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Il mercato delle emissioni: come le aziende fanno trading sull'inquinamento

Molti non sono a conoscenza dell'ETS: un sistema attraverso il quale aziende ed imprese vendono e cedono le proprie quote di emissioni nocive

Fondamentale importanza fu data a quello che i governi dei Paesi aderenti al trattato avrebbero dovuto fare per condurre le aziende verso la riduzione delle loro emissioni. Si fa riferimento alla nascita dell'Emissions Trading System (da ora in poi ETS), noto anche con il nome di Cap and Trade, recepito all'interno dell'Unione Europea con una direttiva emanata nel 2003 e attuata a partire dal 2005.

Occorre, prima di tutto, spiegare il meccanismo di funzionamento di tale sistema. In sostanza, i governi impongono un tetto massimo di emissioni (Cap) permesse alle aziende, concedendo permessi di inquinamento per ogni unità di queste emissioni e attribuendo a queste un prezzo. Dopodiché, decidono se conferire questi permessi a titolo gratuito o attribuirli dopo un'asta. Al di sopra di questo tetto massimo di emissioni concesse, le aziende si ritroverebbero a dover pagare multe. Quello che rende questo sistema efficace è la possibilità, per le aziende che riescono a stare al di sotto della quota di emissioni concessa, di poter vendere le loro unità di sotto-emissione ad altre imprese che invece prevedono una maggior quantità di gas emessi. Ovviamente, il prezzo di queste unità varierà seguendo la domanda.

Cercando di analizzare più nel concreto gli effetti creati, ne possiamo trovare alcuni esempi nell'ETS Brief pubblicato ad Ottobre 2015 dall'International Carbon Action Partnership. Oltre ai benefici più evidenti, ovvero il dare un prezzo alle emissioni e porre dei tetti massimi consentiti, l'adozione dell'ETS ha permesso alle aziende una maggior libertà e margine di manovra nel gestire le necessarie riduzioni di emissioni. Inoltre, è un sistema applicato sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente, il che sta a significare che abbiamo di fronte un metodo applicabile su vasta scala e che necessita solo di piccoli accorgimenti per poter essere adottato in nazioni molto diverse tra loro. Ancora - come detto in precedenza - il governo ha facoltà di scelta sulla distribuzione delle quote: quando pagate, queste sono in grado di creare risorse extra nelle Casse degli Stati che, idealmente, andrebbero poi a ridistribuire queste risorse verso altre politiche dedite alla sostenibilità.

Dall'altro punto di vista, sono emersi chiaramente visioni critiche che hanno sottolineato le opinioni negative in merito. In un suo articolo, Ornaldo Gjergji ha evidenziato quanto questo sistema riesca a sortire solo minimi effetti sulla riduzione delle emissioni, per un valore che oscilla in un range del 1-2,5%. Inoltre, in un articolo apparso su Politico pochi anni dopo l'approvazione dell'ETS, si era levata una voce di critica rispetto a come l'Europa avesse di fatto dato un prezzo alle possibilità di inquinamento. Ulteriore fattore in grado di creare dubbi è certamente quello che vede l'Unione Europea come un attore che con le sue politiche va ad intromettersi ed ostacolare il libero mercato e la concorrenza perfetta. Quello che avviene, ascoltando le voci critiche, è che le aziende e le industrie sottoposte a questo sistema subiscono svantaggi tali da far loro perdere in competitività contro le imprese rivali che, a livello di geolocalizzazione, non sono assoggettate a rigidi requisiti in materia di emissioni.

Andando a cercare un punto di contatto tra le varie posizioni, quello che si critica ai governi è il non riuscire a fare abbastanza, cosa che data l'urgenza di politiche efficaci potrebbe anche risultare corretta. Quanto invece bisognerebbe analizzare meglio, è che questa politica economica di vendita e ridistribuzione di emissioni va inclusa in uno scenario ben più alto e meno limitante. Allo stato attuale delle cose, l'ETS si è dimostrato un efficace strumento da utilizzare per incanalare su un determinato binario di riduzione degli inquinamenti le aziende. Ciò garantirebbe agli Stati la possibilità di ricevere risorse aggiuntive da ridistribuire verso ulteriori politiche di sostenibilità dall'impatto più grande.



Fonti consultate per il presente articolo:


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  • L'Autore

    Gianluca Penza

    Gianluca Penza studia International Business Management all'Università Carlo Cattaneo - LIUC di Castellanza (VA), dove ha anche conseguito una laurea triennale in Economia Aziendale.

    Oltre all'attività da studente, sta attualmente svolgendo un'esperienza lavorativa in una multinazionale statunitense. In passato, è stato anche Junior Consultant in una piccola società di consulenza a Milano.

    Tra le sue passioni principali ci sono la scrittura e l'attualità, che coltiva collaborando con MI Post e con altri magazine online.

    Fa parte di Mondo Internazionale dall'estate 2020 in qualità di autore. Le tematiche principali da lui trattate sono l'economia e la sostenibilità.


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Sezioni Ambiente e Sviluppo Organizzazioni Internazionali Unione Europea Società Economia Politica Imprese, innovazione e infrastrutture Lotta contro il cambiamento climatico


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