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Framing the World, XXVI numero

Un quadro generale dei principali eventi internazionali

Un nuovo anno ed un nuovo decennio sono appena iniziati, e se i primi giorni dicono davvero qualcosa su come sarà il resto dell’anno, Framing the Word sarà più indispensabile che mai. In questo primo numero del 2020 abbiamo dato ampissimo spazio alle tensioni tra Stati Uniti ed Iran in seguito all’uccisione del generale Soleimani, ma questo non significa che abbiamo ignorato gli altri importanti avvenimenti mondiali. Partiamo dal Sudamerica, dove il fenomeno della tratta sessuale è salito alla ribalta in Argentina, mentre non conosce tregua la lotta tra stati e narcotrafficanti in Messico e Colombia. In Africa e in Medio Oriente in primo piano c’è il terrorismo, che ha colpito duramente tra la fine di dicembre e questa prima settimana di gennaio, mentre in Asia assistiamo ad una fervente attività diplomatica su molti fronti differenti.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.


DIRITTI UMANI

Argentina, oltre 20.000 schiave del sesso sono sparite nel nulla. In Argentina, nella terra dei desaparecidos, negli ultimi anni sono sparite oltre 20.000 donne, vittime della tratta sessuale. Infatti, secondo quanto riportato da attivisti e organizzazioni per i diritti umani, diverse donne sono state sequestrate da gruppi criminali e trafficate nel Paese come “schiave sessuali”. Le vittime principali della tratta sono donne provenienti dalle zone più indigenti del Paese, ma non solo: molte donne straniere vengono vendute da parenti, fidanzati e mariti, o adescate tramite falsi annunci di lavoro. Per le donne vittime di tratta, tuttavia, non esiste un’apposita statistica ufficiale. Risulta quindi difficile tenerne traccia, nonostante le numerose denunce delle famiglie delle vittime e di alcune associazioni per i diritti umani, come “Madres vìctimas de trata”.

Germania, l’ora di religione con docenti di tutte le fedi. Ad Amburgo, le scuole aderenti all’iniziativa accoglieranno docenti di ogni fede che potranno insegnare nelle classi durante l’ora di religione. L’intenzione è quella di fornire ai giovani studenti un’educazione religiosa omnicomprensiva, che non si limiti ai dogmi propri di una religione unica, ma che li spinga a riflettere su temi condivisi. Si spera, in questo modo, di promuovere l’integrazione e la tolleranza anche nei più giovani.

Hong Kong, arrestati 287 manifestanti. L’1 gennaio, la polizia di Hong Kong ha arrestato 287 persone, tra cui tre osservatori dei diritti umani, durante una manifestazione. Secondo quanto riportato da Amnesty International, la polizia di Hong Kong avrebbe revocato l’autorizzazione alla protesta tre ore dopo il suo inizio, quando un piccolo gruppo di manifestanti ha attaccato una banca. Da quel momento, ai manifestanti sono stati dati solo 30 minuti per lasciare la protesta, trascorsi i quali gli agenti hanno iniziato a colpire i presenti con gas lacrimogeni e cannoni d’acqua. Alcuni poliziotti hanno dichiarato che queste manovre di repressione, insieme agli arresti di massa, sarebbero una tattica volta a scoraggiare i manifestanti.

Stati Uniti – Iran, si teme per l’incolumità dei civili. Il 2020 si è aperto con l’assassinio, da parte degli Stati Uniti, del comandante delle Forze iraniane Quds, Qassem Soleimani, e del leader de facto delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, Abu Mahdi al-Muhandis. Numerose proteste sono esplose in l’Iran e l’Iraq, dove il popolo è sceso in piazza inneggiando “morte all’America”, e lo stesso governo iraniano ha dichiarato di essere pronto a colpire 35 obiettivi americani, nonché di “cancellare” Israele. Da parte sua, Trump ha minacciato di colpire 52 siti iraniani – tanti quanti gli ostaggi americani sequestrati nel 1979 durante l’attacco all’ambasciata americana a Teheran – sia di natura militare che civile. Si temono numerose vittime tra i civili in tutte le Parti coinvolte.

Stati Uniti, oltre 200 membri del Congresso chiedono alla Corte Suprema di riconsiderare la propria posizione sul diritto all’aborto. Nei giorni scorsi, più di 200 membri del Congresso americano hanno chiesto alla Corte Suprema di riconsiderare la propria posizione a favore del diritto all’aborto, così come espressa nelle sentenze dei casi Roe v. Wade e Planned Parenthood v. Casey, in quanto essa non sembrerebbe più rispettare il volere del popolo americano. A sua volta, il gruppo anti-abortista Americans United for Life ha inviato alla Corte un amicus curiae a favore della legge restrittiva adottata in Louisiana nel 2014, ora al vaglio della Corte nel caso June Medical Services LLC v. Gee.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Italia, un decennio perso. Da quando la crisi finanziaria è terminata, l’Italia è il paese che ha avuto la crescita economica più bassa: un misero 4% di Pil in più. Questo risultato è meno della metà degli altri paesi con meno crescita (Portogallo +8.2% e Grecia +8.5%) e circa un terzo della crescita dei principali paesi europei. La distanza è poi abissale da: Regno Unito, +20%, Stati Uniti, +22%, e la sorprendente Svezia, +27%. Al variare di diversi fattori, che siano austerità praticata o ignorata, Paesi dell’euro o con monete nazionali, il risultato non cambia: tutti sono ripartiti, ma non l’Italia. A differenza degli altri paesi, l’Italia scelse di non ricapitalizzare il sistema bancario, temendo che il debito pubblico aggiuntivo non sarebbe stato sostenibile. Poi, quando ciò sarebbe stato possibile, le nuove regole europee limitarono la possibilità di intervenire e si sperò così che la crescita avrebbe risanato il settore creditizio. L’errore è però lo stesso del Giappone degli anni 90: la crescita non può salvare le banche, perché senza banche sane non può esserci crescita. Un solo dato esemplifica questo ragionamento: dal 2011 al 2019 lo stock di prestiti alle imprese non finanziarie in Italia è sceso del 28%, ovvero 250 miliardi in meno, soldi che sono imprescindibili per stare al passo con i livelli di innovazione che l’economia moderna richiede. Fonte: Corriere

Il nome è Ghosn, Carlos Ghosn. È degna di un film di James Bond l’evasione dagli arresti domiciliari che ha portato l’ex Ceo di Nissan-Renault in Libano. Il manager era in attesa di essere processato per appropriazione indebita ma, come lui stesso ha dichiarato, la violazione dei propri diritti umani e la sensazione che non avrebbe visto un equo processo l’hanno portato a scappare nel paese d’origine. Uno alla volta stanno emergendo i dettagli della fuga, per esempio che un jet privato è decollato da Osaka diretto ad Istanbul e, dopo un breve scalo, a Beirut . Il governo del Libano, paese senza accordi di estradizione con il Giappone, ha inoltre dichiarato che Ghosn è entrato nel paese legalmente e dotato di un passaporto valido, anche se il suo avvocato giapponese si dichiara tuttora in possesso di tutti i documenti d’identità del manager franco-brasilo-libanese. Domani (Mercoledì 8) una conferenza stampa dovrebbe fornire ulteriori dettagli.

EastMed, firma decisiva. È stato firmato giovedì ad Atene l’accordo tra Israele, Cipro e Grecia che permetterà la costruzione del gasdotto sottomarino più lungo al mondo per far arrivare sul mercato europeo le grandi quantità di gas scoperte nel mediterraneo orientale (fino al 10% del fabbisogno europeo). Il progetto, dal valore di €6 miliardi, è fortemente sostenuto dagli USA ed esclude la Turchia, rischiando così di aggiungere un elemento di tensione ad un quadro geopolitico già molto teso. Erdogan ha infatti accusato i tre paesi di volerla escludere dallo sfruttamento degli idrocarburi e di cercare di “imprigionare la Turchia all’interno della propria dimensione terrestre”, mentre il vice-presidente Oktay ha detto “che il paese non si piegherà a minacce o sanzioni”.

Cina, misure pro-crescita. La banca centrale cinese (People’s Bank of China - PBC) ha annunciato di aver ridotto la quantità di riserve che le banche commerciali erano tenute a depositarle. Il calo della quota obbligatoria dal 13% al 12.5%, effettivo dal 6 gennaio, libererà circa $115 miliardi, che potranno essere quindi prestati alle aziende cinesi per sostenere la crescita economica. La mossa, largamente attesa, rientra nei piani di stimolo economico annunciati dal premier Li Keqiang a dicembre e affianca le misure di ingenti stanziamenti per le infrastrutture già in programma. La nuova liquidità a disposizione aiuterà le imprese cinesi a rifarsi delle perdite per oltre 2 mila miliardi dollari sofferte nel 2018.

Borse, 2020 come il 2019? Dopo un anno da record, il 2020, comincia con lo stesso passo. Le notizie provenienti dalla Cina (vedi sopra), dalla Germania (forte crescita dell’occupazione) e dall’annuncio che il Phase One deal tra USA e Cina verrà firmato il 15 gennaio, hanno spinto al rialzo i principali listini mondiali nei primi giorni di apertura. L’uccisione del generale Soleimani ha fatto però arretrare le borse (meno dell’1%) e salire i prezzi di petrolio (su del 5% subito dopo l’attacco, ma solo dell’1% se si considera il “crollo” di oltre $2 avvenuto il giorno prima) ed oro (ai massimi dal 2013, ma in fase ascendente da settembre ‘18). Tuttavia, la reazione è stata molto contenuta se paragonata a simili crisi in M.O. e, se non dovessero esserci conseguenze di rilievo, questo arretramento verrà recuperato in pochi giorni, o al più in alcune settimane, visto che i fondamentali economici rimangono positivi.

Apple, c’è di peggio… Apple ha reso noto le compensazioni dei top manager e, nonostante un anno straordinario, con ricavi a $256 miliardi, utili a $60 miliardi e titolo in borsa cresciuto del 109%, non sono stati raggiunti gli obiettivi che avrebbero permesso ai dirigenti di incassare la totalità dei bonus. Tim Cook, ad esempio, ha ricevuto lo stesso salario base ($3 milioni), ma ha visto il bonus calare da $12 a $7.7 milioni e la compensazione in azioni della società (vesting compensation) è calata anch’essa a $113.5 milioni (- 6 milioni). Il totale (con altre voci di spesa, come quella per la sicurezza) è quindi di $125 milioni, rispetto ai $136 incassati nel 2018, mentre dal 2011 ad oggi Tim Cook ha guadagnato 963.5 milioni di dollari.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Burkina Faso, la striscia di morte continua a cavallo tra 2019 e 2020. Non era previsto che con l’anno nuovo la situazione sul terreno in Sahel cambiasse, difatti nuovi attacchi avvenuti il 24/12 e il 5/01 hanno provocato complessivamente la morte di circa 50 persone. I due attacchi sono avvenuti nei pressi di Tougan, a circa 25 km dal confine con il Mali e ad Arbinda, nella regione più a nord del paese. Nel primo caso 14 persone hanno perso la vita a causa di una mina improvvisata innescata dal passaggio di un autobus; nel secondo, invece, in 35 hanno perso la vita per via di un attacco terrorista. L’attacco ha preso di mira contemporaneamente un distaccamento militare e la popolazione civile e, secondo le fonti, ha rappresentato un avvenimento dalla durata e dall’intensità anormali. Secondo le notizie governative, circa 80 jihadisti sarebbero stati neutralizzati nel corso del conflitto.

Burundi, Pierre Nkurunziza annuncia di non ricandidarsi. Questa evenienza potrebbe dare fiato alle tensioni che erano emerse nel corso degli ultimi mesi dell’anno e che avevano messo a repentaglio la tenuta dell’accordo di pace realizzato nel 2015. Questa notizia scongiurerebbe la ricandidatura dell’attuale Presidente per un quarto mandato.

Elezioni 2020, ciò che ci attende. Come fatto lo scorso anno, si rende utile fornire le informazioni al momento disponibili sulla programmazione delle elezioni presidenziali e parlamentari dei paesi africani. Come è infatti noto, gli appuntamenti elettorali frequentemente rappresentano un momento di tensione e un segnale da cogliere per eventuali tendenze democratiche positive o negative. E così, i primi paesi ad affrontarle saranno le Isole Comore (19/01), Cameroon (9/02), Guinea (16/02), per il rinnovo del Parlamento, e Togo (22/02) per l’elezione del Presidente. A seguire vi saranno invece Burundi (20/05) per il Presidente e Mali ed Etiopia (data di maggio da definire) per l’Assemblea Nazionale. La seconda metà dell’anno sarà invece spettatrice delle elezioni generali in Tanzania (4/10) e presidenziali in Costa d’Avorio (31/10), mentre ancora da definire rimane la data di novembre per le generali in Burkina Faso. L’anno si concluderà invece con il Ghana, ad andare al voto per le cariche legislative che esecutive, e con la Repubblica Centrafricana e il Niger che andranno al voto nello stesso giorno - il 27/12 - rispettivamente per il presidente e per le elezioni generali. Rimane da pianificare la data di dicembre per l’elezione del presidente delle Seychelle. Da ultimi, restano da definire invece le elezioni parlamentari in Namibia, in Somalia (camera bassa), nella regione autonoma del Somaliland (dopo due posticipazioni) e in Gabon (solo senato) per le quali non sono state fornite indicazioni precise.

Repubblica Centrafricana, i commercianti si ribellano alle milizie di autodifesa. Bangui dal 2014 è vittima della guerra civile e nel territorio imperversano gruppi di autodifesa; il tutto nonostante il recente accordo di pace ottenuto per l’ottava volta nel mese di febbraio del 2019. Da alcuni mesi, tuttavia, i commercianti hanno iniziato a ribellarsi alla tassazione imposta da questi gruppi e, in questo ultimo caso, gli scontri avvenuti al mercato - nel quartiere a maggioranza musulmana PK5 - hanno lasciato sul terreno 33 vittime.

Repubblica Democratica del Congo, morti 60 soldati in due mesi negli scontri a Beni. L’informazione è giunta domenica 5 gennaio, in merito agli scontri avvenuti tra esercito regolare e le Forze Democratiche Alleate (ADF) a Beni, al confine con il Rwanda, che vanno avanti dalla fine di ottobre. I rinforzi inviati per contrastare il gruppo ribelle, a lungo legato al Rwanda, non hanno avuto l’esito sperato. Tanto che le fonti governative sono intervenute per chiarire il numero di perdite riscontrate, sul quale sono circolate numerose dicerie. 60 morti e 175 feriti sono i numeri comunicati, da rapportare alle 80 vittime tra i combattenti dell’ADF.

Somalia, Shabaab attacca una base keniota. Non basta l’attacco avvenuto a Mogadiscio (riportato nella sezione Terrorismo da Vincenzo Battaglia) al termine del 2019. Secondo le fonti, nella mattina di domenica 5 gennaio i miliziani avrebbero attaccato una base militare in Kenya la quale ospita anche soldati americani. Non è chiaro se siano presenti delle vittime, in quanto tale evenienza è negata dall’AFRICOM (USA), mentre portaparola di Al Shaabab confermano di aver preso possesso di una parte della base ed aver provocato la morte di alcuni soldati avversari, anche americani. Si attendono nuove notizie in merito.

Marcello Alberizzi


AMERICA DEL NORD

Tensione tra Stati Uniti e Iran. Il clima tra Washington e Teheran è teso da quando l’Amministrazione Trump ha annunciato la volontà di ritirarsi dall’accordo sul nucleare - Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) - nel 2018 nell’ambito del perseguimento della campagna di “massima pressione”. Più di recente, gli attacchi americani alle basi in Iraq e Siria hanno acuito l’escalation e sono frutto della chiusura al dialogo con le milizie sciite, supportate invece dall’Iran. Gli Usa hanno agito anche a difesa dell’Arabia Saudita, alleato regionale statunitense di stampo sunnita che teme l’espansione dell’influenza iraniana ed è stato precedentemente umiliato dall’attacco alle petroliere del settembre 2019, del quale gli Usa ritiene responsabile Teheran. Si tratta quindi di una situazione piena di conseguenze non di poco conto a livello internazionale per quanto concerne l’equilibrio mediorientale e non solo. Gli attori coinvolti sono molteplici e il quadro attuale potrebbe essere interessato da ulteriori ostilità. A conferma di ciò, il 3 gennaio è stata ordinata da Trump l’uccisione del generale iraniano Soleimani, capo dell’unità speciale Al Quds dei Guardiani della rivoluzione.

Messico, scontro tra cartelli della droga. I membri del Cartello del Golfo e dei Los Zetas si sono scontrati negli ultimi giorni dell’anno a partire da una rissa, trasformatasi in un conflitto a fuoco. Il bilancio è di 16 morti in totale. Alla fine del bagno di sangue, nel penitenziario di Cieneguillas sono stati sequestrati coltelli e armi da fuoco, compreso un fucile. Si tratta di un problema endemico che mette in difficoltà il governo attuale di López Obrador e che mise in crisi anche i governi passati. La guerra tra cartelli non è cessata. Ricordiamo anche un’operazione dell’ottobre dello scorso anno da parte del Cartello di Sinaloa che obbligava il governo federale a rilasciare il figlio, appena arrestato, del “Chapo” Guzman – pericoloso criminale facente parte dei narcos - e a ritirare i propri uomini, sopraffatti per le strade di Culiacan.

 Marta Annalisa Savino

AMERICA DEL SUD

Argentina, l’emergenza continua tra proteste e debito con il FMI. Le ultime settimane dell’anno per il neo-presidente Fernandez sono state difficili. Fernandez ha dovuto riscontrare l’impossibilità di pagare il debito con il Fondo Monetario Internazionale, decidendo di varare una legge economica d’emergenza. Con tale legge sono state introdotte una serie di misure economiche e fiscali al fine di regolarizzare la situazione economica del paese, cercando di evitare una crisi simile a quella del 2001. Tra queste misure, vi è il piano anti-fame volto ad agevolare i più poveri con piccole pensioni, congelamento o rinvii sugli aumenti del settore pubblico. Intanto a Mendoza, i manifestanti dopo due settimane di protesta, sono riusciti a bloccare i tentativi di legittimare l’inquinamento e la devastazione ambientale della potente lobby mineraria alleata con le principali forze politiche del governo provinciale. Questa protesta ha fatto seguito all’azione degli indios mapuche che, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre, sono riusciti a occupare una fattoria della Benetton, rivendicando nuovamente il riconoscimento dei loro diritti ancestrali sul territorio occupato illegalmente da quest’ultima.

(Domenico Barbato)

Bolivia, espulsi i diplomatici di Messico e Spagna. La situazione in Bolivia continua ad essere critica, in particolare per quanto concerne i rapporti con il Messico a seguito dell’asilo politico concesso a Morales. Il governo messicano ha denunciato il regime boliviano per l’assedio alla propria ambasciata realizzato con le forze armate locali. Alla denuncia messicana presentata di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, la presidente ad interim boliviana, Jeanine Añez ha risposto immediatamente espellendo María Teresa Mercado, ambasciatrice del paese messicano. Con lei hanno lasciato il paese anche la console spagnola, Cristina Borreguero e altri diplomatici, tutti considerati dal regime colpevoli di aver dato rifugio a personalità vicine a Evo Morales. “Questo gruppo di rappresentanti dei governi di Messico e Spagna, ha gravemente ferito la sovranità e la dignità del popolo e del governo costituzionale della Bolivia”, ha affermato la presidente Áñez.

(Domenico Barbato)

Cile, il futuro del paese verrà deciso dal referendum di Aprile. Il Presidente Piñera ha firmato il 27 dicembre un decreto che fissa per il prossimo 26 aprile un referendum che accerterà se il popolo cileno voglia o meno cambiare la Costituzione. Una decisione che esaudisce così una delle principali richieste dei protestanti: “Ancora una volta, i cittadini possono decidere con carta e penna quale cammino debba prendere il nostro Paese", ha ribadito il presidente. Nonostante questo, proseguono gli scontri di piazza che hanno portato a un morto e numerosi feriti nella zona di Plaza Italia a Santiago del Cile durante l’ultima grande manifestazione dell’anno, come riporta l’Instituto Nacional de Derechos Humanos. Nella stessa capitale, durante le manifestazioni un nostalgico di Pinochet ha minacciato la folla con un’arma.

(Domenico Barbato)

Colombia, tra crimine organizzato e coca riprende la guerra di Duque. Il governo colombiano ha presentato un decreto per riprendere le fumigazioni aeree di glifosato per contrastare le coltivazioni di coca. Accanto alla guerra alla coca, il presidente Duque ha ripreso la guerra al crimine organizzato. Il presidente ha deciso di arrestare Juan Carlos Cuéllar, un ex negoziatore dello storico accordo tra il governo e l’Esercito di Liberazione Nazionale, accusato di omicidio, estorsione, ribellione, oltre ad altri capi d’accusa. Nello stesso giorno, il 30 dicembre il procuratore colombiano Alcibiades Libreros, esperto di reati legati al crimine organizzato, è stato assassinato a Calí. Le vicende occorse negli ultimi giorni hanno portato lo stesso presidente ad annullare un incontro con i rappresentanti della guerriglia previsto per gennaio a L’Havana. L’incontro avrebbe dovuto servire a ricordare i 23 poliziotti morti nell’attentato alla scuola di polizia General Santander del 19 gennaio scorso.

(Domenico Barbato)

Cuba, i rapporti con la Siria e il Nicaragua. Cuba e Siria sono unite da una lunga amicizia, caratterizzata da diversi elementi in comune: la posizione ferma è la lotta contro l’imperialismo statunitense, la lotta al terrorismo internazionale e la forte collaborazione in vari forum internazionali. Cuba ha assistito la Siria durante la guerra degli ultimi anni, offrendo supporto medico e di fornitura di farmaci, mantenendo l’Ambasciata a Damasco. I due paesi hanno rafforzato le relazioni bilaterali a livello culturale, di formazione universitaria e mostre. Intanto, anche il Nicaragua si avvicina a Cuba, condannando fermamente il recente attacco degli Stati Uniti in Iraq, ritenendolo una violazione del diritto internazionale e della sovranità irachena ed iraniana.

(Michele Pavan)

Ecuador, un nuovo regalo di Natale dal FMI. Il prestito di 500 milioni di dollari concesso all’Ecuador dal Fondo Monetario Internazionale, come definito dal piano volto a rimettere in sesto l’economia del paese, è arrivato a Quito il 25 dicembre. Il quotidiano El Universo lo fa presente, citando il totale delle entrate per il finanziamento registrate dall’Ecuador: pari a 9,661 miliardi di dollari. Il ministro dell’economia, Esteban Ferro, ha inoltre sottolineato come il prestito sia stato fissato a un tasso del 3% con tempistiche di pagamento più flessibili. Intanto, l’Unesco ha comunicato la sua preoccupazione per la possibile situazione di inquinamento ambientale nelle isole Galápagos, dove un cargo ha rovesciato in mare 2.200 litri di diesel. Il danno è stato parzialmente risolto dal personale del Parco e della Marina dell'Ecuador che, subito dopo l'incidente, ha collocato barriere di contenimento e teli assorbenti per ridurre il rischio di possibili nuove contaminazioni.

(Domenico Barbato)

Venezuela, il 2019 si conclude con un attacco portato all’Esercito da militari disertori. Il Presidente Maduro ha tenuto il consueto discorso di fine anno dove ha deciso di inviare un messaggio di solidarietà e pace al paese per il prossimo anno. Tuttavia, il 22 dicembre l’unità militare 513 Batallón de Infantería de Selva Mariano Montilla è stata attaccata da un gruppo di militari disertori nello Stato meridionale di Bolívar. Durante lo scontro è morto un membro dell’Esercito e sono stati rubati 120 fucili e 9 lanciagranate RPG di fabbricazione russa, la maggior parte dei quali sono stati poi successivamente recuperati. Cinque dei disertori hanno ottenuto l’asilo politico del Brasile scatenando così l’ira del Presidente Maduro che ha chiesto al Brasile l’immediata consegna dei fuggitivi. Il Brasile ha declinato l’invito, portando la cancelleria venezuelana a sostenere nuovamente la teoria del complotto nordamericano, volto a sovvertire la realtà politica del paese. Intanto, scarseggiano i rifornimenti di benzina, la quale non arriva nel paese venezuelano dal 24 dicembre.

(Domenico Barbato)

Michele Pavan, Domenico Barbato


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, Africa, Asia ed Europa sono tutte connesse. Da quanto traspare dai poll condivisi da Reuters, il 59% degli abitanti di Hong Kong è favorevole alla protesta e, di questi, solo il 17% è favorevole all’indipendenza dalla Cina. Tsai Ing Wen, sulla scia delle proteste, ha dichiarato che non accetterà la formula “un paese due sistemi” per la riunificazione con la Cina continentale. Yang Jiechi si è recato in Africa per 5 giorni di visite diplomatiche in Uganda, Senegal e Congo. Durante l’incontro con Macky Sall, presidente del Senegal, Yang lamenta il comportamento di coloro che “Diffamano e attaccano” le relazioni Sino-Africane. All’incontro 17+1 che si terrà questo aprile con alcuni stati europei (sia occidentali che orientali) presenzierà Xi Jinping al posto di Li Keqiang, segnalando un riorientamento delle priorità anche verso quest’area geografica. Sulla scorta degli eventi recenti, acquisisce ancora più importanza l’esercitazione navale congiunta (27-30 dic.) nel golfo di Oman tra Russia, Iran e Cina.

Giappone, il filo rosso con gli USA e l’Iran. Il 24 dicembre 2019 Giappone, Corea del Sud e Cina si sono incontrati a Chengdu (Cina, Sichuan) nel loro ottavo incontro trilaterale (dal 2006). Tra i temi più caldi, la Corea del Nord e la cooperazione internazionale economica, in particolare parlando di un FTA. Quest’anno il Giappone invierà dei cacciatorpedinieri lungo le rotte commerciali mediorientali, per proteggere le proprie linee di approvvigionamento attraverso una missione indipendente. Dall’altra parte, il paese nipponico non schiererà nello stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, come concordato durante la visita di Rouhani in dicembre. Con la morte di Soleimani però, i rischi aumentano e il paese deve riconsiderare la sua decisione. L’ex Direttore della Nissan, Ghosn, si trova oggi in Libano dopo essere scappato dal Giappone. L’Interpol ha successivamente rilasciato una “red notice” che chiede alle autorità libanesi di interrogare l’individuo.

Corea del Sud, est e ovest s'incontrano in Corea. Il vice ministro degli Esteri della Corea del Sud è arrivato a Washington giovedì 2 gennaio per colloqui con la sua controparte statunitense, tra una serie di sfide alla sicurezza che gli alleati devono affrontare. Settimana prossima, gli alti funzionari del principale partito di opposizione della Corea del Sud, il Liberty Korea Party (LKP), visiteranno gli Stati Uniti per discutere delle crescenti tensioni in seguito all'ultima scossa in Corea del Nord. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato Moon durante una visita a Seul, la prima in quattro anni. Le relazioni tra i due paesi sono state tese dal momento dell'installazione in Corea del Sud di un sistema THAAD (Terminal High Altitude Area Defense) da parte degli USA nel 2017.

Corea del Nord, una nuova strategia per gli anni ‘20. Ci si aspettava quello che Kim Jong Un aveva chiamato “christmas gift” ma ad oggi ancora non si hanno avuto notizie in merito. Donald Trump, durante il suo discorso a Mar-a-Lago ha ironicamente sostenuto che “può tranquillamente trattarsi anche di un vaso e non di un test nucleare”. All’interno dell’ultimo discorso, durante la Plenaria del partito della DPRK, Kim ha poi chiesto ai cittadini di resistere perchè non ci sarà una diminuzione delle sanzioni, prevedendo la possibilità che i negoziati con gli USA non portino più a nulla.

India, proteste anche qui. Venerdì 27 dicembre, l'India ha schierato migliaia di poliziotti e ha chiuso i servizi di internet mobile in molte città per controllare le proteste contro la nuova legge sulla cittadinanza. Ad oggi, per quanto riportato da Reuters, a livello nazionale le persone morte sono almeno 25. Martedì scorso il ministro dell’Interno indiano ha parlato alla platea internazionale sostenendo che le questioni riguardanti il CAA e l’NRC sono di carattere nazionale e che non altererebbero la struttura della costituzione. Il 20 dicembre si è conclusa l’esercitazione antiterrorismo “Hand in Hand” tra Cina e India nello Stato di Meghalaya, India Nord-est.

Stefano Sartorio


EUROPA OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

Unione Europea, i leader compatti sulla questione iraniana. L’uccisione del Generale Soleimani non poteva non avere un impatto sull’Europa e sugli alleati storici degli Stati Uniti. Il governo francese, che si era impegnato in passato per portare Usa e Iran intorno ad un tavolo negoziale, ha chiesto che entrambe le parti agiscano con prudenza per evitare un’escalation. Il Ministro degli Esteri tedesco ha riconosciuto le varie provocazioni che Teheran ha fatto in questi mesi, ma ha criticato l’azione di Washington, convinto che questa possa peggiorare una situazione già scottante. Sulla stessa riga si è posizionato il Presidente del Consiglio Europeo, temendo che una nuova ondata di terrorismo possa seguire alla destabilizzazione dell’area mediorientale.

Austria, sistemi informatici sotto attacco. Il Paese alpino si è trovato a subire un attacco informatico diretto contro la sede del Ministero degli Esteri. I funzionari hanno fatto sapere che potrebbe trattarsi di un’azione promossa da un Paese straniero, ma non hanno specificato quale. Il fatto avviene in un momento abbastanza delicato. È recente, infatti, la notizia della formazione di una nuova coalizione fra verdi e conservatori che potrebbe dare vita ad un governo senza precedenti nella storia austriaca.

Spagna, Sanchez verso la formazione del governo. Sembra che l’odissea del Paese iberico sia giunta alla fine. Nei prossimi giorni sarà presentato l’esecutivo guidato dal leader del Partito Socialista Pedro Sanchez. L’accordo è stato raggiunto con Equerra Repubblicana, la formazione politica che rappresenta la sinistra indipendentista catalana. I deputati di quest’ultima hanno, infatti, deciso di astenersi dal voto di fiducia, permettendo la nascita del nuovo esecutivo. In cambio hanno ottenuto da Sanchez la riapertura delle negoziazioni fra Madrid e Barcellona.

Leonardo Cherici

EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Ecco Avangard, la “super arma” di Putin diventa realtà. Sono entrati ufficialmente in servizio nei reparti militari russi i missili ipersonici “Avangard”. Stando alle prime fonti, le batterie di missili appena entrate in azione sarebbero state collocate nella regione degli Urali. Putin ha presentato il dispiegamento dei nuovi missili come un evento cruciale per il futuro posizionamento della Russia nel sistema internazionale, la cui tecnologia bellica mira ora a superare gli attuali sistemi di difesa statunitensi. La velocità dei missili ipersonici è stata stimata pari 2o volte la velocità del suono, rendendo l’arma praticamente non intercettabile dai sistemi antimissile. I missili Avangard rappresentano per Mosca il salto necessario a ridurre il gap tecnologico con Washington e segnare un traguardo importante in quella che viene vista come una nuova corsa agli armamenti nucleari. 

Tensioni Usa-Iran: la risposta di Mosca. La reazione di Mosca all’uccisione del generale iraniano Soleimani non si è fatta attendere. La Russia ha fortemente criticato l’intervento statunitense che ora mette a repentaglio nuovamente il delicatissimo scenario mediorientale; soprattutto, mette a rischio anche la posizione russa nella regione. In questione è ora la strategia che Mosca adotterà in caso di un nuovo conflitto locale. L’Iran rappresenta uno dei principali interlocutori della Russia ed essa ha tutto l’interesse a evitare un'escalation militare che metterebbe a rischio la stabilità del proprio partner mediorientale. Mosca potrebbe sostenere indirettamente Teheran attraverso aiuti militari, ma le condizioni economiche della Russia non permetterebbero a Mosca di avviare operazioni militari sul campo, anche in vista di una reazione ostile da parte degli Stati Uniti. Se la Russia agirà da mediatore di un’eventuale crisi diplomatica, il suo status nella regione potrebbe invece uscirne rafforzato.

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Israele, richiesta di immunità per Netanyahu. A poche ore dalla scadenza del periodo utile per presentare la domanda per l’immunità parlamentare, l’attuale primo ministro ha deciso di chiederla per le accuse di corruzione. La scelta è stata trasmessa in diretta televisiva, motivata da Netanyahu dicendo che "sarebbe stata in linea con la legge...con l'obiettivo di continuare a servirvi, per il futuro di Israele". Per ottenerla, avrebbe bisogno dell’appoggio di oltre la metà dei parlamentari della Knesset; con esito positivo, il processo potrebbe essere così posticipato dopo le nuove elezioni. Intanto, sul piano esterno, a Tel Aviv, il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett ha convocato d’urgenza i capi delle forze armate e della sicurezza in seguito all’uccisione di Soleimani. Infatti, secondo l’intelligence israeliana, il capo della forza al Quds iraniana rappresentava un grave pericolo per il paese.

(Federica Sulpizio)

Iraq, ucciso Soleimani da un raid Usa. Il 2 gennaio Qassem Soleimani, il comandante delle Brigate al Quds del Corpo delle Guardie della Repubblica Islamica (responsabili delle operazioni all’estero dell’Iran) è stato ucciso a Baghdad da un drone statunitense. Il raid ha provocato altresì la morte di Abu Mahdi al Muhandis (leader della milizia filo-sciita al-Shaabi) e di altri militanti legati a Teheran presenti nel convoglio che transitava nei presso dell’aeroporto della capitale irachena. L’offensiva americana è avvenuta alla luce dell’escalation di violenza delle ultime settimane, che ha visto l’uccisione di un contractor statunitense e l’assalto (da parte di milizie irachene collegate all’Iran) all’ambasciata USA a Baghdad. La Casa Bianca ha giustificato l’atto per motivi di “difesa preventiva” contro gli attacchi ad obiettivi americani che il generale Soleimani stava pianificando in Iraq. Pertanto, dopo non aver risposto alle precedenti offensive iraniane (anzitutto quelle contro le petroliere del Golfo e contro i giacimenti petroliferi sauditi), Trump ha ripristinato quella deterrenza e linee rosse che erano andate perse negli ultimi mesi.

(Vincenzo Battaglia)

Venti di guerra in Medio Oriente dopo l’uccisione di Soleimani. Come era prevedibile, la Repubblica Islamica ha promesso che l’assassinio del suo generale, icona delle milizie filo-sciite, non resterà impunito. Teheran è pertanto pronta a vendicarsi dell’offensiva subita, e ora non resta che valutare solo il quando e dove verrà servita la vendetta. Il 4 gennaio diversi colpi di mortaio si sono abbattuti sulla Green Zone di Baghdad, zona che ospita l’ambasciata statunitense. Un secondo attacco, inoltre, ha colpito la base irachena di al Balad, la quale ospita militari americani (non vi sono vittime in ambedue gli attacchi). In risposta a tali azioni e alle dichiarazioni iraniane, Trump ha fatto sapere di aver individuato 52 siti iraniani da attaccare (stesso numero degli ostaggi americani durante l’assalto all’ambasciata statunitense di Teheran nel ’80) nel caso gli Usa venissero colpiti. Intanto, il Pentagono ha dichiarato che circa 3000 soldati sono in viaggio verso il Medio Oriente col fine di proteggere le aree diplomatiche e i siti d’interesse americani in loco.

(Vincenzo Battaglia)

Le prime ripercussioni del raid contro Soleimani. Come scritto nel paragrafo precedente, le massime autorità iraniane (militari e politiche) hanno dichiarato vendetta per quanto accaduto. Il clima rovente è emerso anche durante i funerali di Soleimani, che si sono tenuti dapprima a Baghdad, per poi spostarsi in Iran ad Avhez (nel primo di tre giorni di lutto proclamati nella Repubblica islamica), in seguito a Teheran, per infine arrestarsi nella sua città natale (luogo della sepoltura). In tutte le città, una marea di gente ha invaso le strade, piangendo e gridando “morte all’America, ad Israele e alla Gran Bretagna”; alcuni morti sono stati registrati nell'ultima tappa. Intanto, in Iraq, il Parlamento ha votato una risoluzione per l’espulsione dal Paese delle truppe straniere, una mossa che riguarda sostanzialmente le 5200 truppe in Iraq (ma anche tutti gli altri contingenti, compresi quelli italiani). Per di più, la tv iraniana al Arabiya ha annunciato che Teheran non rispetterà più alcun limite previsto dall’accordo sul nucleare del 2015; pertanto, il Paese è pronto ad arricchire l’uranio “senza restrizioni in base alle sue esigenze tecniche”.

(Vincenzo Battaglia)

Libia, la situazione è sempre più bollente. Venti di guerra soffiano anche in Libia, dove sta aumentando giorno dopo giorno il livello di escalation di violenze e tensioni. Il Parlamento turco ha da poco approvato l’intervento delle sue truppe a favore del governo di accordo nazionale di Serrai. In risposta, il Generale Haftar ha chiamato la popolazione alla mobilitazione e alla “jihad” contro un’eventuale presenza di Ankara in Libia. In questo clima di profonda instabilità, a Tripoli un’accademia di polizia libica è stata colpita da un raid (circa 30 le vittime). Secondo alcune fonti (vicine ad Haftar), nell’accademia erano presenti miliziani siriani spostati proprio dalla Turchia con lo scopo di sostenere il governo di Serrai. Malgrado il raid non sia stato ancora rivendicato dal generale della Cirenaica, è chiara la sua responsabilità in un momento in cui la sua aviazione ha accelerato le operazioni. Inoltre, è emersa nelle ultime ore la notizia che le milizie di Haftar sarebbero entrate a Sirte, cacciando le truppe governative e occupando venti accessi alla parte orientale della città (la terza più popolosa in Libia).

(Vincenzo Battaglia)

Uccisione Soleimani, chi era il personaggio la cui morte rompe i già precari equilibri internazionali? Il cordoglio per la sua morte somiglia molto a quella di un santo: Qassem Soleimani era considerato il più celebre rappresentante dell’apparato militare iraniano dagli anni della Rivoluzione. Capo delle unità speciali per la gestione delle operazioni estere (Quds Force), la sua presenza tra le fila dell’esercito era nota già a partire dalla repressione curda e dalla guerra Iran-Iraq (1980-88). Soleimani era molto vicino alla Guida Suprema Ali Khamenei, il che spiega alla perfezione la portata della reazione iraniana. Negli ultimi anni si era contraddistinto per il suo intervento in Siria e in Iraq tra il 2015 e il 2017 per fermare l’avanzata dell’Isis, oltre che per aver coltivato i rapporti con Hezbollah in Libano e per aver aumentato l’influenza sciita in Iraq. Ritenuto un grande pericolo dagli Usa e – con diversa intensità – dai suoi alleati, il generale iraniano era inserito nell’elenco dell’Onu delle personalità da sanzionare.

(Federica Sulpizio)

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Parigi, attacco a Villejuif. Un uomo ha accoltellato tre persone nel parco dipartimentale Hautes Bruyères a Villejuif, a sud di Parigi. La polizia ha dichiarato, inoltre, che è stato ucciso anche l’attentatore, il quale è stato neutralizzato in Avenue du Général-de-Gaulle. Durante lo scontro sono stati anche feriti due agenti della polizia. Inizialmente si è pensato ad un attacco terroristico in quanto l’uomo protagonista dell’attentatore ha gridato “Allah Akbar”. secondo quanto riferito dai testimoni. Ma, solo successivamente, si è capito che il motivo dell’attentato è forse riconducibile alla morte del generale Soleimani. L’attentatore avrebbe ferito la prima vittima, secondo le prime ricostruzioni, raccontandole di essere stato ricoverato in ospedale per problemi psicologici. La seconda vittima è stata ferita solo in modo lieve grazie all’intervento tempestivo del marito, il quale, tramite questo gesto d’amore, ha perso la vita.

(Laura Vaccaro Senna)

Nigeria, uccisi undici cristiani. Il giorno di Natale è stato diffuso un video in cui alcuni militanti islamici fedeli al Daesh hanno fucilato e decapitato undici cristiani in un luogo sconosciuto. Il gesto è stato compiuto come vendetta per l’uccisione di alcuni leader a loro affiliati in Medio Oriente. Il video dura meno di un minuto ed è stato diffuso da Amaq, agenzia di stampa utilizzata maggiormente dagli affiliati dello Stato Islamico. Probabilmente gli ostaggi sono stati rapiti nelle ultime settimane in vari villaggi del nord della Nigeria. Dieci giorni prima, Iswap, ovvero i miliziani dello Stato Islamico nella provincia dell’Africa occidentale, ha diffuso un video in cui tredici ostaggi chiedono supporto alle autorità nigeriane e all’Associazione cristiana della Nigeria (Can).

(Laura Vaccaro Senna)

Somalia, attentato a Mogadiscio. Un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di un’auto a Mogadiscio causando quasi un centinaio di morti e altrettanti feriti. L’attentato è stato definito come il peggiore negli ultimi tempi. La zona dell’attentato è sempre molto affollata in quanto è un’area di transito per l’entrata e l’uscita dalla Somalia. Secondo le prime ricostruzioni, l’attentatore si è fatto esplodere poiché aveva capito di essere stato intercettato dalle forze dell’ordine somale. L’attentato è stato rivendicato da Al Shabaab, già responsabili di molti attacchi a uffici governativi e hotel in Somalia e nei Paesi limitrofi. Difatti, nelle scorse ore lo stesso è avvenuto in Kenya, dove è stata colpita una base militare americana provocando la morte di tre americani, oltre che dei quattro assalitori.

(Laura Vaccaro Senna)

Burkina Faso, attentato contro uno scuolabus. Rimanendo in Africa, un attentato sanguinoso ha colpito altresì il Burkina Faso. Un ordigno è esploso al passaggio di uno scuolabus nel nord-est del Paese, provocando 14 vittime. L’attentato, non rivendicato, segue quello del 24 dicembre contro un campo militare che ha causato più di 30 morti. Sempre a dicembre, inoltre, una chiesa protestante era stata colpita da un attacco jihadista (notizia riportata due edizioni fa). Pertanto, la situazione in Burkina Faso (similmente ai vicini Mali e Niger) è sempre più fuori controllo e le violenze dei gruppi terroristici continuano ad essere all’ordine del giorno.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia


OCEANIA

Australia, gli incendi e le condizioni meteorologiche devastano il paese. Sono 24 le persone morte sino ad ora e le condizioni meteorologiche non permettono un’attenuazione del fenomeno. Gli incendi proseguono ormai da settembre, in alcune aree del Paese il cielo è nero e piovono ceneri. Il primo ministro, insieme al ministro della Difesa, ha dispiegato mezzi aerei e navali militari: elicotteri, aerei e navi della marina. Per far fronte all’emergenza è stato chiesto agli Stati Uniti e al Canada di fornire risorse aeronautiche specializzate per contrastare gli incendi. I prossimi mesi saranno ancora molto difficili per il Paese.

Michele Pavan


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO, sospesi gli addestramenti in Iraq. In seguito all’uccisione del Generale Soleimani, la Nato ha deciso di sospendere la missione di addestramento in Iraq, rivolta soprattutto ad addestrare le forze armate locali al contrasto a un ritorno dell’ISIS. Dall’altra parte, l’azione della Nato nel paese continua, rinforzando in particolare la sicurezza delle basi irachene della coalizione. Prima del bombardamento che ha portato all’uccisione del Generale iraniano, il parlamento iracheno era quasi deciso ad approvare il progetto di legge sul ritiro delle forze straniere dal Paese. Tale approvazione porterebbe alla fine di ogni missione internazionale in Iraq.

(Michele Pavan)

Nazioni Unite, nel 2020 l’organizzazione celebra i suoi 75 anni con la più grande ‘discussione globale’ sul futuro della Terra. Per festeggiare i 75 anni dalla sua istituzione, le Nazioni Unite lanciano la più grande “discussione globale”sul futuro del nostro pianeta. Da Gennaio 2020, infatti, le Nazioni Unite daranno il via ad una serie di incontri e sondaggi, che permetteranno a persone provenienti da tutto il mondo di condividere i propri sogni e preoccupazioni sul loro futuro. L’obiettivo è quello di raccogliere sufficienti informazioni per poter elaborare una “global vision” entro il 2045, anno in cui le Nazioni Unite compiranno 100 anni.

(Marta Stroppa)

Nazioni Unite, UNSMIL condanna gli attacchi in Libia. La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha condannato aspramente il bombardamento della scuola militare Hadaba a Tripoli, condotto dalle forze armate di Khalifa Haftar, a causa del quale sono morti almeno trenta cadetti che stavano partecipando ad una parata. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, è intervenuto sulla questione, invocando “l’immediato cessate il fuoco” e il ritorno ai “rapporti diplomatici”.

(Marta Stroppa)

Nazioni Unite, Guterres invita alla de-escalation delle tensioni nella regione del Golfo. A seguito dell’attacco statunitense in Iraq, che ha portato alla morte del leader delle forze iraniane Quds, il Generale Qasem Soleimani, e del leader delle forze irachene, Abu Mahdi al-Muhandis, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso grande preoccupazione per l’escalation delle tensioni nell’intera area del Golfo. Secondo Guterres, infatti, “questo è il momento in cui i leader mondiali devono esercitare la massima moderazione” poichè “il mondo non può permettersi un’altra guerra del Golfo”. A tal proposito, Guterres ha assicurato che la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (UNAMI) continuerà a promuovere la stabilità nel Paese.

(Marta Stroppa)

OSCE, l’Albania assume la presidenza dell’OSCE per il 2020. Il primo gennaio, l’Albania ha ufficialmente assunto la presidenza dell’OSCE per l’anno 2020. Nel suo discorso di apertura, il Primo Ministro albanese Edi Rama ha definito tale momento “storico per l’Albania”, che è passata dall’essere “paese sotto un regime comunista crudele che si è opposto allo spirito di Helsinki” all’occupare il posto di rappresentante. I tre obiettivi perseguiti dall’Albania nel suo ruolo di presidente dell’OSCE saranno i seguenti: garantire il rispetto degli impegni politici assunti dall’organizzazione, fare la differenza sul terreno e continuare a rafforzare il dialogo tra gli Stati.

(Marta Stroppa)

Marta Stroppa e Michele Pavan




Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Domenico Barbato: America del Sud

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: America del Sud, Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Annalisa Savino: America del Nord

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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