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Il Magnitsky Act degli Stati Uniti per la tutela internazionale dei diritti umani

Le violazioni dei diritti umani a cui assistiamo al giorno d’oggi sono numerose. Persecuzioni, sfruttamenti, discriminazioni e abusi non sono mancate negli ultimi anni, e a contrastare l’impunità dei colpevoli ci sono strumenti sempre più incisivi.

Il sistema più efficace al momento pare essere quello nato negli Stati Uniti con il nome di “Magnitsky Act”. Questa legislazione prende il nome da Sergei Magnitsky, un legale anticorruzione russo che nel 2009 morì in carcere in circostanze estremamente sospette. L’avvocato, tra il 2007 e 2008, aveva denunciato una frode fiscale che coinvolgeva magistrati, ispettori di polizia, ispettori del fisco, banchieri e organizzazioni criminali mafiose. A seguire, fu arrestato e morì dopo undici mesi di carcere, abusi e privazione dell’assistenza medica. Questo succedeva a Mosca nel 2009.

In risposta, l’assistito di Magnitsky, William Browder, lanciò una campagna per far emergere il problema alla base delle violazioni subite dal suo legale. Così, nel 2012, il Congresso degli Stati Uniti, con alla presidenza Barack Obama, approvò il "Magnitsky Act" che prevede sanzioni per chiunque sia responsabile di gravi violazioni di diritti umani.

Il fatto che ha coinvolto l’Avvocato Sergei Magnitsky e gli eventi ad esso successivi hanno visto l’inasprimento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, ma non solo. La scoperta del legame tra poteri pubblici e interessi privati, resa possibile grazie alle denunce di Magnitsky e del suo assistito, ha permesso di andare oltre alla questione della corruzione. L’avvenimento, infatti, ha contribuito a far acquisire una maggiore consapevolezza sulla necessità di tutela dei diritti umani nel mondo.

Nel 2016, la legge precedentemente conosciuta come "Magnitsky Act" si è trasformata in una legislazione più ampia conosciuta col nome completo di “Global Magnitsky Human Rights Accountability Act”. Quest’ultima ha dato al Governo degli Stati Uniti la possibilità di sanzionare chiunque sia responsabile di violazioni dei diritti umani e di atti di corruzione, indipendentemente da dove ha luogo il fatto.

Esistono ad oggi due “Black Lists” mondiali e pubbliche che al loro interno riportano i nominativi di diversi soggetti provenienti da svariate parti del mondo, considerando che, per l’appunto, la normativa nella sua versione globale vuole sanzionare chiunque, indipendentemente dal luogo della violazione.

A seguire l’esempio degli Stati Uniti, diversi Paesi appartenenti all’Unione Europea, come Regno Unito, Paesi Bassi, Lettonia, Estonia e Lituania, hanno adottato leggi simili.

A partire dal 2018, l’UE ha difatti affermato l’interesse ad acquisire una legislazione che si ispirasse a quella del "Global Magnitsky Act", ma di questo ci occuperemo in un articolo successivo.

Prendendo in esame il "Global Magnitsky Act", scopriamo ora come l’iniziativa contribuisca a garantire la punizione dei soggetti coinvolti in azioni criminali, che esse si svolgano in territorio statunitense e non. Un passo, questo, sicuramente importante ed incisivo per la tutela mondiale dei diritti umani.

Cosa fa il Global Magnitsky Act?

Questo strumento autorizza il Presidente degli Stati Uniti ad adottare due tipi di sanzione, ossia quelle imposte ai beni della persona (o di entità) e quelle dirette all’individuo stesso. È prevista difatti la possibilità di sequestrare i beni dell’interessato, così come è possibile impedire che quest’ultimo riceva il visto per l’ingresso negli States. Nello specifico: “Le persone possono essere sanzionate (a) se sono responsabili o agiscono come agenti di qualcuno responsabile di 'uccisioni extragiudiziali, torture o altre gravi violazioni dei diritti umani internazionalmente riconosciuti' o (b) se sono funzionari governativi o colleghi di alto livello di funzionari governativi complici di 'atti di corruzione significativa'." 

Le sanzioni previste consentono il congelamento dei beni che l’interessato possiede nel Paese e bloccano un grande numero di società e istituti bancari dal concludere transazioni con lo stesso.

“Sia le aziende americane che le società internazionali con filiali americane corrono il rischio di violare le sanzioni statunitensi se fanno affari con persone sanzionate.”

Ovviamente, determinare se e come imporre le sanzioni non è sola iniziativa del Presidente, ma egli può prendere in esame informazioni ottenute da Organizzazioni Non Governative o paesi terzi in riferimento a soggetti ritenuti colpevoli di violazioni dei diritti umani. La decisione finale vede la partecipazione del Dipartimento di Stato e del Dipartimento del Tesoro.

Infine, bisogna considerare come il "Global Magnitsky Act" sia uno strumento di applicazione trasversale, in quanto non solo contrasta situazioni che di per sé vanno risolte, ma garantisce giustizia totale interessandosi di chiunque sia coinvolto, da funzionari di alto livello a coloro che si trovano a livelli inferiori.

In tutti i sensi, questa normativa disincentiva chiunque nel mondo dal compiere corruzione o violazione dei diritti umani.

Per tale motivo il "Magnitsky Act" si può ritenere un importantissimo passo avanti nel migliorare i meccanismi di responsabilità da parte di tutto il mondo.


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  • L'Autore

    Sofia Abourachid

    Dottoressa in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Padova.

    Dottoressa Magistrale in Relazioni Internazionali curriculum di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Milano.

    Appassionata di diritti umani e di tutto ciò che concerne il sociale, tra cui tematiche di uguaglianze di genere, minori, donne, immigrati e terzo settore. Altrettanto appassionata di storia e di politica internazionale, così come di formazione, comunicazione, e percorsi di motivazione.

    Con la sua storia, le origini arabe, e skills personali, in Mondo Internazionale ha ricoperto la carica di Project Manager per il progetto TrattaMI Bene; oggi, oltre ad essere Editor, ricopre il ruolo di Chief Editor dell'area Diritti Umani.

    -

    Graduated in Political Science, International Relations and Human Rights with a Degree from the University of Padua.

    Master's Degree in International Relations, Diplomacy and International Organizations
    curriculum with a Degree from the University of Milan.

    She is interested in human rights and everything related to social issues, including gender equality, minors, women, immigrants and the third sector. She is equally passionate about history and international politics, as well as training, communication, motivation and personal growth.

    With her personal history, her arab origins, and personal skills, in Mondo Internazionale she held the role of Project Manager for the TrattaMI Bene project; today, in addition to being Editor, she also holds the role of Chief Editor of the Human Rights area.

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