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Framing the World, XVIII numero

L'analisi dei principali eventi internazionali

Framing The World, Numero XVIII


Rieccoci con un nuovo numero di Framing the World e, ancora una volta, vi porteremo in giro per il mondo per rivedere i fatti più importanti delle ultime due settimane. Brutte notizie giungono dall’Iran, dove Sahar Khodayari, la ragazza nota per aver provato ad entrare in uno stadio, è morta dopo essersi data fuoco davanti al tribunale dove si sarebbe svolto il processo a suo carico. Iran che rimane al centro della nostra attenzione per l’attacco condotto dagli houthi (sostenuti da Teheran) contro due importanti raffinerie saudite e per il coinvolgimento nella guerra in Yemen, per il quale l’ONU chiede indagini sui crimini di guerra commessi. In America ci concentreremo sull’anniversario dell’11 settembre e l’interruzione delle trattative con i Talebani, il licenziamento di Bolton e una possibile tregua di convenienza con la Cina. Spostandosi in sud America, la speranza è alta dopo che sette paesi hanno stretto un patto per l’Amazzonia, ma a smorzarla è la ripresa della guerriglia da parte delle FARC. Molte le notizie dall’Europa, con la presentazione della Commissione e del nuovo governo italiano, le nuove politiche monetarie della BCE ma anche le  sulla Brexit. In Russia si sono poi svolte le elezioni amministrative, condite da operazioni di polizia contro Navalny, storico oppositore di Putin. In Asia continuano le proteste ad Hong Kong, mentre il Giappone e la Corea sono ancora lontani dal risolvere lo scontro diplomatico e commerciale. Concluderemo con uno sguardo al Medio Oriente, con le elezioni in Israele e Netanyahu che rischia di non vincerle, e al continente africano, con la morte dell’ex dittatore dello Zimbabwe Mugabe.



DIRITTI UMANI


Ambiente, uccisi in media tre attivisti ogni settimana nel 2018. Secondo quanto riportato da Global Witness nel rapporto annuale "Enemies of the State?, nel 2018 ogni settimana sono stati uccisi tre ambientalisti (per un totale di 164 persone). Il Paese con più attivisti uccisi è quello delle Filippine, con 30 ambientalisti assassinati, seguito dalla Colombia (24 morti), l’India e il Brasile (23 uccisioni). La metà degli attivisti è stata uccisa in Sud America, soprattutto nel settore estrattivo. La cifra tuttavia è sottostimata, dal momento che i governi e le ONG spesso non monitorano sistematicamente gli abusi contro chi protesta per difendere i propri diritti legati all’ambiente.

India, continuano le violenze contro la popolazione del Kashmir. L’esercito indiano è stato accusato di aver commesso numerosi atti di violenza e di intimidazione nei confronti della popolazione del Kashmir. Infatti, i cittadini di una dozzina di villaggi del Kashmir hanno dichiarato di essere stati torturati in più occasioni dai soldati indiani, i quali li hanno picchiati e sottoposti all'elettroshock. Inoltre, i soldati indiani sono stati anche accusati di aver ucciso i loro animali e distrutto tutte le loro riserve di cibo. Migliaia di uomini sono stati infine arrestati. Da parte sua, il Colonnello Rajesh Kalia dell’esercito Indiano ha negato ogni accusa.

Iran, morta suicida la ragazza che aveva tentato di entrare illegalmente in uno stadio di calcio. Nei giorni scorsi, la ragazza ventinovenne iraniana che aveva tentato di assistere di nascosto ad una partita di calcio, Sahar Khodayari, si è data fuoco dopo essere stata convocata in tribunale per rispondere del suo gesto. In particolare, l’accusa derivava dall’aver commesso un atto peccaminoso non indossando l’hijab in luogo pubblico, oltre l’accusa di offesa a pubblici ufficiali. Nel marzo 2019, la ragazza aveva infatti tentato di entrare travestita da uomo nello stadio Azadi, a Teheran, per assistere ad una partita della sua squadra del cuore, l’Esteghlal. Khodayari è stata tuttavia scoperta, arrestata e portata nella prigione femminile di Shahr-e Rey, un ex allevamento di polli dove centinaia di altre donne sono detenute in condizioni anti-igieniche e di sovraffollamento. Dopo essere uscita dal tribunale, la ragazza si è cosparsa di benzina e si è data fuoco.

Italia, migrante ottiene asilo perché affetto da schizofrenia. A Milano, un migrante schizofrenico di 31 anni, originario del Gambia, ha ottenuto la “più ampia protezione internazionale” precedentemente negata dalla Prefettura di Milano e dal Ministero dell’Interno (quando era ancora guidato da Matteo Salvini). Alla base della decisione del Tribunale di Milano, vi è il fatto che in Gambia l’uomo sarebbe stato perseguitato e probabilmente ucciso, in quanto le malattie mentali sono trattate come forme di stregoneria ai sensi del Suspect Lunatic Act (una legge sulla salute mentale risalente al 1917 e dai contenuti fortemente discriminatori). Secondo quanto riportato dalla sentenza, infatti, in Gambia “frequentemente le persone con malattie mentali subiscono gravi violazioni dei diritti umani: possono essere incatenate, lapidate, picchiate e incarcerate senza motivo, subire abusi fisici e sessuali e essere privati di diritti civili e politici”.

Sud Africa, numerosi atti di violenza contro i migranti. Nei giorni scorsi, sono avvenuti numerosi scontri xenofobi nella città più grande del Sud Africa, Johannesburg, e nelle aree limitrofe. Gli attacchi hanno preso di mira numerose attività gestite da migranti, le quali sono state distrutte e rapinate. Durante gli scontri, almeno dieci persone sono morte, mentre molte altre sono rimaste ferite. Il Sud Africa è una delle maggiori destinazioni africane per i migranti economici, che arrivano principalmente dagli Stati vicini (e in particolare dal Lesotho, Mozambico e Zimbabwe), ma anche dalla Nigeria e dai Paesi del Sud-est Asiatico.

Turchia, leader provinciale del Partito Repubblicano Popolare condannata per alcuni tweet contro il Presidente Erdogan. La leader provinciale del Partito Repubblicano Popolare (Chp), Canan Kaftancioglu, è stata condannata per alcuni tweet contro il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. I tweet, postati tra il 2012 e il 2017, riguardavano tra l’altro le proteste di Gezi Park e il fallito golpe del 2016. Kaftancioglu è stata quindi accusata e condannata a nove anni, otto mesi e venti giorni di carcere per i reati di propaganda terroristica, offesa al presidente della Repubblica, offesa alla Repubblica turca, offesa a un funzionario statale e istigazione all’odio. Migliaia di persone hanno manifestato in suo favore fuori dal palazzo di giustizia.

Yemen, le Nazioni Unite invitano la comunità internazionale a punire i crimini di guerra commessi nel Paese. In un Report delle Nazioni Unite sul conflitto in Yemen, l’organizzazione invita tutta la comunità internazionale a condannare i crimini di guerra commessi nel Paese. Tra gli accusati, anche molti Paesi occidentali – tra cui il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti – e altri Paesi arabi – tra cui l’Iran. Secondo quanto riportato dal Report, infatti, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita sarebbe colpevole di aver commesso numerosi crimini di guerra nel Paese.


Marta Stroppa



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE


LSE e Hong Kong. Mentre il London Stock Exchange Group tratta l’acquisto della piattaforma dati Refinitiv (offerti $27 miliardi a Blackstone e Thomson Reuters), la Borsa di Hong Kong (SEHK) piazza a sorpresa un’offerta di acquisto di €36 miliardi per l’intera LSEG, condizionata al ritiro dell’offerta per Refinitiv. Il titolo di LSEG ha reagito positivamente, arrivando a +17% per chiudere ad un più modesto +6%. Gli ostacoli all’OPA erano molti, a partire dalle Commissione Europea che nel 2017 aveva già bloccato la fusione con Deutsche Börse, ma ad avere ancora più peso sono state le motivazioni geopolitiche. Il presidente di SEHK, insieme a metà del consiglio direttivo è nominato da Carrie Lam, a sua volta nominata da Pechino; c’era il timore che il più antico listino mondiale subisse ingerenze cinesi. Venerdì è infine arrivata la risposta negativa di LSEG per problemi di “strategia, fattibilità e valorizzazione” e non ci sono inoltre “possibilità di riaprire le trattative.”

Jack Ma va in pensione. Il fondatore di Alibaba, come annunciato un anno fa, ha lasciato martedì scorso, giorno del 55esimo compleanno, la carica di CEO del sito di e-commerce. Risulta essere il capitalista cinese più di successo, una persona che in soli vent’anni ha creato una società del valore di $460 miliardi e dal quale ha ricavato un patrimonio personale di una quarantina di miliardi. La stessa persona è paradossalmente uno zelante comunista, ligio ai dettami del partito comunista e versa volontariamente il 2% del proprio reddito nelle casse dello stesso. Inoltre, Jack Ma è anche il proprietario del South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, uno dei pochi giornali cinesi che può raccontare, con molta attenzione, quello che sta succedendo nell’ex-colonia. Ma ha dato una grande festa di addio, con oltre 80.000 invitati, nello stadio di Hangzhou. Questa vicenda dimostra che in Cina si può avere successo, ma bisogna evitare gli eccessi (vedi i processi a molti oligarchi) e non dimenticare mai il primato del partito.

BCE, QE is back. Il presidente uscente della BCE, Mario Draghi, ha annunciato che la Banca Centrale riprenderà gli stimoli monetari (il cosiddetto quantitative easing), prevedendo di acquistare titoli di stato per €20 miliardi al mese. A ciò, si aggiunge un ulteriore abbassamento del tasso di interesse pagato sui depositi presso la BCE, che passerà da -0.40% a -0.50%. Entrambe le misure devono essere viste come una prima risposta al peggioramento dell’economia europea e come stimolo per l’inflazione, da anni sotto l’obiettivo del 2%. L’acquisto dei titoli di stato, sul mercato secondario e non direttamente dagli Stati, vuole consentire ai governi di applicare politiche espansive a condizioni migliori, vedasi la Germania e la mancanza di investimenti per non cadere nel deficit (si stima manchino €250 miliardi nei soli 10 ultimi anni). Dall’altro lato, la diminuzione dei tassi d’interesse dovrebbe convincere le banche a prestare a famiglie e imprese in misura maggiore, piuttosto che pagare un interesse negativo sulle risorse non utilizzate.

Antitrust, web nel mirino. Una serie di indagini e sentenze ha colpito i grandi operatori del web. Iniziando da Google, multata per $170 milioni per violazione della privacy degli utenti minorenni di YouTube, avendo usato pubblicità mirate. Pochi giorni dopo, la società ha concordato con la Francia il pagamento di €965 milioni per frode fiscale e imposte evase. I guai non sono però finiti, visto che 8 Stati americani hanno iniziato un’indagine per abuso di posizione dominante nei settori dell’advertisement e dei sistemi operativi mobili. Anche Amazon è nel mirino delle autorità: la Federal Trade Commission indaga per chiarire se il colosso, che agisce sia come gestore della piattaforma che come venditore di prodotti sulla stessa, stia utilizzando o meno i dati in suo possesso per garantirsi dei vantaggi anticoncorrenziali. Anche in questo caso, si rischiano sanzioni elevate o, destino ancora peggiore, lo scorporo della società come richiesto dai candidati socialisti (Warren e Sanders) nelle primarie dei democratici, ma anche dallo stesso presidente Trump.

USA e Cina, tregua a sorpresa. Dopo il rinvio dei nuovi dazi dal 1 al 15 ottobre - esteso da Trump per non “turbare” il 70esimo della Repubblica Popolare - un nuovo segnale di disgelo si riscontra in merito alla produzione agroalimentare. La Cina è infatti stata colpita da un’epidemia di peste suina, la quale ha comportato l’abbattimento di milioni di maiali, scarsità di carni, con il conseguente aumento dei prezzi della carne di maiale, cibo fondamentale nella dieta cinese. La situazione è così “grave” che il governo ha aperto le riserve strategiche per calmierare i prezzi. Nel lungo periodo, però, si dovranno importare almeno due milioni di tonnellate di carne, principalmente dagli USA. Ciò, insieme all’inizio delle importazioni agricole tanto promesse (600.000 tonnellate di soia sono in partenza), getta le basi per una futura risoluzione delle controversie, andando anche ad aiutare le popolazioni rurali che saranno determinanti nelle elezioni del 2020.

E-Cigs, guai in vista. Nello scorso numero vi avevamo segnalato importanti movimenti nel settore del tabacco, con i produttori di sigarette tradizionali in espansione nel mondo delle sigarette elettroniche: Philip Morris in fusione con Altria, proprietaria di Juul (primo marchio per diffusione), e BAT con Vuse, il secondo marchio più diffuso. Le motivazioni vanno ricercate nella crescita esponenziale del settore, che è passato da 2.2 milioni di e-cig vendute nel 2016 a 16 milioni vendute nel 2017, con un fatturato complessivo intorno ai $10 miliardi nel 2018 che si stima diventerà di $53 miliardi entro il 2024. Tutto ciò è però ora in pericolo, viste le misure prese dall’amministrazione Trump per ridurre la diffusione delle nuove sigarette, in particolare tra i più giovani, dopo che oltre 450 persone hanno avuto malattie polmonari o sono morte in seguito all’utilizzo dei dispositivi. La FDA bandirà a breve i liquidi profumati, e lo stesso hanno già fatto (Michigan) o lo faranno a giorni (New York e California) diversi Stati.


Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB SAHARIANA

Ciad, infido attacco a un camion di viveri. L’attacco è accaduto domenica 8 settembre e, secondo le fonti disponibili, ha causato la morte di almeno 29 persone in due attacchi separati. Essi sono avvenuti nella provincia di Sanmatenga, nel centro-nord del paese, sferrati da una distanza di circa 50 km rispettivamente contro un camion e un mezzo che trasportava viveri per le popolazioni di Dablo e Kelbo.

Quattro gendarmi uccisi nel Soum. Sempre dal Ciad, giungono notizie in merito alla morte di almeno quattro gendarmi (forse sei) attaccati nel loro distaccamento presso Inata, nella provincia a Nord confinante con il Mali, Soum.

ECOWAS, un miliardo di dollari per il Sahel. Sabato 14 settembre si è tenuto il summit straordinario dell’ECOWAS (CEDEAO in francese), esteso a Mauritania e Ciad, i quali non sono membri dell’organizzazione. All’ordine del giorno vi è stata la lotta al terrorismo nel Sahel, giungendo infine alla dichiarazione, tanto attesa da parte dei paesi europei, che ne sancisce il coinvolgimento definitivo e strutturato. Un miliardo di dollari stanziati, per un piano che si svilupperà su quattro anni e avrà come obiettivo il sostegno finanziario delle forze nazionali e congiunte, quali il G5 Sahel (composto da Mauritania, Ciad, Niger, Mali e Burkina Faso e in prima linea in questa lotta), scongiurando - agli occhi europei - la possibilità che quest’ultimo potesse essere posto in secondo piano e oscurato. Infatti, da parte di questi ultimi è stata costantemente richiesta una maggior presa di coscienza e responsabilità all’interno del G5 e della sua Joint Force, fino a questo momento scarsamente efficace e con limitatissime risorse economiche e materiali.

Rwanda, tra i pionieri dell’accoglienza. Il Rwanda diventerà il secondo paese (dopo il Niger) ad aver siglato un accordo con l’Unione Africana e il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, con il fine di aprire all’accoglienza temporanea dei rifugiati e richiedenti asilo bloccati in Libia. Ciò avverrà per un numero iniziale di 500 individui provenienti principalmente dal Corno d’Africa, i quali saranno successivamente accolti da paesi terzi o avranno la possibilità di ritornare nel proprio paese di origine. La migrazione interna al continente africano rappresenta un fenomeno decisamente più massiccio rispetto a quello che si ripercuote sul continente europeo. Nonostante il Rwanda sia uno dei Paesi africani più piccoli, questa scelta rappresenta un grande passo avanti per quanto concerne l’assorbimento del fenomeno migratorio e la presa di responsabilità da parte dei paesi africani.

Sud Africa, violenza xenofoba si propaga nel paese. Dall’inizio del mese di settembre, si susseguono violenze e vandalismi contro i commercianti e i negozi stranieri nel paese. I moti e la risposta della polizia hanno già portato alla morte di 5 individui accertati e circa 200 arresti. Le violenze hanno colpito Johannesburg e i suoi sobborghi, Alexandria, ma anche la capitale politica Pretoria. La Nigeria ha espresso fortissime critiche e da più parti è stato richiesto il boicottaggio nei confronti delle imprese legate alla maggiore economia del continente.

Zimbabwe, è deceduto Mugabe leader per quasi mezzo secolo. Venerdì 6 settembre è morto Robert Mugabe alla veneranda età di 95 anni. Primo ministro, presidente, dittatore dello Zimbabwe per 40 anni, è stato l’uomo più anziano alla guida di un paese dal 2014 fino alla sua destituzione nel 2017. Negli ultimi giorni è arrivata la notizia secondo cui sarà inumato nel “Campo degli Eroi” di Harare, confermata dal suo successore Mnangagwa.


Marcello Alberizzi


AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, l’uscita di John Bolton e il finanziamento del muro con il Messico. Il Consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, si è dimesso. Sono note le vicende e le vedute in politica estera dell’ormai ex consigliere propenso, quasi sempre, all’utilizzo di mezzi militari per contrastare gli “avversari” degli Stati Uniti, come la Corea del Nord e l’Iran. Il Presidente Trump si è sempre opposto a tali iniziative, prediligendo il dialogo e le trattative; difatti, il loro lavoro alla Casa Bianca rappresenta le differenti vedute della politica estera statunitense. Curioso il fatto che John Bolton sia stato assunto perché il Presidente Trump apprezzava i suoi interventi in tv. Intanto, il 3 settembre, è stato comunicato dall’amministrazione del Presidente che 3,6 miliardi di dollari previsti nel budget del Pentagono per la difesa sono destinati per costruire il muro al confine con il Messico. Si ricorda, infatti, che il Presidente Trump, lo scorso febbraio, aveva dichiarato lo stato di emergenza per costruire il muro aggirando l’ostacolo del Congresso.
Inoltre, gli Stati Uniti, il 14 settembre, hanno ufficializzato la notizia dell’uccisione di Hamza bin Laden, figlio di Osama bin Laden e membro di alto rango di Al-Qaeda, avvenuta durante un’operazione anti terrorismo tra Afghanistan e Pakistan. Un ex agente segreto statunitense, invece, ha dichiarato che Israele spiava gli Stati Uniti in diverse sedi istituzionali, compresa la Casa Bianca. Le apparecchiature citate, secondo analisi forensi dell’FBI e di altre agenzie, si ritiene siano dei servizi segreti; non ci sono però altre fonti che possano confermare tali ipotesi. Sul fronte strettamente politico, negli Stati Uniti non si smette di pensare alle elezioni del 2020 e per i democratici sembra che siano rimasti in gioco tre candidati: Biden, Warren e Sanders.

Michele Pavan


AMERICA DEL SUD

L’Alto Rappresentante comunitario per la politica estera visita l’America Latina. L’Alto Rappresentante comunitario per la politica estera, Federica Mogherini, è giunta venerdì 6 settembre a L’Avana, nel quadro di un viaggio in America Latina che vedrà importanti tappe anche in Messico e Colombia. Gli obiettivi del viaggio sono molteplici: oltre ad una generale revisione delle relazioni bilaterali con i paesi menzionati, ci saranno diverse discussioni al fine di trovare possibili soluzioni alla crisi venezuelana. Il viaggio della Mogherini arriva in un momento molto delicato per Cuba, che sta soffrendo un ulteriore rafforzamento delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname - nasce il Pacto de Leticia por la Amazonia. Di fronte alla drammatica situazione legata agli incendi in Amazzonia, si è svolto un vertice nella città colombiana di Leticia tra i presidenti dei paesi direttamente coinvolti nella vicenda. Oltre al presidente colombiano Duque, erano presenti: il peruviano Martín Vizcarra, l’ecuadoriano Lenín Moreno, il boliviano Evo Morales e il vicepresidente del Suriname, Michael Ashwin Adhino. Il presidente brasiliano Bolsonaro, invece, era assente a causa di problemi fisici; al suo posto era presente il ministro degli Esteri brasiliano, Ernesto Araújo. Alla fine dell’incontro, è stato firmato il Pacto de Leticia por la Amazonia composto da 14 punti. Il documento, stabilisce accordi per proteggere la Foresta Amazzonica attraverso la cooperazione regionale e sistemi nazionali di prevenzione. Infine, diversi presidenti hanno chiesto una maggiore collaborazione finanziaria con la comunità internazionale, in special modo con l’IDB (Inter-American Development Bank). Gli effetti del patto verranno discussi durante la Conferenza dell’ONU (COP 25) sui cambiamenti climatici, che si terrà dal 2 al 13 dicembre prossimo in Cile.

Cile, da 45 a 40 ore di lavoro settimanali. La commissione lavoro della Camera dei Deputati del Cile ha approvato la riduzione da 45 a 40 ore settimanali dell’orario di lavoro. La proposta deriva da due deputate del Partito comunista, già leader del movimento studentesco. L’approvazione della legge ha però causato forti proteste da parte degli imprenditori e di alcuni parlamentari, che l’accusano di danneggiare la produttività del Paese. Anche il Presidente Sebastian Pinera ha dichiarato che il provvedimento potrebbe danneggiare la produttività del Paese, rendendolo meno competitivo e aumentando il costo del lavoro.

Colombia, un ritorno armato della FARC? Nella prima settimana di settembre, uno dei leader storici della FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército del Pueblo), Iván Márquez, ha dichiarato la ripresa della guerriglia. Nonostante tali affermazioni, la maggior parte della FARC è stata già smobilitata; tuttavia, circa 2.300 ex combattenti, sono ancora attivi nel traffico di droga. In tale contesto, il maggiore esponente del gruppo FARC Rodrigo Londoño ha preso decisamente le distanze da Márquez. In particolar modo, Londoño con il suo partito politico ha voluto sottolineare come il 90% dei guerriglieri è impegnato nel processo di pace.

Venezuela, documenti dei servizi segreti bolivariani. I servizi segreti bolivariani, secondo alcuni documenti ottenuti da una rivista colombiana, sono in possesso di prove che rivelano la forte presenza di guerriglieri dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) in Venezuela. I documenti sembrano dimostrare la protezione concessa dal Presidente Nicolas Maduro ai gruppi armati. Il presidente della Colombia ha dichiarato che presenterà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tutti i documenti necessari a provare che il presidente venezuelano sostiene i gruppi terroristici, anche se quest’ultimo ha dichiarato che tutto il materiale raccolto è falso.


Michele Pavan e Mario Ghioldi


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, “Glory be to thee, Hong Kong” Durante la quindicesima settimana di protesta nella città di Hong Kong, secondo il SCMP, il PCC ha dichiarato che i manifestanti devono guardare alla Cina continentale per risolvere i loro problemi e non all’Occidente. Anche durante il festival di metà autunno, le proteste continuano e anche violentemente. In cambio del rispetto del principio di un'unica Cina, il paese di mezzo corteggia Haiti (uno dei 17 paesi che ancora riconoscono Taiwan) mediante opportunità di cooperazione politica ed economica. Xi Jinping ha offerto al presidente filippino Duterte un’opportunità di cooperazione economica nel Mar Cinese meridionale, in merito allo sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas. La proposta si inquadra nell “apertura” della ZEE dell’isola a compagnie collegate con quelle cinesi. Giovedì 12, Wang Yi, ex ministro degli esteri e consigliere dello Stato cinese, ha poi chiesto agli USA di riprendere il dialogo con la Corea del Nord.

Giappone, l’acqua di Fukushima. Una notizia che ha allarmato la stampa riguarda la situazione del milione di litri d’acqua contaminata trattenuta presso la centrale nucleare di Fukushima, il quale esaurirà tutto lo spazio di stoccaggio disponibile intorno al 2022. Secondo Reuters, nessuna decisione è stata ancora presa sul da farsi, si attende infatti una risposta da un panel di rappresentanti di 22 paesi, che dovrà indicare le possibili soluzioni. Abe Shinzo, mercoledì scorso, ha portato 13 nuovi volti all'interno della sua squadra di governo, in particolare il ministro dell'ambiente, degli esteri e della difesa. Secondo un rapporto OECD, il Giappone sarebbe l’ultimo dei suoi 35 paesi membri in quanto a spesa dedicata all’istruzione in percentuale di PIL.

Corea del Sud, tra due fuochi. Sulla scorta della disputa commerciale sorta nei mesi scorsi tra la Corea del Sud e il Giappone in seguito alla rimozione della prima dalla whitelist Giapponese, ora, a sua volta, il paese del Sol Levante verrà probabilmente rimosso dalla stessa lista sudcoreana. Intanto, il presidente americano Donald Trump e quello sudcoreano Moon Jae-in si incontreranno alle NU verso fine mese, per discutere di una ripresa dei talks in merito alla denuclearizzazione della Corea del Nord; l’uscita di John Bolton dalla kermesse dei consiglieri Trumpiani può essere letta anche in quest’ottica. Tra il 16 e il 20 settembre, la Corea del Sud sarà protagonista di una esercitazione militare in funzione di future operazioni di peacekeeping; essa si terrà in Indonesia, a sud di Jakarta.

India, tra il Kashmir e la Luna. Il 6 settembre in India si è rimasti con il fiato sospeso in attesa dell’allunaggio del lander lunare Vikram. Purtroppo, però, la missione non è andata a buon fine, visto lo schianto del modulo di atterraggio. Nel frattempo, in Kashmir, ci sono almeno 20 proteste giornaliere dalle ultime sei settimane: dal 5 agosto se ne contano 722. Il 7 settembre si sono poi perite 4 persone lungo la linea di confine tra il Pakistan e il Kashmir Indiano.

Stefano Sartorio


EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Regno Unito, futuro incerto per la maggioranza di Boris Johnson. Il primo ministro britannico si trova sempre più isolato in quella che è, senza alcun dubbio, la partita politica più importante della sua carriera. La tanto contestata sospensione del Parlamento, non ha impedito alla Camera dei Lords di riuscire a far approvare una legge che costringe Johnson a chiedere un rinvio dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea qualora il suo governo non raggiunga un accordo. Nel frattempo i parlamentari dell’opposizione, d’accordo con i conservatori ribelli espulsi dal partito, hanno deciso di non appoggiare la proposta del premier di andare ad elezioni a metà ottobre. Il portavoce di Jeremy Corbyn ha dichiarato che la prima preoccupazione è evitare una no-deal Brexit, poi si penserà al voto.

Italia, nasce il nuovo governo. Il governo “Conte-bis” ha ottenuto la fiducia da Camera e Senato ed è ufficialmente in carica. La squadra presentata dal primo ministro presenta alcune importanti novità: la prima è sicuramente il nome di Gualtieri all’economia. Erano anni che questo ministero non tornava in mano ad un politico e molti commentatori sostengono che l’eurodeputato dem, nonché storico, possa essere l’uomo giusto per raffreddare i rapporti con Bruxelles. Il Viminale è andato a Luciana Lamorgese, prefetto di Milano ed esperta in materia di immigrazione, segnando un netto stacco con il precedente ministro Salvini. Nell’esecutivo troviamo anche Leu, con Roberto Speranza alla Salute. Le opposizioni sono scese in piazza per contestare questo governo nato, dal loro punto di vista, contro la volontà popolare italiana e con il plauso della Merkel e di Macron.

Unione Europea, Ursula von der Leyen presenta la sua squadra. L’ex ministro della difesa tedesca ha presentato la sua squadra di governo per gli anni a venire. La nomina di Paolo Gentiloni a commissario per gli affari economici è stata accolta con grande favore; si tratta infatti del primo italiano a ricoprire questa carica. Fra la lunga lista, che assicura la parità di genere con 14 uomini e 13 donne, spiccano i nomi di Sylvie Goulard all’industria, il greco Schinas alla vicepresidenza e immigrazione, il socialista olandese Timmermans alla vicepresidenza con delega al clima e l’irlandese Hogan al commercio, una mossa chiave per la Brexit. Il lettone Dombrovskis, noto per le sue posizioni rigoriste, è stato nominato vicepresidente per le politiche economiche europee e lavorerà a stretto contatto con Paolo Gentiloni.

Unione Europea, verso un accordo sui migranti. In questi anni, siamo stati spettatori di un terribile cinismo nella gestione dei flussi migratori. Gli Stati europei non riuscivano a trovare un accordo per gestire una tematica che continuerà ad essere centrale nei prossimi anni e che, per la sua portata, non può essere lasciata alla gestione dei singoli Paesi. È con uno spirito rinnovato che si terrà l’incontro a La Valletta il prossimo 23 settembre fra i ministri degli interni europei. Germania e Francia hanno già comunicato al governo italiano la loro disponibilità a farsi carico del 25% ciascuno di chi sbarca nella penisola. Sarà difficile convincere tutti i 28 Stati ad entrare a far parte dell’accordo, ma è un primo passo verso la riforma di Dublino, obiettivo dichiarato del Parlamento Europeo e del governo italiano.

Germania, elezioni in Sassonia e Brandeburgo. Le elezioni in Sassonia e in Brandeburgo hanno fatto suonare un campanello d’allarme per la coalizione di governo fra CDU e SPD. I due partiti, che hanno fatto la storia politica della Repubblica Federale hanno subito un drastico calo. In Sassonia, i Cristiano-democratici di Angela Merkel hanno perso voti, attestandosi al 32% dei consensi. In Brandeburgo, i Socialisti-democratici sono arrivati al primo posto con un 26%, subendo anche loro un ridimensionamento. Ciò che ha sorpreso è stato il boom della destra di Alternative für Deutschland (AfD) che ha ottenuto il 27% in Sassonia e il 23% in Brandeburgo (+17% rispetto al 2014). I sovranisti avanzano anche in Germania, costringendo CDU e SPD a costruire una coalizione larga con i Verdi per tenere fuori l’AfD dal governo.

Leonardo Cherici


EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Maxi operazione di polizia contro Navalny. Un’iniziativa su vasta scala, quella contro l’oppositore più famoso del partito Russia Unita, Aleksei Navalny. Ad essere colpiti, sono stati numerosi collaboratori dell’attivista in tutto il paese, con perquisizioni nelle sedi regionali e blocco di conti correnti. Un’operazione definita dallo stesso Navalny come “la più grande nella storia della Russia moderna”. La motivazione ufficiale dietro le azioni delle forze dell’ordine riguarda un presunto riciclaggio di denaro contro l’organizzazione dell’attivista russo, che si batte per denunciare la corruzione dilagante all’interno delle istituzioni governative e private russe. Tuttavia, l’operazione si è svolta subito dopo che Navalny aveva invitato i cittadini russi a un “voto intelligente” durante le elezioni regionali appena concluse nel paese, un atto di “disobbedienza civile” per colpire il potere governativo. A Mosca, il partito di Putin ha perso un terzo dei seggi al parlamento locale. Sorgono ora i dubbi su un possibile, ma non nuovo, atto di intimidazione nei confronti del maggior avversario politico che il potere russo sta affrontando nel suo territorio.

Mosca, continua la corsa sul nucleare. La Russia continua ad aggiornare il proprio apparato militare, introducendo il primo sottomarino in grado di trasportare missili termonucleari, il Belgorod. Sebbene già circolassero fonti che attestavano l’imminente costruzione del sottomarino, la conferma è arrivata con l’avvio dei primi test, dichiarati da Mikhail Budnichenko, direttore generale della JSC PO Sevmash (compagnia incaricata per la produzione del sottomarino). Il Belgorod non entrerà in servizio prima del 2027, ma la sua messa in funzione potrebbe ancora una volta cambiare gli equilibri della deterrenza nucleare.

Dialoghi di pace per il Donbass, la Russia ci sarà ma detta tre condizioni. Mosca ha confermato la sua volontà di partecipare a un nuovo “incontro a quattro” (Francia, Germania, Ucraina e Russia) per discutere sulla questione del Donbass e cercare di ripristinare lo stallo in Ucraina. Come riporta Reuters, il Cremlino ha accettato di partecipare a un potenziale meeting a Parigi, come proposto dal Presidente francese Emmanuel Macron, ma ha posto tre condizioni non negoziabili: una linea di separazione tra i due eserciti rivali (rispettivamente quello ucraino e quello separatista), la concessione alla regione del Donbass di uno status speciale (non ancora specificato) e un accordo preliminare sulla conclusione del summit. Che la Russia voglia ottenere una indipendenza “pro-forma” del Donbass, così da poter allargare la propria sfera di influenza sul vicino estero? Ancora presto per dirlo, ma ci saranno aggiornamenti in futuro, a partire dalla data dell’incontro. Intanto, è stato confermato un incontro privato tra il Presidente statunitense Trump e Zelensky, che avverrà in concomitanza con la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 23 settembre, occasione in cui il presidente ucraino visiterà per la prima volta gli Stati Uniti.

Zelensky, le sanzioni alla Russia e l’arma “di pace”. Il Presidente ucraino Zelensky si è opposto con veemenza alla proposta di rinunciare alle sanzioni economiche contro la Russia. Un appello ai partner internazionali sotto lo slogan “Voi perdete soldi, ma noi perdiamo persone”. Per Zelensky, le sanzioni rimangono l’arma pacifica più efficace per cercare di frenare ulteriori azioni da parte di Mosca che potrebbero danneggiare ancor di più l’Ucraina. Sanzioni economiche che vengono definite “una tassa sulla pace”, da preservare con l’intento di mantenere l’ordine internazionale stabile finché il conflitto che affligge il paese non conoscerà uno stop definitivo. Dall’Europa, arriva la notizia che il Consiglio europeo ha deciso di estendere tali sanzioni fino alla metà di marzo 2020; esse riguardano limiti alla libertà di circolazione nell’eurozona e la fruibilità di assets economici.

Andrea Maria Vassallo e Mario Ghioldi


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Afghanistan, lo stallo del negoziato di pace tra Talebani e Usa. Il Presidente americano ha sospeso le trattative di pace in corso con i talebani, cancellando l’incontro segreto che si sarebbe dovuto tenere a Camp David con i leader del gruppo islamico (e poi separatamente con il presidente afghano Ghani). Con una serie di tweet, Trump ha annunciato: “Purtroppo, per costruire una posizione negoziale hanno ammesso di aver sferrato un attacco a Kabul che ha ucciso uno dei nostri grandi soldati e altre 11 persone. Ho immediatamente cancellato l'incontro e annullato le trattative di pace. Che tipo di gente ucciderebbe così tante persone per rafforzare apparentemente la loro posizione negoziale?”. Il portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, durante un’intervista rilasciata all’emittente al Jazeera, ha dichiarato: “Siamo rimasti stupiti, perché avevamo già concluso l’accordo di pace con il team dei negoziatori americani [...] Se firmeremo un accordo con loro, avremo l’obbligo di non attaccarli e di garantire un passaggio sicuro. Se si ritirano senza alcun accordo di pace firmato con noi, è a nostra discrezione e dipende dalla nostra volontà attaccarli o meno”.

Arabia Saudita, attacchi con droni contro due giacimenti petroliferi. Sabato 14 settembre, droni armati hanno colpito due importanti impianti di trattamento del greggio, entrambi gestiti dalla compagnia pubblica saudita Aramco. Il primo attacco è stato perpetrato contro il sito di Abqaiq (vicino alla costa che si affaccia sul Golfo Persico), che rappresenta la più grande installazione al mondo per il trattamento di petrolio; mentre il secondo ha preso di mira l’impianto di Khurais, non troppo distante dalla capitale Riad. Secondo quanto riportato dai media nazionali, i roghi innescati dall’attacco sono ora sotto controllo. Gli houthi - le milizie filo-sciite e iraniane - hanno rivendicato la paternità dell’offensiva e dichiarato che estenderanno il raggio d’azione in Arabia Saudita, incrementando gli attacchi. Tutto ciò in risposta alla campagna militare guidata dai sauditi nello Yemen, che mira a sconfiggere proprio gli houthi.

Tunisia, al via le elezioni per eleggere il sesto presidente della Repubblica. La popolazione tunisina è stata chiamata a votare al primo turno per eleggere il suo nuovo presidente nella giornata di domenica 15 settembre. L’esigenza di convocare il paese alle urne è nata in seguito alla morte del presidente in carica Mohamed Beji Caid Essebsi; il politico e avvocato tunisino, fu il primo ad essere scelto con libere elezioni nel dicembre 2014. Ora, a concorrere per rimpiazzarlo vi sono ben 26 candidati, tra i quali spiccano figure di rilievo come: Nabil Karoui, il magnate dei media in carcere dal 23 agosto con l’accusa di riciclaggio ed evasione fiscale, il primo ministro Youssef Chahed e il ministro della Difesa Abdelkarim Zbidi. Il secondo turno delle presidenziali è previsto per il mese di novembre, mentre per le elezioni parlamentari si dovrà aspettare il mese di ottobre. Tra i temi ricorrenti nella campagna elettorale, si segnala l’ipotesi di ampliare i poteri del presidente, fortemente ridimensionati in seguito alla rivoluzione dei gelsomini.

Israele, Netanyahu scende nei sondaggi ed aumenta le promesse. Sembra un ultimo disperato tentativo, quello di Benjamin Netanyahu, di risvegliare la sua base elettorale e di conquistare il maggior numero di consensi della destra nazionalista in vista delle elezioni previste il 17 settembre. Posizionato in leggero svantaggio nei sondaggi rispetto al partito Blu e Bianco, il primo ministro ha alzato il livello dello scontro con i “nemici storici” dei suoi governi, arrivando a promettere l’annessione della Valle del Giordano e di parte dei Territori palestinesi occupati qualora risultasse il vincitore delle prossime elezioni. Ma non è tutto; il premier ha poi continuato nella descrizione delle sue future “conquiste” in caso di vittoria, chiedendo “il mandato a estendere la sovranità israeliana a tutti gli insediamenti ebraici in Cisgiordania”. La strategia di fare grandi promesse per la rielezione è già stata utilizzata dal primo ministro, riscuotendo sempre successo. Dure critiche sono arrivate dai governi internazionali, tranne che da quello degli Usa.

Gaza, estreme promesse portano a estreme conseguenze. Se per molti quelle di Netanyahu sono promesse destinate a non essere attuate, il loro eco ha comunque raggiunto la Striscia portando a gravi conseguenze. Difatti, mercoledì 11 settembre l’aviazione israeliana ha bombardato obiettivi militari nella Striscia di Gaza, in risposta a due razzi lanciati in territorio israeliano. Il primo attacco rivolto ad Israele è avvenuto subito dopo che il primo ministro israeliano ha annunciato il proposito di annettere la Valle del Giordano in caso di rielezione. Il sistema Iron Dome ha intercettato i due missili proprio mentre Netanyahu era nel bel mezzo di un comizio elettorale nella città di Ashdod; naturalmente, al suono delle sirene d’allarme il premier è stato prontamente scortato in un luogo sicuro. Mentre da un lato il lancio dei missili non è stato rivendicato, dall’altra parte, l’attacco israeliano (realizzato tramite droni) ha colpito 15 obiettivi terroristici nel nord e nel centro della Striscia, tra cui una fabbrica di armi, un complesso militare di forze navali e un tunnel utilizzato da Hamas.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

11 settembre 2001 - 11 settembre 2019. L'11 settembre 2001 è una data indelebile nella mente di tutti: due aerei si schiantarono contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York, un terzo aereo si lanciò sul Pentagono (ossia sull'edificio del comando militare degli Stati Uniti) e un quarto precipitò su un campo nello stato americano della Pennsylvania. Gli aerei erano stati dirottati dai terroristi islamici di Al Qaeda, già coinvolto nel 1998 in attentati terroristici contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. Le vittime furono 2.083, tra passeggeri degli aerei e persone che in quel momento erano al lavoro nelle Twin Towers. Televisioni, radio, giornali, internet hanno reso partecipe tutto il pianeta di quello che accadeva tramite filmati in diretta. Migliaia di persone che si trovavano nelle vicinanze della tragedia hanno aiutato i sopravvissuti, incastrati sotto le macerie. Il 7 ottobre 2001, l'America ha dapprima invaso l'Afghanistan, ritenuto la base dei terroristi di al Qaeda e rifugio del loro capo Bin Laden, e nel 2003, ha invaso anche l'Iraq perché, mentendo, dicevano che il dittatore iracheno Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa e aveva finanziato gli attentati di Bin Laden. Oggi, dopo ben 18 anni, la situazione in Afghanistan è ancora senza pace e lo stesso accade in Iraq.

‘Continueremo a combattervi’. Al Qaeda torna a minacciare gli Usa e l'Occidente. In occasione dell’anniversario dell’attacco all’America dell’11 settembre 2001, Ayman al Zawahiri, riappare in un video dal titolo "E loro continueranno a combattervi", attraverso il quale esorta i terroristi a lanciare attacchi contro interessi americani, francesi, britannici e di altri Paesi. Lo riferisce Rita Katz di Site, sito di monitoraggio sul terrorismo internazionale.

Afghanistan, ulteriori attentati a Kabul e Trump sospende le trattative di pace. Lunedì 3 settembre, almeno 16 persone (tutte civili) sono morte a causa di un attacco perpetrato dai talebani a Kabul. L’agguato è avvenuto nei pressi del vasto complesso del Green Village, sede di agenzie per gli aiuti umanitari e organizzazioni internazionali. Due giorni dopo, i talebani hanno rivendicato un ulteriore attacco nella capitale, condotto nel quartiere di Shahdarak, dove si trova la sede dell'intelligence afghana oltre che della Nato. Tale attentato ha scatentato la furia di Trump, poiché tra le undici vittime risulta anche un soldato americano. Pertanto, il Presidente statunitense ha annullato l’incontro segreto (fissato a Camp David) con i talebani e sospeso (con molta probabilità in misura provvisoria) i negoziati di pace con questi ultimi.

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nazioni Unite. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato che non parteciperà quest’anno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ma saranno presenti, al suo posto, il Vicepresidente e il Ministro degli Esteri. Intanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che in Tanzania una donna è morta per una malattia sconosciuta. L’organizzazione ha già inviato una squadra specializzata sul posto per gli accertamenti; sembra, però, che i sintomi siano simili all’ebola.

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha firmato con il governo del Ruanda, l’UNHCR e l’Unione Africana, un memorandum d’intesa per istituire un meccanismo di transito che consenta l’evacuazione dei rifugiati dalla Libia. Secondo l’accordo, il Ruanda accoglierà e darà protezione ai rifugiati e i richiedenti asilo che si trovano attualmente in Libia. Alcuni potrebbero beneficiare del reinsediamento in paesi terzi, altri riceveranno assistenza per tornare nel paese dove hanno ricevuto asilo oppure potranno rimanere in Ruanda con il consenso delle autorità.

Michele Pavan



Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: America del Sud, Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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    Federica Sulpizio

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Diritti umani Economia Internazionale Africa Asia Europa Medio Oriente Organizzazioni internazionali terrorismo Sicurezza finanza internazionale

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