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La minaccia dello Stato Islamico in Afghanistan

Framing the World Focus

Framing the World Focus: sezione Terrorismo e Sicurezza


Quando parliamo di Afghanistan e terrorismo di matrice islamica, occorre sempre partire da un fattore di enorme importanza: il valore che lo Stato Asiatico riveste all’interno della galassia jihadista. Ciò è evidente anzitutto da un punto di vista simbolico: è proprio qui, infatti, che sono sorti indirizzi strategici e ideologie che hanno ampliamente influenzato l’Islam armato (per esempio le dottrine di Abdallah Azzam e Abu Musab al-Suri); ed è sempre qui che si sono formati alcuni tra i combattenti, nonché leader, più rinomati nel panorama del radicalismo islamico (solo per citarne alcuni: Osama Bin Laden, Ayman al-Zawahiri e Abu Musab al-Zarqaw).

Fatta questa premessa, notiamo come l’Afghanistan sia il Paese più colpito dalla furia terroristica negli ultimi anni. In particolare, come riportato del Global Terrorist Index 2019 (che analizza di dati del 2018), lo Stato afghano è al primo posto nel ranking mondiale che misura l’impatto del terrorismo – con un punteggio di 9603 (davanti a Iraq e Nigeria)[1]. In più, sempre nel 2018, l’Afghanistan ha registrato il più alto numero di morti (7379) a fronte di 1443 attacchi terroristici - “primato” conseguito anche l’anno precedente. Secondo il Report, i talebani sono responsabili dell’83% degli incidenti terroristici e delle relative vittime, mentre alla cellula locale dello Stato Islamico è imputabile l’11% delle vittime. Nel 2019 la violenza terroristica è persistita con dati altrettanto alti ma, al contempo, USA e Talebani hanno iniziato ad intraprendere i primi passi per un Accordo di Pace, sottoscritto da ambedue le parti a fine febbraio 2020. Se da un lato l’Afghanistan sta assistendo, sebbene con non poche problematicità, a timidi segnali di miglioramento nel processo negoziale con i Taliban, dall’altro lo Stato Asiatico deve far fronte ad un’insidia sempre più rilevante: l’ISIS.

L’IS-K (Islamic Khorasan Province), branca locale dello Stato islamico, ha fatto la sua prima comparsa in Afghanistan tra la fine del 2014 e inizio 2015, in concomitanza con le continue sconfitte subite dai militanti di Daesh nella casa madre siro-irachena. Il gruppo jihadista, composto agli albori soprattutto da talebani pakistani, col tempo ha ricevuto l’adesione di migliaia di combattenti provenienti dall’Asia Centrale, nonché dall’India e dal Bangladesh. Tra i militanti, si contano altresì alcuni uiguri, minoranza musulmana stanziata in Cina[2]. Negli anni, la cellula terroristica ha migliorato la sua capacità operativa, rendendosi protagonista di svariati attentati sia a Kabul che in province più remote. 

Proprio in queste ultime settimane, mentre i talebani hanno in qualche misura "ridotto" gli attacchi (limitandoli alle aree rurali o piccole città) a fronte dell'accordo siglato, i militanti della cellula autoctona dell’ISIS stanno invece innalzando l’intensità della loro minaccia. Infatti, l’IS-K ha rivendicato due attacchi altamente brutali lo scorso mese: il primo, del 5 marzo, è stato condotto durante una cerimonia di commemorazione a Kabul in onore di Abdul Ali Mazari, leader della minoranza sciita degli Hazari (circa 30 vittime). Durante la celebrazione era presente anche Abdullah Abdullah (il principale rivale politico del Presidente Ghani), rimasto incolume. Il secondo attentato è avvenuto sempre nella capitale afghana, contro un tempio Sikh, all’interno del quale 150 persone sono state prese in ostaggio (almeno 25 le vittime tra i fedeli). Analizzando questi due attacchi, è facile notare come i bersagli privilegiati di IS-K siano le minoranze religiose (in questo caso degli Hazari e Sikh) e, pertanto, i civili. Questa è una differenza indicativa rispetto ai talebani, i quali hanno come target principali gli obiettivi militari, sia di Kabul sia della coalizione internazionale. E le divergenze tra i due gruppi sono ancora più marcate se guardiamo il profilo ideologico: l’IS-K, come lo Stato Islamico più in generale, mira all’affermazione di un Califfato Islamico e ha una vocazione globale e transnazionale. Invece, gli studenti coranici hanno da sempre sostenuto la creazione di un Emirato Afghano e sono dunque portatori di istanze meramente nazionalistiche.

Per quanto concerne la sua organizzazione interna, l’IS-K ha riscontrato evidenti difficoltà nel mantenere il controllo dei territori nelle province orientali - dove è maggiormente attivo. Infatti, in tali zone, il gruppo jihadista non è riuscito a conquistare le menti delle popolazioni locali a causa della radicata presenza dei talebani in loco. In riferimento alla leadership, l’emiro Hafiz Saeed Khan, fondatore del gruppo, è stato ucciso da un raid statunitense nel luglio 2016. Dopo di lui, diversi leader sono morti a causa degli strikes americani condotti negli ultimi tre anni, tra cui gli emiri Abdul Hasib (aprile 2017,) Abu Sayed (luglio 2017) e Abu Saad Orakzai (agosto 2018)[3], nonché altri esponenti di spicco dell’organizzazione. Per di più, le autorità afghane hanno di recente annunciato la cattura di un ulteriore membro chiave della cellula jihadista, il pakistano Aslam Farooqi.

Malgrado le palesi complessità in termini organizzativi e la decimazione della sua leadership (e dei suoi effettivi in generale), l'IS-K negli ultimi anni è riuscito a compiere numerosi attacchi, alcuni dei quali di un certo impatto mediatico. La sua resilienza deriva anzitutto da due fattori: la porosità dei confini tra Afghanistan e Pakistan, che ha facilitato il flusso di talebani pakistani (e altri combattenti islamici) verso le fila della branca locale dello Stato islamico. L’altro elemento, quello più importante e decisivo, è il perenne conflitto civile che contrassegna ormai lo Stato afghano da ben 19 anni; l’instabilità politica e le incertezze socioeconomiche che ne derivano, rappresentano indubbiamente il terreno fertile per la proliferazione dei gruppi terroristici, come in questo caso l’IS-K. Detto ciò, è necessario che il governo afghano riacquisisca la propria credibilità e legittimità, superando le attuali divergenze interne. Solamente una compagine politica compatta può conseguire un risultato soddisfacente nei negoziati con i talebani. Il processo di pace in corso, già costellato di criticità, rischierebbe dunque di arenarsi completamente se le divisioni in seno alla classe politica persistessero. Con l’effetto di dare ulteriore spazio di manovra all’IS-K, il quale, proprio in questa fase di negoziazioni e prove di dialogo intra-afghano, ha incrementato il livello della sua minaccia. Inoltre, è bene ricordare che un eventuale fallimento del processo di pace avrebbe altresì l’effetto di ravvivare il conflitto civile, con la conseguente ripresa a pieno titolo delle attività terroristiche dei talebani (che, come accennato prima, non sono cessate nemmeno in questa fase).

Per concludere, occorre guardare al di là delle dinamiche interne afghane, proiettando il focus verso una cornice più ampia che riguarda il terrorismo islamico nel suo complesso. Lo Stato Islamico, a seguito delle sconfitte riportate nel 2019, ha perso definitivamente la sua configurazione “statale” nei territori siro-iracheni. Pertanto, è facile pensare che l’IS in questo momento stia puntando al rafforzamento delle sue cellule locali (le cosiddette Wilayat: province) in altre zone geografiche. Anche Al-Qaeda, sebbene con modalità diverse, ha intrapreso una strategia finalizzata alla ricerca del consenso locale e al relativo radicamento sociale in determinati territori. Sulla base di quanto detto, è probabile che nel breve-medio periodo assisteremo non tanto allo sviluppo di una jihad globale, ma alla resilienza e/o affermazione degli “Emirati locali”, ossia gruppi jihadisti attivi in aree più circoscritte. E l’IS-K, tramite il suo legame con lo Stato Islamico, rientrerebbe a pieno titolo in questa rimodulazione strategica.

[1] http://economicsandpeace.org/reports/ (Global Terrorism Index 2019)

[2] https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/04/06/afghanistan-arrestato-un-leader-dellisis-nella-provincia-del-khorasan/

[3] https://www.csis.org/programs/transnational-threats-project/terrorism-backgrounders/islamic-state-khorasan-k


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Vincenzo Battaglia si è laureato nel dicembre 2020 in “Politiche Europee ed Internazionali” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, portando una tesi riguardante il nuovo corso della politica militare e di sicurezza italiana negli anni ’80, con un focus particolare sulla missione in Libano. Per quanto concerne il suo percorso di laurea triennale, nel novembre 2017 si è laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università Statale di Milano, con una tesi sulla strategia militare navale, nonché sulle teorie di Mahan e Corbett.

    Dal settembre 2020 al dicembre 2020, Vincenzo ha svolto un internship presso l’ufficio di Sicurezza Regionale del Consolato Generale degli Usa di Milano. Attualmente, ricopre l’incarico di Junior Security Support presso MediaMarket SPA.

    Vincenzo nutre un forte interesse verso il settore della sicurezza, sia nazionale che internazionale, ed è appassionato di geopolitica, in particolare delle dinamiche mediorientali. Nel marzo 2019 ha conseguito il diploma di specializzazione in “Geopolitica e Sicurezza Globale” presso l'Istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI).

    All’interno di Mondo Internazionale, Vincenzo è attualmente il Direttore di Redazione dell’Associazione e autore della rubrica “Framing the World”, per le sezioni “Sicurezza e Terrorismo Internazionale”. Dal settembre 2018 fino al settembre 2019 ha altresì svolto l’incarico di Revisore di Bozze.

    Vincenzo Battaglia graduated in December 2020 in "European and International Policies" at the Università Cattolica del Sacro Cuore, with a thesis on the new course of Italian military and security policy in the 1980s, with a particular focus on the mission in Lebanon. As for his Bachelor's degree, in November 2017 he graduated in “Political Science and International Relations” at the State University of Milan, with a thesis on naval military strategy, as well as on the theories of Mahan and Corbett.

    From September 2020 to December 2020, Vincenzo held an internship at the Regional Security Office of the US Consulate General in Milan. Currently, he holds the position of Junior Security Support at MediaMarket SPA.

    Vincenzo has a strong interest in the security sector, both national and international, and is passionate about geopolitics, particularly Middle Eastern dynamics. In March 2019, he obtained a postgraduate diploma in "Geopolitics and Global Security" from the Institute for International Policy Studies (ISPI).

    Within Mondo Internazionale, Vincenzo is currently the Editor-in-Chief of the Association and author of the column "Framing the World", for the sections "Security and International Terrorism". From September 2018 until September 2019, he also served as a Proofreader.

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Dal Mondo Asia Centrale Medio Oriente & Nord Africa Sezioni Sicurezza Internazionale Società Politica


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Afghanistan ISIS terrorism Security Peace Deal

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