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Il terrorismo in Europa tra jihadismo ed estrema destra

Un resoconto del rapporto TE-SAT Europol 2020

Lo scorso 23 giugno è stato pubblicato il rapporto 2020 dell’Europol sulla situazione terroristica in Europa[1]. I rapporti TE-SAT (Terrorism Situation and Trend Report), redatti a cadenza annuale dal 2007, forniscono dati e considerazioni sugli episodi legati a ideologie estremiste e organizzazioni terroristiche relativi all’anno solare precedente alla pubblicazione.

Questo tipo di documenti permette di non solo di cogliere le tendenze in atto all’interno delle varie realtà terroristiche, ma anche di osservare le pratiche dei Governi europei in materia e le questioni che scaturiscono dalle disomogeneità legislative tra i vari Stati. Partendo dai punti salienti del suo contenuto l'analisi andrà a tracciare un quadro generale della situazione terroristica europea, concentrandosi sui due fenomeni attualmente più problematici: la violenza jihadista e di estrema destra.

Jihadismo ed Europa: segnali positivi e questioni irrisolte

Come di consueto, la prima sezione del rapporto analizza il terrorismo di matrice jihadista, che continua a ricoprire un ruolo di primo piano nelle politiche anti-terroristiche europee. Nonostante ciò, si registra un calo rispetto ai due anni precedenti del numero di attacchi riconducibili al jihadismo: nel 2019 sono stati 21 (di cui 3 riusciti, 4 falliti e 14 sventati), rispetto ai 24 del 2018 e ai 33 del 2017. Ma soprattutto, il tasso di letalità di questo tipo di attentati è diminuito negli ultimi anni: nel 2015, a fronte di “soltanto” 15 attacchi jihadisti[2] le vittime hanno raggiunto il considerevole numero di 150 persone per poi scendere progressivamente a 135 nel 2016[3], 62 nel 2017[4], 13 nel 2018[5] ed infine 10 nel 2019.

Questo trend viene ricondotto principalmente al declino dello Stato Islamico (ISIS), ormai fortemente ridimensionato dal punto di vista territoriale e, di conseguenza, meno efficace nei suoi mezzi di propaganda. In Siria e Iraq, dove la proclamazione dell'autoproclamato califfato nel 2014 aveva ispirato azioni violente anche al di fuori del territorio conquistato, l’ISIS non controlla ora più nessuna città ed è ridotto alla clandestinità nelle zone a ridosso del confine[6]. Sebbene nel mondo esistano ancora varie milizie rivendicanti l’affiliazione allo Stato Islamico, il fallimento del suo principale progetto politico-territoriale (che aveva catalizzato il supporto di formazioni già esistenti e attratto nuovi proseliti) ha inevitabilmente avuto un impatto sulla volontà operativa di aspiranti jihadisti e simpatizzanti.

Il rapporto solleva anche alcune questioni problematiche riguardanti la condizione dei cittadini europei che, negli scorsi anni, si sono uniti a milizie jihadiste in aree di guerra, in particolare Siria e Iraq. Tra i cosiddetti foreign terrorist fighters sopravvissuti alla guerra, molti si trovano in prigioni o campi profughi, contesti particolarmente favorevoli alla sedimentazione di ideologie radicali già diffuse. Le SDF (Syrian Democratic Forces, milizie ostili al Governo di Assad), che controllano il nord-est della Siria, chiedono il rimpatrio dei prigionieri stranieri non trovando però in molti casi la disponibilità da parte dei Paesi di provenienza[7]. Il timore di molti Governi è infatti quello di non saper gestire individui radicalizzati, con esperienza di guerra e potenzialmente pericolosi per la sicurezza. Poco probabile, ma non completamente esclusa è l’ipotesi di ritorni irregolari e non registrati.

Particolarmente complessa è la situazione delle donne unitesi al califfato e successivamente rimpatriate: a seconda dei diversi ordinamenti giuridici nazionali sono state accusate di supporto al terrorismo in alcuni Stati, mentre in altri non hanno subito gravi conseguenze legali. Per quanto riguarda i bambini, molti sono tornati con le madri nei Paesi di origine, dove spesso mancano percorsi ad hoc per il reinserimento sociale. Altri, nati nei territori siriani e iracheni da genitori europei, vivono tutt’oggi nei campi profughi, spesso con le madri cui non è più consentito l’ingresso in Europa, e non vengono riconosciuti come cittadini europei da diversi governi.

Segnali preoccupanti dall’estrema destra

Il rapporto concede poi ampio spazio al terrorismo di estrema destra, un fenomeno che gli esperti considerano in crescita nelle realtà occidentali in generale. Mentre nei precedenti numeri al fenomeno venivano dedicate poche pagine – tre nel 2019, due nel 2018, tre nel 2017 e appena una nel 2016 – il rapporto di quest’anno vi si sofferma per sedici pagine. Il fenomeno viene inserito in una più ampia tendenza globale al ricorso alla violenza (anche organizzata) da parte degli ambienti dell’estrema destra, di cui si è occupata di recente anche la Commissione Antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza ONU[8]. Indubbiamente, l’episodio recente più emblematico è stato l’attentato in una moschea a Christchurch, in Nuova Zelanda. Intelligence e analisti si occupano dell’incidenza di episodi violenti e della presenza di reti più o meno articolate in diversi Paesi occidentali, tra cui Stati Uniti[9] e Canada[10].

In Europa il dato allarmante non riguarda soltanto il numero di attacchi (6 nel 2019), ma soprattutto l’ampia diffusione di intimidazioni, hate speech e campagne di radicalizzazione riconducibili a tale matrice ideologica. Sembrano essere in aumento infatti i contenuti online di stampo neo-nazista, xenofobo e antisemita che incitano a comportamenti violenti. La costruzione di reti virtuali che permettono di stabilire legami anche a livello transnazionale è funzionale, tra l’altro, allo scambio di conoscenze pratiche e all’organizzazione di incontri reali.

Oltre alla forte presenza online la dimensione operativa non deve essere sottovalutata. Gruppi di estrema destra, principalmente neo-nazisti, organizzano incontri in diversi Paesi europei e si infiltrano in contesti apparentemente estranei a una dimensione politica come la tifoserie calcistiche o eventi musicali. L’intelligence tedesca ha di recente fatto luce sulla forte presenza di militanti neo-nazisti in un corpo militare nazionale altamente specializzato, il KSK[11]. La Germania appare particolarmente colpita dall’impatto di ideologie di estrema destra: accanto alla dimensione più visibile – si pensi all’attentato di Hanau dello scorso febbraio – vi è un sottobosco che gravita attorno all’estremismo neo-nazista, come emerge dall’ultimo report dell’antiterrorismo tedesco[12]. Anche in Italia il fenomeno è abbastanza radicato, pur ricoprendo spesso un ruolo di secondo piano nell’opinione pubblica: sono numerosi i gruppi legati all’estrema destra, a volte dotati anche di armi[13].

Secondo il rapporto TE-SAT, un problema nel contrasto al terrorismo di estrema destra è dato dalla difformità delle leggi dei Paesi europei, che spesso trattano gli episodi violenti come singoli casi (e non istanze legate al terrorismo) o mostrano meno determinazione nel controllo dei contenuti online di quanto non avvenga nei confronti dell’estremismo islamista: in questo modo, è più difficile cogliere i legami transnazionali e prevenire la diffusione di ideologie potenzialmente destabilizzanti.


Fonti consultate per il presente articolo:

Immagine:
https://unsplash.com/photos/4G...

[1] European Union Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) 2020, 23/06/20, https://www.europol.europa.eu/... 

[2] European Union Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) 2016, 20/07/16, https://www.europol.europa.eu/... 

[3] European Union Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) 2017, 15/06/17, https://www.europol.europa.eu/... 

[4] European Union Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) 2018, 20/06/18, https://www.europol.europa.eu/... 

[5] European Union Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT) 2019, 27/06/19, https://www.europol.europa.eu/... 

[6] H. Al-Hashimi, ISIS on the Iraqi-Syrian Border: Thriving Smuggling Networks, Center for Global Policy, 16/06/20, https://cgpolicy.org/articles/... 

[7] D. E. Stigall, Repatriating Foreign Fighters from Syria: International Law and Political Will (part 1), Just Security, 18/03/20, https://www.justsecurity.org/6... 

[8] CTED Trend Alerts, Member States Concerned by the Growing and Increasingly Transnational Threat of Extreme Right-Wing Terrorism, Aprile 2020, https://www.un.org/sc/ctc/wp-c... 

[9] S. Jones, C. Doxsee, N. Harrington, The Escalating Terrorism Problem in the United States, Center for Strategic and International Studies, 17/06/20, https://www.csis.org/analysis/... 

[10] A. Russell, Over 6,600right-wing extremist social media channels, accounts linked to Canada, study finds, Global News, 19/06/20, https://globalnews.ca/news/708... 

[11] K. Bennhold, Germany Disbands Special Forces Group Tainted by Far-Right Extremists, The New York Times, 01/07/20, https://www.nytimes.com/2020/0... 

[12] Brief summary - 2019 Report on the Protection of the Constitution, https://www.verfassungsschutz....

[13] G. Ruotolo, Estrema destra, terrorismo nero (anche italiano) non è solo su Internet: ha armi, bombe, razzi e progetta attentati contro musulmani ed ebrei, Il Fatto Quotidiano, 21/06/20, https://www.ilfattoquotidiano....


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  • L'Autore

    Laura Morreale

Categorie

Dal Mondo Europa Sezioni Sicurezza Internazionale


Tag

terrorism europe Security

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