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Framing the World, XIX numero

Un quadro dei principali eventi internazionali

Framing The World, Numero XIX


Siamo ormai tutti tornati nella nostra frenesia quotidiana ma sarebbe davvero una grave mancanza non prendersi 20 minuti per rilassarsi un pò e, allo stesso tempo, leggere i più importanti avvenimenti mondiali delle ultime due settimane. E, quindi, seguiteci ancora una volta nel nostro viaggio. Partiremo dai diritti umani, con una brutta storia proveniente dall’Indonesia ma anche in casa nostra c’è qualcosa di cui parlare. Tra le notizie in ambito economico, occorre menzionare il fallimento di Thomas Cook e le trattative per una fusione multi-miliardaria, mentre nelle Americhe Trump è sotto pressione per la questione Ucraina e la situazione economica e sociale a Cuba è sempre più difficile. In Asia non si abbassa la tensione tra Sud Corea e Giappone, con quest’ultimo a sua volta sempre più preoccupato dell’ascesa della Cina, che festeggia domani il 70° anniversario della PRC. Tanti e importanti aggiornamenti riguardo al contesto europeo, con Boris Johnson sconfitto e costretto a riaprire il Parlamento, la Germania e un grande piano di investimenti, un accordo europeo sui migranti e un nuovo fronte di scontro con la Russia. Putin ha preferito partecipare a un colloquio con Maduro, piuttosto che presenziare all’Assemblea Generale dell’ONU, incentrata quest’anno sui temi ambientali. Nel frattempo, sempre in Europa Orientale, l’Ucraina fa notizia per il coinvolgimento nello scandalo Biden-Trump e per le politiche energetiche dell'UE. Nell’area Mena, l’Afghanistan si reca alle urne tra le minacce dei talebani, Israele e Tunisia fanno i conti con i risultati elettorali e l’Egitto deve fronteggiare un’ondata di proteste interne. Oltre a ciò, il Califfo al-Baghdadi lancia un nuovo appello ai suoi seguaci, dando prova della sua resilienza.

Questo e molto altro, se vorrete, nel nuovo numero di Framing the World



DIRITTI UMANI

Afghanistan, drone americano uccide 30 civili durante un attacco contro l’ISIS. Secondo quanto dichiarato dagli stessi Stati Uniti, un attacco armato condotto tramite drone contro un nascondiglio dell’ISIS ha causato la morte di almeno 30 contadini, e il ferimento di altre 40 persone, nella provincia di Nangarhar. Il governo americano sta investigando sull’accaduto insieme a quello afghano, ma per ora le morti sono state registrate come danno collaterale.

Cambiamento climatico, che impatto ha sui diritti umani? Secondo Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il cambiamento climatico è una delle cause principali delle migrazioni forzate. Centinaia di migliaia di persone sono infatti costrette ogni anno a lasciare le loro case a causa degli effetti del cambiamento climatico, che hanno un impatto deleterio sul diritto alla vita, alla casa, al cibo, all’acqua e alla salute. A tal proposito, Amnesty International ha affermato che l’incapacità dei governi di combattere il cambiamento climatico potrebbe essere addirittura la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani.

Indonesia, tre coppie che hanno avuto rapporti sessuali prima del matrimonio frustate in pubblico. In Indonesia, tre coppie sono state punite con numerose frustate per aver avuto rapporti sessuali prima del matrimonio, violando la legge islamica. La punizione, eseguita da un ufficiale di polizia su un palco appositamente allestito dinanzi alla moschea di Banda Aceh, è stata così efferata che sono dovuti intervenire i medici. Secondo Amnesty International, questo non è un caso isolato: tra gennaio e aprile dell’anno scorso, 47 persone sono state frustate in pubblico.

Italia, agenti penitenziari del carcere di San Gimignano accusati di tortura. Nell’ottobre 2018, un detenuto tunisino di 31 anni, che stava scontando un anno di reclusione in isolamento, è stato torturato da 15 guardie carcerarie. Secondo quanto riportato da diversi testimoni e in parte documentato dalle telecamere interne del carcere, infatti, le guardie avrebbero picchiato il detenuto con una tale violenza da farlo svenire. A seguito delle accuse, è partita un’inchiesta della procura di Siena che ora vede iscritti nel registro degli indagati i 15 agenti penitenziari accusati di minacce e lesioni aggravate, di falso ideologico e di tortura. Questa è la prima volta in Italia che il reato di tortura viene contestato a dei pubblici ufficiali.

Italia, la Corte Costituzionale adotta una sentenza storica sul suicidio assistito. Nel giorni scorsi, la Corte Costituzionale ha adottato una sentenza storica, secondo la quale l’assistenza al suicidio non è punibile come istigazione nei casi in cui la persona che viene aiutata a morire (che ha una malattia irreversibile che le provoca sofferenze intollerabili) è tenuta in vita da trattamenti medici di sostegno e ha scelto autonomamente e liberamente di porre fine alla propria vita. La questione costituzionale era stata sollevata al termine del processo a Marco Cappato, che aveva accompagnato Fabiano Antoniani (anche conosciuto come DJ Fabo) in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito. Adesso, si necessita di un intervento del legislatore.

Migranti, accordo tra Italia, Francia, Germania e Malta. L’accordo, stretto dai ministri dell’Interno di Italia, Francia, Germania e Malta con la presidenza finlandese di turno dell’UE e la Commissione UE, istituisce un “meccanismo prevedibile di solidarietà temporanea” per gestire gli sbarchi dei migranti soccorsi in mare dalle navi militari e delle ONG. La dichiarazione d’intenti verte su quattro punti, che prevedono inter alia la ‘rotazione volontaria’ dei porti di sbarco e la ridistribuzione dei migranti su base obbligatoria e in tempi molto rapidi. L’intesa prevede anche una clausola di salvaguardia: se il numero di migranti da ridistribuire dovesse aumentare sostanzialmente, il patto verrà sospeso. Tale accordo dovrà ora essere sottoposto agli altri Paesi europei.

Marta Stroppa



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

General motors, maxi sciopero. General Motors è da giorni paralizzata da un vasto sciopero, con circa 50.000 dei 120.000 dipendenti che hanno incrociato le braccia per ottenere un nuovo e migliore contratto collettivo. Una delle misure più controverse nel piano di risparmi per $4.5 miliardi prevede che nel nuovo contratto i dipendenti contribuiscano al 15% dei costi dell’assicurazione sanitaria, rispetto al 4% pagato attualmente e al 28% della media statunitense. Con lo sciopero, che a GM costa tra i $50 e i 100 milioni al giorno, che è entrato nella sua terza settimana, sembrano essere stati fatti progressi significativi grazie alla decisione di ripristinare la copertura assicurativa alle condizioni precedenti.

Thomas Cook in bancarotta. Il più antico tour operator del mondo, Thomas Cook, fondato nel 1841, ha dichiarato improvvisamente bancarotta, sospendendo tutte le attività e lasciando bloccati all’estero oltre 600.000 turisti. La società, con debiti per oltre £1.7 miliardi, era in trattativa con gli azionisti per un pacchetto di salvataggio da £900 milioni, ma la richiesta di ulteriori 200 milioni da parte di RBS e Lloyds ha fatto saltare il banco. Thomas Cook si è quindi rivolta al proprio governo ma il rifiuto di sostenere qualsiasi operazione di salvataggio ha segnato il destino della compagnia. Il governo inglese ha quindi iniziato il più grande rimpatrio di cittadini britannici dal 1945, con più di 150.000 persone coinvolte.

Microsoft, buone notizie per gli azionisti. Da Redmond (quartier generale di Microsoft) è arrivato l’annuncio che l’azienda procederà ad un buyback del valore di $40 miliardi e ad aumentare i dividendi dell’11%. La notizia conferma che Microsoft gode di ottima salute e che la cura di Satya Nadella, CEO dal 2014, funziona, avendo già portato il titolo a più che quadruplicare nel giro di 5 anni. Nadella ha riorganizzato l’azienda intorno a 3 pilastri (servizi - software - cloud computing), con la crescita in quest’ultimo settore che si è rivelata la chiave vincente per rimediare ad una serie di decisioni poco efficaci prese dall’ex-CEO Steve Ballmer.

Quali aspettative sull’andamento economico dei prossimi mesi? Un sondaggio della Duke University, basato su interviste a vari dirigenti, prova a chiarire le aspettative sull’andamento economico dei prossimi mesi. La maggior parte dei CFO (Chief Financial Officers) ritengono probabile che gli USA entrino in recessione entro il 3° (53%) o il 4° (81%) trimestre del 2020, citando le incertezze economiche, il taglio dei tassi di interesse e la carenza di personale qualificato come le preoccupazioni maggiori. Anche i gestori di fondi finanziari sono relativamente pessimisti riguardo al futuro, con il 38% di loro che si aspetta una recessione nel 2020, l’80% che non crede che i tassi più bassi aiuteranno la crescita e il 70% che non ritiene probabile una risoluzione della trade war prima delle elezioni presidenziali del 2020.

Tabacco, fusione mancata. L’enorme operazione di fusione tra Philip Morris ed Altria, dal valore stimato di $187 miliardi, è sfumata a meno di un mese dall’annuncio dell’avvio delle trattative. PM ha quindi rinunciato ad inserirsi nel settore delle sigarette elettroniche (80% del fatturato di Juul, principale marchio di Altria) dopo che le autorità governative americane hanno annunciato di stare valutando la proibizione di questi dispositivi per rischi alla salute maggiori di quanto ritenuto in precedenza. PM si concentrerà su un nuovo dispositivo elettronico, già approvato dalla FDA, mentre Altria, installato un nuovo CEO con una vasta esperienza nel settore, proverà a lavorare con le agenzie governative per non perdere completamente la partita.

Wall Street, la Cina preoccupa. Nelle ultime due settimane i mercati americani si sono allontanati dai massimi storici. Il ribasso è nell’ordine di pochi punti percentuali, ma è significativo in quanto riflette le tensioni politiche di queste settimane, fra le quali l’intenzione di iniziare una procedura di impeachment contro il presidente Trump annunciata da Nancy Pelosi. Ma le preoccupazioni maggiori provengono dall’ipotesi di limitare per legge gli investimenti americani in Cina, in particolare in aziende di proprietà cinese, di escludere dai listini americani le aziende cinesi e di proibire ai fondi pensione governativi investimenti sul mercato cinese. Attualmente, 156 società cinesi sono quotate a Wall Street, con un valore collettivo di $1.200 miliardi, 500 dei quali li esprime la sola Alibaba.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB-SAHARIANA

Burkina Faso, 200 milioni di dollari dalla banca mondiale. Ouagadougou ha ottenuto l’approvazione del prestito della Banca Mondiale per sostenere il Progetto di resilienza e competitività agricola nelle regioni nord occidentali. Si tratta del secondo prestito del suo genere e rappresenta un aiuto sostanziale all’economia del paese, dove l’80% della popolazione lavoratrice è occupata nel settore agricolo e dove tale settore rappresenta circa il 35% del Prodotto Interno Lordo burkinabé.

Camerun, si apre oggi il dialogo nazionale. A partire da lunedì 30 settembre e fino a giovedì 4 ottobre, avrà luogo a Yaoundé il dialogo nazionale presieduto dal primo ministro Joseph Dion Ngute con l’intento di porre fine alla lotta separatista della componente anglofona del paese. L’iniziativa è stata accolta con favore dagli elementi più moderati, tuttavia una parte dei leader separatisti ha intenzione di boicottare l’evento. La principale richiesta è che esso avvenga all’estero, in presenza di un mediatore internazionale e che la secessione sia il punto principale all’ordine del giornol.

Mozambico, parte della Renamo non vuole le elezioni. L’ala che fa capo a Mariano Nhongo, quella più radicale e che non riconosce l’esito dell’accordo di pace siglato con la forza al governo (Frelimo), ha rivendicato due attacchi avvenuti il 18 settembre con l’intento di porre pressioni sulla realizzazione delle elezioni generali il 15 ottobre prossimo. Qualora il governo non le annullasse, sono stati annunciati nuovi raid.

Sudan, frontiere chiuse con la Libia e la Repubblica Centrafricana. Giovedì 26 settembre il Consiglio composto da militari e civili ha preso una delle sue prime decisioni, ovvero impedire l’attraversamento del confine con i due paesi africani. La ragione è dovuta all’importanza strategica del Sudan per le migrazioni, in quanto si inserisce in un incrocio fondamentale per i movimenti tra l’africa orientale e settentrionale.

Marcello Alberizzi



AMERICA DEL NORD

Stati Uniti, impeachment di nuovo? Il Presidente Trump si trova a fronteggiare una nuova accusa di “abuso di potere” per aver chiesto al Presidente ucraino, (Zelensky) di indagare su Biden e il figlio Hunter Biden, ricattando proprio il Presidente ucraino. Pertanto, i democratici alla Camera hanno avviato la procedura per la messa in stato d’accusa del Presidente. Quest’ultimo non ha smentito il contenuto della telefonata, ma ha tuttavia sminuito l’entità del problema. Se le prove dovessero risultare certe, il fatto di aver usato un governo straniero per colpire un avversario politico interno, renderebbe Trump colpevole di abuso di potere.

Michele Pavan



AMERICA DEL SUD

Brasile, tra inquinamento, petrolio e settore aeronautico. Il Brasile è attualmente al centro dei problemi legati all’inquinamento ambientale. Sono infatti ben noti gli incendi in Amazzonia e, nel recente intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Bolsonaro ha dichiarato che “l’Amazzonia non è patrimonio dell’umanità”, accusando gli scienziati e i media internazionali di aver mentito sulla situazione reale della foresta. Andando oltre le tematiche ambientali, è stato ritrovato del petrolio sulle spiagge dello stato carioca; non è ancora stata individuata la causa e si presume che tale greggio derivi da navi cisterna o da paesi limitrofi (quali Messico e Venezuela, anche se non sono state diramate allerte). Intanto, nel settore aeronautico, il Brasile è coinvolto in una strategia di vasta portata, che va a modificare il mercato aeronautico globale. Delta Airlines, nota compagnia aerea statunitense, ha annunciato l’acquisto del 20% di Latam (che comprende le compagnie aeree del gruppo di Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay e Perù) superando di fatto le alleanze finora mantenute nel settore.

Cuba, gli effetti della crisi venezuelana e non solo. Le sanzioni statunitensi e la crisi venezuelana hanno effetti senza precedenti sull’isola di Cuba. Il governo ha deciso di razionalizzare le risorse energetiche e del combustibile destinandole ai servizi essenziali come gli ospedali e al settore turistico, che garantisce un cambio di valuta molto elevato. La situazione è drastica: è molto difficile assicurare la continuità di corrente elettrica e, probabilmente, si deve ricorrere a sistemi di interruzione di corrente per garantirla nei momenti di maggiore necessità. Si torna a coltivare la terra con i buoi, per la mancanza di carburante per i trattori e le persone sono impossibilitate a raggiungere i luoghi di lavoro. Chi può, e si trova vicino alla sede di lavoro, si reca in bicicletta.

El Salvador, un nuovo accordo per i migranti. Il Paese, come già fatto in precedenza dal Guatemala, ha firmato con gli Stati Uniti, lo scorso 20 settembre, un accordo di cooperazione in merito alla gestione dei migranti. Di fatto, El Salvador si impegna ad ospitare i richiedenti asilo respinti dal governo statunitense. Tale accordo rappresenta una politica recentemente adottata dai paesi del centroamerica nei confronti del Presidente Trump, volta a non ostacolare le politiche migratorie statunitensi in cambio del mantenimento di un rapporto d’amicizia tra i due stati.

Haiti e Nicaragua, continuano le proteste. Il 23 settembre, ad Haiti, il senatore Jean Marie Ralph Féthièr ha aperto il fuoco contro i manifestanti radunati di fronte al Parlamento. Due persone persone sono state ferite. Mentre, in Nicaragua, la repressione del governo ha portato più di 70mila persone a fuggire dal Paese secondo quanto indicato nel Rapporto della Commissione interamericana per i diritti umani.

Michele Pavan e Mario Ghioldi



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, buon compleanno PRC! Il primo ottobre di quest’anno in Cina si celebra un anniversario importante. 70 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, iniziata sotto la guida di Mao Zedong. Un documento governativo ha, per l’occasione, enfatizzato la necessità di una forte leadership del partito nel paese e il Dragone si prepara ad un’enorme parata militare. In prossimità di questa importante ricorrenza, lunedì 16 e sabato 21, rispettivamente le isole Salomone e Kiribati hanno riconosciuto la PRC, abbandonando Taiwan (sono 15 i paesi che attualmente riconoscono lo stato insulare).

Giappone, la Cina spaventa di più. Per Tokyo, la Cina è più preoccupante della minaccia nordcoreana. Così riporta il Libro Bianco della Difesa nipponica. Il Giappone e l’UE hanno poi siglato un accordo (connectivity partnership) comune sulle strategie di investimento in infrastrutture e sviluppo globale, in risposta alla Belt and Road Initiative Cinese. Un altro accordo commerciale è stato inoltre siglato da Donald Trump e Abe Shinzo che vedrà sgravi fiscali su alcuni prodotti agricoli. Questo giovedì ha altresì avuto luogo “Malabar 2019”, un’esercitazione navale trilaterale con USA e India, nell’Oceano Pacifico, che terminerà il 4 ottobre.

Corea del Sud, misunderstanding tra vicini? I ministri degli esteri e della difesa sudcoreani hanno convocato ufficiali diplomatici giapponesi in seguito al rilascio da parte del paese nipponico del Libro Bianco della Difesa. All’interno dello stesso, infatti, si trova una rivendicazione in merito all’isola sudcoreana di Dokdo. Lunedì 23 settembre, invece, Moon Jae in e Donald Trump si sono incontrati a New York con il fine di discutere sulla riapertura dei negoziati con la Corea del Nord.

Corea del Nord, un nuovo ambasciatore per la “denuclearizzazione”. 10 giorni fa Kim Myong Gil, ex ambasciatore presso lo Stato del Vietnam, è stato nominato negoziatore designato per le questioni relative alla denuclearizzazione del paese e i rapporti con gli USA. Oltre a ciò, vi è un altro fatto che vale la pena menzionare: seguendo quanto riportato da NK News, testata americana con sede nella città di Seoul, martedì 24 il presidente dell’Assemblea Costituente venezuelana, Diosdado Cabello, si è recato a Pyongyang al fine di implementare “gli scambi e la cooperazione reciproca”.

India, Kashmir mon amour. La Cina, durante la seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di venerdì 27, ha comunicato alla stessa Assemblea che la disputa in merito al Kashmir tra India e Pakistan debba essere risolta in maniera pacifica, senza alterare lo status quo. Nel mentre, un cessate il fuoco sulla linea del Kashmir tra India e Pakistan è stato violato da quest’ultimo. Inoltre, Reuters riporta che, successivamente al discorso di Imran Khan all’Assemblea Generale, l’India ha deciso di rafforzare i controlli della polizia sulla sua parte del Kashmir.

Stefano Sartorio



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA


Unione Europea e Regno Unito, un epilogo controverso. Successivamente al summit del 16 settembre tenutosi in Lussemburgo con l’uscente presidente della commissione europea Jean Claude Junker, Boris Johnson ha ammorbidito i toni sulla questione. Le reazioni europee sono piccate, come quella del presidente di turno del consiglio dell’Unione Europea Antti Rinne, il quale ha indicato una deadline entro la quale il Premier britannico dovrà presentare l’accordo all’Unione. La strategia di Johnson, ad oggi fallimentare, punta a definire l’accordo con l’Unione entro il vertice europeo del 16-17 ottobre, nonostante ancora rimanga aperta la questione del backstop irlandese. Anche il coordinatore della Brexit per l’Unione, Guy Verhofstadt, è duro in merito alla questione, segnalando la necessità di stabilire in tempi brevi le modalità della uscita dall’Unione.

Germania, revisione dell’ortodossia? Il colosso tedesco, che sembrava indistruttibile dal punto di vista economico, ha accusato il rallentamento del commercio globale, causato anche dalla guerra dei dazi fra Usa e Cina. L’economia germanica dipende prevalentemente dalle esportazioni, e gli addetti ai lavori si sono chiesti se non fosse il caso di rivedere la politica economica. Kempf, leader della Confindustria tedesca, ha sostenuto la necessità di abbandonare lo Schwarze Null, ovvero il pareggio di bilancio, per stimolare la crescita attraverso gli investimenti pubblici. Nel frattempo, il Parlamento ha approvato un pacchetto green di 100 miliardi di euro da spendere entro il 2030 per la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030.

Italia e Francia, una nuova distensione. Le relazioni Italo-francesi, dopo le tensioni bilaterali intercorse tra l’Eliseo e il Palazzo Chigi, tornano a distendersi con il cambio di governo italiano. Emmanuel Macron, dopo gli elogi al presidente italiano Mattarella, ha incontrato il premier Giuseppe Conte il 18 settembre. Tra i temi discussi, il primo della lista è la volontà condivisa di spingere l’Unione Europea verso nuove politiche economiche espansionistiche; in tal senso la nomina di Paolo Gentiloni agli affari economici dell’Unione è ben vista dalla Francia. Non di minor peso è la questione libica. Per finire, la questione migranti: qui, le parti sono concordi sulla necessità di una revisione degli accordi di Dublino. Diviene quindi fondamentale il rapporto tra i due paesi alla luce delle delicate questioni ove si intrecciano interessi nazionali e comunitari.

Spagna, sempre più profonda la crisi politica. Il Paese iberico si dirige verso le elezioni di novembre in un profondo stato di insicurezza. Pedro Sanchez, il leader del Partito Socialista che ha ottenuto il maggior numero di voti ad aprile, non è riuscito a formare una coalizione di governo, né con Podemos (sinistra) né con i conservatori del Partito Popolare o di Ciudadanos. Negli ultimi anni, anche Madrid ha assistito alla crescita di movimenti anti-establishment che hanno spaccato l’ordine politico tradizionale, senza contare la spinosa questione della Catalogna. L’ex premier Sanchez ha dichiarato di aver fatto tutto il possibile per cercare di formare una coalizione di governo, ma le altre forze politiche non sono scese a compromessi.

Francia, addio all’ex presidente Chirac. Si è spento lo scorso 26 settembre Jacques Chirac, uno degli uomini politici più importanti degli ultimi decenni francesi. Dopo aver simpatizzato per il Partito Comunista francese negli anni della sua gioventù, aderì al gollismo sostenendo il candidato liberale Giscard d’Estaing che si sdebitò nominandolo primo ministro nel 1974. Dal 1977 al 1995 è stato sindaco di Parigi e successivamente il 22esimo Presidente della Repubblica francese fino al 2007. Negli ultimi anni della sua vita ha subito vari processi penali per “sviamento di fondi pubblici” e “interesse privato in atti d’ufficio”. Si è spento all’età di 86 anni dopo un periodo di salute precaria, complicato da un’infezione ai polmoni.

Unione Europea, svolta sui migranti. Accordo raggiunto sulla delicata questione migranti tra alcune delle potenze europee al centro del fenomeno. Ecco il risultato del vertice dei Ministri dell’Interno maltese, italiano, francese e tedesco tenutosi a Malta in data 24 settembre 2019. Questo, come sottolinea il Commissario europeo agli Affari Interni Avramopoulos, potrebbe essere punto di partenza per ridefinire la politica europea sui migranti, che l’Unione sancisce con la Convenzione di Dublino e che tanto fa discutere l’intera comunità europea.

80 anni dopo la seconda guerra mondiale: la criticata risoluzione del parlamento europeo. La risoluzione del Parlamento Europeo di giovedì 19 settembre 2019 rischia di causare nuove e forti tensioni all’interno della stessa Unione e non solo. L’Europarlamento ha approvato la risoluzione intitolata “importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, presentata dai principali gruppi parlamentari Ppe, S&D, Renew e Ecr, in occasione degli 80 anni dallo scoppio della Seconda guerra mondiale. La risoluzione mette sullo stesso piano simboli ed ideologia comunista con quelli di fede nazista in quanto entrambi totalitarismi con nefaste conseguenze storiche. In questo contesto, viene alla luce la volontà del nuovo establishment europeo, guidato da Ursula von der Leyen, di ricucire rapporti con alcuni dei paesi dell’est Europa, tra tutti Polonia e Ungheria, che più di tutti soffrirono della dittatura sovietica. Tra le reazioni più dure, si distingue quella del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale sostiene che la risoluzione rifletta una visione distorta delle vicende storiche.

Leonardo Cherici e Dario Pone



EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Russia, ecco l’avvio della RuNet. Un tweet di Alex Kokcharov, a capo della compagnia di regolamentazione delle comunicazioni federali Roskomnadzor, ha comunicato l’inizio della procedura per isolare la rete internet presente sul territorio russo dal resto del mondo. Una centralizzazione massiccia delle comunicazioni via network, che coinvolgerà tutti gli operatori della compagnia presenti in Russia. I primi test sulla RuNet si svolgeranno tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, mentre l’avvio definitivo del sistema di isolamento è previsto per l’inizio di novembre.

Putin e Maduro, assenti alle Nazioni Unite per un incontro privato a Mosca. Vladimir Putin e Nicolas Maduro si sono incontrati a Mosca mentre i leader mondiali discutevano a New York sugli affari globali. Un gesto significativo per evidenziare la “special relationship” tra i due Presidenti, che si sono detti disponibili a continuare il dialogo per quello che sembra ormai uno stallo non solo più nazionale, ma anche internazionale; infatti, Putin ha ribadito l’importanza non solo del dialogo tra le forze politiche venezuelane ma anche tra le potenze globali che si sono schierate a favore di una parte piuttosto che dall’altra. Mosca sembra pertanto voler mantenere a tutti i costi, anche con l’assenza di fronte alle Nazioni Unite, un rapporto privilegiato con il Venezuela dell’interlocutore Maduro. Dopo l’iniziativa di rafforzare la cooperazione bilaterale con il Venezuela, attraverso diversi accordi nel settore economico, energetico e militare, Mosca ha ribadito nuovamente la volontà di continuare l’implementazione di “progetti comuni”, come dichiarato dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Zelensky e le disilluse aspettative per l’incontro con Trump. L’atteso incontro tra il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la controparte statunitense Donald Trump ha finalmente avuto luogo in occasione della riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Un incontro che, tuttavia, potrebbe aver lasciato con l’amaro in bocca Zelensky, per lo scoppio del recentissimo “AffaireUkraine”, una “bomba” politica che vede coinvolti i due governi per una presunta “persecuzione” nei confronti di Hunter Biden, figlio del Senatore Joe Biden, durante la sua permanenza all’interno di una compagnia energetica ucraina nel 2014; stando alle accuse, mosse fortemente dai Democratici, Trump avrebbe posto pressioni su Zelensky affinché fosse aperta un’indagine sull’operato di Biden Jr. Un’occasione preziosa che, però, non ha dato la possibilità di discutere pubblicamente su un possibile supporto statunitense alla battaglia ucraina sul fronte russo. Donald Trump ha tuttavia affermato che spera che Ucraina e Russia si siedano al tavolo per risolvere la disputa con la diplomazia: una frase pericolosa, e forse anche fuori luogo, per un partner speranzoso come l’Ucraina.

Ucraina e NATO, passi avanti per la cooperazione militare. Zelensky e il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg si sono incontrati a New York in occasione della partecipazione all’incontro presso le Nazioni Unite. Al centro della discussione si è posto il tema della modernizzazione della struttura militare ucraina, in particolare della marina, per implementare misure di sicurezza più efficaci nel Mar Nero e nel Mare di Azov. Ulteriori sviluppi sul potenziamento delle relazioni con la NATO e della cooperazione in materia di sicurezza sono attesi per ottobre, mese in cui il Consiglio del Nord Atlantico visiterà l’Ucraina in veste ufficiale.

Russia, Ucraina e Unione europea: un triangolo politico-economico complicato. Le complicate relazioni tra Russia e Ucraina diventano cruciali per l’Unione Europea. In questo contesto, il contratto per la fornitura di gas russo all’Ucraina ha importanza cruciale anche per le relazioni tra i due stati. L'accordo di rifornimento scadrà nel 2019 e, attualmente, non esiste un nuovo contratto per il futuro; da qui nasce la preoccupazione europea. Il 18 settembre 2019 ha avuto luogo il terzo round di colloqui trilaterali tra Mosca, Kiev e l’Unione, senza che si sia raggiunto un risultato. Marcos Sefcovic, Vicepresidente della Commissione Europea per l’Energia, auspica infatti che nei prossimi colloqui sia possibile stabilire un accordo definendo il quadro giuridico, tariffe, volumi e durata della fornitura. L’intesa potrebbe inviare segnali di distensione tra Russia ed Ucraina all’interno di un panorama continentale complicato.

Albania e integrazione europea, una pausa lunga 10 anni. Nel 2009 l'Albania presenta la sua formale richiesta di adesione all'Unione Europea e nel 2010 da Bruxelles arriva un segnale positivo con l'abolizione del regime dei visti per i cittadini albanesi. Da quel momento, il buio più profondo, tanto che alcuni membri della comunità europea sostengono la reintroduzione degli stessi visti. Corruzione, criminalità, debole sviluppo economico, tutti criteri cardine valutati per l'ingresso nell'Unione che l'Albania non rispetta. Da considerare il ruolo che l'Albania gioca nel processo kosovaro di integrazione europea, che, come ha affermato il Primo Ministro albanese Edi Rama, è strettamente legato a quello del suo paese. Dunque, una sorta di ricatto, tramite il quale l'Albania cerca di smuovere l'Unione dalle sue, ad oggi, irremovibili posizioni.

Andrea Maria Vassallo, Mario Ghioldi e Dario Pone


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA  (MENA)

Afghanistan al voto. Sabato 28 settembre, l’Afghanistan è stata chiamata al voto per le elezioni presidenziali. Sono circa 9,5 milioni (su una popolazione di 33 milioni) gli afghani che sono riusciti a registrarsi per partecipare alla consultazione elettorale. I due candidati principali sono Ashraf Ghani, presidente in carica alla ricerca di un secondo mandato, e Abdullah Abdullah, l’eterno sfidante e attualmente Chief Executive Officer. Le elezioni si sono svolte in un clima rovente, contrassegnato dalle intimidazioni e dalle minacce dei Talebani. Questi, già il 6 agosto, avevano minacciato di colpire gli elettori che si sarebbero recati alle urne. Pertanto, per ragioni di sicurezza, sono stati chiusi 2000 seggi sui 7.366 totali. Durante la giornata elettorale si sono verificate diverse esplosioni in tutto il paese presso i seggi presidenziali, condizionando indubbiamente il tasso di partecipazione del popolo afghano.

Libia, Haftar continua l’offensiva a sud di Tripoli. Il 22 settembre, il comando generale del Libyan National Army (LNA), guidato da Haftar, ha annunciato che “tutte le sue forze di terra, navali e aeree stanno partecipando a un grande attacco contro le milizie nei pressi di Tripoli". Dunque, negli ultimi giorni si sono intensificati i combattimenti, ed è stata rilanciata l’offensiva delle truppe fedeli al generale Haftar verso la capitale libica. Tuttavia, i soldati di Fayez al Sarraj hanno prontamente respinto l’avanzata del LNA e avviato una controffensiva con alcuni raid contro le postazioni nemiche a Sabea e Suq Al Khamis.

Arabia Saudita, apertura al turismo. Riad ha deciso di concedere il visto turistico a 49 paesi del mondo. In precedenza, si poteva entrare nel regno saudita solo per viaggi d’affari, motivi lavorativi e, naturalmente, per per i pellegrinaggi religiosi a La Mecca e Medina. Tale decisione si inserisce nel “Vision 2030”, l’ambizioso piano lanciato da Mohammed Bin Salman volto a diversificare l’economia saudita, rendendola indipendente dall’andamento dei mercati petroliferi. Ad oggi, il turismo in Arabia Saudita vale il 3% del PIL e, nelle intenzioni di Bin Salman, tale dato deve raggiungere il 10% in un decennio. Questa apertura, seppur indubbiamente significativa a livello internazionale, non basterà a Riad per lasciarsi alle spalle il fardello del caso Khashoggi e le accuse per le violenze perpetrate nello Yemen.

Israele, nella corsa ai seggi a vincere è l’indecisione. Le elezioni del 17 settembre – similmente a quelle passate – non hanno visto emergere una marcata maggioranza tra le forze politiche. Il primo partito è risultato essere il “Blu e Bianco” che, con il suo leader Benny Gantz, ha conquistato 33 seggi alla Knesset; a seguirlo, con uno scarto di un seggio, è il “Likud” che, insieme al suo storico leader Benjamin Netanyahu, si aggiudica 32 seggi. A livello di coalizione, però, la situazione si ribalta: è Netanyahu a poter contare su un seggio in più. Piccole differenze che, nei fatti, portano grandi implicazioni. Sulla base di questi risultati il presidente israeliano Rivlin, sottolineando la necessità di formare un governo di unità nazionale, ha affidato l’incarico a Netanyahu, che per riuscirci avrà 28 giorni (con una possibile estensione di 2 settimane); qualora fallisse, l’incarico sarà affidato ad un’altra persona. Ganz non sembra essere disposto a scendere a compromessi con il rivale ma, sfortunatamente per lui, il tramonto dell’“era Bibi” pare ancora lontano.

Tunisia, i designati per il ballottaggio delle presidenziali. Dai risultati del voto del 15 settembre, ad emergere tra i 26 candidati alle elezioni presidenziali tunisine sono stati Kais Saied (circa il 19% dei voti) e Nabil Karoui (circa il 15%). Entrambi i candidati sono considerati degli “outsider” del sistema politico tunisino: il primo, Saied, è un professore di diritto costituzionale, conservatore non islamista e sostenitore di un programma che porti modernità in ambito sociale; lo segue Karoui, il magnate arrestato per corruzione che, in aperto contrasto con il precedente esecutivo, ha portato avanti una campagna dai toni tipicamente populisti. In generale, l’affluenza alle urne per rinnovare il presidente della Repubblica tunisina è stata decisamente bassa, con circa il 45% della popolazione che ha espresso il proprio voto.

Egitto, la protesta nata sui social contro Al Sisi. Gli egiziani sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Al Sisi. Alla guida del paese dal 2014, al suo debutto era stato rappresentato come “salvatore della patria” conquistando il 90% dei voti alle elezioni, venendo in seguito riconfermato anche nel 2018. A mobilitare la popolazione egiziana è stato Mohamed Ali che, dalla Spagna, ha iniziato a pubblicare video su YouTube contro il governo di Al Sisi. L’imprenditore e attore nei suoi video fa spesso ricorso alla parola “corruzione”; le sue accuse sono rivolte soprattutto all’esercito e al governo: il primo sprecherebbe soldi pubblici in investimenti inutili, il secondo starebbe depredando le casse dello Stato per ristrutturare i palazzi presidenziali.

Iran, fra le accuse dell’Arabia Saudita e il “no” di Trump. Alle Nazioni Unite, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha confermato che l’Iran è disposto a riaprire il negoziato sull’accordo nucleare, a condizione che gli Stati Uniti revochino le sanzioni: Trump, naturalmente, ha negato l’esistenza di tale possibilità. Le giornate a New York sono state caratterizzate, inoltre, da una tensione altissima: i sauditi e gli Usa hanno accusato Teheran di essere responsabile dell’attacco sferrato il 14 settembre a due installazioni petrolifere saudite, che ne ha compromesso la capacità produttiva. Rouhani ha chiarito anche agli altri leader mondiali che, fino a quando continuerà la politica statunitense di “massima pressione” per l’Iran, è esclusa ogni possibilità di aprire una discussione. Nel frattempo, giunge la notizia del rilascio della petroliera britannica “Stena Impero” da parte delle autorità iraniane, dopo un sequestro durato più di due mesi.

Yemen, gli Houthi rivendicano la cattura di migliaia di soldati sauditi. Domenica 29 settembre, le milizie filo-sciite e filo iraniane degli houthi, coinvolte nel conflitto civile yemenita, hanno rivendicato la cattura di “migliaia di soldati sauditi” e “centinaia di mezzi corazzati”. La notizia è stata annunciata dal portavoce degli houthi, Ansar Allah. L’accaduto, non ancora commentato da Riad, è avvenuto al confine tra i due paesi nei pressi della località saudita di Najran. Se il tutto fosse confermato, si tratterebbe di un duro colpo per l’Arabia Saudita.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

‘Agite!’. È questo il titolo del nuovo audio di Abu Bakr al-Baghdadi della durata di 30 minuti, reso noto dalla direttrice del Site, Rita Katz, rilanciando un annuncio della Furqan Foundation, il network di propaganda dell’Isis. Il video dovrebbe essere recente visto i riferimenti ai 152 attacchi rivendicati in 10 province e alla “Seconda battaglia di logoramento” (n.d.r. 592 vittime in 10 giorni). Secondo gli analisti, la voce è quella autentica del Califfo, il quale ribadisce come l’Isis “continui ad accogliere nuove carovane impegnando fedeltà e unendo le fila” e come siano in “atto operazioni quotidiane su differenti fronti”, citando Afghanistan, Yemen, Somalia, Africa occidentale, Asia, Tunisia e Libia. Rivolgendosi ai suoi seguaci, Al Baghdadi chiede, inoltre, la liberazione delle donne prigioniere delle forze curde al confine tra Siria e Iraq.

Attentato o semplice aggressione? Un militare è stato pugnalato alla gola con un tagliacarte da un passante in Piazza Duca d'Aosta a Milano, davanti alla Stazione Centrale, nella mattinata di martedì 17 settembre, poco prima delle 11. L'aggressore, Mahamad Fathe, 23enne yemenita irregolare in Italia, è stato fermato dai carabinieri poco dopo il fatto ed è accusato di attentato per finalità terroristiche o di eversione, tentato omicidio e violenza a pubblico ufficiale. L’aggressore ha urlato ‘Allah akbar’. Subito si è pensato a un attacco terroristico. Secondo studi recenti, nella psiche umana mondiale si associano le parole ‘Allah akbar’ a un attentato di tipo terroristico. In questo caso, e in molti altri casi, si dimostra che, però, non è sempre un attentato ma un gesto folle come dimostrato dalle stesse indagini. A volte la paura supera la ragione.

L’Afghanistan tra elezioni e attentati. Mentre la popolazione afghana è chiamata alle urne, i talebani continuano a perpetrare attentati finalizzati a delegittimare il governo e, in particolare, l’attuale presidente Ghani (alla ricerca del secondo mandato in queste elezioni). Nell’ultimo mese, infatti, i talebani hanno colpito uffici e comizi elettorali, intimidendo i politici e gli elettori afghani. Tra gli episodi che occorre menzionare, rientra l’attacco del 17 settembre contro la manifestazione elettorale di Ghani (almeno 48 le vittime). E ancora, il 24 settembre, si è verificata un’esplosione nei pressi dell’ufficio per la campagna elettorale dello stesso Ghani a Kandahar (4 vittime). Arriviamo, poi, al 28 settembre, giorno della chiamata alle urne: le esplosioni presso vari seggi presidenziali (a Kandahar, nel Nangarhar e a Kanduz) hanno provocato in tutto due morti - tra cui un osservatore alle operazioni di voto - e decine di feriti.

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nazioni Unite - 74 esima Assemblea Generale dell’ONU. L’Assemblea è stata aperta dal Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha evidenziato il rischio di possibili nuovi conflitti armati nel Golfo Persico; la Comunità internazionale deve pertanto agire e prevenire ogni tipo di situazione bellica, considerati gli effetti catastrofici di un eventuale conflitto. Secondo lo stesso Guterres, è altresì necessaria una nuova trattazione per il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari. Poi, Il Segretario Generale ha ricordato che nella Comunità internazionale si fa sempre più riferimento al termine “paura, minaccia e odio” e non a discorsi e strategie di inclusione. Inoltre, Guterres ha introdotto le tematiche legate al clima: “Arrestare la deforestazione e ripristinare le foreste degradate sono imperativi globali. [...] Per ogni dollaro speso per ripristinare le foreste degradate possono essere recuperati fino a 30 dollari in benefici economici e riduzione della povertà.” Detto ciò, non resta che osservare gli sviluppi della Comunità Internazionale e il suo modo di agire nei dossier più caldi: da quelli che ci toccano da vicino come la questione libica, dove Francia e Italia sembrano aver identificato una strategia comune; a seguire in Medio Oriente, Corea del Nord e Sud America.

Michele Pavan







Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa centro-orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa centro-orientale e Federazione Russa e Europa occidentale e Unione europea

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: America del Sud, Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America del Nord, America del Sud, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Mi chiamo Vincenzo Battaglia, classe 1995, nato a milano dove attualmente risiedo.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguistica, ho conseguito la laurea triennale in Relazioni Internazionali e, attualmente, sono iscritto al corso magistrale di Politiche europee ed internazionali alla Cattolica del Sacro cuore. Sono un amante della Geopolitica, della Politica internazionale, e nelle mie analisi mi focalizzo principalmente sul Medio Oriente e sul Terrorismo Internazionale.

    In Mondo Internazionale ricopro la carica di Direttore Operativo e, in quanto tale, mi occupo in particolare della gestione e del coordinamento della Redazione, nonché delle Traduzioni.

    In più, sono redattore del progetto "FramingtheWorld", nel quale mi occupo delle sezioni MENA e Terrorismo Internazionale.

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