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Scontro aperto all'Europarlamento, dove attualmente si giocano le sorte ed il futuro dell'UE

Uno dei temi che attualmente sta destando più scalpore all’interno del dibattito pubblico europeo riguarda l’importante scontro che si sta giocando all’Europarlamento, una sfida storica in linea con le decisioni già intraprese nei mesi scorsi dalle istituzioni europee con l’attuazione di politiche straordinarie per consentire la ripresa europea, attraverso la programmazione del Quadro Finanziario Pluriennale per gli anni 2021-2027 rafforzato dal famoso Next Generation EU.

Infatti, dopo il passaggio all’ ECOFIN (Consiglio di economia e finanza)[1], è giunto il momento dell’analisi della proposta al Parlamento europeo, l’organo rappresentativo europeo che già dal luglio scorso, dopo il fatidico Consiglio proseguito dal 17 al 21 luglio, si era posto con disappunto e critica su alcuni aspetti dell’accordo, e proprio per questo pronto a negoziare in cambio del voto favorevole sul nuovo bilancio[2].

Le rivendicazioni dell’Europarlamento

La situazione che si sta presentando è per certi aspetti abbastanza esasperata, le conseguenze più lampanti dello scontro aperto fra il Parlamento europeo ed il Consiglio, potrebbero riguardare l’impossibilità di trovare un accordo in tempi brevi, facendo slittare l’entrata in vigore dell’intero pacchetto.

Il Parlamento già nelle scorse settimane si è mosso con decisione su un altro importante frangente, quello relativo alla legge sul clima, proponendo infatti un importante emendamento correttivo alla proposta promossa dalla Commissione, prevedendo un taglio delle emissioni del 60%, rispetto al 55% precedentemente presentato, entro il 2030[3].

Una scelta fondamentale questa che sancisce con forza le posizioni del Parlamento europeo, nei confronti delle decisioni, considerate poco ambiziose delle altre istituzioni europee.

A questo importante aspetto l’Europarlamento accompagna quattro importanti capisaldi all’interno della negoziazione: l’introduzione di un mid term rewiew del quadro finanziario pluriennale, l’introduzione di nuove risorse proprie, una maggior rigidità per quanto riguarda l’utilizzo della clausola inerente il rispetto del art. 2 relativo allo stato di diritto, ed una maggior impegno generalizzato per quanto riguardano gli obiettivi del bilancio.

In questo importantissima contrapposizione i problemi sono innumerevoli; partendo dall’ultimo aspetto quello riguardante il bilancio europeo, dove alle rivendicazioni del Parlamento per riaprire i negoziati in materia, finalizzati soprattutto a garantire ai quindici programmi europei decurtati dal Consiglio europeo del 21 luglio, nuovi fondi per operare.

Il punto focale è di fatto superare il triennio dell’emergenza, garantendo una copertura fino al 2027, per l’attuazione delle politiche verdi e della digitalizzazione che la Commissione europea ha posto al centro delle politiche future, anche attraverso il riferimento all’European Green Deal[4].

Un secondo importante aspetto riguarda l’introduzione di risorse proprie, che dovranno gradualmente affiancare i contributi nazionali, e magari, in futuro, sostituirli progressivamente.

Un aspetto questo ampiamente trattato e che tutt’ora vede un rallentamento dopo il Consiglio dello scorso 21 luglio, che ha posto come limite massimo per l’entrata in vigore delle nuove iniziative il 2023.

Al momento certo sembra solamente l’introduzione della Plastic Tax, anche se il Parlamento sta spingendo per l’introduzione di almeno due nuove iniziative inerenti nuove risorse, e fra queste probabilmente di maggior interesse potrebbe essere la riforma dell’Emission Trade System insieme alla Carbon Tax. Mentre per quanto riguarda la dibattuta Digital Tax e la tassazione sulle transazioni finanziarie, attualmente la realizzazione di una proposta conciliante sembra piuttosto lontana.

Come terzo caposaldo vi è l’attenzione verso il rispetto dello stato di diritto, ripercorrendo e facendo rispettare quanto introdotto sempre dal Consiglio europeo.

L’erogazione dei fondi dovrà infatti essere ancorata al rispetto dell’articolo 2 del TUE. Una clausola che ha destato scalpore fin dalla sua introduzione, generata da una forte contrapposizione fra alcuni paesi del cosiddetto Blocco di Visegrad e alcuni paesi del Nord Europa, determinati a contrastare la deriva che i primi hanno intrapreso.

La decisione è tutt’altro che errata, ma notevoli complessità ne costellano il percorso di attuazione, soprattutto perché inerenti ad una delle problematiche più incresciose all’interno dell’UE, per il quale è stato evitato qualsiasi tipo di intervento, proprio per scongiurare conflittualità e spaccature interne.

Infine, un ultimo importante aspetto è l’introduzione della clausola di metà percorso (mid term review) facente riferimento al quadro finanziario pluriennale, come risposta alle esigenze europee, dopo che il Consiglio dell’Unione e la Commissione avevano ribadito la loro contrarietà al cambiamento della periodicità del bilancio da settennale a quinquennale.

Questa scelta introdurrebbe infatti una sorta di barriera all’ingresso alla vigilia delle prossime elezioni europee che si terrebbero nel 2024, che garantirebbe un impegno più stringente da parte dei Paesi membri, in particolare per quanto riguarda la questione delle nuove risorse proprie, palesando la necessità di partecipare attivamente agli impegni europei, soprattutto finanziari, per esercitare appieno la rappresentatività nelle sedi europee[5].

La battaglia, se così si può definire, sarà estremamente importante ed acuta, accompagnata dal sentore che il ritardo o il fallimento dei negoziati in merito al bilancio possano ritardare o peggio far naufragare anche il Next Generation EU.

La tabella di marcia, così come predisposta dalla Commissione, prevede infatti di avviare l’esame sui Piani nazionali nel più breve tempo possibile, visto anche che quest’ultimi dovranno essere presentati dagli Stati entro il 15 ottobre, e la cui approvazione definitiva dovrebbe avvenire entro Aprile 2021.

Quello attuale è un momento topico per il futuro europeo, che a ben vedere difficilmente porterà ad una rottura in grado di gettare alle ortiche l’intero progetto di ripresa; ma allo stesso tempo quella che si sta verificando sarà una negoziazione doverosa ed importante, necessario a rilanciare le aspettative, in parte mortificate, durante il Consiglio dello scorso 21 luglio, dove l’interesse particolare, in quel caso quello nazionale, ha prevalso sull’interesse collettivo del sistema europeo, soprattutto in ottica futura.

[1] https://www.ansa.it/europa/notizie/qui_europa/2020/10/06/recovery-ok-dellecofin-al-compromesso-tedesco-sulla-governace_3044b19e-ce5b-438d-b726-6f807209ab57.html

[2] https://www.eunews.it/2020/07/23/vertice-ue-parlamento-compatto-laccordo-storico-molti-punti-vanno-ridiscussi/132875

[3] https://ec.europa.eu/clima/sites/clima/files/eu-climate-action/docs/prop_reg_ecl_en.pdf

[4] https://www.linkiesta.it/2020/10/next-generation-eu-209-miliardi/

[5] https://www.linkiesta.it/2020/10/trattativa-europa-nextgenerationeu-parlamento-bilancio/


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

Categorie

Dal Mondo Europa Sezioni Economia Politica


Tag

European Green Deal EuropeanUnion EuropeanParliament European Commission EuropeanCouncil Bilancio Pluriennale

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