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La riforma della disciplina della prescrizione

Tra benefici e perplessità

Cosa è la prescrizione?

L’istituto della prescrizione prevede l’estinzione del reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo, pari alla durata massima della pena prevista per quel reato, aumentata di un quarto; essa si applica a tutti i reati, a esclusione delle fattispecie delittuose punite con la pena dell’ergastolo.

Il fine dell’istituto, nel nostro ordinamento, è quello di garantire che, a fronte di un affievolimento delle esigenze di prevenzione e repressione dei reati conseguente al decorso del tempo, la pena mantenga la sua funzione social-preventiva, garantendo la proporzionalità tra gravità dell’offesa ed entità della sanzione[1].

Il sistema previgente

Ciò che la riforma in analisi va a modificare è il regime della prescrizione in vigore sino al 1° gennaio 2020. Si tratta della c.d. “Riforma Orlando” (Legge n. 103/2017).

La normativa prevedeva due periodi di sospensione della prescrizione, della durata massima di 1 anno e 6 mesi ciascuno, a seguito delle pronunce di primo e secondo grado. Tuttavia, nelle ipotesi di sentenze di assoluzione veniva applicata la disciplina precedente (c.d. “Legge ex Cirielli)[2].

La riforma

Dal primo gennaio 2020, in Italia è entrata in vigore la riforma della disciplina della prescrizione, contenuta nella Legge anticorruzione intitolata “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” (c.d. “Spazzacorrotti”).

Ai sensi della nuova norma, tramite la modifica dell’art. 159 c.p., è prevista la sospensione del corso della prescrizione a partire dalla pronuncia della sentenza di primo grado, sia essa di assoluzione o di condanna, fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o alla data di irrevocabilità del decreto penale.

La riforma (sostenuta dal Movimento 5 Stelle) prevede, inoltre, una modifica della disciplina della decorrenza del termine prescrizionale per la fattispecie del reato continuato: in questo caso, il termine decorre dal giorno in cui è cessata la continuazione, e non più dal momento in cui è stato commesso ciascuno dei reati attinti dal vincolo di continuazione[3].

Il Lodo Conte-bis

A seguito delle numerose critiche sollevate da parte di forze politiche e addetti al mestiere, il compromesso è stato raggiunto in data 13 febbraio: il c.d. “Lodo Conte-bis”.

Ai sensi del provvedimento approvato, il decorrere della prescrizione, sospeso dopo la pronuncia di condanna emessa in primo grado, può essere ricalcolato retroattivamente qualora, nel grado di appello, la sentenza venga riformata in una assoluzione.

Una disciplina diversa, invece, è prevista per i casi in cui il termine prescrizionale scada entro un anno dalla sentenza di primo grado, e intervenga contestualmente l’impugnazione da parte dell’Ufficio di Procura: in questi casi, è prevista una sospensione di un anno e sei mesi; analogamente, se dopo la pronuncia di secondo grado vi è la scadenza del termine prescrizionale entro un anno, si prevede una sospensione di sei mesi[4].

Il fine della riforma

L’obiettivo che la nuova legge andrebbe a realizzare è quello di garantire la certezza della pena e impedire che un soggetto ritenuto colpevole non venga punito a causa del passare del tempo.

Ed invero, diverse sono state le pronunce emesse dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che condannano lo Stato Italiano a causa della lunghezza dell’iter processuale, che violerebbe i principi sanciti dalla Convenzione EDU per la ragionevole durata dei processi. Secondo l’Unione Europea, infatti, la riforma varata dal Governo Italiano sarebbe compatibile con gli standard processuali europei.

A fronte dell’estinzione di numerosi reati a causa del decorrere della prescrizione (per eccessiva lentezza dei tempi processuali), la riforma intende introdurre l’ostacolo della sentenza di primo grado, evento che, adesso, sospende il termine prescrizionale al fine di giungere a un accertamento nel merito.

In altri termini, a partire dall’entrata in vigore della nuova norma, nessun processo finirà mai in prescrizione se si è giunti ad una sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione[5].

Le perplessità

Non pochi, tuttavia, sono i dubbi sollevati a seguito dell’approvazione della riforma (e dei vari emendamenti).

Innanzitutto, vi è chi critica in generale l’opportunità di una modifica del regime della prescrizione, sostenendo che la nota problematica della eccessiva lunghezza dei procedimenti nel nostro Paese non possa essere risolta attraverso l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado: le lungaggini sono, piuttosto, da imputare alla carenza di personale negli Uffici di Procura, nonché alle ripetute proroghe che si susseguono in fase di indagini. Di talché, i processi minori vengono necessariamente accantonati e, con il tempo, cadono in prescrizione.

Vi è, poi, chi fa notare anche dei profili di incostituzionalità della nuova legge: la sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, invero, comporterebbe una violazione del principio del contraddittorio, che sarebbe inevitabilmente compromesso con il passare di un considerevole periodo di tempo dai fatti oggetto di causa.

Il passare del tempo, poi, a seguito della pronuncia di primo grado creerebbe la figura del c.d. “eterno imputato”: un soggetto che, sebbene ancora non giudicato da una sentenza definitiva, è costretto ad attendere la conclusione del procedimento penale senza, tuttavia, avere la possibilità di scontare la propria pena, che verrà, invece, inflitta (se ritenuto colpevole) a distanza di diversi anni dalla commissione del fatto[6].

I numeri

Dando uno sguardo alle percentuali fornite dal Ministero della Giustizia, per l’anno 2018, i procedimenti penali prescritti in Corte d’appello e Cassazione sono stati 29.862. Esclusivamente a riguardo dei procedimenti pendenti in fase d’appello, si è registrato un aumento del 12% delle prescrizioni.

La fase processuale maggiormente interessata dalla prescrizione resta quella embrionale delle indagini preliminari (41%). Ciò sta a significare che questi ultimi procedimenti non verranno in alcun modo toccati dalla riforma c.d. Spazzacorrotti, che opera, invece, per la fase successiva alla pronuncia di primo grado[7].

Conclusioni

La riforma in analisi è, senz’altro, una importantissima novità per l’ordinamento italiano. Sebbene la disciplina della prescrizione abbia già, in passato, subito diverse modifiche, una norma siffatta comporterà, inevitabilmente, degli effetti impetuosi sul sistema processuale penale del nostro Paese; tuttavia, tali effetti potranno essere apprezzati (o criticati) solo al momento dell’effettiva applicazione fattuale della Legge che, per il momento, resta un tentativo di compromesso per potersi adeguare agli standard impartiti dall’Europa.

[1] Il Post, “Come cambia la prescrizione”, 2.1.2020;

[2] Maglione V., Mazzei B. L., “Giustizia, come funziona la riforma della prescrizione:rischio ricalcolo per 12mila processi”, 11.2.2020;

[3] Murrone G., “Riforma della prescrizione, all’alba dell’eterno processo”, in Altalex.com, 8.1.2020.

[4] Maglione V., Mazzei B. L., “Fine processo: mai. Con la riforma della prescrizione, 30mila procedimenti l’anno «senza scadenza»”, 16.9.2019;

[5] Policarpio I., “Riforma prescrizione, l’UE a favore dello stop di Bonafede”, 27.2.2020;

[6] Virdis N., “Anticorruzione, in Gazzetta, la Legge <<spazzacorrotti>>”, in Altalex.com, 17.1.2019;

[7] Maglione V., Mazzei B. L., “Fine processo: mai. Con la riforma della prescrizione, 30mila procedimenti l’anno «senza scadenza»”, 16.9.2019;

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  • L'Autore

    Simona Maria Destro Castaniti

    Diritto Penale: Praticante Avvocato e Tirocinante presso l’Ufficio del GIP.
    Diritto Internazionale: Tesi di Laurea in Diritti Umani, partecipazione ai progetti MUN, esperienze all’estero (in particolare: Kosovo, Costa Rica, Stati Uniti d’America).
    Competenza linguistica in lingua Italiana (madrelingua), Inglese (C2) e Spagnola (B1).



    Criminal Law: Trainee Lawyer and Intern at the Office of the Judge for the Preliminary Inquiries.
    International Law: Dissertation on Human Rights, participation at MUNs projects, experiences abroad (in particular: Kosovo, Costa Rica, USA).
    Linguistic Competence in Italian (mother tongue), English (C2), Spanish (B1).

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