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Framing the World, XXVIII numero

Una rassegna dei principali eventi di risonanza internazionale

Questo inizio di 2020 ci ha riservato forti “emozioni”. Dopo la crisi tra Stati Uniti ed Iran, gennaio si chiude con l’epidemia del Coronavirus, che sta causando forti ripercussioni in tutto il mondo e che noi esploreremo da una moltitudine di punti di vista. La nostra attenzione come sempre non si limita a questo tema e in tale numero vi segnaliamo la delicata situazione libica e la fragilità della tregua raggiunta dalle parti, ma anche una Russia sempre più attiva nell’Artico e le iniziative diplomatiche dell’Argentina e di Guaidò. Negli Stati Uniti, invece, si avvia alla conclusione il processo di impeachment, mentre in Europa la Brexit è finalmente cosa fatta (anche se le più importanti trattative avverranno nei prossimi mesi) e i dati economici non sono affatto rassicuranti. Alta tensione in Medio Oriente per il piano di pace del presidente Trump, acclamato da Israele ma condannato da parte palestinese. Infine, In Africa una delle invasioni di cavallette più gravi della storia mette a rischio la sicurezza alimentare del Corno d’Africa. 

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.



DIRITTI UMANI

Coronavirus, aumentano i casi di discriminazione nei confronti dei cinesi. Nei giorni scorsi, la minaccia del coronavirus ha creato una vera psicosi in tutta Europa, portando a numerosi episodi di razzismo a danni degli asiatici. A Roma, per esempio, alcuni bar e ristoranti del centro hanno impedito a tutte le persone provenienti dalla Cina di entrare nel proprio locale, per scongiurare ogni rischio di contaminazione. In Toscana, i genitori di alcuni bambini hanno deciso di non mandare i propri figli a scuola in quanto avevano compagni di classe cinesi. Sono numerose le campagne di supporto alla popolazione cinese che sono nate in questi giorni, proprio in risposta a questi episodi di razzismo e xenofobia: sui social, per esempio, ha preso piede lo slogan “Je ne suis pas un virus”.

Italia, gli accordi con la Libia vengono rinnovati. Il 2 febbraio, il memorandum tra lo Stato italiano e quello libico sui migranti verrà rinnovato per altri tre anni, prolungando ulteriormente la collaborazione del nostro Paese con la Guardia Costiera libica. Quest’ultima, tuttavia, è stata più volte accusata dalle Nazioni Unite per aver favorito il traffico e la detenzione di esseri umani. Nel frattempo, inoltre, i bombardamenti continuano a Tripoli. Come si può pensare, quindi, che la Libia continui a essere considerata un “porto sicuro” agli occhi degli italiani? Sia Emergency che INTERSOS hanno chiesto al governo italiano di rispettare il proprio impegno con gli elettori, e di cancellare i “decreti sicurezza” e il Memorandum con la Libia.

Italia, per il 15.6 % degli italiani la Shoah non è mai esistita. Secondo un rapporto di Eurispes, il 15.6% dei cittadini italiani – ovvero, un italiano su sei – crede che la Shoah non sia mai esistita, mentre il 16.1% degli italiani ha riconosciuto la Shoah, dichiarando tuttavia che essa non sia stata un fenomeno particolarmente importante per il nostro paese. Cresce quindi il numero dei negazionisti in Italia, che fino al 2004 raggiungeva solo il 2.7% della popolazione. Secondo gli stessi dati, inoltre, per il 19.8% degli italiani – circa un italiano su cinque – “Mussolini è stato un grande leader che ha solo commesso qualche sbaglio” – come, ad esempio, la promulgazione delle leggi razziali.

Paesi Bassi, la Corte Internazionale di Giustizia ordina al Myanmar di proteggere i Rohingya dal genocidio. Il 23 gennaio, la Corte Internazionale di Giustizia ha adottato all’unanimità una sentenza storica, in cui ordina al governo del Myanmar di prendere tutte le misure necessarie al fine di proteggere la minoranza musulmana dei Rohingya dal genocidio. Il caso era stato portato davanti alla Corte dal Gambia, che si era fatto portavoce dei diritti dei Rohingya. Ad oggi, a causa della campagna di pulizia etnica iniziata nel 2017, sono oltre 740.000 le persone che hanno dovuto lasciare la propria casa per cercare la salvezza nei paesi limitrofi. Secondo un report adottato dalle Nazioni Unite, tuttavia, le oltre 600.000 persone di etnia Rohingya rimaste in Myanmar rischiano più che mai di essere perseguitate.

Pakistan, professore condannato a morte per aver insegnato i diritti delle donne. Il professore pakistano Junaid Hafeez, 33 anni, è stato condannato all’impiccagione per blasfemia per aver insegnato ai suoi studenti dell’università Bahauddin Zakariya, a Multan, nella regione del Punab, i diritti delle donne. Dopo essere tornato nel suo Paese da un soggiorno accademico in Mississippi come borsista del Programma Fulbright nel 2013, il docente avrebbe infatti provato a trasmettere ai propri studenti l’amore per la giustizia sociale. È stato allora che le forze dell’ordine lo hanno arrestato per “aver denigrato il sacro nome del Santo Profeta Maometto”, ed è da allora che l’uomo è detenuto in isolamento. Il suo avvocato, Rashid Rehman, è stato assassinato nel 2014 per aver deciso di difenderlo.

Siria, continuano i bombardamenti delle forze pro-Assad contro i civili. I continui attacchi da parte delle forze pro-Assad nella regione di Ibid hanno portato all’uccisione di numerosi civili e alla distruzione di importanti siti civili - come, ad esempio, l’ospedale della città di Ariha. Ad oggi, sono oltre 700 mila le persone hanno dovuto lasciare la propria casa per raggiungere il confine con la Turchia, in cerca di salvezza. La Turchia, tuttavia, non sembra essere ben disposta a far entrare altri migranti nel proprio paese; al contrario, se le offensive dovessero continuare, la Turchia minaccia di intervenire militarmente contro il regime.

Marta Stroppa



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Coronavirus, l’impatto. L’epidemia del coronavirus cinese sta avendo pesanti effetti sulle borse asiatiche, calate di circa -10%, ma anche quelle europee e americane hanno pagato il loro tributo (-2%). A preoccupare gli investitori non sono tanto le vittime, molto contenute e paragonabili ad una normale influenza, ma i danni che il panico diffuso potrebbe causare all’economia asiatica. Ad essere colpiti più duramente sono stati i settori più esposti alla riduzione degli spostamenti, come le compagnie aeree, gli alberghi e l’intrattenimento (cinema e parchi divertimento), ma anche il settore del lusso, visto che i turisti cinesi sono i primi acquirenti di questi beni. Attenzione oggi (3 febbraio) alla riapertura dei listini della Cina continentale, la cui chiusura per il capodanno lunare è stata prolungata di una settimana proprio a causa del virus.

Coronavirus, l’impatto/2. Il turismo cinese all’estero vale oltre €130 miliardi all’anno. Uno stop prolungato ai voli da e per la Cina colpirebbe pesantemente il settore turistico nelle destinazioni preferite dai viaggiatori cinesi in Europa (Francia, Italia, UK) e Asia (Thailandia, Singapore e Giappone). Gli effetti sull’economia cinese saranno però ancora più pesanti. Diverse aziende hanno annunciato l’interruzione della produzione (IKEA, Toyota) o la chiusura dei punti vendita (Starbucks, McDonald’s), così l’impatto sul Pil potrebbe arrivare al -2%. La minore attività economica e la minore domanda di petrolio (fino -700.o00 barili al giorno) hanno fatto inoltre calare il prezzo del greggio: il WTI è sceso a $52 (-17%), mentre il Brent scende a 58 dollari (-12%).

Cigni grigi e cigni neri. Il professor Taleb nell’omonimo libro del 2007 ha identificato un fenomeno detto Black Swan come un evento totalmente imprevedibile (ovvero mai avvenuto in passato), con un impatto estremo e che può essere razionalmente spiegato solo dopo che si è verificato. Un esempio di cigno nero è l’11 settembre. I Grey Swans, invece, sono eventi (positivi o negativi) con un impatto significativo e che possono essere previsti, ma la cui probabilità di verificarsi è ritenuta molto bassa. Sono cigni grigi catastrofi naturali devastanti come Katrina, sviluppi politici come la Brexit o l’elezione di Trump o epidemie come la Sars o il Coronavirus. L'esito di questi eventi non può essere previsto con facilità. Tuttavia, ciò non significa che coloro che ne saranno colpiti non debbano elaborare piani su come gestirli, indipendentemente da quanto possano sembrare improbabili.

Trimestrali, volano i tecnologici. Apple, Microsoft, Tesla e altri titoli tecnologici volano dopo i dati record dell’ultimo trimestre 2019. Nel dettaglio, Apple ha fatturato quasi $92 miliardi (+9%) con un utile di $22 miliardi, trainata dalle vendite di iPhones (+8%) ma soprattutto dalle AirPod (+37%). In borsa la reazione è però contenuta per i timori che l’epidemia in Cina possa colpire sia le vendite sia la produzione di Apple, che ha diversi fornitori nella provincia dello Hubei, la più colpita dal virus. Anche Microsoft riporta ottimi risultati, spinta dal cloud di Azure a +62%. Infine, Tesla sembra non conoscere limiti: dopo i dati trimestrali (ricavi su del 17%, record di auto consegnate, anche se gli utili sono in leggero calo), il titolo si avvicina ai $650 e la capitalizzazione sorpassa agilmente i $100 miliardi (116). Questa è una soglia importante poiché, se mantenuta per almeno 6 mesi, garantirà a Elon Musk (che non prende lo stipendio da Tesla) una compensazione di circa $350 milioni.

Commercio, le ultime. Durante il vertice di Davos, Francia e Stati Uniti hanno raggiunto una tregua (armata) nella loro disputa sulla tassazione delle società digitali americane, che sarebbero state sottoposte ad una tassa del 3% per compensare i mancati incassi dovuti alle sedi localizzate in paesi a fiscalità vantaggiosa (Irlanda). Gli Stati Uniti, infatti, dopo aver minacciato dazi del 100% su alcuni prodotti francesi per un valore di $2.4 miliardi, hanno acconsentito alla sospensione di questa misura fino alla fine dell’anno, in cambio dell’analoga mossa sulla digital tax francese. I due paesi, ai quali si aggiungono UK e Italia, hanno deciso inoltre che la questione debba essere risolta tramite un accordo multilaterale in seno alla OECD che preveda nuove regole per tassare queste società tecnologiche. In caso non si raggiunga tale accordo, Francia e Italia però si riservano il diritto di imporre unilateralmente una digital tax.

PIL, un po’ di numeri. Pubblicati i dati sul pil dell’ultimo trimestre e l’Eurozona fa segnare il peggior risultato dal 2013, con una crescita media dello 0.1% (+1.1% per l’anno intero). L’unico paese con buoni risultati è la Spagna (+0.5%), mentre la Francia, colpita dagli scioperi, cala dello 0.1% (molto peggio l’industria, -1.6%), e l’Italia scende di ben 3 decimi di punto. In quest’ultimo paese la situazione è preoccupante, visto che a far male non sono gli export, anche se colpiti dai dazi, ma i consumi interni, sintomo quindi di poca fiducia o poca disponibilità economica. I dati di Germania e Regno Unito arriveranno più avanti nel mese di febbraio. Gli Stati Uniti mettono a segno un + 2.1% nel trimestre (+2.3% per l’intero anno), sicuramente ottimo rispetto ai livelli europei, ma in leggero calo rispetto al passato.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Africa Orientale, piaga delle locuste mette in ginocchio la popolazione. Risulta essere la peggiore degli ultimi 70 anni e rischia di compromettere seriamente la sicurezza alimentare delle popolazioni del Corno d’Africa. La piaga ha avuto origine in Etiopia e si sta spostando verso il Sudan del Sud e l’Uganda. Si assume che alcuni produttori abbiano perso fino al 90% della propria produzione e che solamente raccogliendo circa 80 milioni di euro si possano adottare contromisure che passano per l’utilizzo di pesticidi aerei. Le nuove piogge non aiuteranno a migliorare la situazione e solamente l’arrivo della stagione secca in giugno potrà ristabilire la situazione. Tuttavia, le agenzie ONU sostengono che se tali misure verranno adottate dopo aprile, esse saranno completamente inefficaci.

Banca Africana dello Sviluppo (ADB), ottimismo sulla crescita economica. Sebbene nel 2019 la crescita sia stata minore del previsto a causa del rallentamento dell’economia mondiale, essa ha conseguito un +3,4%, con il blocco dei grandi - Algeria, Egitto, Marocco, Nigeria e Africa del Sud - a frenare il continente. Il continente è suddiviso dall’Istituto in Africa Orientale (+5%), Africa Settentrionale (+4,1%), Africa Occidentale (+3,7%), Africa Centrale (+3,2%) e Africa Australe (+0,7%). Secondo la banca, le stime per il prossimo biennio si attestano a +3,9% e +4,1% rispettivamente.

Burkina Faso, al via i lavori per una nuova centrale a energia solare. Sono stati inaugurati lo scorso primo febbraio dal Primo Ministro Burkinabé, Christophe Dabiré, i lavori per la seconda centrale a pannelli solari del Paese. Essa sarà situata a Pâ, nella regione occidentale, a circa 250 km dalla capitale Ouagadougou. La capacità energetica sarà di 33 Megawatt e contribuirà alla maggiore elettrificazione del Paese, il cui tasso attuale si attesta al 45% della popolazione. La costruzione è affidata a Urbasolair, sostenuta da un gruppo finanziario di cui fanno parte anche Proparco e la Banca dello sviluppo dell’Africa dell’Ovest. L’investimento ammonta a 33 milioni di euro.

Coronavirus, ancora nessun caso accertato ma entrano in vigore alcune misure preventive. Ad oggi non risultano casi di individui infetti da Coronavirus nel Paesi Africani. Tuttavia, alcuni di essi hanno attivato delle misure preventive per evitare che ciò possa accadere. Queste prevedono innanzitutto il coinvolgimento delle Ambasciate e dei Consolati cinesi per conoscere e monitorare la presenza di nazionali cinesi in Africa. Alcuni paesi, tra cui Nigeria, Mauritania e Guinea Equatoriale hanno anche previsto misure di confino e di quarantena per l’intero periodo di incubazione, così come l’installazione di dispositivi negli aeroporti per controllare eventuali portatori e la soppressione di voli diretti in Cina.

Sud Africa, nove minatori illegali uccisi. L’omicidio è avvenuto nei Johannesburg ed è stato commesso da un gruppo di minatori nei confronti di altri nove provenienti dal Lesotho. L’atto è avvenuto in maniera barbarica per mezzo di pietre e la polizia è stata attivata per una caccia all’uomo. Il problema dei gruppi rivali che portano avanti questa pratica sta diventando sempre più complesso da gestire in uno dei paesi ritenuto tra i più pericolosi al mondo.

Marcello Alberizzi


AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, le rivelazioni dell’ex Consigliere Bolton sull’impeachment. Da quanto si apprende dal New York Times, l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton – licenziato dallo stesso Presidente USA a settembre 2019 – avrebbe confermato nella bozza del suo libro, in uscita a marzo, le pressioni di Donald Trump sul Presidente ucraino Zelensky, al centro del dibattito sulla messa in stato d’accusa. Uno degli avvocati del Presidente, Alan Dershowitz, ha affermato: “Nessuna delle dichiarazioni di Bolton – anche se vere – si eleverebbe ad un abuso di potere o un illecito da impeachment da parte di Trump”. Intanto, i democratici statunitensi hanno insistito nella volontà di ammettere nuovi testimoni per l’inchiesta che vede Trump accusato di abuso di potere e ostruzione al Congresso. Venerdì 31 gennaio il Senato ha votato per chiamare in causa nuovi testimoni, ma, a quanto sembra, il processo si sta per concludere. E la conclusione è a favore del Presidente in carica, forte della maggioranza repubblicana in seno al Senato.

Lo staff diplomatico in Canada e il Coronavirus. A causa della diffusione di questo virus, definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ad alto rischio, il Canada ha disposto l’evacuazione dalla Cina di alcuni membri dello staff diplomatico “vulnerabili” e ha confermato che è autorizzata una partenza limitata da parte di impiegati e dipendenti. In ogni caso, il servizio completo del consolato rimane attivo per i canadesi che vivono in Cina. “La salute, la sicurezza e l’incolumità dei nostri diplomatici al servizio all’estero e le loro famiglie sono la nostra priorità”, ha affermato Global Affairs Canada, il Dipartimento responsabile degli affari esteri, dell’economia e del commercio. Il rischio di un’epidemia è basso in Canada, ma gli ufficiali canadesi hanno comunque messo in guardia a proposito dei viaggi non essenziali verso la Cina e avvertito di evitare i viaggi verso la provincia di Hubei.

Messico, il tunnel dei narcos e l’espulsione dei migranti honduregni. È stato scoperto un tunnel, scavato a circa 25 metri sottoterra, che i narcos utilizzavano per trasportare droga e altre merci di contrabbando. Il tunnel inizia a Tijuana, è di circa 1 km e 300 metri e collega il Messico agli Usa tramite la California. Risulta essere il più lungo tunnel mai trovato fino ad ora, dopo la recente scoperta del 2014 di un’altra galleria ma di 900 metri. Parlando invece di immigrazione, vediamo che il Messico ha di recente espulso 240 honduregni imbarcandoli su due aerei. La carovana proveniente dall’America Centrale non costituisce una novità nel panorama internazionale, sotto i riflettori in particolare a partire dal 2018 a causa del problema della violenza ma anche di insostenibile povertà in Centro America; si tratta di un fenomeno che si è aggravato negli ultimi anni. L’esodo quindi continua, non solo per gli honduregni, ma anche per gli abitanti di El Salvador, Nicaragua, Cuba e Guatemala.

Marta Annalisa Savino

AMERICA DEL SUD

Argentina, avviato il nuovo piano per uscire dalla crisi. Il nuovo ministro dell’economia, Martín Guzmán, ha avuto a New York una due giorni ricca di importanti incontri istituzionali per discutere del problema del debito argentino. Nel suo primo giorno, Guzmán ha incontrato alcuni investitori e creditori privati, interessati ad aiutare economicamente lo Stato argentino. Il giorno seguente, ha potuto discutere più direttamente il problema del debito con il capo della missione argentina del Fondo Monetario Internazionale, Luis Cubeddu, e il rappresentante argentino per il FMI, Sergio Chodos. Le riunioni sono servite per rivedere le modalità di restituzione del prestito di 57 milioni di dollari concesso dall’organismo internazionale a Buenos Aires. Intanto, é cambiata l’agenda del tour europeo del Presidente Fernández, che volerà prima a Roma poi Madrid e infine Parigi, tappa precedentemente esclusa. Il viaggio sarà l’occasione per illustrare agli europei la nuova politica relativa al debito, per la quale ha avuto già un primo supporto da Israele, disponibile ad investire su Buenos Aires a Washington.

Bolivia, un nuovo colpo di scena: Jeanine Añez decide di presentarsi alle elezioni. La presidente ad interim Jeanine Añez ha deciso di candidarsi alle future elezioni presidenziali boliviane. La controversa decisione è stata presa dopo la rassicurazione, fatta al momento del giuramento, nella quale ha dichiarato la natura transitoria del suo governo che avrebbe dovuto garantire la pacificazione nel paese. La possibilità di prendere parte alla competizione elettorale da una posizione di forza, accanto alla presentazione di varie candidature come quella di Tito Quiroga, già vice del generale Hugo Banzer e poi presidente, pare abbiano convinto la presidente ad interim a cercare di confermarsi anche nelle prossime elezioni del 3 maggio. Se quindi all’interno delle forze golpiste la decisione della Añez ha provocato un po' di confusione, nel Mas Morales è riuscito ad evitare che la sua scelta di Luis Arce come candidato alla presidenza e dell’ex ministro degli esteri David Choquehuanca come vice, potessero generare una spaccatura all’interno del suo partito. Il Mas aveva inizialmente preferito a Choquehuanca il vicepresidente dei cocaleros, Andrónico Rodríguez.

Brasile, una nuova tempesta nazista da affrontare per il governo di Bolsonaro. Il governo brasiliano ha deciso di lanciare la sua “guerra culturale“ contro il marxismo e l’egemonia della sinistra, favorendo prodotti culturali incentrati su nazionalismo, conservatorismo e religione. La presentazione del progetto, costato 4,9 milioni di dollari, è avvenuta attraverso un video nel quale il ministro della Cultura, Roberto Alvim, ha evocato parti di un discorso di Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista. “L’arte brasiliana del prossimo decennio sarà eroica e sarà nazionale. Sarà dotata di grande capacità di sviluppo emozionale e sarà imperativa, nonché profondamente legata alle aspirazioni urgenti del nostro popolo, o non sarà nulla“, ha dichiarato nel video diffuso online. Accanto alle parole di Alvim, scorrevano le note dell’opera Lohengrin di Wagner, amata da Hitler. A seguito di questo video e delle polemiche scaturite, il ministro è stato rimosso dall’incarico. Intanto, una nuova violenta tempesta ha colpito il Minas Gerais, causando inondazioni e frane, causando 44 morti e quasi 17 mila sfollati.

Cile, nuove proteste contro gli esami di ingresso all’università. Gli studenti delle scuole superiori, responsabili dell'inizio dell’esplosione sociale cilena ad ottobre, hanno preso il controllo delle stazioni della metropolitana, causando disordini in alcuni dei luoghi dove si svolgeva l'esame di ammissione all'università, da essi ritenuto un sistema di selezione sleale. L'affollata stazione di Plaza Egaña è stata occupata da più di cento studenti che hanno srotolato striscioni e cantato canzoni di protesta, costringendo i mezzi pubblici a sospendere il servizio. Alcuni incidenti violenti si sono registrati in diverse aree di Santiago, dai quartieri ricchi di Providencia a Las Condes, cosí come nella regione di Valparaiso e a Coronel. Gli studenti hanno sfidato il controllo rafforzato della polizia che, in alcuni casi, ha impedito l'accesso a coloro che volevano sostenere l'esame, già boicottato dagli stessi studenti all'inizio del mese.

Cuba, milioni di giovani hanno marciato per commemorare Jose Martí. Migliaia di giovani cubani hanno partecipato la sera del 28 gennaio alla tradizionale Marcia delle fiaccole, in commemorazione del 167° anniversario della nascita dell'Apostolo dell'Indipendenza di Cuba, José Martí. L'attività è stata condotta dal primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, Raul Castro, e dal Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel. La marcia è iniziata sulla storica scalinata dell'Università dell'Avana e si è conclusa alla Fragua Martiana, dove Martí ha scontato una condanna ai lavori forzati nel 1869 per le sue idee indipendentiste. Nel frattempo, il ministro degli esteri Bruno Rodriguez ha nuovamente ribadito la responsabilità americana nel colpo di stato boliviano, legandola in particolare alla decisione di La Paz di interrompere le relazioni diplomatiche con lo Stato cubano. “Cuba respinge i pretesti e le accuse infondate delle autorità del golpe boliviano di sospendere le relazioni diplomatiche. Dalla loro violenta ascesa al potere, hanno sviluppato azioni sistematiche per deteriorare i legami bilaterali", ha commentato su Twitter lo stesso ministro.

Uruguay, un nuovo piano per ripopolare il paese. Il nuovo presidente Luis Lacalle Pou ha annunciato negli scorsi giorni di voler ripopolare il paese attraverso un piano che possa attrarre gli stranieri. “L'Uruguay è sempre stato un Paese a braccia aperte per i Paesi che stanno espellendo il loro popolo, venezuelani, cubani e altri", ha detto il neo-presidente eletto, sottolineando come esso sia un luogo ideale per le famiglie e nel quale vige un chiaro rispetto per gli investimenti, nonché la certezza del diritto. Le sue affermazioni non hanno però convinto l’opposizione che, attraverso l’attuale ministro dell’Economia, Danilo Astori, ha manifestato tutta la sua perplessità: “Le manovre economiche proposte da Lacalle Pou potrebbero far tornare indietro il paese, confermando il suo status di paradiso fiscale per gli speculatori.” Sul tema si è espresso anche l’ex presidente Mujica, che ha sottolineato la necessità di raggruppare i soldi nello Stato uruguayano, “Abbiamo circa 24 miliardi di dollari sparsi in tutto il mondo, perché non proviamo a far entrare un po' di quel denaro nel Paese” ha dichiarato.

Venezuela, Guaidò ha fatto un viaggio diplomatico in Europa. Dopo aver subito la tentata esautorazione di Maduro, che ha nominato Luis Parra come nuovo presidente dell’assemblea nazionale, Guaidò ha svolto un tour europeo nelle principali capitali europee per cercare il sostegno dell’UE per una sua possibile riconferma come presidente ad interim del Venezuela. Dopo aver incontrato Boris Johnson a Londra, Guaidò ha dialogato con i rappresentanti delle istituzioni della UE a Bruxelles, dove ha ufficialmente richiesto il mantenimento della pressione su Maduro. Dopodichè, Guaidò si è spostato a Davos, per un colloquio con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro olandese Mark Rutte. Le ultime due tappe del viaggio sono state Parigi e Madrid. Nella capitale francese ha potuto ricevere il sostegno del presidente francese Macron, mentre a Madrid, accolto trionfalmente dagli esuli venezuelani in Puerta del Sol, ha avuto una riunione con Arancha Gonzalez che ha sostituito il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che ha declinato l’incontro.

Domenico Barbato


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, tra il Coronavirus e il Myanmar. Il 31 dicembre, con l’avvertimento all’OMS da parte del governo cinese in merito a diversi casi di polmonite nella regione di Hubei - ed in particolare nella città di Wuhan - inizia a diffondersi il virus denominato Coronavirus (2019-nCoV). Ad oggi, si contano circa 300 morti su 14 mila infezioni confermate. Ovviamente, vista la rapida diffusione del virus, l’OMS, durante l’incontro del Comitato di Emergenza tenutosi il 30 gennaio, lo ha dichiarato come Public Health Emergency of International Concern (PHEIC). Alcuni paesi hanno interrotto i voli diretti con il paese, tra cui l’Italia (l’ENAC in particolare a comunicarlo). Nel frattempo, il 17 ed il 18 gennaio Xi Jinping si è recato in Myanmar per parlare del China-Myanmar Economic Corridor (CMEC).

Giappone, anche qui, non solo Coronavirus. In Giappone sussistono già diversi casi di Coronavirus, tanto che il 28 gennaio è stato comunicato il primo caso di infezione su un individuo che non si era recato in Cina. Lo stesso giorno, è stato inviato un Boeing 767 a Wuhan per prelevare 200 tra i 650 giapponesi da evacuare dalla città. Alcuni si preoccupano per le olimpiadi di fine luglio in caso di un’epidemia ancora più globale. Inoltre, un panel di esperti in Giappone sembra aver optato per la soluzione dello scarico delle acque di Fukushima all’interno dell’Oceano (la seconda alternativa era l’evaporazione). Secondo gli studi effettuati, l’azione pianificata è la migliore e più sicura. Con il 1 febbraio si inaugura il primo anniversario della Eu-Japan Economic Partnership (EPA). Il 2 febbraio il paese ha poi inviato dei cacciatorpedinieri nel Golfo di Oman in tutela delle rotte marittime.

Stefano Sartorio


EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, il governo resiste dopo le elezioni regionali. Il 26 gennaio scorso si è votato in Emilia-Romagna e in Calabria per eleggere il nuovo presidente e il consiglio regionale. C’era molta attesa per il risultato che poteva scombussolare i piani del governo. In Emilia è stato rieletto con un ampio margine di voti Stefano Bonaccini, candidato del centro-sinistra. Un risultato deludente per Lucia Borgonzoni, candidata della Lega all’interno della coalizione di centro-destra. In Calabria, al contrario, ad uscire sconfitto è stato il centro-sinistra, il cui candidato è stato staccato di più di 20 punti percentuali. Da sottolineare la scomparsa del Movimento 5 Stelle, azionista di maggioranza del governo, ma che esce dalle urne con percentuali praticamente vicino alle 0.

(Leonardo Cherici)

Francia, Macron critica la Turchia sulla Libia. Il Presidente francese, durante una visita in Grecia, ha contestato il comportamento del leader turco Erdogan riguardo alla situazione libica. Ankara è accusata di aver violato quanto stabilito alla Conferenza di Berlino del mese scorso che doveva cercare di trovare una soluzione politica al conflitto nel Paese nordafricano. È importante ricordare che la Francia supporta il generale Haftar, mentre la Turchia il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale al-Sarraj. Sia Macron che il primo ministro greco hanno condannato duramente l’accordo fra Ankara e Tripoli sui confini marittimi. Atene ha fatto sapere di essere pronta a mettere il veto su qualsiasi decisione europea che non preveda la cancellazione dell’accordo.

(Leonardo Cherici)

Diplomazia climatica: il future europeo. La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha preso molto seriamente la questione climatica. Dopo l’approvazione del nuovo “green deal”, con 1000 miliardi di euro investiti in economia sostenibile, la Commissione ha avanzato una nuova proposta per una tassa sul carbone relativa alle importazioni di beni extra-europei, derivanti dai settori più inquinanti. Il 20 gennaio i Ministri degli stati membri, riuniti nel Consiglio Europeo, hanno dichiarato che il cambiamento climatico sarà un punto cruciale per la politica estera e la diplomazia dell'UE per le prossime decadi. A sostegno dell’obiettivo della Commissione di raggiungere la neutralità climatica per il 2050, il Consiglio ha discusso di questa tassa sul carbone e dei benefici che essa potrebbe portare ai cittadini europei. Inoltre, con questo obiettivo di politica estera, l’Unione deve sostenere paesi terzi nel sentiero della sostenibilità.

(Dario Pone)

Il futuro commerciale britannico post Brexit. Il 23 giugno 2016 i cittadini del Regno Unito avevano deciso che la Gran Bretagna dovesse lasciare l’Unione Europea. Dopo quasi 4 anni da quel referendum, la situazione Brexit è ancora enormemente confusa, soprattutto per quanto riguarda le relazioni commerciali tra le parti. Grazie alla vittoria di Boris Johnson alle ultime elezioni politiche, la paura di un'uscita disordinata è stata scongiurata. Ciò nonostante, il Regno Unito e l’UE devono negoziare un accordo per le loro relazioni commerciali. Le ultime notizie parlano di un accordo basico con il quale non ci saranno dazi nello scambio di merci provenienti dall’UE verso l’UK e viceversa, ma questa è solo la punta dell’iceberg. L’Unione non può mostrarsi troppo debole nelle negoziazioni con la Gran Bretagna. Per il Regno Unito ci sono molte minacce in questo incerto futuro, iniziando da un possibile indebolimento della sterlina, il possibile aumento generale dell’inflazione sulle merci importate dall’Unione, infine una possibile dipendenza dagli Stati Uniti come partner commerciale.

(Dario Pone)

Unione Europea, da 28 a 27 membri. Dopo un percorso durato più di tre anni, il Regno Unito è uscito definitivamente dall’Unione Europea. Il 1 febbraio la Union Jack è stata rimossa dalla sede del Consiglio Europeo. La maggior parte dei leader nazionali si è detta dispiaciuta, ma comunque pronta a mantenere un rapporto di cooperazione e amicizia. Il Partito Nazionale Scozzese promette battaglia sul referendum per l’indipendenza, mentre Boris Johnson ha tenuto un discorso alla nazione in cui si è dichiarato soddisfatto per i risultati raggiunti. Gli eurodeputati, riuniti in sessione plenaria, hanno cantato con i loro ormai ex-colleghi britannici Auld Lang Syne, una canzone popolare inglese che si canta agli amici nel momento di un addio.

(Leonardo Cherici)

Leonardo Cherici e Dario Pone 


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

La Russia sospende il regime visa-free per i viaggi verso la Cina. Anche la Russia ha adottato le sue contromisure per prevenire gli episodi di contagio che il Coronavirus sta scatenando nella Repubblica Popolare Cinese. Il governo ha annunciato sabato la temporanea sospensione della possibilità di entrare in territorio russo per i turisti e lavoratori provenienti dalla Cina. A interessare la direttiva è in particolare il confine con la Mongolia, il tradizionale passaggio di ingresso in Russia per i viaggiatori provenienti dal Paese asiatico. I Ministri degli Esteri dei rispettivi Paesi si sono messi in contatto per discutere le misure di una collaborazione mirata a combattere la diffusione del virus; anche in Russia sono stati registrati dei soggetti colpiti dal fenomeno. Mosca si è ora resa disponibile ad aiutare Pechino a limitare il più possibile ulteriori casi di contagio, dopo che i cittadini russi residenti in Cina sono già stati evacuati.

(Andrea Vassallo)

I prossimi passi della Russia nell’Artico - parte 1. Procedono a passo spedito i progetti di Mosca per sviluppare il suo territorio più a nord, posto di fronte all’Artico. Lo sviluppo di infrastrutture energetiche rimane il principale obiettivo russo: Gazprom ha annunciato di voler incrementare la produzione di gas naturale nell’hub di Bovanenkovo, nella penisola dello Yamal, a cui si aggiungerà una struttura adibita alla produzione di materiali petrolchimici derivati dall’impiego del gas estratto. Mosca ha anche annunciato la costruzione di una base di ricerca (Snowflake station) sempre nella regione dello Yamal; la stazione sarà impiegata per la ricerca scientifica nell’Artico e per lo studio del cambiamento climatico. La stazione sarà alimentata esclusivamente da risorse energetiche a impatto zero, una contraddizione se si pensa che l’Artico attrae la Russia per la ricerca delle ultime riserve di combustibili fossili.

I prossimi passi della Russia nell’Artico - parte 2. La Russia assumerà la guida del Consiglio Artico nel 2022. Viene quindi spontaneo pensare che nei prossimi due anni Mosca lavorerà intensamente per espandere la propria influenza nella regione artica; nonostante il Consiglio Artico sia un organo collegiale, non è da escludere la volontà della Russia di esercitare forti pressioni affinché gli altri Stati favoriscano le politiche del Paese nell’Artico. La Russia rimane, per il momento, il primo Paese per investimenti in questa regione, indirizzati soprattutto alla costruzione di infrastrutture per la produzione energetica e per gli scambi commerciali via mare. C’è la possibilità che in questo modo Mosca riesca a espandere la sua influenza fino a controllare il flusso dei trasporti e degli spostamenti navali nel territorio. Intanto, anche le esercitazioni della Flotta del Nord continuano; essa sarà fondamentale per imporre la supremazia russa nel Mar Glaciale Artico.

(Andrea Vassallo)

Incontro politico tra Serbia e Croazia in Davos. Le relazioni tra serbia e croazia non sono distese a causa del conflittuale passato che esse condividono (guerra serbo croata 1991-1995). Il 21 gennaio il Primo Ministro Serbo Aleksandar Plenkovic ha incontrato Vucic Andrej, Presidente croato, in Davos, per il forum economico mondiale. Hanno parlato delle relazioni tra i loro due paesi che, come detto poc’anzi, non sono semplici al giorno d’oggi. Sia Plenkovic sia Vucic sono sembrati soddisfatti del loro incontro. Inoltre, a questo forum era presente Hasim Thaci, Presidente del Kosovo. Le relazioni tra Serbia e Kosovo sono ancor più difficili di quelle sopra menzionate. Originariamente la discordia nacque dalla fondazione del Kosovo nel 2009, separatosi da Belgrado. Oggi i dazi imposti dal Kosovo sulle merci provenienti dalla Serbia hanno complicato ancor più queste relazioni. Forse durante questo forum è stato possibile trovare un modo per riaprire il dialogo tra Pristina e Belgrado.

(Dario Pone)

75° Anniversario della Liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Il 23 gennaio si è tenuto il forum mondiale dell’Olocausto in occasione del 75° Anniversario della Liberazione del lager di Auschwitz - Birkenau. Lo stesso giorno del Forum, il Jerusalem post ha pubblicato un report in cui viene mostrata la conoscenza della Shoah in Russia, Francia e Stati Uniti. Dal report emerge come al giorno d’oggi c’è una scarsa e cattiva conoscenza di ciò che fu la Shoah e degli elementi che la portarono. Ad esempio, in Russia ancora oggi molte persone accusano gli Ebrei di aver creato il “culto dell’olocausto”. Allo stesso modo, in Francia e U.S.A, la gran parte degli intervistati non conosce gli elementi fondamentali costituenti la Shoah. Questo report cerca di evidenziare come la conoscenza di quel disastro storico sia fondamentale per evitare che in futuro accadano di nuovo cose simili.

(Dario Pone)

Il punto della situazione sul processo di enlargement. Dopo mesi di stallo l’Unione Europea sta cercando di procedere con il processo di allargamento e trovare una soluzione alle diatribe su questa questione. Il Presidente del Parlamento Europeo il 28 gennaio ha incontrato a Bruxelles i leader degli stati balcanici occidentali, Albania, Bosnia, Nord Macedonia, Serbia e Kosovo. Con loro c’era il Presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, il croato Josip Leko. Sia Sassoli sia Leko concordano che gli stati balcanici presenti all’incontro debbano un giorno essere parte dell’UE non solo per i reciproci vantaggi insiti, ma anche perché in tal modo l’Unione potrebbe dissipare le divergenze con questi stessi vicini. “Il tempo per le parole è terminato”, ha aggiunto il Presidente del Parlamento, “ora le istituzioni UE devono intraprendere azioni concrete per raggiungere tale risultato”.

(Dario Pone)

Andrea Vassallo e Dario Pone 


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Iraq, nominato un nuovo Primo Ministro tra il malcontento della popolazione. Sabato 2 febbraio il Presidente iracheno Barham Salih ha nominato il nuovo Primo Ministro del Paese, ponendo fino ad un vuoto istituzionale durato due mesi dalle dimissioni (a fine novembre) di Mahdi. Il premier incaricato di formare il governo è Mohammad Tawfiq Allawi, ex ministro delle telecomunicazioni. Il movimento di protesta anti-governativo ha già espresso il proprio disappunto rispetto alla figura di Allawi, percepito come un uomo “del sistema politico corrotto” iracheno e vicino all’Iran. Tuttavia, è proprio ai manifestanti che il neo Primo Ministro ha rivolto il suo primo intervento pubblico, assicurando di venire incontro alle esigenze e istanze della popolazione in piazza.

(Vincenzo Battaglia)

Libia, la tregua non regge. A due settimane dalla Conferenza di Berlino, la tregua in Libia è già saltata. Entrambe le fazioni, Serraj da una parte e Haftar dall’altra, hanno approfittato del momento più distensivo per accumulare armi e mercenari e per riorganizzarsi. Da una parte, l’uomo forte della Cirenaica continua a perpetrare bombardamenti nel sud di Tripoli e azioni offensive a Misurata. Dall’altra, Serraj continua ad avvalersi degli armamenti e degli uomini mandati dalla Turchia, suo principale sostenitore. il 29 gennaio, infatti, due navi da guerra turche avrebbero scortato un mercantile diretto a Tripoli che trasportava blindati, carri armati ed altre armi.

(Vincenzo Battaglia)

L’annuncio del piano di pace per il Medio Oriente. L’amministrazione americana ha presentato quello che definisce un “assetto ottimale” per garantire la pace nel Medio Oriente, dopo anni di sostanziale stallo nelle relazioni tra Israele e Palestina. Il documento, nelle sue ottanta pagine di lunghezza, fornisce molte teorie politiche ma poche istruzioni pratiche. Difatti, tra le svolte più importanti vi è il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale unita dello Stato di Israele e la creazione di uno Stato palestinese (supportato da investimenti da parte degli Usa e dei loro alleati per un ammontare di 50 miliardi di dollari) che avrà una capitale nell’area di Gerusalemme Est. Il piano, presentato in presenza di un raggiante Netanyahu, fornirebbe al popolo palestinese uno Stato territoriale (tanto bramato) molto più ampio del territorio occupato fino ad ora, collegato al suo interno da infrastrutture all’avanguardia e dove gli Usa promettono di inaugurare una sede diplomatica. Alla presentazione del documento non era presente alcuna rappresentanza palestinese, mentre hanno assistito gli ambasciatori di Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrein, facendo presagire un loro possibile appoggio all’iniziativa.

(Federica Sulpizio)

La reazione palestinese. Tutto ciò, naturalmente, è stato subordinato all’impegno da parte delle autorità palestinesi di rinunciare totalmente al terrorismo. In più, limitazioni formali alla creazione dell’eventuale Stato palestinese riguardano l’impossibilità di avere un esercito per controllare i suoi confini e il suo spazio aereo. Dimostrazioni di un palese ripudio dell’offerta si sono registrate nei territori palestinesi, dove il piano è stato etichettato come eccessivamente sbilanciato a favore degli israeliani. Inoltre, il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese, Abu Mazen, durante la riunione straordinaria della Lega Araba al Cairo in seguito alla presentazione del Piano di Trump il 28 gennaio, ha annunciato la rottura di tutte le relazioni con Israele e con gli Usa, oltre alla sospensione degli accordi in vigore. Mazen ha ribadito di continuare a credere che una pace araba sia possibile, ma in una prospettiva che coinvolga le Nazioni Unite e non abbia gli Usa come unico mediatore. Contrarietà al piano è stata manifestata anche dalla Turchia e dall’Iran.

(Federica Sulpizio)

Israele, euforia diffusa per il Piano di Trump. Si può supporre che Benjamin Netanyahu abbia puntato molto sull’immagine che dà di sé e di Israele a livello internazionale; non a caso, in corrispondenza della presentazione del “piano di pace del secolo” a Washington, l’attuale premier ha annunciato di voler ritirare la sua richiesta di avvalersi dell’immunità parlamentare contro le gravi accuse presentate contro di lui. Una risposta repentina è arrivata da parte del procuratore Mandelblit, che ha immediatamente presentato un’incriminazione contro il premier presso la corte di Gerusalemme. Il Piano presentato da Trump, in presenza sia di Netanyahu che di Gantz, mira a fare grandi concessioni ad Israele: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale unica dello Stato d’Israele, della sovranità israeliana nella Valle del Giordano e dell’annessione di diversi insediamenti in Cisgiordania. Netanyahu, ergendosi a paladino del piano, spera di riconquistare così i cuori della maggior parte della popolazione israeliana, risvegliando il sentimento nazionalista e assicurandosi un solido consenso in vista delle elezioni di marzo.

(Federica Sulpizio)

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Vertice a Napoli sulla Sicurezza. Il 31 gennaio 2020, Jurgen Stoch, segretario generale Interpol, ha dichiarato, in occasione del Vertice a Napoli sulla Sicurezza, che è necessario contrastare la criminalità organizzata e il terrorismo. Nel capoluogo partenopeo si sono confrontati tutti i ministri dell’interno e i capi di polizia dell’area balcanica. Il Vertice è stata l’occasione di dialogo tra l’Unione Europea e i Paesi Balcani sulla lotta al traffico di droga, sulla tratta degli esseri umani e sul terrorismo. Il contrasto deve avvenire in modo coeso a livello globale in quanto terrorismo e criminalità organizzata sono fenomeni che colpiscono tutti gli Stati. Alla base della lotta a tali fenomeni deve esserci, infatti, una cooperazione internazionale.

(Laura Vaccaro Senna)

Isis, il successore di Al Baghdadi ha un nome. Il Guardian ha rivelato il nome del nuovo leader dello Stato Islamico, fino ad oggi conosciuto come al-Quraishi (nome di battaglia). Il successore di Al Baghdadi, secondo il quotidiano britannico, sarebbe Amir Mohammed Abdul Rahman Al Mawli Al Salbi. Nel 2004 egli è stato rinchiuso nel carcere di Camp Bucca (Iraq meridionale), ed è proprio qui che ha conosciuto al-Baghdadi. Profondo conoscitore del Corano, il neo leader avrebbe supervisionato le operazioni in tutto il mondo condotte dai seguaci dell’IS. Inoltre, l’islamista avrebbe guidato la campagna contro la minoranza yazida in Iraq. Un altro elemento da sottolineare è la sua origine: egli è turcomanno e sarebbe pertanto uno dei primi non arabi nella dirigenza dello Stato Islamico.

(Vincenzo Battaglia)

Afghanistan, mistero del jet americano abbattuto. Gli scorsi giorni un aereo statunitense è caduto nella provincia di Ghazni. Si tratterebbe di velivolo (Bombardier Global Express E-11A) utilizzato per il coordinamento delle operazioni militari. I talebani hanno rivendicato l’abbattimento del jet, avvenuto in uno zona da loro controllata. Tuttavia, le cause dell’incidente non sono ancora chiare e dagli States negano di aver subito un’azione offensiva. Infatti, l’idea che il velivolo sia stato abbattuto dai talebani sembrerebbe poco compatibile con le tecnologie in loro possesso. Gli studenti coranici non hanno accesso a moderni sistemi antiaerei in grado di colpire un jet, come il Bombardier, dotato di efficaci contromisure.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

OMS, il coronavirus è una “emergenza sanitaria mondiale”. Il continuo aumento dei contagi al di fuori dello Stato cinese ha portato l’OMS a dichiarare il coronavirus una “emergenza sanitaria mondiale”. Ad oggi, sono oltre 14.600 i casi confermati a livello globale, di cui 14.380 solo in Cina. Di questi, 305 sono morti, mentre 1.795 casi sono gravi. Nel resto del mondo sono invece 180 i casi confermati in 27 paesi (7 contagiati non sono stati in Cina). L’OMS ha emesso delle linee guida per cercare di contrastare l’ulteriore diffusione del virus e aiutare i paesi a contenere l’epidemia.

ONU, Guterres chiede il cessate il fuoco in Siria. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è detto molto preoccupato per le ostilità che stanno attraversando la regione di Idlib, a nordovest della Siria. A causa dei continui attacchi contro i civili da parte delle forze di Assad, infatti, centinaia di migliaia di persone stanno scappando verso il confine con la Turchia. A tal proposito, Guterres ha sottolineato che "gli attacchi contro la popolazione civile e le infrastrutture civili, come gli ospedali, sono inaccettabili”, e ha esortato il governo siriano a cessare il fuoco.

ONU, il Consiglio di Sicurezza rinnova l’embargo delle armi contro la Repubblica Centrafricana. Il 31 gennaio, 13 membri del Consiglio di Sicurezza su 15 hanno votato a favore della risoluzione che proibisce la vendita o il trasferimento di armi, munizioni ed equipaggiamenti militari alla Repubblica Centrafricana – solo Cina e Russia si sono astenute. Infatti, nonostante lo scorso febbraio il governo abbia firmato un accordo di pace con 14 gruppi armati, gli scontri sono continuati. La risoluzione, sponsorizzata dalla Francia, rinnova l’embargo delle armi fino a luglio 2020 – sono ovviamente esclusi i rifornimenti alla Missione di peacekeeping delle Nazioni Unite MINUSCA.

ONU, il piano promosso dagli Stati Uniti per risolvere il conflitto israelo-palestinese è “di parte”. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), il piano statunitense per risolvere il conflitto israelo-palestinese promuove unicamente gli interessi israeliani, senza prendere in considerazione gli interessi palestinesi. “Tale accordo viola il diritto internazionale”, ha dichiarato il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani in Palestina, Michael Lynk: “esso dovrebbe basarsi sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, non sugli interessi di un solo paese”.

NATO, la cooperazione con l’UE è sempre più forte. Il 21 gennaio 2020, durante un incontro con la Commissione per gli Affari Esteri e la Sotto-commissione per la Sicurezza e la Difesa del Parlamento Europeo, il Segretario Generale della NATO, Jan Stoltenberg, ha evidenziato come la cooperazione tra NATO e Unione Europea sia sempre più stretta. Secondo Stoltenberg, infatti, NATO e Unione Europea sono “due facce della stessa medaglia”. Tra i temi condivisi, emergono senz’altro la sicurezza marittima, la mobilità militare e il contrasto agli attacchi ibridi e cibernetici.

Marta Stroppa







Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana, Organizzazioni Internazionali

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Domenico Barbato: America del Sud

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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