background

Framing the World, XI numero

L'intricato puzzle delle relazioni internazionali

Ci ritroviamo ancora una volta con Framing the World e il primo numero dal sapore estivo. Ma gli affari mondiali non conoscono le stagioni e quindi leggete questo numero per sapere le ultime notizie. Seguiteci in Africa, con violenze e scontri che non si fermano, per poi andare in Sud America e leggere del ritorno delle FARC e delle proteste in Brasile. Sempre delicata la situazione in Medio Oriente in seguito agli attacchi perpetrati contro delle petroliere saudite e Israele che tornerà a nuove elezioni, così come in Asia è sempre alta le tensione intorno a Taiwan proprio quando si ricorda il trentennale di Tiananmen. In Europa discutiamo poi dei risultati delle elezioni, mentre sul fronte economico, la guerra commerciale torna in primo piano e Tesla corre seri rischi di non durare ancora a lungo. Last but not least, il terrore torna a colpire la Francia, l’Afghanistan e il Burkina Faso, mentre Iraq e Siria non sono sono ancora totalmente liberi dall’ISIS.

DIRITTI UMANI

Brasile, l’omofobia e la transfobia diventano reato. La Corte Suprema del Brasile, con un voto di 6 giudici contro 5, ha dichiarato che le discriminazioni contro omosessuali e transgender devono essere considerate equivalenti al razzismo e pertanto devono essere penalmente perseguibili. Tale pronuncia rappresenta una grande conquista per la comunità LGBTQI del Brasile, spesso purtroppo vittima di attacchi costanti. Secondo il gruppo di attivisti Gay da Bahia, infatti, almeno 141 persone LGBTQI sono state uccise quest’anno in Brasile. Tale decisione offre quindi alla comunità una prima forma di protezione reale.

Kenya, respinto un ricorso sulle leggi contro l’omosessualità. L’Alta Corte del Kenya ha rigettato in una sua sentenza la richiesta di abolire una legge dell’era coloniale che vieta le relazioni omosessuali. Ai sensi del Codice penale del Kenya, infatti, i rapporti omosessuali rappresentano un crimine, punibile con una sentenza che può ammontare fino a 14 anni di carcere. L’Alta Corte ha motivato la sua decisione affermando che non vi siano sufficienti prove di discriminazione contro la comunità LGBTQI. Attualmente, 38 Stati africani su 55 hanno in vigore leggi contro l’omosessualità.

Libia, centinaia di rifugiati evacuati. A causa dei violenti scontri che stanno minacciando Tripoli, 149 persone tra rifugiati e richiedenti asilo sono stati evacuati e trasferiti a Roma. Di queste persone, 65 sono bambini, 13 dei quali con meno di un anno. Il gruppo, dopo aver trascorso mesi in condizioni disperate all’interno dei centri di detenzione della città, soffre di malnutrizione e necessita di urgenti cure mediche. Il trasferimento è stato organizzato dal Centro di Raccolta e Partenza dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ed è stato portato a termine in collaborazione con le autorità italiane e libiche. Un altro gruppo di rifugiati e richiedenti asilo è stato trasferito in Romania.

USA, il New Hampshire abolisce la pena di morte. Lo Stato del New Hampshire si unisce agli altri venti Paesi abolizionisti degli Stati Uniti. Dopo tre tentativi falliti – il primo nel 2000, il secondo nel 2014 e il terzo solo l’anno scorso – il Parlamento dello Stato del New Hampshire adotta finalmente la legge che sostituisce la condanna di morte con l’ergastolo. Il voto ha raggiunto la maggioranza necessaria, ovvero quella dei due terzi, per impedire l’esercizio del potere di veto del governatore. Purtroppo, poiché la legge non è retroattiva, essa non risparmierà Michael Addison, l’unico detenuto del New Hampshire ancora in attesa di esecuzione.

USA, anche la Lousiana adotta una legge anti-aborto. Mercoledì scorso, lo Stato della Lousiana ha adottato una legge che vieta alle donne di abortire non appena è possibile rilevare il battito cardiaco del feto (circa alla sesta settimana di gravidanza). Leggi simili sono state adottate anche in Georgia, Kentucky, Mississipi e Ohio: in tutti questi Paesi, infatti, sono state adottate le cosiddette ‘heartbeat bills’. In Missouri, invece, la gravidanza non può essere interrotta oltre alla ottava settimana. La legge dell’Alabama è ancora più restrittiva, in quanto vieta alla donna di interrompere la gravidanza a qualsiasi stadio, a meno che la madre non sia in serio pericolo di morte

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Trade war, nuovi sviluppi. Il mese di maggio si conclude con cattive notizie sul fronte dazi. Il presidente Trump venerdì mattina ha annunciato a sorpresa l’introduzione di dazi per il 5% del valore sulle importazioni dal Messico, misura che sarà effettiva dal 10 giugno e che verrà aumentata gradualmente fino al 25% entro ottobre, se il Messico non fermerà il flusso di clandestini attraverso il confine. La notizia ha fatto sprofondare i listini americani (e non solo) ai minimi da 12 settimane, dato che il Messico è il terzo partner commerciale degli USA per volume ($350 miliardi). Unito alle cattive notizie sul fronte cinese (nessun accordo, quindi i dazi annunciati tre settimane fa sono entrati in vigore venerdì 31 maggio), ciò ha fatto crollare anche la quotazione del greggio, che nell’ultimo mese ha perso circa il 20%, toccando quota $53.28. I fantasmi della trade war minacciano infatti di rallentare l’economia globale, riducendo quindi la domanda di petrolio e spingendone al ribasso i prezzi.

Caffè cinese, e non solo. Poche settimane fa scrivevamo in questa rubrica per presentarvi un nuovo e poco conosciuto rivale di Starbucks, Luckin Coffee. La società cinese sta mettendo in pratica un piano di espansione molto aggressivo, che è passato anche per la quotazione a Wall Street, avvenuta lo scorso 17 maggio. Inizialmente, le cose si erano messe molto bene, con il titolo che era passato da $17 a 26$, per un guadagno del 53%; ma già il 21 maggio le azioni erano tornate sotto i 17 dollari, per scendere ulteriormente a 14 dollari nella scorsa settimana. Gli investitori sono da un lato preoccupati generalmente per lo stato degli affari tra Cina e Stati Uniti, dall'altro, nel caso di Luckin (ma anche di Lyft e Uber), ci si interroga sulla fattibilità di strategie che prevedono di “bruciare” enormi somme di denaro per conquistare quote di mercato, rimandando così ad un futuro non molto prossimo il momento in cui realizzeranno dei profitti.

Tesla, quale futuro? Solo un paio di anni fa, Tesla era considerata una delle società automobilistiche più promettenti, avendo altresì superato GM e Ford come valore quotato in borsa (oltre $65 miliardi). Il 2018 si era concluso con il primo trimestre di profitti (significativi) della storia di Tesla: la Model 3 raggiungeva i livelli di produzione previsti e Model S e X continuavano a vendere. Nelle poche settimane che sono trascorse, Tesla ha però perso il suo slancio per una serie di ritardi nella produzione dei nuovi modelli, oltre che per problemi di qualità dei veicoli. Inoltre, la vendita dei modelli più anziani ha segnato il passo. Risultato: $702 milioni di perdite nel Q1 2019 e titolo crollato del 50% rispetto al 2017. Ed ecco che, la previsione fatta a marzo dal prof. Scott Galloway (NYU), appare paurosamente plausibile: egli prevede che Tesla crollerà di un ulteriore 50% nel prossimo anno e che verrà acquistata da società quali Google o Apple (che hanno centinaia di miliardi di liquidità) se non da rivali come Toyota o Daimler (Mercedes). Morgan Stanley è ancora più pessimista e lo ha dimostrato pubblicando uno scenario con un prezzo obiettivo di $10, mentre venerdì il titolo ha chiuso a $185.

Italia e Francia, matrimonio in vista? Restando in tema automobilistico, avevamo scritto negli scorsi mesi che FCA era alla ricerca di un partner in PSA (Peugeot - Citroen) e che Nissan-Renault-Mitsubishi si era ritrovata senza un CEO, dopo l’arresto di Ghosn. Ora due pezzi di questo puzzle si uniscono: FCA ha ufficialmente offerto a Renault una fusione paritaria al 50% del valore di €35 miliardi, senza coinvolgere Nissan e Mitsubishi (almeno per ora). I mercati hanno reagito molto positivamente (FCA +8%, Renault +12%); si verrebbe così a creare il terzo polo automobilistico mondiale (dietro a Volkswagen e Toyota) assolutamente dominante in Europa e Sud America, capace di reggere la competizione in un settore in rapido cambiamento, dove la sfida all’elettrificazione potrebbe far scomparire nomi importanti. Lo Stato francese, azionista principale di Renault, si è detto favorevole all’operazione, così come ha fatto Salvini una volta avuta la promessa che non ci saranno riduzioni di personale in Italia. É attesa per domani (martedì 4) la decisione del cda francese riguardo un accordo non vincolante per l’avvio dei negoziati di fusione.

Televisione. Come resistere all’avanzata di Netflix e suoi 15 miliardi investiti in contenuti nel solo 2018? I maggiori network europei ed americani hanno pensato alla stessa risposta: unendosi. Negli Stati Uniti Disney si è fusa con Fox ed è pronta a lanciare una nuova piattaforma di streaming per fronteggiare Amazon e Netflix, mentre il colosso delle comunicazioni AT&T ha comprato Time Warner, con entrambi gli accordi approvati dai regolatori della concorrenza. In Europa si è provato a fare lo stesso, ma sia i governi che gli enti di controllo hanno in un primo momento bloccato queste mosse. Vivendi è stata costretta a cedere i propri diritti di voto in Mediaset e, successivamente, la stessa Mediaset si è vista rifiutare l’accordo di partnership con Sky. Ora entrambe le società stanno riprovando a costruire una “Euroflix” continentale, con Mediaset che ha comprato il 10% di ProSiebenSat1 (secondo gruppo televisivo europeo) per $330 milioni, e Vivendi che ha acquistato per €1 miliardo M7 (importante player satellitare).

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB SAHARIANA

Centrafrica, attacco da parte del gruppo armato 3R. La notizia ha iniziato a circolare dal 26 maggio, ma ancora non si avevano informazioni chiare. Poi, il bilancio delle vittime è stato gradualmente reso noto e, pian piano, la conta dei civili uccisi è aumentata sino a toccare la quota di 50 persone. Il gruppo armato fa parte delle milizie che a febbraio hanno siglato l’accordo di pace a Khartoum; sembra che l’attacco sia dovuto a un furto di bestiame e alla morte di un individuo fulano, eventi risalenti alle scorse settimane. Il leader del 3R, Sidiki Abbas, ha fondato il gruppo solamente nel 2016 proprio per proteggere i musulmani fulani da eventuali attacchi. Il governo e MINUSCA hanno invocato il rispetto dei diritti umani e dell’accordo di pace ed emesso un ultimatum di 72 ore per consegnare i responsabili e smantellare le basi del gruppo. Tuttavia, azioni come queste possono facilmente condurre a un nuova spirale di violenza interetnica e intercomunale, ponendo fine alla fragile parola scritta nero su bianco nell’accordo. Di notevole importanza, però, è la notizia di venerdì (31) che riporta la decisione di smantellare le basi del gruppo nella regione. Si seguono gli sviluppi.

Madagascar, elezioni legislative. Si sono tenute nella giornata di lunedì 27 maggio le elezioni del parlamento malgascio, alle quali avevano diritto di voto dieci milioni di elettori. il Presidente Andry Rajoelina affronta Marc Ravalomanana (l’ex Presidente) nel tentativo di mantenere la maggioranza e portare avanti le riforme avviate. L’intento è evitare che l’opposizione non ottenga la maggioranza che a quel punto porterebbe alla nomina di un Primo Ministro in coabitazione con il Presidente. È interessante notare che di 810 candidati circa 500 sono indipendenti e per questa ragione potrebbero rappresentare l’elemento decisivo. AfricaRivista riporta la pericolosità di questo fenomeno dal momento che rappresenterebbe una strategia dei partiti maggiori per ottenere più seggi e che potrebbe portare a una forte corruzione per ottenerne la fedeltà. Si attendono i risultati ufficiali.

Senegal, il parco eolico più grande d’Africa. Quarantasei pale eoliche alte circa 180 metri permetteranno alla Capitale di aumentare del 15% la produzione elettrica del Paese. Esso sarà situato a 90 km da Dakar e verrà attivato in tre fasi a partire dal prossimo autunno, sino ad arrivare alla fine del 2020. L’opera ingegneristica è significativa e genera anche alcune complicazioni per l’immissione di nuova elettricità nella rete del Senegal. Da notare la mancata partecipazione cinese a questo progetto, che è finanziato per la sua interezza (332 milioni di euro) da un istituto americano per il finanziamento allo sviluppo (l’Opic, 215 milioni) e da una società di credito danese (VKF, 117 milioni). Anche la costruzione del parco è affidata a una società della Danimarca (Vestas).

Somalia, l’ONU comunica la decisione su AMISOM. Finalmente sono arrivate le notizie sulla discussione del mandato della missione onusiana in Somalia, che vedeva forti frizioni statunitensi e francesi in merito alla durata dell’estensione e della profondità del disingaggio. Ebbene, la missione è stata estesa per un anno ma vedrà la partecipazione di circa mille militari in meno, fissando un tetto a 19.626 individui. La decisione è stata presa a seguito del voto all’unanimità di una Risoluzione proposta dal Regno Unito e prevede anche la possibilità di ritornare sulle proprie decisioni, qualora vi fosse un aggravamento della situazione sul terreno. Il processo di cessione graduale delle condizioni securitarie al governo federale somalo dovrebbe portare alle elezioni nel 2020, ma sono in molti ad avere dubbi sulla riuscita di questa pianificazione.

Sudan, emergono nuove frizioni. Le prime voci contrarie si erano sollevate lo scorso sabato (25 maggio) a seguito dell’incontro tra Abdel Fattah al-Burhan, il capo del governo militare di transizione, e Al Sisi, il leader Egiziano. Si è chiesto a gran voce la non interferenza negli affari interni del Paese da parte del vicino Egitto, tuttavia quest’ultimo si è dichiarato pronto a dare il proprio sostegno per la stabilizzazione sudanese. In seguito, nei giorni scorsi, la società civile ha indetto uno sciopero di due giorni che non è stato ben visto dai vertici militari che, invece, nella giornata di venerdì 31 hanno predisposto la chiusura della redazione di Al Jazeera a Khartoum senza dare particolari ragioni. In questo quadro, non deve essere sottovalutata l’iniziativa di alcune centinaia di persone - di orientamento islamista (fino a dicembre a sostegno di Bashir) -  che stanno contro-manifestando in favore di un governo interamente militare.

Marcello Alberizzi


AMERICA

Argentina, le nuove elezioni. L’ex presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha provveduto a comunicare la sua volontà a candidarsi alla vicepresidenza alle prossime elezioni che si terranno ad ottobre. La situazione in Argentina è molto delicata: la crisi economica dilaga e il potere di acquisto delle persone diminuisce. La presente situazione è peggiore alla crisi, ben più nota, del 2001. Sarà una vera sfida per le nuove elezioni; intanto, proprio Cristina Fernandez, ha iniziato ad affrontare il primo dei dodici processi per corruzione che la trovano coinvolta.

Brasile, la protesta di un gruppo senza leader politici. Il recente governo di Bolsonaro si trova a tagliare la spesa per l’istruzione e la ricerca, ma subito iniziano le proteste. In strada si trovano organizzazioni studentesche, rappresentanti di istituti scolastici e i sindacati degli insegnanti. Ma, ciò che segna di più questo momento, è la presenza di un folto gruppo di studenti che non appartengono ad alcun schieramento politico. Sono manifestazioni importanti che chiedono l’attenzione del governo Bolsonaro, ma che quest’ultimo cerca di sminuire ritenendole “manifestazioni faziose”. Intanto la Corte Suprema, in merito alle discriminazioni contro le persone gay e transgender, si è espressa per perseguirle penalmente secondo la legge sul razzismo.

Colombia, le Forze rivoluzionarie armate della Colombia: una minaccia che si ripete? Proprio le FARC, con cui il governo aveva sottoscritto l’accordo di pace, potrebbero rappresentare nuovamente una minaccia alla pace. L’accordo prevede lo sviluppo di aree rurali con istruzione per tutti fino alla scuola superiore, l’accesso all’acqua potabile, lo sviluppo di infrastrutture e l’occupazione. Sembra, però, che tale accordo non venga rispettato dal nuovo governo poiché contrario all’intesa di pace; riprendono così i conflitti e il ritorno alle armi non è così lontano.

Nicaragua, i prigionieri politici. Sono molti i detenuti nelle carceri ritenuti, dall’opposizione del governo di Daniel Ortega e delle Organizzazioni internazionali, prigionieri politici. L’opposizione, per continuare il dialogo con il governo Ortega, aveva richiesto la liberazione dei detenuti. In carcere ci sono ancora circa 130 cittadini arrestati in seguito alle proteste antigovernative. Si parla, inoltre, di circa 50 mila persone che hanno dovuto lasciare il paese in seguito ai conflitti. Come se non bastasse, l’economia del Paese è crollata.

Stati Uniti, il primo emendamento. Julian Assange, noto per essere il fondatore di WikiLeaks, è accusato per violazione dell’Espionage act, legge che regolamenta la gestione e l’accesso ai documenti militari e diplomatici segretati. Lo Stato ha formulato diciassette nuovi capi di accusa contro Assange. Al confine con il Messico, invece, un ragazzo guatemalteco è morto nella stazione di polizia di frontiera. Si tratta della sesta persona minorenne che muore al confine a partire dal dicembre 2018 nei campi di detenzione. Gli Stati Uniti sono colpiti da una forte ondata di leggi contro l’aborto, le quali potrebbero far pensare che la maggioranza della popolazione sia a favore di tali norme. Al contrario, esse sono frutto di una minoranza con un’ampia influenza politica, poiché la maggioranza è favorevole alla libertà di scelta.

Venezuela, elezioni anticipate? Nicolas Maduro ha proposto, il 20 maggio, di anticipare le elezioni previste per il 2020, ma non ha specificato una data. Intanto, procede il dialogo tra il governo Maduro e l’opposizione a Oslo, in Norvegia. Nel Paese, invece, prosegue la difficoltà di accesso alla benzina. Nella maggior parte di Stati tra cui Merida, Zulia e Portuguesa, accedere alle stazioni di servizio di benzina è difficilissimo. Ciò crea molti problemi sia per l’agricoltura che per la rete di trasporti, mettendo in ginocchio il Paese.

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, da Tiananmen alle terre rare, passando per il Mar Cinese Meridionale. Il 4 giugno si terrà il controverso anniversario delle proteste di piazza Tiananmen (Pechino), represse nel sangue nel giugno 1989. All’interno della Cina continentale questo rimane un retaggio irrisolto e argomento tabù, tranne ad Hong Kong dove ogni anno si tiene una cerimonia per ricordarne i caduti. Un interessante articolo di Foreign Policy ne investiga i retroscena politici. Parlando di anniversari, questo weekend si è poi tenuto lo Shangri-La Dialogue (Singapore), incontro intergovernativo che si svolge in merito a questioni di sicurezza che coinvolgono l’Asia e nel quale i rapporti tra Stati Uniti e Cina nella regione del Mar Cinese Meridionale diventano un punto fondamentale di discussione. Infine, si fa sempre più concreta la possibilità che la Cina possa interdire le esportazioni di terre rare verso l’economia americana (importatrice all’80% dal paese), rendendo le imprese high-tech più vulnerabili.

Giappone, l’incontro con il presidente. Il 25 maggio il presidente Donald Trump è atterrato in Giappone per il tanto atteso incontro con il nuovo imperatore Naruhito (la prima visita di stato per quest’ultimo dal suo incoronamento) e per discutere di economia e politica estera con il primo ministro Abe Shinzo. Il “meeting” tra i due, conclusosi il 28 maggio, porta importanti novità: da una nuova cooperazione in ambito spaziale, alla questione dei giapponesi rapiti dal regime nordcoreano (e riguardo agli ultimi lanci missilistici), fino a parlare di possibili nuovi accordi commerciali bilaterali tra i paesi. Allo stesso tempo, venerdì  31 maggio Abe si è recato nelle Filippine per parlare con il presidente Duterte, il quale ha appoggiato il primo ministro giapponese in merito alle questioni relative alla Corea del Nord.

Taiwan, un’isola militarizzata. Il 23 maggio due navi militari americane hanno attraversato lo spazio dello stretto di Taiwan - in linea con la libertà di navigazione - per la terza volta nella settimana, accrescendo le tensioni con Pechino. Una settimana dopo circa, il 31 maggio, Taiwan ha compiuto un’ulteriore esercitazione militare a Han Kuang, trasformando una superstrada (la Sun-Yat-Sen) in una pista di decollo e atterraggio. Inoltre questo mese, dal 13 al 21 maggio, John Bolton e David Lee (i rispettivi ministri della difesa, NSA) si sono incontrati nella Repubblica con l’obiettivo di incrementare la cooperazione militare, la quale è aspramente contestata dal ministro degli esteri Cinese, Wang Yi. Il generale cinese Shao Yuanming, durante gli Shangri-La Dialogues, ha affermato che l’atteggiamento USA sta minando l’unità territoriale cinese.

Corea del Nord, un’esecuzione fantasma. Secondo una fonte anonima di un giornale sudcoreano (Chosun Ilbo) parrebbe che Kim Hyok-chol, inviato speciale per il summit tenutosi ad Hanoi, sia stato giustiziato. L’affermazione pare comunque vada esaminata con le dovute precauzioni, a quanto sostiene la BBC, poiché questo tipo di dichiarazioni si sono spesso rivelate fallaci. Oltre a ciò, la stessa fonte dichiara che Kim Yong-chol, braccio destro del leader nordcoreano, sia stato trasferito in un campo di lavoro al confine con la Cina. Nella scorsa edizione avevamo parlato anche di una estrema siccità ed una situazione idrica critica per il paese. Dopo alcune analisi effettuate in merito ai calcoli del WFP, sembra che la questione debba essere approfondita maggiormente.

Corea del Sud, un po' di preoccupazioni. Mercoledì 29 maggio alle 21.00 ora ungherese un battello turistico con a bordo 30 turisti sudcoreani è affondato nel Danubio, a Budapest. Sette le vittime confermate. In campo economico, la Corea si trova poi tra due fuochi, Usa e Cina, in merito alla questione Huawei e tecnologie 5G. "It is not easy to ignore such demands [from Washington] because it is a matter of economy which affects many private companies" essendo alcuni componenti della compagnia cinese montati all’interno dei dispositivi delle aziende tech coreane. Un' influenza suina africana, proveniente da diversi paesi quali Cina, Vietnam e Mongolia, rischia poi di attraversare il confine tra le due coree e colpire il bestiame sudcoreano. Infine, When Jang Ha-sung, nuovo ambasciatore sudcoreano in Cina, ha affermato l’intenzione del paese ad aderire alla BRI; il ministro degli Esteri ha però subito negato.

India, non possiamo non parlare di elezioni. Il 30 maggio Narendra Modi, candidato primo ministro del partito BJP, ha formalmente prestato giuramento per il suo secondo mandato. Il suo partito, di stampo nazionalista Hindu, ha ottenuto 349 seggi su 545 nella camera bassa del parlamento, dopo una campagna elettorale che ha assunto connotati sempre più radicali. La grande sfida indiana sarà poi quella dell’economia, dovendo affrontare il problema di circa 12 milioni di giovani che entreranno nella forza lavoro ogni anno ed un PIL in rallentamento. Gli USA hanno poi rimosso l’India dal “Generalized System of Preferences”, che da ai paesi in via di sviluppo agevolazioni commerciali nei confronti del paese americano; il 5 giugno entrerà in vigore la decisione. I rapporti economici con il vicino cinese paiono rafforzarsi, aumentando a più di 100 miliardi di dollari gli investimenti del dragone nel paese.

Stefano Sartorio


EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Austria, la mozione di sfiducia porta alle dimissioni di Kurz. Due settimane fa si parlava dello scandalo che aveva portato alle dimissioni di Strache. Oggi, proprio come strascico di quella vicenda, anche Kurz è costretto a dimettersi da cancelliere. La mozione di sfiducia è giunta dal Partito Socialista il giorno prima delle elezioni europee e ha ricevuto man forte dallo stesso FPÖ di estrema destra, che ha subito lo ‘smacco di Ibiza’. La ragione è motivata dalla cattiva gestione dello scandalo che non ha visto il Cancelliere cercare una mediazione, né tantomeno un dialogo con il Parlamento; quest’ultimo ha  invece approfittato della vicenda per marginalizzare i propri alleati di governo al fine di ottenere un maggior peso a loro discapito. La conseguenza è che il ministro delle finanze (sempre dell’FPÖ) ha assunto ad interim la cancelleria sino a quando verrà selezionato il gruppo di esperti che guiderà il Paese verso nuove elezioni - presumibilmente a settembre.

Elezioni Europee, la partecipazione. Il continente è andato al voto e si è espresso su quello che sarà il prossimo Parlamento Europeo. Esse hanno visto una partecipazione mediamente in crescita - sebbene nel nostro Paese ciò non sia avvenuto - e l’affluenza ha raggiunto il 50,97% (contro il 42,61 - 42,97 e il 45,47 delle tre precedenti tornate). Tra i risultati più rimarchevoli in Europa Occidentale sono sicuramente da segnalare il sorprendente +20,49% di affluenza in Spagna, il +14,41% in Austria, +13,31% in Germania; così come il +9,68% danese e il + 7,69% in Francia. Spostando l’attenzione verso l’Europa Centrale e Orientale, invece, non può non essere segnalato l’incredibile aumento di partecipazione in Polonia, Romania e Ungheria, che rispettivamente hanno ottenuto il +21,85%, +18,73% e +14,39 portandole al 45%, al 51% e al 43% di partecipazione.

Elezioni Europee, i risultati. Con riferimento ai risultati ottenuti da parte dei vari partiti, invece, le sorprese non sono state molte rispetto alle premesse discusse anche nel nostro ultimo numero. Il PPE e S&D hanno fatto meglio delle attese, ottenendo  una decina di seggi in più di quanto previsto (ovvero 179 e 143 ), conquistando rispettivamente 221 e 191 seggi . D’altro lato,  ALDE ha mantenuto le aspettative e ha vinto 105 seggi, con i Verdi che invece sono quarta forza con 69 seggi. Dati i risultati, i due partiti principali non saranno più in grado di raggiungere la soglia della maggioranza e dovranno trovare un alleato per governare.

Italia, le ripercussioni delle elezioni europee sulla politica interna. Si era consapevoli che le elezioni europee avrebbero generato delle ripercussioni sul Bel Paese, tuttavia i risultati finali hanno spiazzato anche molti analisti. La vicenda appena conclusa, oltre a segnare un riassetto degli equilibri politici in Italia, sottolinea una traccia che potrebbe vedersi con sempre maggior frequenza nei prossimi anni: ossia un rapporto top-down e non solo bottom-up con il gigante europeo. Secondo un articolo del Corriere, in seguito a questi risultati più del 50% degli italiani pensa che il governo rischi di cadere, ma solamente il 29% sosterrebbe l’idea di andare ad elezioni anticipate. Non sorprende che quattro pentastellati su 5 andrebbero avanti così come si è in questo momento, mentre solamente un leghista su quattro la vede allo stesso modo. Di fatti, la maggioranza desidera che vi sia un riequilibrio di forze che rispetti il ‘verbo’ delle elezioni.

Italia, nuova lettera dalla Commissione sui conti pubblici. A placare subito gli animi in festa del popolo leghista, il 29 maggio è stata spedita prontamente una lettera da parte della Commissione, che rimarcava l’attenzione europea nei confronti delle politiche governative che non avrebbero rispettato quanto auspicato. La risposta del governo italiano è arrivata nella giornata di venerdì 31 maggio e ha suscitato anche non poche incomprensioni. Questo perché sembra che la bozza di risposta, di circa 60 pagine e condivisa con le società di informazione nel pomeriggio, non fosse la medesima di quella ufficiale successivamente inviata. Infatti, ciò che manca sarebbe un passaggio sui tagli a Quota Cento, Reddito di Cittadinanza e alla Sanità.

Regno Unito, la May ha annunciato il giorno delle proprie dimissioni. Attraverso delle parole di grande orgoglio e dal finale straziante, Theresa May ha annunciato che cederà il posto da Primo Ministro il 7 giugno prossimo, sottolineando di aver dato tutta sé stessa per la causa del Paese e di essere stata la seconda ma non ultima Premier donna. Si attendono le primarie del partito conservatore per sapere chi dovrà guidare il Regno Unito tra le torbide e turbolente acque della Brexit che hanno già fatto affondare quasi tutte le opzioni possibili. Il partito si è dato sino al 24 luglio per poter scegliere il nuovo nome che vede Johnson favorito.

Marcello Alberizzi


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Le discordanze elettorali all’interno del Gruppo Visegrad. I risultati delle ultime elezioni europee hanno mostrato diverse discrepanze all’interno del Gruppo di Visegrad. Sia in Polonia che in Ungheria, dove gli esecutivi condividono una particolare ostilità nei confronti dell’UE, la vittoria è andata ai partiti sovranisti. Tuttavia, il peso di questi successi elettorali è stato differente. Se da una parte il solo Orban è riuscito a raggiungere il 52% dei consensi, dall’altra il partito governativo ed euroscettico polacco (PiS) si è imposto sul proprio avversario (Ke) con un distacco minore. Differentemente, il voto europeo ha dato delle conferme alla Čaputová, neopresidente della Slovacchia. La Čaputová, eletta lo scorso marzo, è considerata da molti come la vera alternativa europeista alla visione sovranista di Orban. A Praga infine, il voto è risultato maggiormente frammentato. Tuttavia si è potuto notare la vittoria del partito moderato del Primo Ministro Babiš, il quale ha saputo contenere la significativa avanzata del principale partito anti-europeista avente chiari ideali euroscettici.

Ucraina, Saakashvili ritorna nel paese. L'ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha ottenuto nuovamente la cittadinanza e il passaporto ucraino per il volere del nuovo Presidente Zelensky, dopo che gli erano stati negati dalla precedente amministrazione di Poroshenko. Saakashvili era stato nominato nel 2015 governatore della regione di Odessa, dopo aver perso la cittadinanza georgiana, in quanto la Georgia non riconosce la doppia cittadinanza; lo stesso Saakashvili avrebbe rinunciato alla prima cittadinanza per non rischiare l’estradizione verso il suo paese natio, dove avrebbe rischiato persecuzioni per motivazioni politiche. Reso apolide dopo il 2016, Saakashvili ritorna ora a Kiev.

Serbia, nuove tensioni con il Kosovo. Continuano le tensioni tra Belgrado e Pristina. Questa volta, al centro della discussione, è stata la mancata creazione della Comunità delle municipalità serbe in Kosovo, come riporta l’Agenzia di stampa Ansa. Da Belgrado, forti critiche anche all’operazione NATO KFOR, accusata di non rispettare gli standard di imparzialità tra i due paesi. Sono state molto dure le dichiarazioni da parte delle autorità serbe e ora, più di prima, sembra che un possibile accordo fra i due paesi sembri improbabile; a rimetterci, sarà anche l’Unione europea.

Albania e Macedonia del Nord, l’ingresso nell’UE sembra ancora lontano. La possibilità di ingresso nell’Unione europea di Albania e Macedonia del Nord, per ora ritenuti i due paesi più stabili nella regione balcanica, sembra non essere condivisa da tutti. Se la Germania ha assunto un ruolo di leader nella promozione dell’allargamento europeo verso i Balcani, altri paesi, come la Francia, non condividono questo entusiasmo; ad allarmare rimangono sempre gli alti tassi di corruzione, povertà e criminalità all’interno della regione. Il parere della Commissione europea sulle prospettive di un futuro allargamento arriverà nei prossimi mesi.

Lo sviluppo delle infrastrutture e dell’energia al centro del dibattito per i Balcani occidentali. Il 29 maggio si è svolto a Varsavia la conferenza internazionale “Western Balkans: Infrastructure and Energy From a Geopolitical Perspective”. Assume dunque grande rilevanza nel processo di integrazione dei paesi della regione balcanica la prospettiva energetica e infrastrutturale, da un punto di vista locale e globale. Alla conferenza hanno preso parte esperti del settore e rappresentanti sia dei paesi balcanici sia dell’Unione europea. Qui un documento approfondito dei temi trattati e degli interventi.

Russia

Tensione Stati Uniti e Russia per test nucleari. Il capo della Defense Intelligence Agency statunitense Robert P. Ashley ha dato l’allarme in merito a test nucleari segreti condotti dalla Russia. Un’accusa molto importante, che implicherebbe la violazione del Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty, un trattato internazionale multilaterale che vieta qualsiasi tipo di test nucleare per scopi sia civili che militari. Il trattato, sebbene non sia mai entrato in vigore ufficialmente, è sempre stato rispettato dalle grandi potenze nucleari. La risposta di Mosca non si è fatta attendere: sia Anatoly Antonov, l’ambasciatore russo a Washington, che Vladimir Shamanov, capo della commissione per la difesa della Duma, hanno subito smentito le accuse. La stessa Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation (CTBTO), che si occupa di monitorare il rispetto delle norme espresse dal trattato, ha smentito - per il momento - le accuse rivolte alla Russia; tuttavia, non viene esclusa la possibilità di ulteriori indagini in merito.

La Russia si prepara al G20. La Russia si prepara alla prossima riunione del G20, che si terrà ad Osaka (Giappone) il 28 e 29 giugno 2019. Tra gli incontri importanti, Putin ha già comunicato che incontrerà il Presidente turco Erdogan, per discutere della situazione in Siria e dello sviluppo delle relazioni bilaterali. Ancora, Putin è intenzionato ad approfondire la partnership con il Giappone, per risolvere la questione delle isole Kuril e per intensificare la cooperazione; tra gli obiettivi, c’è la denuclearizzazione della penisola coreana e la possibilità di introdurre un regime “visa-free” tra i due paesi.

Iran, per la Russia ci vuole maggiore cautela. Sergey Ryabkov, Viceministro degli Esteri russo, è stato mandato a Teheran per avviare una mediazione con l’Iran che, dopo la massiva campagna di pressione da parte statunitense, sembra ora essere intenzionato a ritirarsi dal TNP, ovvero il trattato di non proliferazione nucleare. La Russia sembrerebbe interessata a rivedere l’accordo JCPOA insieme alle altre parti, per impedire che la posizione dell’Iran si complichi ulteriormente.

Mosca lancia una nuova rompighiaccio verso l’Artico. Sabato 25 maggio, è stata inaugurata una nuova rompighiaccio a propulsione nucleare; la nuova sfida di Mosca è quella di rimodernare il proprio apparato navale per riuscire a fare breccia nei ghiacci dell’Artico, sempre più sottili. L’obiettivo è la Northern Sea Route (NSR), lungo la quale la Russia vorrebbe avviare un processo di costruzione di basi e infrastrutture in modo da espandere la sua influenza anche nelle rotte marittime del nord. Entro il 2035, la Russia potrebbe dotarsi di ben 13 vascelli rompighiaccio, di cui 9 a propulsione nucleare, riporta il The Guardian.

Andrea Maria Vassallo e Mario Ghioldi


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Razzi verso il Golan e Israele risponde. Sabato primo giugno, le forze armate israeliane hanno condotto una serie di raid aerei in Siria - in risposta al lancio di due razzi verso le alture del Golan. Stando alle dichiarazioni del portavoce militare di Tel Aviv, sono state colpite due batterie dell’artiglieria siriana, una batteria di difesa anti-aerea, nonché alcune postazioni di avvistamento e di intelligence siriane. Il premier Netanyahu ha confermato gli attacchi e ha ribadito che “non tollereremo attacchi sul nostro territorio e risponderemo con grande forza ad ogni aggressione contro di noi”. Le alture del Golan sono state conquistate da Israele nel 1967, durante le Guerra dei sei giorni, e annesse nel 1980. Qualche mese fa, Trump, nonostante il disappunto della comunità internazionale, ha riconosciuto la sovranità israeliana su questo territorio.

Vertice di emergenza in Arabia Saudita, tra i partecipanti anche il Qatar. A due anni dall’embargo imposto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto contro il Qatar, Riyad ha invitato la delegazione di Doha a due summit di emergenza, in programma il 30 maggio a la Mecca. Il governo saudita ha indetto il duplice incontro (uno della Lega Araba e uno del Consiglio di Cooperazione del Golfo) per discutere delle “aggressioni e delle loro conseguenze sulla regione”. Il riferimento è agli attacchi perpetrati contro quattro petroliere (due delle quali appartenenti a Riad) al largo di Fujairah – nei pressi dello stretto di Hormuz. La responsabilità dell’attacco, sebbene non vi sia alcuna conferma ufficiale, è attribuita all’Iran. L’intento di Bin Salman è pertanto quello di compattare il fronte delle monarchie petrolifere contro Teheran, in una fase delicata e aggravata altresì dalle crescenti tensioni tra Iran e Usa. La novità è la partecipazione al summit del Qatar, isolato (fino agli incontri del 30 maggio) dagli altri Stati del Golfo anche a causa delle sue relazioni economiche-diplomatiche con il regime degli Ayatollah. 

Israele, nuova chiamata alle urne. Meno di due mesi fa, si era dato per scontato che Benjamin Netanyahu - forte della vittoria elettorale (sebbene abbia ottenuto gli stessi seggi del suo candidato rivale Benny Gantz) - sarebbe divenuto il premier più longevo della storia di Israele ricoprendo per la quinta volta tale incarico. La profezia non si è però avverata; nell’intento di formare il nuovo governo, Netanyahu ha dovuto fare i conti con una coalizione di centrodestra dagli animi fortemente eterogenei al suo interno. Il punto nevralgico è stato rinvenuto nella contrapposizione tra Netanyahu e Lieberman (ex ministro della difesa); quest’ultimo ha cercato di porre condizioni sempre più stringenti in cambio del suo appoggio al nuovo governo, fino a pretendere l’introduzione della leva militare obbligatoria anche per gli ultra-ortodossi. In assenza di qualsiasi possibilità di compromesso, si è assistito alla scadenza del termine ultimo per formare una maggioranza e al conseguente scioglimento della Knesset. Nuove elezioni sono state indette per il 17 settembre: si potrebbe assistere ad un totale stravolgimento dei precedenti equilibri di potere.

Siria, presunto attacco chimico. Il 22 maggio è stato denunciato dal Dipartimento di Stato americano un attacco al cloro, presumibilmente sferrato contro alcuni villaggi nel nord-ovest del territorio siriano nella mattinata del 19 maggio. Naturalmente, la denuncia è stata accompagnata da un ammonimento: rimane l’imperativo di non oltrepassare “la linea rossa” per non scatenare una reazione statunitense. L’accaduto – che fino ad ora non è stato confermato – non si discosta da altri tragici episodi che in questi anni hanno caratterizzato la guerra civile siriana. Eventuali conferme riguardo al possibile attacco potrebbero arrivare dall’OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche). Essa ha il compito di portare a termine un’indagine ogni qualvolta vi sia il dubbio sull’impiego di agenti chimici nei modi non consentiti. Il lasciapassare per svolgere tale lavoro di verifica è stato dato dallo stesso Bashar al-Assad che, nel settembre del 2013, firmò l’apposita Convenzione sotto la spinta di forti pressioni internazionali.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

ONU - Nazioni Unite. Il Segretario Generale Antonio Guterres ha sottolineato l’importanza del contrasto al cambiamento climatico ed ha invitato a imporre delle tasse sull’inquinamento e delle sovvenzioni per lo sviluppo sostenibile grazie ad un’economia verde; l’unico modo per combattere davvero l’inquinamento e favorire un miglioramento delle condizioni di vita. Si tratta di un importante intervento del Segretario Generale durante l’incontro della coalizione R20 a Vienna.

OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità. Durante la seduta plenaria si è constato che in 10 anni il numero dei migranti è aumentato di 85 milioni a causa non solo di conflitti, ma anche del cambiamento climatico in alcune aree già fortemente colpite. Si è specificato un piano di intervento per garantire sanità a tutti e favorire i fenomeni migratori che rispettano i diritti umani e assistenza sanitaria, regolamentando i flussi.

Michele Pavan


TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

La Francia colpita nuovamente. Un pacco bomba è esploso alle ore 17.40 del 24 maggio 2019 nel centro di Lione, in Francia, a due giorni dal voto per le europee, mentre i vari candidati stavano svolgendo gli ultimi comizi della campagna elettorale. L’esplosione ha provocato una decina di feriti non gravi nonostante il pacco, definito ‘artigianale’, fosse riempito con chiodi e bulloni. L’autore dell’attentato, un algerino ventiquattrenne, ha giurato fedeltà all’ISIS nel momento dell’arresto. Egli, un perito informatico trasferitosi in Francia da solo un anno, ha acquistato l’occorrente autonomamente su Amazon per realizzare l’ordigno, sul quale sono state rinvenute tracce del suo Dna.

Eliminati profili Twitter e Facebook. Nelle scorse settimane sono stati chiusi 371 mila profili Twitter che promuovevano il terrorismo, di cui il 91% individuato tramite strumenti tecnologici specifici. Non è la prima volta che il social network decida di eliminare account che supportano il terrorismo. Lo stesso processo è stato effettuato su Facebook anche se, alcuni recenti studi, dimostrano che non è possibile abolire tutti i post e i video che sostengono l’ISIS e, di conseguenza, l’ideologia jihadista. Non è possibile, infatti, ad oggi, eliminare ed evitare la diffusione di contenuti che incitano all’estremismo e al terrorismo islamico poiché, come dimostrato da talune analisi, molti contenuti segnalati (come esecuzioni e propaganda islamica) sono sfuggiti all’algoritmo di Facebook.

Afghanistan, tra attentati e negoziati. Venerdì 31 maggio, un’autobomba ha colpito un convoglio americano a Kabul. Il bilancio è di quattro feriti e un numero di vittime ancora indefinito. L’attacco è stato rivendicato direttamente dai talebani. Il giorno precedente, sempre nella capitale afghana, un attentatore suicida (legato allo Stato islamico) si è fatto esplodere nei pressi di un centro di addestramento militare - uccidendo almeno sei persone. Gli attentati sono stati perpetrati nel mezzo di un periodo di trattative tra i funzionari talebani ed alcuni rappresentanti politici afghani, incontratisi a Mosca durante l’ultima settimana di maggio. Nel frattempo, i negoziati tra diplomatici statunitensi e delegati dei taliban sono in una fase di stallo e le parti continuano ad apparire in palese contrasto in merito alla questione del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan (tema principale durante gli incontri). I progressi delle trattative, oltre a procedere lenti, risultano aggravati dalla perpetua violenza che continua a contrassegnare lo stato afghano.

Un’ennesima domenica di sangue in Burkina Faso. Non c’è pace per la comunità cristiana stanziata in Burkina Faso. Domenica 26 maggio, è stato sferrato un nuovo attacco contro una chiesa a Toulfé, nel nord del paese. il bilancio, seppur non confermato, è di quattro vittime tra i fedeli. Tale attentato è avvenuto, ancora una volta, nella zona settentrionale del Burkina Faso - a maggioranza musulmana e ormai alle mercé di diverse fazioni armate jihadiste (autoctone o provenienti dal confinante Mali). Il bersaglio principale sono i cristiani, nonché i loro luoghi di culto, e si colpisce anzitutto la domenica - giorno di messa e di raduno collettivo. L’attacco soprammenzionato segue una serie di episodi simili avvenuti nelle ultime settimane, tra cui l’assalto alle chiese di Silgadij (5 maggio) e Dablo (12 maggio). La crescente violenza contro i cristiani è indubbiamente fonte di profonda preoccupazione all’interno di uno stato, il Burkina Faso, che sta diventando un bacino sempre più importante per la galassia jihadista.

In collaborazione con Marcello Alberizzi 

La nuova strategia dello Stato islamico in Siria e Iraq: bruciare i terreni degli “infedeli”. La fine territoriale di Daesh (con la caduta dell’ultima roccaforte di Baghouz) non coincide con il tramonto dell’ideologia e dell’organizzazione jihadista in loco. Attualmente, le cellule isolate dell’Isis continuano ad operare, costituendo un problema per la popolazione e, al contempo, per le Syrian democratic forces. Anziché pianificare strategie militari, lo Stato islamico ha di recente optato per una nuova tattica: dare alle fiamme i campi agricoli per bruciare i raccolti. Episodi sporadici di incendi sono divenuti sistematici nei giorni scorsi, specialmente tra le province di Deir Ezzor e Raqqa (Siria) e quelle di Ninive e al Anbar (Iraq). L’obiettivo di questi attacchi è duplice: da un lato, punire la popolazione, alimentando il terrore e generando un danno economico non indifferente. Dall’altro, distrarre le forze nemiche impegnate, nel frattempo, in massicce operazioni contro lo Stato islamico nei territori iracheni e siriani.

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia


Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna:  Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Marcello Alberizzi: Europa Centrale; Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: Europa Orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


Condividi il post

  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

Categorie

Dal Mondo Africa America del Nord America del Sud Asia Europa Medio Oriente Artide e Antartide Oceania


Tag

Economia Africa America Europa Medio Oriente Organizzazioni internazionali terrorismo

Potrebbero interessarti

Image

Trump, referendum e brexit: l’economia in calo.

Alberto Lussana
Image

Framing The World, VI numero

Vincenzo Battaglia
Image

Framing the World, VIII numero

Vincenzo Battaglia
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato