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GUIDA: DONNA E ISLAM

Le risposte a molte domande

Come premessa è giusto precisare alcune cose che permetteranno di comprendere meglio i concetti spiegati a seguire.

Cultura Islamica e cultura musulmana non riflettono necessariamente gli stessi valori. Sebbene la cultura musulmana derivi dalla cultura islamica, le due non coincidono sempre visto che nel corso dei secoli svariate società musulmane hanno deviato dall’originale cultura islamica. Tale deviazione è avvenuta in modi differenti in diverse parti del mondo, ma il risultato è che oggi le varie società musulmane esprimono delle sfaccettature culturali che non riflettono necessariamente la cultura islamica com’è stata concepita originariamente.

Per capire la donna nel mondo musulmano di oggi, bisogna far riferimento non solo alla società stessa, ma anche ai precetti del Corano. Al suo interno sono riportati molti versetti dedicati alla donna e alla sua condizione, i suoi diritti e i suoi doveri dal punto di vista religioso e sociale.

Dal punto di vista religioso, l’Islam pone la donna e l’uomo su un piano di completa uguaglianza. Attraverso il Profeta Maometto (SAW), è Dio stesso (SWT) a dichiarare che gli sono gradite in pari misura le buone azioni dell’una e dell’altro e che tutte saranno ugualmente ricompensate.

Dal punto di vista sociale, però, è innegabile che il Corano sia espressione della società in cui ha preso forma, ovvero una società che presentava istituzioni che si scontrano spesso con i mutamenti delle società musulmane odierne. Ad aggiungersi, il rapporto con gli standard culturali delle donne del mondo occidentale che rendono difficile comprendere una cultura ed una religione molto diversa, la quale tuttavia sta attraversando un lungo processo di emancipazione femminile.

È giusto ricordare anche, così come riportato in precedenza in altri articoli, che i Paesi arabo-islamici adottano trattamenti molto diversi tra loro. I diritti delle donne non sono ovunque tutelati o comunque non sono tutelati alla stessa maniera. Resta quindi costante il fatto che ciascun Paese arabo abbia riconosciuto alla donna diversi diritti nei più svariati ambiti della società.

Ma iniziamo a trovare un po’ di risposte.

“QUELLO DEL VELO È DAVVERO UN OBBLIGO?”

“PERCHE' CI SONO DONNE MUSULMANE CHE LO INDOSSANO ED ALTRE NO?”

Molte sono le curiosità del mondo occidentale, e non solo, riguardo all’obbligo, o meno, della donna musulmana ad indossare il velo.

Il tema del velo islamico attraversa da decenni il dibattito delle società occidentali come di quelle mediorientali e non solo. Il velo, che copre la testa di molte donne musulmane, interseca questioni sociali, politiche e filosofiche fra le più discusse. La condizione della donna, la libertà di culto, la dignità umana, la possibilità di autodeterminarsi, il rapporto tra vita privata e vita pubblica, sono solo alcune di queste questioni.

Tale tema è stato toccato e affrontato già in precedenza, ma con questa guida cerchiamo di andare incontro alle curiosità che spesso sorgono riguardo all’uso del velo.

Il testo del Corano non parla esplicitamente dell’obbligo ad indossare il velo, tuttavia per molti esegeti è chiaro che lo prescriva, mentre per una minoranza di riformisti non è possibile giungere a una conclusione simile. I versetti attorno ai quali gira il dibattito sono il 31 della Sura XXIV, il 59 e soprattutto il 53 della Sura XXXIII che riporta: <<E quando domandate un oggetto alle sue spose, domandatelo restando dietro a una tenda: questo servirà meglio alla purità dei vostri e dei loro cuori>>.

Per gli storici, l’usanza per le donne di coprire il capo esisteva già prima della nascita di Maometto (SAW). Era una pratica prevista per le donne di alto rango e proibita alle altre. Per questo le 11 mogli del Profeta usavano il velo, senza tuttavia che a ciò corrispondesse una loro esclusione dalla vita pubblica. Alcune di esse (Khadija, Aisha), una volta morto Maometto (SAW), ebbero un ruolo di guida nella gestione e l’espansione dell’Islam.

Accantonando le implicazioni storiche, il velo è diventato con il tempo uno strumento di identità e appartenenza che si potrebbe metaforicamente intendere così: il velo sta all’Islam come il crocifisso sta al Cristianesimo. E qui sorge spontaneo pensare che non sia di certo indossando un crocifisso al collo che una persona si qualifica come buona cristiana.

Ci sono donne che pregano, digiunano durante il mese di Ramadan, fanno beneficenza e vogliono il bene del prossimo quanto lo vogliono per se stesse, senza però coprirsi con un velo. Questo perché hanno fede e credono in quel che sono, senza dimostrazioni ulteriori. E, diversamente, ci sono donne e uomini che ritengono che per completare l’opera si debba indossare il velo.

Il fatto che le donne musulmane abbiano uno stile di vita diverso una dall’altra, è dato dalla normalità che vede ciascun essere umano avere un proprio modo di vivere. Alcune differenze si trovano nel fatto che i Paesi musulmani abbiano adottato nel tempo diverse interpretazioni della religione; altre sono imputabili alla personale interpretazione del testo coranico; altre ancora dipendono da scelte personali.

“LE DONNE MUSULMANE HANNO SEMPRE PORTATO IL VELO?”

A cavallo fra il XIX e il XX secolo il Medioriente fu attraversato da un grosso dibattito circa l’opportunità di dismettere il velo. Tutto il Novecento, fino agli inoltrati anni ’70, si può considerare il secolo del suo abbandono. La prima nazione a prendere questa strada è stata la Turchia dove Kemal lo vietò espressamente. Lo stesso fece in Iran lo Shah Reza Pahlavi nel 1936. In Tunisia negli anni ’20 ci fu una vera e propria campagna contro il velo, mentre in Egitto, negli anni ’40 e ’50, era raro vedere donne velate nelle grandi città, come al Cairo o ad Alessandria, anche se resistevano nelle aree rurali.

Dagli anni ’70 in poi, con grande sorpresa di molti, si è avuto un graduale ritorno al velo. Le cause di questo ritorno sono molto dibattute ma fra le più certe c’è la volontà di ritornare ai precetti sociali e religiosi originari, soprattutto per la mancata transizione alla democrazia e allo sviluppo economico. Le donne sono state protagoniste, più che vittime, di tale rinascita. Difatti molte donne, inserite in quest’ottica, hanno incoraggiato le musulmane a un ritorno al Hijab.

“È VERO CHE ANCHE ALTRE RELIGIONI RICHIEDONO CHE VENGA INDOSSATO IL VELO?”

Il velo fa parte dei miti fondativi di tutte e tre le religioni monoteistiche. Il velo è diventato parte dell’Islam a causa dell'imitazione di consuetudini di altri popoli, nello specifico gli assiri, i greci e i romani in cui era usato dalle donne delle classi alte. La storia, difatti, ci dimostra che questo capo è stato un costume dei popoli del Mediterraneo per molti secoli, al di là delle loro specifiche religioni.

Prendendo come caso il Cristianesimo, nella Prima lettera ai Corinzi, l’apostolo Paolo prescrive come obbligatoria la regola per le donne cristiane di coprirsi il capo durante la preghiera. Tertulliano nel De Virginibus Velandis, testo controverso, prescrive il velo per le donne ogni qualvolta queste escano di casa. Nel Corano, curiosità non secondaria, la prima volta che appare il termine “Hijab” è in relazione a Maria, madre di Gesù, che si nasconde dietro a un velo in attesa del figlio.

“FAR INDOSSARE IL VELO NON ‘SOFFOCA’ IL DESIDERIO DI MOSTRARSI DELLE DONNE?”

In Occidente è idea comune che una donna che porti il velo lo faccia per rendersi invisibile agli altri. In realtà l’Islam invita il genere femminile ad essere discreto, ma non mortificato. Il corpo deve essere curato e valorizzato. Infatti, sotto il velo i capelli possono vivere a seconda dei gusti della persona.

Ci si può profumare, si possono truccare occhi e labbra, si possono decorare unghie e mani con l’henné (è a discrezione della persona l’attenzione nell’uso di cosmetici halal, cioè privi di alcool e di derivati di animali considerati proibiti).

Le donne velate hanno solitamente una grande quantità di veli da abbinare ai loro abiti. I diversi tipi di velo possono essere personalizzati in diversi modi. La creatività è all’ordine del giorno: spille, perle e brillantini tengono fermo il velo e lo rendono unico al tempo stesso.

Una curiosità non da poco: nel 2013 i Paesi musulmani hanno speso 340 miliardi di euro in vestiti e calzature e circa 450 miliardi nel 2019. Spesso stilisti di alta moda, come Dolce & Gabbana, hanno lanciato linee di abiti dedicate alle donne musulmane, intuendo il potenziale enorme di un mercato simile.

“LE DONNE MUSULMANE PREGANO DAVVERO 5 VOLTE AL GIORNO?”

Le donne musulmane, così come tutti i credenti praticanti, sono invitati dall’Islam a purificarsi e a pregare cinque volte al giorno a seconda di cinque momenti particolari della giornata. A precedere le preghiere vi è il lavaggio di alcune parti del corpo, in quanto l’intento della preghiera è quello di purificarsi non solo spiritualmente ma anche materialmente e fisicamente. Le cinque preghiere contengono versetti del Corano e sono recitate in lingua araba. Le preghiere obbligatorie sono Al-Fajr che si recita all’alba, Al-Dhur a mezzogiorno, Al-Asar a metà pomeriggio, Al-Maghrib al tramonto e Al-Isha quando cade la notte.

Non è da dimenticare, però, che vi è la preghiera volontaria che si può fare in qualsiasi momento, quando si sente la necessità di avvicinarsi più a Dio.

“QUALI CIBI PUO' MANGIARE UNA DONNA MUSULMANA?”

In generale, i musulmani non possono mangiare carne di maiale o cibi che li contengano, sotto qualsiasi forma.

Questo non è solo vietato nel Corano ma anche nella Bibbia, e nel libro del Deuteronomio, inoltre, Il maiale è ritenuto un animale impuro (così come la sua carne) perché esso si nutre di qualsiasi cosa, persino delle sue scorie, ed è un facile veicolo di malattie a causa dell’altissima concentrazione di tossine presente nel suo corpo. E' un animale con reni mal funzionanti e quindi non riesce ad espellere dal corpo abbastanza acido urico, e per questo tende ad ingrassare facilmente. Si comprende, così, come l’Islam vieti per varie ragioni questi cibi.

Oltre al divieto di mangiare suini, ogni altro animale (eccetto i pesci) si può mangiare solo se macellato secondo la legge islamica (ossia fatto dissanguare lentamente). Pertanto, per i musulmani non è possibile mangiare qualsiasi tipo di carne venduta nelle macellerie o nei supermercati. Esistono le macellerie ‘Halal’.

Inoltre, sono vietate anche le carni di animali morti di morte naturale, la carne di uccelli rapaci, tutti gli insetti, gli animali domestici e gli animali che strisciano sul loro ventre (come i serpenti). Infine, anche gli alcolici sono vietati.

“DAVVERO L’ISLAM DICE CHE L’UOMO PUO’ SPOSARE PIU’ DONNE?”

Vi è sì il caso: la poligamia, cioè la possibilità concessa solo agli uomini di sposare fino a quattro mogli. Questo uso è riconosciuto come lecito nel Corano, ma vincolato all’obbligo per il marito di trattare allo stesso modo tutte le mogli e alla disposizione a sposarne una sola se non si è certi di poter essere equi.

Anche tale questione, come tutte le altre, viene vista in modo diverso a seconda del Paese e dell’approccio legislativo adottato. Difatti alcuni Paesi, nonostante il loro essere arabo-musulmani, successivamente al processo di rivoluzione e modernizzazione, hanno vietato la poligamia.

“UNA DONNA MUSULMANA PUO’ SPOSARE UN UOMO CRISTIANO?”

“CON IL MATRIMONIO MISTO UNO DEI DUE DEVE CONVERTIRSI?”

“COSA SUCCEDE SE UNA DONNA MUSULMANA DIVENTA CRISTIANA? E SE UNA DONNA CRISTIANA DIVENTA MUSULMANA?”

Come viene spiegato nel libro intitolato ‘Islam in relazione alle campagne di scetticismo’ del Dr. Mahmud Hamdi Zaqzuq, il matrimonio nell’Islam è basato su affetto e comprensione e continuità. <<L’Islam rispetta tutte le religioni rivelate in precedenza (Ebraismo e Cristianesimo).>>

<<Se un musulmano sposa una cristiana/ebrea è obbligato a rispettare i dogmi di sua moglie e gli è vietato impedire a sua moglie di praticare la sua religione.>> Appare quindi che l’Islam garantisce il rispetto al culto del coniuge.

Tuttavia, se una donna musulmana sposa un non-musulmano, ovvero un cristiano o un ebraico, o una persona di altra professione religiosa, l’uomo si troverà in difetto nel rispettare il culto della moglie, in quanto il non-musulmano non crede a Maometto (SAW) e non lo riconosce. E se il rispetto reciproco sta alla base del rapporto di coppia, in questo caso viene a mancare. Questo è il motivo per cui passa il seguente messaggio: <<una donna musulmana può sposare solo un uomo musulmano, mentre un uomo musulmano può sposare una donna cristiana o ebrea>>.

Non si può negare il divario tra le religioni e quindi il difficile confronto che si viene a creare all’interno delle coppie miste. Ma, sempre attraverso un approccio di comprensione, si auspica che ciascuna storia trovi il proprio modo di essere vissuta.

La scelta di convertirsi viene influenzata dalla propria religione, ma rimane una scelta personale.

“ESISTONO ANCORA I MATRIMONI COMBINATI?”

I matrimoni combinati nel passato sono stati un usanza diffusa non solo nella comunità islamica ma anche in molte altre parti del mondo. Oggi, venendo meno la società tradizionale di un tempo, non è più pratica usuale. Le donne musulmane, così come tutte le donne al mondo, hanno (e devono avere) la libertà di scegliere il proprio compagno di vita. Il fenomeno dei matrimoni combinati e delle spose-bambine, seppur sporadico e ormai limitato, deve essere fronteggiato nei Paesi dove ancora si pratica.

“COSA SI PENSA DEL DIVORZIO?”

Il divorzio, per il diritto islamico, può avvenire solo per il ripudio della moglie da parte del marito. La moglie ripudiata viene separata dai figli e si ritrova spesso in miseria. Non le resta che vivere a carico della propria famiglia di origine o in maniera indipendente.

In un’ottica più moderna e di apertura, le donne musulmane che oggi divorziano sono molte di più del passato. I numeri sono cambiati in quanto a cambiare c’è la mentalità e le società di questi Paesi, che stanno attraversando questo complesso processo di cambiamento ed emancipazione della donna.

“COSA SUCCEDE ALLE DONNE CHE TRADISCONO IL PROPRIO UOMO?”

Se esaminiamo attentamente cosa il Corano dice in materia di adulterio, quel che si nota è che pone uomini e donne sullo stesso piano, stabilendo per entrambi la fustigazione pubblica.

Come detto inizialmente, alcuni Paesi islamici, definiti ‘integralisti’, hanno una rigida applicazione delle leggi religiose. In questi Paesi, proprio a proposito di adulterio, la fustigazione, per esempio, è affiancata dalla lapidazione, una pratica orrenda che prevede il lancio di pietre contro i due adulteri fino alla loro morte. Ovviamente il discorso vale nello specifico per questi Paesi dalle pratiche particolarmente aspre e ‘radicali’.

“IN FATTO DI EREDITA’ LA DONNA COSA RICEVE?”

Anche in materia di eredità, le disposizioni del Corano rappresentarono sicuramente un miglioramento della condizione delle donne. Grazie al Corano, infatti, si è stabilito che possono ereditare sia i figli maschi che le femmine, sebbene i primi in misura maggiore. Teniamo anche qui presente che in molte culture dell’epoca della nascita coranica la donna non aveva alcun diritto in materia di eredità e di proprietà privata, e tutto ciò che aveva apparteneva agli uomini di casa.

La Rivelazione coranica ha certamente portato ad un miglioramento della condizione della donna nei Paesi islamici in quanto ha rivoluzionato il modo di vedere la donna. Come già visto nella ‘GUIDA: DONNE NEL MONDO ARABO’, alla donna difatti è stata riconosciuta piena personalità giuridica, al pari dell'uomo, e le è stato attribuito il diritto di ereditare beni e di amministrare il proprio patrimonio (e tanto altro ancora).

“NEI PAESI ARABI C’È SOLO L’ISLAM?”

“TUTTI I PAESI ARABI SONO MUSULMANI?”

È un dato da assumere come dato di fatto: non tutti i Paesi arabi adottano solamente l’Islam, così come è vero che non tutte le persone di religione musulmana provengono da Paesi arabi.

Il ‘mondo arabo’ rappresenta le ventidue Nazioni che al mondo costituiscono la Lega degli Stati Arabi, ovvero: Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Comore, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Giordania, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Palestina, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen.

Si tratta pertanto di Paesi che hanno come lingua ufficiale maggioritaria l’arabo e che vantano l’Islam come religione maggiormente diffusa. Sono Stati, però, che comprendono anche altre significative minoranze religiose tra cui cristianesimo ed ebraismo. Ad aggiungersi a questi ventidue Paesi, situati tra Medio Oriente e Africa, vi sono quelli che, molto vicini alle aree interessate, hanno un alto tasso di musulmani, come la Turchia, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan, il Bangladesh, l’Indonesia e la Malesia, ma che non sono Paesi propriamente arabi.

A conclusione di questa piccola guida, è possibile evidenziare che:

- Per quanto riguarda l’identità umana, uomini e donne sono uguali in condizione e status in accordo agli insegnamenti islamici. Secondo l’Islam, uomini e donne hanno lo stesso diritto e le stesse capacità di raggiungere l’eccellenza e di tendere alla perfezione;

- La cultura musulmana, incoraggiando l’interazione sociale tra gli esseri umani, riconosce le donne come libere di partecipare alla vita sociale (e non solo);

- L’Islam riserva uno speciale rispetto alle donne in quanto parte essenziale dell’umanità.


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  • L'Autore

    Sofia Abourachid

    Dottoressa in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Padova.

    Dottoressa Magistrale in Relazioni Internazionali curriculum di Diplomazia e Organizzazioni Internazionali con Laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Milano.

    Appassionata di diritti umani e di tutto ciò che concerne il sociale, tra cui tematiche di uguaglianze di genere, minori, donne, immigrati e terzo settore; altrettanto appassionata di storia e di politica internazionale, cerca di contribuire all'Associazione in maniera attiva. Attualmente attiva anche nel campo dei Social Media e della Comunicazione.

    Le conoscenze che possiede si intrecciano con la sua storia personale. Le origini arabe che ha ereditato, assieme alla lingua e alle tradizioni di un mondo tutto da scoprire. In Mondo Internazionale ricopre la carica di Project Manager per il progetto TrattaMI Bene

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