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I Millennial e la Generazione Z

Una comunicazione sempre più povera

La data di esordio del Corso di Comunicazione Interpersonale non Scritta si sta avvicinando e se nelle due precedenti occasioni abbiamo presentato Associazione Studio Novecento e giustificato la scelta del teatro come veicolo di tale percorso, in questa sede l’attenzione sarà posta sulle motivazioni sociali che ci hanno spinto a promuovere questa iniziativa.

Il nuovo millennio ne è la principale causa, insieme alle generazioni più attive che lo vivono, ossia i Millennial e la Generazione Z. Già definire i confini di esse non è così semplice poiché ciascuna riporta date diverse. Tuttavia, si può pensare alla prima come tutte quelle persone nate a partire dal 1980/85, mentre alla seconda come i giovani nati a partire dal 1995/2000. Insomma, il target è rappresentato dai giovani che vanno dai 15 ai 35 anni.

Si potrebbe dire quindi che ne siamo tutti coinvolti, volenti o nolenti, colpevoli o innocenti, e la ragione è che solamente far parte di questo momento storico di innovazione tecnologica ci rende soggetti a delle conseguenze inevitabili. Per l’amor del cielo, non oserei mai oppormi a questa trasformazione, né tantomeno oserei criticarla: se siamo in grado di fare cose a distanze siderali nel giro di una frazione di secondo, è solo grazie a questo sviluppo. Infatti, dobbiamo solo ringraziare di poter essere capaci di comunicare con questa velocità e senza alcun tipo di barriera fisica. Nonostante ciò, le conseguenze sulla nostra attitudine al confronto si stanno facendo sentire poiché l’espressione tra gli individui appartenenti a queste generazioni si è fatta sempre più informatica e digitale accompagnando la rivoluzione tecnologica di pari passo.

Secondo una ricerca del GlobalWebIndex su un campione di oltre 100,000 individui, i risultati sull’utilizzo dei Social Media sono fondamentali per capire di cosa si sta parlando: 2 ore e 55 minuti al giorno per la Generazione Z e 2 ore e 38 per i Millennial. Alla settimana? 20 ore e 41 minuti e 18 ore e 43 minuti rispettivamente; stiamo parlando di quasi un giorno intero tenendo in considerazione solamente i Social (navigazione web, musica, giochi etc. esclusi). Personalmente? Al liceo ho scaricato un’applicazione sul mio smartphone (QualityTime e vi suggerisco di fare lo stesso trovando dei simili) e ho verificato io stesso la mia dipendenza da smartphone: tra le 5 e le 7 ore giornaliere, 35-42 ore settimanali. Panico.

Oggi si parla attraverso applicazioni di messaggistica o attraverso i social network per la maggior parte del tempo e del volume dei pensieri espressi. Secondo il sondaggio di LivePerson e Survata, circa il 70% degli intervistati di queste due generazioni comunica di più digitalmente che a voce. Inoltre, quando si parla solo di digital, la preferenza viene data ai messaggi piuttosto che alle chiamate.

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Questo ha un duplice impatto: da una parte, praticamente, non sappiamo più cosa sia la comunicazione verbale; dall’altra, le conseguenze sono evidenti anche in merito a quella non verbale. Comunicare attraverso uno strumento che impedisce di esprimere il tono della voce, le espressioni facciali, la cadenza della punteggiatura, i messaggi del corpo attraverso la gestualità ma anche la postura stessa (e così via) sta avendo ripercussioni importanti sulla nostra attitudine. In più, l’utilizzo dello smartphone sta cambiando anche alcuni comportamenti sociali, intervenendo in momenti di comunicazione verbale con le persone vicine. In continuazione i nostri momenti vengono interrotti da uno squillo o una notifica, andando a interrompere la relazione con chi si ha di fronte, perdendo il contatto con essa sotto tutti i punti di vista e impattando sulla nostra abitudine all’interpretazione e all’invio di segnali non verbali, che sono una parte integrante e fondamentale della comunicazione. Diversi studi hanno infatti dimostrato che i segnali recepiti dall’occhio sono più rapidi rispetto a quelli uditivi e questo significa che “leggiamo” ciò che l’altro ci dice con il corpo ancora prima di quello che sentiamo.

In conclusione, tutto ciò non può nemmeno esulare dal nostro futuro sociale e lavorativo. Le aziende si stanno preparando a ricevere i millennial nella loro organizzazione, e lo stanno facendo venendo incontro alla nostra natività e nomadismo digitale. Le imprese del futuro saranno sempre più strutturate verso il lavoro da remoto espresso attraverso i canali digitali e questo potrà contribuire alla flessione introversa che l’essere umano ha già intrapreso. Se da una parte parliamo di innovazione, dall’altra, quindi, potremmo parlare di legittimazione o incentivazione involontaria di questo genere di dinamiche solamente per cercare di renderle più conformi alle aspettative e alle abitudini delle nostre generazioni.

Per tutte queste ragioni, è necessario ri-ottenere non solo una rinata confidenza e disinvoltura nell’utilizzo del linguaggio ma anche una sottile ed efficace percezione e comprensione dei segnali inviati da colui che troviamo di fronte a noi. In innumerevoli occasioni il conflitto emerge per una comunicazione errata tra le due parti; e noi vogliamo evitare anche questo genere di esito. La tecnologia ci sta portando a ripiegare sempre di più all’espressione informatica e a conoscere forme nuove, distaccate e introspettive di comunicazione. Tanto che forse stiamo perdendo la confidenza, la sicurezza e l’abitudine al linguaggio. Esprimere le proprie idee è fondamentale e questa capacità deve essere nuovamente fatta nostra.

Ecco perché abbiamo ideato questo Corso, ed ecco perché non potete perdere questa occasione. 

Cliccando sul link avrete modo di scoprire tutto ciò che vi serve per convincervi: https://mondointernazionale.com/progetti/condizioni/corso-di-comunicazione-interpersonale-non-scritta


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  • L'Autore

    Marcello Alberizzi

    Nasco a Milano nel 1995, conseguo la maturità scientifica e mi laureo in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee nel 2017. Attualmente sono studente magistrale in International Politics and Regional Dynamics all'Università degli Studi di Milano. La mia seconda passione è l'analisi dei mercati finanziari e dell'economia globale. La mia qualità migliore? Imparare da chi mi sta di fronte. Il mio obiettivo nella vita? Darle un senso. Il mio motto? "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso." - Italo Calvino.

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Comunicazione teatro Public Speaking Digitale Social Media

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