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Framing The World, VI numero

Stabilità e instabilità si muovono di pari passo

Siamo giunti alla sesta edizione del nostro bisettimanale "Framing The World". La missione è quella di fornire una rappresentazione oggettiva, lineare ed esaustiva degli eventi internazionali, suddividendo l'analisi in molteplici sezioni ed aree tematiche, così da venire incontro alla varietà di interessi dei nostri lettori. Nel numero di oggi, trova particolare spazio l'ambito dei diritti umani, contrassegnato nelle ultime due settimane da non poche vicende rilevanti, tra cui la condanna all'ergastolo a Karadžić e i 38 anni di carcere (più 148 frustate) inflitti dall'Iran all'avvocatessa Nasrin Sotoudeh. Passando alla sfera economica internazionale, continua lo scontro tra Usa e Cina per il 5G, esteso altresì a livello europeo. In Africa, se non è il terrorismo a colpire, è la natura a complicare una situazione già di per sé complessa, come dimostrato dal ciclone che ha devastato il Mozambico, nonché il Malawi, la Tanzania e lo Zimbabwe. Sul versante americano, persistono le tensioni in Venuezuela, aggravate da un recente blackout, e in Nicaragua, ove le proteste popolari contro il governo Ortega proseguono senza sosta. Dall'altra parte del mondo, in Asia orientale, la Corea del Nord ha abbandonato l’ufficio per la conciliazione costruito insieme a Seoul nell'aprile 2018, alimentando le incertezze rispetto all'atteggiamento di Kim. Nel Medio Oriente, centro nevralgico dell'instabilità mondiale, la Siria, da una parte, festeggia la fine definitiva del Califfato, dall'altra, condanna (insieme al mondo arabo in generale) il riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan da parte di Trump. In casa nostra, in Europa, la Brexit continua a configurarsi come la questione predominante, insieme alla visita di Xi Jinping in Italia per la sottoscrizione del memorandum d'intesa sulla BRI - tanto criticato dagli Usa e dagli stessi alleati europei. Infine, il tragico attentato contro due moschee a Christchurch in Nuova Zelanda, porta anche l'Oceania al centro della nostra narrazione. Queste sono solo alcune delle numerose notizie che troverete nella sesta e nuova edizione del nostro consueto appuntamento bisettimanale!


DIRITTI UMANI

Brasile, le popolazioni indigene sono sotto attacco. Dall’insediamento del Presidente Bolsonaro in Brasile sono stati riportati numerosi attacchi contro le popolazioni indigene del paese. Si stima, infatti, che da fine ottobre 2018 ad oggi, le invasioni territoriali siano cresciute del 150%. Ispirati dalla promessa del nuovo Presidente di destinare parte del territorio indigeno allo sviluppo commerciale del paese, infatti, molte persone hanno invaso le riserve e minacciato le popolazioni indigene locali. Ad oggi, in Brasile vivono circa 850 mila indigeni, appartenenti a circa 300 popoli e stanziati in quasi il 13% del territorio brasiliano.

Colombia, aperto un centro di accoglienza ONU. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha aperto un centro di accoglienza in Colombia, vicino al confine con il Venezuela, per assistere i rifugiati e i migranti in fuga. Centinaia di persone, inclusi bambini, anziani, persone con disabilità o con condizioni mediche precarie, sono infatti bloccate lungo il confine e costrette a vivere in mezzo alla strada. Il centro potrà accogliere 350 di loro, offrendo un riparo, cibo, acqua e assistenza medica. Dal 2015, sono oltre 2.7 milioni i venezuelani che hanno lasciato il loro paese, spesso cercando rifugio negli Stati limitrofi – solo in Colombia si trova più di 1 milione di rifugiati e migranti venezuelani.

Iran, Nasrin Sotoudeh condannata ad una pena disumana. La nota avvocatessa iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata condannata, a seguito di un processo irregolare, a 38 anni di carcere e a 148 frustate. Sotoudeh era stata arrestata a giugno con l’accusa di vilipendio e di spionaggio, oltre che di aver fatto propaganda contro il regime, di aver incitato alla corruzione e alla prostituzione, di aver commesso un atto peccaminoso per essere apparsa in pubblico senza il velo. Si tratta della più dura condanna inflitta negli ultimi anni contro i difensori dei diritti umani in Iran, a dimostrazione del fatto che le autorità stanno continuando nella loro opera di repressione.

Paesi Bassi, Karadžić condannato all’ergastolo per il genocidio di Srebrenica. La Corte d’Appello del Meccanismo residuale per i Tribunali Penali – subentrato al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia nel gennaio 2018 – ha riconosciuto Radovan Karadžić, presidente della Repubblica Serba di Bosnia durante la guerra del 1992-1995, colpevole di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. In particolare, Karadžić era stato condannato in primo grado a quarant’anni di carcere per il genocidio di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo, oltre che per aver preso in ostaggio e usato dei Caschi Blu dell’Onu e dei soldati della Nato come scudi umani contro i bombardamenti. L’accusa, che sosteneva insufficiente la condanna di primo grado, si è rivolta alla Corte di Appello, che ha deciso per la condanna di Karadžić all’ergastolo.

Stati Uniti, la California sospende la pena di morte. Il governatore della California Gavin Newsom, del partito democratico, ha recentemente annunciato l’adozione di una moratoria sulle esecuzioni capitali e la sospensione temporanea delle esecuzioni per tutti i 737 detenuti nel braccio della morte nel suo paese. Secondo quanto dichiarato dal Governatore, “la pena di morte è incoerente con i nostri valori di base. Ha discriminato gli imputati con infermità mentale, gli afroamericani e i latini e tutti quelli che non si possono permettere di pagare una difesa costosa”. La decisione, tuttavia, non ha ricevuto il supporto della Casa Bianca: in un suo tweet, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti accusato il Governatore californiano di essere andato contro il volere degli elettori. Ad oggi, la California è il quarto paese degli Stati Uniti ad avere adottato la moratoria sulla pena di morte, insieme alla Pennsylvania, all’Oregon e al Colorado.

Stati Uniti, niente visto al personale della Corte Penale Internazionale. Il Segretario di Stato, Mike Pompeo, ha dichiarato che gli Stati Uniti revocheranno o negheranno il visto per entrare nel proprio paese al personale della Corte Penale Internazionale che vorrà investigare sui presunti abusi commessi dalle forze statunitensi in Afghanistan o in altre aree del mondo. La reazione degli Stati Uniti segue la decisione della Corte di investigare sui crimini commessi dall’esercito americano in Afghanistan. La Corte Penale Internazionale, tuttavia, ha dichiarato che non si farà scoraggiare e che continuerà nelle sue indagini.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Boeing, una tragedia molto costosa. Lo schianto del Boeing 737 MAX 8 della Ethiopian Airlines che ha causato 157 vittime potrebbe essere un serio problema per il più grande produttore mondiale di aerei. Dalle prime indagini, l’incidente risulta molto simile a quello che aveva coinvolto lo stesso modello in Indonesia ad ottobre dell’anno scorso (189 vittime) e potrebbe essere stato causato da un problema al software anti-stallo del velivolo, convincendo le autorità a bloccare a terra tutti i 346 aerei della serie MAX. Il titolo Boeing ha perso oltre il 12%, pari a $30 miliardi di capitalizzazione, ma i problemi potrebbero essere solo all’inizio. Infatti, la risoluzione del problema tecnico e i risarcimenti dei danni ammonterebbero a circa un miliardo di dollari; in più, il conto potrebbe essere molto più salato se dovessero essere cancellati gli ordini di questo aereo. Il 737 è il modello di punta della Boeing e ha già ricevuto più di 5000 ordini per un valore di $600 miliardi, rappresentando l’80% del portafoglio ordini ed il 35% dei profitti.

Stati Uniti e Brasile, un incontro atteso. Il presidente brasiliano Bolsonaro ha visitato settimana scorsa per la prima volta gli Stati Uniti e ha incontrato il presidente a cui tanto si è ispirato nella campagne elettorale. La visita è stata completata dalla firma di accordi economici per aumentare gli scambi commerciali e la cooperazione tra le due economie più grandi dei continenti americani. Il Brasile commercia con gli Stati Uniti per soli $70.6 miliardi, una cifra ben lontana dai $611 miliardi di scambi che il Messico intrattiene con il vicino statunitense a fronte di un PIL inferiore del 50%. Sono stati firmati accordi per favorire gli investimenti e gli scambi bilaterali nelle infrastrutture, nell’energia, nella tecnologia e nella difesa, anche se Bolsonaro non è riuscito a far eliminare il bando all'importazione di carni dal Brasile (in vigore dal 2017 in seguito ad uno scandalo su false certificazione sanitarie), né aumentare la quota di zucchero esportabile. Gli Stati Uniti hanno inoltre appoggiato la candidatura del Brasile per l’ingresso nell’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development)

Agnelli e Peugeot, due famiglie verso l’unione? Robert Peugeot, presidente dell’omonima azienda di famiglia, dopo aver acquistato Opel nel 2017, ha confermato di essere pronto a nuove “operazione straordinarie” nei prossimi anni e subito si è pensato al gruppo FCA. Da tempo, infatti, il costruttore torinese è alla ricerca di un partner di livello globale per poter competere con i giganti del settore, come Volkswagen e Toyota (oltre 10 milioni di veicoli venduti), e il marchio francese potrebbe essere il candidato ideale dopo il fallimento delle trattative con GM. Entrambi i gruppi potrebbero realizzare sinergie di costi e di ricavi, con Peugeot che fornirebbe la tecnologia che manca a FCA per costruire auto ibride ed elettriche; mentre FCA consentirebbe ai francesi di sfruttare la propria infrastruttura di vendita sul mercato americano. I titoli delle due società hanno messo a segno guadagni superiori al 5% in seguito alla divulgazione di questa indiscrezione.

5G, la battaglia continua. La nuova tecnologia di trasmissione dati è da tempo un terreno di scontro tra Stati Uniti e Cina. Se già Obama aveva lanciato l’allarme per la sicurezza nazionale, Trump ha portato lo scontro a nuovi livelli. Il 5G non si limiterà a velocizzare la connessione internet dei cellulari: infrastrutture energetiche, stabilimenti e linee produttive, auto, oggetti smart nelle nostre case ma anche dispositivi medici e mezzi militari saranno connessi in rete grazie alla velocità e alla bassa latenza della nuova connessione. Il timore americano, condiviso dagli alleati europei, è che il governo cinese potrebbe intercettare i dati trasmessi o, peggio, paralizzare metropoli e paesi che affidano i servizi essenziali alle reti installate da compagnie cinesi. Se i paesi occidentali hanno identificato in tutto ciò un rischio per la sicurezza nazionale (trovando nel concreto falle nei sistemi di protezione), l’unico paese che non ha seguito tale strada è l’Italia (nonostante i ripetuti avvertimenti del Copasir dal 2009), che conta di inaugurare la rete nel 2020 tramite Huawei, adducendo tale scelta a motivazioni di costi e mancanza di alternative, sebbene Ericsson e Nokia, solo per restare in Europa, offrano lo stesso servizio allo stesso prezzo.

Miliardari, un po’ di numeri. Anche il 2018 non è stato gentile con i miliardari. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il numero dei miliardari e la loro ricchezza totale si sono ridotti. L’anno scorso il loro numero si è assestato sulle 2153 unità, 55 in meno rispetto al totale dell’anno precedente, ed il 46% di loro (994) sono diventati più poveri, perdendo in totale $400 miliardi. Ben 247 persone che erano miliardari nel 2017 non lo erano più nel 2018. La regione più colpita è stata l’Asia-Pacifico (- 60 miliardari), ed in particolare la Cina con 49 miliardari in meno, ma anche Europa e Medio Oriente hanno perso terreno; solamente Brasile e Stati Uniti sono andati in controtendenza. Proprio negli USA risiedono 14 delle 20 persone più ricche del mondo, guidate da Bezos (Amazon) e Gates (Microsoft). Entra in classifica anche Kylie Jenner, che a 21 anni è diventata la miliardaria self-made più giovane al mondo, battendo il precedente record di Mark Zuckerberg. La Jenner ha fatto fortuna in soli 4 anni vendendo beauty kit marchiati con il proprio nome e promuovendoli tramite i social media. Ma ancora più sorprendente è il fatto che abbia soltanto 12 dipendenti in totale, avendo sub-appaltato produzione, packaging e vendite ad altre aziende.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Etiopia, terribile disastro aereo. Ha provocato la morte di 157 persone lo schianto del volo della Ethiopian Airlines, precipitato a 62 chilometri da Addis Abeba il 10 marzo. Il modello di aereo coinvolto è il Boeing 737 Max 8, ovvero lo stesso che ha portato alla morte di 189 persone il 29 ottobre dello scorso anno in Indonesia. La compagnia aerea ha annunciato che l’intera flotta di 737 Max rimarrà a terra per i dovuti controlli.

Mali, base militare di Dioura attaccata dai terroristi. Il gruppo Jihadista Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin - Gruppo di sostegno per l’islam e i musulmani - capitanato da Iyad Ag Ghali ha rivendicato l’attentato avvenuto il 17 Marzo. Il bilancio ufficiale del governo maliano è quello di 26 soldati e tre terroristi (martiri, secondo il gruppo) uccisi negli scontri che si sono svolti presso la base della città di Dioura. Secondo il governo, l’azione è stata portata avanti dagli uomini di Amadou Koufa, detti Macina per il nome del territorio da cui provengono, membro della coalizione-ombrello sopra descritta.

------- Strage nel villaggio di Ogossagou. Al momento è stata confermata la morte di circa centotrenta persone. Una strage, uomini, donne e bambine riversi a terra accanto alle abitazioni incendiate. Gli abitanti del posto parlano di un attacco da parte di uomini armati - vestiti da tradizionali cacciatori Dogon - che possono essere ricondotti ai Dan Na Amassagou. Si tratta di un famoso gruppo etnico che sembra trarre origine dalla antica popolazione Garamanti e che popola il centro del Mali contando circa un milione di individui. Dopo aver ricostruito l'evento sembra che un centinaio di uomini armati di fucili e granate si sia lanciato sul villaggio in sella a delle moto. Secondo quanto riporta Jeune Afrique la ragione è da ricondursi all’affermazione del gruppo Jihadista di Amadou Koufa nel centro del Paese che ha portato a un aumento della violenza intercomunale.

Mozambico, il nostro pensiero va alle vittime del ciclone. È ancora presto per avere un bilancio definitivo e, purtroppo i numeri finali sono destinati ad aumentare. Tuttavia, più di 90,000 persone sono sfollate, circa 1,500 ferite e purtroppo più di 400 hanno perso la vita. Si sta parlando delle conseguenze del ciclone che ha colpito le coste centrali del Mozambico venerdì di settimana scorsa e che ha provocato l’allagamento di migliaia di ettari di terreno. Le condizioni sul posto hanno reso complicatissime le operazioni di salvataggio e di intervento, e solamente nelle ultime ore stanno migliorando come riportato da Africa News. Come se non bastasse, la notizia della presenza del colera presso le zone colpite ha reso ancora più impellenti gli interventi di carattere sanitario. Malawi, Tanzania e Zimbabwe hanno già offerto il proprio supporto così come alcuni milioni di euro sono stati garantiti dall’Unione Europea. Sud Africa, UNICEF e WFP (World Food Program) si sono ugualmente mobilitati. Nel complesso si parla di più di un milione di persone colpite dall’evento.

Nigeria, elezioni amministrative invalidate. A causa della violenza e delle irregolarità verificatesi in alcune aree di sei Stati Federali della Nigeria, gli elettori saranno chiamati nuovamente alle urne durante la prossima settimana. Si tratta di aree non collegate tra loro ma che coinvolgono il sud, il centro, il nord ovest e il nord est. Le elezioni si erano regolarmente svolte il 9 Marzo, come previsto.

Repubblica Centrafricana, più gruppi armati nel governo. Venerdì 22 Marzo è stato effettuato un rimpasto nel governo della Repubblica Centrafricana al fine di permettere maggiore presenza di figure dei gruppi armati che hanno siglato l’accordo di Khartoum il 6 Febbraio di questo anno. L’Unione Africana ha risposto immediatamente ai sentimenti che si erano diffusi tra alcuni dei gruppi armati che non si sentivano sufficientemente rappresentati nell’esecutivo; questo, a seguito dell’accordo, si era stabilito dovesse essere il più inclusivo possibile di tutte le parti. Lunedì, l’UA ha convocato un incontro presso la propria sede ad Addis Abeba ed è stato raggiunto l’esito positivo che ha permesso di mantenere in piedi il precario equilibrio venutosi a formare negli ultimi mesi.

Somalia, ennesimo attacco terroristico di Al Shabab. Si parla di cinque vittime di questo attacco avvenuto a Mogadiscio. Il gruppo terroristico questa volta ha preso di mira la sede del ministero del lavoro e sembra che tra i deceduti sia presente il viceministro del lavoro e degli affari sociali del governo somalo. Si tratterebbe, così, di un target ancora una volta diverso da quelli precedenti, andando ad aggiungersi a basi militari e attacchi transnazionali (per esempio in Kenya) e nazionali a centri di villeggiatura: il messaggio è chiaro, la guerra è aperta su tutti i fronti.

Marcello Alberizzi


AMERICA

Canada, l’insicurezza alimentare è crescente? Il Paese è stato colpito negli ultimi anni da una diminuzione dei salari contestualmente all’aumento dei costi dell’assistenza sanitaria, portando molte persone ad una condizione di insicurezza alimentare. Le stime indicano che questo fattore crescerà nei prossimi anni, ma non vi sono ancora dati certi sulle percentuali e i numeri che contraddistinguono questa ricerca. Allo stesso tempo, il premier Justin Trudeau e il suo staff sono ancora colpiti dallo scandalo politico che li vede coinvolti per le pressioni esercitate sull’ex ministro della giustizia per aiutare l’azienda Snc Lavalin.

Cuba, le unioni gay un tabù senza soluzione. La recente approvazione della riforma costituzionale tramite il referendum del 24 febbraio 2019 non ha previsto l’introduzione della dicitura: “l’unione tra due persone” come definizione del matrimonio, escludendo così la legittimazione dei matrimoni omosessuali. Non si placano quindi le proteste per l’estensione dei diritti civili alle coppie omosessuali. Sino ad ora la chiesa, che ha una forte influenza sul popolo cubano, molto legato alle tradizioni cristiane, evangeliche e protestanti, ha avuto la meglio. L’unica cosa certa è che si presenta una nuova sfida per lo stato cubano.

Nicaragua, le manifestazioni senza sosta. L’opposizione ha dichiarato di non avere intenzione di dialogare con il governo di Daniel Ortega fino a quando i prigionieri politici non verranno liberati. Proprio con questo obiettivo, per la liberazione dei prigionieri, il 16 marzo, la coalizione formata da diversi schieramenti della società che si oppongono ad Ortega ha manifestato a Managua. La polizia ha represso con forza la manifestazione ritenendo che le autorità non avessero autorizzato il corteo. La coalizione si è fatta forza inneggiando la manifestazione in nome della libertà, libertà di espressione e diritto a manifestare. Quando si porranno finalmente le basi per un dialogo costruttivo?

Stati Uniti, Trump e le nuove politiche. La notizia del riconoscimento del Golan come territorio israeliano da parte del Presidente Trump è molto recente ed ha destato molto scalpore essendo territori occupati da Israele. Altresì è recente la dichiarazione che vede il Presidente favorevole ad indicare il Brasile come alleato principale e strategico al di fuori della NATO. Una dichiarazione importante che potrebbe cambiare gli equilibri dei partners strategici degli Stati Uniti. Intanto, Bolsonaro, presidente del Brasile, è dubbioso su un possibile intervento militare in Venezuela al fianco del presidente statunitense qualora la situazione non cambiasse.

Venezuela, il blackout colpa di un sabotaggio? Così ha esordito il presidente Nicolas Maduro parlando di un gesto intenzionale dell’opposizione. Un’analisi più oggettiva della situazione sembra tuttavia smentirlo. Infatti, il blackout sarebbe stato causato da un surriscaldamento delle tre linee principali nella sottostazione Malena vicina alla centrale di Guri, da cui deriva quasi tutto il fabbisogno energetico del paese. La mancanza di manutenzione e di manodopera, i contratti inefficienti per l’acquisto di energia elettrica da paesi amici e la mancata realizzazione di nuovi impianti eolici, termoelettrici ed idroelettrici, hanno amplificato le conseguenze del blackout, causando una trentina di morti (e numerosi pazienti ricoverati d’urgenza presso gli ospedali del paese).

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, l’Italia fa il kowtow? Il Kowtow (inchino alla “maniera cinese”) è come viene descritta la condotta italiana dalle testate giornalistiche nazionali ed internazionali. Xi Jinping è atterrato giovedì. Sabato 23 marzo il ministro degli esteri Wang Yi, Xi, il primo ministro italiano Conte e il vice primo ministro, nonché ministro allo sviluppo economico, Di Maio, hanno siglato il Memorandum of Understanding (a carattere più politico e non vincolante tra le parti) in merito al sostegno e alla collaborazione italiana nel progetto cinese della Belt and Road Initiative. “I am full of confidence in the prospect of the development of China-Italy relations” ha dichiarato Xi Jinping. Molte le critiche al governo per i passi mossi fino ad ora. Washington sostiene che questo non porterà alcun beneficio al paese e Macron lo definisce un “errore strategico”. Nel frattempo, l’UE ha pubblicato il 12 marzo 10 principi con cui intende affrontare prima il Consiglio d’Europa appena conclusosi (22 marzo) e poi i futuri negoziati con la Cina.

Giappone, demograficamente parlando. Con il 2019 si concluderanno i 30 anni dell’era Hesei (pace eterna, iniziata nel 1989 con l’imperatore Akihito) ma non senza trasformazioni per la popolazione giapponese. Infatti, stando ai dati demografici, la popolazione del paese pare essere nuovamente in grave pericolo per quanto riguarda la sua diminuzione e il suo invecchiamento. Stando al NHK (servizio pubblico radiotelevisivo giapponese), nel 2018 il numero delle nascite era minore del 30% rispetto al 1989. Un interessante trend osservabile è la decrescita perfino nelle città, considerate roccaforti fino a poco fa. E’ da notare altresì una continua modifica in senso più inclusivo, l’ultima del dicembre 2018, in merito alle politiche di visto, lavoro e residenza del paese, storicamente molto restrittive. Nel 2018 il numero di lavoratori stranieri era di 2.5 milioni, il più alto di sempre.

Coree, un ritiro unilaterale.

Kim Jong-un durante il discorso per l’anno nuovo aveva detto che qualora una soluzione non fosse stata trovata insieme agli Stati Uniti, sarebbero allora state trovate "new way for defending the sovereignty of the country and the supreme interests of the state". Venerdì, lo staff della Corea del Nord avrebbe abbandonato l’ufficio per la conciliazione costruito dalle due parti nell’aprile 2018, nella DPRK. L’ufficio funziona come un’ambasciata di fatto anche se non de jure, ed è composta da personale di entrambi i paesi. Il personale sudcoreano rimarrà come di consueto all’interno dell’edificio a svolgere le proprie funzioni. Nessuna spiegazione pare essere stata data dal vicino nord coreano, anche se un collegamento con il fallimento delle richieste di diminuzione delle sanzioni fatte ad Hanoi e la dipendenza strategica di Seul nei confronti degli USA, possono aver giocato un forte ruolo nella decisione.

Myanmar, il traffico.

Secondo un recente studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health in collaborazione con la Kachin Women’s Association Thailand, sarebbero 106 mila le donne migranti dal Myanmar tornate in patria dopo gli sfollamenti dovuti ai conflitti etnici e alle espropriazioni. Di queste, 5000 hanno subito matrimoni forzati con uomini cinesi e quasi 3000 sono rimaste incinta. Il fenomeno sembra essere dipeso dalla compravendita delle mogli in conseguenza del fatto che, ad oggi, la popolazione maschile supera quella femminile di 34 milioni di unità a causa della politica del figlio unico e degli effetti distorsivi che ha prodotto. Da questo studio, si evince poi che il 65% delle vittime siano passate attraverso un intermediario.

Stefano Sartorio


EUROPA CENTRO-OCCIDENTALE ED UNIONE EUROPEA

Consiglio Europeo, una sessione di scadenze.

Il 21 e il 22 marzo si è riunito il Consiglio europeo, organo di indirizzo politico dell’Unione europea. Reciprocità e fronte comune sono i due principi che i Capi di stato hanno ribadito in merito alle relazioni con la Cina. Le telecomunicazioni tra i nodi più grandi, Juncker però chiede un parere alla Commissione che arriverà in settimana. Il 9 aprile è previsto un incontro tra i capi di Stato europei e la Cina per discutere sulle relazioni future. La Brexit, altro problema centrale. Theresa May chiede un’estensione delle tempistiche e il Consiglio ha risposto in tal modo: se il suo accordo sulla Brexit dovesse essere approvato dal Parlamento inglese entro il 12 aprile, Londra avrà tempo fino al 22 maggio per far passare tutta la legislazione relativa al nuovo corso. In caso contrario, allora, al Regno Unito spetterà rinegoziare un nuovo rinvio con l'Ue per evitare il No Deal (ma a questo punto si procederà inevitabilmente ad un'estensione prolungata). Parlando di clima, si chiede ai membri del Consiglio di trovare una linea comune entro il 2020 in linea con l’accordo di Parigi. Anche la lotta alla disinformazione ha occupato uno spazio durante le riunioni.

Brexit, milioni di persone chiedono un secondo referendum. Il 23 marzo, 4.3 milioni di firme sono state raccolte tramite una petizione online per chiedere al Parlamento britannico di bloccare la Brexit. Pochi giorni dopo, circa un milione di persone ha manifestato per le strade di Londra per chiedere un secondo referendum sulla Brexit e scongiurare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Nonostante l’alto numero di proteste, tuttavia, il governo britannico ha dichiarato che andrà avanti fino in fondo.

Elezioni europee, Soros finanzia PiùEuropa. Il miliardario George Soros e sua moglie Tamiko Bolton hanno finanziato il partito di Emma Bonino, PiùEuropa, con circa 200mila euro. Lo ha comunicato il partito stesso sul proprio sito, nella cui sezione ‘trasparenza’ è possibile consultare la lista con i nomi di tutti coloro che dal primo gennaio 2019 ad oggi hanno contribuito alle finanze del partito con apporti economici superiori a 500 euro. Tale donazione arriva a poche settimane dalle elezioni, dopo che il partito PiùEuropa ha deciso di partecipare alle elezioni con una lista autonoma collegata al gruppo liberale ALDE.

Sartorio Stefano, Michele Pavan


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia

La Russia schiera bombardieri strategici in Crimea: Viktor Bondarev, Presidente della Commissione russa per la difesa, ha annunciato lo schieramento di bombardieri strategici Tu-22M3M come risposta al sistema Aegis Ashore installato dalla NATO in Romania e Polonia. Una decisione che esalta i nuovi bombardieri a lungo raggio prodotti da Mosca, il cui primo volo è stato svolto il 28 dicembre, in ottica della competizione militare e tecnologica con l’Alleanza Atlantica. Inoltre, si tratta di un segnale evidente che la Russia mandare:  non vuole cedere il terreno in Crimea, bensì è disposta a reagire ad eventuali minacce con le misure necessarie.

Crimea, la Russia vuole ridurre la dipendenza energetica da Kiev: per rimanere sulla questione “crimeana”, sono state inaugurate due centrali termoelettriche che renderanno, secondo il portavoce del Cremlino Peskov, la Crimea pienamente indipendente dal punto di vista della produzione energetica; una notizia importante e che segna una nuova svolta per lo stato economico della penisola: la Crimea, infatti, ha sempre ricevuto l’80% della sua fornitura di energia elettrica dal territorio ucraino.

Mosca si afferma come primo fornitore di GNL per l’Europa: la Russia è diventata, per la prima volta nella storia, il primo fornitore di gas naturale liquefatto (GNL) grazie al volume delle esportazioni registrato durante il mese di febbraio (1,41 milioni di tonnellate). Mosca afferma il suo primato anche nel GNL, l’unico elemento che consentiva all’Europa di resistere parzialmente all’influenza energetica russa. L’importante carico di GNL deriva dalle estrazioni effettuate nella penisola russa di Yamal, che si affaccia sulla regione artica. Insieme all’impianto Nord Stream 2, questa notizia rappresenta un dato importante, ma al contempo negativo per i tentativi di allentare la morsa energetica russa in Europa.

Gazprom avvia nuovi lavori nella penisola di Yamal: Gazprom ha annunciato l’inizio dei lavori nel campo di Kharasaveyskoye. Vladimir Putin ha aperto l’evento con un saluto a tutti i partecipanti. I nuovi lavori segnano un passo importante per la politica energetica russa e la penisola dello Yamal, che influenzerà la direttrice nel settore per il corso del XXI secolo. La produzione effettiva, come riporta Gazprom, inizierà nel 2023, con un volume previsto di 32 miliardi di metri cubi all’anno.


Europa orientale

Ucraina, record negativo sulla fiducia nel governo: la fiducia verso il governo ucraino ha toccato i minimi storici globali, con una percentuale dell’appena 9%; un dato che lascia sorpresi, ma in realtà l’approvazione non ha mai superato i 14 punti percentuali a partire dal 2015. Il calo spaventoso dei consensi è dovuto, come riporta l’agenzia di stampa ucraina UNIAN, alla mancata capacità dell’attuale governo di soddisfare le richieste dei cittadini espresse durante le durissime giornate di piazza Maidan.

Poroshenko preme per aggiornamenti alla difesa: in merito a ciò che avevamo detto la scorsa edizione, il Presidente ucraino sta esercitando pressioni sul Ministero della Difesa per ottenere diversi miglioramenti ai sistemi di protezione militare del paese, che renderebbero un attacco diretto di Mosca “molto più costoso”. Si parla dei droni UAV turchi e dei missili anticarro Javelin statunitensi. Poroshenko ha assicurato che le migliorie al sistema difensivo nazionale stanno procedendo celermente, e presto arriveranno novità anche riguardo ai sistemi missilistici.

Ungheria, Fidesz sospeso dal PPE: il partito di maggioranza ungherese Fidesz, guidato dal premier Orban, è stato sospeso dal Partito Popolare Europeo dopo gli scontri in merito agli attacchi verso l’Unione europea, con l’accusa di aver prodotto “fake news” circa i legami tra George Soros e i flussi di immigrazione verso l’Europa. La sospensione avrà effetto immediato, mentre la decisione su una possibile e definitiva espulsione sarà presa in seguito, probabilmente dopo i risultati delle elezioni europee.

Radovan Karadzic è stato condannato all’ergastolo: l’ex leader dei serbo-bosniaci è stato condannato all’ergastolo presso il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, chiudendo così uno degli eventi più tragici della storia europea. Karadzic ha commentato la decisione come “una vittoria della politica sulla giustizia” e una “vittoria inutile”; per l’ex leader, la vera vittoria è stata la creazione della Republika Srpska e la libertà del popolo serbo. Il verdetto del Tribunale costituisce, in ogni caso, una decisione che riuscirà a conciliare (e a chiudere) una parte del tragico passato dei Balcani e dell’Europa.

EastMed, ulteriore distensione tra Grecia e Turchia: si allenta ancora la tensione tra Grecia e Turchia, dopo l’annuncio di Ankara su un prossimo incontro tra i Ministri della Difesa dei rispettivi paesi, per allentare le pressioni sulla sovranità del Mar Egeo, che continua a influenzare negativamente i rapporti bilaterali. Inoltre, il Ministro degli Esteri greco George Katrougalos ha affermato che la Turchia non deve essere esclusa dalla fruizione delle risorse energetiche nel Mediterraneo orientale; un’inclusione positiva per il mantenimento degli equilibri e della stabilità regionale.

Polonia, 12 start-up italiane presenti al Wolves Summit 2019: sono ben 12 le start-up che hanno partecipato al Wolves Summit 2019 a Varsavia. Un’ottima presenza italiana in una città che punta a diventare un futuro “hub” tecnologico per aziende e imprenditori, come dichiarato da Marcin Ociepa, Sottosegretario del Ministero polacco per l’Innovazione e lo Sviluppo. L’evento ha ospitato un totale di 1000 start-up provenienti da 69 paesi diversi, con un’alta percentuale di esse provenienti da Polonia e Gran Bretagna.

Romania, Cluj è la capitale europea delle start-up 2019: per rimanere in tema di innovazione e imprenditoria, Cluj è stata nominata la capitale europea delle start-up per il 2019, un punto di incontro e di scambio di conoscenze, tecnologia e “know-how” tra l’Europa orientale e l’Occidente.

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Algeria, una vittoria parziale per la società civile. A seguito delle proteste messe in atto dalla popolazione algerina, l’11 marzo il presidente Bouteflika ha dichiarato di rinunciare al tentativo di concorrere per un quinto mandato presidenziale. Nel fare ciò, il presidente ha altresì riferito che le elezioni – inizialmente previste per il 18 aprile - sono rimandate a data da destinarsi; condizione primaria per lo svolgersi delle stesse è l’istituzione di una conferenza nazionale sulle riforme politiche e costituzionali. La svolta è arrivata anche a seguito del segnale lanciato dall’esercito algerino, che si è schierato con i manifestanti per rivendicare il cambiamento. All’annuncio è seguito un rimpasto di governo, con il primo ministro Ouyahia, sostituito dall’ex ministro degli interni Bedoui e la nomina di Lamamra (consigliere diplomatico di Bouteflika) alla carica di vicepremier. Benché questi risultati rappresentino una prima vittoria per la popolazione, sussiste il timore riguardo la precarietà della democrazia algerina.

Siria, la fine del Califfato. “Il Califfato di Abu Bakr al Baghdadi è stato spazzato via dalla Siria”, è “al 100% eliminato”, ha annunciato un portavoce della Casa Bianca venerdì 22 marzo, citando delle informazioni ricevute dal Pentagono. La notizia del definitivo collasso territoriale di Daesh è stata altresì confermata dal Presidente Trump e dalle milizie curde. “Baghouz (ultima roccaforte nelle mani dell’Isis) è stata liberata. La vittoria militare contro Daesh è completa”, ha dichiarato Mustafa Bali, capo dell’ufficio stampa delle SDF - Syrian democratic forces. Malgrado l’eliminazione totale del sedicente Stato islamico, il livello di allerta rimane elevato: innanzitutto, alcuni gruppi jihadisti sono tuttora operativi nella valle siriana dell’Eufrate. In più, l’organizzazione terroristica, con i suoi slogan, è ancora in grado di attrarre non pochi simpatizzanti. Infine, un’ulteriore minaccia è rappresentata dal potenziale risveglio delle cellule jihadiste attualmente “dormienti” (sparse sia nelle zone desertiche che nei principali centri urbani siriani).

Trump riconosce la sovranità di Israele sul Golan: Giovedì 21 marzo, con il suo consueto strumento di comunicazione, il tweet, Trump ha dichiarato che gli Usa intendono riconoscere la piena sovranità di Israele sulle alture del Golan. Tale decisione, che segue il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, si configura come un chiaro sostegno a Netanyahu in vista delle imminenti elezioni di aprile. Il riconoscimento degli Usa era già stato anticipato, seppur in forma più implicita, nei giorni scorsi con la pubblicazione del rapporto annuale americano sui diritti umani. Questo conteneva una significativa revisione semantica della terminologia adoperata fino a quel momento, definendo le Alture del Golan “un territorio controllato” da Israele (accantonando l'espressione “territori occupati da Israele”, utilizzata nelle precedenti edizioni del report e condivisa a livello internazionale). La mossa di Trump è stata duramente criticata e condannata, specialmente dal governo russo, siriano, iraniano, turco, egiziano e palestinese.

Striscia di Gaza, la proteste popolari contro Hamas. In queste ultime settimane, numerose proteste popolari hanno avuto luogo in tutta la Striscia di Gaza. Non si tratta di manifestazioni contro Israele, bensì contro la leadership di Hamas, accusata di aver incrementato il prezzo delle tasse e dei generi alimentari. Il malcontento delle popolazione è motivato dalle drammatiche condizioni economiche che contraddistinguono l’enclave palestinese. Di recente, la Banca Mondiale ha definito l’economia della Striscia “in caduta libera”, con un tasso di disoccupazione stimato intorno al 70%. Le autorità di Hamas hanno risposto con estrema durezza alle iniziative popolari, reprimendo con violenza le proteste e arrestando diversi attivisti per i diritti umani e giornalisti indipendenti.

Arabia Saudita, la caccia ai dissidenti. Il principe ereditario saudita Bin Salman avrebbe autorizzato una campagna segreta contro i dissidenti, intrapresa un anno prima rispetto all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Sorveglianze, detenzioni, sequestri e torture sarebbero gli strumenti adoperati dal team clandestino per mettere a tacere gli oppositori del regime. A rivelarlo è il New York Times, che cita dirigenti americani che hanno analizzato rapporti di intelligence segreti. Inoltre, si ritiene che, nell’ambito di questa campagna segreta e repressiva, alcune missioni siano state condotte dagli stessi responsabili dell’uccisione di Khashoggi. Tale circostanza andrebbe ad inserire l’omicidio in un quadro innegabilmente più vasto e controverso.

Vincenzo Battaglia


OCEANIA

Australia, l’islamofobia una tendenza della politica nazionale. Si tratta di un fenomeno che risale negli anni e che è andato crescendo tra la popolazione. A partire dal razzismo australiano sorto durante la colonizzazione, che trova origini in una sanguinosa guerra di frontiera e un genocidio ai danni dei nativi. Emerge in questo contesto il nazionalismo bianco australiano, recentemente sviluppatosi dopo i fatti del 2001 e il crescente numero di profughi soccorsi in mare. La tendenza all’islamofobia e al razzismo xenofobo caratterizza sempre di più l’Australia, che deve rivedere il ruolo dell’informazione riguardo a queste tematiche e nuove politiche di integrazione per scongiurare il terrorismo suprematista.

Nuova Zelanda, il terrorismo suprematista. Il 15 marzo passerà alla storia indicando la dimensione internazionale del suprematismo come manifestazione di ultra-nazionalismi e di neofascisti. Fenomeno fino ad ora poco considerato, spesso identificato come problematica nazionale, il terrorismo suprematista possiede, invece, tratti comuni con il terrorismo transnazionale di matrice islamica. Stesse modalità operative e una forte capacità di utilizzo di armi da fuoco che non lasciano scampo a nessun paese del globo. Una problematica che va arginata fin da subito e combattuta con istruzione e cultura. Vere e proprie politiche di integrazione tra culture e religioni differenti, denigrando ogni possibile richiamo alla distinzione tra popoli diversi.

Michele Pavan


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nazioni Unite, le violazioni della Corea del Nord. Le Nazioni unite stanno indagando su possibili violazioni relative al nucleare in Cina, intermediazione di armi in Siria e cooperazione militare con Iran, Libia e Sudan. Sembra siano molteplici i tentativi di aggirare le sanzioni, sia per proseguire con cooperazioni redditizie, specialmente con l’Iran, sia per il prosieguo delle attività di test militari da siti industriali-militari non utilizzati in passato per il lancio di missili balistici intercontinentali.

Unicef, i bambini del Malawi Mozambico e Zimbabwe. Il ciclone Idai ha colpito un milione e settecentomila persone di cui la maggior parte bambini. Mancano elettricità e acqua, ed il numero delle vittime è incalcolabile, con tantissime persone senza una casa. Il Wfp dell’Onu ha classificato la crisi con il livello massimo di emergenza. Oltre alla mancanza di cibo, acqua e rifugi di cui c’è un’estrema necessità, sussiste il rischio della diffusione di epidemie che potrebbero accentuare notevolmente i danni di questi paesi.

Michele Pavan



Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Camilla Frezza: Sud-Est Asiatico

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa


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    Vincenzo Battaglia

Categorie

Geopolitica Mondo


Tag

Diritti uman Economia Africa America Medio Oriente Asia Estremo Oriente Europa Unione Europea Oceania Organizzazioni internazionali

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