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Agenda 2030 & Oceania: cenni sullo "stato dell'arte"

Il nostro “giro del mondo” attraverso l'Agenda 2030 si concentra, in questo articolo, sulla situazione in Oceania.

Questa terra è costituita in gran parte dall'Australia, uno Stato che, fra le altre cose, copre i 7/8 circa delle terre emerse dell'intero continente, rappresenta più della metà della popolazione complessiva e la quasi totalità del PIL.

Come nel caso di molti altri territori, anche gli Stati dell'Oceania (con l'Australia in primis) si sono impegnati molto nell'individuazione e nella stesura degli obiettivi da raggiungere entro il 2030. Dibattiti, convention e approfondimenti hanno visto la partecipazione attiva anche della società civile, contribuendo ad affrontare il tema con rigore e sensibilità.

Dunque, è possibile affermare che il contributo di questo continente alla creazione dell'Agenda 2030 è stato fruttuoso e decisivo.

A tal proposito, chiarissima è la “sensibilità” del popolo australiano su questo tema, com’è possibile notare dalla considerazione riportata sul sito del Ministero degli Affari Esteri e del Commercio: “The 2030 Agenda is both a domestic and international agenda. It is well-aligned with Australia's foreign, security, development and trade interests - especially in promoting regional stability, security and economic prosperity. It also helps Australia in advocating for a strong focus on economic growth and development in the Indo-Pacific region and in promoting gender equality, governance and strengthening tax systems.”

Entrando più nel dettaglio, possiamo vedere come l'Australia ha presentato il suo primo rapporto sull'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile a luglio 2018. In esso, il Governo di Canberra ha elencato tutta una serie di misure intraprese, fra le quali sono comprese le seguenti:

  • “Piano Strategico sull'Uguaglianza di Genere”, il quale ha permesso alle donne di migliorare la propria condizione di vita (raggiungere ruoli di leadership, sviluppare la propria situazione economica, non subire violenza, etc.);
  • “Strategia Nazionale contro la Disabilità”, grazie alla quale molte persone con problemi di salute sono riuscite ad integrarsi maggiormente nella società;
  • Strategia per l'“Urban Greening”, già testata nei sobborghi di Melbourne, grazie alla quale si dovrebbero mitigare le sofferenze dovute al calore percepito nei grandi centri urbani;
  • Adozione e attuazione del “Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030”, progetto per la riduzione degli effetti delle catastrofi e per una maggiore resilienza verso queste;
  • Difesa delle 66 zone umide presenti in Australia, riconosciute di importanza mondiale anche dalla Convenzione di Ramsar;
  • La società “Melbourne Water”, la quale si occupa della gestione dell'acqua, opera solo ed esclusivamente rispettando gli SDG's 6,11 e 15 (dando così un fondamentale contributo ad un utilizzo efficiente del bene più prezioso per un essere vivente, ossia l'acqua);
  • Già dal 2015 il Governo australiano ha sostenuto “Good Shepherd Microfinance”, tutto al fine di sviluppare un piano definito “Financial Inclusion Action Plan” (dedicato all'inclusione finanziaria e alla resilienza degli attori più vulnerabili in questo ambito);
  • Sviluppo e utilizzo, già in altre città del mondo, del “Plan International Australia”, grazie al quale è sensibilmente aumentata la sicurezza nelle grandi città (soprattutto per le ragazze e le giovani donne).

Tutte queste meritorie iniziative, purtroppo, in questo periodo sono state offuscate da una delle tragedie più grandi che l'Oceania (e il mondo intero) abbia mai dovuto affrontare, mettendo a serio rischio molti degli obiettivi che l'Agenda 2030 racchiude in sé: i terribili incendi che hanno devastato l'Australia negli ultimi mesi.

Circa 84.000 km quadrati andati in fumo, un miliardo di animali coinvolti (e probabilmente rimasti uccisi dalle fiamme), emissioni di anidride carbonica devastanti, interi centri abitati avvolti dal fumo, cittadini costretti ad abbandonare le loro case e molto altro ancora.

Tuttavia, questa tragedia non è dovuta solamente alla sfortuna e porta a fare una drammatica considerazione: anche l'Australia non fa abbastanza per contenere il riscaldamento globale e i danni che in larga parte da esso derivano.

Dunque, se da un lato i policy maker australiani si sono impegnati per il raggiungimento di molti obiettivi dell'Agenda 2030 (come elencato sopra), dall'altro lato ancora troppo poco è stato pianificato e messo in pratica per il contenimento dell'aumento della temperatura media e per affrontarne le drammatiche conseguenze, infatti:

  • Da uno studio pubblicato su “Climate Analytics” risulta che l'Australia sia responsabile dell'1,4% delle emissioni globali di CO2, a fronte di una popolazione dello 0,3% del totale mondiale (studio sul 2017);
  • Il “Climate Change Performance Index (Ccpi)” ha riconosciuto l'Australia come uno dei Paesi con le politiche meno adeguate al contrasto al cambiamento climatico (dati di fine 2019);
  • Il sito “Climate Action Tracker” spiega che le politiche australiane adottate nel 2019 per la lotta ai cambiamenti climatici sono del tutto insufficienti, così come gli sforzi fatti dal 2015 ad oggi[1].

In conclusione, dunque, è possibile riconoscere come la strada verso la piena sostenibilità, anche per l'Oceania, è lunga e complessa. Se per alcuni SDG's la via intrapresa è quella giusta, per altri gli sforzi portati avanti finora si sono dimostrati del tutto insufficienti.

Speriamo almeno che quest'ultima catastrofe serva a far prendere coscienza, ai decisori nazionali e internazionali, che non c'è più tempo da perdere: il momento di agire è ora e ogni ritardo compromette le speranze di un futuro migliore per le nuove generazioni e per l'intero pianeta.



[1]Pagella Politica di Agi, Cosa è vero, e cosa no, di ciò che abbiamo letto sugli incendi in Australia, AGI – Agenzia Italia, 10 Gennaio 2020


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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Dal Mondo Oceania


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Oceania Australia SDG's Incendi report 2018 climate change

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