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BEI: una risorsa fondamentale per il futuro europeo

Come ogni volta che si presenta una sfida epocale, le tensioni che si vengono a creare diventano un rilevante strumento per misurare il peso, la funzionalità e la resilienza delle istituzioni.

Tale dinamica, che si sta perpetrando in maniera molto diffusa ed acuta in questo periodo, fa emergere in questa grande bagarre europea i limiti, ma anche i pregi del sistema, come la presenza di strumenti tutt’altro che obsoleti può testimoniare. Tra questi, ad esempio vi è la BEI (Banca europea per gli investimenti) che, nonostante le enormi potenzialità, troppo spesso ha scontato un ruolo marginale.

Questa da sempre ha ricoperto un ruolo cardine come istituzione finanziaria dell’Unione Europea, trovando il proprio fondamento giuridico nell’art. 129 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, all’interno del quale si afferma la volontà a favorire una maggior integrazione europea e lo sviluppo delle regioni economicamente più svantaggiate.

La marginale considerazione concessale è sintomatico di quanto poco sia conosciuta questa istituzione; tuttavia la rilevanza effettiva che ricopre lo dimostra un dato assolutamente esplicativo: attualmente è il più grande istituto finanziario del mondo, in virtù di un capitale sottoscritto da tutti i paesi membri, in quote di diversa entità, che ammonta a 248,8 miliardi di euro[1], superiore anche a quello della Banca Mondiale, che attualmente ammonta a 268,9 miliardi di dollari (circa 246 miliardi di euro)[2].

La Bei ricopre un ruolo centrale nel sostegno all’economia attraverso la concessione di prestiti e garanzie, operando nel mercato attraverso l’emissione di obbligazioni molto robuste (rating AAA), su cui paga tassi di interesse molto bassi, garantendo quote di liquidità per le operazioni.

Gli investimenti in questione coinvolgono vari ambiti economici come: ambiente, infrastrutture, innovazione, sostegno alle piccole e medie imprese; centrali per favorire una maggior integrazione economica europea ed uno sviluppo armonico del mercato interno, così come regolamentato nell’art.309 del TFUE.

Secondo l’art.19 dello Statuto della Bei, l’operato si orienta attraverso interventi concessi sia a Stati membri, oppure verso imprese pubbliche e private, attraverso progetti concordati ed attuati con il beneplacito della Commissione e dello Stato dove avrebbe luogo l’intervento.

Ma altrettanto importanti sono le altre due categorie di intervento promosse dalll’art.309 TFUE e che in futuro ricopriranno un ruolo centrale: l’ammodernamento o la riconversione delle imprese e la realizzazione di opere di interesse comune per gli Stati membri[3].

Ruolo della Bei nei piani anticrisi

Con l’avvento della crisi e l’inizio dei negoziati forsennati fra i Paesi europei, è stato delineato il pacchetto anticrisi, composto da Sure, Mes e Bei, a cui si dovrebbe aggiungere l’ormai noto Recovery Fund, benché questo ancora non abbia assunto una forma definitiva.

Nonostante la luce dei riflettori sia stata puntata solamente sulla questione Mes, gli aiuti veicolati dalla Bei ricopriranno un ruolo non indifferente in quanto forniranno nuova linfa vitale ad un sistema economico fortemente compromesso, così consentendo l’intervento mirato di uno strumento ben consolidato e da sempre molto funzionale nel proprio operato[4].

La Banca ha infatti presentato ben due linee di intervento. La prima, varata il 16 marzo, in grado di mobilitare fino a 40 miliardi di euro suddivisa in 3 proposte. Queste ultime sono finalizzate ad attuare programmi specifici di garanzia alle banche con un impegno di 20 miliardi, a cui si aggiungono apposite linee di liquidità alle banche in grado di favorire sostegno alle PMI, con una portata di 10 miliardi, e infine lo stanziamento di 10 miliardi per l’acquisto di titoli garantiti da attività (ABS), favorendo un alleggerimento del peso nei bilanci bancari dei prestiti alle PMI[5].

Per quanto riguarda il secondo intervento inserito nel pacchetto anticrisi, questo prevede la creazione di un Fondo di garanzia con una dotazione di 25 miliardi che dovrebbe fornire un ammontare di circa 200 miliardi complessivi, in grado di garantire un rafforzamento delle linee di credito per imprese e banche[6].

L’intervento dovrebbe attuarsi attraverso diversi tipi di operazioni quali: garanzie per le banche, garanzie per gli schemi nazionali di garanzia, supporto alle PMI, operazioni di venture debt per aziende ad alta innovazione ed acquisto di cartolarizzazioni garantite dalle banche. Tutti interventi che dovranno essere veicolati tramite il credito bancario[7].

La portata dell’intervento è quindi corposa e una riflessione ulteriore è doveroso condurla: ripercorrendo brevemente quanto in precedenza trattato, è infatti importante notare come la Bei, attraverso l’emissione di obbligazioni, potenzialmente mette in circolo a tutti gli effetti degli “eurobond”, in quanto sostenuti da capitale versato da parte di tutti gli stati membri, così come spesso discusso negli ultimi tempi come soluzione contro la crisi.

Questo è un elemento molto importante poiché molti economisti nel pieno del dibattito si sono spinti a rivendicare un ruolo più centrale della Bei in questa crisi, valorizzandone l’operato soprattutto alla luce della solidità istituzionale che la contraddistingue, la quale potrebbe dunque diventare lo strumento più idoneo per veicolare aiuti su larga scala, senza creare nuovi strumenti o dover cambiare i Trattati.

Fra queste proposte alcune sono risultate particolarmente calzanti, come quella promossa da Cottarelli, Letta e Galli[8] di utilizzare la Bei (o in alternativa il Mes) come baricentro per attuare un aiuto straordinario; oppure ancora dall’economista Quadrio Curzio di ampliare la portata della Bei attraverso una “capital call”, che consenta di aumentare l’entità versata del capitale sottoscritto, considerando che la portata attuale è di 23 miliardi a fronte di una portata potenziale di 248[9].

Tutti progetti interessanti che quindi testimoniano come, oltre all’aiuto effettivo predisposto dalle istituzioni europee, la Banca possa rivestire un ruolo potenzialmente nevralgico e molto più ampio.

La Bei nel Green New Deal Europeo: Banca Europea del Clima

Ma non è tutto, la Bei in questi ultimi mesi, ben prima degli interventi straordinari per il Coronavirus, era stata investita di importanti funzioni e di un ruolo centrale per il futuro dell’Unione. Come trattato nelle righe precedenti, prerogative non secondarie riguardano l’ammodernamento, la riconversione industriale e la realizzazione di opere di interesse comune per gli Stati membri, che con l’insediamento della nuova Commissione assumeranno un ruolo estremamente rilevante all’interno del Green New Deal.

A questo proposito, coerentemente con il percorso intrapreso già da alcuni anni da parte dell’istituzione, la quale favorisce programmi sempre più incentrati sugli investimenti verdi, la Bei ricalibrerà la propria mission promuovendo interventi mirati ad elevato impatto ambientale, e diventando a tutti gli effetti “Banca Europea del Clima[10].

Questo impegno si tradurrà in un rafforzamento degli interventi green che passeranno dal 25 al 50% entro il 2050, in linea con un impegno più generalizzato in materia, concentrandosi su progetti finalizzati a migliorare l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo sviluppo di tecnologie verdi e nuove infrastrutture in grado di favorire la piena transizione verso un’economia verde. Queste azioni verranno accompagnate anche da una nuova politica volta a scoraggiare l’utilizzo dei combustibili fossili, facendo venire meno il sostegno a progetti energetici che dipendono da essi, dalla fine del 2021[11].

Tale intervento si dovrebbe sostanziare dal punto di vista finanziario con la mobilitazione di circa 200 miliardi. A questi ultimi si dovranno sommare i fondi che la Bei predisporrà per l’ulteriore programma Just Transition Mechanism, per cui verrà garantito un prestito iniziale dello stesso istituto di 10 miliardi a cui si dovranno sommare altri 25/30 miliardi[12].

Da quanto analizzato, possiamo quindi trarre delle importanti conclusioni riguardanti la centralità che la Banca europea per gli investimenti ha effettivamente, non solo adesso nel momento di massima emergenza, ma soprattutto per il futuro, ricordando quanto importante sarà valorizzarne le potenzialità.

Prendendo in prestito quanto scritto alcuni anni fa dall’economista Mazzucato: “per intraprendere un coerente percorso di innovazione, questo dovrà essere garantito da uno strutturato supporto finanziario, in cui un ruolo centrale sarà rivestito dalle banche di investimenti pubbliche”.

La Bei dovrà così assurgere al ruolo di “banca per lo sviluppo”, il cui operato sarà determinante attraverso la piena attuazione delle proprie funzioni per il perseguimento dei virtuosi obiettivi futuri contenuti nel Green New Deal europeo.

[1] https://www.eib.org/en/about/governance-and-structure/shareholders/index.htm

[2] https://finances.worldbank.org/Shareholder-Equity/IBRD-Subscriptions-and-Voting-Power-of-Member-Coun/rcx4-r7xj

[3] https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-investment-bank_it

[4] https://www.milanofinanza.it/news/come-funzionano-dietro-le-quinte-mes-sure-bei-e-recovery-fund-202004231903432440

[5] https://www.eib.org/en/press/all/2020-086-eib-group-will-rapidly-mobilise-eur-40-billion-to-fight-crisis-caused-by-covid-19?lang=it

[6] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/laccordo-europeo-ai-raggi-x-tra-mes-sure-e-bei-25752

[7] https://www.eib.org/en/about/initiatives/covid-19-response/index.htm

[8] https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-come-raggiungere-un-accordo-nell-eurogruppo

[9] https://www.huffingtonpost.it/entry/la-soluzione-e-la-bei-ma-anche-quella-e-in-mano-tedesca_it_5e8c30fcc5b6e1a2e0f954e3

[10] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52019DC0640

[11] https://ec.europa.eu/regional_policy/en/newsroom/news/2020/01/14-01-2020-financing-the-green-transition-the-european-green-deal-investment-plan-and-just-transition-mechanism

[12] https://www.forbes.com/sites/bhaktimirchandani/2020/02/03/a-1-trillion-opportunity-how-to-read-the-eu-green-deal-investment-plan/


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  • L'Autore

    Tiziano Sini

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Dal Mondo Europa Sezioni Economia


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