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Agenda 2030 – America Latina & Caraibi: cenni sullo “stato dell'arte”


“Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere”.                                                                                                                                                                                                                                       Paulo Coelho

Questa citazione dello scrittore e poeta portoghese Paulo Coelho descrive perfettamente ciò che rischia l'intera umanità se non affronta con decisione i temi contenuti nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Infatti, nonostante la sua adozione risalga al 2015, la sua attuazione ancora oggi latita in troppe parti del mondo: continue divisioni politiche, mancanza di lungimiranza, difesa di interessi lontani da quelli proposti nel documento e priorità al mero profitto economico. Tutte queste caratteristiche stanno rendendo questo Accordo uno “specchietto per le allodole” dietro il quale coprire tutte le scelte sconsiderate attuate ai più alti e vari livelli di governance.

Purtroppo, salvo rare eccezioni, non si discosta da tale situazione neanche l'area latinoamericana e caraibica.

I principali problemi che ancora colpiscono questa meravigliosa terra, sebbene siano presenti numerose differenze tra le diverse nazioni, sono i seguenti:

  • Povertà assoluta che colpisce circa il 10% della popolazione;
  • Questa regione è la “più diseguale al mondo” secondo il coefficiente di GINI: nonostante significativi passi in avanti negli ultimi anni, infatti, nel 2017 esso si attestava ancora a 0,466;
  • Incapacità di garantire a tutta la popolazione il libero e gratuito accesso alla salute, all'educazione e più in generale ai servizi essenziali. Ad esempio, 4 ragazzi su 10 (tra i 20 e i 24 anni) non terminano il ciclo di studi che fa riferimento all'educazione secondaria;
  • Mancanza di posti di lavoro ben retribuiti. Persiste il lavoro minorile e i working poors si contano a milioni[1];
  • Drammatica distruzione delle foreste (in particolar modo quella amazzonica), con conseguenze nefaste per gli esseri viventi dell'intero pianeta.

Se la pandemia che stiamo vivendo sta rendendo ancora più critica la situazione in determinate aree e su specifici temi, è da sottolineare comunque che alcuni dati positivi stanno emergendo. Difatti, rispetto alle informazioni risalenti al 2015, ad esempio, si può notare che:

  • Il tasso di mortalità delle donne che aspettano un figlio sta scendendo;
  • Il numero dei bambini che riescono ad accedere ad una minima educazione scolastica sta salendo;
  • Le donne stanno aumentando di numero nei Parlamenti Nazionali;
  • Le zone marine protette stanno crescendo a un ritmo significativo[2].

Dunque, sulla base dei dati sopraelencati, è possibile affermare che al di là dei miglioramenti compiuti, la strada da fare sia ancora lunga e piena di ostacoli; fra questi ultimi, uno dei principali è il debole livello di collaborazione fra i vari Stati. Governi dalle caratteristiche diametralmente opposte (come ad esempio quello brasiliano e quello cubano), modelli di sviluppo molto diversi tra loro, sfiducia reciproca e accuse continue esacerbano la situazione e complicano quindi la risoluzione delle criticità presenti in tutta la regione latinoamericana e caraibica. In questo contesto, gli enti sovranazionali come ad esempio la CEPAL (Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi) e la CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici) non riescono a operare al meglio delle loro possibilità. 

Il termine del 2030 si avvicina e, per non sprecare anche questo strumento utile per migliorare il mondo nel suo complesso, tutti i protagonisti devono assumersi le proprie responsabilità ed agire senza tentennamenti.

La collaborazione è l'unica strada possibile per fare progressi significativi.


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  • L'Autore

    Alessandro Fanetti


    Alessandro Fanetti è nato nel 1988 a Siena e attualmente tratta le questioni inerenti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per Mondo Internazionale. Da sempre appassionato di geopolitica (con focus sulle aree del centro-sud America ed ex-URSS), collabora anche con l' "Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie" (IsAG) e con "Opinio Juris – Law and Politics Review". Ha conseguito un Master in Intelligence Economica presso lo IASSP di Milano nel 2020 e ha frequentato con successo un corso sulla geopolitica latinoamericana e caraibica promosso dalla "Escuela de Estudios Latinoamericanos y Globales" (ELAG) nel 2021. Infine, è iscritto all' "Associazione Italiana Analisti di Intelligence e Geopolitica" (AIAIG) ed è l'autore di un libro intitolato "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).


    Alessandro Fanetti was born in Siena in 1988. Since 2019 he has been writing posts for "Mondo Internazionale" on 2030 Agenda for Sustainable Development. He has always been passionate about geopolitics (with a particular focus on Latin America and former USSR area), he also writes for IsAG and Opinio Juris - Law and Politics Review. He holds a Master degree in Economic Intelligence and actually he's writing a book about post-Soviet Russia. In the end, he is a member of the AIAIG and he is the author of the book "Russia: alla ricerca della potenza perduta - Dall'avvento di Putin alle prospettive future di un Paese orfano dell'URSS" (Edizioni Eiffel, 2021).

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Dal Mondo America del Sud Temi Società Agenda 2030


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Agenda 2030, America Latina e Caraibi CEPAL CELAC

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