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Framing the World, XX numero

L'ordine internazionale tra aperture e conflitti

Framing The World, Numero XX

Dopo due settimane di attesa, torna Framing the World con la sua ventesima edizione!
Negli ultimi giorni, numerosi eventi significativi hanno contrassegnato le relazioni internazionali e, come sempre, noi di Mondo internazionale proveremo a fornirvi una rassegna di tali avvenimenti in modo semplice e lineare. Partendo dall’assegnazione del Nobel per la Pace al premier etiope, la riapertura delle trattative commerciali tra Usa e Cina, le violenze nell’Africa subsahariana, la crisi in Ecuador e l’arenarsi dei negoziati tra Washington e Pyongyang, arriviamo alla vicina Unione Europea: da notare la difficile evoluzione della Brexit e la bocciatura della candidata francese Goulard alla Commissione. Mentre si assiste al disgelo tra Ucraina e Russia, la situazione è sempre più infuocata in Siria, con l’offensiva turca contro i curdi nel nord-est e le condanne da parte della comunità internazionale, anche di fronte al rischio di una nuova crisi umanitaria. Per quanto concerne l’ambito del terrorismo, occorre menzionare Il risveglio dell’Isis in Siria, con il potenziale rientro dei foreign fighters in Europa, e l’attentato antisemita in Germania.

Questo e molto altro nella nuova edizione di Framing the World!


DIRITTI UMANI

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, rigettata la richiesta di rinvio alla Grande Camera del caso Viola c. Italia sull’ergastolo ostativo. L’8 ottobre, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rigettato la richiesta del Governo italiano di rinviare alla Grande Camera il caso Viola c. Italia. Tale decisione, rende definitiva la condanna emessa dalla Corte il 13 giugno scorso, confermando l’incompatibilità dell’ergastolo ostativo – previsto dall’Articolo 4 bis della Legge sull’Ordinamento penitenziario – con l’Articolo 3 della Convenzione. Nella sentenza precedente, la Corte aveva infatti criticato l’Italia in merito, in quanto nella sua attuale normativa la mancata collaborazione viene equiparata ad una presunzione di pericolosità per la società del reo. Ne consegue che l’Italia dovrà modificare la propria normativa in materia.

Iran, approvata una legge rivoluzionaria sulla cittadinanza . Ai sensi della nuova legge sulla cittadinanza approvata nei giorni scorsi, l’Iran concederà per la prima volta la cittadinanza ai bambini nati da madre iraniana e padre straniero. Tale legge consente a decine di migliaia di bambini di accedere ai servizi sociali e sanitari, dai quali erano prima esclusi in quanto stranieri. Essa rappresenta, inoltre, un'importante novità nel Medio Oriente, dove molti paesi non consentono alle madri di trasmettere la nazionalità ai propri figli se i padri sono cittadini stranieri.

Migranti, firmato il c.d. "decreto rimpatri". Nei giorni scorsi è stato firmato il c.d. ‘decreto rimpatri’, nato dall’accordo tra il Ministero degli Esteri, il Ministero dell’Interno e il Ministero della Giustizia. In base a tale decreto, lo Stato italiano rifiuterà tutte le richieste che arriveranno dai migranti provenienti dai paesi ritenuti sicuri, a meno che il singolo richiedente non riesca a dimostrare che il suo rimpatrio avrebbe conseguenze disastrose sulla sua salute o sulla sua vita. In questo modo, procedure che prima duravano anche anni, ora dureranno pochi mesi. Sono inoltre aumentati i paesi partecipanti al programma di rimpatrio, a cui si sono aggiunti 13 paesi (Albania, Algeria, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina).

Nobel per la Pace, il premio va al Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Il Nobel per la Pace va al Primo Ministro etiope Abiy Ahmed Ali, l’artefice dell’accordo di pace tra Eritrea e Etiopia che ha portato alla fine di un conflitto durato vent’anni. Nel suo mandato alla guida dell’Etiopia, Ahmed Ali ha inoltre attuato diverse riforme pro-diritti umani, rilasciando numerosi prigionieri politici, legalizzando i gruppi di opposizione, abolendo la censura mediatica e promuovendo i diritti delle donne etiopi.

Siria, nuova emergenza umanitaria. L’attacco turco condotto in Siria contro la popolazione curda sta portando ad una nuova emergenza umanitaria nel paese siriano, già afflitto dalla guerra e dagli attacchi terroristici dell’ISIS. La Turchia, aiutata dal gruppo jihadista di Al Qaeda, sta infatti bombardando in modo indiscriminato le principali città di confine, uccidendo numerosi civili e distruggendo i pochi servizi primari esistenti. Nel frattempo, anche l’ISIS continua a colpire: l’11 ottobre, la segretaria del partito Futuro della Siria e attivista per i diritti umani, Havrin Khalaf, è rimasta uccisa nell’esplosione di un’autobomba.

Marta Stroppa

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Libra, il debutto è a rischio. Sembra sempre meno probabile che la moneta digitale di Facebook veda la luce. A pochi mesi dal lancio, si sfilano una dopo l’altra le società dietro al progetto: Paypal ha lasciato per prima, Visa, Mastercard e Stripe hanno seguito a ruota, mentre nessuno ha ancora versato la quota di partecipazione ($10 milioni). A spingere verso il ritiro sono state le preoccupazioni di Stati Uniti, UE e delle maggiori banche centrali. Gli Stati sono infatti preoccupati da una possibile perdita di sovranità, mentre le istituzioni finanziarie hanno espresso seri dubbi sul rispetto delle normative antiriciclaggio, antiterrorismo e anti-evasione. È in programma (14/10) oggi a Ginevra l’assemblea dei fondatori che deciderà il destino della moneta.

USA-Cina, ancora aperte le trattative. Si è svolto venerdì 11 ottobre il 13esimo round negoziale tra Stati Uniti e Cina. L’incontro sembra aver dato i suoi frutti: gli USA sospenderanno i nuovi dazi (previsti per il 15 ottobre), mentre la Cina aumenterà da $10 a 40/50 miliardi gli acquisti di prodotti agricoli. L’accordo verrà definito nelle prossime tre settimane e per il momento non affronterà il tema della protezione della proprietà intellettuale, la vera preoccupazione dell’Amministrazione. Le borse hanno risposto positivamente, consolidando un recupero che questa estate sembrava poco probabile: Wall Street è a +18% da gennaio e più significativamente a +6.5% da luglio 2018, quando furono imposti i primi dazi alle merci cinesi. Intanto, l’IMF ha stimato in un massimo di 0.8% il danno potenziale dei dazi all’economia mondiale, pari a oltre $700 miliardi di minore crescita.

USA e UE, buone notizie. Sono bastati pochi giorni per ribaltare un trend pessimistico che si era imposto ad inizio mese in seguito ai deludenti dati manifatturieri da entrambi i lati dell’atlantico. L’economia americana ha infatti creato 136.000 nuovi posti di lavoro, portando la disoccupazione al 3.5% (ai minimi dal 1969), con stipendi in crescita del 2.9% e inflazione ancora molto bassa. Ciò mantiene a livelli alti i consumi, che rappresentano più dei 2/3 dell’economia americana. Anche l’Europa va meglio del previsto. La Gran Bretagna è cresciuta a luglio e non sarà in recessione nel III trimestre. In Germania è rimbalzato il settore automotive, con Daimler che segna un 25% in patria e +13% nel fondamentale mercato cinese, in attesa dei dati industriale e sul pil, in uscita oggi e domani.

Petrolio, cosa succede? Il barile di greggio sembra essere insensibile alle tensioni geopolitiche. Ad inizio anno il Brent oscillava poco sopra gli 80 dollari, ma il rallentamento della crescita mondiale, le tensioni commerciali USA-Cina e l’aumento della produzione americana hanno portato ad un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, con prezzi relativamente bassi. A partire da settembre, le crescenti tensioni in Medio Oriente non sono corrisposte ad aumenti dei prezzi nel lungo termine. Né l’attacco iraniano in Arabia Saudita, che ha tolto dal mercato il 5% della produzione mondiale, né l'attacco di venerdì 11 ad una petroliera iraniana e l’invasione turca in Siria, hanno influenzato il trend di lungo periodo. Gli analisti ritengono che il calo della domanda mondiale sovrasti ogni segnale proveniente dal M.O.

Banche, tira una brutta aria. Le banche sono in sofferenze a livello mondiale e, dopo che Deutsche Bank aveva licenziato 18.000 persone ad agosto, un’altra banca importante, HSBC, ha annunciato 10.000 licenziamenti, pari al 5% della forza lavoro. La situazione è negativa soprattutto in Europa, dove i tagli, che arriveranno al 25% del personale, dovranno ovviare a due anni consecutivi di perdite, mentre in Asia, regione in forte crescita, continueranno le assunzioni. Il settore bancario sta pagando molto caro un decennio di bassi tassi d’interesse, che hanno fatto precipitare i profitti derivanti dai prestiti concessi, situazione ulteriormente peggiorata dai tassi negativi applicati dalle banche centrali, che significano perdite sulle riserve obbligatorie.

Cina, il basket non è più il benvenuto. È bastato un tweet per rovinare una relazione commerciale dal valore di $5 miliardi all’anno e da oltre 490 milioni di spettatori. Quando il general manager degli Houston Rockets, la squadra più amata in Cina, ha twittato in supporto di Hong Kong, il governo cinese e decine di società cinesi partner dell’NBA hanno lamentato “intenti sovversivi che mettono in pericolo la stabilità sociale”. Di conseguenza, hanno bloccato la trasmissione di tutte le partite future e fatto sparire in una notte tutti i riferimenti, compresi i manifesti, alle amichevoli pre-campionato che si sarebbero svolte in Cina. L’NBA, dopo aver in un primo momento criticato il tweet, ha poi espresso sostegno alla libertà di espressione, sostenuta all’unanimità dal Congresso.

Leonardo Aldeghi

AFRICA SUB-SAHARIANA

Ciad, nuova posticipazione delle elezioni. La composizione dell’Assemblea Nazionale non muta dal 2011, eppure ciò non ha impedito alla Commissione Elettorale Indipendente (Céni) di posticipare nuovamente l’appuntamento elettorale: nella migliore delle ipotesi si terrà nel primo trimestre del 2020. Solo due settimane fa il Capo dello Stato, Idriss Deby Itno, aveva domandato alla stessa Commissione di organizzare le elezioni per la fine dell’anno, ma ciò non è stato valutato come possibile. Il ritardo è stato giustificato dalla minaccia di Boko Haram e dalle difficoltà finanziarie. Il paese versa in una condizione di enorme difficoltà, tanto che nelle regioni dell’est è stato indetto lo stato di urgenza.

Etiopia, premio Nobel della pace a Abij Ahmed. Il comitato di assegnazione di Oslo, venerdì 11 ottobre, ha conferito il premio Nobel per la Pace ad Abij Ahmed, Primo Ministro etiope: egli è fautore della riconciliazione con l’Eritrea, paese con il quale ha riavviato le relazioni diplomatiche nel luglio dello scorso anno.

Mali, bilancio di 38 soldati uccisi. Le cifre si riferiscono all’attacco subito dall’esercito maliano tra lunedì e martedì, 30 settembre e 1 ottobre, che ha portato alla morte di quasi quaranta uomini appartenenti alle forze regolari. Si parla di un attacco diretto ai campi militari di Boulkessy e Mondoro, nella regione centrale del Mali nei pressi della frontiera burkinabé. Essi sono stati attaccati dai jihadisti che, a dimostrazione della loro forza, o impreparazione avversaria, hanno avuto successo nel conquistare il primo dei due campi. Solo con l’intervento della forza francese Barkhane è stato possibile riconquistarlo il giorno successivo.

Gli Stati Uniti mostrano tutta la propria insoddisfazione. Forse per vero interesse, forse per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei francesi, il discorso statunitense all’Assemblea Generale ha calcato sui mancati risultati dei francesi nel Sahel. Ciò anche sottolineando il coinvolgimento della forza Onu di MINUSMA, per il cui sostegno la Francia sta spendendo tante energie diplomatiche. Attualmente, ben 25.000 uomini dipendenti da tre forze diverse, G5 Sahel, Barkhane, MINUSMA, sono operativi nel paese per le lotta contro il terrorismo e la stabilizzazione post guerra civile.

Repubblica Democratica del Congo. Torna a far parlare di sé la RDC e, ancora una volta, per ragioni nefaste. Tre soldati hanno perso la vita nel corso di un attacco mosso dalla milizia Bakata Katanga nella zona nord est della città di Lubumbashi. Le forze regolari hanno risposto al fuoco causando la morte di due miliziani. Essi fanno parte di uno dei numerosi gruppi che lotta per il conseguimento dell’indipendenza della regione meridionale del Katanga, estremamente ricca di minerali e diamanti.

Rwanda, l’FDLR si ripresenta nel confine a nord. Nella notte tra il 4 e il 5 di ottobre, un attacco avvenuto presso la frontiera ugandese e congolese ha comportato la morte di 14 persone. Dopo diverse ore è stata fatta circolare la notizia che i responsabili dell’attacco appartengono al gruppo ribelle Hutu che da anni si annida al di là del confine ruandese, tra il Kivu e le aree meridionali del Distretto Occidentale dell’Uganda.

Marcello Alberizzi

AMERICA DEL NORD

Messico, duemila migranti verso gli Stati Uniti. Il 12 ottobre, una nuova carovana è partita da Tapachula, la più grande città messicana al confine con i paesi centroamericani. I migranti sono provenienti soprattutto da El Salvador, Guatemala, Honduras ma anche da Cuba, Haiti e da numerosi paesi africani. Non si prevede una tregua di questi fenomeni, almeno per ora. Le crisi sono sempre più presenti in quasi tutti i paesi del Centro e Sud America. I migranti, provenienti dall’Africa, non si limitano a raggiungere l’Europa ed (in maggior numero) a spostarsi all’interno del loro stesso continente, ma attraversano persino l’Atlantico per raggiungere il Brasile, da dove iniziano il lungo percorso verso gli Stati Uniti d’America.

Stati Uniti d’America, duemila soldati in Arabia Saudita. Il Presidente Trump ha dichiarato più volte il ritiro totale dei soldati statunitensi in Medio Oriente, ma il dipartimento della Difesa ha appena annunciato lo schieramento di duemila soldati in Arabia Saudita, insieme a nuovi sistemi antimissile e nuovi aerei da combattimento per fronteggiare la crescente aggressività dell’Iran nella regione. Intanto, è emerso che per il Russiagate i servizi segreti italiani hanno svolto delle indagini per conto degli Stati Uniti, ma non è stata fatta ancora chiarezza.

Michele Pavan

AMERICA DEL SUD

Argentina: Fernández lancia un Piano contro la fame. Alberto Fernández, uno dei maggiori candidati presidenziali, ha presentato un Piano contro la fame che verrebbe attuato nel caso di sua vittoria elettorale. Tale strategia è stata disegnata dopo la pubblicazione degli ultimi dati sulla povertà da parte dell’Indec. In particolar modo, le statistiche hanno sottolineato come la povertà sia salita a fine giugno al 35,4% (riguardante cioè 15,9 milioni di persone), con una punta del 52,6% fra i minori di 15 anni. Fernández, leader del partito peronista, ha inoltre attaccato il presidente uscente Macri, affermando come l’Argentina, con il suo livello di sviluppo, non può non assistere la propria popolazione sempre più povera.

Disastro ambientale in Brasile. Una chiazza di petrolio sta colpendo numerose spiagge del Brasile nel Nordest del paese. Attualmente, sono 132 le zone costiere danneggiate dal petrolio; il presidente Bolsonaro ha ordinato alla Marina di avviare un’inchiesta riguardo l’accaduto. Contemporaneamente, gli istituti di protezione della fauna marina hanno sospeso il rilascio in mare delle tartarughe. Secondo l’Istituto brasiliano dell'ambiente, il petrolio ha raggiunto la regione di Bahia, la quale è la destinazione principale dei turisti stranieri. La Petrobras, analizzando i campioni provenienti dalle spiagge, ha affermato che il greggio dovrebbe provenire dalle petroliere venezuelane.

Cuba, la Russia aiuterà il Paese a ricevere petrolio. Il primo ministro russo Dmitri Medvedev ha dichiarato che aiuterà Cuba a ricevere petrolio e i suoi derivati per alleviare i danni causati dalle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Intanto il Papa nomina il nuovo nunzio a Cuba: Monsignor Giampiero Gloder. Ciò avviene proprio quando, dopo 50 anni, viene eletto il Presidente della Repubblica di Cuba Diaz-Canel e come suo Vice Salvador Valdés. Si annuncia l’inizio di una nuova era politica nel Paese.

Ecuador, l’inizio di una lunga protesta. Dopo 13 giorni di proteste e la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo con l’intervento dell’esercito nelle strade, da sabato 12 ottobre nel Paese vige anche il coprifuoco; misure restrittive che si usano in casi eccezionali di pericolo per la sicurezza. Gli scontri si sono sviluppati nelle città principali del paese, Quito e Guayaquil. Le persone protestano contro il governo, definito un regime dittatoriale e fascista,  protagonista di abusi e violenza. Alla base delle manifestazioni vi è il pacchetto di misure di austerità che il Presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, si è reso subito disponibile a modificare. Intanto, il Presidente, in diretta tv, si è scagliato contro gli oppositori, dichiarando che l’ex Presidente ecuadoriano e il Presidente venezuelano in complicità con il narcoterrorismo, banditi e cittadini violenti, hanno provocato le violenze. L’ex Presidente ecuadoriano non si può ritenere escluso dalla situazione attuale poiché, durante la sua presidenza durata fino al 2017, ha allineato il paese all’asse bolivariano fornendo persino rifugio, nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, a Julian Assange. La possibilità per il Paese di vivere una situazione come quella venezuelana non è cosi remota; molto dipenderà da come il governo riuscirà a gestire le proteste e dalle influenze di paesi terzi.

Michele Pavan e Mario Ghioldi

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, tra la Russia e il Kurdistan iracheno. La Russia di Vladimir Putin ha confermato, durante la Valdai Club International Conference a Sochi di giovedì 3 ottobre, di star aiutando la Cina nella costruzione di un sistema d'intercettazione dei missili intercontinentali. Solo Russia e USA hanno un sistema del genere ad oggi. Xi Jinping si è recato in Nepal, diventando così la prima alta carica del PCC ad effettuare una visita di Stato nel paese. Sul tavolo, possibili accordi commerciali e un trattato di estradizione. Il 29 settembre, il console cinese in Iraq e il curdo Masrour si sono incontrati per iniziare una cooperazione nel Kurdistan iracheno. Intanto, la Cina proibisce agli ex dipendenti governativi tibetani di prendere parti ad attività religiose. Il 7 ottobre Carrie Lam apre ad una possibilità per l’intervento del governo centrale.

Giappone, il dialogo con la Corea del Sud continua. Il ministro della difesa, Taro Kono, ha espresso la sua volontà di incontrare la sua controparte sudcoreana, al lato di un incontro in Thailandia a novembre (ADMM Plus). Mercoledì 2 ottobre, Abe Shinzo si è augurato che Xi Jinping possa visitare il Giappone entro la primavera. Giappone e Corea del Sud si sono poi incontrati venerdì presso Ginevra, al WTO, per parlare della loro disputa. I paesi del G20 si sono incontrati a Tokyo martedì 2 ottobre per quattro giorni di lavoro congiunto; il tema? la plastica.

Corea del Sud, c’è aria di armamenti. Il Ministro della difesa Jeong Kyeong-doo ha chiesto al Giappone informazioni su un lancio missilistico nordcoreano. Tutto questo, a poco dalla scadenza del GSOMIA. Il paese ha poi confermato l’avvio del secondo step nell’acquisto di ulteriori venti F 35. Oltre a questo, giovedì 10 ottobre, il paese ha sostenuto la propria volontà di acquisire sommergibili a propulsione nucleare. Questo, dopo quello che sembra essere stato un test missilistico lanciato da un sommergibile nordcoreano.

Corea del nord, fallimento dei negoziati. L’ambasciatore russo presso il paese, Matsegora, ha affermato che nel 2020 Vladimir Putin visiterà il paese. Il ministro della difesa Sergei Shoigu incontrerà il ministro della difesa nordcoreano No Kwang Chol. Dopo la conclusione dei negoziati sul disarmo tenutisi a Stoccolma tra DPRK e USA, il negoziatore nordcoreano ha detto che gli stessi “not fulfilled our expectations and broke down. I am very displeased about it.”, accusando gli americani. Questo giovedì, a seguito del fallimento dei negoziati, il paese ha minacciato di ricominciare a testare i missili nucleari a lungo raggio.

India, un drappo di seta. Durante la visita di Xi Jinping in India, Narendra Modi gli ha regalato un drappo di seta rosso raffigurante il ritratto del leader cinese, fabbricato nel Tamil Nadu. Mercoledì 9 ottobre il ministro della Difesa indiano, Rajnath Singh, si è confrontato con la sua controparte francese anche in merito alla lotta la terrorismo. L’India sta sviluppando un sistema di riconoscimento facciale a livello nazionale, come riportato da Buzzfeed. Il ministro degli Esteri indiano, ha poi esternato timore in merito all’intervento turco in Siria, chiedendo di rispettare la sovranità territoriale dello Stato. Il paese ha poi commissionato 36 caccia da guerra Rafale al produttore francese Dassault Aviation. Il pakistan risponde che sa come difendersi in caso di attacco.

Stefano Sartorio

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Regno Unito, sempre più tortuoso il sentiero dell’uscita dall’UE. Nelle ultime settimane la situazione stava per precipitare: i leader europei sembravano scettici sulla possibilità di un divorzio pacifico. L’apice è stato toccato con la visita del Presidente del Parlamento Europeo Sassoli a Londra: l’italiano, incalzato dai giornalisti, è sembrato furioso con il premier britannico per la proposta di risolvere il problema irlandese tramite le autorità locali di Belfast. Nelle ultime ore, però, pare esserci stata una svolta: l’incontro fra Johnson e il primo ministro irlandese Varadkar a Liverpool sembra aver gettato le basi per una soluzione. Nel frattempo, si aspetta il discorso della Regina del 14 ottobre.

Italia, Conte nel mezzo di una spy story. Per adesso è tutto molto complicato, ma il premier Conte riferirà al Copasir (il comitato parlamentare che si occupa di sicurezza) riguardo ad un possibile incontro avvenuto fra il ministro Barr e i vertici dei servizi segreti italiani. L’amministrazione americana starebbe indagando ad un contro russia-gate, ovvero all’idea per cui quest’ultimo potrebbe essere stata una mossa dei Democratici per screditare Trump. Pare che Conte abbia messo a disposizione di Barr i nostri servizi e, di conseguenza, le informazioni in loro possesso. Nell’audizione al Copasir, il premier dovrà riferire non solo se l’incontro sia avvenuto o meno, ma, soprattutto, nell’interesse di chi. Tutto ciò sarebbe successo negli ultimi giorni del governo giallo-verde e, poco tempo dopo, Trump ha twittato il suo sostegno al famoso “Giuseppi Conte”, lanciando un assist ai più maliziosi.

Unione Europea, bocciata la candidata proposta da Macron. Il presidente francese, che ha giocato un ruolo fondamentale nella partita delle nomine europee, si è visto bocciare la candidata da lui proposta come commissario con 89 no contro 29 si. Sylvie Goulard può vantare una ricca carriera politica. Dal 2001 al 2004 è stata consigliera del Presidente della Commissione Prodi, dal 2009 al 2017 eurodeputata nel gruppo Alde, ed infine ministro della difesa del governo Macron. Sono già circolate delle voci su un possibile tiro mancino da parte dei Popolari e della Merkel, tuttavia non bisogna dimenticare che la Goulard è sotto indagine in Francia e all’Olaf (organo antifrode Ue) per un dubbio utilizzo di fondi nella remunerazione di un assistente.

Italia, in bilico tra ripresa e recessione. La situazione italiana all’interno dei confini comunitari appare sempre più complicata. Da un lato, il ministro del Tesoro Nazionale Roberto Gualtieri sostiene fiducioso che l’Unione Europea darà il via libera all’implementazione della manovra fiscale del governo. Dalla parte opposta, il commissario uscente per Affari Economici dell’Unione Europea Pierre Moscovici esprime parole che appaiono non del tutto confortanti per il bel paese. Difatti, quest’ultimo non promette sconti e afferma una piena applicazione del Patto di Stabilità. Gli obiettivi pragmatici di finanza pubblica italiana saranno definiti proprio poco prima del termine della sua presidenza con il Ministro Gualtieri e il successore alla guida degli Affari Economici Europei Paolo Gentiloni. Si prospetta un’intricata relazione tra le parti.

Il futuro del Portogallo all’interno dell’Unione Europea. I cittadini portoghesi, chiamati alle urne in data 6 ottobre, hanno espresso la loro opinione, affidando nuovamente la guida del paese al leader socialista Antonio Costa. Il Primo Ministro, dopo aver risanato Lisbona, è chiamato a ripetere quello che alcuni definiscono un “miracolo socioeconomico”. Il governo ha avuto tanto successo sfruttando gli aiuti economici derivanti dal salvataggio internazionale di FMI BCE-UE. In questo modo, i socialisti hanno saputo superare la fase di austerity. Ad oggi, però, come sottolinea l’economista Pedro Videla della Lese Business School, le insidie dei mercati sono sempre dietro l’angolo e guai a adagiarsi sugli allori: occorrono investimenti, riduzione del debito e rafforzamento del sistema bancario.

Il successo dei popolari e il crollo dell’ultradestra austriaca alle elezioni. Dalle recenti elezioni tenutesi in Austria, emergono interessanti notizie non solo a livello nazionale, ma anche per quanto riguarda alcune particolari situazioni comunitarie. I popolari di Sebastian Kurz vincono largamente le elezioni di fine settembre 2019. Definitivo il crollo dell’ultradestra, che perde 10 punti percentuali e alla quale viene presentato il conto dello scandalo Ibiza-gate. I veri vincitori di questa tornata elettorale, oltre ai popolari, sono i Verdi. Il candidato leader di questi ultimi Werner Kogler smorza i toni relativi ad una possibile coalizione con i popolari, a meno di un cambio di rotta ambientalista del partito di Kurz. Quello dei popolari è un successo storico in Austria, ma ancora non si sa che strada verrà presa in tema di alleanze di governo. Sul piano comunitario, l’uscita di scena della FPÖ potrebbe dare il via ad una distensione politica tra Italia ed Austria, sia sulla questione migranti, che per quanto riguarda - la finora rigida - posizione austriaca in merito alla maggiore flessibilità economica chiesta dall’Italia.

Leonardo Cherici e Dario Pone

EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Russia, occhi puntati sul Medio Oriente. L’intervento militare turco nel nord-est del territorio siriano contro le milizie curde ha riacceso il dialogo tra Russia, Siria e Turchia sul futuro della nazione mediorientale. Mosca cerca ora di rientrare a giocare un ruolo importante nel processo di stabilizzazione della regione, auspicando che le azioni turche non minaccino l’integrità territoriale dello Stato siriano. La Russia potrebbe diventare il mediatore di un dialogo tra Ankara e Damasco per impedire che scoppi un ulteriore conflitto militare, a causa di un possibile tentativo da parte della Turchia di giocare la carta dell’offensiva contro i curdi per prendere il controllo della porzione di territorio siriano, minacciando così la sovranità di Assad e la base di appoggio russa nella regione del Medio Oriente. Mosca sta quindi provando a stabilizzare la Siria; che sia un tentativo di prendere una posizione più importante nella regione e di portare la Turchia ancora più vicina alla sua sfera?

Artico, proseguono i progetti di Mosca. In occasione della partecipazione al Valdai Discussion Club, think tank e forum di discussione di Mosca, Putin ha annunciato di voler pianificare una connessione delle infrastrutture portuali presenti nell’Artico con quelle collocate nell’oceano Indiano. Un investimento stimato di più di 230 miliardi di rubli, come riportato dal The Moscow Times, equivalente a tre miliardi e mezzo di dollari americani, per costruire un sistema di comunicazione marittimo che colleghi la Siberia orientale con i porti di Eurasia, attraverso la Northern Sea Route. L’implementazione di questo progetto richiederà anche lo sviluppo intensivo di ferrovie che colleghino i punti nevralgici della Russia al porto di Sabetta, in Siberia, una nuova costruzione per favorire le spedizioni marittime attraverso le acque artiche.

Ucraina, Zelensky pronto ad aprire i negoziati con Mosca. Il Presidente ucraino ha confermato l’intenzione di voler aprire delle negoziazioni dirette con Putin per ottenere il rilascio dei prigionieri politici ucraini detenuti in Russia e nelle zone di territorio occupate dai separatisti. Inoltre, Zelensky si è espresso favorevolmente alla discussione nel formato Normandia della risoluzione del conflitto in Crimea e, stando alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri ucraino Vadym Prystaiko, la data per il prossimo incontro tra Russia, Ucraina, Francia e Germania è già stata stabilita. Dopo aver concluso la quinta telefonata con Angela Merkel dall’insediamento alla Presidenza, Zelensky sembra determinato a voler portare a uno step successivo le negoziazioni di pace per il futuro della regione del Donbass. Tuttavia, il raggiungimento di un accordo inizia già a vedere i suoi primi ostacoli, dopo che Ucraina e Russia hanno iniziato ad accusarsi a vicenda di non voler ritirare le truppe dalle linee di combattimento. Sono attesi nuovi sviluppi nel corso del mese di ottobre.

Il Kosovo al voto tra volti nuovi e i soliti noti. La repubblica del Kosovo nuovamente alle urne per esprimersi circa il futuro governo del paese. Questa è già la quarta volta che la legislatura non viene portata a termine, il che desta grande preoccupazione non solo all’interno dei confini nazionali, ma anche all’interno della comunità Europea. Questa instabilità infatti mina le speranze kosovare di portare avanti l’iter procedurale di ingresso nell’Unione. Le elezioni del 6 ottobre 2019 vedono disfarsi la coalizione (PAN) che avevano contraddistinto le precedenti elezioni. I partiti hanno corso quindi singolarmente per poi trovare alleanze successive al voto, obbligati dalla legge elettorale di carattere proporzionale, la quale da spazio alle minoranze presenti all’interno del paese. Non mancano le novità, con il partito democratico fondato dall’attuale presidente della repubblica, Hashim Thaçi, che rischia di restare fuori dal prossimo governo. Il grande cambiamento è però determinato dalla presenza della prima candidata leader donna, Vjosa Osmani, che con il suo partito LDK (Lega democratica del Kosovo) insidia da vicino quello che secondo gli exit poll è il partito principe all’interno del Kosovo ad oggi: Vetëvendosje (VV) di Albin Kurti.

La formazione della Commissione Europea incontra i primi ostacoli. Dar vita alla squadra della Commissione Europea non è mai stato semplice, ma questa volta sembrerebbe che il percorso sarà ancor più tortuoso. La Commissione di Garanzia dell’Unione infatti ha bocciato le candidature alla Commissione rumene e ungheresi rispettivamente con Rovana Plumb, attualmente Vicecapogruppo dei Socialisti nel Parlamento Europeo, e Laszlo Trocsanyi noto per il suo incarico come ministro della Giustizia nel governo Orban. Le candidature sono state rigettate a causa di un conflitto di interessi legato ai due candidati. Uno scontro, all’interno delle stesse istituzioni europee, che rischia di procrastinare la formazione della commissione e il lavoro relativo. Non è chiaro se queste candidature siano legate ad un atto volto ad un riavvicinamento verso i due paesi dell’est Europa o una semplice provocazione della von der Leyen; fatto sta che questo potrebbe diventare un problema anche nei rapporti tra l’Unione e i due paesi in questione.

Il ricatto di Erdogan all’Europa e il tradimento al popolo curdo. Il 10 ottobre 2019 il presidente turco Erdogan ha dato il via alle operazioni militari in Siria. Il ritiro delle forze armate U.S.A dalla Siria hanno dato la cosiddetta “green light” al capo dello stato turco che non aspettava altro per colpire i miliziani curdi del YPG nel nord della Siria. I Curdi vengono visti dalla Turchia come una minaccia alla loro stessa integrità territoriale e, quindi, come un nemico da combattere. I curdi sono però lo stesso attore che ha fatto la gran parte del lavoro sporco nella guerra al sedicente stato islamico (IS) e che ora viene lasciato solo da Washington e Bruxelles. Dall’Unione Europea sono arrivate dichiarazioni forti di condanna, come quelle del premier italiano e quelle del presidente del parlamento Europeo Sassoli. Solo parole ad oggi, con l’unica nota d’azione dalla Finlandia Norvegia e Danimarca (con l’aggiunta successiva di Germania e Francia) che hanno bloccato tutte le vendite di armi ad Ankara, mentre l’UE rimane ancora immobile. Quella di Erdogan è una mossa astuta, nei confronti di una comunità europea che sempre è sembrata debole nei rapporti bilaterali con la Turchia. Il presidente turco addirittura ricatta oggi l’UE tramite l’uso di milioni di profughi siriani in caso di ulteriori e aperte condanne europee all’offensiva turca in Siria.

Andrea Maria Vassallo, Mario Ghioldi e Dario Pone

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Iraq, dilagano le proteste popolari contro il governo. Da martedì primo ottobre ampie mobilitazioni di piazza stanno scuotendo l’Iraq. Le manifestazioni sono iniziate a Baghdad (la capitale) per poi estendersi nelle regioni meridionali del paese. Le ragioni delle proteste rinvengono nella corruzione dilagante che contrassegna la classe politica irachena, nonché nell’elevato tasso di disoccupazione nazionale. Gli scontri tra polizia e manifestanti hanno provocato più di cento vittime e migliaia di feriti. La più rilevante figura religiosa del paese, l’Ayatollah al-Sistani, ha dichiarato di sostenere la causa delle mobilitazioni ed ha accusato il governo di aver represso duramente delle proteste sorte pacificamente. Moqtada Sadr, leader del movimento sadrista (che costituisce il principale blocco nel Parlamento), ha richiesto le dimissioni del primo ministro Adel Abdel Mahdi e nuove elezioni.

Mar Rosso, una petroliera iraniana in fiamme. Venerdì 11 ottobre, un’esplosione ha provocato un incendio a bordo di una petroliera iraniana (appartenente alla National Iranian Oil Company) in navigazione nel Mar Rosso. L’imbarcazione si trovava a 60 km dalla città saudita di Gedda quando è stata colpita da due missili lanciati dalla costa – come hanno riferito le autorità iraniane. Secondo le agenzie di stampa locali, nessun membro dell’equipaggio risulterebbe ferito e le condizioni della nave sarebbero stabili. Teheran ha annunciato che si tratta di “un atto terroristico” e, pertanto, le tensioni tra Iran e Arabia Saudita rischiano di aumentare ulteriormente.

Siria, la minaccia turca si concretizza nel ricorso alle armi. Erdogan aveva avvertito: i curdi erano nel suo mirino, a maggior ragione in assenza degli Usa a fargli da scudo. Difatti, dal 9 ottobre è scattata l’offensiva nel Nord-Est della Siria contro i miliziani delle Ypg per colpirne le postazioni oltre confine ed eliminarle dalla riva est dell’Eufrate. I curdi, dopo aver combattuto l’Isis, si ritrovano ora ad essere bersaglio della Turchia, la quale li considera al pari dei terroristi. L’incursione turca è partita da due località di frontiera, Tel Abyad e Ras al Ayn, e sta continuando a penetrare di chilometro in chilometro con il passare dei giorni; fino ad ora conquistati 13 villaggi nelle due province. La città strategica di Ras al Ain al momento risulterebbe conquistata dalla milizia turca, mentre l’offensiva prosegue anche su Tel Abyad. Nella battaglia pare siano ammessi errori: una compagnia formata da un centinaio di soldati statunitensi è stata raggiunta da colpi di artiglieria turca nei pressi di Kobane; non sono stati riportati danni fisici, ma l’irritazione degli Usa è palpabile.

La Comunità internazionale: contrarietà dall’Oriente all’Occidente. Le conseguenze delle operazioni turche vanno ben al di là dei circa 400 presunti curdi neutralizzati; sarebbero almeno 130 mila i civili in fuga dall’inizio dell’offensiva, preludio di una vasta crisi umanitaria. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si ritrova diviso su una dichiarazione di comune condanna dell’operazione turca (ad opporsi Russia e Cina). A caldeggiare la prospettiva dell’adozione di sanzioni contro Ankara sono soprattutto gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Dall’Ue, la volontà che trapela è quella di non restare impotenti di fronte a tali minacce ma di imporre sanzioni, mentre unilateralmente Olanda, Francia e Germania hanno sospeso le esportazioni di armi alla Turchia. Anche dalla Casa Bianca sembra arrivare il via libera per imporre misure sanzionatorie. La Lega Araba, sottolineando l’urgenza di un intervento dell’Onu, ha affermato che “l’aggressione turca alla Siria costituisce una minaccia diretta alla sicurezza nazionale araba, così come per la pace e la sicurezza internazionale”.

Tunisia, il candidato alle presidenziali Nabil Karoui esce dal carcere. Il magnate Karoui, risultato il favorito insieme a Kais Saied al primo ballottaggio delle presidenziali tunisine, è di nuovo in libertà. A prendere la decisione di porre fine alla detenzione, a pochi giorni dal secondo turno, è stata la Cassazione; l’arresto, che aveva avuto luogo a fine agosto per l’accusa di riciclaggio, frode finanziaria e corruzione, non ha comunque impedito al potente uomo d’affari di candidarsi alle presidenziali ottenendo il 15,6% dei voti. Nonostante abbia varcato le soglie del carcere (per la gioia dei suoi sostenitori) e sia ufficialmente in libertà, le accuse contro di lui sono ancora valide. A seguito del secondo turno, tenutosi il 13 ottobre, i primi exit poll consacrano il giurista conservatore indipendente Kaies Saied nuovo presidente della Tunisia, con il 72,53% delle preferenze. Pare sconfitto quindi il magnate delle tv Nabil Karoui, distaccato di molte decine di punti al 27,47%; superiore al 50% il tasso di affluenza.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Manchester, aggressione a colpi di coltello. Venerdì 11 ottobre un uomo sui quarant’anni ha accoltellato dei passanti (ferendone tre) in una zona centrale di Manchester. Pertanto, la città inglese ha rivissuto l’incubo di un attacco jihadista dopo il tragico attentato, nel maggio 2017, durante il concerto della pop star Ariana Grande (22 vittime). La polizia ha immediatamente arrestato l’aggressore, accusato inizialmente di “terrorismo”. Il giorno seguente, invece, il caso è passato sotto la competenza della legge sulla malattia mentale. Infatti, secondo i medici specialisti, l’assalitore sarebbe affetto da evidenti problemi psichiatrici.

L’offensiva turca contro i curdi e il rilancio dello Stato islamico. Le manovre militari turche nel nord-est siriano potrebbero comportare il risveglio di un player rimasto in silenzio (ma non per questo inattivo) nell’ultimo periodo: l’Isis. I movimenti jihadisti hanno fin da sempre dimostrato la loro abilità nello sfruttare situazioni di crisi e di conflittualità per affermarsi. Pertanto, l’invasione turca rischia di aprire nuovi spazi all’interno dei quali lo Stato islamico proverà ad infilarsi. Inoltre, un sottile fil rouge lega il conflitto in corso in Siria e le relative conseguenze del risveglio dell’IS alla sicurezza europea: Il potenziale ritorno a casa dei foreign fighters europei dopo i bombardamenti delle prigioni curde ove erano detenuti. Sarebbero circa 2200 i combattenti dell’Isis europei e, per ora, sono cinque gli italiani sotto osservazione.

I jihadisti a fianco di Erdogan. La Turchia sta usando gruppi jihadisti per fare la guerra ai curdi. Difatti, all’interno dell’Esercito Siriano Nazionale, schierato dalla parte di Ankara, vi sono varie fazioni islamiche estremiste. Tra queste, occorre citare Al Sharqiya, un gruppo armato di ribelli siriani fondato da ex membri della formazione qaedista Al Nusra. Tale cellula è accusata di aver stretto alcuni accordi con l’Isis nel passato. Le brutalità commesse dai miliziani jihadisti (alleati turchi) sono documentate da una serie di immagini e video diffusi sui social.

Halle, attacco antisemita. Mercoledì 9 ottobre, Stephan Balliet, ventisettenne tedesco, ha tentato un assalto a una sinagoga, non riuscendo tuttavia ad entrare nel luogo di culto. Il killer ha deciso, quindi, di uccidere due passanti non ebraici, una donna che stava passeggiando e un uomo all’interno di un negozio, per poi darsi alla fuga. L’uomo ha ripreso per 35 minuti le sue azioni tramite una telecamera affissa sul suo elmetto e ha postato i video su un sito di videogame, presentandosi come ‘Anon’ (anonymous user). Il motivo del suo gesto è motivato dall’odio verso gli ebrei e, per tale motivo, decide di colpire nel giorno dello Yom Kippur, la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell’espiazione. L’uomo è stato arrestato e il video è in possesso degli inquirenti. Si tratta, quindi, di un attacco di matrice di ‘estrema destra’ con motivazioni antisemite.

Ucciso il capo di Al Qaeda in Asia meridionale. Il leader di Al Qaeda responsabile per l’Asia meridionale, Asim Umar, è stato ucciso il mese scorso nel sud dell’Afghanistan durante un’operazione congiunta tra forze afghane e americane. Lo ha confermato l’intelligence di Kabul, precisando che il capo islamista è stato colpito a morte in un raid nel distretto di Musa Qala il 23 settembre. Umar, che era pakistano, è stato ucciso insieme ad altri sei membri di Al Qaeda nel Sub-continente indiano (Aqis).

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO - Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. L’idea di una Turchia fuori dall’Alleanza (a causa della sua offensiva in Siria) non è possibile: il Patto atlantico non prevede la rimozione di un paese membro. Intanto, l’Italia ha schierato in Islanda, per la prima volta in ambito NATO, i recentissimi e tanto criticati F-35A, i nuovi cacciabombardieri di quinta generazione. Ciò pone l’Italia in una condizione di eccellenza nello schieramento di dispositivi militari, e in questi giorni il Presidente Conte ha dichiarato che l’Italia investirà 7 miliardi di euro in più all’anno per la NATO; si tratta di cifre davvero importanti.

Nazioni Unite - La Turchia ha attaccato il nord della Siria, la regione abitata e controllata dalla popolazione di origine curda. Il Consiglio di Sicurezza, supportato in particolare da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, cerca di approvare una dichiarazione di comune condanna per l’aggressione turca ma si oppongono Russia e Cina. La Lega Araba, il 12 ottobre, si è riunita al Cairo definendo l’aggressione turca alla Siria come “una minaccia diretta per la sicurezza nazionale araba, così come per la pace e la sicurezza internazionali”. Si aggiunge inoltre: “è una violazione flagrante dei principi della Carta delle Nazioni Unite”. Intanto, mentre si discute per delineare una soluzione che ponga termine all’aggressione turca in Siria con diversi mezzi a partire da quelli diplomatici, le Nazioni Unite annunciano che 64 paesi non hanno pagato il proprio corrispettivo all’Organizzazione internazionale, tra questi proprio gli Stati Uniti. Si può verificare l’elenco a questo link de Il Sole 24 Ore. Ciò accade proprio quando il Presidente statunitense dichiara all’Assemblea Generale: “Il futuro appartiene ai patrioti, non ai globalisti”. Che sia questo un segnale di spiegazione? In Yemen, nel frattempo, la guerra silenziosa, poiché rarissimamente se ne sente parlare, potrebbe condurre il paese ad essere il più povero al mondo già nel 2022 quando il 79% della popolazione risulterà sotto la soglia di povertà.

Michele Pavan

Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa centro-Orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea; Europa centro-orientale e Federazione Russa

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea; 

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: America del Sud, Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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    Federica Sulpizio

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