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Il diritto alla vita è davvero inviolabile?

Come il diritto alla vita venga violato nonostante sia uno dei diritti fondamentali 

  Per qualificare un diritto, bisogna dimostrare che tale diritto sia una situazione giuridica soggettiva favorevole ai destinatari e sia azionabile, ovvero il destinatario del diritto deve essere in condizione di poterne pretendere il riconoscimento. Nonostante questa premessa, e nonostante l’esistenza di diritti involabili, il diritto alla vita, diritto e, al contempo, principio morale basato sulla convinzione che un essere umano abbia il diritto di vivere (e che non debba essere privato intenzionalmente della vita), è stato talvolta violato; un esempio è fornito dal caso del Signor Torreggiani. Egli, insieme ad altri carcerati, decide di rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani poiché lamenta le condizioni detentive precarie negli istituti penitenziari di Busto Arsizio e Piacenza. In particolare, viene denunciata la grave mancanza di spazio nelle celle (che non superava i 3 metri quadrati a persona), la carenza di acqua calda per lunghi periodi e, nel caso del carcere di Piacenza, l''illuminazione e la ventilazione insufficiente. Nel 2010, uno dei ricorrenti, insieme ad altri detenuti, si rivolge al magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, che accoglie  il reclamo, constatando una violazione dei diritti umani (per trattamenti disumani) - in ragione della ridotta dimensione della cella, e delle discriminazioni subite dal ricorrente, se si considerano gli altri detenuti che condividono lo stesso tipo di cella con una sola altra persona. Per questo, nel 2011, il ricorrente viene trasferito in una cella più grande. Il magistrato trasmette i reclami alla direzione del carcere di Piacenza, al Ministero della Giustizia e all’amministrazione penitenziaria competente affinché ciascuno adotti con urgenza le misure adeguate nell’ambito delle proprie rispettive competenze. Nel 2013, la Corte europea dei diritti dell'uomo si pronuncia nel merito della questione, condannando l'Italia per la violazione dell’art. 3 della Convenzione - che proibisce la tortura e il trattamento (o pena) disumano e degradante. Inoltre, la Corte invita lo stato italiano a porre immediatamente rimedio al problema del sovraffollamento carcerario.

Per questo motivo, l’Italia decide di attuare alcune riforme in  maniera incisiva, presentando il 27 novembre 2013 alla Corte di Strasburgo un Piano d’azione (o Action Plan) per la risoluzione del problema del sovraffollamento carcerario. L’attuazione del piano d’azione si è concretizzata in una serie di provvedimenti: d.l. n. 78/2013, d.l. n. 146/2013, l. n. 67/2014, d. l. n. 92/2014. Decreti che permettono, tra i tanti aspetti, un aumento del limite di pena per la custodia cautelare in carcere, un accesso facilitato al beneficio della liberazione anticipata e alle misure alternative alla detenzione, nonché una maggiore applicazione della detenzione domiciliare. Inoltre, viene previsto un maggiore utilizzo del braccialetto elettronico, l’esecuzione presso il domicilio delle pene e dei residui di pena inferiore a 18 mesi e la riduzione di pena per gli individui che hanno partecipato con successo alle attività di reinserimento durante il periodo 2010-2015 (c.d. liberazione anticipata speciale). I decreti legislativi hanno comportato altresì la creazione di alcune norme come nel caso della disposizione introdotta con il menzionato d.l. n. 92/2014 che prevede, ad esempio, che il detenuto che provi di aver subito (per un periodo non inferiore a quindici giorni) un trattamento penitenziario in celle dallo spazio non adeguato, possa chiedere al magistrato di sorveglianza di disporre, a titolo di risarcimento del danno, una riduzione della pena detentiva ancora da espiare, nella misura di un giorno per ogni dieci di cui ha subito il pregiudizio. È una novità che il detenuto possa richiedere il rispetto dei propri diritti davanti il magistrato di sorveglianza. 

La sentenza Torreggiani ha avuto conseguenze sul piano dell’immagine e della credibilità dello Stato italiano a livello internazionale. All’indomani della sentenza, l'Italia ha dovuto affrontare alcune criticità relative al rischio di vedersi negata l'esecuzione delle richieste di estradizione, oltre che dei mandati di arresto emessi dalle sue autorità - in ragione della possibile violazione dell’art. 3 Cedu. Eventualità che si è concretizzata nelle pronunce di due autorità giudiziarie inglesi, la High Court of Justice Queen’s Bench Division Administrative Court del 11 marzo 2014 e la Westminster Magistrates’ Court del 17 marzo 2014. Il rischio di subire trattamenti disumani e degradanti in violazione dell’art. 3 Cedu, ha spinto i giudici inglesi a rifiutare l’estradizione di due condannati verso l’Italia, dimostrando come il mancato rispetto dei diritti fondamentali implichi anche mancanza di fiducia nelle relazioni tra Paesi aderenti alla Cedu. Solo dopo l’introduzione delle riforme nell’ambito del sistema penitenziario italiano, si è assistito ad un ammorbidimento delle posizioni degli stati nei confronti dell’Italia - come si evince dalla pronuncia del Tribunale federale della Confederazione svizzera del 12 maggio 2014. Quest'ultimo ha ritenuto le novità normative introdotte dall'Italia come un serio impegno per risolvere il problema del sovraffollamento, che richiedeva un intervento urgente e incisivo. Per questo motivo, le autorità elvetiche hanno deciso di concedere l'estradizione senza la richiesta di ulteriori particolari oneri formali.

Dunque, grazie al sistema internazionale di protezione dei diritti dell’uomo, la violazione di un diritto umano può implicare un ricorso alla Corte europea dei diritti umani, che ha la facoltà di condannare lo Stato ‘violatore’.  Nel caso in cui i ricorsi alla Corte diventino numerosi, la stessa Corte richiede una soluzione al problema. A seguito del caso Torreggiani, ad esempio, l’Italia ha dovuto emanare delle norme per porre fine ai trattamenti disumani e degradanti e cercare di risolvere il sovraffollamento delle carceri. La risoluzione del problema permette allo Stato di essere rivalutato a livello internazionale. Infatti, se dopo l’attestazione della violazione uno Stato risulta poco credibile, in virtú del mancato rispetto degli impegni sottoscritti relativi alla tutela dei diritti umani, con il superamento del problema, lo Stato riacquista credibilità. Come visto pocanzi, gli inglesi non hanno permesso l’estradizione di alcuni individui verso lo Stato italiano a seguito della condanna del caso Torreggiani (e le relative sentenze simili ad esso). E solo in seguito all’approvazione di norme e al relativo intervento chiaro e deciso per superare il problema del sovraffollamento carcerario, le autoritá elvetiche hanno concesso l’estradizione verso l'Italia.

Nonostante l’esistenza di strumenti giuridici che tentano di garantire il loro rispetto, i diritti umani sono violati costantemente dagli stati. Tra questi, merita certamente una tutela rigorosa il diritto alla vita, spesso oggetto di restrizioni o violazioni come dimostrato  dal Caso Torreggiani (e tantissimi altri  esempi). E’ pertanto essenziale garantire l’inviolabalità di tale diritto, il quale, come concordato da tutti gli studiosi (a partire da Tommaso D’Aquino), è il primo tra i diritti fondamentali dell’uomo. Del resto, il diritto alla vita è solennemente affermato in tutte le Carte internazionali e sovranazionali che costutuiscono il fondamento da cui sorgono gli strumenti di tutela dei diritti umani di cui disponiamo nel mondo occidentale: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (CEDU) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.




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    Laura Vaccaro Senna

    Dopo aver conseguito il diploma al liceo linguistico ed essermi laureata a luglio 2017 in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, attualmente sono una studentessa di Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Milano.

    Il mio motto è 'Volere è potere' perché se vuoi, nulla è impossibile. 

Data di pubblicazione 16 ottobre 2018

Tag Vita Diritti umani CEDU Torreggiani

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