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I rapporti commerciali dell'Unione Europea - Prima parte

Oggi viviamo in un mondo globalizzato. Possiamo apprezzare questo fatto o criticarlo, ciò non importa. Quello che conta è che ciascuno di noi prenda coscienza di questa situazione e, da ciò, muova i suoi ragionamenti per qualsiasi tipo di analisi. Vivere in un mondo globalizzato vuol dire aver tutti i giorni a che fare con merci e servizi che non sono direttamente prodotti nel nostro Paese. C’è un video molto interessante in cui Milton Friedman, uno degli economisti più famosi del XX secolo, prendendo spunto da una normalissima matita, mette in luce tutto il processo produttivo che chiama in causa una forte interdipendenza economica fra persone nel mondo che non hanno niente a che fare le une con le altre e che, in alcuni casi, si odierebbero pure. Nel mondo di oggi, dunque, il commercio acquisisce sempre più importanza, come sottolineato anche dalla preoccupazione dell’opinione pubblica mondiale con la minaccia di mettere dazi ovunque da parte di Trump.

L’Unione Europea, oltre ad essere una comunità economica e politica, è un’area di libero scambio che comprende 500 milioni di persone. I rapporti commerciali fra i Paesi membri rappresentano una fetta importante del Pil nazionale e molti cittadini sono impiegati in questo settore. Il Mercato unico europeo si basa su quattro libertà fondamentali che furono già pensate dai padri fondatori durante gli anni Cinquanta. Queste sono la libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali. In effetti molti teorici delle relazioni internazionali, all’interno del pensiero liberale, sostengono che il libero commercio possa portare un aumento del benessere sia per gli individui sia per gli Stati. In un testo[1] preparato per il meeting del Millennium Development Goals Poverty Task Force Workshop a Bangkok nel 2004, si può osservare una tabella in cui vengono messe in relazione la probabilità che scoppi un conflitto con il prodotto interno lordo pro capite. Quello che emerge è che all’aumentare di quest’ultimo, si riduce drasticamente la possibilità che scoppi una nuova guerra. L’idea di fondo è che un’integrazione economica che rende interdipendenti cittadini di diversi paesi fa bene a tutti. Cosa c’entra questo con l’Unione Europea? Proviamo a pensare alla situazione storica in cui vengono gettate le basi per il processo di integrazione. Il continente era stato distrutto da uno dei conflitti più sanguinosi della storia e i cittadini, sostanzialmente, chiedevano pace e stabilità.

Non bisogna essere troppo ingenui. È vero che il commercio internazionale genera un aumento di ricchezza, ma può anche avere degli effetti negativi su alcuni segmenti di popolazione. Un gigantesco mercato mondiale lasciato a sé stesso può portare conseguenze pesanti per i cittadini che, a loro volta, possono domandare politiche protezionistiche. Proprio per questa ragione il commercio internazionale viene regolato da accordi commerciali fra i paesi, in cui possono essere fissate tariffe doganali, quantitativi massimi di merci importabili/esportabili e tanto altro. L’Unione Europea ha utilizzato più volte questo strumento per regolare il suo rapporto con i Paesi terzi. Spesso, però, nel dibattito pubblico c’è molta confusione su quest’aspetto. Per tale motivo, diventa importante provare a fare un po’ di chiarezza.

Il primo aspetto da specificare è che la politica commerciale è di competenza esclusiva dell’Unione Europea, quindi solo Bruxelles può stringere accordi con i Paesi terzi. Quando una questione non rientra pienamente nella competenza dell’Unione, si parla di accordi misti dove, alla conclusione, partecipano sia le Istituzioni sia lo Stato membro interessato (o Stati membri se sono più di uno). Scendendo un po’ più nel dettaglio, andiamo a vedere come questi accordi vengono portati a termine. È il Consiglio che dà l’input inziale: autorizza la Commissione Europea a portare avanti un negoziato. Quest’ultima deve costantemente tenere informate le altre Istituzioni. Una volta raggiunto un accordo sul testo, la palla ritorna fra i piedi del Consiglio che deve discuterlo. Se c’è una maggioranza qualificata, si può proseguire con un’adozione in via provvisoria. Solo dopo l’approvazione del Parlamento Europeo si passa all’adozione formale, che è l’ultimo stadio di conclusione del processo. Tutto ciò è scritto in maniera molto più approfondita sul TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea). Gli accordi commerciali variano in base al contenuto:

  • APE: accordi di partenariato economico. L’obiettivo è sostenere lo sviluppo commerciale dei partner africani, caraibici e del Pacifico.
  • ALS: accordi di libero scambio. Lo scopo è quello di realizzare un’apertura reciproca dei mercati tra i Paesi più sviluppati e quelli emergenti.
  • AA: accordi di associazione. Vanno a rafforzare accordi politici più ampi.

Per l’Unione Europea, i rapporti commerciali non sono solo un modo per aumentare il benessere dei propri cittadini. Possono essere utilizzati come uno strumento politico per promuovere, ad esempio, il rispetto per l’ambiente o la tutela dei diritti umani. È questa forse la più grande sfida che Bruxelles si trova a dover affrontare quando si relaziona con Paesi terzi, i quali spesso non condividono i nostri principi democratici. Tutto ciò rende la negoziazione ancora più complessa, ma la coniugazione di interessi e valori è ciò su cui si fonda l’Unione Europea ed è una caratteristica intrinseca che non può essere semplicemente messa da parte.

[1] http://www.columbia.edu/~mh2245/papers1/HV.pdf


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    All’interno della famiglia di Mondo Internazionale ricopre la carica di Direttore di Mondo Internazionale Hub, la sezione specializzata nella ricerca e nell’innovazione. Oltre a questo, è Vice-Responsabile del Progetto EuropEasy e del Progetto Framing the world.

    He has the honor of being the Director of Mondo Internazionale Hub, the section specialized in research and innovation, within this family. In addition to this, He is Vice-Manager for the EuropEasy project and the Framing the World project.

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Dal Mondo Europa


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Unione Europea Commercio bruxelles Globalizzazione

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