, secondo il quale, durante questo primo centenario guidato dal PCC, la Cina è cambiata molto, e ha finalmente raggiunto una stabilità sociale e una moderata prosperità economica. L’obiettivo da raggiungere entro la fine del secondo centenario sarà quello di trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno. Successivamente, le parole del presidente hanno fatto riferimento ai passi avanti per la totale annessione politica dell’isola di Taiwan, escludendo un autogoverno dell’isola, e descrivendo la sua riannessione come missione storica che non verrà mai abbandonata; egli ha riportato inoltre una certa stabilizzazione nel processo di riannessione dell’ex colonia britannica Hong Kong, specialmente per quanto riguarda le politiche della sua gestione che cercheranno di non discostarsi dall’organizzazione precedente di Stato a due sistemi. A giudicare dalle recenti proteste da parte degli hongkonghesi, però, il processo di passaggio sotto il governo del PCC è tutt’altro che indolore. Infine, il discorso di Xi Jinping si è concentrato anche sull’interferenza delle potenze straniere nello sviluppo cinese e su come la tirannia occidentale e di qualsiasi altro Paese non verrà mai più tollerata, poiché i giorni della Cina debole e sottomessa sono finiti.

Cenni Storici e i Leader del PCC

È strano pensare a come il primo Congresso che sancì la nascita del potente e affermato Partito Comunista Cinese odierno sia avvenuto in un umile edificio di Shanghai il 1° luglio del 1921 (data e luogo esatto non sono mai state del tutto assodate), dove pochi membri in una situazione di clandestinità fondarono il Partito sull’ideologia marxista-leninista. La storia del Partito Comunista Cinese è di carattere rivoluzionario, sulla scia del movimento studentesco e anti-imperialista del 4 maggio 1919. Per comprendere le ragioni della nascita del PCC, è importante tener conto del clima di incertezza nel quale imperversava la Cina dopo la caduta dell’Impero avvenuta nel 1911. In un primo periodo, il Guomindang (Partito nazionalista cinese) fu a capo dei territori cinesi, guidato da Chiang Kai-shek. Il conflitto aperto fra Guomindang e PCC trovò una tregua solo durante il periodo di resistenza contro le forze militari giapponesi, evento che fece accrescere sempre di più il consenso presso la popolazione per il PCC. Al termine degli attacchi giapponesi, definitivamente annientati dai bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki del 1945, Chiang Kai-shek pianificò di riconquistare il controllo della Cina, supportato dagli aiuti americani, sottovalutando però la nuova forza dell’Esercito popolare di liberazione. Nel 1949 si concluse la guerra civile fra nazionalisti e comunisti cinesi e il 1° ottobre venne fondata la Repubblica Popolare Cinese con a capo Mao Zedong  personaggio chiave e spesso controverso nella storia del PCC, che guidò il Paese dal 1943 fino alla sua morte, avvenuta nel 1976. Durante il totalitarismo di Mao si annoverarono i momenti più bui della storia cinese, come l’estenuante Grande balzo in avanti per ottenere una veloce industrializzazione del Paese, e la Rivoluzione culturale, che causò la perdita di un enorme numero di manufatti letterari della Cina antica. La figura di Mao rimane comunque centrale all’interno della cultura cinese corrente, simbolo di rivoluzione e patriottismo. Negli anni compresi fra il 1978 al 1998, Deng Xiaoping prese le redini del PCC e l’approvazione del progetto delle Quattro modernizzazioni cambiò l’assetto cinese per sempre, muovendo così i primi passi verso il socialismo di mercato.

L’astuto Deng intuì l’utilità dell’aprire le porte della Cina ai mercati esteri per ravvivare l’economia statale, di fatto decadente e basata solo sulla gestione pubblica delle imprese. Rimane celebre la frase: Non importa se il gatto è nero o bianco, finché catturerà i topi sarà un buon gatto, con la quale Deng rimarcò l’importanza di un’economia florida per stabilire un’egemonia cinese a livello internazionale, e non importava se per ottenere ciò fosse stato necessario “scendere a compromessi con alcune politiche capitalistiche”.

Della stessa opinione di Deng Xiaoping in termini economici sembra essere anche l’attuale leader del Partito Comunista Cinese, in carica dal 2012, Xi Jinping.

Xi Jinping non è solo una delle figure di spicco nelle dinamiche internazionali attuali, ma sembra ricevere un ampissimo consenso anche dalla popolazione cinese. Ciò contribuisce a creare un culto della personalità attorno alla sua figura, simile a quello di Mao Zedong. Con l’eliminazione del limite costituzionale di due mandati consecutivi nel 2018 e con il crescente accentramento del potere governativo nelle proprie mani, Xi Jinping si avvicina sempre più al ruolo di leader totalitarista, nonostante i suoi discorsi rinnovino sempre l’intenzione di non interferire all’interno delle politiche interne degli altri Paesi; di fatto è quasi impossibile contrastare le sue decisioni sulle sorti della Cina e dei suoi abitanti.

Negli anni si è parlato spesso di un indebolimento del potere del Partito Comunista Cinese, grazie ai canali d’informazione su internet che, per quanto siano censurati dal governo stesso, spesso si riesce attraverso una fuga di notizie a mettere in luce alcuni episodi di repressione di cui il governo cinese, ancora oggi, si macchia. In questo modo l’opinione pubblica cinese potrebbe ricredersi. Sfortunatamente per i ferventi sostenitori della democrazia, a giudicare dalle recenti celebrazioni per il centenario il PCC sembra ancora avere lunga vita.


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  • L'Autore

    Graziana Gigliuto

    IT

    Graziana Gigliuto è nata e cresciuta in Sicilia. Al momento è una studentessa del percorso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate, curriculum Global Studies presso l'università Ca' Foscari di Venezia. Ha conseguito la laurea triennale in Lingue,Culture e Società dell'Asia e dell'Africa Mediterranea, curriculum Cina presso il medesimo ateneo.

    Durante i suoi studi non solo ha sviluppato un forte interesse per l'apprendimento di lingue straniere, consolidato durante i soggiorni di studio all'estero, ma anche una spiccata curiosità verso tutto ciò che riguarda la cultura, le dinamiche sociali e la politica estera, in primo luogo dell'Asia, per poi estendersi ad altre aree geografiche.

    All'interno della stimolante realtà di Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.

    EN

    Graziana Gigliuto was born and she grew up in Sicily. She is currently a student for a Master degree in Comparative International Relations, curriculum Global Studies at Ca’ Foscari University in Venice. She obtained a Bachelor Degree in Language,Culture,Society of Asia and Mediterranean Africa, curriculum China at the same university.

    During her studies, besides developing a strong interest for the process of learning foreign languages, consolidated during her periods of studies abroad, she also developed a particular curiosity regarding culture, social dynamics and foreign policy, initially of Asia, and later of others parts of the globe.

    She is working as an author for the thematic area of Law and Society in the stimulating reality of Mondo Internazionale.

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Dal Mondo Asia Orientale Temi Società


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Cina Politica Comunismo 100 anni

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