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Giuditta e Oloferne: il dipinto di rivalsa di artemisia gentileschi sul suo stupratore

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Artemisia Gentileschi, nata a Roma nel 1593, fu una delle piu’ talentuose e straordinarie pittrici del Seicento. Grazie al padre, anch’egli pittore, che credette in lei e nel suo dono, la ragazza riuscì ad emergere in un mondo che era all’epoca prettamente maschile. Le scuole d’arte infatti erano precluse alle donne, ma la bravura di Artemisia riuscì a farla spiccare tra i suoi colleghi.

La pittrice in giovane età subì tuttavia un grande trauma: venne violentata dal maestro di bottega presso cui il padre la mandò a fare l’apprendista, Agostino Tassi. Artemisia dovette affrontare un lungo e doloroso processo alla fine del quale vinse la causa: il suo carnefice venne mandato in esilio. Tuttavia si trattò di una vittoria de iure: Tassi non si spostò mai da Roma per continuare a fare le opere che gli venivano commissionate. Come se non bastasse la reputazione della pittrice ne uscì distrutta.

In moltissime opere della Gentileschi si può notare lo sforzo catartico che ella compie nei confronti della violenza subita, si può notare come cerchi sempre la rivalsa nei confronti del suo stupratore. Un esempio perfetto di questi suoi sentimenti e’ il quadro di Giuditta e Oloferne (che ella eseguì in piu’ versioni): attraverso la vicenda biblica, Artemisia esprime il proprio desiderio di vendetta verso chi l’ha spezzata con la violenza. L’opera fu realizzata poco dopo quel tragico episodio della sua vita.

Ecco di seguito le parole che ella stessa utilizzò per descrivere il suo tremendo stupro:
“Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne”


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    Isabella Poretti

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Attualità


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Donne Violenza Violenza contro le donne Arte Artemisia Gentileschi

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