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Le donne al vertice dell’Unione Europea

Il primo vero e proprio tentativo di sancire il principio della parità di genere in Europa è rinvenibile nel Trattato che istituisce la Comunità Economica Europea (c.d. “Trattato di Roma”, 1957), che all’Art. 119 statuisce la parità di retribuzione, facendo divieto di qualsiasi discriminazione basata sul sesso.

In effetti, recentemente, la parità di genere contemplata originariamente nelle fonti UE sembra prendere corpo nell’ambito delle Istituzioni Europee.

La base di partenza è l’attuale percentuale di donne in seno al Parlamento Europeo: 39.5%[1], a fronte della situazione di fatto presente nel 1952, quando erano solo 31 le donne presenti in Parlamento[2].

Da ultimo, con la nomina senza precedenti di una donna, Ursula Von Der Leyen, a Presidente della Commissione Europea, la gender equality è diventata la principale missione dell’UE: ed infatti, in seno alla stessa Commissione Europea, dopo l’elezione della Von Der Leyen,12 dei 27 membri sono donne[3].

Un ulteriore traguardo raggiunto in tema di parità di genere in seno alle Istituzioni Europee è stata la nomina di Christine Lagarde come Presidente della Banca Centrale Europea, il 1°novembre 2019; anche questo caso, come quello della Von Der Leyen, è il primo nella storia UE.

Lagarde lascia il proprio posto di Direttore del Fondo Monetario Internazionale a un’altra donna: Kristalina Georgieva.

Angela Merkel è, forse, la figura femminile più influente nel panorama europeo: la più alta carica del Governo tedesco, si è detta pronta a lasciare il suo ruolo di Cancelliere nel 2021, dando adito a tutte quelle voci che la vogliono a capo di una delle Istituzioni dell’UE.

Ed è una donna anche il Procuratore Generale Europeo, a capo dell’EPPO (European Public Prosecutor’s Office), la rumena Laura Codruța Kövesi, eletta nel settembre 2019.

Come non menzionare, poi, Federica Mogherini, l’ex Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, in carica fino al 30 novembre 2019; succeduta a sua volta a Catherine Ashton (2009-2014).

Un altro nome rilevante nel panorama UE è quello di Nadia Calvino, attuale ministro dell’Economia in Spagna, e prima donna ad essere candidata alla guida dell’Eurogruppo, nonché già Direttrice Generale del Bilancio della Commissione Europea.

La danese Margrethe Vestager, una delle candidate in lizza con la Von Der Leyen per la Presidenza della Commissione UE[4]; è l’attuale Commissaria Europea per la Concorrenza, nonché Vice-Presidente della Commissione, insieme ad altre due donne: Věra Jourová e Dubravka Šuica[5].

Una menzione merita poi un’altra figura femminile danese, sempre impegnata per le tematiche di genere: Helle Thorning-Schmidt, la prima donna a diventare Primo Ministro in Danimarca (2011-2015), nonché uno dei nomi più papabili per gli incarichi di vertice in ambito UE[6].

Altro nome influente è quello già menzionato della bulgara Kristalina Georgieva: ex Direttrice Generale della Banca Mondiale (2017-2019), nonché Commissario Europeo per la Cooperazione Internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi (2010-2014), Vice-Presidente della Commissione UE e Commissario Europeo per il bilancio e le risorse Umane (2014-2016), adesso braccio destro di Christine Lagarde come Direttrice Operative del Fondo Monetario Internazionale.

È donna anche la Vice-Presidende del Parlamento Europeo, l’irlandese Mairead McGuinness, in carica dal 2014.

Spostando l’attenzione dall’ambito delle Istituzioni UE a quello dei Paesi membri, le donne che ricoprono incarichi di vertice al Governo sono, tutt’ora, troppo poche.

Certamente, a dare l’esempio sono gli Stati del Nord-Europa: si pensi a Erna Solberg, Primo Ministro della Norvegia, nonché a Senna Mirella Marin, attuale Primo Ministro della Finlandia e, nel 2015, Capo del Governo più giovane al mondo, a soli 34 anni.

Si è già detto, poi, della Danimarca: a Margrethe Vestager e Helle Thorning-Schmidt, si aggiunge Mette Frederiksen, attuale Ministro di Stato della Danimarca.

Ed ancora, Kersti Kaljulaid, a capo del Governo di Tallin; Katrín Jakobsdóttir, Primo Ministro islandese; Zuzana Čaputová, prima donna a essere nominata Presidente della Repubblica Slovacca, così come Sophie Wilmès, Primo Ministro belga.

Pare, quindi, che la strada verso il raggiungimento di una totale parità sia stata, ora, battuta all’interno dell’UE, senza dimenticare, tuttavia, che opposta è la situazione nei Paesi dei Balcani.

In generale, l’Albania è lo Stato che maggiormente assicura un equilibrio di genere, con il 53% di donne al Governo; e si avvicinano anche la Macedonia del Nord (38%) e Serbia (37%); la Serbia, in particolare, vanta anche la prima donna a essere nominata Primo Ministro, Ana Brnabić, nonché il primo capo di Governo dichiaratamente omosessuale.

Diversamente, invece, il Kosovo, che conta solamente 2 donne nel proprio gabinetto di Governo, e nessuna, invece, in ambito decisionale all’interno della Banca Centrale nazionale.

Il campo della finanza, infatti, sembra essere quello più colpito dal gender gap: la Macedonia del Nord conta il 33% di donne con ruoli di vertice nella banca centrale, seguita da Montenegro, che ne conta meno del 15%.

Se i numeri, ad una prima analisi, possono apparire confortanti, tuttavia, l’obiettivo prefissato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, di raggiungere una percentuale del 50% di donne impegnate in ruoli politici, sembra essere ancora molto lontano.

Secondo i dati del Global Gender Gap Index 2018, infatti, solo il 22% della differenza di empowerment politico tra uomini e donne è stato colmato[7].

Tutto quanto sopra troverebbe una causa, probabilmente, nella lenta e scarsa implementazione della legislazione a favore della parità di genere.

Non sembrano sufficienti, infatti, iniziative come The Brussels Binder[8], una sorta di database accessibile a tutti, che ha lo scopo di connettere tra di loro donne esperte in tematiche europee, al fine di garantire un equilibrio di genere anche in campo politico-istituzionale.

Sicuramente, non si possono negare i progressi e i traguardi raggiunti ad oggi in tema di parità di genere, che sembravano delle chimere ai tempi della fondazione della Cee.

Mai si sarebbe pensato, infatti, che vi sarebbe stata una donna a capo della Commissione Europea; ancor più, poi, se si pensa alla BCE, istituzione prevalentemente maschile (perché a prevalenza maschile è sempre stato, come si è visto, il mondo dell’alta finanza), oggi guidata dalla Lagarde.

Insomma, fin quando nomi come Ursula Von Der Leyen, Christine Lagarde e tutte le altre donne esperte e competenti citate nella presente analisi, finché i numeri e le percentuali esaminate saranno delle eccezioni in Europa, si dovrà, però, purtroppo, prendere atto che si è ancora troppo distanti dall’obiettivo di concretizzare un ambiente UE che rispetti al 100% l’uguaglianza di genere.


Fonti:
[1] Joannin P., “The feminisation at the EU's top in 2019 will it have positive repercussions for gender parity in Europe in 2020?”, in FondationRobertSchuman.it, 2 marzo 2020 (https://www.robert-schuman.eu/en/european-issues/0549-the-feminisation-at-the-eu-s-top-in-2019-will-it-have-positive-repercussions-for-gender-parity-in);

[2] Ibid;

[3] Ibid;

[4] De La Baume M., Bayer L., “The 14 women who could take over the EU”, in Politico.it, 19 maggio 2019 (https://www.politico.eu/article/the-14-women-who-could-take-over-the-eu-top-jobs/);

[5] https://ec.europa.eu/commission/commissioners/2019-2024_it

[6] De La Baume M., Bayer L., “The 14 women who could take over the EU”, in Politico.it, 19 maggio 2019 (https://www.politico.eu/article/the-14-women-who-could-take-over-the-eu-top-jobs/);

[7]Casarico A., Lattanzio S., “Due donne al comando in Europa”, in LaVoce.it, 5 luglio 2019 (https://www.lavoce.info/archives/60074/due-donne-al-comando-in-europa/);

[8] https://brusselsbinder.org/our-story/.

- Casarico A., Lattanzio S., “Due donne al comando in Europa”, in LaVoce.it, 5 luglio 2019 (https://www.lavoce.info/archives/60074/due-donne-al-comando-in-europa/);

- De La Baume M., Bayer L., “The 14 women who could take over the EU”, in Politico.it, 19 maggio 2019 (https://www.politico.eu/article/the-14-women-who-could-take-over-the-eu-top-jobs/);

- EIGE, “How many women have top positions in the EU candidate countries and potential candidates?”, 17 settembre 2019 (https://eige.europa.eu/gender-statistics/dgs/data-talks/how-many-women-have-top-positions-eu-candidate-countries-and-potential-candidates);

- FIRSTOnline, “Tre donne al vertice Ue, Calvino favorita all’Eurogruppo”, 9 luglio 2020 (https://www.firstonline.info/tre-donne-al-vertice-ue-calvino-favorita-alleurogruppo/);

- Joannin P., “The feminisation at the EU's top in 2019 will it have positive repercussions for gender parity in Europe in 2020?”, in FondationRobertSchuman.it, 2 marzo 2020 (https://www.robert-schuman.eu/en/european-issues/0549-the-feminisation-at-the-eu-s-top-in-2019-will-it-have-positive-repercussions-for-gender-parity-in);

-https://ec.europa.eu/commission/commissioners/2019-2024_it;

-https://brusselsbinder.org/our-story/.

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  • L'Autore

    Simona Maria Destro Castaniti

    Laureata in Giurisprudenza. Praticante Avvocato.
    Attualmente iscritta al Corso di Master di Secondo Livello in "Economic Intelligence and Cyber Security".
    Competenze in Diritto Internazionale: Tesi di Laurea in Diritti Umani, partecipazione a diversi progetti MUN, esperienze all’estero (in particolare: Kosovo, Costa Rica, Stati Uniti d’America).
    Autrice per diverse riviste su temi di diritto.
    Competenza linguistica in lingua Italiana (madrelingua), Inglese (C2), Spagnola (B1) e Portoghese (B1).


    Law Graduate. Trainee Lawyer.
    Currently enrolled in the Second Level Master Degree Program "Economic Intelligence and Cyber Security".
    International Law: Dissertation on Human Rights, participation at MUNs projects, experiences abroad (in particular: Kosovo, Costa Rica, USA).
    Author for several periodicals on the topic of law.
    Linguistic Competence in Italian (mother tongue), English (C2), Spanish (B1) and Portuguese (B1).

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