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Il disastro di Fukushima: una ferita ancora aperta

La decisione del governo giapponese di rilasciare nell’Oceano Pacifico tonnellate di acqua radioattiva

A dieci anni dal terremoto ed il maremoto che, a Marzo del 2011, causarono il disastro nucleare di Fukushima, il governo Giapponese ha annunciato di voler rilasciare più di un milione di tonnellate di acqua contaminata da sostanze radioattive nell’Oceano Pacifico. In particolare, è stato l’allarme lanciato dall’azienda energetica Tokyo Electric Power Co. a spingere il Primo Ministro Yoshihide Suga a iniziare tra due anni la dispersione delle acque radioattive. Infatti, la Tokyo Electric Power Co. ha previsto che entro la seconda metà del 2022 non ci sarà più posto nei serbatori che attualmente contengono l’acqua contaminata, usata in questi anni per raffreddare i reattori che avevano subito danni a causa dell’incidente.

Cosa accadde a Fukushima

L’11 Marzo 2011, un terremoto di magnitudo 9.1, il più forte mai registrato in Giappone, colpì la costa orientale del paese, arrivando alla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi. In risposta al terremoto, i sistemi di sicurezza della centrale si attivarono con successo: le reazioni di fissione nucleare furono interrotte e i reattori vennero raffreddati grazie all’attivazione di generatori di emergenza. Tuttavia, la vera causa del disastro fu lo tsunami provocato dal terremoto che, con onde alte decine di metri, si scagliò sulla centrale di Fukushima, distruggendo i generatori che permettevano di alimentare i sistemi di raffreddamento dei reattori. Per proteggere la popolazione locale dalle onde radioattive, il governo giapponese fece evacuare quasi 200 mila persone dalle località vicine alla centrale. Nel frattempo, la Tokyo Electric Power Co. fece tutto il possibile per raffreddare l’acqua della centrale ma, nei giorni seguenti, diversi reattori esplosero distruggendo alcune parti della centrale. Fino ad oggi, la Tokyo Electric Power Co. ha raccolto in grandi serbatoi l’acqua usata per raffreddare il combustibile nucleare e la pioggia accumulata nel corso degli anni, ormai contaminate dalle radiazioni. L’incidente di Fukushima fu classificato come ‘catastrofico’ nella Scala Internazionale degli Eventi Nucleari e Radiologici, condividendo il livello più alto (7) insieme al disastro di Chernobyl del 1986.

Dieci anni dopo: la decisione di rilasciare nell’Oceano le acque contaminate

Attualmente, i serbatoi costruiti nel corso degli anni intorno alla centrale contengono circa 1,25 milioni tonnellate di acqua contaminata da sostanze radioattive. Il problema è che lo spazio per costruire nuovi container sembra starsi esaurendo e, in particolare, la Tokyo Electric Power Co. ha stimato che entro la prima metà del 2022 le acque contaminate riempiranno tutti i serbatoi attualmente in uso. Inoltre, l’azienda energetica ha segnalato la necessità di utilizzare gli spazi occupati dai grandi container per realizzare nuovi impianti per il trattamento dei materiali radioattivi della centrale.

Sono questi i motivi che hanno spinto il governo giapponese, a dieci anni dal disastro, a scegliere di rilasciare in mare l’acqua contaminata, decisione che il Primo Ministro Yoshihide Suga ha definito ‘realistica e inevitabile per ottenere la ripresa di Fukushima’. Pur non avendo ancora delineato un piano preciso per il rilascio dell’acqua contaminata nell’Oceano, Tokyo ha assicurato che il processo sarà graduale, con una durata di circa 40 anni, e che sarà costantemente supervisionato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che ha definito la soluzione ‘tecnicamente praticabile’. Il governo giapponese ha anche sottolineato che nonostante l’acqua venga già filtrata nei serbatoi di Fukushima, prima del rilascio si provvederà a diluirla ulteriormente per ridurne la radioattività nel rispetto delle norme internazionali.

La strategia annunciata da Tokyo non è una sorpresa, poiché in passato altre centrali nucleari avevano già seguito questa strategia con impatti minimi. Ma se diversi scienziati non si sono mostrati contrari al rilascio delle acque di Fukushima nell’Oceano, altri studiosi stanno condannando la decisione di Tokyo insieme a gruppi ambientalisti, l’industria della pesca e alcuni paesi vicini al Giappone. Per esempio, il Ministro degli Esteri cinese ha espresso la sua disapprovazione sostenendo che la strategia giapponese sia ‘estremamente irresponsabile e che danneggi gravemente la salute e la sicurezza pubblica internazionale’. Allo stesso modo, il governo sudcoreano ha affermato che la decisione potrebbe ‘direttamente o indirettamente influenzare la sicurezza del popolo coreano e dei territori circostanti’. Anche Taiwan e l’organizzazione ambientalista Greenpeace hanno criticato la decisione di Tokyo, mentre gli Stati Uniti hanno appoggiato il governo giapponese sottolineando che la strategia rispetta le norme internazionali sul nucleare. Infine, è stata l’industria della pesca giapponese ad opporsi con forza alla dispersione dell’acqua contaminata nell’Oceano, temendo che i consumatori del pesce pescato presso Fukushima, allarmati dal possibile effetto delle sostanze radioattive, decidano di smettere di comprare i loro prodotti.

Il governo giapponese ha preso la difficile decisione di rilasciare le acque contaminate nell’Oceano spinto dalla forte necessità di porre fine alle tragiche conseguenze del disastro di Fukushima. Infatti, sono ancora circa 35 mila le persone sfollate a causa dell’incidente e i livelli di radiazione in alcune città sono ancora molto elevati. Tuttavia, gli oppositori della strategia sostengono che la contaminazione dell’Oceano potrebbe avere conseguenze altrettanto gravi sull’ambiente e sulla salute delle persone. Il dibattito dunque rimane ancora aperto, poiché anche tra gli scienziati stessi vi sono opinioni contrastanti sulle ripercussioni che la strategia di Tokyo potrebbe avere.

Fonti consultate per il presente articolo:

https://www.ilpost.it/2021/03/11/fukushima-centrale-disastro/

https://edition.cnn.com/2021/04/12/asia/japan-fukushima-water-intl-hnk/index.html

https://www.bbc.com/news/world-asia-56728068

https://www.theguardian.com/environment/2021/apr/13/fukushima-japan-to-start-dumping-contaminated-water-pacific-ocean

https://www.sciencemag.org/news/2021/04/japan-plans-release-fukushima-s-contaminated-water-ocean

https://edition.cnn.com/2020/10/08/asia/japan-fukushima-fishermen-upset-intl/index.html


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  • L'Autore

    Margherita Camurri

    Margherita Camurri studia International Relations and Global Affairs all’Università Cattolica del Sacro Cuore.

    Margherita si è diplomata presso il liceo linguistico Alessandro Manzoni di Milano, dove ha approfondito lo studio della lingua e della letteratura inglese, cinese e spagnola. In particolare, l'appassiona lo studio del cinese, e per questo, al liceo, ha deciso di trascorrere un semestre in Cina.

    Oltre alle lingue, i suoi interessi sono la lettura, i viaggi e l’arte.

    Per quanto riguarda il futuro, le piacerebbe occuparsi di questioni umanitarie e poter dare il suo contributo ai paesi e alle persone più in difficoltà, ragione per cui ha già svolto esperienze di volontariato in Italia.

    Ad Aprile 2020, ha cominciato a collaborare con Mondo Internazionale occupandosi della sezione Asia e Estremo Oriente nel progetto Framing the World. In seguito, è diventata anche Junior Researcher per GEO, ed è entrata a far parte di MIPP in qualità di Policy Analyst.

    Margherita Camurri studies International Relations and Global Affairs at the Catholic University of Sacred Heart.

    Margherita graduated from the Alessandro Manzoni language school in Milan, where she studied English, Chinese and Spanish language and literature. In particular, she is passionate about the study of Chinese, therefore, in high school, she decided to spend a semester in China.


    Other than languages, her interests are reading, travelling and art.

    As regards the future, she would like to deal with humanitarian issues and to give her contribution to struggling countries and people, which is why she has already done volunteer experiences in Italy.

    In April 2020, she began collaborating with Mondo Internazionale writing for the Asia and Far East section in the project Framing the World. Later on, she became a Junior Researcher for GEO and she joined MIPP as Policy Analyst.

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Dal Mondo Asia Orientale Framing the World


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Fukushima Japan contaminatedwater nuclearpowerplant radioactivesubstances

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