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Framing the World, VIII numero

Edizione speciale

Lo sappiamo, il venerdì non è il giorno di Framing the World. Eppure, al fine di permettervi di trascorrere un lieto Lunedì dell’Angelo lontano dalle preoccupazioni mondane, abbiamo deciso di anticipare l’edizione proponendone una speciale focalizzata sulle principali crisi e sugli eventi importanti delle consuete suddivisioni tematiche. È perciò quindi che nel numero odierno potrete trovare non solo la notizia del colpo di stato in Sudan, ma anche le vicende Libiche che coinvolgono Tobruk e Tripoli. Non può mancare ovviamente l’attenzione rivolta a Notre Dame e il miliardo di euro raccolto in meno di 24 ore per la sua ricostruzione. Spostandosi a est, in Asia, nuova luce viene posta sulla crisi tra Bangladesh e Myanmar e la misera condizione sofferta dai Rohingya mentre un interessante report dell’European Council for Foreign Relations potrebbe sollevare nuove questioni sulla strategia russa in crimea e sulle sue implicazioni. Tristemente, non si può non includere in questo elenco la continua e incessante crisi Venezuelana, aggiungendovi però quella nicaraguense che si protrae da un anno tra informazioni incerte. Da ultima, nella nostra Europa, si rimarca il fondamentale rinvio della Brexit al fine di superare, si auspica, la crisi dell'Unione. Dunque, non perdetevi il nostro ottavo numero, mentre torneremo come di consueto tra due settimane!


DIRITTI UMANI

Afghanistan, le Nazioni Unite denunciano l’alto numero di prigionieri di guerra torturati. Nel suo rapporto biennale, UNAMA (United Nations Assistance Mission to Afghanistan) ha denunciato numerosi casi di tortura tra i prigionieri di guerra, specialmente nella zona di Kandahar. Qui, il 77% dei prigionieri di guerra è vittima di abusi, maltrattamenti e torture: vengono picchiati, quasi soffocati con sacchetti di plastica o acqua, gli viene praticato l'elettroshock e vengono tenuti sospesi in aria per lunghi periodi. Alcuni di loro, sono anche vittime di sparizioni forzate. Il governo, tuttavia, ha investigato su questi abusi solo in rarissimi casi, e i perpetratori sono stati condannati solo a sanzioni disciplinari minori. Si chiede quindi al governo di aderire e implementare le norme previste dal diritto internazionale in materia di tortura, ed in particolare di ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (OPCAT), al fine di proteggere la popolazione da abusi e allo stesso tempo di garantire giustizia.

Cina, l'angosciante notizia del controllo degli Uiguri. Il New York Times afferma che in un mese sia stato scansionato il volto di 500,000 individui grazie all'implementazione dell'Intelligenza Artificiale. Il tutto per permettere l'individuazione di persone appartenenti all'etnia turcofona Uiguri, la minoranza musulmana che vive nelle montagnose aree della Cina occidentale. Tale popolazione è da tempo soggetta a numerose violazioni dei Diritti Umani, tuttavia questa iniziativa sembra spingere ancora oltre il limite del possibile e solleva grandissime e nuove questioni etiche. L'intenzione di classificare individui su base etnica/razziale al fine di implementare delle azioni normative/restrittive ha ovviamente suscitato fortissime critiche a livello internazionale, ma soprattutto ha fatto riflettere sulle implicazioni umanitarie, morali, sociali, economiche in questo senso; nonché sul tetro precedente che esso crea.

Corea del Sud, la Corte Costituzionale ordina al governo di depenalizzare l’aborto. L’11 aprile 2019, la Corte Costituzionale della Corea del Sud si è espressa in merito al caso di un medico che è stato penalmente perseguito per aver praticato degli aborti, ordinando all’Assemblea Nazionale di depenalizzare l’aborto entro il 31 dicembre 2020. Secondo l’attuale normativa vigente in materia, terminare una gravidanza costituisce un crimine, a meno che la gravidanza non derivi da uno stupro, da un incesto, o nel caso in cui vi siano seri problemi medici per la donna o per il bambino – in questi casi, una donna può ricorrere all’aborto entro le prime 24 settimana di gravidanza, previo consenso del marito. I medici che praticano l’aborto possono essere condannati fino a due anni di carcere, mentre una donna che termina una gravidanza può essere sanzionata con una multa che può arrivare a  2 milioni (circa $1,850) o condannata ad un anno di carcere. La pronuncia della Corte Costituzionale è quindi di particolare importanza, in quanto riconosce l’aborto come un diritto umano che va garantito ad ogni donna.

Guinea Equatoriale, verso l’abolizione della pena di morte. Il Presidente Teodoro Obiang Nguema ha dichiarato che sottoporrà al parlamento del proprio Paese una proposta di legge per abolire la pena di morte, così come richiesto dalla Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP). L’ultima esecuzione nel Paese è avvenuta nel gennaio 2014, pochi giorni prima dell’entrata in vigore della moratoria sulla pena di morte, quando nove persone condannate per omicidio sono state giustiziate.

Sudan, le autorità militari devono consegnare al-Bashir alla Corte Penale Internazionale. In seguito a numerose proteste da parte del popolo sudanese, l’esercito ha deposto Omar al-Bashir, al potere da più di trent’anni, con un colpo di stato. Numerose organizzazioni internazionali, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, hanno chiesto all’autorità militare di garantire il pieno rispetto dei diritti umani della popolazione, oppressa dalla dittatura. Le stesse ONG hanno inoltre chiesto all’attuale governo di assicurare che sia fatta giustizia per tutte le violazioni dei diritti umani. A tal proposito, le autorità militari sono state incoraggiate a consegnare al-Bashir e altri criminali alla Corte Penale Internazionale, dinanzi alla quale dovranno rispondere di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Venezuela, riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere della crisi umanitaria. Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per parlare della crisi umanitaria che sta avendo luogo in Venezuela. Due i principali schieramenti degli Stati membri: da una parte, gli Stati Uniti e i Paesi europei hanno sottolineato l’importanza di intervenire per proteggere la popolazione e legittimare il nuovo governo Guaido; dall’altro, Cina e Russia hanno affermato che le Nazioni Unite e la comunità internazionale in generale non dovrebbero interferire negli affari interni di uno Stato. L’incontro ha visto la partecipazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e del Vice Presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, che ha parlato a nome del proprio Paese e ha invitato l’ambasciatore venezuelano a tornare in patrio, in quanto eletto da un governo che non è più quello legittimo. 

Marta Stroppa

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Notre-Dame, si riparte. La ricostruzione della cattedrale è già ricominciata, quantomeno per ciò che riguarda i fondi necessari. Le famiglie più ricche di Francia stanno facendo a gara a chi stanzia più soldi. Ha cominciato Francois-Henri Pinault, patron di Kering (Gucci) con 100 milioni di euro. Bernard Arnault, proprietario di LVMH( Louis Vuitton, Bulgari e tanto altro…), ha rilanciato con una promessa di 200 milioni e altrettanto ha fatto Françoise Bettencourt (L’Oréal). Total entra a far parte del club dei benefattori con 100 milioni, ai quali vanno aggiunti i 50 milioni del comune di Parigi, i 20 milioni di Axa, i 10 di Société Générale, i 5 milioni di Crédit Agricole e Disney e cifre sconosciute da Apple, BCE e Banque de France. Sommate a diverse raccolte fondi, il totale si aggira intorno al miliardo di euro e permetterà la ricostruzione in meno di 5 anni secondo il presidente Macron (tra i 10 e i 20 anni per alcuni esperti). Non sono però mancate le polemiche. Le fasce più basse della popolazione si chiedono come sia possibile raccogliere un miliardo in 24 ore per una chiesa mentre il piano di riforme di Macron con investimenti per 8-10 miliardi stia faticando a trovare le risorse necessarie. La risposta cinica ma veritiera è che chi sta contribuendo a ricostruire Notre Dame vedrà il proprio nome legato alla cattedrale per il prossimo millennio. Non si può dire che pagare più tasse per spese statali non bene identificate abbia lo stesso appeal.

Unicredit, poteva andare peggio. Questo è il risultato del contenzioso tra Unicredit da un lato e Dipartimento del Tesoro e Federal Reserve dall’altro sulla violazione delle sanzioni contro l’Iran. Il colosso italiano, la più grande banca europea, era infatti stata accusata di aver gestito circa 2000 pagamenti per un totale di 500 milioni di dollari verso soggetti iraniani sottoposti a regime sanzionatorio tra il 2007 e il 2011. Unicredit ha ammesso di aver utilizzato le proprie controllate tedesche e austriache per effettuare trasferimenti di denaro su conti statunitensi riconducibili al regime iraniano e ha patteggiato una multa di 1.3 miliardi di dollari, tra le più elevate mai pagate da una banca europea. Non ci saranno effetti negativi però su Unicredit, che anzi potrà liberare i 300 milioni accantonati in eccedenza rispetto alla sanzione comminata e aumentare così il Cet1 di almeno 8 punti base, consolidando la posizione patrimoniale. Unicredit si impegna inoltre ad avere un compliance officer e sistemi di controllo interni al gruppo per individuare e prevenire violazione delle leggi applicabili nel settore finanziario.

Primavera, il tempo dei bilanci. Goldman Sachs e Citigroup inaugurano la stagione primaverile dei risultati trimestrali e lo fanno in maniera contrastante. Entrambe le società hanno battuto le aspettative, che tuttavia erano molto negative e non si possono per questo dichiarare del tutto soddisfatte. In particolare, GS chiude il trimestre con ricavi in calo del 13% e profitti calati del 21%, con il settore del trading, storicamente un suo core business, in forte sofferenza. Le cose sarebbero andate anche peggio se David Solomon, nuovo CEO, non avesse tagliato in modo deciso la “remuneration” (stipendio + bonus), che in media è passata dai $119.000 del 2018 ai $90.000 previsti per il 2019. Una prima risposta di Goldman Sachs è stata l’alleanza con Apple e MasterCard per creare la nuova Apple Card, e l’obiettivo è quello di “reclutare” le generazioni più giovani che hanno mostrato di essere meno attratte dalle banche tradizionali.

Chevron, tempo di shopping. Chevron ha raggiunto venerdì scorso un accordo per acquisire il rivale Anadarko Petroleum per la cifra di $50 miliardi. In questo modo il colosso creato da J.D. Rockefeller prende possesso dei grandi giacimenti di scisti del Permian Basin (Oklahoma e Texas) e dovrebbe sfruttare le proprie capacità per estrarre ad un prezzo inferiore. I margini di profitto dovrebbero aumentare e porre Chevron in una buona posizione per sfruttare il rialzo dei prezzi del greggio, che si stima arriveranno nei pressi degli 80 dollari entro la fine dell’anno. Le due società sono in parte sovrapponibili e per questo Chevron venderà i propri assets più obsoleti per un totale di $15-20 miliardi per evitare che appesantiscano inutilmente il bilancio. Le azioni di Anadarko hanno reagito in modo estremamente positivo, guadagnando oltre il 32% per arrivare a pareggiare il premium (sovrapprezzo di acquisto) pagato da Chevron.

Auto, le nuove regole europee. Il Consiglio Ue emanato il nuovo regolamento sulle emissioni di CO2 delle auto di nuova immatricolazione a partire dal 2020, che dovranno ridursi del 37,5% entro il 2030. Ogni gruppo automobilistico dovrà avere una media di emissioni di 95 g/km di CO2. Sono previste multe molto salate per chi sfora, con sanzioni pari a 95 euro per grammo di CO2 oltre il limite, moltiplicato per il numero di auto vendute nel 2020 e 2021. Alcuni analisti hanno calcolato che il totale delle sanzioni potrebbe arrivare a €33.6 miliardi e far dimezzare i profitti dei gruppi più importanti. Dunque, buone notizie per la traballante economia europea che deve una buona percentuale del PIL all’automotive. Sembra paradossale inoltre che si chieda di abbassare le emissioni, quando allo stesso tempo si stia disincentivando l’utilizzo dei motori diesel, oggettivamente i più efficienti a nostra disposizione. Il risultato che nel 2019 per la prima volta dopo 20 anni le emissioni medie per veicolo sono aumentate, passando da 112,8 a 121,5 g/km(+7.7% ) proprio in corrispondenza della diminuzione della quota di mercato dei diesel (55,8% al 43,2%). 

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUBSAHARIANA

Sudan, Omar Al-Bashir è stato destituito. Si rende necessario fare chiarezza e unire tutti i punti che costituiscono la vicenda sudanese in un susseguirsi frenetico di eventi e notizie. In primis, la destituzione dell’autocrate non è che l’esito di un anno di tensioni durante il quale la sua cerchia di fedeli sostenitori si è fatta sempre più ristretta, come evidenzia Jeune Afrique. A partire dall’ambiente politico, per passare da quello economico e infine per arrivare a quello militare, nel corso del 2018 sono stati fatti dei rimaneggiamenti ai vertici del potere per escludere la frangia più contraria ad al-Bashir. La conseguenza è stata anche una frattura sempre più ampia tra i nazionalisti e gli islamisti eredi del precedente Presidente al-Tourabi. La crisi sociale esplicitata dalle proteste del 19 Dicembre ha messo pressione su tutto l’apparato, trasformandosi in aperta sfida alle autorità. Eppure, è solo all’inizio di Aprile che il popolo ha acclamato a gran voce il sostegno dell’esercito che successivamente, l’11 dello stesso mese, ha annunciato la destituzione di Bashir. La comunicazione della destituzione è stata fatta dal Generale Awad Ibn Awf, Vicepresidente e Ministro della Difesa e la folla è scesa in piazza per festeggiare e acclamare il cambiamento. È in questo momento, tuttavia, che sono iniziati ulteriori problemi: Ibn Awf è nominato il giorno stesso a capo del Consiglio militare di transizione per due anni mentre la popolazione invoca la cessione del potere a un governo di transizione civile e democratico: è così che nemmeno 30 ore dopo, venerdì sera, sono annunciate le sue dimissioni in favore di un altro generale, Abdel Fattah al-Burhane il quale ha adottato una comunicazione molto più inclusiva nei confronti della popolazione e delle fazioni politiche al fine di trovare un soluzione. Si rende necessario sottolineare che tale atteggiamento sembra non essere sufficiente agli occhi dei principali gruppi di mobilitazione politica e sociale (quale l’Association des professionels soudainais, SPA), che difatti non vogliono venire meno alle loro richieste di una transizione interamente civile. In conclusione, negli ultimi giorni è intervenuta anche l’Unione Africana che si è allineata alle richieste della popolazione minacciando la sospensione del Sudan dall’Organizzazione Internazionale stessa se entro 15 giorni, a partire da Lunedì, non permetterà la formazione di un Consiglio civile di transizione scelto dalle forze politiche del paese.

Marcello Alberizzi


AMERICA

Nicaragua, una crisi che dura da un anno. L'inizio della crisi in Nicaragua trova origine nell'aprile 2018 quando, a seguito di un incendio che bruciò più 5.000 ettari della foresta di Indio Maìz, il governo rifiutò l'ingresso di squadre di vigili del fuoco messe a disposizione del vicino stato Costa Rica. Si accesero subito le proteste dei giovani studenti universitari impegnati per l'ambiente grazie all'utilizzo dei social network. Non appena il governo nicaraguense riuscì a bloccare l'espansione delle proteste dei giovani studenti relativamente all'ambiente, si accesero le ribellioni relative alla riforma sulla sicurezza sociale appena introdotta dal governo. Ad oggi continuano le proteste, il numero dei morti e dei prigionieri politici non sono attendibili ma si parla di circa diverse centinaia di morti e quasi un migliaio di prigionieri politici. Intanto il governo statunitense aumenta le sanzioni nei confronti del paese per accrescere le pressioni nei confronti del governo.

Venezuela, la crisi senza sosta. Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense ha annunciato nuove sanzioni contro il Venezuela per esercitare maggiore pressione sul governo di Maduro. Il consigliere di Trump ha annunciato che gli Stati Uniti stanno colpendo i servizi militari e di intelligence in modo da limitare i viaggi e le operazioni commerciali governative. Proprio gli Stati Uniti hanno richiesto all'Unione europea di bloccare i sorvoli dello spazio aereo europeo dei velivoli militari russi diretti in Venezuela. Secondo Formiche.net, sembra che gli Stati Uniti abbiano richiesto all'Italia di chiarire la sua posizione in merito al riconoscimento del governo di transizione di Juan Guaidò, riconosciuto da moltissimi paesi. Il potere contrattuale degli Stati Uniti è molto forte nei confronti dell'Italia, in quanto, secondo la nota rivista Formiche.net, è in discussione un possibile intervento statunitense in Libia a sostegno dell'Italia. 

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Corea del Nord, chiusa una porta si apre un portone? All’interno dell’Assemblea del Popolo nordcoreana tenutasi l’11 aprile, Kim Jong Un ha aperto ad un nuovo dialogo con gli Stati Uniti, dichiarando che se gli Stati Uniti dovessero approcciarsi al terzo summit tra i due “with a certain methodology that can be shared with us, we can think of holding one more talk”.  Il presidente Trump ha risposto su twitter “I agree with Kim Jong Un of North Korea that our personal relationship remains very good, perhaps the term excellent would be even more accurate, and that a third Summit would be good in that we fully understand where we each stand”.  Lunedi, il presidente Sudcoreano Moon Jae-in ha poi espresso la volontà di condurre un quarto summit con il Nord, dopo le recenti accuse di Kim Jong-un a Seoul in merito al suo ruolo negli scorsi negoziati con gli USA e in merito allo scarso successo della sua mediazione.

India, a nord-est i confini sono porosi. Da quattro anni ormai il confine Indiano con lo stato del Bangladesh risulta uno dei confini più porosi del paese. DailyO, magazine indiano di opinione del gruppo India Today, spiega quanto il passaggio da una parte all’altra sia molto facile, soprattutto attraversando il fiume Brahmaputra verso Barasat, oppure nello stato indiano di Assam. Le implicazioni di questa migrazione non controllata sono molteplici, tra cui, oltre ad una esigenza di controllo demografico ed anagrafica, anche un’infiltrazione di frange terroristiche jihadiste o di gang criminali. La facilità con cui i migranti si confondono con la popolazione e la mancanza di un vero e proprio registro anagrafico che possa fungere da accertamento (National Register of Citizens) nello stato indiano del Bengala Occidentale sono tra le principali vulnerabilità indiane in merito alla questione.

Myanmar, i Rohingya cercano una casa. La situazione dell’etnia Rohingya, precedentemente stanziata in Myanmar e successivamente perseguitata dalla maggioranza buddista del paese, ad oggi conta più di 700.000 rifugiati al riparo in Bangladesh. Il campo profughi più grande del mondo, Cox’s Bazar, al confine con il Myanmar, versa ormai in una situazione insostenibile. Per questo motivo, il governo bengalese ha deciso di ricollocare su base volontaria i rifugiati nell’isola di Bhashan Char, ad un’ora di navigazione dalla costa del paese. Nessun Rohingya però pare essere interessato a spostarsi dal campo, addirittura dichiarando che avrebbero preferito morire piuttosto che muoversi. La ricollocazione era prevista per metà aprile, ma ancora nessun ricollocamento ha preso effettivamente piede. Tutto questo, sta avendo pesanti ripercussioni sulla comunità già presente in loco.

Stefano Sartorio


EUROPA CENTRALE E UNIONE EUROPEA

Finlandia, vincono le elezioni i socialdemocratici. Il partito socialdemocratico ha ottenuto il 17,7 per cento dei voti, appena dietro ci sono i “ Veri finlandesi”, alleati di Matteo Salvini. Data la frammentazione del Parlamento, sarà complicato formare un governo. La maggioranza più probabile è quella fra i Socialdemocratici uniti al Partito di Coalizione Nazionale, Verdi e Partito Popolare Svedese.

Martina Oneta

Unione europea

Brexit, proroga fino al 31 ottobre. Il Consiglio europeo ha deciso, nella notte tra il 10 e l'11 aprile, di concedere a Londra un'ulteriore proroga della Brexit fino al 31 ottobre.”Un'estensione flessibile, un po' più corta di quanto prevedevo, ma ancora abbastanza, per trovare la soluzione migliore”, ha dichiarato Tusk al termine del vertice. La trattativa è stata più lunga del previsto a causa delle divisioni tra chi optava per un rinvio lungo (tra cui la Merkel) e chi, invece, per una proroga più corta (Macron). A questo punto, Londra potrebbe trovarsi costretta a eleggere i propri rappresentanti all'Europarlamento (le elezioni europee si terranno dal 23 al 26 maggio). Theresa May vuole certamente scongiurare tale ipotesi e tenterà di raggiungere un compromesso per ratificare l’accordo di uscita entro il 22 maggio - evitando così la partecipazione al voto europeo.

Vincenzo Battaglia


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia

Runet, l’internet sarà sovrano. La Duma approva il progetto per il “Runet”, il gigantesco firewall che consentirà alla Russia un maggiore controllo sui dati scambiati all’interno del paese. Un progetto che vuole proteggere dalle minacce esterne ed è considerato altresì una risposta alla politica di cybersecurity statunitense. La spesa prevista necessaria si aggira attorno ai 400 milioni di euro e i colossi dei social saranno costretti a spostarsi sui server russi, pena l’esclusione dal mercato. L’Autorità nazionale avrà un maggiore controllo sulle informazioni grazie a un traffico più monitorato. La proposta di legge, come riporta Formiche.net, potrebbe entrare in vigore già da novembre.

Crimea, anche il Mar Nero può diventare un fronte di scontro? L’European Council on Foreign Relations ha pubblicato un articolo che esamina la strategia russa di occupazione militare in Crimea; a partire dal 2014, la Russia ha impiegato forze di mare, terra e aria per sostenere il suo controllo sulla penisola. Si apre ora un ulteriore scenario rilevante per la presenza nel Mar Nero di forze NATO e statunitensi. Mosca sembra intenzionata a mantenere un controllo navale quasi esclusivo sulla presenza militare nella regione, importante per le politiche nel Mediterraneo, in Libia e in Africa, ma anche per contrastare una possibile reazione diretta contro il build-up militare russo in Ucraina.

Un punto a favore di Mosca? La recente distensione con la Turchia e il miglioramento delle relazioni bilaterali concede alla Russia il privilegio di contare sull’appoggio di uno Stato che può limitare la presenza straniera nell’area tramite lo stretto del Bosforo.

Nel frattempo, Kiev riporta otto attacchi nel fronte del Donbass, che non hanno causato vittime tra i reggimenti ucraini.

Europa orientale

Ucraina, annunciato l’arresto di presunti attentatori russi. Kiev ha annunciato, come riporta l’agenzia di stampa ANSA e l’agenzia di informazione ucraina UNIAN, l’arresto di 7 presunti attentatori russi, a 4 giorni dal ballottaggio per le elezioni presidenziali. I servizi segreti ucraini (SBU) affermano che tali individui siano stati inviati dall’intelligence russa per commettere omicidi politici e attacchi di terrorismo. Gli SBU hanno affermato che questo gruppo sta agendo già dal 2017 e che può aver causato la morte di Maksim Shapoval, un ufficiale dell’intelligence ucraina ucciso con un’autobomba nel giugno del 2017. Questa notizia complica ulteriormente una situazione già di per sé non facile, poiché da queste elezioni potrebbe dipendere il futuro dell’integrazione dell’Ucraina nelle istituzioni Occidentali.

Kosovo e Serbia, un possibile accordo entro la fine dell’anno. Il Presidente del Kosovo Hashim Thaci ha dichiarato, in base a un’intervista rilasciata al quotidiano britannico the Guardian, che una risoluzione con Belgrado potrebbe essere possibile entro la fine dell’anno. Ulteriori elementi a prova di questa dichiarazione si potranno avere il 29 aprile, in occasione della conferenza regionale a Berlino convocata su iniziativa di Merkel e Macron. Il disgelo dei rapporti, tuttavia, è condizionato anche dalla volontà di Pristina di revocare i dazi maggiorati del 100% sugli import serbi; su questo punto, Belgrado si è dichiarata intenzionata a non voler scendere a compromessi. Sulla questione dei dazi del Kosovo ha tuonato anche la Russia, spronando l’Unione europea e gli Stati Uniti affinché agiscano da intermediari per la cessazione dell’iniziativa da parte di Pristina.

Serbia, migliaia in piazza contro il governo. L’opposizione è scesa in piazza per protestare contro il governo di fronte al Parlamento di Belgrado; le richieste mirano anzitutto alla creazione di una commissione mista che possa deliberare in merito a libere elezioni. Il Ministro degli Interni Stefanovic ha ritenuto tali richieste alla stregua di insulti e minacce contro l’operato governativo, considerandole “ridicole” per via della scarsa partecipazione dei manifestanti. Dal canto loro, gli organizzatori dei cortei di protesta hanno affermato che diverse tratte per raggiungere la capitale sono state cancellate soprattutto da parte di compagnie di trasporto private, che, secondo Jugoslav Kaprijanović, uno dei commentatori presenti durante le manifestazioni, potrebbero aver ricevuto forti pressioni da parte delle istituzioni governative.

Inguscezia, la piccola Repubblica del Caucaso che teme nuove violenze. L’Osservatorio per i Balcani e il Caucaso ha pubblicato un interessante articolo sulla piccola, e sconosciuta, Repubblica di Inguscezia, al confine tra Georgia, Ossezia del Nord e Cecenia; nel 2018, si erano già verificate numerose proteste per un presunto scambio di territori, poco trasparente, con la Cecenia. Ora, una nuova ondata di proteste ha coinvolto la vita locale a causa di emendamenti legislativi all’istituto del referendum: dal referendum viene escluso l’ambito di decisione sulle modifiche al territorio, che potrebbe causare una futura unificazione con la Cecenia. È dunque a rischio l’indipendenza della Repubblica che, se messa in discussione, potrebbe causare ulteriori proteste e un potenziale nuovo conflitto nella regione del Caucaso.

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Libia, si aggrava il bilancio dei morti e degli sfollati. Raid missilistici hanno colpito Tripoli la notte del 16 aprile. L’offensiva, perpetrata mediante l’uso di missili Grad (che hanno una gittata minima di 30 km), ha provocato una serie di esplosioni nel quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro della capitale. Il bilancio è di almeno sette morti e una trentina di feriti. Le forze di Haftar, nonostante le accuse, hanno negato il loro coinvolgimento nell’attacco, puntando il dito contro le milizie terroristiche. Un ulteriore raid è stato condotto dalle milizie del generale contro l’area di Wadi Rabie (a circa 35 km a est di Tripoli), cagionando la morte di 5 militari in loco. Continuano altresì gli scontri armati alle porte della capitale. “Le nostre unità occupano adesso nuove posizioni nel perimetro della capitale Tripoli e avanzano verso altre posizioni", ha dichiarato il portavoce delle forze di Haftar, il generale Ahmed al-Mismari, citato dal quotidiano arabo Al Wasat. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, si contano più di 200 vittime (e oltre 700 feriti) dall’inizio delle ostilità. Inoltre, è salito vertiginosamente il numero degli sfollati, arrivato 25.000 (compresi più di 8000 bambini).

Israele, Netanyhau pronto a formare il nuovo esecutivo. Le elezioni del 9 aprile hanno decretato il primo ministro uscente Netanyahu come vincitore di fatto di quello che è definibile come il voto più importante degli ultimi anni in Israele. Nonostante il Likud (partito di Netanyahu) e il Blu e Bianco (partito di Gantz) abbiano conquistato sostanzialmente lo stesso numero di seggi alla Knesset, a fare la differenza sono stati i voti confluiti nella coalizione di destra, che assicura al Likud il sostegno della maggioranza parlamentare per la formazione del nuovo governo. Le consultazioni, inaugurate dal presidente israeliano Reuven Rivlin, hanno dato rapidamente i loro frutti: Netanyahu sarà alla guida di una coalizione formata da cinque partiti di destra (tra cui fazioni ultraortodosse) facendo perno su una maggioranza di 65 seggi su 120 della Knesset. In seguito alla nomina per la costituzione del suo quinto governo (che lo  rende il premier più longevo della storia di Israele), Netanyahu avrà a disposizione 28 giorni (prorogabili di due settimane) per formare il nuovo esecutivo.

Algeria, continuano le proteste per il totale smantellamento della classe politica fedele a Bouteflika. I venerdì di protesta algerini non sono ancora giunti al loro atto finale e gli scontri si inaspriscono. Durante le manifestazioni contro il governo del 13 aprile, infatti, le forze dell’ordine sono ricorse a lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla, eseguendo 200 arresti. I cittadini algerini non hanno intenzione di rinunciare al loro obiettivo primario: la rimozione completa dell’élite politica legata a Bouteflika. Difatti, la società algerina sostiene che, ad organizzare le nuove elezioni previste per il 4 luglio, non possa essere lo stesso sistema che ha generato crisi e corruzione. L’osannato cambiamento dei vertici istituzionali - dopo le dimissioni di Bouteflika - ha ora interessato Tayeb Belaiz, il capo del Consiglio costituzionale algerino che in passato ha occupato la carica di ministro per ben sedici anni. Il Consiglio svolgerà un ruolo chiave nelle prossime elezioni presidenziali: ad esso spetterà il compito di esaminare i candidati e farsi garante della trasparenza e della regolarità del procedimento elettorale. Bisognerà attendere per scoprire se, quella di dimettersi, diverrà la scelta prediletta degli “apostoli” di Bouteflika.

Vincenzo Battaglia



Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana e

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa e Unione Europea


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Mi chiamo Vincenzo Battaglia, classe 1995, nato a milano dove attualmente risiedo.

    Non mi piace pretendere o strafare, apprezzo particolarmente i piccoli gesti, le cose più semplici. Occorre sempre ricordare che “complicare è facile, semplificare è complesso”.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguistica, ho conseguito la laurea triennale in Relazioni Internazionali e, attualmente, sono iscritto al corso magistrale di Politiche europee ed internazionali alla Cattolica del Sacro cuore. Sono un amante della Geopolitica, della Politica internazionale, e nelle mie analisi mi focalizzo principalmente sul Medio Oriente e sul Terrorismo Internazionale.

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Africa America Economia Internazionale Europa Medio Oriente Organizzazioni internazionali

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