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Framing the World, X numero

un'analisi a 360° degli avvenimenti internazionali


Un traguardo importante per la rubrica Framing the World: con questo decimo numero siamo in doppia cifra! Di seguito potete trovare le ultime notizie in merito alla contrapposizione tra Stati Uniti e Cina sui dazi, alle crescenti tensioni nel Golfo Persico, allo scandalo politico in Austria e alla svolta storica di Taiwan, che ha approvato i matrimoni gay. Inoltre, l’attenzione resta sempre molto alta sulla penisola coreana, nonché sulla crisi venezuelana, e vi aggiorniamo sugli importanti sviluppi geopolitici nei Balcani. Ma per non spoilerarvi tutto il contenuto, l’unico rimedio è leggere il nostro bisettimanale dedicato all'analisi dei principali eventi internazionali!

DIRITTI UMANI

Afghanistan, uccisa la giornalista e attivista Mina Mangal. La giornalista e da poco consulente parlamentare Mina Mangal, nota per il suo impegno nel garantire alle donne afghane il diritto al divorzio, è stata uccisa a colpi di pistola sulla soglia di casa sua. I testimoni parlano di un vero e proprio agguato, anche se secondo le autorità non è ancora chiaro se l’omicidio è di natura personale o di matrice terroristica. Secondo Reporters Without Borders, l’Afghanistan è tra i paesi più pericolosi al mondo per la stampa: solo l’anno scorso, nel paese sono stati uccisi 15 giornalisti.

Pakistan, matrimonio solo dopo i 18 anni. Il Senato ha recentemente approvato una nuova legge che modifica l’età minima per sposarsi, elevandola da 16 a 18 anni. La riforma, che era ferma da tre mesi in quanto ostacolata dai fondamentalisti, si trova momentaneamente al vaglio dell’Assemblea nazionale. Se dovesse essere approvata, la nuova legge prevede fino a 3 anni di carcere e una multa di almeno 100mila rupie (l’equivalente di 630 euro) per chiunque contravvenga la nuova norma.

Sri Lanka, a dieci anni dalla fine della guerra, le vittime chiedono ancora giustizia. Dieci anni dopo la fine della guerra civile che ha sconvolto lo Sri Lanka dal 1983 al 2009, le vittime chiedono ancora alle autorità del Paese che sia fatta giustizia. Durante il conflitto, che ha visto il governo scontrarsi con il gruppo militare separatista Tamil Tigri, si stima siano morti oltre 100.000 civili – di cui almeno 40.000 solo negli ultimi mesi della guerra. Le Nazioni Unite hanno più volte chiesto allo Stato di investigare sui crimini di guerra commessi da entrambe le parti al fine di fare giustizia, ma lo Stato non sembra voler agire in tal senso.

Taiwan è il primo paese in Asia a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. In occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, bifobia e transfobia, Taiwan ufficializza l’entrata in vigore di una nuova legge che permette alle persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio. La nuova legge è stata adottata in ottemperanza a una decisione della Corte Costituzionale, la quale aveva dato tempo al governo taiwanese fino a venerdì scorso per cambiare la propria normativa in materia di matrimoni omosessuali.

USA, la stretta degli Stati sul diritto delle donne ad abortire. È stata recentemente adottata in Alabama una delle leggi più restrittive sull’aborto. Secondo la nuova legge, abortire è proibito a qualsiasi stadio della gravidanza, anche in casi di stupro o incesto, a meno che la madre non sia in serio pericolo di morte. Per i medici che praticano l’interruzione di gravidanza, sono previsti fino a 99 anni di carcere. Sulla stessa scia, il Senato dello Stato del Missouri ha approvato una nuova legge (con 24 voti a favore e 10 contrari) per proibire l’aborto dopo le otto settimane di gravidanza, anche in caso di stupro o incesto. Qualora la legge dovesse essere approvata, essa permetterebbe l’aborto solo in caso di emergenza medica, come nel caso dell’Alabama.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Dazi. La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina si arricchisce di un nuovo capitolo, dopo che il fallimento delle trattative tra i due paesi ha portato il presidente Trump ad alzare dal 10 al 25% i dazi nei confronti di 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Il destino del libero commercio, architettura fondamentale del dopoguerra, sembra in bilico ma, sorprendentemente, la colpa non è (solo) di Trump. Alla fine della presidenza Obama, solo il 30% dell’export cinese entrava negli USA senza dazi e solo il 35% di quello americano riceveva lo stesso trattamento in Cina. Le cifre sono adesso più basse, rispettivamente del 13 e dell’8%, ma il trend è precedente all’amministrazione Trump. Inoltre, se la “trade war” ha comportato 5 misure protezionistiche, dal 2009 ad oggi nel mondo si sono avute poco meno di 370 misure protezionistiche al di fuori di essa e con un peso specifico molto elevato: le misure protezionistiche di Trump (nel loro totale) non sono nemmeno nelle 25 più costose degli ultimi 10 anni.

Wall Street, un uccellino fastidioso. È bastato un tweet di 102 parole per mandare in fumo in un solo giorno oltre $1360 miliardi. La notizia relativa all’introduzione di dazi aggiuntivi sui prodotti cinesi ha fatto vivere alle borse americane, ma anche mondiali, la seduta più negativa degli ultimi 8 mesi. La conferma, poi, che la Cina avrebbe agito in retaliation, ha appesantito l’inizio della scorsa settimana. Quasi incredibilmente, però, a partire da martedì 14 Wall Street ha marciato a ritmi impressionanti e in tre sessioni ha recuperato il terreno perduto, con la trade war passata in secondo piano a vantaggio delle notizie provenienti da settori come tecnologia e commercio. Walmart ha registrato nuovi record di vendite e trascina al rialzo tutto il comparto, poiché segnala che la spesa per i beni di consumo ha ancora margini di crescita. Un’ulteriore notizia positiva si è avuta con la decisione del Presidente di rinviare di ulteriori 6 mesi l’applicazione di dazi sulle auto europee che sarebbe dovuta entrare in vigore sabato 18.

Bayer, dura condanna in primo grado. Il colosso chimico tedesco è stato condannato a pagare $2 miliardi di risarcimento ad una coppia americana che aveva intentato causa contro un diserbante a base di glifosato prodotto dalla Monsanto per avere causato un cancro ad entrambi. Bayer aveva acquistato Monsanto lo scorso anno per $63 miliardi. La giuria ha ritenuto che Monsanto abbia agito con negligenza per non aver informato dei rischi del suo prodotto. Bayer ha negato ogni responsabilità e ricorrerà in appello poiché sostiene di essere in accordo sia con i regolamenti dell’EPA (USA) che, più in generale, con le autorità sanitarie globali, tra le quali l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, l’OMS e la FAO - che hanno stabilito la non cancerogenicità del glifosato. Questa è la terza condanna, dopo che le prime due avevano stabilito risarcimenti di $80 milioni ciascuno, e dovrebbe spingere Bayer a patteggiare sui restanti casi (oltre 13.000), con le prime ipotesi che parlano di un valore complessivo di 5 miliardi. La notizia ha fatto crollare il titolo azionario del 7%, ai minimi dal 2012 ad oggi.

Commissione Europea, nuove sanzioni. Dopo le multe contro Google, ad essere multate sono cinque tra le banche più grandi del mondo: Barclays, Royal Bank of Scotland, Citigroup, JPMorgan e Mufg Bank. Il totale è di 1.07 miliardi di euro, e si suddivide in due distinte sanzioni da 811 e 257 milioni, con la più cara destinata alle prime quattro banche della lista e la seconda invece a Barclays, RBS e Mufg Bank. L’accusa è di aver partecipato ad intese illegali finalizzate a coordinare le proprie strategie di negoziazione nei mercati delle operazioni di cambio spot (eseguite nello stesso giorno dell’ordine). In particolare, è stato appurato che alcuni trader, grazie a conoscenze personali, si scambiavano informazioni su ordini di acquisto/vendita eseguiti o meno, scarti di prezzo applicabili a determinate situazioni e informazioni sulle future attività di trading. La scoperta di questo meccanismo è stata resa possibile grazie alla denuncia di UBS, che proprio per questo motivo, sebbene coinvolta essa stessa nelle pratiche, non ha ricevuto alcuna sanzione.

Apple, boccone indigesto. Dopo diversi mesi di buone performance, Apple subisce una forte battuta di arresto, con un -6% dopo che la Corte Suprema ha confermato l’ammissibilità di una causa antitrust del valore di alcune centinaia di milioni. La causa può ora procedere contro il colosso di Cupertino, accusato di aver monopolizzato il mercato delle App, costringendo gli utenti iPhone o ad acquistare un app sull'App Store al prezzo imposto, o a non acquistare il prodotto affatto, essendo impossibile utilizzare app di terze parti. Siccome le brutte notizie non arrivano mai sole, i dati sulle vendite degli IPhone sono negativi, in calo del 18% su base annua sul mercato americano e a quota 36.4 milioni di pezzi (minimi da 5 anni a questa parte), pur confermando la prima posizione nelle quote di mercato (poco sopra il 40%). Infine, non hanno certo giovato le tensioni commerciali, con i dazi che qualora dovessero entrare effettivamente in vigore, comporterebbero la diminuzione dei profitti, a causa alternativamente dell’aumento dei costi di produzione o della diminuzione delle vendite provocata dall’aumento dei prezzi dei dispositivi venduti.

Dubai, un futuro incerto. Per la seconda volta in dieci anni, il ricco emirato si trova in una situazione economica precaria. A differenza degli altri paesi emiratini, Dubai non ha risorse petrolifere e ha basato il proprio successo sul settore edilizio, costruendo migliaia di appartamenti per attirare gli espatriati presenti nella regione del Golfo. Fino al 2016 sembrava andare tutto a gonfie vele, ma adesso i prezzi degli immobili sono crollati del 25%, il 30% dei cantieri sono fermi e almeno il 50% delle unità previste in consegna quest’anno saranno consegnate in ritardo (solo ufficiosamente per mancanza di domanda). Il 30% del PIL deriva  proprio dal settore immobiliare e, di conseguenza, la crescita si è fermata sotto il 2%, il dato più basso dal 2011. Lo sceicco Al Maktum, consigliato dalle migliori aziende di consulting, ha identificato il problema nella fuga dei residenti più abbienti, dovuta in parte all’assenza dei ricchi qatarioti (causata  dall’adesione all’embargo saudita), ma soprattutto alla fuga degli europei in seguito all’introduzione di tasse sul reddito e sulla vendita dei prodotti, finora assenti.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Benin, si ha il nome del Presidente dell’Assemblea. Integrando gli eventi raccontati nella precedente edizione, lo scorso venerdì (17 maggio) è stato eletto anche il Presidente del Parlamento. L’importanza è data dalla rottura di una regola non scritta che durava da tempo, dal 1995, ossia che quest’ultimo non poteva provenire dalla medesima regione (Nord o Sud) del Presidente dello Stato. Questa consuetudine si prefiggeva di mantenere gli equilibri del Paese, tuttavia oggi si ritrovano con due esponenti del Nord. Le tensioni erano già molto elevate a causa della completa esclusione dei partiti di opposizione e di un tasso di affluenza bassissimo alle elezioni legislative di fine aprile; questa decisione, indubbiamente, aggiunge un ulteriore elemento di discontento.

Burkina Faso, quattro ostaggi liberati. Due francesi, un’americana e una sud coreana, queste le quattro persone liberate a seguito di un’operazione speciale condotta dalle forze francesi impegnate nella missione Berkhane, dalle forze governative e dalle forze americane. Nel portare a compimento l’eroico gesto, tuttavia, hanno perso la vita due soldati francesi. La missione ha avuto luogo il 9 di maggio per trarre in salvo i tre turisti e la sud coreana residente nel paese -  catturati solo pochi giorni prima, il 4, a seguito dell’assassinio della loro guida.

Niger, 28 soldati uccisi in un’imboscata. Per quanto già bollente a livello climatico, la temperatura nel Sahel sta aumentando insieme alla presenza dei gruppi terroristici. Nelle scorse settimane si è parlato moltissimo di Mali, Ciad e Burkina Faso, oggi invece riportiamo l’attacco avvenuto in Niger alcuni giorni fa, il 14 maggio. Esso sembra essere stato perpetrato da centinaia di uomini pesantemente armati che hanno fatto fuoco su una colonna dell’esercito che si stava spostando. L’attacco è avvenuto a nord di Mangaize, nel Nord del paese, e gli assaltatori si sono poi spinti verso la frontiera con il Mali. La situazione in quest’area è critica e gli occhi della Comunità Internazionale sono puntati sul centro del Mali e il Nord del Burkina Faso, territori dove la presenza terroristica si è fatta sempre maggiore, insieme al vacuum presente nella regione del Lago Ciad.

Somalia, l’importanza di AMISOM e delle autorità. Il mandato della missione è sotto negoziato tra i membri del CdS delle NU. I paesi coinvolti in Somalia ne riconoscono l’importanza e sperano che esso venga ampliato nel tempo e nelle capacità operative. Nel frattempo, il confronto tra tutte le forze sul campo è continuato nelle recenti settimane e sono state avviate nuove offensive da parte delle forze governative supportate dagli Stati Uniti attraverso raid aerei. Acleddata riporta che vi siano state numerose vittime tra i terroristi attaccati a partire dal 5 maggio in diverse aree tra cui Hiiran e il basso Shabelle. I paesi europei continuano a supportare la missione ONU e la presenza americana nel paese, tuttavia sottolineando la necessità che le autorità somali si assumano maggiore responsabilità nella lotta e nel ripristino dell’ordine. Non mancano nemmeno richieste di una maggiore intraprendenza di Nairobi (nuovamente attaccato, tra l’altro, presso il villaggio di Hareri vicino a Mandera) nell’assumere una guida più ferma nella regione del Corno d’Africa, in un momento in cui vengono evidenziate anche le tensioni tra al-Shabaab e le fazioni IS.

Sud Sudan, l’accordo di pace non genera i risultati sperati. A complicare la situazione sono in particolare il furto di bestiame e il possesso di armi tra gli allevatori, come riporta Jeune Afrique. Sembra che la diffusione del Kalashnikov sia la principale causa di questa impennata di violenze che dal solo gennaio ha provocato la morte di più di 200 allevatori - come riportato da MINUSS, la missione ONU nel Paese - e ha innescato un’irrefrenabile spirale vendicativa. Il paese, indipendente dal 2013, oltre a soffrire le conseguenze di una separazione così violenta come quella avvenuta dal proprio cugino gigante, ora è anche sotto osservazione per eventuali effetti destabilizzanti innescati proprio dagli eventi di queste settimane che occorrono in Sudan.

Marcello Alberizzi


AMERICA

Guatemala, le proteste non si placano. Le proteste dei mesi scorsi continuano e non si placa l’istinto della popolazione. Gli scontri sono scoppiate il 7 maggio nel carcere di Pavòn, il più grande del paese. Il numero dei feriti e dei morti non è mai certo, la situazione di ribellione e di difficoltà per il paese indica l’esistenza di molteplici contesti di conflitti cruenti. Per le ribellioni del 7 maggio si contano almeno sette morti e una ventina di feriti.

Messico, l’impegno per la migrazione. Il Presidente Lòpez Obrador, ad inizio anno, ha fatto molte promesse ai migranti centro-americani. Proprio l’Istituto nazionale di migrazione aveva accolto i migranti provenienti dall’America Centrale, il 17 gennaio, confermando la possibilità di poter rimanere in Messico un anno, in seguito ad una registrazione formale presso le autorità messicane. Il 22 aprile scorso, davanti ad un contesto simile, un’ondata di migranti, proveniente dal vicino Honduras, è stata fermata con la violenza. Non è chiara, dunque, la linea di governo in materia di migrazione né quale possa essere il destino dei migranti  nel territorio messicano.

Panama, i socialdemocratici al governo. Il 5 maggio si sono concluse le elezioni parlamentari nel paese, vedendo come vincitore, di soli 40mila voti circa, Laurentino Cortizo, un imprenditore di 66 anni. Il candidato dell’opposizione, Ròmolo Roux, ha denunciato delle irregolarità durante le elezioni. Le sfide del neo presidente sono molteplici. In seguito alle notizie dei Panama papers del 2016, la corruzione dilaga e le inchieste giornalistiche sono in aumento. Inoltre, è fondamentale per il paese ridurre le diseguaglianze economiche, che sono spesso la causa di forte rabbia da parte dei cittadini.

Perù, l’ondata di arresti continua. Gli arresti di ex esponenti del governo dilaga. Le indagini svolte dalle autorità hanno condotto il tribunale a chiedere venti anni di carcere per l’ex presidente Ollanta Humala e ventisei anni per la moglie. L’accusa prevede riciclaggio di denaro. Purtroppo, la corruzione e i reati commessi da esponenti di alto livello nel Paese dilaga da diverso tempo e la magistratura sta cercando di smascherare tutte le attività illecite per limitare e circoscrivere la criminalità nel Paese.

Stati Uniti d’America, si rendono protagonisti di una lotta contro l’aborto. Prima le Georgia con una nuova legge che vieta l’aborto non appena si avverte il battito del feto (circa a partire dalla sesta settimana di gravidanza), ora l’Alabama che ha approvato un disegno di legge che vieta in qualsiasi contesto l’aborto, anche nei casi di stupro e incesto. I medici che praticano un aborto, in Alabama, rischierebbero fino a 99 anni di carcere. Intanto, gli Stati Uniti sono protagonisti di accese discussioni per la vendita di armi, e le lobby delle armi si trovano in difficoltà. A questi fattori interni, si aggiungono, da un punto di vista internazionale, le contrapposizioni per i dazi con l’Unione europea e soprattutto con la Cina; la riaccensione del conflitto con l’Iran; la situazione venezuelana e cubana; il Messico per le migrazioni. Le sfide degli Usa sono, dunque, molteplici. Ma come verranno gestite tutte insieme in vista delle elezioni del 2020?

Venezuela, l’arresto con un carroattrezzi. Chi si sarebbe mai potuto immaginare un arresto tramite l’utilizzo di un carroattrezzi? Ebbene sì, la sera dell’8 maggio i servizi segreti venezuelani - Servizio bolivariano di intelligence nazionale, hanno arrestato il vice presidente del parlamento di Guaidò (Edgar Zambrano). Proprio il 7 maggio, era stato accusato di ribellione, corruzione, cospirazione e tradimento della patria dal Tribunale supremo di giustizia. L’unica soluzione per mettere fine alla crisi, molto probabilmente è il voto. Chi potrà farsi portavoce di una democratizzazione del Paese?

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Giappone, un mese di esercitazioni. Il mese di maggio è stato per il Giappone molto intenso dal punto di vista militare. Nella prima settimana di maggio (tra il 2 e l’8), infatti, il paese ha partecipato ad una esercitazione navale congiunta con gli Stati Uniti, l’India e le Filippine all’interno dell’area contesa del Mar Cinese meridionale. In particolare, navigando a 12 miglia nautiche dalle isole Spratly, contese tra Vietnam, Filippine, Cina, Malaysia, Taiwan e Brunei. Oltre a questo, giovedì 16 maggio il paese ha partecipato ad un’ulteriore esercitazione condotta dagli USA, dalla marina francese e da quella australiana al largo del Golfo del Bengala, tra India ed Indonesia. Le esercitazioni hanno previsto l’attuazione di operazioni antincendio e di ricerca e soccorso.

Cina, diversi gradi di “apertura”. Nella prima parte del mese di maggio, il paese è stato protagonista di diverse visite di stato, effettuate o ospitate, con il ministro degli esteri turco, Sedat Onal a Pechino (16 maggio), il presidente greco Prokopis Pavlopoulos sempre a Pechino (15 maggio) e il presidente di Singapore Halimah Yacob nella sua città (17 maggio). “For us in the middle […] we do not wish to be forced into making invidious choices, so we hope that both sides will work out a strategic response and take into account China’s increasing influence and weight in the international arena, and that both sides will find a way to accommodate each other’s legitimate interests.” Ha detto il ministro degli esteri di Singapore, Balakrishnan Vivian. Alla conferenza on the Dialogue of Asian Civilisations (CDAC) tenutasi a Pechino, Xi ha poi sostenuto la necessità di maggiore apertura al mondo: “there's no clash between different civilisations, [we] just need to have the eye to appreciate the beauty in all civilisations”. Parlando di aperture, o di chiusure in questo caso, Wikipedia risulta ancora permanentemente bloccato nel paese, questa volta in tutte le lingue.

Corea del Sud, un nuovo summit alle porte."President Trump and President Moon will continue their close coordination on efforts to achieve the final, fully verified denuclearisation of the Democratic People's Republic of Korea". Questo lo scopo del prossimo incontro tra il presidente statunitense e quello coreano a Seoul, con l’intento di "[...] talk about measures to build a permanent peace here through complete denuclearization of the Korean Peninsula". L’evento viene previsto come contorno al G20 di Osaka del 28-29 giugno e ad un successivo incontro con il presidente giapponese Shinzo Abe, ma la data ufficiale non è ancora stata divulgata né decisa. A dimostrare la necessità di costruire un nuovo dialogo costruttivo tra le nazioni, vi sono poi gli ultimi test missilistici nordcoreani.

Corea del Nord, missili e aiuti umanitari. Secondo quanto dichiarato dal World Food Programme (WFP) e dalla Food and Agriculture Organization (FAO), 10 milioni di nordcoreani sarebbero in serio bisogno di aiuti alimentari. Il motivo è una forte siccità che ha colpito il paese, la più forte degli ultimi 37 anni. Quello che viene consigliato dalle organizzazioni internazionali è di far avere entro settembre tutte le scorte necessarie. La Corea del Sud ha annunciato che provvederà ad approvvigionare il paese confinante attraverso alcuni piani in collaborazione con le Nazioni Unite. Nel mentre, il 4 maggio intorno alle 9 del mattino la Corea del Nord ha testato, dopo 522 giorni dall’ultima prova, alcuni missili a corto raggio. Lo stesso ha fatto il giorno 9 maggio alle 4 e mezza del pomeriggio (secondo l’orario locale), lanciandone altri due. Benchè questa tipologia di armi non sia contemplata all’interno dei precedenti accordi di smantellamento conclusi con gli Stati Uniti (che contemplano solo gli ICBM, a lungo raggio), essi sembrano finalizzati a sollecitare gli Stati Uniti a trovare un accordo al più presto.

India, in dirittura di arrivo, ma non solo.  Il 23 maggio si concluderanno le sei settimane di votazioni tenutesi nel paese, in quella che è la competizione elettorale più grande del mondo. Le due figure polarizzanti sono l’attuale primo ministro Narendra Modi e Rahul Gandhi. Il PM Modi il 17 maggio ha per la prima volta partecipato ad una conferenza stampa da quando è in carica nel paese, dove pare, però, non abbia risposto ad alcuna domanda. Nel frattempo, l’India sta affrontando la peggiore crisi idrica della sua storia, con 600 milioni di persone direttamente coinvolte in alte o estreme condizioni di privazione. In chiusura, l’India ha offerto completo supporto allo Sri Lanka per la lotta al terrorismo jihadista tramite l’alto commissario Taranjit Singh Sandhu. “[…] Any threat to Sri Lanka is seen as a threat to India, and we will fight this jihadi ideology and jihad terror together [...]” 

Stefano Sartorio


EUROPA CENTRALE E UNIONE EUROPEA

Austria, il video che incastra il Vice-cancelliere Strache. Oltre che incredibile è anche estremamente sospetto quanto accaduto nei giorni scorsi. Il caso è esploso con la pubblicazione di un video (da parte di Suüeddeutsche Zeitung) che vede coinvolti - a Ibiza - Strache e la presunta nipote di un oligarca russo con intenzioni di investimento nella stampa austriaca. Da qui scattano le proposte di appalti e favoritismi per investimenti da parte dei russi nel paese. Strache, leader del Partito della Libertà Austria (Freiheitliche Partei Österreichs, FPÖ), ha annunciato subito le dimissioni e Kurtz, il cancelliere, ha indetto elezioni anticipate immediatamente per fronteggiare la crisi e le proteste da parte della popolazione. Anche Johann Gudenus, il capogruppo del partito in Parlamento, si è dimesso in quanto organizzatore dell’incontro. Ad avvolgere la vicenda sorgono numerosi dubbi sulle motivazioni che hanno spinto a pubblicare questo video girato nel 2017 soltanto oggi a 8 giorni dalle elezioni europee.

Elezioni Europee, la sequenza del voto. Restano pochissimi giorni all’inizio delle votazioni e non mancano aggiornamenti quotidiani da parte dei sondaggi sui possibili risultati di un’elezione che a livello europeo non è mai stata così viva. Che sia l’inizio di una nuova vita per il gigante UE? Si voterà circa in 426 milioni e i primi ad essere chiamati al voto saranno il Regno Unito e l’Olanda, il 23; seguiranno invece l’Irlanda (24), la Repubblica Ceca (24/25), la Slovacchia e la Lettonia (25); tutti gli altri Paesi invece andranno al voto domenica 26 maggio. Per entrare nel dettaglio condividiamo con voi le proiezioni di Politico che tengono in considerazioni i poll di tutti i paesi: il Partito Popolare Europeo è in testa con 168 seggi ed è seguito dai Socialdemocratici con 147 mentre come terza forza c’è ALDE + En Marche con 104. Vi invitiamo a consultare il link per tutte le informazioni Paese per Paese.

Italia, continuano le difficoltà del governo. Tutto è nato con il caso Siri, il sottosegretario ai trasporti della Lega e consigliere economico di Salvini. L’invocazione della presunzione di innocenza non ha retto e dopo i primi tentennamenti Conte ha infine deciso di revocarne la nomina l’8 maggio. I 30 mila euro che avrebbe ricevuto per inserire delle agevolazioni, mai presentate, agli incentivi per l’eolico nel Documento di Economia e Finanza e la conseguente indagine ne sono la causa. Il problema, tuttavia, è che da quella data Conte non ha più convocato il Consiglio dei Ministri per evidenti difficoltà nella gestione dei due Vicepresidenti del Consiglio e per le frizioni su due campi: una norma per incentivi economici alle famiglie voluta da Di Maio e il decreto sicurezza bis (per la gestione dell’immigrazione e, tra le altre cose, multe per favoreggiamento e trasporto), voluto da Salvini. La vicenda è legata anche alle preoccupazioni che ha sollevato l’ONU in materia alle quali è arrivata la risposta secca leghista di occuparsi del Venezuela piuttosto che dell’Italia.

Italia, le forze sovraniste d’Europa in piazza a Milano. Il comizio di chiusura della campagna elettorale si è svolto in Piazza Duomo e ha visto la partecipazione di Marine Le Pen e i rappresentanti di altri 10 partiti europei, mentre hanno defezionato gli austriaci a seguito delle vicende sopra descritte. “Qua non c’è l’ultra destra, qua c’è la politica del buon senso” sono state le  parole di Salvini dal palco, “gli estremisti sono quelli che hanno governato l’europa per vent’anni” ha continuato. “Non vogliamo più questa oligarchia senza riferimento e senza radici”, ha invece aggiunto la leader di Rassemblement National.

Regno Unito, continuano gli insuccessi della May. Non hanno avuto buon fine nemmeno i negoziati con il laburista Corbyn, ancora una volta per l’elemento chiave della permanenza temporanea nell’unione doganale europea. La Premier si rifiuta categoricamente anche di indire un secondo referendum e, di conseguenza, le due parti hanno dovuto allontanarsi nuovamente. Tuttavia, nei giorni scorsi May ha fatto sapere che a seguito della presentazione delle ultime alternative tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, indicherà anche la data delle proprie dimissioni. Il suo posto verrà preso dal vincente delle primarie che verranno tenute nel partito conservatore e il più accreditato sembra essere Boris Johnson. Il passo indietro di May potrebbe aprire nuovi sviluppi della vicenda.

Marcello Alberizzi


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia

Lavrov incontra Pompeo a Sochi. Sergej Lavrov e Mike Pompeo, il Segretario di Stato statunitense, si sono incontrati a Sochi il 14 maggio, per discutere dei temi importanti presenti nell’attuale scenario delle relazioni bilaterali Mosca-Washington. Un tentativo di normalizzare i rapporti tra i due paesi alla luce degli eventi internazionali in Venezuela, Siria, Ucraina, Corea del Nord e Iran. Lo scontro più duro tra le due parti si è verificato in merito alla permanenza di Maduro alla Presidenza del Venezuela; sia la Russia che gli Stati Uniti sembrano non voler arretrare rispetto alle posizioni espresse in precedenza. Nessuno è intenzionato a cedere una maggior influenza nei territori in cui sia Mosca che Washington desiderano perseguire i propri interessi. Alta la tensione anche sul versante dell’Ucraina: la pressione esercitata dall’amministrazione statunitense per far cessare l’occupazione russa del territorio ucraino sembra non voler essere ascoltata dalla Russia. A preoccupare gli Stati Uniti c’è anche un altro dato, di non poca importanza: il crescente avvicinamento tra Cina e Russia. L’urgenza di una normalizzazione dei rapporti tra USA e Russia, che si auspica possa avvenire al più presto, è dettata anche dalla paura di Washington di poter rimanere isolata, in un futuro prossimo, sullo scenario internazionale?

Nord Stream 2, pronto (forse) per la seconda metà del 2020. La notizia che il completamento del gasdotto Nord Stream 2, che collegherà Russia e Germania per diversificare il trasporto del gas verso l’Europa, potrebbe essere ritardato sta suscitando non pochi timori nelle ultime ore. La causa? Mancati permessi da parte della Danimarca per lo sfruttamento delle acque costiere. Ci si può aspettare un innalzamento dei prezzi del gas nella prossima stagione invernale; in particolare, il mercato potrebbe andare fuori controllo nel momento in cui il ritardo del gasdotto Nord Stream 2 possa coincidere con un alto livello di tensioni tra Russia e Ucraina. Una coincidenza dei due eventi potrebbe portare a un aumento vertiginoso dei prezzi di vendita del gas in Europa. 

Il Consiglio d’Europa concede di nuovo il voto alla Russia. Il Consiglio d’Europa ha approvato la mozione per mantenere la presenza della Russia all’interno dell’organo stesso, dopo la sospensione del diritto di voto del paese in seguito all’annessione della Crimea nel 2014. La mozione è stata approvata secondo il principio per cui tutti i Paesi abbiano diritto a partecipare “su una base di parità ed equità”. La permanenza della Russia è stata raggiunta grazie alla collaborazione di Francia e Germania, che temevano un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Mosca e l’Occidente in caso di espulsione del Paese dall’organo.

Tecnologia militare, la Russia guarda al laser. La Russia sta sviluppando una nuova tecnologia laser applicata al settore militare, denominata Peresvet. Tale tecnologia rivoluzionerà il potenziale della Russia per tutto il corso del 21° secolo, stando alle dichiarazioni del Presidente Vladimir Putin. Una tecnologia a carattere non-letale che potrà essere applicata anche nei settori della sicurezza interna e della lotta al terrorismo, in quanto consentirebbe di neutralizzare minacce anche in luoghi chiusi o protetti. I dettagli sull’impiego del laser rimangono tuttavia classificati; è prevista una presentazione pubblica della tecnologia Peresvet alle industrie di produzione militare entro la fine di maggio.

Europa orientale

Ucraina, Zelensky si insedierà il 20 maggio. Il Parlamento ucraino ha deciso la data per l’insediamento della nuova presidenza Zelensky e, probabilmente, il primo atto sarà proprio sciogliere la Rada, l’organo parlamentare. Una decisione che il nuovo Presidente aveva già annunciato in campagna elettorale ma che ora diventa quasi una certezza; in caso di scioglimento, le elezioni parlamentari dovranno tenersi per la data del 27 maggio.

Pendarovski è il nuovo Presidente della Macedonia del Nord. Il 12 maggio è avvenuta la cerimonia per l’inizio della Presidenza di Stevo Pendarovski, che ha sconfitto l’avversaria nazionalista Gordana Siljanovska-Davkova alle tornate elettorali. Pendarovski è stato un forte sostenitore degli accordi di Prespa, che hanno consentito alla Macedonia di ottenere il suo nuovo nome di Repubblica della Macedonia del Nord. Inoltre, il Presidente macedone si è già dichiarato favorevole a portare avanti il percorso del suo Paese verso l’integrazione nella NATO e nell’Unione Europea.

L’ingresso della Macedonia del Nord di fronte al Senato americano. Trump ha inviato al Senato degli Stati Uniti il protocollo di adesione all’Alleanza Atlantica della Macedonia del Nord. Il protocollo, che era stato firmato il 6 febbraio a Bruxelles, deve essere ora ratificato da tutti i 29 membri della NATO; una volta raggiunto il traguardo, la Macedonia del Nord diventerà il 30esimo membro dell’Alleanza.

Balcani occidentali, l’accesso all’Unione europea sembra sempre più vicina. L’allargamento dell’Unione europea verso i Balcani occidentali sembra diventare sempre di più un’opportunità concreta e vicina. A fine aprile se ne era già discusso presso il summit di Berlino, mentre il 15 maggio, sempre nella capitale tedesca, il Commissario europeo per la politica di allargamento e di vicinato Johannes Hahn ha incontrato il Presidente e i membri del Bundestag. Sembra dunque che le istituzioni europee si stiano muovendo al fine di creare un sentimento favorevole per l’accesso dei Balcani occidentali nell’Unione. Che sia il passo definitivo per ristabilire un ordine concreto nella regione?

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Arabia Saudita, il regno nel mirino di diversi sabotaggi. A partire da domenica 12 maggio, l’Arabia Saudita è divenuta bersaglio di attacchi armati sotto diversi fronti. Il primo episodio da segnalare riguarda il sabotaggio di quattro petroliere (di cui due di Riad, una degli Emirati arabi e una norvegese) avvenuto mentre si apprestavano ad attraversare il Golfo Persico nei pressi dello Stretto di Hormuz, al largo della costa dell’emirato di Fujairah. L’attacco ha provocato danni significativi alla struttura delle navi, senza però causare perdite di greggio. Usa e Riad ipotizzano che dietro l’episodio - che ha avuto ripercussioni immediate provocando un innalzamento delle quotazioni del greggio - ci sia un piano degli ayatollah; tutto ciò in assenza di prove in tal senso. Appena due giorni dopo il sabotaggio delle petroliere, Riad ha denunciato un ulteriore atto terroristico (condotto con droni) contro la rete di oleodotti sauditi. In questo caso, l’episodio è stato rivendicato dai ribelli yemeniti Huthi (che hanno evidenti legami con Teheran) in risposta alle offensive perpetrate dai sauditi nello Yemen.

Iran - Usa, tensione crescente nel Golfo Persico. A distanza di un anno dal ritiro degli Stati Uniti dal JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) siglato nel 2015, la tensione tra questi ultimi e Iran non è mai stata tanto alta da far pensare ad un imminente conflitto. Con l’effettiva reintroduzione di durissime sanzioni targate Usa, volte ad azzerare l’export di petrolio iraniano, il regime degli Ayatollah ha annunciato di non voler più rispettare gli obblighi previsti dall’accordo sul nucleare (riguardo, in particolare, le riserve in eccesso di uranio arricchito). In seguito, con la minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz (da dove transita il 40% del petrolio esportato via mare) e i vari sabotaggi contro le petroliere saudite, la tensione ha raggiunto le stelle. In risposta, gli Usa hanno schierato in Qatar batterie di missili Patriot e bombardieri B-52 - oltre alla portaerei Lincoln già presente nel Golfo. In questo clima infuocato, ognuna delle due parti afferma con forza la volontà di evitare uno scontro diretto. Sfortunatamente, le dichiarazioni ben differiscono dai fatti, che sembrano seguire una pericolosa escalation.

Turchia, annullato il voto delle elezioni amministrative ad Istanbul. Dopo che le elezioni del 31 marzo avevano visto Ekrem Imamoglu (candidato del Partito repubblicano del Popolo) salire alla carica di sindaco di Istanbul, la Commissione elettorale suprema della Turchia ha deciso di annullare il risultato elettorale, fissando altresì la ripetizione del voto il 23 giugno. In seguito all’accusa di sospetti brogli elettorali presentata dal partito del presidente Erdogan (Akp), la Commissione ha convenuto nell’invalidare il risultato perché alcuni ispettori alle urne non erano impiegati pubblici. Questa decisione, secondo molti, non fa altro che avvalorare la tesi relativa alla svolta autoritaria avvenuta in Turchia, in particolare dal colpo di stato del 2016; nei giorni seguenti diversi cittadini sono scesi nelle piazze. D’altronde, era impensabile che Erdogan avrebbe accettato senza ricorsi una simile sconfitta a Istanbul, centro economico e finanziario del paese, dove il Partito Akp governava ininterrottamente da sedici anni.

Israele, la flebile tregua con Hamas. Il 6 maggio, grazie alla mediazione dell’Egitto e delle Nazioni Unite, è stata raggiunta una tregua tra Israele e Hamas. Si è così, momentaneamente, arrestata un’escalation militare che sembrava destinata ad avere dei risvolti molto più tragici. La cessazione temporanea del conflitto non ha però impedito il verificarsi di nuovi scontri. Difatti, mentre migliaia di protestanti palestinesi si erano radunati lungo la parte orientale del muro di separazione con Israele, seguendo l’invito alla mobilitazione di Hamas per ricordare il settantunesimo anniversario della Nakba (ovvero “il giorno della catastrofe”), una decina di loro è rimasta ferita dalle truppe israeliane che tentavano di disperdere la folla. Per i palestinesi, il 15 maggio (anniversario della Nakba) ricorda il loro esodo conseguente all’istituzione di Israele, quando il popolo fu costretto a lasciare le sue case. Alla fine, la manifestazione è stata tenuta sotto controllo dalla stessa leadership di Hamas nel tentativo di tener fede alla tregua raggiunta.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio 


Oceania

Australia, un paese gelato. Anche se non si può dire che di fatto, l’Australia, sia un paese gelato, sicuramente con temperature elevate, non si può dire lo stesso sulla sostenibilità dei progetti di sviluppo. Il cambiamento climatico sta colpendo il paese molto più di tanti altri, le vie di comunicazione sono da migliorare (ad esempio non esistono linee ferroviarie ad alta velocità), ma i politici si “gelano” davanti ad una campagna elettorale. Nessuno parla di possibili sviluppi e tutto si ferma, in attesa che qualcuno manifesti la necessità di cambiamento. Quale potrà essere, dunque, il prossimo passo?

Michele Pavan


Organizzazioni Internazionali

Nazioni Unite - il decreto sicurezza bis viola i diritti umani. L’annuncio dell’ONU che avverte il governo italiano della possibilità di violazione dei diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo (che hanno particolari tutele internazionali) e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni.

Michele Pavan


Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Attentato in Pakistan contro un santuario sufi. È stato un attacco suicida quello sferrato l’8 maggio contro le forze di sicurezza pakistane di guardia a un santuario sufi a Lahore. Il bilancio è di almeno dieci morti, di cui cinque poliziotti, e oltre venti feriti. L'esplosione è avvenuta poco distante dal santuario di Data Darbar (il secondo più importante della città), vicino ad un'auto della polizia parcheggiata davanti al luogo di culto. Nello stesso momento, a nord-ovest della città, un commando armato ha colpito un agente. L’attentato è stato rivendicato da Hib ul Ahar, un gruppo legato ai talebani pakistani. La scelta del bersaglio è chiaramente significativa: un santuario dei sufisti, considerati (dagli islamici più radicali) miscredenti. Tuttavia, l’obiettivo principale degli assalitori erano le forze di sicurezza, schierate all’ingresso dell’edificio, come ha dimostrato la bomba posizionata nei pressi di una delle auto della polizia.

Liberati 900 bambini-soldato in Nigeria. Il 10 maggio 2019 sono stati liberati 900 bambini-soldato, di cui almeno cento bambine, sfruttati dalla milizia pro-governativa Civilian Join Task Force (CJTF), per combattere Boko Haram, gruppo terroristico jihadista alleato con l’Isis. I bambini, rilasciati nella città nord-orientale di Maiduguri, in Nigeria, avevano un’età compresa tra i 13 e i 19 anni e combattevano dal 2017 per conto della CJTF. Essi, oltre ad essere ricongiunti alle famiglie, riceveranno un supporto per avere istruzione e formazione grazie al programma di recupero e sviluppo di Unicef. Attualmente, i giovani liberati sono 1700, grazie a un accordo tra CJTF e ONU dopo oltre un anno di negoziati. Lo stesso Boko Haram è stato condannato per il suo uso di bambini come attentatori suicidi.

Burkina Faso, cristiani sotto attacco. Domenica 12 maggio, un nuovo attacco ha scosso la comunità cristiana: un commando di uomini armati ha fatto irruzione in una chiesa a Dablo - località situata nella zona settentrionale del paese - aprendo il fuoco contro i fedeli. Il bilancio è di sei vittime, compreso il sacerdote. Il giorno successivo, un ulteriore agguato è stato condotto contro una processione mariana a Singa (sempre nel nord del Burkina Faso), provocando la morte di quattro cattolici. Solamente tre settimane fa, un gruppo di miliziani ha attaccato la chiesa protestante di Silgadji (al confine con il Mali) bagnando di sangue un’ennesima messa domenicale. Come già accennato nella scorsa edizione, negli ultimi anni è aumentato significativamente il numero di attacchi contro i fedeli cristiani in Burkina Faso - che, tra i paesi del Sahel, rappresenta uno dei più esposti alla minaccia jihadista. Proprio per far fronte al terrorismo di matrice islamica, il Burkina Faso, assieme a Niger, Mali, Ciad e Mauritania, ha costituito nel 2014 una forza regionale: il cosiddetto G5 Sahel. Questa è affiancata, da un punto di vista operativo, dalle truppe francesi impegnate nell’operazione Barkhane.

Isis, una nuova minaccia per l’India? Lo Stato islamico ha annunciato, tramite l’agenzia di stampa Amaq, la nascita della cosiddetta Wilayat al-Hind (provincia di Daesh in India). Nello stesso comunicato, l’Isis ha rivendicato un attacco perpetrato dai suoi militanti nella città di Amisphora, situata nel distretto di Shopian (Kashmir Indiano). Le forze di sicurezza indiane hanno smentito la notizia, affermando che si tratta di mera propaganda. Tuttavia, la scelta di Daesh di porre le sue basi operative nel Kashmir è da ritenersi chiaramente plausibile. In particolare, dopo le sconfitte riportate in Siria e Iraq, l’Isis intende riorganizzarsi ed estendere la sua influenza altrove, specialmente in Asia: da ISIS-Khorasan in Afghanistan, alle cellule coinvolte negli attentati in Sri Lanka, passando per il gruppo Abu Sayyaf nelle Filippine e Jamaah Ansharut Tauhid in Indonesia. Detto ciò, la nascita della Wilayat al-Hind, se confermata, avrebbe serie ripercussioni: sia nell’ambito del conflitto indo-pakistano per il Kashmir sia in relazione alla minaccia terroristica in India e, in generale, nel continente asiatico.

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia 


Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Marcello Alberizzi: Europa Centrale; Africa Sub-Sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America, Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente; Oceania

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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    Vincenzo Battaglia

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Africa America Economia Europa Geopolitica Medio Oriente terrorismo

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