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Dove finiscono i rifiuti?

Le discariche sono piene, gli impianti di smaltimento sono pochi e molti rifiuti finiscono all’estero, in paesi con pochi controlli.

Separiamo la pellicola dalla vaschetta, laviamo il polistirolo che compone il recipiente del nostro cibo, stacchiamo l’etichetta in carta che verrà messa nell’indifferenziata... e infine il tutto finisce nel sacco della plastica. Voilà! riciclo perfetto, ormai noi europei siamo diventati capaci; la maggior parte delle persone differenzia i rifiuti con grande attenzione e sta diventando una sana abitudine. Per le città del nord Italia è un vanto la quantità di rifiuti correttamente differenziati e raccolti dai comuni, ma la domanda è: dove finiscono?

Molti penseranno che finiscano in discarica o in centri di smaltimento appositi. Tuttavia, non è così scontato e da questa prima considerazione sono nate molte domande.

Davvero i rifiuti si esportano ? Non esistono posti dove vengono adeguatamente smaltiti in Italia? Quanto costa trattare i rifiuti in Italia e spedirli all’estero? Dove vengono spediti?

Fino al 2018 centinaia di migliaia di tonnellate di plastica venivano spedite in Cina. Perché? Semplice: costava poco.

Due anni fa il nostro paese ha spedito 200mila tonnellate di rifiuti plastici nel paese del Dragone. Immaginate un container straripante di plastica compressa e moltiplicatelo per 7150 circa. Per farvi un'idea, un container contiene circa 27 tonnellate di materiale ed è lungo 6 metri e alto 2 e mezzo.

Perché si mandava in Cina? Per rispondere a questa domanda, mi sono rivolto a uno del mestiere. Mario, imprenditore lombardo nel campo dei rifiuti, ha provato a darmi qualche risposta. Prima di tutto mi conferma che il fenomeno dell’export dei rifiuti esiste eccome! Egli gestisce un impianto di primo smistamento di rifiuti derivanti dall’edilizia. Anch'esso non nasconde di spedire alcuni di questi rifiuti all’estero, soprattutto le materie plastiche.

Sul perché si mandavano tonnellate di plastica in Cina la risposta è semplicissima: “costava poco, io stesso facevo partire 20 camion a settimana e costava circa 100 euro a camion”. Il motivo del prezzo così basso è abbastanza intuibile: non c’erano controlli, accettavano qualsiasi tipo di plastica o rifiuto in generale.

Poi Mario mi spiega: “da un paio di anni a questa parte la Cina non vuole più i nostri rifiuti e molti sono in difficoltà, le discariche scoppiano o prendono fuoco. Non hai visto al telegiornale?” Da il Sole 24 Ore possiamo prendere qualche dato: dal 2014 al 2019 si contano più di 250 incendi in discariche e impianti di smaltimento, molti di natura dolosa. Senza contare che 100 di queste discariche erano abusive, quindi senza la minima regolamentazione. È un segnale che qualcosa non sta funzionando.

“Il problema principale che mancano gli impianti per lavorare i rifiuti, mancano le discariche per raccoglierli e gli inceneritori per smaltirli, mancano gli impianti di trasformazione e i prezzi dello smaltimento sono alle stelle. Dove li dovrei mettere?” dice Mario.

Ora che la Cina non accetta più i rifiuti europei dove vanno? Le rotte sono cambiate ma il fenomeno rimane molto presente. Guardando la classifica dell’Ufficio statistico dell’Ue, resta europeo il podio degli Stati che importano gli scarti della nostra plastica, con Austria (20%), Germania (13,5%) e Spagna (9%) che in totale importano il 42,5% degli scarti plastici italiani. Negli ultimi anni si nota un aumento dell’export verso la Romania (+385% di variazione tra il 2017 e il 2018), nonché una costante rilevanza delle esportazioni di rifiuti di plastica verso la Slovenia che, lo scorso anno, ha importato ben l’8% dei nostri scarti plastici.

La legge dice che, se esporti dei rifiuti, il paese dove arrivano deve avere norme per lo smaltimento uguali a quelle previste dalla legislazione italiana, ma purtroppo le cose non procedono in tal modo. 

Senza spingersi troppo oltre, anche Mario me lo conferma "i rifiuti si possono spedire nei paesi dell’est, costa un po’ di più della Cina, si trasporta con i camion e di conseguenza devi fare più viaggi rispetto alle navi container. In generale, comunque, costa poco. Io penso che non controllino molto i rifiuti in entrata e non so come li smaltiscono”.

I problemi sono molteplici, ma due di questi saltano subito all’occhio. Facendo una veloce ricerca, tramite l’Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo italiano, scopriamo che smaltire rifiuti in Italia non è così economico. Anche questo mi viene confermato da Mario che, non specificando il prezzo, dice che la sua attività probabilmente non sarebbe ancora aperta in questo momento se si smaltisse tutto in Italia.

Il secondo problema è che, anche volendo, gli impianti sono molto carenti in Italia. Paradossalmente, al posto di aprire nuovi inceneritori e centri per la lavorazione dei rifiuti, vengono chiusi quelli che già esistono.

Il fenomeno dell’export dei rifiuti non sembra essere destinato a fermarsi se non si danno delle alternative a chi tratta i rifiuti. Come ho già detto in un precedente post, il cambiamento deve avvenire nella mentalità: i rifiuti devono essere visti come una risorsa importante e non come un problema! Dovremmo trattarli, riciclarli e far partire il mercato degli oggetti derivanti da questo processo. Il futuro per molti potrebbero essere i rifiuti! Pertanto, dovremmo tutti far nostro questo pensiero: dal semplice cittadino, all’imprenditore, alla classe politica. 


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  • L'Autore

    Matteo Guido Rogora

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Sapevi che? Città e comunità sostenibili


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sustainable life export Agenda 2030,

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