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Il Patto di stabilità e crescita: nuove possibilità per il futuro, dopo un passato burrascoso

L’avvento di una delle peggiori crisi economiche, se non la peggiore in assoluto - come testimoniano gli ultimi allarmanti dati della World Bank[1] - similmente al 2008 ha fatto emergere la volontà di discutere nuove proposte riformatrici alle attuali regole europee, ritenute troppo rigide e poco efficaci per affrontare i problemi strutturali di cui alcuni paesi soffrono.

Il dibattito che si sta sollevando e che avrà ripercussioni abbastanza importanti per il futuro ha come finalità quella riformare le regole fiscali europee, in particolare la “legge di stabilità e crescita”.

L’insediamento della nuova Commissione guidata da Ursula Von der Leyen a febbraio, ben prima dell’avvento della crisi, aveva sollevato il problema, aprendo un giro di consultazioni che coinvolgesse i Governi, il Parlamento europeo, i partner sociali ed economisti di rilievo[2].

La partita sarà determinante, ricordando che al momento le regole sono sospese per far fronte alle imminenti conseguenze dell’epidemia. Si tratta di una situazione che quindi, oltre che essere temporanea, deve necessariamente tenere conto della condizione di deterioramento dal punto di vista finanziario dei bilanci dei paesi europei.

ADOZIONE DEL PATTO DI STABILITÀ E LE RIFORME SUCCESSIVE

Una coerente analisi sul Patto di stabilità e crescita è imprescindibile per capire come questo accordo abbia assunto negli anni una crescente importanza, diventando sia a livello legislativo che a livello prettamente pubblicistico un elemento determinante e fortemente dibattuto.

Il Patto di Stabilità adottato nel 1997, attraverso una risoluzione del Consiglio europeo a cui fecero seguito due regolamenti finalizzati a precisare aspetti puramente tecnici (controllo della situazione di bilancio e del coordinamento delle politiche economiche, oltre che l’attuazione di procedure sanzionatorie in caso di deficit eccessivi), pose in essere quanto già stabilito attraverso il Trattato di Maastricht, con la finalità di garantire stabilità per quanto riguarda la disciplina di bilancio. Furono in questo modo ripresi i due criteri sottoscritti a Maastricht riguardati la soglia del 3% per quanto riguarda il rapporto deficit pubblico su Pil, mentre la soglia del rapporto debito pubblico su Pil fissata al 60%.

Alla prima stesura originale si aggiunse la riforma del 2005 resa necessaria in seguito ad una serie di vicende ritenute critiche per la tenuta delle regole stesse. Infatti, tra il 2002 e il 2003 prima Irlanda e Portogallo, poi Francia e Germania disattesero la regola sul deficit, senza che seguisse nessun atto sanzionatorio.

Una scelta che fu dettata da parte del Consiglio dell’Unione europea, organo deputato al controllo delle politiche economiche e di bilancio e guidato all’epoca dall’Italia, dalla posizione della Germania impegnata nell’oneroso processo di unificazione.

Questo importante evento, che fece di fatto perdere credibilità alla regolamentazione vigente ed aprì alla possibilità di proposte di riforma, consentì di porre l’attenzione sulla ridefinizione degli obiettivi di finanza pubblica a medio termine, conservando i precedenti parametri.

In quest'ottica fu promossa l’introduzione dell’obiettivo di medio termine (OMT) volto a promuovere percorsi correttivi degli squilibri dei bilanci in base alle differenti posizioni patrimoniali degli Stati; una novità che fu accompagnata dall’introduzione di strumenti finalizzati all’eliminazione della pro-ciclicità, cioè l’implicazione sui parametri tradizionali (deficit e debito) dalle tendenze assunte dai cicli economici.

Fu così introdotto il Deficit strutturale, in pratica il deficit corretto per il ciclo, che non è altro che la differenza fra Pil potenziale (il Pil massimo potenziale derivato dall’uso ottimale delle risorse) e quello effettivo, definito in gergo economico output gap[3].

L’avvento della crisi finanziaria del 2008, con la successiva crisi dei debiti sovrani, fece emergere la fragilità delle regole vigenti e la loro inefficacia nel sopperire a problematiche profonde del sistema.

In questa situazione nel 2011 furono realizzate importantissime riforme finalizzate a risolvere tali criticità, con l’adozione di nuove regole come: Six Pack, Two Pack e del Fiscal Compact.

La finalità era quella di attuare regole più restrittive che consentissero un progressivo ed incisivo aggiustamento degli squilibri, e di conseguenza una maggior resilienza agli shock.

Per quanto riguarda il Six pack questo si articola in 5 regolamenti ed una direttiva (tre regolamenti ed una direttiva fanno riferimento alla regolamentazione della politica fiscale, mentre gli altri due sono finalizzati ad attuare dispositivi di controllo degli squilibri macroeconomici, MIP).

Il piano continua a tenere in considerazione l’obiettivo di medio termine ed il deficit strutturale, introducendo inoltre una procedura di infrazione per debito pubblico eccessivo che va ad affiancare quella sul deficit. In più è stata introdotta la regola della spesa, che come vedremo in seguito giocherà un ruolo essenziale in futuro.

Per quanto riguarda invece il Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, meglio conosciuto come Fiscal Compact, questo si discosta minimante da quanto già introdotto dal Six Pack, con una leggera modifica dei parametri inerenti al deficit strutturale. L’aspetto centrale che però lo caratterizza è la rigidità imposta al raggiungimento degli obiettivi di bilancio, un aspetto che si evince dall’impegno delle parti contraenti a recepirlo nel livello normativo più alto, quello costituzionale.

Mentre analizzando il Two pack, questo introduce una valutazione più stringente dei piani di bilancio degli Stati membri, prevedendo la produzione di una nota di aggiornamento del Def (documento di economia e finanza), una bozza della legge di bilancio resa disponibile entro il 15 ottobre che sarà sottoposta da valutazioni non cogenti da parte della Commissione entro il 30 novembre[4].

NUOVI SCENARI

Come precedentemente anticipato, ben prima della crisi, e parallelamente al nuovo indirizzo avanzato dalla Commissione in materia di politiche green, erano emerse le prime proposte di riforma.

In questa direzione si sono mossi sia il vicepresidente esecutivo Dombrovskis, che il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, entrambi propensi a ridisegnare le regole generali inerenti alle politiche fiscali.

Vale comunque la pena ricordare come il dibattito in materia risulti essere una delle questioni più delicate e divisive all’interno dell’Unione europea. Non a caso, alla contrapposizione fra i cosiddetti “falchi” e “colombe” (cioè la storica contrapposizione fra paesi con una concezione più e meno rigida delle politiche fiscali) si è affiancata un'ulteriore spaccatura, attraverso la creazione di fronti trasversali come ad esempio il “Blocco di Visegrad” o la “Lega Anseatica” che di fatto hanno esacerbato la frammentazione e lo squilibrio all’interno dell’Europa[5].

I due commissari hanno comunque posto l’accento sulle fragilità delle attuali regole, che hanno reso gli sforzi compiuti poco funzionali in tema di correzione degli squilibri, come ad esempio l’elevato debito pubblico di alcuni paesi che permane. Il loro obiettivo è quello di garantire maggior solidità al sistema di fronte a futuri shock.

In questo caso, uno degli aspetti maggiormente controversi che potrebbe essere riformato è proprio il Pil potenziale, frutto della riforma che nel 2005 introdusse uno dei parametri più importanti: il deficit strutturale. Il calcolo di quest'ultimo è ormai da anni oggetto di ampie discussioni, prima su tutte quella che riguarda direttamente l’Italia ed il calcolo di questo indice.

Una delle ipotesi, che già da diversi anni è al centro delle proposte di riforma, riguarda ad esempio l’utilizzo di indicatori più flessibili, come ad esempio ricorrere alla regola della spesa (l’andamento della spessa proiettato su un arco temporale pluriennale)[6] come parametro di riferimento.

Ma, soprattutto, la proposta di riforma seguirebbe le nuove direttive europee riguardanti il Green Deal europeo, ricalcando in parte quanto già attuato dalla Commissione Junker nel 2015 con maggior flessibilità concessa a discapito di investimenti promossi dai paesi, in questo caso green.

Urge inoltre ricordare che una proposta di questo tipo è ben lontana dal pregiudicare uno scorporo delle spese per investimenti dal calcolo del deficit. Difatti, rimanendo in linea con le esperienze della Commissione Junker, l’ipotesi più plausibile vedrebbe tali spese contabilizzate come una tantum, con un’incidenza rilevante solo sul debito.

Questi interventi però mirerebbero ad avere un impatto positivo sul debito stesso, grazie alla forte incidenza sul denominatore, dovuto dalla potenziale crescita del Pil[7].

Concludendo, quindi, diverse sono le proposte sul tavolo della Commissione che hanno trovato il beneplacito anche del nuovo Governatore della Bce Christine Lagarde. Quest'ultima ha suggerito la necessità di predisporre una riforma in tempi rapidi, precedendo l’automatica entrata in vigore delle vecchie regole attualmente sospese[8].

La sfida è quindi suggestiva nonché necessaria per consentire una piena ripresa del sistema. L'Europa avrà bisogno di basi solide per rimettersi in piedi e fronteggiare importanti contrapposizioni fra i suoi membri, le quali difficilmente saranno superate con facilità.

[1] https://www.worldbank.org/en/publication/global-economic-prospects

[2] https://www.ilfoglio.it/esteri/2020/02/06/news/la-riforma-del-patto-di-stabilita-e-solo-una-consultazione-ma-gentiloni-ha-un-piano-300416/?underPaywall=true

[3] https://eur-lex.europa.eu/summary/glossary/stability_growth_pact.html?locale=it

[4] https://www.camera.it/leg17/465?tema=il_patto_di_stabilit_e_crescita - m

[5] https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-economic-governance-monitoring-prevention-correction/economic-governance-review_en

[6] https://temi.camera.it/leg17/post/OCD25-114.html?tema=temi/la_lattuazione_del_principio_del_pareggio_di_bilancio_d - :~:text=L'aggregato deve essere poi,relativa ai tre esercizi precedenti.

[7] https://www.ilsole24ore.com/art/riforma-patto-stabilita-partita-l-italia-e-investimenti-green-ACfr9cHB

[8] https://www.agi.it/economia/news/2020-05-19/lagarde-patto-stabilita-corte-tedesca-8655083/


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

Categorie

Dal Mondo Europa Sezioni Economia Politica


Tag

fiscalcompact Sixpack Twopack #EuropeanCommission # StabilityandGrowthPact #europeanunion

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