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Pro e contro del sistema sanitario americano alla luce dell'emergenza Covid-19

Il diritto alla salute negli Stati Uniti e l'emergenza Covid-19: esiste un diritto alla salute così come lo intendiamo in Italia? La situazione negli USA è diametralmente opposta alla nostra o esistono dei punti di contatto tra i due sistemi? Una breve analisi del sistema americano prima e dopo la pandemia.

La pandemia da Covid-19 ha scosso l’economia mondiale, aggravando i divari fra le fasce agiate della popolazione e quelle più povere e mettendo a dura prova i sistemi sanitari nazionali.

Questo scenario si è realizzato indistintamente sia nei Paesi che hanno adottato un modello di assistenza medica universale sia in quelli in cui la sanità è prevalentemente ad accesso privato, come gli Stati Uniti.

Grande potenza sul piano internazionale, gli USA non hanno mai creato un sistema sanitario accessibile a tutti, optando invece per un impianto “misto” incentrato sul diritto all'assistenza medica su base assicurativa.

Invero, la Carta Costituzionale non menziona né il diritto alla salute né quello all'assistenza sanitaria quali fondamentali e costituzionalmente garantiti, come invece avviene nella maggioranza degli ordinamenti occidentali (tra cui quello italiano).

Ciò significa che non esiste un obbligo di rango costituzionale a che il governo federale o i singoli stati provvedano a rendere fruibile per tutta la popolazione l’accesso alle cure.

Alcuni sforzi in tal senso sono stati promossi dalla Corte Suprema, la quale ha tentato di individuare nella Costituzione un diritto implicito alla integrità fisica da garantirsi indistintamente per tutti i cittadini, senza tuttavia mai giungere ad affermare l’esistenza di uno specifico obbligo di garantire fondi sufficienti per coprire le spese sanitarie dei meno abbienti.

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Nonostante ciò, l’ordinamento statunitense prevede la possibilità per le fasce più bisognose della popolazione di accedere a delle agevolazioni; i principali programmi di assistenza sanitaria sono Medicare, Medicaid e Children’s Health Insurance Program.

Medicare è un programma di assicurazione sanitaria introdotto nel 1965 con il Social Security Act, con il quale il Congresso ha stabilito che gli ultrasessantacinquenni, i disabili e le persone affette da malattia renale in fase terminale abbiano diritto a una copertura dei costi relativi alle cure mediche a prescindere dal proprio reddito.

In particolare, i benefici riconosciuti da tale programma e finanziati a livello federale riguardano da un lato l’assicurazione ospedaliera (detta Parte A) e dall’altro l’assicurazione medica (detta parte B).

Medicaid, invece, è indirizzato agli individui e alle famiglie a basso reddito che non possono permettersi di sottoscrivere privatamente un'assicurazione sanitaria, o non hanno un datore di lavoro che la fornisca loro, e che pertanto sono aiutati a coprire i costi legati alle cure mediche in parte più o meno rilevante.

Anch'esso finanziato a livello federale, sono poi i singoli stati ad occuparsi della sua gestione. Pur trattandosi di un programma su base volontaria ormai tutti gli stati federali vi hanno aderito, da ultimo l’Arizona nel 1982.

Il Children’s Health Insurance Program tutela infine i bambini che vivono in famiglie con un reddito non adeguato a garantire la sottoscrizione di una polizza privata ma al contempo non sufficientemente basso per poter aderire al programma Medicaid.

Anche questo programma è finanziato a livello federale ma gestito dai singoli stati, ed è difatti ritenuto da alcuni quale un'estensione di Medicaid, mentre per altri si tratta di un piano autonomo. Al momento, viene calcolato che l'assistenza di quasi 10 milioni di bambini sia coperta da tale programma.

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Le riforme susseguitesi in materia nel corso degli anni avevano tutte il medesimo scopo, ovverosia quello di aumentare il numero dei soggetti beneficiari dei diversi programmi. Questo obiettivo è stato parzialmente raggiunto nel 2010 con l’Obamacare, successivamente contestato dall'amministrazione Trump.

Le novità principali consistevano negli incentivi fiscali per incrementare ulteriormente la stipula di assicurazioni sanitarie e l’obbligo per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti di contribuire ai costi per l’acquisto di polizze da parte dei propri subordinati. Inoltre, e forse è questo l’aspetto più pregnante, si obbligavano le compagnie assicurative a sottoscrivere contratti anche per patologie particolarmente gravi, così da contrastare la consuetudine di non coprire interventi e cure per le malattie più onerose, introducendo altresì sanzioni per coloro che non erano assicurati.

Tuttavia è bene tenere a mente che la sottoscrizione di una polizza o l’ammissione a uno dei programmi sopracitati non implicano di per sé che qualunque intervento o trattamento di cui si usufruisce siano totalmente a carico dell’assicurazione o dei fondi messi a disposizione. Spesso, anche le sole e semplici cure dentali vengono escluse da qualsiasi forma di indennizzo anche indiretto e il singolo cittadino vi deve dunque provvedere con le proprie finanze.

Riassumendo, a differenza di quanto avviene in Italia, l’accesso alle cure sul suolo americano è possibile a condizione che si acquisti una polizza di tasca propria, si usufruisca dell'assicurazione che il proprio datore di lavoro fornisce, oppure se si aderisca ai programmi sopra menzionati, ove ne ricorrano i presupposti.

Da ultimo, vi è la possibilità di pagare i singoli servizi ma si tratta ovviamente della scelta meno economica, soprattutto se teniamo conto che le parcelle di medici ed ospedali hanno prezzi esorbitanti rispetto a quelli a cui siamo abituati in Italia.

Nonostante ciò, tale opzione risulta ancora l’unica per molti cittadini americani, i quali si trovano spesso in difficoltà e si spingono fino a rifiutare l’aiuto medico o a non chiamare un’ambulanza per recarsi in ospedale poiché non potrebbero far fronte alle parcelle astronomiche che verrebbero loro addebitate.

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Tuttavia, qualcosa dell’accesso al sistema sanitario statunitense così come lo abbiamo illustrato è cambiato nel periodo, ancora non conclusosi, di pandemia da Coronavirus.

In un primo momento i cittadini che non godevano di alcuna agevolazione per affrontare le spese mediche non potevano fare altro che pregare di non ammalarsi (più per la preoccupazione di dover pagare circa 39.000 dollari per i trattamenti che per la propria sopravvivenza), e la perdita di numerosi posti di lavoro azzerava la possibilità di avere una copertura sanitaria. Con l'aggravarsi della situazione però l’amministrazione Trump ha approvato la creazione di un fondo straordinario con il quale sovvenzionare le strutture ospedaliere che si fossero fatte carico dei pazienti affetti da Covid-19.

Con il Coronavirus Preparedness And Response Supplemental Appropriations Act emanato il 6 marzo 2020, il presidente degli Stati Uniti ha disposto, al Titolo III, l’erogazione di $2,200,000,000 per il Center for Disease Control, uno dei principali nuclei operativi del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani statunitensi, per fronteggiare l’emergenza epidemiologica; circa $836,000,000 per l'Istituto Nazionale di allergie e malattie infettive; infine $3,400,000,000 per il fondo di emergenza per la sanità pubblica e i servizi sociali. Tutti questi fondi sono destinati allo scopo di “ripristinare gli importi, direttamente o tramite rimborso, per gli obblighi assunti dalle agenzie del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani di prevenire, preparare e rispondere al Coronavirus, a livello nazionale o internazionale, prima della data di entrata in vigore della presente legge”.

In concreto, la misura da un lato ha permesso a coloro che non avevano un’assicurazione di ricevere cure adeguate in un momento particolarmente delicato per la sanità mondiale, e dall’altro ha consentito alle aziende ospedaliere di curare chiunque si recasse nella propria struttura e ricevere poi un rimborso per i trattamenti eseguiti.

Infatti, i suddetti fondi si sono rivelati indispensabili per quegli enti ospedalieri che si sono trovati all’improvviso senza liquidità anche per l’acquisto di macchinari e medicinali adeguati a combattere il Coronavirus, a causa dell'interruzione di tutte quelle attività di routine ospedaliera che garantivano i flussi di cassa.

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Sul piano pratico nondimeno tale iniziativa non è rimasta esente da critiche: molti di coloro che erano assicurati, infatti, hanno dovuto pagare di tasca propria tutte le cure non coperte dalla propria polizza, senza tuttavia poter usufruire dell’indennizzo indiretto previsto con il CPRSA Act e riservato a chi non poteva pagare personalmente.

In più, nonostante i chiari criteri stabiliti per godere di tali sovvenzioni, molti medici sono stati accusati di richiedere rimborsi per trattamenti da Coronavirus anche ove i propri pazienti presentavano sintomi non ricollegabili direttamente alla malattia, semplicemente inserendo nella propria diagnosi la dicitura "sospetto caso di Coronavirus".

È pur vero che con le misure straordinarie adottate a livello federale per fronteggiare l’emergenza sanitaria si è garantito l’accesso alle cure a coloro i quali precedentemente non avrebbero potuto permettersele perché sprovvisti di fondi sufficienti e/o polizze adeguate; è altrettanto evidente però che la maggioranza della popolazione, e cioè quella assicurata o avente accesso ai programmi poc'anzi menzionati, si è ritrovata in una posizione paradossalmente più svantaggiata e con posizioni debitorie che la perseguiteranno per i prossimi anni. Situazione che in Italia non potrebbe mai verificarsi grazie ad un sistema sanitario pubblico.

In conclusione, appare chiaro come il sistema americano, nonostante un primato per il più alto esborso pubblico per le cure sanitarie ma con  una minor efficienza a parità di spesa, renda la salute e le finanze dei propri cittadini ancor più precarie sia prima che durante una pandemia mondiale, e un revirement appare ancora molto lontano.

Fonti consultate per il presente articolo:


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  • L'Autore

    Giorgia Corvasce

Categorie

Sezioni Legge


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Coronavirus diritto alla salute sistema sanitario americano covid-19 medicaid medicare sanità pubblica sanità privata diritto all'assistenza sanitaria

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