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Geopolitica della Brexit

Il 31 gennaio è sempre più vicino. E la Brexit, dopo quasi 4 anni di attesa, sembra che stia per giungere al termine.

Ma quali sarebbero gli eventuali cambiamenti post-Brexit sulla cartina geografica?

Spesso l’argomento passa sotto banco, ma non bisogna dimenticarsi che il Regno Unito è uno Stato plurinazionale. E la Brexit ha ridato linfa vitale ai nazionalismi intestini.

A partire dall’Irlanda del Nord. La progressiva integrazione di Irlanda e Regno Unito nell’Unione Europea aveva mitigato le rivendicazioni degli unionisti nordirlandesi. Ad oggi, queste sono ritornate in auge (si pensi che la popolazione nordirlandese favorevole all’unificazione è passata dal 13% del 2015 al 32% del 2019), così come le autobombe dell’IRA.

Non da meno è la Scozia. Questa non si è vista prendere in considerazione per il raggiungimento di un accordo con Bruxelles e, inoltre, essa ha un attaccamento particolare all’appartenenza all’Unione Europea. Attaccamento che fu alla base della vittoria del remain al referendum sull’indipendenza del 2014. La Scozia infatti non è intenzionata a rinunciare a benefici quali i fondi regionali e per l’agricoltura o l’accesso al mercato unico europeo di prodotti tipici di alcuni settori, quali quelli della lana e della pesca.

Anche in Galles, tradizionalmente più quieto rispetto alle altre regioni, il nazionalismo ha ripreso vita. Nel 2019 ⅓ dei gallesi dichiarava di voler uscire dal Regno Unito per rimanere, in caso di concretizzazione della Brexit, nell’Ue. Particolarmente vivo era questo sentimento nei giovani tra i 18 e i 24 anni (dove il 42% dei rispondenti era favorevole alla secessione).

Questa possibile situazione di frattura complica il ruolo del Regno Unito a livello internazionale, specie in relazione alle ambizioni dell’amministrazione Johnson.

Una nazione che ambisce a recuperare i fasti dell’antico impero e a instaurare un dialogo paritario con Cina e Usa deve dimostrarsi compatta e credibile. Così frammentato, il Regno Unito rischia di rimanere ingabbiato nella sfera di influenza degli Stati Uniti, sebbene alleati.

E non è scontato ribadire questo concetto, perché un domani lo stesso problema potrà essere posto per altre nazioni europee. I focolai di euroscetticismo sono infatti ampiamente diffusi e, se come alcuni dicono, la Brexit è un allettante precedente, altre nazioni europee potranno essere tentate di intraprendere la medesima strada del Regno Unito nell’illusione di essere grandi potenze.

La verità, però - purtroppo o per fortuna, non è questa la sede per specificarlo - è un’altra: gli Stati europei sono ormai medie potenze che, al di fuori di un contesto coordinato come l’Unione Europea, difficilmente possono far prevalere le loro ragioni.



Fonti:

EUROPE IN IDENTITY CRISIS. The future of the EU in the Age of Nationalism, ISPI.


La fine del Regno Unito, Ma l’impero non c’è più, novembre-dicembre 2019, Eastwest.


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  • L'Autore

    Edoardo Pozzato

    - Nome: Edoardo Pozzato;

    - data di nascita: 16/05/1998;

    - studente di: Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, 3°anno

    Amante della scrittura e della lettura, in particolare di gialli e opere di scienza o filosofia politica.

    Pragmatico e realista ortodosso: sono più interessato alla logica e alla durezza dei fatti, piuttosto che alle aspirazioni o ai grandi ideali astratti.

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Dal Mondo Europa


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europe EU Brexit geopolitics

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