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Framing The World, XXIV numero

Uno sguardo generale alle dinamiche del sistema internazionale

Gli eventi mondiali sono sempre più vari e differenti, ma allo stesso tempo sempre più interconnessi, senza più soluzione di continuità tra politica, diplomazia ed economia. Diventa allora ancora più fondamentale ed utile il nostro tentativo di riassumere i principali eventi ed accadimenti mondiali. In questa edizione:

  • - L’ex-presidente Morales rischia un processo per crimini contro l’umanità, e le violazioni dei diritti umani dei Rohingya;
  • - L’ottimo stato dell’economia statunitense nonostante le incertezze sul commercio e il piano straordinario di aiuti deciso dal governo giapponese;
  • - Le elezioni in Sudafrica e gli stretti impegni militari francesi in Africa, con la tragica morte di 13 soldati in un incidente aereo;
  • - Lo scambio di prigionieri tra Iran e Stati Uniti, oltre che la violenza senza fine in Messico;
  • - In sud america, l’Argentina si prepara ad un nuovo governo, mentre Cile, Bolivia ed Ecuador sono alle prese con le conseguenze delle proteste anti-governative;
  • - In Asia, le elezioni ad Hong Kong hanno segnato la vittoria del fronte democratico, mentre il giappone rafforza la cooperazione con l’India e prova a mediare con l’Iran;
  • - Gli scioperi contro le riforme di Macron, la visita del Ministro degli Esteri Lavrov in Italia e la crisi diplomatica tra Russia e Germania in seguito ad un omicidio avvenuto a Berlino;
  • - Il vertice fondamentale sul destino dell’Ucraina (inizia oggi a Parigi) e l’Unione Europea che volge lo sguardo ai Balcani, attirando l’attenzione della Russia;
  • - Il trasferimento di missili balistici iraniani in Iraq e la presenza russa in Libia alzano la tensione con gli USA, mentre il premier iracheno si dimette per placare le proteste;
  • - Gli attentati a Londra, l’Aia e nella base americana di Pensacola (ancora poco chiaro), oltre che la cattura di un “pezzo grosso” dell’ISIS;
  • - Il vertice/anniversario NATO a Londra, tra morte cerebrale e rilancio dell’Alleanza fatto di maggiori stanziamenti e più vasti orizzonti strategici.

Ma questo è davvero solo un assaggio, molto altro vi aspetta nel nuovo numero di Framing the World.



DIRITTI UMANI

Bangladesh, ai bambini Rohingya viene vietato l’accesso all’istruzione. All’interno del suo report “’Are We Not Human?’: Denial of Education for Rohingya Refugee Children in Bangladesh”, Human Rights Watch denuncia il governo del Bangladesh per aver impedito ai bambini della minoranza Rohingya di accedere a qualsiasi forma di istruzione, sia all’interno che all’esterno dei campi profughi. Human Rights Watch e altre agenzie ONU si stanno attivando per garantire ai bambini il diritto all’educazione, così come previsto dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e da numerosi altri trattati sui diritti umani.

Bolivia, il governo intende accusare l’ex presidente Morales di crimini contro l’umanità dinanzi alla Corte Penale Internazionale. Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno, Arturo Murillo, l’attuale governo ad interim della Bolivia intende accusare l’ex presidente del Paese, Evo Morales, di crimini contro l’umanità dinanzi alla Corte Penale Internazionale a L’Aja. Morales, che nel frattempo è fuggito in Messico, è stato inoltre accusato dinanzi alle corti nazionali di sedizione e terrorismo, reati per i quali potrebbe essere condannato fino a 30 anni di carcere. Morales, da parte sua, si dichiara innocente e accusa a sua volta il governo ad interim di genocidio.

Indonesia, frustati in pubblico fino a perdere i sensi. Nella provincia di Aceh, dove si applica la Sharia, un uomo e una donna sono stati frustati in pubblico fino a perdere i sensi. L’uomo era stato condannato a 100 frustate per aver avuto rapporti sessuali extraconiugali, mentre la donna era stata condannata a 30 frustate per aver avuto rapporti sessuali senza essere sposata. Tali punizioni, tuttavia, sono contrarie al diritto internazionale, il quale vieta ogni forma di tortura e di altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Italia, il Tribunale di Roma dichiara i respingimenti dei migranti verso la Libia “illegali”. Il Tribunale civile di Roma ha dichiarato illegali i respingimenti di 14 migranti eritrei verso la Libia, avvenuti tra il 2009 e il 2010, sulla base del Trattato di amicizia siglato tra il nostro governo e quello libico. Sulla scia della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Hirsi, infatti, il Tribunale di Roma ha riconosciuto loro il risarcimento per essere stati respinti dall’Italia senza che gli venisse prima offerta la possibilità di fare domanda per la protezione internazionale. Secondo il Tribunale, tali respingimenti sono in violazione dell’Art. 10 della Costituzione, nonché del principio di non-refoulement (Art. 3 CEDU) e del divieto delle espulsioni collettive (Art. 4, Prot. 4 CEDU).

Siria, forze turche bombardano una scuola nel nord del paese. Secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’esercito turco avrebbe bombardato nei giorni scorsi una scuola nella città di Tal Rifaat, nel nord del paese. A seguito dell’attacco, 9 civili (di cui 8 bambini) avrebbero perso la vita; il bilancio delle vittime tuttavia potrebbe aumentare, viste le gravi condizioni di alcuni feriti. Questo attacco comporta una gravissima violazione del diritto umanitario.

Marta Stroppa

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

USA-Francia, scontro commerciale. Il governo francese ha introdotto una tassa pari al 3% dei ricavi delle società digitali con un fatturato globale di almeno €750 milioni, dei quali almeno 25 ottenuti sul territorio francese, volta a punire i comportamenti di elusione dei Big Tech. Dopo mesi di indagini, che hanno rilevato problemi legali per la retroattività e l’extra-territorialità della misura, l’amministrazione USA ha autorizzato una rappresaglia contro prodotti francesi come champagne, formaggi e cosmetici per un valore di $2.4 miliardi. Il Trade Secretary Ross ha inoltre avvertito che simili misure verranno attuate nei confronti di tutti i paesi che adotteranno una simile digital tax, tra i quali l’italia, nella quale la misura sarà in vigore dal 1 gennaio.

Trade War, Cina e America latina. Mancano 6 giorni al 15 dicembre e al nuovo round di dazi sulle merci cinesi, questa volta pari al 15% del valore su $156 miliardi di prodotti. L’umore a riguardo è piuttosto altalenante: un giorno l’accordo sembra più lontano, quando Trump dichiara che l’accordo potrebbe arrivare dopo le elezioni del 2020; il giorno dopo l’accordo sembra prossimo, quando la Cina esenta dai dazi soia e carne di maiale come gesto di buona volontà. Sul fronte sudamericano, Trump ha annunciato la fine dell’esenzione dai dazi dell’acciaio brasiliano e argentino, che era stata ottenuta in cambio di restrizioni volontarie alle esportazioni, dato che la massiccia svalutazione delle valute dei due paesi ha danneggiato gli export agricoli americani.

Stati Uniti, l’economia corre. Nonostante l’incertezza sul fronte commerciale, l’economia americana continua a marciare a passo di record. Nel mese di novembre il mercato del lavoro è andato ben oltre le aspettative e ha creato 266.000 nuovi posti di lavoro, portando la disoccupazione ai minimi dal 1969 (3.5%) e l’occupazione ai massimi dal 2008 (61%). Inoltre, le retribuzioni sono in crescita del 3.5% e l’inflazione rimane sotto l’obiettivo del 2%, facendo quindi aumentare il potere d’acquisto reale e rendendo improbabili nuovi aggiustamenti ai tassi d’interesse da parte della FED. Oltre a ciò, si presagisce una buona performance per quanto riguarda i consumi e di conseguenza il PIL, visto che questi contribuiscono al 70% del PIL americano.

Giappone, stimolo alla crescita. L’economia giapponese è solita a tassi di crescita molto bassi, ma l’ultimo trimestre del 2019 potrebbe essere disastroso. L’effetto combinato dell’aumento dell’IVA e dei danni provocati dal tifone Hagibis, infatti, dovrebbe far crollare il PIL del 2.7%. Per evitare una recessione e visto che la banca centrale non ha strumenti monetari a disposizione (i tassi sono già a -0.1%), il premier Abe ha deciso di tornare alla sua Abenomics (massicci investimenti pubblici) con lo stanziamento di $120 miliardi per progetti infrastrutturali e tecnologici. L’obiettivo sperato è quello di produrre crescita addizionale per l’1.4% del PIL, mentre gli analisti più pessimisti pensano ad un +0.2%.

Uber e Airbnb, tempi duri. Stretta regolamentare per due delle applicazioni di “sharing” più diffuse al mondo. Uber, dopo una prima revoca nel 2017 e due estensioni temporanee, si vede negare un terzo rinnovo e perde la licenza per operare a Londra. L’accusa della London Traffic Authority è che impiegare autisti non autorizzati mette a repentaglio la sicurezza dei londinesi, e anche se Uber è autorizzata ad operare fino alla sentenza d’appello, la notizia ha fatto crollare il titolo del 6% in un giorno (-13 nell’ultimo mese). Per conto suo, Airbnb è nel mirino dell’FBI per la scarsa applicazione e osservanza delle policy aziendali.

Leonardo Aldeghi

AFRICA SUB-SAHARIANA

Kenia, arrestato il governatore di Nairobi. Per Mike Sonko, l’accusa è quella di corruzione e malversazione finanziaria per circa tre milioni di dollari. Non è che l’ultima vittima della lotta contro la corruzione lanciata dal Presidente Uhuru Kenyatta dalla sua rielezione nel 2017.

Madagascar, le municipali confermano il partito di maggioranza. Ad Antananarivo il voto potrebbe portare ad una conferma del partito di maggioranza IRK, che assicurerebbe un rovesciamento conseguente a quello ottenuto con le presidenziali che portarono alla rielezione di Andry Rajoelina al termine del 2018.

Mali, tredici soldati francesi hanno perso la vita. Il fatto sarebbe avvenuto in seguito a uno scontro tra due elicotteri impegnati nell’operazione Barkhane in lotta contro una cellula jihadista. Pare che ciò sia avvenuto a causa di alcuni colpi di arma da fuoco esplosi durante il combattimento. “Non sono morti solo per la Francia, ma anche per il Mali, il Sahel, la libertà e l’Uomo” ha affermato il Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keïta.

Senegal, acquisti militari dalla Francia. La spesa ammonta a diverse centinaia di milioni di euro (circa 300) e comprende l’acquisto di tre pattugliatori della classe OPV 58 e di missili del gruppo europeo MBDA. Quest’ultimo è basato in Francia, ma costituito da una Joint Venture di AirBus (37,5%), BAE Systems (37,5%) e Leonardo (25%) e partecipata da Germania, Spagna e Stati Uniti.

Sud Africa, il CNA riconquista Johannesburg. Il partito di opposizione (l’Alleanza Democratica, AD) vinse le elezioni comunali tre anni fa, nel 2016, grazie ai voti dell’EFF (Combattenti per la libertà economica), permettendo a Herman Mashaba di ottenere la guida della città. Quest’ultimo, tuttavia, ha annunciato le proprie dimissioni e l’allontanamento dal proprio partito per diversità di vedute sulla questione etnica/razziale. Le nuove elezioni hanno quindi confermato il ritorno alla vittoria del Congresso Nazionale Africano e di Geoff Makhubo, sul quale tuttavia pendono accuse di corruzione che al momento non hanno trovato conferma da parte della magistratura.

Marcello Alberizzi

AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, le bombe atomiche in Europa e il rilascio di prigionieri iraniani. Gli Stati Uniti da diverso tempo si domandavano se fosse possibile ritirare le bombe atomiche dislocate in 5 paesi europei, in particolare Italia e Turchia. Quest’ultima si trova in una situazione molto delicata per la sicurezza del Paese, sicché un eventuale ritiro delle bombe potrebbe far scaturire un riarmo atomico dello stato e un inasprimento dei rapporti diplomatici. Invece, in Iran, nonostante le ben note difficoltà tra i due Paesi, si è provveduto al rilascio reciproco di prigionieri: Xiyue Wang, accusato dagli iraniani di aver collaborato con governi stranieri, e Massoud Soleimani, che aveva cercato di esportare illegalmente “materiale biologico” verso la Repubblica islamica.

(Michele Pavan)

Messico, prosegue la violenza dei Narcos. Il 1 dicembre, oltre 250.000 persone hanno partecipato a una manifestazione a Città del Messico per celebrare il primo anno di governo di Andrés Manuel López Obrador (Amlo). Il fautore della Quarta Trasformazione del paese, volta ad aiutare maggiormente gli strati più poveri della popolazione, è impegnato costantemente ad affrontare un problema statale endemico: la violenza dei Narcos. Durante il suo comizio a Città del Messico, 14 persone venivano uccise durante uno scontro a fuoco tra polizia e narcotrafficanti a Villa Union (lungo il confine con gli Usa). La sparatoria è avvenuta a seguito delle parole dello stesso Presidente Obrador, che ha negato la possibilità alle forze di polizia americane di compiere operazioni contro i cartelli della droga sul territorio messicano. Alle violenze di Villa Union, si sono sommate altre stragi, portando a 127 il numero delle vittime. Pochi giorni dopo, a Guanajato, vicino a Città del Messico, alcuni narcotrafficanti hanno assaltato l’ospedale locale per rapire un paziente, poi squartato a pezzi nel paese vicino. Tali atrocità si perpetuano oramai da anni, causate dal narcotraffico e dalla corruzione degli apparati governativi del paese messicano.

(Domenico Barbato)

Michele Pavan e Domenico Barbato

AMERICA DEL SUD

Argentina, poche conferme all’interno del nuovo governo. Negli ultimi giorni si stanno svolgendo le consultazioni in merito alla composizione del governo che prenderà le redini del paese dal 10 dicembre. Secondo i rumors, sarebbero state definite solamente le posizioni di ministro degli esteri e quello di sviluppo sociale, affidate rispettivamente al peronista Solá e a quello piú moderato Arroyo. Intanto, l’Argentina insieme al Brasile ha subito il ripristino delle tariffe sulle esportazioni di acciaio ed alluminio verso gli USA. Nell’agenda del nuovo governo vi è la necessità di avviare una riforma del sistema giudiziario.

Bolivia, il governo di Añez cerca pace dalle critiche esterne. Il clima nel paese continua ad essere incandescente. Nei giorni scorsi la Delegación Argentina de Solidaridad con el pueblo Bolivariano, operante nel paese andino, ha rivelato all’emittente Russia Today di aver subito numerose pressioni dal governo autoimposto di Añez, a seguito delle prove raccolte su presunte violazioni di diritti umani da parte dello stesso governo. A supporto di questa posizione si è schierata anche l'ex presidente del Senado de Bolivia, Adriana Salvatierra, che in una intervista ha dichiarato come in Bolivia manchino le garanzie democratiche per indire delle nuove elezioni. Intanto la presidente Añez ha deciso di sostituire il vecchio ministro per la Presidenza Jerjes Justiniano, coinvolto in procedimenti giudiziari, con Yerko Nùñez; nonostante Justiniano avesse recitato un ruolo chiave nella realizzazione del recente golpe, ottenendo il supporto dei sindacati operai favorevoli a Morales.

Brasile, la lotta di Bolsonaro contro indigeni e incendi continua. Giorni di forti polemiche in Brasile per il Presidente Bolsonaro. Dopo aver accusato l’attore americano Di Caprio di aver finanziato volontari che appiccavano deliberatamente gli incendi in Amazzonia, il presidente ha subito la denuncia alla Corte Penale Internazionale da parte dei rappresentanti legali dei popoli indigeni, residenti in Amazzonia, che lo hanno accusato di aver incoraggiato il genocidio indigeno e l'accaparramento delle loro terre. Prosegue così il dramma dell’Amazzonia, dove 4 volontari della Ong (Psa) che combatte contro gli incendi nell’area, sono stati inizialmente arrestati con l’accusa di aver appiccato dei roghi nello stato di Parà. In seguito sono stati rilasciati dopo che la procura federale ha individuato come potenziali colpevoli gli accaparratori di terre e gli speculatori immobiliari. La vicenda ha permesso a Bolsonaro di presentarsi alla 25º conferenza sul cambiamento climatico di Madrid e di confermare la sua posizione in merito alla presunta responsabilità di indios e di Ong sul degrado della foresta amazzonica.

Cile, lo sciopero generale rende il clima del paese insostenibile. Il 26 novembre è stato indetto dal Tavolo di Unità Sociale uno sciopero generale che ha visto la presenza di barricate nelle principali strade del paese. La protesta è scaturita dall’assenza di risposte da parte del governo alle richieste della popolazione riguardanti una maggiore uguaglianza e un miglioramento del sistema scolastico, sanitario e pensionistico. Accanto agli scontri di piazza, la polizia ha segnalato anche 13 attacchi alle caserme nazionali. Il resoconto della rivolta vede ad oggi un totale di 43 saccheggi, 792 arresti (237 per saccheggio), 108 poliziotti e 28 civili feriti, dall’inizio delle proteste del 18 ottobre. Il ministro dell’Ambiente cileno Carolina Schmidt, a Madrid per la Conferenza sul clima, ha sottolineato come il Cile abbia rinunciato a ospitare tale conferenza in seguito alle proteste, ribadendo peró il successo del modello economico cileno che ha favorito la crescita e ridotto la povertà, pur non raggiungendo una equa distribuzione tra i cileni. In questo clima di protesta un giornalista cileno, Ermógenes Pérez de Arce, è stato allontanato da un talk show mattutino della tv cilena per aver minimizzato e negato i crimini di Pinochet.

Colombia, un nuovo Paro General frena il paese. In seguito al Primo Paro General, il presidente Duque ha aperto un dialogo con i sindacati. Nonostante questa apertura, il 4 dicembre è stato proclamato un nuovo grande Paro General che ha portato in piazza, a Bogotá, duemila persone che hanno marciato insieme a piú di 500 membri delle guardie indigene dei dipartimenti di Cauca, Caldas e Huila. Pertanto, la situazione nel paese resta critica. Gli studenti scesi in piazza pacificamente hanno fatto indietreggiare i tanque blindati dell’Esmad. In questo clima di scontro sociale, un ingegnere francese del gruppo transalpino Thales è stato ucciso, probabilmente per i legami di tale gruppo con gli apparati militari.

Ecuador, l’Onu condanna il paese per l’uso sproporzionato della forza. A seguito dei 12 giorni di rivolta sociale nel paese, l’Onu ha diffuso un documento che formalizza un’accusa al governo ecuadoriano di aver fatto un uso sproporzionato e non necessario della forza al fine di sedare le proteste. I dati diffusi dalle Nazioni Unite riguardanti l’accusa parlano di 9 morti, 1507 feriti e 1382 detenuti, a sottolineare l’alto costo umano delle proteste. Intanto, l’Assemblea Nazionale ha approvato delle nuove riforme al Codice Democratico, garantendo agli ecuadoriani una maggiore trasparenza elettorale e la parità di genere nel parlamento bicamerale ecuatoriano.

Honduras, finalmente condannati gli assassini di Berta Caceres. Il 2 dicembre un tribunale dell’Honduras ha condannato a 50 anni di carcere gli assassini dell’attivista per l’ambiente Berta Caceres. Berta era da sempre stata attiva a favore dei popoli indigeni, fondando il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e native dell’Honduras, schierandosi poi contro il progetto Agua Zarca, voluto fortemente dal governo, che avrebbe inondato i territori del popolo Lenca. La sua tenace opposizione ad Agua Zarca l’aveva portata ad essere in pericolo di vita. Nel 2016, proprio nel vivo del dibattito sul progetto, venne uccisa a colpi di pistola. Dopo 3 anni il tribunale ha potuto stabilire la premeditazione dei suoi attentatori, condannandoli in via definitiva.

Uruguay, il Frente Amplio cade dopo 15 anni di presidenza. Il conservatore Lacalle Pou è stato eletto presidente al secondo turno sconfiggendo il suo avversario Daniel Martinez, esponente del Frente Amplio, partito al potere dal 2005. Martinez ha ammesso la sconfitta solo dopo la seconda tornata elettorale, in quanto il tribunale, in un primo momento, aveva deciso di non proclamare un vincitore per il margine ristretto dei voti. Solo dopo il riconteggio il tribunale stesso ha annunciato la vittoria di Lacalle Pou, che sarà il primo presidente del Partido Nacional, partito rimasto all'opposizione per 15 anni. Ad oggi non è stata ancora fissata una data per la proclamazione ufficiale del nuovo presidente. Nei giorni scorsi vi è stato il ritorno in politica, come senatore, dell’ex Presidente Josè Mujica, che pur ottenendo un margine consistente di voti, non è riuscito a portare alla presidenza il suo candidato. Anche l’Uruguay, come diversi paesi latinoamericani, sarà governato da politici conservatori.

Venezuela, la guerra all’oro nascosta nell’ “Arco miniero”. Accanto ai consolidati squilibri socio-economici, il Venezuela è totalmente sotto il regime di estrazione forzata. Gli ultimi avvenimenti nel paese parlano di un massacro indiscriminato nei confronti della riserva indigena di Ikabarú, ribattezzata “Arco miniero” per la presenza di ricchissimi giacimenti d’oro e di altri metalli preziosi. In quella particolare area geografica, considerata da Maduro “Zona di sviluppo strategico nazionale”, manca una mappa delle concessioni. Questa assenza ha portato a uno scontro tra i gruppi armati locali sindicatos e il governo, che ad oggi conta 10 vittime. In questi giorni il segretario di stato USA, Mike Pompeo, ha escluso un intervento armato statunitense in Venezuela in quanto ritiene vicina la sconfitta di Maduro. Nel frattempo Maduro ha deciso, insieme alla compagnia petrolifera di Stato Pdvsa, di pagare i fornitori e gli appaltatori in yuan, usando i propri conti bancari in Cina.

Domenico Barbato

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, tra Hong Kong e gli USA. I candidati pro-democratici dei consiglieri distrettuali di HK hanno vinto in 17 su 18 distretti. Il risultato è stato riportato da una grande parte della stampa occidentale come un forte segnale per il governo di Pechino. I risultati in sé hanno però uno scarso impatto nel consiglio legislativo della città stato che conta 70 seggi (e i democratici ne possederanno 6). Il caro vita e le condizioni di difficoltà dei cittadini della città sono anch'esse una forte leva di azione. Domenica 1 dicembre i manifestanti si sono poi incontrati in piazza per ringraziare gli USA per l’approvazione del Hong Kong Human Rights and Democracy Act. Secondo quanto riportato da Reuters, Yang Jiechi avrebbe parlato con i rappresentanti di una organizzazione americana, sostenendo la necessità di una maggiore comunicazione strategica. Sempre lui ha obiettato le menzionate promulgazioni degli USA, concepite come indebita ingerenza. Wang Yi, invece, è stato in visita in Corea del Sud per affrontare il peggioramento dei rapporti tra i due paesi dal 2016.

Giappone, visite dall’Iran e l’acquisto di Mageshima. In dicembre, probabilmente intorno al 21 o al 22, il presidente iraniano Rouhani sarà in visita in Giappone, poco prima della visita del premier Abe in Cina tra il 23 e il 25 dicembre. Le motivazione dell’incontro sembrano risiedere nel tentativo dell’Iran di distendere i rapporti con gli USA. Domenica scorsa, l’India e il Giappone, nelle figure dei rispettivi ministri della difesa, hanno deciso di condurre la loro prima esercitazione aerea congiunta in promozione della reciproca sicurezza (anche qui, in vista della progressione cinese nell’area). Il governo giapponese ha poi confermato l’acquisto di un’isola nei pressi della prefettura di Kagoshima (estremo ovest del Giappone) con il fine di creare una grossa pista di decollo e atterraggio per le esercitazioni e per gli aerei militari statunitensi di stanza nella prefettura di Yamaguchi.

Corea del Sud, di nuovo nel GSOMIA anche per gli americani. Dopo intense pressioni dagli Stati Uniti il paese ha accettato di rimanere nel GSOMIA, l’accordo con il Giappone nella condivisione di informazioni di intelligence. Successivamente alla visita di Wang Yi nel paese, gli USA hanno rallentato la loro retorica in merito al costo dell’alleanza militare e strategica con la Corea ed il Giappone, volendo evitare un peggioramento della stabilità delle relazioni e per dare meno possibilità di manovra alla diplomazia di Pechino. In merito alla Corea del Nord, sia gli USA che la Corea del Sud hanno concordato che mantenere il dialogo aperto sia una priorità nonostante la difficoltà delle posizioni sul tavolo.

Corea del Nord, un test molto importante allarma la stampa. L’agenzia di stampa KCNA nordcoreana ha annunciato che un test “molto importante” è stato effettuato. Gli esperti, secondo quanto riportato dalla BBC, sostengono che sia stata effettuata una prova sotterranea per un propulsore satellitare o un missile balistico a lungo raggio. Questo avviene sull’onda del disincanto nei confronti dei negoziati con gli USA, ritenuti senza nessuna utilità dall’inviato del paese alle NU. Tutto ciò in seguito a un ulteriore test realizzato giovedi 28 novembre, caratterizzato dal lancio di due “proiettili” da un sistema di lancio missilistico che hanno percorso 380 km raggiungendo un’altezza massima di 90 metri. Il Giappone però non conferma l’atterraggio di alcun missile all’interno delle sue acque.

India, rapporti con la Cina e cambiamento climatico. Due nuove rotte cargo sono state inaugurate tra Xi’an (Cina) e Mumbai, Chennai in India. A rivelarlo la società di gestione del Airport New City di Xi’an. La tratta sarà coperta da due voli operati dalla compagnia cinese Sichuan Airlines. Sabato 7 dicembre, India e Cina hanno poi cominciato l’esercitazione antiterrorismo “Hand in Hand” 2019 (con il mandato delle Nazioni Unite) che si concluderà il 20 dicembre. L’esercitazione si tiene a Meghalaya, stato confinante con il Bangladesh. Dopo il “leave” formale degli USA dall’accordo di Parigi, India e Svezia si avvicinano per una più serrata cooperazione ambientale nella lotta al cambiamento climatico.

Stefano Sartorio

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Francia, Parigi sotto assedio. La riforma delle pensioni voluta dal Presidente Macron non è stata accolta a cuor leggero dall’opinione pubblica francese. Il testo ancora non è stato reso noto, ma delle indiscrezioni rivelano che il governo vorrebbe aumentare l’età pensionabile di alcune categorie che, attualmente, godono di benefici particolari. La popolazione è scesa in piazza nelle città principali, paralizzandole e causando numerosi disordini. Il sindacato ha parlato di un milione e mezzo di persone, mentre le autorità stimano 800.000 presenze. Nel corteo si sono infiltrati anche dei black bloc che sono arrivati agli scontri con le forze dell’ordine.

(Leonardo Cherici)

Italia, visita del ministro degli esteri russo. Il ministro degli esteri Di Maio ha accolto Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo, a Roma. Durante l’incontro sono stati toccati molti temi. Il titolare della Farnesina ha espresso la necessità di rivedere alcune sanzioni alla Russia in sede europea e una spinta in avanti negli accordi di Minsk. I due ministri hanno affrontato anche la questione libica. Secondo Di Maio una soluzione militare non sarebbe possibile, perché il conflitto vede coinvolti, oltre alle parti locali, anche membri importanti della comunità internazionale. Il ministro russo si è detto d’accordo con le dichiarazioni della sua controparte italiana.

(Leonardo Cherici)

Regno Unito, nella capitale i big della Nato. Si è tenuto a Londra un summit dove i capi di Stato si sono incontrati per parlare dell’Alleanza. La dichiarazione finale ribadisce l’importanza della Nato nel mondo contemporaneo e sottolinea l’aumento dei contributi economici dei Paesi europei e del Canada alla difesa comune. Ci sono stati momenti di tensione, specie quando Trump ha minacciato dazi del 100% sulla Francia a causa di alcune dichiarazioni di Macron. A margine, c’è stato anche un bilaterale Conte-Trump in cui il Presidente americano ha ribadito il suo sostegno all’esecutivo italiano, definendo il premier “molto popolare”.

(Leonardo Cherici)

Fine del mandato per l’Alto Rappresentante dell'Ue. il 30 novembre 2019 Federica Mogherini rappresenterà per l’ultima volta l’Unione Europea come Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Tutti sono d’accordo che ha fatto un ottimo lavoro rappresentando l’Ue nel mondo e per quanto riguarda la PESC (politica estera e sicurezza comune). Durante il suo discorso all’EEAS (European External Action Service), è sembrata molto orgogliosa di quanto raggiunto nei passati cinque anni. Migliori relazioni con numerosi stati e, più in generale, un maggiore senso di fiducia tra questi paesi e l’Unione. Il suo mandato terminerà lo stesso giorno in cui terminerà quello della Commissione. Il nuovo Alto Rappresentante sarà Josep Borrell Fontelles, anche se la nomina formale dovrà essere fatta dal nuovo Presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

(Dario Pone)

Il Parlamento Europeo dichiara l’emergenza climatica. Il 28 novembre il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione non legislativa con cui ha dichiarato in Europa e nel mondo l’emergenza climatica. La nuova Commissione Europea dal canto suo ha promesso una agenda ecosostenibile per il suo percorso politico. La decisione parlamentare è arrivata poco prima dell’inizio della UN COP 25, la conferenza climatica delle Nazioni Unite che ha avuto luogo a Madrid il 2 di dicembre. Inoltre, il Parlamento con un’ulteriore risoluzione chiede un più grande taglio delle emissioni di Co2 e che gli obiettivi europei del 2030 siano innalzati dal 40% al 55%. In particolare, i deputati europei chiedono che la Commissione includa nel Green New Deal una riduzione del 55% dei rilasci di anidride carbonica. Il proposito del Parlamento Europeo è quello di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

(Dario Pone)

Sfide digitali per il future dell’Unione Europea. Una delle sfide più grandi per la nuova Commissione Europea sarà quella sul digitale e le tecnologie. Il Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che questa sarà una delle imprese più importanti per l’Unione. Secondo le affermazioni del presidente in carica della Commissione, 3 sono le questioni essenziali da gestire. La prima: regolamentazione dei social networks. Su questa materia l’Unione definirà il Digital Service Act sulla questione sicurezza e responsabilità nell’uso dei social networks. Il secondo punto è l’intelligenza artificiale; l’UE deve raggiungere Cina e Stati Uniti nei progressi legati a questo tema. Per finire la competizione digitale: la concorrenza tra i giganti del web come Google e Amazon deve essere etica e corretta. Proprio su questo tema la von der Leyen ha confermato Margrethe Vestager come commissaria per la competizione europea.

(Dario Pone)

Leonardo Cherici e Dario Pone


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Omicidio Khangoshvili, è ora crisi tra Russia e Germania? Zelimkhan Khangoshvili, oppositore di Vladimir Putin durante la guerra cecena, è stato ucciso nell’agosto 2019 a Berlino. Ora, dalle indagini portate avanti dalle autorità tedesche, emerge che l’assassino, Vadim Krasikov, possa essere collegato ai servizi segreti di Mosca dell’FSB. La vicenda fa tornare alla mente il caso Skripal, l’ex funzionario dell’intelligence militare russa e britannica ucciso a Salisbury nel marzo 2018. Dopo che è emersa l’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi russi nella morte del dissidente ceceno, il governo tedesco ha dichiarato come persona non grata due diplomatici di Mosca, obbligandoli a lasciare il paese. La Russia ha ovviamente smentito le accuse attraverso il portavoce del Cremlino Peskov e il Ministro degli Esteri Lavrov, definendo le accuse come “illazioni” giornalistiche. Dall’entourage della Merkel arriva invece una risposta più moderata, facendo capire che Berlino non desidera un’escalation di tensioni con la Russia; l’accordo sul Nord Stream 2 e il prossimo summit per discutere il futuro del Donbass potrebbero giustificare questa posizione.

(Andrea Maria Vassallo)

Ucraina, tutto si muove per il summit di Parigi. C’è grande fermento a Kiev per la preparazione del summit sulla risoluzione del conflitto nel Donbass, che si terrà il 9 dicembre a Parigi. L’attenzione di Germania, Francia, Russia e anche Stati Uniti è ora rivolta alla discussione che, si spera, possa porre fine al lungo conflitto che sta dilaniando la regione ucraina. Dopo che Russia e Ucraina hanno “imposto” le loro condizioni nei mesi trascorsi, resta ora da vedere come esse potranno essere effettivamente implementate in un futuro accordo e accettate da entrambe le parti interessate alla risoluzione delle ostilità. Per il Presidente ucraino Zelensky sarà fondamentale ottenere la cessazione del conflitto, poiché essa rappresenta una delle promesse elettorali più importanti della trascorsa campagna presidenziale. Gli oppositori del governo ucraino già lamentano che l’Affaire Ukraine, che ha coinvolto il Presidente Trump, potrebbe indebolire l’autorità di Zelensky di fronte a Putin, che sarà presente a Parigi. Pertanto, anche la sopravvivenza del governo ucraino potrebbe essere legata a ciò che si deciderà il 9 dicembre. 

(Andrea Maria Vassallo)

Presa di posizione del nuovo Alto Rappresentante dell’Ue. Josep Borrell, nuovo Alto Rappresentante per la politica estera e sicurezza dell’Ue, ha fatto alcune importanti dichiarazioni iniziando il suo mandato. Nei mesi passati ci sono stati alcune deviazioni nel percorso europeo dell’enlargement. La Francia e altri membri dell’Unione avevano espresso le loro preoccupazioni circa la possibilità che paesi come Serbia, Albania e Macedonia del Nord potessero diventare membri dell’Ue. Dall’altro lato, ci sono stati forti segnali di insoddisfazione da parte di quei paesi il cui percorso di ingresso sembra essere senza fine. Ciò nonostante, Josep Barrell ha dichiarato che l’Unione non può tralasciare la via dell’enlargement. Egli ha indicato che la riunione tra i membri UE, che si terrà nel maggio 2020 a Zagabria, sarà un punto di svolta per questa situazione. Forse le precedenti relazioni tra l’UE e i candidati membri potranno diventare sempre meno tese.

(Dario Pone)

L’ombra russa sui paesi dell’est. Negli anni passati il processo di integrazione per alcuni degli stati balcanici è stato rimandato 3 volte. Sebbene la Commissione Europea abbia sottolineato la necessità europea di un allargamento politico e geografico, alcuni paesi come la Francia non vogliono procedere con nuovi membri finché il processo di adesione non sarà modificato. Le più alte cariche europee attuali e meno (Ursula von der Leyen, J.C Junker, David Sassoli), hanno inviato un messaggio al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk a riguardo. La più grande preoccupazione per i leader europei è che l’esitazione europea sull’integrazione balcanica possa condurre questi stati tra le braccia di Mosca. Vladimir Putin sta infatti portando avanti una politica di potenza, in modo tale da ristabilire la supremazia russa nell’est Europa; in tal senso, le divisioni interne europee giocano a suo favore.

(Dario Pone)

Summit russo-bielorusso a Minsk: prove di unificazione? Sergei Rumas e Dimitrj Medvedev si incontreranno nel summit di Minsk l’8 dicembre. All’ordine del giorno una nuova e più profonda interazione tra Russia e Bielorussia. Sembra che dal 2021 i due paesi creeranno un mercato energetico-doganale comune. Il passo successivo sarà un’unificazione completa delle due nazioni in uno stato federale? Nel 2024 in Russia ci saranno nuove elezioni generali, Vladimir Putin non potrà parteciparvi, ma la creazione di una nuova entità statale potrebbe cambiare la situazione. Il Presidente Lukashenko ha riaffermato l'indipendenza e sovranità della Bielorussia, ma per il suo paese quella dell’unione con la Russia potrebbe essere la sola soluzione per sostenere l’instabilità economica interna.

(Dario Pone)

Andrea Maria Vassallo, Mario Ghioldi e Dario Pone

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA(MENA)

Afghanistan, verso la riapertura delle trattative tra Usa e Talebani. La delegazione americana è tornata a Doha (Qatar) per riprendere le trattative con i talibans. Le discussioni si focalizzeranno sulla riduzione della violenza al fine di intraprendere i negoziati intra-afghani e un cessate il fuoco. La riapertura del processo di pace avviene dopo una visita di due giorni a Kabul dell’inviato speciale degli Usa Zalmay Khalilzad, il quale ha incontrato diversi esponenti e funzionari politici afghani. Lo stesso Trump, il giorno del ringraziamento, si era recato presso la base militare di Bagram, non lontana da Kabul. Nel frattempo, però, gli attentati perpetrati dai Talebani e dallo Stato islamico continuano a spargere sangue in tutto il Paese.

(Vincenzo Battaglia)

Libia, gli Usa accusano la Russia di aver abbattuto un loro drone. Due settimane fa un velivolo americano è precipitato nei pressi di Tripoli, similmente a quanto accaduto a un Predator italiano - vedi il numero precedente. Lo US Africa Command, nonostante la rivendicazione da parte delle milizie di Haftar, ha dichiarato che il suo drone è stato abbattuto (per errore) dalle difese anti-aeree di Mosca. In più, l’intelligence americana ha rivelato che a sostegno del Generale libico ci sarebbero “fino a 2000” mercenari russi. Ora, gli USA vogliono che la Russia restituisca i pezzi del Predator abbattuto, anche se Mosca dichiara di non sapere nulla a riguardo. Nel frattempo, nel corso dei MED dialogues (tenutesi a Roma), l’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, ha espresso le sue preoccupazioni per le diverse interferenze esterne nel teatro libico.

(Vincenzo Battaglia)

Iraq, si dimette il premier Adel Abdul Mahdi. A due mesi dall’inizio delle proteste di piazza, dopo l’espresso invito a farsi da parte dell’ayatollah Ali al-Sistani e del leader sciita Moqrada al-Sadr, Mahdi ha gettato la spugna. Il premier ha affermato di essersi dimesso nel tentativo di evitare un’ulteriore escalation di violenze. In seguito, il suo ritiro è stato accettato dal Parlamento e, nel corso di una riunione di emergenza, si è discusso del pacifico trasferimento di poteri a un governo ad interim secondo le regole costituzionali. La nomina del nuovo premier è ora nelle mani del presidente Barham Salih. Le manifestazioni, che hanno coinvolto migliaia di cittadini, sono state pesantemente represse nel sangue: i morti dall’inizio delle proteste ammonterebbero a circa 400 individui. Il gesto di Mahdi, però, rappresenta solo un primo step; gli iracheni vogliono lo scioglimento del parlamento e il cambiamento dell’intero sistema.

(Federica Sulpizio)

Iran, sospetto trasferimento di missili balistici in Iraq. Secondo fonti dell’Intelligence statunitense, approfittando del caos scatenatosi per le proteste in Iraq, l’Iran avrebbe spostato un nuovo arsenale di missili a corto raggio in Iraq. Ad avvalorare l’ipotesi, vi è anche il fatto che nell’ultimo mese le milizie filo-iraniane hanno intensificato gli attacchi alle postazioni americane per mezzo di missili più grandi. Se il sospetto divenisse una verità acclarata, ciò desterebbe non poche preoccupazioni per gli Usa, nonché per la stabilità dell’intera regione mediorientale. Difatti, tali missili minaccerebbero da vicino sia le basi Usa in Iraq, che quelle in Kuwait; inoltre, possono potenzialmente colpire anche Israele, così come gli altri paesi del Golfo. Anche se scossa dalle diffuse proteste comuni nella regione, la Repubblica Islamica sembra voler dimostrare di essere sempre pronta a sfidare gli Usa.

(Federica Sulpizio)

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Attentati al London Bridge e a L’Aja. Il 29 novembre 2019, Usman Khan, ventottenne in libertà vigilata per una condanna per reati di terrorismo, ha ucciso due persone e ferito altre tre sul London Bridge prima di essere fermato, grazie al coraggio dei passanti, e arrestato. L’uomo indossava una cintura esplosiva che, solo successivamente, si è rivelata finta. Solo poche ore dopo, l'Aia è stata colpita da un altro attentato. Tre minorenni sono stati feriti a Grote Marktstraat, nel pieno centro, da un trentacinquenne che è stato arrestato il giorno successivo. Nei giorni successivi il mondo si è chiesto se tali atti fossero attacchi multipli a livello europeo o se fossero attacchi singoli casuali, ma ancora oggi non esiste una risposta certa. Attualmente solo l’attentato del London Bridge è stato rivendicato dall’ISIS.

(Laura Vaccaro Senna)

Sparatoria in base militare in Florida. Venerdì 6 dicembre un uomo armato ha ucciso tre persone e ferito una decina in una base militare di Pensacola, in Florida. L’uomo è stato ucciso da due agenti che a loro volta sono rimasti feriti in maniera lieve. L’assalitore era uno studente di origine saudita che ha iniziato la sparatoria durante una lezione nella base militare. Probabilmente l’uomo, nei giorni precedenti, aveva manifestato l’odio verso gli Stati Uniti nei propri social. Ad oggi non è stata esclusa nessuna pista, nemmeno quella terroristica.

(Laura Vaccaro Senna)

Iraq, catturato un esponente di spicco dell’ISIS. Le forze di sicurezza irachene hanno catturato a Kirkuk un alto comandante dello Stato Islamico, noto come Abu Khaldun. Egli era considerato una figura preminente nella zona del Kurdistan iracheno, la stessa dove il commando militare italiano è stato colpito. All’interno dell’abitazione di Khaldun sono stati trovati diversi documenti, considerati di grande interesse da parte delle autorità irachene. Nel frattempo, i terroristi dello Stato islamico hanno intensificato le loro attività nell’area di Anbar, nell’ovest iracheno e confinante con la Siria.

(Vincenzo Battaglia)

Burkina Faso, la violenza jihadista contro le chiese. Nelle precedenti edizioni, abbiamo spesso riportato gli attacchi armati perpetrati contro luoghi di culto cristiani in Burkina Faso. L’ultimo è avvenuto contro una chiesa protestante ad Hantoukoura, nel dipartimento di Fouturi, vicino alla frontiera con il Niger (1 dicembre) . Sono almeno 14 le vittime, compresi diversi bambini. Lo Stato africano è ormai da anni teatro di violenze da parte di milizie fondamentaliste, spesso proveniente dai paesi limitrofi. In questo contesto, di instabilità e terrore, il governo burkinabè non è in grado di rispondere concretamente alle minacce per mancanza di uomini e mezzi.

(Vincenzo Battaglia)

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI 

NATO, a Londra il vertice per il settantesimo anniversario della NATO. In occasione del vertice per festeggiare il settantesimo anniversario della NATO, i leader dei 29 Stati membri si sono riuniti a Londra per rinnovare la propria collaborazione e per discutere su come rafforzare e modernizzare l’alleanza. Mentre alcuni leader si sono mostrati scettici – tanto che Macron ha definito la NATO “in stato di morte cerebrale” – il segretario generale che guida dal 2014 la NATO, Jens Stoltenberg, leader del partito laburista norvegese, ha dichiarato che “la NATO è viva e sta dando risultati”, ricordando il ruolo ricoperto da essa in territori di conflitto come la Siria e l’Iraq.

(Marta Stroppa)

La NATO di Jens Stoltenberg tra un video e i giornalisti. Il settantesimo anniversario dell’Organizzazione, sopra indicato, rimarrà alla storia per le tensioni scaturite da un scambio verbale molto forte tra il Presidente Trump e il Presidente Macron a cui ha fatto seguito un video di una conversazione informale di alcuni leader della NATO, tra cui lo stesso Macron, che prendevano in giro Trump. La Francia, inoltre, insieme ad altri paesi europei hanno accusato il presidente statunitense di prendere decisioni senza consultare gli alleati, in particolare in merito alla Turchia. Quest’ultima sembra ostacolare diversi piani operativi della NATO in Polonia e nei Baltici.

(Michele Pavan)

ONU/UA, Gibuti e Kenya lottano per il seggio non permanente. Il riferimento è al periodo 2021/22 per il quale entrambi i paesi hanno lanciato e formalizzato la propria candidatura. Rispettivamente, i due paesi hanno preso parte ai lavori del CdS una e due volte nella storia dell’Organizzazione. Il confronto si profila come insolito, in quanto poco frequente e solitamente mediato dall’Unione Africana, la quale mette ai voti le candidature dei paesi. In tale circostanza, alla fine del mese di Agosto, i paesi membri sostennero Nairobi con 37 voti, contro i 13 raccolti da Gibuti.

(Marcello Alberizzi)

ONU, il corpo di un casco blu ritrovato in DRC. L’informazione giunge dall’esercito congolese, il quale ha confermato di aver ritrovato un corpo senza vita di un casco blu, presso la città di Beni, nella regione dei Kivus. Ancora sconosciute sono la nazionalità e la provenienza.

(Marcello Alberizzi)

OSCE, a Bratislava si è tenuto il ventiseiesimo Consiglio dei Ministri. Nei giorni scorsi si è tenuto a Bratislava il ventiseiesimo Consiglio dei Ministri dell’OSCE, che ha visto la partecipazione di tutti i Ministri degli esteri dei 57 Paesi membri. Durante il Consiglio, il Presidente in carica e Ministro degli affari esteri e europei slovacco, Miroslav Lajčák, ha più volte invitato gli Stati a essere più flessibili e aperti al compromesso, per affrontare al meglio la moltitudine di sfide alla sicurezza che l’area OSCE dovrà affrontare nei prossimi anni. Secondo Lajčák, infatti, “nessuno di noi sarà in grado di affrontare tali minacce da solo: le soluzioni congiunte diventeranno più cruciali che mai”.

(Marta Stroppa)

Michele Pavan, Marcello Alberizzi e Marta Stroppa





Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea

Domenico Barbato: America del Sud

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana e Organizzazioni Internazionali

Mario Ghioldi: America del Sud, Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani e Organizzazioni Internazionali

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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