background

Framing the World, VII numero

Settimane decisive a livello internazionale

In un quadro sempre più teso e incerto che ruota attorno alla guerra civile Libica (della quale attendiamo notizie più dettagliate) torniamo a proporvi i maggiori eventi delle scorse due settimane. Sempre la Libia è, infatti, protagonista della sezione Diritti Umani in merito al ruolo delle ONG; queste lasciano spazio alle indagini interne a Google su molestie sessuali e discriminazione salariale che sono affrontate nel paragrafo Economia Internazionale. Non mancano tensioni nemmeno nel continente asiatico a causa di un confronto aereo nei cieli dello stretto di Taiwan, così come in Sud America dove i casi di Venezuela e Argentina tengono banco ormai da mesi. La costruzione della base artica russa Trifoglio del nord è una delle notizie più singolari di questa edizione così come è fortemente atteso l’incontro tra Unione Europea e Cina, quest’ultima definita rivale sistemico e competitor economico. Consultate la nostra settima edizione di Framing the World per conoscere tutte le altre importantissime notizie dal Mondo.

DIRITTI UMANI

Brunei, nuovo codice penale “crudele e disumano”. È entrato in vigore il nuovo codice penale del Brunei, che prevede l’introduzione di punizioni crudeli, disumane e degradanti, come la lapidazione per gli omosessuali e l’amputazione per i ladri. Tale fatto è stato aspramente condannato da numerose organizzazioni che si occupano di diritti umani. “Non solo legittimare sanzioni simili è già terrificante di per sé”, ha dichiarato Amnesty International, “ma alcuni dei ‘reati’ previsti, come ad esempio l’omosessualità, non dovrebbero nemmeno essere considerate tali”. Negli ultimi anni, nello Stato del Brunei si è registrato un aumento delle violazioni dei diritti umani, purtroppo in continua crescita.

Etiopia, riforme pro-diritti umani a rischio. Da quando Abiy Ahmed è stato eletto primo ministro etiope un anno fa, numerose riforme pro-diritti umani sono state adottate dal governo. In particolare, Abiy ha emendato numerose norme repressive, ha liberato migliaia di prigionieri politici ed ha firmato un accordo di pace con l’Eritrea. Negli ultimi mesi, tuttavia, le tensioni e i conflitti interni al paese, soprattutto di tipo etnico, hanno portato a un significativo dislocamento interno della popolazione e hanno messo a rischio il successo delle riforme.

Libia, gli scontri appena fuori Tripoli mettono a repentaglio la popolazione. In questi giorni, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) sono arrivate a 30 chilometri dalla città, mentre il resto del Paese è ancora sotto il controllo del governo di accordo nazionale (GNA). Si teme per la popolazione, già in passato vittima degli scontri. In particolare, Human Rights Watch ha esortato tutti i soggetti coinvolti a rispettare il diritto umanitario internazionale, per proteggere la popolazione da “attacchi indiscriminati ed esecuzioni sommarie”.

Libia, invito a Stati e ONG a contrastare l’immigrazione illegale. In una dichiarazione del 2 aprile, la Marina di costiera libica ha esortato le ONG a “smettere di attirare i migranti verso viaggi mortali in mare” e ha chiesto all’ONU e all’UE di “spingere i Paesi confinanti con la Libia a chiudere i loro confini all’immigrazione illegale e a contribuire ad accelerare il rimpatrio dei migranti in Libia”. Secondo il governo libico, infatti, il sistema di ricerca e soccorso nel Mediterraneo sarebbe collassato. A riprova di questo, la Marina libica ha fatto riferimento all’incidente del 27 marzo, in cui alcuni migranti hanno sequestrato una nave mercantile che li aveva soccorsi nel Mare Mediterraneo e costretto l’equipaggio a dirigersi verso l’Europa. Tuttavia, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e la Commissione UE, la Libia non può ancora essere considerata un Paese sicuro per il rimpatrio dei migranti.

 

UE, individuazione del traffico di esseri umani nel Mediterraneo affidato a pattuglie aeree. Si è recentemente deciso che l’UE non effettuerà più il pattugliamento del Mare Mediterraneo tramite navi, come attualmente previsto dall’Operazione Sophia. D’ora in poi, infatti, l’UE userà pattuglie aree per intercettare la tratta di esseri umani nell’area. La decisione dell’UE segue quella del governo italiano di chiudere i porti del Paese ai migranti. Nell’accordo, si prevede inoltre un maggiore addestramento della guardia costiera libica.

USA, il pentagono sblocca 1 miliardo di dollari per il muro con il Messico. Nonostante il rifiuto dei Democratici al Congresso di concedere i fondi richiesti dall’amministrazione Trump per costruire il muro lungo il confine meridionale del Paese, il Presidente degli Stati Uniti ha iniziato un processo di “emergenza nazionale” che ha permesso al governo di bypassare il blocco parlamentare per ottenere i fondi. Su richiesta del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS), il capo ad interim del Pentagono, Patrick Shanahan, ha quindi annunciato di aver sbloccato 1 miliardo di dollari di fondi per costruire 92 chilometri di recinzione, di altezza pari a 5,5 metri, e per costruire e migliorare i camminamenti lungo la barriere e l’illuminazione del confine. Shanahan ha giustificato tale spesa appellandosi alla legge federale che autorizza il DHS a costruire strade e barriere per “prevenire il traffico di droga transfrontaliero”. La condizione dei migranti oltre confine e nei centri di detenzione, tuttavia, continua a peggiorare.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, perchè continuano a guadagnare? I mercati americani mettono a bilancio il miglior trimestre dal 1998 (S&P +14%, Nasdaq +17%) dopo il -18% del dicembre 2018 e continuano a correre nella prima settimana del secondo trimestre. Nonostante i seri motivi di preoccupazione, dal rallentamento dell’Europa e della Cina, alla diminuzione dei profitti delle imprese e all’incognita Brexit sulla quale nessuno ha la minima idea su quello che succederà, le borse continuano a marciare in territorio positivo. La spiegazione che viene data è che il cambiamento delle politiche dei tassi di interesse da parte delle banche centrali (sia FED che BCE), unito alla sempre presente speranza di un “trade deal” tra Cina e USA e l’ottimo andamento dell’economia di quest’ultima (+196.000 nuovi posti di lavoro a marzo e crescita del PIL rivista dall’1 al 2%), siano sufficienti a convincere gli investitori a mantenere in portafoglio le azioni, dato anche il bassissimo rendimento dei titoli di stato.

Start-up, new tech e unicorni. Vengono definiti “unicorni” quelle start-up tecnologiche valutate più di 1 miliardo di dollari, controllate interamente da investitori privati (fondatori e venture capitalists) e non ancora quotate in borsa. Queste aziende possono essere già affermate a livello mondiale, come ad esempio Uber, SpaceX o Airbnb, o sconosciute ai più come Bytedance (app di news sul mercato cinese, l’unicorno con la più alta valutazione, circa $75 miliardi), ma sono accomunate da alcune caratteristiche: sono innovative e potenzialmente “disruptive”, si basano su uno (o al massimo alcuni) prodotti e servizi, e soprattutto non hanno quasi mai prodotto utili. Le società che hanno perso lo status di unicorno quotandosi in borsa sono molto poche: Facebook nel 2012, Alibaba nel 2014 e Snapchat nel 2017. La settimana scorsa si è aggiunta Lyft, rivale di Uber, quotata per 22 miliardi ma già in forte ribasso dopo pochi giorni. L’accoglienza riservata da Wall Street è molto simile a quella ricevuta da Snapchat due anni fa e starebbe convincendo altre tech-company a prendere tempo prima di esporsi alle forze di Wall Street, in quello che si pensava sarebbe stato l’anno degli unicorni.

Petrolio, ai massimi da 5 mesi. Toccato il fondo nel periodo di Natale, i prezzi del petrolio hanno iniziato una lenta ma costante crescita che li ha portati per la prima volta da Novembre 2018 a quota $60 (+32.4%) per il WTI e $70 per il Brent (+27%). I paesi produttori (OPEC e Russia) avevano deciso di tagliare la produzione ai minimi da 4 anni per evitare eccessi di offerta in risposta alle minori stime di crescita dell’economia globale e all’incertezza dovuta alla guerra commerciale USA-Cina. Tuttavia si è adesso nella situazione opposta, quella di eccesso di domanda, dato che il rallentamento della Cina e degli Stati Uniti è stato ampiamente sovrastimato. I prezzi del petrolio sono saliti di conseguenza, anche perché mancano sul mercato i barili prodotti dal Venezuela (ormai quasi privo delle capacità tecniche di estrazione) e dell’Iran (sottoposto alle sanzioni americane). In termini più tecnici, la soglia dei 60 dollari era definita “resistenza”, ovvero un livello che il prezzo non riusciva ad oltrepassare ma che una volta sfondato si trasforma in un “supporto”, un livello da cui partire per mirare a guadagni significativi.

Norvegia, un paese elettrico. Il più grande produttore di petrolio d’Europa ha messo a segno nel mese di marzo un nuovo record di vendite di auto elettriche, raggiungendo una quota del 60% sul totale delle vendite, mentre il resto del mondo oscilla tra l’1 e il 2%. La Norvegia sembra quindi di essere in grado di raggiungere l’obiettivo fissato dal governo nel 2016 di non vendere più veicoli a combustione interna a partire dal 2025. A smorzare l’entusiasmo però sono le due ragioni dietro questa trasformazione così repentina: la prima è l’elevato livello di reddito dei norvegesi ($75.000 all’anno), certamente fondamentale visto che il prezzo dei veicoli elettrici rimane estremamente elevato; la seconda sono le politiche di incentivazione messe in atto dal governo, come l’esenzione da bollo, pedaggi e pagamento dei parcheggi, ma soprattutto l’esenzione totale dalle imposte di acquisto, molto elevate in Norvegia e che rappresentano il 50% del prezzo di acquisto di un auto normale (ma arrivano al 400% sui modelli più inquinanti) e fanno costare una normale utilitaria intorno ai 30.000€. Tutto ciò rende molto difficile, anche se non impossibile, il trasferimento del modello norvegese ad altri paesi.

OECD - Italia, scontro sui numeri. Mercoledì scorso il segretario generale dell’OECD Ángel Gurría ha illustrato al ministro Tria le previsioni sull’economia italiana per il 2019 e sono fortemente negative: PIL a -0.2% invece che il +1.5% previsto l’anno scorso e deficit/Pil al 2.5% invece che il 2.04%. L’Organizzazione di Parigi ha inoltre raccomandato di abolire “Quota 100” perchè “aumenta il debito pubblico, riduce l’occupazione e aumenta il divario intergenerazionale”, mentre il reddito di cittadinanza “potrebbe favorire il lavoro nero e aumentare la dipendenza dai sussidi invece che favorire lo sviluppo economico delle aree sottosviluppate”. Il ministro Di Maio ha risposto che “sappiamo quello che stiamo facendo”, mentre Salvini commenta che le analisi dell’OECD gli scivolano addosso. Da Palazzo Chigi invece i toni sono stati molto più concilianti: nel bilaterale con Gurría, Conte ha espresso la disponibilità a mettere in campo degli aggiustamenti, qualora necessario, e più diplomaticamente ha osservato come le stime dell’OECD siano tra le più negative e sottostimino l’effetto positivo di queste misure simbolo del governo.

Google, una scoperta sorprendente. Negli ultimi mesi Google era finito sotto pressione per come gestisce i rapporti tra dipendenti uomini e donne, in particolare per le accuse di aver tentato di insabbiare casi di molestie sessuali e per una presunta discriminazione salariale. Da una parte un’indagine del Dipartimento del Lavoro e dall’altra una class action di 8.300 ex-dipendenti hanno cercato di stabilire se Google effettivamente discriminava le proprie impiegate e hanno messo pressione sul titolo, che infatti è rimasto per diversi mesi prima in un trend negativo nonostante i buoni risultati economici. Google, come ogni anno, ha condotto uno studio che prende in considerazione fattori come incarico, responsabilità, performance e stipendio dei dipendenti, e sorprendentemente ha scoperto che erano gli uomini a ricevere un salario non adeguato alla posizione lavorativa: dei 10.677 dipendenti a cui è stato aumentato lo stipendio, più del 70% sono uomini (la cifra precisa non è stata comunicata). La notizia ha fatto aumentare di molto le quotazioni di una vittoria di Google nella causa per discriminazione ed il titolo ha risposto guadagnando più del 10% nei giorni successivi alla pubblicazione della notizia.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Angola, si stringe il rapporto con la Russia. Joao Lourenço ha portato a termine la propria visita a Mosca siglando una serie di accordi che rafforzano la cooperazione tra i due Paesi andando a toccare il militare, le materie prime e l’agricoltura. Nel dettaglio gli accordi riguardano il settore minerario dei diamanti, la produzione di Gas e Petrolio ma anche Spazio e, appunto, Agricoltura. Dal punto di vista militare l’Angola ha acquistato una serie di jet SU-30K, due dei quali saranno consegnati a Maggio; e ha rinnovato l’interesse all'acquisto del sistema anti-aereo S-400, per il quale tuttavia, al momento, non si va oltre semplici dichiarazioni. Forti parole da parte dell’Amministrazione angolana che ha rimarcato la stretta collaborazione militare tra i due Paesi e un duraturo matrimonio “finché morte non li separi”.

Burkina Faso, 62 morti nella città di Arbinda. I fatti sono avvenuti tra Domenica 31 Marzo e Martedì 2 Aprile e sono stati riportati dal Ministro dell’Amministrazione Territoriale - Siméon Sawadogo - solamente Mercoledì. Secondo quanto affermato, ci si troverebbe di fronte all’escalation di tensioni inter comunitarie alle quali un attacco terroristico avrebbe dato sfogo. Domenica notte infatti sembra che lo Sheikh (guida) di un villaggio nei pressi di Arbinda, prossima al confine con il Mali, sia stato assassinato da alcuni uomini armati e che, in seguito a questo evento, siano scaturite delle rappresaglie tra vari gruppi che includono Kurumba, Fulani e Mossis. Trentadue di esse sembrano attribuite ai terroristi, mentre trenta agli scontri successivi. Il ministro ha legato la presente vicenda con eventi già accaduti in passato e che ancora una volta vengono correlati alla crescente presenza di gruppi terroristici nel centro del Mali che sta avendo conseguenze sui paesi limitrofi.

Camerun, nuovo spazio alla violenza. L’Ambazonia, la regione separatista anglofona, continua a essere teatro di scontri tra i manifestanti e le forze governative. AcledData riporta una crescente violenza contro i civili nelle ultime due settimane toccando valori secondi solamente a quelli di Settembre/Ottobre, in concomitanza con l’anniversario della dichiarazione di indipendenza da parte di questa regione. Ad aggravare la situazione è la presenza e la frequenza delle operazioni di Boko Haram che, ancora secondo il gruppo Acled, durante il mese di marzo ha raggiunto livelli mai registrati. Se le violenze correlate all’Ambazonia si verificano nel Nord Ovest del Paese, al confine con la Nigeria, invece quelle relative al gruppo terroristico sono registrate all’estremo Nord nei pressi del Lago Chad che sta diventando teatro di numerose operazioni cross-nazionali tra Nigeria, Chad e Camerun.

Comore, Azali Assoumani decretato vincitore. L’arcipelago delle Comore è andato al voto il 24 Marzo e la Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) ha decretato la vittoria del Capo di Stato Azali Assoumani. A preoccupare la comunità internazionale sono il vasto fronte di opposizione contro Azali e la riforma costituzionale adottata il 30 Luglio 2018 attraverso un referendum. Nel 2001 era stato adottato un sistema a rotazione con l’intento di placare le spinte separatiste delle tre isole che formano l’arcipelago: Grande Comore, Mohéli, Anjouan. Con la nuova riforma le figure del Presidente del Governo e del Capo di Stato sono state riunite in un’unica carica e i tre vice-presidenti, ciascuno appartenente ad un’isola dell’arcipelago, sono stati aboliti. La motivazione è stata quella di adottare “un sistema di governo forte” con l’intento di poter lavorare con migliore efficacia allo sviluppo del Paese che conta 800.000 abitanti e il cui PIL origina per il 25% dalle rimesse della diaspora, uno sproposito. Azali ha vinto con il 60.77% dei voti, distaccando largamente gli oppositori che non hanno superato il 15% e, per questa ragione, suscitando moltissimi sospetti. La nuova riforma gli permetterà di governare fino al 2029 e l’opposizione parla di colpo di stato. Crisis Group annovera le Comore tra i Paesi a rischio di conflitto.

Rwanda, 25 anni fa il genocidio. Il 7 Aprile è la data del ricordo e della commemorazione del genocidio dei Tutsi in Rwanda. Nel 1994, infatti, a partire da questa data ebbe luogo uno dei massacri più violenti e concentrati nel tempo. Da quel giorno fino al 16 Luglio, cento giorni, tra 800.000 e 1.100.000 Tutsi e Hutu considerati troppo moderati vennero uccisi a colpi di machete. Fu orchestrato dal colonnello rwandese Hutu Theoneste Bagosora, fervente oppositore dell’accordo di condivisione del potere con i Tutsi che si stava elaborando ad Arusha, in Tanzania. Tuttavia, è ciò che accadde il 6 Aprile, il giorno precedente, alle ore 20.20, a segnare l’inizio della tragedia, quando i due Capi di Stato Juvenal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, rispettivamente del Rwanda e del Burundi ed entrambi Hutu, vennero assassinati nel momento in cui il loro aereo, in ritorno dalla Tanzania, venne abbattuto a pochi istanti dall’atterraggio.

Marcello Alberizzi


AMERICA

Argentina, una crisi più profonda del 2001? Più di 3.4 milioni di persone consumano un solo pasto al giorno. La situazione è allarmante. Manca il latte per i più piccoli, la distribuzione è sospesa. Il sostegno e gli aiuti arrivano dalle organizzazioni non governative, ma soprattutto dalle persone dei quartieri che hanno una condizione economica migliore. L’Argentina è l’ottavo paese più grande del mondo e tuttora, nonostante la crisi del 2001, è ancora colpito da una distribuzione non equa delle risorse economiche.

Brasile, l’inchiesta anticorruzione lava jato ha portato all’arresto dell’ex presidente Michel Temer, movimento democratico brasiliano (di centrodestra). Il giudice ha dichiarato che l’ex presidente guidava un’organizzazione criminale coinvolta nella costruzione della centrale nucleare Angra3. Pochi giorni dopo, Temer è stato scarcerato e ancora non si conosce il seguito dell’inchiesta. Intanto il Presidente Bolsonaro ha ordinato al ministero della difesa di commemorare il golpe militare che, il 31 marzo 1964, ha portato ad una dittatura nel Paese.

Colombia, le comunità indigene chiedono più rispetto. Il dipartimento di Cauca, territorio che si affaccia sull’Oceano Pacifico, quasi al confine con l’Ecuador, è caratterizzato dalla presenza della comunità indigena. Quest’ultima chiede appunto più diritti a tutela delle comunità indigene e protesta contro la presenza di gruppi armati illegali che si contendono il territorio, in seguito al disarmo delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) e il monopolio delle coltivazioni di coca e marijuana.

Messico, la storia torna a farsi sentire. Gli abusi commessi dagli Spagnoli e della Chiesa durante la conquista del continente americano non passano inosservati. Il Presidente André Manuel Lopez Obrador ha dichiarato di aver inviato una lettera, sia al re di Spagna che a papa Francesco, chiedendo le scuse per gli abusi commessi proprio più di 500 anni fa. Nella storia come noto poche cose passano inosservate, probabilmente giustamente, ma dopo cinquecento anni qual è il messaggio che si vuole far passare? Potrebbe essere l’inizio di altre richieste. Il tempo darà tutte le risposte necessarie.

Venezuela, non dà tregua. Gran parte del Paese ha trascorso un’altra giornata di blackout totale, senza corrente elettrica dopo il precedente blackout durato anche 120 ore per alcune aree del Paese. I servizi segreti, intanto, hanno arrestato il capo di gabinetto del presidente Guaidò, Roberto Marrero, con l’accusa di essere membro di una cellula terroristica. Qualche giorno dopo, dalla Russia, sono atterrati a Caracas due aerei con a bordo soldati e armamenti in adempimento di un accordo di cooperazione militare. Bisogna sottolineare che il 2 aprile l’assemblea costituente, fedele a Nicolàs Maduro, ha tolto l’immunità parlamentare a Guaidò, dando così la possibilità ad un suo arresto.

Stati Uniti d’America sempre al centro dell’attenzione. La sindaca di Chicago merita un’attenzione particolare. La terza città più popolosa del Paese è guidata da una donna afroamericana e apertamente omosessuale che eredita una situazione complicata di una città spaccata in due zone, il centro ricchissimo e la periferia a sud sempre più impoverita e spopolata, in particolare abitata da neri. Questa elezione può essere un esempio per il futuro. Intanto nel Paese il problema della migrazione dal Messico si fa sempre più marcato. I migranti finiscono in strutture all’aperto senza alcuna protezione. Il presidente Trump ha annunciato di aver ordinato di sospendere gli aiuti economici, già previsti, a Guatemala, Honduras ed El Salvador poiché ritiene che i paesi in questione non abbiano adottato le misure necessarie per fermare i flussi migratori. Il presidente ha minacciato di chiudere il confine con il Messico. Dove porteranno queste politiche?

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la linea mediana. "At 11 am, March 31, two PLAAF J-11 jets violated the long-held tacit agreement by crossing the median line of the Taiwan Strait" ha comunicato il ministro degli Esteri taiwanese. Il passaggio da parte di aerei cinesi della linea mediana che divide i 2 paesi ha provocato ulteriori tensioni nelle relazioni tra gli stessi. Secondo quanto dichiarato dalla Repubblica popolare, lo sconfinamento sembrerebbe dovuto ad un errore di rotta causato dalla risposta delle forze aeree del PLA nel tentativo di contrastare un aereo spia statunitense. Nel frattempo, gli Stati Uniti allargheranno il numero dei funzionari all’interno dell’istituto americano a Taiwan (AIT), riconosciuto come una ambasciata de facto nel cuore di Taipei. Nel frattempo, al congresso statunitense si sta parlando di un “Taiwan Assurance act” che includerebbe l'isola all'interno di una più serrata cooperazione militare.

Giappone, Reiwa. Culture is nurtured when people bring their hearts together in a beautiful way.” Questo è il significato di “Reiwa”, il nome della nuova era giapponese, che lascia alle spalle la quasi conclusa “Heisei”. Così si presenta il nuovo calendario Gengo nel paese ed entrerà effettivamente in vigore dal primo Maggio, con l’ascesa del nuovo imperatore Hirohito. Il nome scelto per identificare le nuove ere ha un forte connotato ideale e rappresenta una generale direzione verso cui il paese intende muoversi. Esso si rivolge alla speranza che tutti i giapponesi possano realizzare le proprie aspirazioni, “[...] proprio come un albero di prugna che riesce a fiorire anche dopo un duro inverno”.

Corea del Nord, Cheollima Civil Defense. Pare che dietro all’incursione nell’ambasciata nordcoreana a Madrid del 22 febbraio 2019 ci sia un gruppo di reazionari contrari al regime dei Kim chiamati Cheollima Civil Defense. Un referente del ministro degli esteri della DPRK ha definito l’evento come un “grave attentato terroristico”. Il motivo di tale incursione sembra essere stata quella di acquisire maggiori informazioni in merito al precedente ambasciatore nordcoreano per Madrid, Kim Hyok-chol, espulso dopo i test nucleari del 2017 e ora inviato importante nelle negoziazioni con gli Stati Uniti. Pyongyang, secondo Al-Jazeera, sostiene un coinvolgimento dell'FBI nella questione. “The organisation shared certain information of enormous potential value with the FBI in the United States, under mutually agreed terms of confidentiality" sembra confermare il gruppo CCD.

Corea del Sud, ad aprile negli “States”. Mercoledì 10 aprile il presidente sudcoreano Moon Jae-in volerà a Washington per una visita “di lavoro” e non di Stato, scrive The Korea Times. La ragione dell’incontro sembra ancora una volta concentrarsi sulla questione nordcoreana, soprattutto dopo il fallimento del vertice di Hanoi che portava aspettative per una miglior gestione della denuclearizzazione nordcoreana e delle sanzioni statunitensi contro il regime. L’incontro avverrà in contemporanea alla quattordicesima sessione della Suprema Assemblea del Popolo a Pyongyang e in un momento di stasi tra le relazioni dei due paesi coreani, contando che sono ormai sei settimane che l’ufficio di conciliazione dei due paesi aspetta il ritorno della controparte nordcoreana.

India, tempo di elezioni. Dall’11 aprile al 19 maggio si terranno le elezioni per la Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento. I seggi sono 543 e i votanti, rispetto al 2014, sono aumentati di quasi 100 milioni, arrivando alla cifra di circa 870 milioni. I partiti che si contendono la fetta più grossa di consensi sono sicuramente il Bjp, di Narendra Modi, attuale primo ministro indiano, e il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. In caso di una vittoria del primo, si presume un inasprimento dei rapporti con il Pakistan. I sondaggi sono molti e prevedono che le due rispettive coalizioni otterranno intorno a 250 seggi ciascuna, obbligando così alla negoziazione interpartitica. Facebook e Whatsapp nel frattempo monitorano la pubblicazione di fake news, dove hanno già chiuso numerose pagine false, alcune delle quali venivano addirittura falsamente ricondotte all’esercito pakistano.

Stefano Sartorio


EUROPA CENTRO-OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

UE: rafforzare la cooperazione anti crisi. Purtroppo l’accesso ai beni alimentari resta ancora un enorme problema. Il rapporto globale sulle crisi alimentari del 2019, presentato dall’Unione Europea, ha rilevato che circa 113 milioni di persone hanno sperimentato una insicurezza alimentare acuta. “Negli ultimi tre anni, l’UE ha stanziato il più grande bilancio umanitario per l’assistenza alimentare e nutrizionale, con quasi 2 miliardi di euro complessivi”, ricorda Christos Stylianides, commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi. Ma c’è ancora molto altro da fare e, soprattutto, vi è la necessità di una cooperazione fra diversi attori umanitari, perché l’Ue da sola non è in grado di gestire questa piaga.

Ue respinge la revoca all’immunità a Guaidò. L’Unione europea ha respinto la decisione presa dall’assemblea nazionale costituente del Venezuela (non più riconosciuta e in mano a Maduro) di revocare l’immunità parlamentare a Juan Guaidò. Questa decisione è stata deplorata dall’Ue poiché la si ritiene una grave violazione della Costituzione del Venezuela; questa prevede, infatti, che sia l’assemblea nazionale, organo esautorato dalla stessa costituente venezuelana, a revocare le immunità parlamentari.

Rapporti Ue-Cina. L’Unione Europea si prepara ad incontrare la Cina nel vertice Cina-Ue del 9 aprile e definisce la Cina come un rivale sistemico e un competitor economico, impostando una nuova linea generale per i rapporti bilaterali. L’iniziativa cinese che preoccupa maggiormente è la Belt and Road initiative (BRI), la nuova via della seta, che mira a ricostruire la connessione fra Asia ed Europa e di estenderla anche all’America Latina e all’Africa. Per la Cina, La BRI si configura come una scelta di politica estera finalizzata all’assunzione di un ruolo preminente nel contesto globale.

Brexit. Le trattative tra Theresa May e il Labour Party su Brexit non vanno per niente bene. Infatti, venerdì sera il partito laburista britannico ha diffuso un comunicato per criticare l’approccio adottato dalla May nelle trattative. Theresa May, con un governo spaccato in due fra No Deal e Pro-Europa (o soft Brexit) è stata obbligata a chiedere all’opposizione di aiutarla. Il 5 aprile ha mandato una lettera a Tusk chiedendo nuovamente un rinvio al 30 Giugno, ma l’Unione Europea non appare disposta a cedere terreno. Intanto, sabato, la May ha rivolto l’ennesimo disperato appello ai parlamentari, spiegando cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane. "Quello che abbiamo davanti è lasciare l'Ue con un accordo o non lasciarla affatto”. "Più tardiamo ad avere un'intesa, maggiore sarà il rischio che il Regno Unito resti nell'Ue", ha sottolineato ancora la premier britannica.

Martina Oneta


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia

Una nuova base nell’Artico. E’ di pochi giorni fa la notizia che riporta l’inizio della costruzione di una base russa nell’Artico. Un evento che ha suscitato l’attenzione di tutti i principali quotidiani internazionali. Il nome dell’avamposto sarà Severny Klever (Trifoglio del nord), situato nell’arcipelago di isole della Nuova Siberia, al centro della Northern Sea Route. La CNN riporta che potrà fornire riparo a circa 250 uomini, e che la posizione effettiva è più vicina all’Alaska che alla Siberia. Dopo l’allarme dei membri NATO, il tenente colonnello russo Vladimir Pasechnik, responsabile della costruzione dell’avamposto, ha provato subito a tranquillizzare la comunità internazionale affermando che Severny Klever servirà all’esecutivo Putin esclusivamente per monitorare meglio i movimenti di navi e aerei lungo il circolo polare artico. Sta iniziando la corsa per l’Artico?

Lo zampino anche in Ucraina? Sorge il dubbio che la Russia abbia cambiato la sua strategia di propaganda di fake-news in Ucraina, riuscendo ad aggirare i protocolli di sicurezza implementati da Facebook. Sembra, tuttavia, essersi ripetuto lo schema di attività di profili falsi, rappresentanti personaggi di spicco a livello sociale o politico, per provocare i cittadini ucraini sui social networks; il tutto tramite le operazioni dei cosiddetti “Russian-linked bots”. La Russia ha ovviamente negato qualsiasi coinvolgimento, ma sembra che le interferenze verificatesi in Ucraina seguano il modus operandi di quelle registrate in passato durante diverse elezioni europee.

Laundromat, i soldi russi nelle banche italiane. Un articolo uscito recentemente sul quotidiano italiano “La Stampa” ha riportato un’inchiesta sul “Laundromat”, ovvero 3 archivi di transazioni bancarie, denominate Azerbaijani Laundromat, Russian Laundromat e Troika Laundromat, in base ai dati raccolti dall’OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project) dal 2014. 100 mila transazioni nell’arco di 10 anni, fino a metà 2017, provenienti da tre diversi database, hanno presumibilmente portato in Italia una cifra vicina ai due miliardi di euro, depositati principalmente presso i gruppi bancari di Unicredit, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena. I soldi sembrerebbero essere stati utilizzati per l’acquisto di beni a vantaggio di personalità di spicco russe.

Europa orientale

Elezioni in Ucraina, al primo posto Zelensky. Una vittoria abbastanza inaspettata per l’attore e comico Vladimir Zelensky, che si è posizionato al primo posto con il 30,1% dei voti, seguito da Petro Poroshenko con il 16,7%. Non essendoci stato nessun candidato che abbia ottenuto il 50% dei voti, si svolgerà una seconda tornata elettorale, prevista per il 21 aprile. L'ex premier ucraina Yulia Timoshenko ha dichiarato in conferenza stampa che le votazioni sono state truccate per favorire proprio Poroshenko; tuttavia, la Timoshenko ha annunciato che non farà ricorso.

Kiev blocca i voli verso Mosca. L’Ucraina ha bloccato i voli verso Mosca in seguito alla visita a Mosca del candidato presidenziale Yuri Boiko e di un altro esponente politico. Il volo sembrerebbe essere stato diretto e non di linea. Il divieto non si applicherà per i trasferimenti delle organizzazioni internazionali.

Romania, Ue chiede maggiori riforme. Il vicepresidente vicario della Commissione europea Frans Timmermans ha chiesto al governo romeno una maggior velocità nell’applicazione delle riforme necessarie per portare avanti il processo di bilanciamento delle istituzioni del paese. Importante, ha aggiunto Timmermans, è che il governo non vada a toccare il sistema giudiziario, per non creare un precedente di impunità per i politici giudicati rei di corruzione.

L’Ue tuona anche in Polonia. La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro la Polonia riguardo allo stato di diritto, in particolare per la disciplina del sistema giudiziario. Il tentativo è quello di tutelare l’istituzione dei giudici dal controllo politico. Varsavia ha ora 2 mesi per rispondere.

Polonia, indipendenza dal gas russo entro il 2022. I media locali polacchi hanno riportato la notizia che la Polonia potrebbe raggiungere la piena indipendenza nel settore energetico entro il 2022. La volontà di Varsavia è quella di non rinnovare il contratto di fornitura con Gazprom, che scadrà esattamente nell’anno indicato. La Polonia potrebbe guardare ad altri orizzonti che, come riporta l’Agenzia ANSA, potrebbero essere costituiti da Stati Uniti, Qatar e un nuovo gasdotto denominato “Baltic Pipe”, che collegherebbe il paese con la Norvegia, passando dalla Danimarca.

Banca Mondiale, le economie dei Balcani sono in crescita. L’ultimo report della World Bank sull’economia della regione balcanica presenta un tasso di crescita attorno al 3,7% tra il periodo 2019-2020. Tuttavia, specifica l’istituzione, il quadro è “rischioso” a causa dell’instabilità regionale, dovuta a fattori come i conflitti interni e la lentezza delle riforme strutturali. Un dato incoraggiante è il progressivo calo del tasso di disoccupazione.

Balcani occidentali, l’Ue riconosce i progressi. Il Commissario per l’allargamento e la politica del vicinato ha riconosciuto i progressi portati avanti dagli Stati dei Balcani occidentali, durante l’incontro del Comitato per gli Affari Internazionali del Parlamento europeo. Al centro del dibattito si è inserita la questione dei rapporti tra Serbia e Kosovo. Per questo, Hahn suggerisce che l’Unione europea non debba includere nuovi membri finché tutte le dispute nazionali non saranno risolte, in modo da non precludere la riuscita di progetti di scala regionale. Hahn ha inoltre sottolineato che sia Serbia che Kosovo godono dell’appoggio istituzionale europeo per la riuscita della mediazione.

Tirana, un incidente diplomatico. Un vero e proprio incidente diplomatico a Tirana, Albania, in occasione della Conferenza sul clima nei Balcani occidentali. La Conferenza è stata posticipata poiché le delegazioni di Serbia e Kosovo hanno rifiutato di sedersi allo stesso tavolo. L’incidente sembra essere stato causato dalla contrarietà della Serbia sul fatto che il Kosovo abbia preso parte, come membro ufficiale, di una conferenza organizzata dalle Nazioni Unite.

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Libia, l’esercito di Haftar avanza verso Tripoli. E’ in atto l’avanzata dell’esercito di Khalifa Haftar (LNA - libyan national army) verso Tripoli, roccaforte del governo di unità nazionale (Gna) internazionalmente riconosciuto. L’intento del maresciallo di è quello di liberare la capitale libica (e le aree adiacenti) dall’estremismo di matrice islamica. Il premier Serraj ha accusato il suo rivale di “tradimento”, definendo l’offensiva un colpo di Stato. Raid aerei sono stati condotti dall’aviazione militare di Tripoli contro i convogli del LNA e le postazioni occupate da Haftar. Media locali riferiscono altresì di diversi scontri armati tra  le due controparti e, nelle ultime ore, si sta combattendo ad una decina di chilometri dalla capitale libica. A sostegno delle truppe governative, sono intervenute le forze di Misurata, nonché altre milizie locali. Inoltre, Haftar deve fare i conti con la controffensiva diplomatica che vede (quasi) tutti gli attori compatti; i ministri degli esteri del G7, nell’ambito della conferenza di Saint-Malo, hanno richiesto l’immediato cessato il fuoco e la fine dei movimenti militari contro Tripoli. Intanto, come misura precauzionale, l’Eni ha deciso di evacuare il suo personale italiano in Libia.

(notizie in aggiornamento)

Yemen, bombardato l’ospedale di Save the Children. Lo Yemen è nuovamente testimone di un evento drammatico, che si inserisce nella folta lista di atrocità che contrassegnano un conflitto talvolta dimenticato (se non trascurato). Il 26 marzo i cacciabombardieri della coalizione a guida saudita hanno colpito un ospedale rurale, sostenuto da Save the Children, a Kitaf (nel nord-ovest del Paese). Secondo la Ong, la struttura ospedaliera è stata investita dall’esplosione di un missile che ha un colpito un deposito di carburanti attiguo. Sette persone sono rimaste uccise, tra cui quattro bambini. Secondo le Nazioni Unite, lo stato yemenita è tuttora alle prese con la peggiore crisi umanitaria al mondo: 14 milioni di persone sono a rischio di carestia, 85.000 bambini potrebbero aver perso la vita a causa della fame estrema dall’inizio del conflitto (2015) e 18 milioni di individui (di cui la maggior parte bambini) vivono nella più totale insicurezza alimentare. In più, le stesse Nazioni Unite hanno lanciato un allarme per il diffondersi del colera, che ha già contagiato oltre 120.000 persone.

Turchia, la vittoria “mutilata” di Erdogan alle amministrative. il 31 marzo si è votato per le elezioni amministrative in Turchia. Erdogan, Presidente e leader del partito conservatore di ispirazione islamica Akp, ha riportato una vittoria “a metà”. Da una parte, a livello nazionale, la sua coalizione ha conseguito oltre il 50% dei voti e l’Akp si attesta ancora come primo partito (con il 45% dei voti totali). Dall’altra, Erdogan ha perso il controllo della capitale Ankara, passata nelle mani di Mansur Yavas, candidato del Partito Popolare Repubblicano (CHP - il principale partito di opposizione). A Istanbul, lo spoglio dei voti, che si è concluso a oltre 24 ore dalla chiusura dei seggi, ha decretato la vittoria di Ekrem Imamoglu (Chp); egli con il 48,78% dei consensi ha superato di circa 25.000 voti l’ex premier Yildrim, candidato dell’Akp. Erdogan ha tuttavia contestato i risultati, appellandosi alla Commissione elettorale suprema di Ankara. I Curdi, concentrati specialmente nell’area sud-orientale del Paese, hanno riassunto il controllo di diverse città, tra cui la loro capitale Diyarbakir. E per la prima volta nella storia turca, un capoluogo di provincia - Tunceli - (est della Turchia) sarà guidato da un esponente comunista.

Algeria, le dimissioni di Bouteflika. Si è ufficialmente dimesso il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, ponendo così fine ad un mandato portato avanti per vent’anni. A dare la spinta decisiva sono state le proteste di piazza ed i vari cortei organizzati dalla società algerina, che hanno preso piede a partire dal 22 febbraio. Le dimissioni si sono concretizzate in una lettera in cui l’ormai ex presidente spiega di aver preso questa decisione nel tentativo di salvaguardare la prosperità del paese. A presiedere il nuovo governo tecnico, in qualità di presidente ad interim, è Bensalah (l’attuale presidente della camera Alta algerina) che assume così il difficile compito di traghettare il paese verso nuove elezioni previste fra tre mesi. Nonostante la svolta, le rivendicazioni del popolo algerino sono ben lontane dall’essersi assopite. Difatti, ha preso piede il settimo venerdì di protesta: gli algerini non chiedono un cambiamento nel sistema, bensì la totale revisione del sistema politico post-Bouteflika.

Israele, la corsa alle presidenziali tra incertezze e timori. La campagna elettorale portata avanti da Benyamin Netanyahu (leader del “Likud”) e, parallelamente, da Benny Gantz (leader di “Blu-Bianco”), è ormai giunta alla sua fase finale. Infatti, martedì 9 aprile gli israeliani saranno chiamati alle urne per determinare la nuova formazione della Knesset stabilendo, di conseguenza, quale tra i due candidati andrà a formare e a presiedere il nuovo governo. Se da una parte i sondaggi di partito prevedono Gantz come vincente, stessa cosa non si può affermare riguardo i sondaggi di coalizione, che vedono quella di destra prevalere sull’intero centro-sinistra. Il destino di Israele si conferma così essere nelle mani del suo elettorato: sceglierà l’alternativa a Netanyahu, anche per non assumersi la responsabilità di avere un premier a rischio condanna subito dopo l’inizio della legislatura, o prevarranno gli orientamenti di destra, che sembrano ormai ben radicati nella società israeliana? A vincere, per ora, è solo un gran senso di incertezza.

Vincenzo Battaglia


OCEANIA

Australia, si prepara alle elezioni di maggio. Nell’era della globalizzazione e dell’utilizzo dei social network per qualsiasi attività, Facebook cerca di limitare le interferenze esterne. Bloccherà le pubblicità elettorali provenienti dall’esterno e cercherà di ridurre le fake news che circolano sul web. La notizia arriva dopo che il Parlamento ha da poco approvato una legge che condanna i dirigenti dei social media qualora le piattaforme trasmettano scene di violenza reale, come nel caso dell’attentatore di Christchurch.

Michele Pavan


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO - L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, il 4 aprile ha compiuto 70 anni. Un percorso lungo che ha portato l’Organizzazione a cambiare la sua natura a partire dagli anni ‘90 con la caduta dell’ex Unione Sovietica. La NATO è intervenuta in diversi contesti operativi a partire dai Balcani per arrivare in Afghanistan e, più recentemente, in Libia. Quali sono le sfide che si presentano? Sono molteplici, sicuramente, e non vi è una sola minaccia o un “nemico” comune, ma sono diversi gli scenari che si possono presentare in futuro a partire dall’Africa e l’America Latina; al contempo, non è da escludere la situazione in Europa orientale e ancor più in Estremo Oriente. La Russia e la Cina, ma anche altri attori emergenti, stanno prendendo sempre più controllo di aree sino ad ora poco conosciute.

Nazioni Unite, l’emergenza umanitaria in Venezuela non è ancora stata riconosciuta. Mancano cibo e farmaci, aumentano malnutrizione, morti infantili e malattie. L’emergenza umanitaria garantirebbe un intervento di assistenza umanitaria seppur minimo. Intanto, dall’altra parte del mondo, in Bangladesh, ha dichiarato di non poter sostenere il ricollocamento dei Rohingya su un’isola. Questi sono un gruppo di ribelli musulmani stanziati in Myanmar. Le Nazioni Unite si sono rese disponibili a sostenere il Bangladesh economicamente per alleggerire la pressione sui campi profughi al confine con il Myanmar.

Michele Pavan


Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Camilla Frezza: Sud-Est Asiatico

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa


Condividi il post

  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

Categorie

Dal Mondo Africa America del Nord America del Sud Asia Europa Medio Oriente Artide e Antartide Oceania


Tag

Diritti umani Economia America Europa Africa Medio Oriente Oceania Organizzazioni internazionali

Potrebbero interessarti

Image

How Fracking Changed the U.S Energy Sector and How It Could Change Europe's

Leonardo Aldeghi
Image

Orbán sempre più distante dall’Europa

Andrea Maria Vassallo
Image

Il futuro dell'Unione Europea

Giada Pagnoni
Accedi al tuo account di Mondo Internazionale
Password dimenticata? Recuperala qui
Diventa Associato