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Framing The World, V Numero

I Sistemi Regionali dettano le priorità su quello Internazionale.

Nel numero di oggi trovano largo spazio i Diritti Umani con particolare attenzione al caso danese sugli stupri e all’accusa a Israele per aver commessl crimini contro l’umanità. Non mancano invece le consuete informazioni inerenti all’economia internazionale che non dimenticano la decisione della BCE di tenere i tassi di interesse a zero sicuramente fino alla fine del 2019, così come le ultime notizie sul rallentamento dell’economia cinese. Spostandosi sul fronte geopolitico, e in particolare nel continente americano, colpiscono le vicende canadesi che vedono coinvolto il Primo Ministro Justin Trudeau e la continua involuzione della spirale Venezuelana. Dall’altra parte dell’Oceano, quello Pacifico però, il sub continente indiano attira le maggiori preoccupazioni per il durissimo scambio di colpi nel Kashmir tra i due Paesi nucleari. L’Europa ovviamente non viene dimenticata nemmeno in questa edizione in quanto notizie molto interessanti giungono dal fronte Brexit e dalle prossime elezioni del Parlamento Europeo: protagonista è Orban con la sua personalità ingombrante. La Russia invece è sul punto di vendere i missili antiaerei S-400 alla Turchia, mossa che solleva notevoli frizioni nell’alleanza atlantica. Infine, Africa e Medio Oriente: l’Algeria si è riversata improvvisamente nelle strade per opporsi alla decisione dell’invalido e anziano Presidente Bouteflika di ricandidarsi alle prossime elezioni mentre proseguono gli attentati in Somalia a causa del gruppo terroristico al-Shabab. Queste sono solo alcune delle numerose notizie che troverete nel nostro bisettimanale diventato in poco tempo un piacevole rendez-vous.

Diritti Umani

Danimarca, una nuova legge sullo stupro basata sul consenso. Il 5 marzo, il primo ministro danese Søren Pape Pulsen ha annunciato che il suo governo adotterà a breve una nuova legge sullo stupro basata sul consenso. La decisione è stata presa dopo che Amnesty International aveva denunciato all’interno di un proprio report “l’impunità endemica per gli stupratori” nel paese. Secondo il report, infatti, la Danimarca ha uno dei più alti tassi di stupro in Europa, a cui tuttavia segue un basso numero di denunce e un ancora più basso numero di condanne. Secondo i dati forniti dal ministero della giustizia e da recenti studi, nel 2017 sono state tra le 5100 e le 24000 le donne vittime di stupro o di tentato stupro, di cui solo 890 hanno sporto denuncia e solo 98 hanno ottenuto una condanna. Con la nuova legge, la Danimarca diventerà il nono paese europeo a riconoscere il sesso senza consenso come stupro (insieme a Belgio, Cipro, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Regno Unito e Svezia). 

Iran, nominato a capo della magistratura il responsabile di numerose esecuzioni di massa. Il leader iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha nominato a capo della magistratura Ebrahim Raeesi, il giudice che nel 1988 aveva ordinato l’esecuzione di migliaia di prigionieri politici. Le esecuzioni non sono mai state riconosciute dallo Stato iraniano, e per questo Raeesi non è mai stato processato. Da oggi, sarà lui a supervisionare l’intero sistema giudiziario iraniano. Secondo Human Rights Watch, questa nomina riflette il deterioramento dei diritti umani in atto nel paese.

Palestina, Israele accusato di aver perpetrato crimini internazionali contro la popolazione palestinese. Il 25 febbraio è stato presentato il Report della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente creata dallo Human Rights Council delle Nazioni Unite per indagare sulle presunte violazioni di diritti umani e di diritto umanitario da parte dell’esercito israeliano nei confronti della popolazione palestinese. In particolare, la Commissione ha indagato sull’uccisione di 189 civili e sul ferimento di altre 300 persone durante le proteste avvenute tra il 30 marzo e il 31 dicembre 2018 nella Striscia di Gaza. In tutti i casi tranne due, la Commissione ha riscontrato una violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte dell’esercito israeliano, che ha sparato su civili a centinaia di metri da loro, colpendo indiscriminatamente giornalisti, medici, donne, bambini e disabili, anche se questi non rappresentavano una minaccia. La Commissione ha affermato che alcune di queste violazioni ammontano a crimini internazionali e ha invitato Israele e la Corte Penale Internazionale a investigare sull’accaduto.

Siria, la crisi umanitaria peggiora. Durante la sua quarta visita in Siria, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha denunciato la gravissima crisi umanitaria ancora in atto nel paese. Negli otto anni di guerra, infatti, più di 5.6 milioni di siriani hanno dovuto lasciare la loro casa e fuggire in altre zone dello Stato o in paesi limitrofi. Oggi, una piccola parte di queste persone sta tornando alle loro case, ma intere città sono state distrutte negli scontri, dove mancano anche le infrastrutture e i servizi più fondamentali (come scuole e ospedali). Per questo motivo, Filippo Grandi ha manifestato tutto il supporto delle Nazioni Unite e in particolare del suo ufficio ai rifugiati siriani, invitando il governo del paese e tutta la comunità internazionale ad agire al più presto per offrire aiuti concreti alla popolazione.

Stati Uniti, stop alla pubblicazione delle statistiche sulle vittime civili dei droni. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente revocato l’ordine emanato nel 2016 da Obama di rendere pubbliche le statistiche sui civili uccisi durante gli attacchi lanciati per mezzo dei droni al di fuori delle zone di guerra. Ciò non solo indebolisce la trasparenza del governo, ma solleva ulteriori domande sul rispetto dei diritti umani nelle zone interessate, soprattutto se si considera il sempre più crescente uso da parte degli Stati Uniti di droni nelle missioni militari e di law enforcement all’estero – nei due anni dell’amministrazione Trump sono già stati ordinati 2234 attacchi per mezzo dei droni, contro i 1878 registrati negli otto anni dell’amministrazione precedente.

Marta Stroppa

Economia e Finanza Internazionale

10 anni dopo, Wall Street Rules. Sabato 9 marzo ha compiuto 10 anni il “bull market” (periodo in cui un listino azionario è cresciuto di almeno il 20%) più lungo della storia. Dieci anni fa, proprio nel momento più buio della crisi economica e finanziaria, il governo americano interveniva in modo straordinario nell’economia reale comprando titoli tossici, portando i tassi di interesse a zero e salvando le grandi banche di Wall Street (tra l’altro, realizzando un profitto stimato di almeno $50 miliardi). Da allora l’economia americana ha ripreso ad essere la più dinamica ed innovativa del mondo (almeno quello occidentale) e ha messo a segno delle performance incredibili, soprattutto se confrontate con quelle europee. Al 28 febbraio questi erano i risultati: Nasdaq +580%, Dow Jones +301% e S&P +318%. Bisogna inoltre ricordare che, a differenza dell’Europa, in America famiglie e fondi pensione dei lavoratori detengono circa il 70% del mercato azionario e il buon andamento della finanza si riflette quindi direttamente nell’economia.

Giappone, un CEO in disgrazia. Dopo 108 giorni in prigione, Carlos Ghosn, l’ex CEO del gruppo Nissan-Renault-Mitsubishi, accusato dalla giustizia giapponese di aver falsificato la contabilità aziendale per ricevere compensi non dovuti, è uscito su cauzione (€8 milioni) in attesa del processo. A stupire è stato il trattamento degno del peggior regime sudamericano che il manager ha subito. Ghosn è stato tenuto infatti in isolamento in una cella di 5m2senza riscaldamento e senza contatti con i suoi avvocati per i primi 23 giorni e ricevendo solo sporadiche visite da parte di alcuni familiari. Dietro questa vicenda potrebbe però nascondersi un gioco molto più importante. Come riportanoThe EconomistFinancial Times, prima dell’arresto Ghosn stava concludendo l’acquisto definitivo di Nissan tramite Renault (già in possesso del 43.4% delle azioni). I manager giapponesi di Nissan non gradivano tutto ciò e hanno fatto pressioni sul primo ministro Abe per contattare Macron e far saltare l’operazione. Non è chiaro cosa sia avvenuto, ma quando il jet di Ghosn è atterrato a Tokyo il 19 novembre ad aspettarlo in aeroporto c’erano i magistrati ed una cella vuota.

Allarme, la Cina non cresce. Il Premier cinese Li Keqiang mercoledì scorso ha dovuto ammettere che la Cina crescerà meno del previsto, circa il 6% invece che 6,5%. Per quanto i dati cinesi non siano ritenuti minimamente affidabili dagli economisti, e un tasso più corretto sarebbe il 3 - 3.5%, quello dichiarato è il tasso più basso degli ultimi 30 anni. Inoltre, i dati sul commercio sono negativi, con export crollati del 20.7% e le importazioni del 5.2% rispetto al 2018; anche tenuta in considerazione la festività del capodanno cinese, che “paralizza” la Cina per quasi un mese, la preoccupazione è significativa e venerdì Shanghai ha chiuso a -4.4%. Il premio Nobel Paul Krugman sostiene che una crisi cinese sembrerebbe inevitabile visto il debito pubblico tra il 250 e il 300% del PIL (non ci sono dati ufficiali…) e investimenti pari al 40% del PIL (insostenibili perché portano ad un eccesso di capacità produttiva), con conseguenze potenzialmente catastrofiche per l’economia globale; tuttavia è lo stesso Krugman a ricordare che già nel 2011 aveva profetizzato lo scoppio della bolla cinese per le stesse ragioni, senza che peraltro ciò si fosse mai realizzato.

Italia,tra no e sì. L’Italia potrebbe diventare il primo paese del G7 ad aderire alla One Belt One Road Initiative quando a fine marzo Xi Jinping dovrebbe compiere una visita ufficiale nel paese. Il negoziato è ancora in corso ma potrebbe concludersi proprio in occasione della visita del presidente cinese. Immediate sono state le reazioni internazionali con la Commissione Europea che ha espresso preoccupazione e gli Stati Uniti, che dopo le tensioni con Roma sul caso Huawei, rimproverano severamente l’alleato puntualizzando che l’iniziativa cinese non porterà benefici economici al paese e anzi potrebbe danneggiarne la reputazione. Singolare come un governo che sta provando a bloccare tutti i grandi progetti, dalle linee TAV (oltre alla Torino-Lione, ci sono anche la Brescia-Verona e la Venezia-Trieste) al nuovo gasdotto EastMed (un progetto da 6 miliardi finanziato dalla UE per importare gas da Israele e ridurre la dipendenza energetica dalla Russia), sia invece disposto molto favorevolmente ai progetti infrastrutturali cinesi.

BCE, tassi ancora fermi. Il board direttivo della Banca Centrale Europea ha annunciato a sorpresa giovedì scorso che manterrà i tassi di interesse a zero almeno fino alla fine del 2019 e probabilmente anche per il primo trimestre 2020. Viene così modificata la strategia che prevedeva un rialzo graduale dei tassi a partire dall’estate e la ragione è la scarsa crescita dell’economia europea. È stato inoltre annunciato il terzo round di “Tltro”, ovvero prestiti a tassi bassissimi per le banche europee a condizione che vengano destinati a imprese e famiglie, e serviranno a finanziare quelle banche che non riescono a raccogliere capitali sul mercato e “riempiono” i bilanci con titoli di stato (leggasi, le banche italiane). Draghi ha come obiettivo evitare che le banche diventino assuefatte agli alti rendimenti dei titoli italiani, con la duplice conseguenza di aumentare i costi di finanziamento per lo stato italiano e di ridurre le linee di credito destinate all’economia reale.

Leonardo Aldeghi


Africa Sub Sahariana

Camerun, continuano gli scontri. Il Camerun è uno dei Paesi africani sotto maggiore osservazione per le proteste e atti di repressione in corso. Alla contestazione del movimento di indipendenza per l’Ambazonia si uniscono le proteste del Movimento per la Rinascita del Camerun (MRC) guidato da Maurice Kamto. Si chiedono le dimissioni del presidente Paul Biya, non più legittimato a governare a causa della forte opposizione ma soprattutto a causa dei mezzi violenti che ha utilizzato per sopprimere le manifestazioni. Il Centro per i Diritti dell’Uomo e della Democrazia in Africa (CHRDA) parla di circa 200 vittime in pochi mesi che si aggiungono ad arresti di massa ingiustificati.

Ciad, chiuso il confine con la Libia. Idriss Déby Itno ha ordinato di chiudere la frontiera settentrionale con la Libia. La ragione deriva dai problemi di sicurezza con le forze ribelli del Ciad e i terroristi stazionati nel sud del vicino. Le mosse di Haftar, che si sta spingendo sempre più a Sud nel territorio libico, hanno provocato gli spostamenti di alcune cellule verso il Ciad e il Nord Est del Sudan, probabilmente in cerca di aree meno contese per continuare le proprie operazioni. Forse proprio per cogliere questa occasione è stato chiuso il confine e ordinato di considerare terrorista ogni individuo che si trovi nella fascia di territorio prestabilita, auspicando di trovare in fallo le suddette milizie. La stessa decisione tuttavia mette in difficoltà le popolazioni del nord del Ciad che trovavano nel commercio transfrontaliero i maggiori ritorni economici e che ancora prima di questa decisione non apprezzavano il presidente in carica.

Gabon, sosia o non sosia? Magari un clone, invece di un sosia. Continuano a rincorrersi strane dicerie sul Presidente del Gabon. Come già scritto alcune settimane fa Ali Bongo è gravemente impossibilitato a svolgere le sue funzioni a seguito di un ictus e all’inizio del mese si era svolto un ambiguo tentativo di colpo di Stato. Da alcuni giorni invece si susseguono sui social network delle voci per le quali si tratti di un suo sosia o addirittura clone. La famiglia e il portavoce ovviamente smentiscono e riportano che Bongo è perfettamente reale e in grado di svolgere le sue funzioni nonostante abbia ancora bisogno di cure.

Nigeria, Buhari ha vinto le elezioni. Ha ottenuto il 56% dei voti e sconfitto il suo principale oppositore Atiku Abubakar che subito dopo le elezioni ha contestato l’esito in quanto non fedele alla realtà dei fatti. Il tasso di partecipazione è stato bassissimo, circa il 35%, e nonostante Buhari abbia ottenuto la riconferma, Domenica 10 Marzo gli elettori torneranno a votare i rappresentanti delle assemblee locali. In questo caso la sfida potrebbe essere più serrata in quanto in alcune zone chiave l’APC (Buhari) è incalzato da una buona presenza dei candidati del PDP (Abubakar).

Senegal, Macky Sall confermato presidente. La Commissione Elettorale Indipendente ha annunciato i voti definitivi che confermano quelli parziali, ossia la rielezione del Presidente uscente. Il suo discorso ha ovviamente invitato al lavoro comune e inter-forze per la gestione del Paese, lanciando grandi parole di coinvolgimento ai partiti di opposizione. Questi ultimi si sono espressi con una posizione un po’ ambigua rifiutando prima di riconoscere i risultati parziali che confermavano Sall Presidente ma decidendo di non avviarne la contestazione legale presso la Corte Suprema una volta ottenuto il verdetto finale. I risultati ufficiali sono: Sall 58%, il maggior contendente Idrissa Seck circa il 20%, Ousmane Sonko il 15%, El Hadji Sall poco più del 4% e Madické Niang intorno all’1 e mezzo %.

Somalia, ancora guerra tra Shabab, Governo e le forze americane. Un altro attacco terroristico è stato perpetrato a Mogadiscio, capitale somala, in data 28 Febbraio. Secondo le fonti sono decedute 20 persone e solamente dopo 22 ore di assedio le forze militari sono riuscite a liberare gli ostaggi che erano stati presi dentro l’hotel. Da gennaio la guerra contro questo gruppo è quasi su larga scala e gli Stati Uniti sono in prima linea. Ben 30 attacchi aerei sono stati lanciati in due mesi di cui l’ultimo che ha causato la morte di 26 terroristi pochi giorni dopo l’attentato appena descritto. Acled Data riporta che al-Shabab sta vivendo una situazione complessa in quanto deve fronteggiare una crescente faziosità interna ma anche le pressioni delle cellule ISIS nel Paese.

Sudan, al-Bashir fa il proprio regalo alle donne. Probabilmente colto da un generoso atto in tema di gender equality il Presidente/Dittatore ha deciso di ordinare il rilascio di tutte le donne detenute per essersi espresse contro di lui in questi mesi di proteste. Una magra consolazione per queste donne che tuttavia includono anche esponenti politiche, giornaliste e figure chiave di organizzazioni non governative. Una scelta che può giovare quindi al movimento che in questi mesi di Stato di Emergenza sta impiegando il massimo sforzo per ottenere le dimissioni di Bashir. Potrebbe trattarsi di una mossa per alleviare le tensioni sociali nei suoi confronti, ma anche un’arma a doppio taglio qualora vadano a ri-ingrossare le fila dell’opposizione.


America

Canada, il governo al bivio per uno scandalo. Un grave problema deve essere affrontato dal premier Trudeau che deve presentare una versione dettagliata della storia che ha visto protagonisti l’ex ministro della giustizia Jody Wilson-Raybould e lo staff del premier. Infatti, Wilson-Raybould ha accusato Trudeau di aver aiutato un’azienda definita amica del premier, ovvero la Snc-Lavalin, ad essere assolta in un processo grazie a forti pressioni dell’ex ministra. Il 4 marzo, si è dimesso il Presidente dell’Agenzia del Tesoro, uno dei ministeri che si occupano proprio del controllo delle spese di governo. La situazione è molto complicata ed emerge in un momento in cui si hanno chiari segnali di efficacia delle politiche adottate dal premier canadese, quali la riduzione del tasso di povertà.

Cuba, una nuova costituzione è stata approvata il 24 febbraio 2019. Il nuovo testo costituzionale che riconosce la proprietà privata ma mantiene il partito unico è stato approvato con una larga maggioranza di votanti pari all’87%. Meno del 5% dei votanti ha annullato il voto o lasciato la scheda in bianco. Si può ritenere questo testo costituzionale un successo del governo di Miguel Diaz-Canel che ha seguito le modifiche costituzionali.

Stati Uniti d’America, la migrazione non ha fine. Le politiche di Trump non stanno funzionando. Seppure siano state introdotte misure di detenzione e di espulsione più rapide, i migranti fermati dopo l’attraversamento del confine con il Messico sono in forte aumento. Sono, infatti, raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2018. Intanto la presidenza Trump si trova ad affrontare altri problemi, come la causa appena fatta da Huawei nei confronti del governo, dopo l’entrata in vigore del divieto di utilizzo dei prodotti della casa cinese per le agenzie federali per ragioni di sicurezza. Prosegue, intanto, dall’altra parte dell’oceano, in Qatar, la lunga trattativa tra gli Stati Uniti e i talebani per i negoziati relativi l’Afghanistan. Sembra che questa volta la strada intrapresa possa produrre dei buoni risultati.

Venezuela, l’opposizione continua ma dipende dai punti di vista con cui si guarda la crisi. Secondo Maduro, l’opposizione continua contrastando il flusso di aiuti umanitari che dai paesi limitrofi è destinato ad entrare in territorio venezuelano. Secondo Guaidò, invece, l’opposizione continua cercando di contrastare le forze ancora alleate al regime, non escludendo un intervento militare di paesi terzi a supporto proprio del suo governo. Una situazione instabile, dal futuro incerto. Un dato significativo è rappresentato dalla riduzione delle esportazioni di petrolio dal Venezuela verso Stati Uniti e Cina contrastato, solo in parte, da un forte incremento dell’India a febbraio 2019. Proprio gli Stati Uniti sono ritenuti responsabili, dal regime di Maduro, del prolungato blackout che ha colpito il paese venerdì 8 marzo.

Michele Pavan

Asia ed Estremo Oriente

Cina, le “due sessioni” (Lianghui). Il 3 marzo si è aperta la riunione della Conferenza Politica Consultativa del popolo (CPPCC) che avrà una durata di circa 10 giorni, allo scopo di fornire una camera di dibattito sulle proposte legislative che verranno votate dal Congresso del Popolo e per fare il punto della situazione del paese. Allo stesso tempo il 5 marzo si è aperta la seduta plenaria del Congresso del Popolo (NPC), con lo scopo di ratificare le proposte legislative provenienti dai deputati. Anch’essa avrà una durata di 10 giorni. Questa cooperazione tra gli organi è tutto fuorché casuale, con il primo citato che funziona da “camera alta” allo scopo di fornire sostegno e consiglio al secondo ma senza potere legislativo. I temi trattati sono in principio l’aumento del PIL entro il 6%, rallentando la crescita ulteriormente; la discussione sulla data del 2020 come linea di demarcazione per eliminare la povertà assoluta nel paese; la situazione critica inerente all’ambiente e questioni di carattere sociale quali le migrazioni interne e l’elevato prezzo degli immobili.

Giappone, una spalla agli USA. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha dichiarato di supportare pienamente la decisione del presidente americano per quanto riguarda i colloqui con la Corea del Nord, conclusisi senza un accordo. “I fully support President Trump’s decision not to make concessions easily and, at the same time, to continue constructive talks to urge North Korea to take concrete steps [toward denuclearization]”. Abe ha anche espresso la volontà di essere il successivo leader di una nazione ad aprire ai colloqui con Kim, in particolare per quanto riguarda la questione del rapimento dei cittadini giapponesi. Il ministro degli esteri Taro Kono, pronunciandosi in merito all’incontro, ha comunicato che già nei colloqui precedenti con le controparti americane una positiva riuscita dei negoziati era stata messa in dubbio. Il nodo sull'area di Nyongbyon ha confermato questa versione.

India, un gran trambusto. Successivamente all’attentato del 14 febbraio nella zona del Kashmir indiano ad opera del gruppo terroristico Jem, la situazione tra India e Pakistan ancora non si è totalmente pacificata. Il 26 febbraio sono stati abbattuti due aerei indiani che hanno passato il confine del Kashmir pakistano di 80 chilometri al fine di bombardare circa 350 jihadisti del gruppo riportato nella città di Balakot. Avvenuto il bombardamento, la contraerea pakistana ha proceduto ad abbattere gli aerei di Nuova Delhi. Imran Khan, premier pakistano, dichiara “Abbiamo mostrato all’India le nostre capacità, ma siamo disponibili al dialogo”. Successivamente, venerdì primo marzo, il pilota Varthaman viene liberato dal Pakistan, definendo questo un “gesto di pace”. Dopo la chiusura dello spazio aereo pakistano il giorno dello scontro, viene riaperto il 4 marzo. Il 5 marzo si sono registrate nuove tensioni con l’intercettazione di un sommergibile indiano in acque pakistane. Nuova Delhi non ha commentato l’accaduto. Pare che il 7 marzo il Pakistan abbia poi ricominciato a bombardare installazioni indiane sul confine tra le due zone.

Corea del Sud, ha fatto la spia. La Corea del Sud sta monitorando costantemente le aree missilistiche nordcoreane. Il servizio di Intelligence del paese (NIS) ha comunicato che nuove attività sono state ravvisate in zone dove si pensa che la DPRK stia costruendo delle testate in grado di raggiungere gli USA. Choi Hyun-soo, ministro della difesa, ha fatto sapere che le forze americane e sudcoreane lavorano congiuntamente sulla questione. Indiscrezioni comunicano che il direttore del NIS Suh Hoon abbia detto che sono state intercettati movimenti di provviste verso la base di ricerca missilistica appena fuori a Pyongyan, Sanmudong e che la Nord Corea stia approntando un vecchio sito missilistico nella zona di Tongchang-ri.

Malaysia, acqua a basso costo. “I have to look at the interest of Malaysia. Can you find any country selling 1,000 gallons of water at 3 sens, something, a price that was fixed way back in 1926? What was sold at 3 sen in 1926 which is sold at 3 sen now?” Mahathir Mohamad, primo ministro malese in un'intervista per South China Morning Post. Lo stato della Malaysia sta vendendo l’acqua a Singapore ai prezzi di un accordo del 1926. Esso prevedeva la rinegoziazione della fattispecie ogni 25 anni e quello del 1987 ha lasciato l’ammontare invariato. Ad oggi Singapore si oppone alla rinegoziazione del prezzo. “I’m pro Malaysia, I’m not anti-Singapore” dice Mahathir. Il ministro degli esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan, ha sostenuto venerdì scorso “The 1962 Water Agreement (accordo che decise l’ammontare) is not about who is richer or poorer [...]. It is about the fundamental principle of respecting the sanctity of agreements."

Europa Centrale e Unione Europea

Gran Bretagnaeccesso di testosterone dei leader britannici. Come è potuto accadere che i leader britannici si siano infilati in una situazione simile? La partizione come exit strategy adottata dagli inglesi per anni nelle colonie, con milioni di vittime, ora approda dentro i propri confini. Mishra, scrittore del libro “L’età della rabbia” afferma: “I governanti britannici con la Brexit stanno assaggiando il sapore della loro stessa medicina. La rottura con l’Ue sta diventando il loro ultimo atto di desolazione morale. Ora sarà la gente comune britannica a patire le ferite inflitte in passato da una classe politica incompetente a milioni di asiatici o africani”.

May furiosa: “Se bocciate il mio accordo potremmo non lasciare mai l’Unione Europea.” Martedì 12 Marzo è previsto un nuovo voto e si sta avvicinando la scadenza, 29 Marzo, entro la quale il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione Europea. Theresa May ha ribadito che il suo accordo è l’unico possibile e ormai la leader britannica è estenuata dai continui negoziati in corso a Bruxelles per risolvere lo stallo del backstop. Il backstop è la clausola imposta dall’Ue sulla Irlanda del Nord che fino ad un accordo definitivo rimarrebbe nell’unione doganale europea per preservare il mercato unico europeo.

Francia, Macron afferma che la Brexit deve essere una lezione per l’Europa. Il presidente francese prende l’iniziativa in Europa con un testo che viene pubblicato in tutti i paesi dell’Unione, compresa ovviamente anche la Gran Bretagna. Affermando che l’Ue è un successo storico che si fonda sulla libertà democratica, Macron propone che venga creata un’agenzia europea che dovrà proteggere la democrazia e che dovrà fornire ad ogni stato degli esperti in grado di proteggere il proprio iter elettorale contro gli attacchi cyber.

UE

Insieme contro il protezionismo UE e Giappone. Dal primo febbraio del 2019 è entrato in vigore il nuovo FTA, l’EU-Japan economic Partnership Agreement, ovvero un accordo commerciale fra i due Paesi che ha come obiettivo una cooperazione con ripercussioni positive anche sull’Italia. Questo accordo formalizza alcune importanti iniziative bilaterali come per esempio programmi che si ripropongono di aiutare le aziende europee e promuovere gli investimenti.

Ue contro la pesca illegale nell’Artico. L’Unione Europea aderirà ad un accordo internazionale per prevenire la pesca non regolamentata presso il Mar glaciale Artico. “Sono orgoglioso di annunciare che l’Ue farà presto parte di questo storico accordo che per la prima volta protegge l’Artico e il suo fragile ecosistema, ed è un passo fondamentale per raggiungere una maggiore sostenibilità e rafforzare la governance oceanica”, ha detto Petre Daea, ministro dell’agricoltura e dello sviluppo rurale della Romania, per la presidenza del Consiglio Ue.  Si è deciso di vietare la pesca commerciale in questa area per un periodo iniziale di 16 anni.

Orban rischia l’ammutinamento. Il partito popolare europeo potrebbe perdere uno dei suoi membri più influenti, ovvero il partito del primo ministro ungherese Orban a causa della sua campagna elettorale della Commissione Europea, anche lui facente parte del partito popolare europeo. Alcuni sostengono che sarebbe meglio mantenere Orban all’interno del partito per poterlo tenere sotto controllo, altri vogliono liberarsi della sua presenza ritenendolo imbarazzante.

Martina Oneta

Europa Centro-Orientale e Russia

Censura, la Russia vuole il “Great Firewall”. Di recente sono giunte diverse notizie dalla Russia che mettono in allarme circa la volontà della Federazione di dotarsi di un sistema di comunicazione e controllo web completamente nazionalizzato e monopolizzato. Sembra che un progetto di legge sia già in stesura, con la partecipazione anche dei vertici dei servizi di sicurezza nazionale del KGB, il quale potrebbe arrivare a destinazione nei prossimi mesi. La Russia, che risulta un paese “Not Free” secondo i dati di Freedom House, subirebbe così un altro duro colpo alla già scarsa libertà di espressione. Una decisione che tuttavia può essere giustificata dalla sempre maggiore preoccupazione in merito alla guerra cibernetica e informatica, di cui la Russia è già stata protagonista in diverse occasioni.

I “pericolosi” affari in Turchia. La Russia sembra a essere a un passo dal portare Ankara più vicina, grazie alla ormai certa vendita dei missili antiaereo S-400 alla Turchia. Per la Russia un affare, per Washington un colpo sentito per le alleanze mediorientali e la sicurezza interna della NATO. Oltre al guadagno economico, per Mosca potrebbe essere l’occasione per destabilizzare l’influenza statunitense nel Mediterraneo e ottenere anche informazioni sugli spostamenti aerei grazie al supporto tecnico russo che verrebbe dato sul posto per l’installazione dei missili. Un importante passo russo per rafforzare la sua influenza nel Medio Oriente dopo la campagna siriana.

La stretta sulla Northern Sea Route. La Russia si impone non solo in Turchia, ma anche nell’Artico. Ora, Mosca richiede 45 giorni di preavviso per il passaggio di navi straniere lungo la Northern Sea Route, una rotta artica che riduce notevolmente il viaggio per le navi mercantili tra Europa ed Estremo Oriente; non solo il preavviso, ma spunta la richiesta anche della presenza quasi obbligata di un membro russo all’interno dell’equipaggio della nave. A dare la notizia è il quotidiano russo Izvestia, come riporta anche il Dailymail britannico. L’Artico rimane una zona che nel futuro (non tanto lontano) costituirà la fonte dell’approvvigionamento energetico russo, a causa del declino delle risorse disponibili sul continente. Anche qui, si giocheranno partite politiche importanti.

Anche l’Ucraina vuole le armi nucleari. Dopo il ritiro della Russia dal Trattato INF, il Ministro degli Esteri ucraino ha dichiarato che sia necessario ampliare i sistemi di difesa necessari per proteggere il paese da minacce esterne, comprese quelle missilistiche. Per l’Ucraina, la Russia rappresenta il maggior pericolo per la stabilità interna ed esterna, che potrebbe vedere necessario lo sviluppo di un assetto missilistico più consistente di fronte alla minaccia militare russa.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite discuterà l’occupazione della Crimea. Il 15 marzo, all’interno del Consiglio di Sicurezza si parlerà nuovamente della situazione interna all’Ucraina, in corrispondenza del quinto anno di conflitto fra le forze ucraine e separatiste. 

Macedonia, un nuovo punto di frontiera con la Grecia. Markova Noga, questo è il nome della località dove verrà aperto una nuova frontiera tra Macedonia e Grecia, nella regione di Prespa. L’accordo, firmato dai Ministri degli Esteri dei rispettivi paesi, ha dato modo da discutere anche sulle relazioni bilaterali.

Serbia e Kosovo, una possibile tregua all’orizzonte. È recente la notizia che comunica che il Parlamento del Kosovo ha valutato positivamente l’iniziativa di avviare una piattaforma di dialogo con la Serbia. L’iniziativa prevede un accordo con Belgrado per normalizzare i rapporti tra i due paesi, sotto la mediazione di Unione Europea e Stati Uniti, e per cercare di risolvere le dispute territoriali come quella per la ricca miniera di Trepča. Per entrambi, questo accordo potrebbe portare a una risoluzione storica e vedere i due paesi riconosciuti nelle istituzioni occidentali, obiettivo caro sia a Belgrado che a Pristina. La notizia arriva poco dopo la richiesta degli Stati Uniti di sospendere i dazi kosovari sulle importazioni serbe.

Il Montenegro rafforza i rapporti con la NATO. Il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ha incontrato il Presidente montenegrino Milo Đukanović a Bruxelles. Il Montenegro è stato definito come un alleato importante per stabilizzare la regione dei Balcani occidentali. Un incontro che cerca di avvicinare sempre di più i rapporti con l’Alleanza Atlantica, in vista anche del summit di Londra a dicembre, e di sottolineare l’interesse occidentale nell’area balcanica, dove altri attori internazionali, come la Russia e la Cina, continuano a muovere i loro passi.

L’Ue stanzia nuovi finanziamenti per la “green energy” nei Balcani. Il Commissario Ue per l’allargamento, Johannes Hahn, ha annunciato un pacchetto di 32 milioni di finanziamenti nei Balcani per promuovere l’attuazione di politiche energetiche più pulite e per combattere sempre di più gli effetti del cambiamento climatico secondo i canoni dell’accordo sul clima di Parigi. Secondo l’Ue, come riporta Agenzia ANSA, tale iniziativa potrebbe portare a un risparmio di 2,5 miliardi di euro all’anno, da investire in migliorie infrastrutturali per una più veloce transizione energetica.

Andrea Maria Vassallo

Medio Oriente e Nord Africa (MENA)

Libia, l’accordo tra Serraj e Haftar ad Abu Dhabi. Nel tentativo di superare le criticità endemiche che caratterizzano il Paese, il 27 febbraio è stato raggiunto un accordo tra il presidente del governo libico Serraj e il generale della Cirenaica Haftar. Come annunciato dalla missione dell’Onu in Libia (l’Unsmil) sotto l’egida delle Nazioni Unite, i due leader libici si sono impegnati a porre fine in maniera pacifica alla fase di transizione del paese. Il vertice rappresenta solo il primo tassello del processo voluto dall’Onu, il quale dovrebbe portare ad una conferenza nazionale e alla redazione di una nuova Costituzione, comprensiva di una legge elettorale che permetta lo svolgersi di elezioni generali. All’incontro erano presenti altri leader libici, fra cui Mustafa Senalla (capo della compagnia petrolifera nazionale, Noc) che ha espresso la necessità di riaprire i campi petroliferi di Sharara finiti, nelle scorse settimane, sotto il controllo di milizie alleate ad Haftar.

Algeria, venerdì di protesta contro la ricandidatura di Bouteflika. L’annuncio della quinta candidatura del presidente Abdelaziz Bouteflika alle presidenziali del 18 aprile, ha scatenato nel paese un’ondata di proteste che si susseguono da ormai quattro settimane, con manifestazioni che prendono piede dopo la preghiera del venerdì santo nella capitale Algeri. I manifestanti chiedono pacificamente che l’ottantaduenne, ormai infermo e completamente assente dalla scena pubblica, non salga nuovamente al potere per la durata del mandato quinquennale. Al di là dell’attivismo nella capitale, le proteste sono ormai divenute quotidiane in tutto il paese, che non assisteva a cortei così affollati dalla primavera araba del 2011. Mentre il popolo è in mobilitazione contro il suo stesso presidente, Bouteflika si trova ricoverato a Ginevra da più di due settimane.

Siria, l’inesorabile declino dello Stato Islamico. Interrotto l’assedio da parte delle Sdf (syrian democratic forces) contro l’ultima roccaforte jihadista a Baghouz, villaggio che sorge tra l'Eufrate e il confine iracheno. Il freno posto all’operazione sarebbe dovuto al fatto che i militanti dello Stato Islamico, messi ormai alle strette, hanno iniziato ad utilizzare i civili come “scudi umani”. Nel tentativo di risolvere la situazione, da lunedì le forze arabo-curde, coadiuvate dall’aviazione americana, hanno ripreso le operazioni di evacuazione dei civili intrappolati nella roccaforte. Le Sdf sarebbero riuscite a trasferire da Baghouz più di 800 persone tra cui alcuni familiari di jihadisti e combattenti che hanno accettato la resa. Fonti non ufficiali affermano che i jihadisti sarebbero in possesso di 24 ostaggi, compresi alcuni occidentali. L’imminente caduta dello Stato islamico a Baghouz coinciderebbe con la fine territoriale del califfato in Siria - dopo essere già stato sconfitto in Iraq nel 2017.

Afghanistan, quinto incontro tra Talebani e USA a Doha e stragi a Kabul. I colloqui condotti tra il 25 febbraio e il 2 marzo a Doha possono essere considerati i più importanti tra quelli avvenuti fino ad ora. Questo perché, se da un lato è vero che non si è ancora arrivati ad un accordo, dall’altro, è stata manifestata una convergenza di intenti tra i partecipanti, che però continuano a non concordare su tempi e modalità da seguire. Da questa cornice decisionale continua a sussistere un grande escluso: il governo di Kabul. Al contempo, il 2 marzo il Ministero della difesa di Kabul ha reso noto un violento attacco condotto dai Talebani per impadronirsi di una base militare nel sud del Paese, nel quale sono rimasti uccisi 23 soldati afghani. Si è susseguito un attacco a colpi di mortaio a Kabul durante una commemorazione, che ha provocato 11 morti e un centinaio di feriti. 

Israele, Netanyahu incriminato per corruzione e frode. A stravolgere gli equilibri già precari della situazione politica interna israeliana, è intervenuto il procuratore Avichai Mandelblit, esponendo la volontà di formalizzare l’incriminazione del leader Netanyahu. Ciò dovrebbe avvenire in seguito al voto anticipato del 9 aprile, così da non destabilizzare ulteriormente i fragili equilibri politici. Il leader del Likud è anzitutto accusato di aver favorito l’agenzia di telecomunicazioni “Bezeq” e di aver fatto pressioni sull’importante quotidiano “Yedioth Ahronoth”, il tutto perché si diffondesse una linea favorevole nei confronti della sua leadership. La rilevanza delle accuse cresce in relazione al fatto che, in questa tornata elettorale, si presenta un’alternativa valida e credibile al governo di Netanyahu: la coalizione centrista (formata da Benny Ganz e da Yair Lapid) che di certo utilizzerà tali accuse con l’intento di favorire la propria campagna elettorale.

Oceania

Australia, richiamato l’Ambasciatore d’Italia nel Paese. L’Ambasciatore italiano in Australia Stefano Gatti è stato richiamato i primi di marzo senza che siano stati fatti comunicati che spiegassero l’accaduto. Si ipotizza che le motivazioni siano di carattere personale, familiari o di salute, ma non si esclude possano riguardare la mancata chiusura di un contratto tra Fincantieri e la Royal Australian Navy per l’acquisto di nove fregate. L’accordo, infatti, è stato concluso con un’azienda britannica. 

Michele Pavan



Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Camilla Frezza: Sud-Est Asiatico

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa


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    Marcello Alberizzi

    Nasco a Milano nel 1995, conseguo la maturità scientifica e mi laureo in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee nel 2017. Attualmente sono studente magistrale in International Politics and Regional Dynamics all'Università degli Studi di Milano. La mia seconda passione è l'analisi dei mercati finanziari e dell'economia globale. La mia qualità migliore? Imparare da chi mi sta di fronte. Il mio obiettivo nella vita? Darle un senso. Il mio motto? "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso." - Italo Calvino.

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