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Haiti. Un Paese dilaniato dalla violenza

Morti in un attentato il Presidente Jovenel Moïse e sua moglie

Haiti, piccolo stato caraibico dell’America centro meridionale ed ex colonia francese, ha sempre avuto una situazione politica profondamente instabile a cui, nel 2010, si è inoltre aggiunto un violento terremoto che ha dilaniato il Paese, provocando un altissimo numero di morti e aggravando la precarietà economica e sanitaria dell’isola. L’isola è stata messa in ginocchio. Gli isolani hanno considerato quell’evento catastrofico come una sorta di “colpo di grazia” piombato su di loro. I morti furono 220.000.

Sebbene siano passati undici anni dal terremoto, gli sfollati nel 2017 erano ancora 170.000. Il Paese non ha ancora superato la drammatica crisi umanitaria che vede l’UNICEF e altre ONG in prima linea, fornendo aiuti concreti alla popolazione. Inoltre, i lavori di ricostruzione procedono con estrema lentezza. Il Paese è uno dei più arretrati del continente e il tasso di povertà già alto è peggiorato fortemente a causa degli eventi del 2010.

Nel 2011 si sarebbero dovute svolgere libere elezioni. Non si tennero. Dobbiamo arrivare al 2015. Ad ottobre si tenne il primo turno delle presidenziali. Il secondo nel 2016. Si tenga presente che l’ONU è sull’isola dal 2004, proprio per controllare e incoraggiare il processo di sviluppo e consolidamento democratico di cui Haiti e i suoi abitanti hanno concreto bisogno, oltre a fornire assistenza per la ricostruzione del Paese.

Jovenel Moise vinse le elezioni una prima volta nel 2015 come candidato del centrodestra. Furono però annullate a causa di reiterate accuse di brogli elettorali. L’anno successivo vennero nuovamente svolte e si aggiudicò ancora la vittoria. Il suo mandato ebbe inizio a febbraio 2017. La sua presidenza si contraddistinse per le ripetute accuse di corruzioni; gli furono contestati finanziamenti illeciti per un valore di due miliardi di dollari e di aver provocato la sparizione di molti avversari politici e oppositori del suo governo. In virtù della poca fiducia di cui godeva, nel 2019 il popolo si riversò nelle piazze chiedendone le dimissioni e di tornare a libere elezioni. Lo Stato fu scosso da violente proteste e manifestazioni culminate in scontri tra manifestanti e polizia. Ci furono alcune vittime tra i civili, tra cui un giornalista.

Nel 2021 gli scontri e il malumore del popolo ripresero, con rinnovato vigore. L’oggetto della diatriba? Secondo l’opposizione e la cittadinanza il mandato di Moise sarebbe dovuto terminare il 7 febbraio 2021, ossia dopo cinque anni (dalle elezioni del 2016 N.d.A.) come previsto dalla Costituzione. Il suo partito sosteneva che, essendo entrato in carica nel 2017, il mandato non poteva essere ritenuto concluso e che avrebbe dovuto governare per un altro anno.

A febbraio la tensione esplose. Il governo arrestò ventitré persone e questo avvenimento infiammò le proteste. Tutti gli haitiani invasero le strade per chiedere le dimissioni del Presidente e dell’Assemblea. Tra gli arrestati di febbraio figurano un giudice della Corte costituzionale e un Alto funzionario della polizia, con la motivazione che avrebbero organizzato un colpo di Stato per costringere il Presidente a lasciare il suo incarico.

Jovenel Moise è stato ucciso il 7 luglio scorso nella sua residenza di Pelerin 5 a Port au Prince. In una nota del Governo, il Ministro della Cultura comunica che i funerali saranno celebrati il 23 luglio.

Il 15 luglio Dimitri Hérard, capo della sicurezza privata di Moise, è stato arrestato. Nei mesi precedenti era stato più volte visto a Bogotà, capitale colombiana.

Da quanto emerge dalle prime ricostruzioni, il Presidente è stato ucciso nella sua abitazione da un gruppo di mercenari colombiani addestrati dagli USA, che è stato recentemente attestato. I mercenari arrestati e accusati dell’omicidio sono sette e facevano parte di un gruppo più ampio composto probabilmente da 26 persone circa. Essi si sono intrufolati nella notte tra il 6 e il 7 luglio senza ricevere alcuna opposizione dal personale preposto a garantire l’incolumità del Presidente. Un fatto che ha sorpreso molto gli investigatori che stanno conducendo le indagini. Il loro sospetto è che i mercenari si siano avvalsi della collaborazione e supporto di haitiani, vicini a Moise.

Il Dipartimento di Difesa statunitense ha comunicato quanto segue, in una nota pubblicata da poco: «Una revisione dei nostri database di addestramento indica che un piccolo numero di individui colombiani detenuti nell’ambito di questa indagine aveva partecipato a precedenti programmi di addestramento e istruzione militare degli Stati Uniti, mentre prestavano servizio come membri attivi delle forze militari colombiane».

Christian Emmanuel Sanon, medico haitiano di 63 anni, da 20 residente in Florida, è stato ritenuto responsabile dell’attentato poiché è stato visto rientrare nel Paese (dalla Florida) proprio nei giorni immediatamente precedenti, tramite aereo privato. Gli investigatori lo ritengono il mandante e l’organizzatore in quanto sarebbe voluto diventare presidente mediante un colpo di Stato, dato che Moise non accennava al ritiro. Ai sicari assunti per portare a termine il suo piano avrebbe promesso di renderli sue guardie personali, una volta ottenuta la presidenza. Sanon è stato arrestato.

Il direttore generale della polizia nazionale Léon Charles ha dichiarato ai media locali «Sanon è stato segnalato da molti dei colombiani arrestati come un referente [...] Secondo le informazioni in nostro possesso è venuto con evidenti scopi politici. Sanon, prima di arrivare ad Haiti all'inizio di giugno, ha avuto contatti con una compagnia di origine venezuelana (CTU Security) basata in Florida e specializzata nel reclutamento di contractors. Lo accompagnavano alcuni mercenari che inizialmente dovevano garantire la sua sicurezza e poi assisterlo in un tentativo di assumere la presidenza al posto di Moise. Una volta disarticolato il commando colombiano, Sanon ha preso contatto con altre due persone che consideriamo gli autori intellettuali dell'assassinio del presidente Moise, la cui identità non può essere per il momento rivelata, per non inficiare le indagini».

La moglie di Moise, Martine Marie Etienne Joseph, era inizialmente sopravvissuta all’attentato. Fu immediatamente ricoverata in una clinica della Florida, da cui aveva rilasciato una dichiarazione a commento di quanto le era accaduto e sulle sorti del marito. Infine, a seguito delle gravi ferite riportate, è deceduta.


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  • L'Autore

    Giulia Patrizi

    Giulia Patrizi si è laureata a luglio 2020 in "Lingue, Culture, Letterature e Traduzione" presso l'Università La Sapienza, specializzandosi nella lingua russa, spagnola (approfondendo il continente latinoamericano) e slovena, con una tesi dal titolo: Hemingway tra rivoluzione cubana e disgelo. Parabola di un mito. Ha partecipato al programma di "International Exchange extra-UE" che le ha permesso di svolgere il Semestre primaverile del 2019 nell'ateneo russo Università Politecnico di Tomsk (TPU), dove ha sostenuto esami in lingua russa e inglese. Collabora con Mondo Internazionale come autrice delle aree America Latina e Europa Centro - Orientale e Russia in Framing the World.

    Giulia Patrizi graduated in July 2020 in "Languages, Cultures, Literatures and Translation" at La Sapienza University, specialising in Russian, Spanish (analysing the Latin American continent) and Slovenian, with a thesis entitled: Hemingway between the Cuban revolution and the Thaw. Parable of a myth. She participated in the "International Exchange extra-EU" program which allowed her to carry out the Spring Semester of 2019 at the Russian University Tomsk Polytechnic University (TPU), where she took the exams in Russian and English. She collaborates with Mondo Internazionale as the author of the Latin America and Central-Eastern Europe and Russia areas in Framing the World.

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