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Framing The World, XXI numero

Una sintesi dei principali eventi internazionali

Ben ritrovati con un nuovo numero di Framing the World, pronti per informarvi in pillole sui principali avvenimenti a livello mondiale delle ultime due settimane. É stato un periodo particolarmente tormentato per diversi governi, dal Cile all’Iraq, dal Libano alla Spagna, che affrontano un’ondata di proteste popolari. Il Medio Oriente si conferma punto caldo geopolitico per l’invasione turca in Siria, che potrebbe essere giunta ad una tregua e che potrebbe aver visto l’uso di armi chimiche da parte turca. Sul fronte del terrorismo, fa notizia la morte di Abu Bakr al Baghdadi, confermata dalla Casa Bianca. Attenzione rivolta anche all’Africa, che da un lato vede un crescente interesse russo, e dall’altro prova a ristabilire condizioni di pace con le operazioni in Niger e in Mali. In ambito economico vi parliamo dei buoni risultati delle aziende americane e del rallentamento dell’economia cinese, mentre nelle Americhe si sono tenute importanti elezioni in Canada e Bolivia. In Asia, il nuovo imperatore giapponese è salito ufficialmente al trono, ed importanti incontri diplomatici hanno avuto luogo per l’occasione, incontri che potrebbero portare ad una risoluzione delle tensioni tra la Corea del Sud e Giappone. Concludiamo infine con le ultime trattative sulla questione ucraina e con la sorprendente austerity delle Nazioni Unite.



DIRITTI UMANI

Cile, numerose violazioni dei diritti umani durante le repressioni delle proteste antigovernative. Nei giorni scorsi, numerose proteste sono scoppiate in tutto il Cile in risposta alla decisione del governo di aumentare il prezzo del biglietto dei trasporti pubblici. Il Presidente Sebastián Piñera ha proclamato lo stato di emergenza e ha istituito il coprifuoco in tutta Santiago del Cile. Le strade e le piazze della capitale sono presidiate dai carri armati e dai blindati militari, che dovrebbero proteggere la popolazione dalla violenza della ribellione. La polizia, tuttavia, sembra aver abusato in più occasioni dei civili e soprattutto delle donne, spesso violentate mentre sono in arresto.

Gran Bretagna, 39 migranti trovati morti in un container nell’Essex. Qualche giorno fa, 39 migranti morti sono stati rinvenuti a bordo di un camion in un posteggio di Purfleet, città portuale della contea dell’Essex. Le 39 vittime, per lo più di origine cinese, sono morte congelate all’interno di una cella frigorifera per il trasporto dei generi alimentari, la quale era stata spedita dal Belgio su di una nave cargo prima verso l’Irlanda del Nord, e poi verso l’Inghilterra. Le forze dell’ordine inglesi pensano sia coinvolto il crimine organizzato, il quale opera da tempo nel campo del traffico degli esseri umani per far entrare nel Regno Unito immigrati e schiave del sesso.

Irlanda del Nord, legalizzati il matrimonio per le persone dello stesso sesso e l’aborto. Il 22 ottobre 2019, i matrimoni tra le persone dello stesso sesso e l’aborto sono finalmente diventati legali in Irlanda del Nord. La decisione è stata presa dal parlamento britannico, che ha approfittato della paralisi istituzionale del paese per votare gli emendamenti, i quali diventeranno effettivi nel 2020. Questo rappresenta un passo particolarmente importante, in quanto fino a pochi giorni fa l’Irlanda del Nord era l’unica eccezione del Regno Unito a non aver ancora riconosciuto tali diritti ai propri cittadini.

Libia, la nave Alan Kurdi minacciata dalla guardia costiera libica. Sabato 26 ottobre, la guardia costiera libica ha circondato la nave Alan Kurdi della ONG Sea Eye, mentre questa stava soccorrendo 92 migranti. Alcuni colpi d’arma da fuoco sarebbero stati addirittura sparati in aria e in acqua dai libici per spaventare ulteriormente l’equipaggio della nave, affinché interrompesse il soccorso. Dopo momenti di alta tensione, tuttavia, la guardia costiera libica si è ritirata e l’equipaggio dell’Alan Kurdi è finalmente riuscito a soccorrere tutti i 92 migranti.

Nicaragua, l’Unione Europea adotta delle sanzioni contro i gravi abusi perpetrati nel paese. Il 14 ottobre, i Ministri degli Esteri dei Paesi membri dell’Unione Europea hanno adottato una serie di sanzioni contro il Nicaragua per le numerose violazioni di diritti umani perpetrate durante le proteste nell’aprile 2018. A seguito di queste sanzioni, coloro che verranno ritenuti responsabili di tali abusi saranno soggetti a divieto di viaggio e al congelamento dei propri beni. Tali pressioni sono fondamentali, soprattutto perché molti dei colpevoli sono funzionari governativi e non verranno mai giudicati dal sistema giudiziario del proprio paese.

Siria, si sospetta l’uso di armi chimiche da parte delle forze armate turche. La nuova tregua di 150 ore stabilita dai governi di Russia, Turchia e Siria con le milizie curde non è stata rispettata e in Siria continuano gli attacchi. Il governo turco è stato accusato di aver utilizzato delle bombe al fosforo bianco: un’arma chimica che brucia tutto ciò con cui viene a contatto. Se tali armi venissero usate per colpire i civili, come sembra stia accadendo attualmente in Siria, ciò costituirebbe un grave crimine di guerra. Per attirare l’attenzione delle Nazioni Unite su tali atrocità, un 21enne curdo siriano si è dato fuoco proprio davanti alla sede dell’UNHCR a Ginevra.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Wall Street, i conti del Q3. Vengono pubblicati in questi giorni i conti trimestrali delle compagnie quotate in borsa, e al netto di sorprese (vedi sotto) i dati sono positivi e hanno spinto i listini americani a ritoccare al rialzo i propri record storici. Positivi i bancari con Bank of America, JPMorgan e Citi, ma delude Goldman Sachs. Meno bene il settore industriale, Boeing soffre ancora per il 737 MAX e cambia CEO della divisione aerei commerciali, e Caterpillar manca i propri obiettivi per la debolezza in Asia. Bene le vendite dei beni di consumo, ma male (molto male) Amazon: il -26% di profitti si traduce in un -9% in borsa, con Bezos che perde il primato di uomo più ricco, mentre colpisce che il 70% dei profitti arrivino dai cloud services.

WeWork, dalle stelle… Solo ad inizio anno la start-up che vende spazi di coworking stava ultimando una quotazione in borsa per un valore di $47 miliardi, ma una serie di capovolgimenti, quasi senza precedenti, ne hanno dapprima ridotto il valore a 20 miliardi, per poi far saltare del tutto la quotazione in seguito ai forti dubbi degli investitori. Dopo che il WSJ ha reso noto che la società non sarebbe riuscita a chiudere l’anno con la liquidità posseduta, SoftBank, lo storico investitore dietro WeWork, è intervenuta per evitare il fallimento: “cacciato” il CEO, Adam Neumann, che lascia le sue azioni per 1 miliardo (piu 185 milioni per una consulenza), viene garantito un prestito di almeno 5 miliardi, ma tagliato il personale del 30% (-4.000 persone).

GM, lo sciopero è finito. Lo sciopero che ha paralizzato General Motors per 6 settimane, innescato dalla revisione dei benefit assicurativi e previdenziali e costato all’azienda $2 miliardi per la mancata produzione di 300.o00 veicoli, è finalmente terminato. L’accordo tra l’azienda e la dirigenza sindacale, raggiunto alcuni giorni fa, è stato confermato dai lavoratori tramite referendum. L’accordo prevede un bonus di 11.000 dollari per tornare al lavoro, l’aumento del salario orario (a $32/h) e dei bonus produttivi, mantenendo però la chiusura di tre siti produttivi, senza licenziamenti ma con il trasferimento in altri stabilimenti. Il sindacato UAW mira adesso a rinegoziare il contratto con Ford e FCA sulla base di queste concessioni.

Cina, un forte rallentamento. L’economia cinese, ancora una volta, ha messo a segno il peggiore trimestre degli ultimi 20 anni, con un “misero” +6%, al di sotto delle previsioni degli economisti. Nell’ultimo trimestre, sebbene la produzione industriale e i consumi al dettaglio abbiano dato segnali positivi, a trascinare al ribasso sono le spese per gli investimenti. La cosa non è del tutto negativa per la Cina perché ha significato migliorare la bilancia commerciale; ma ciò non è bastato a compensare gli effetti negativi causati al PIL e l’effetto complessivo è stata la riduzione della crescita al limite della forbice inferiore indicata a marzo dal Partito, che prevedeva per il 2019 una crescita tra il 6 e il 6.5%.

Libra, Zuckerberg risponde. Dopo i dubbi espressi dalle autorità finanziarie e politiche e il ritiro di partner eccellenti come Visa, Mastercard e Paypal, Mark Zuckerberg ha illustrato al Congresso alcune modifiche al progetto di Libra. La principale novità è che ci saranno più monete digitali, che rifletteranno le quotazioni delle valute fisiche; ciò mira a placare le preoccupazioni di una perdita di sovranità monetaria. Zuckerberg ha inoltre sollecitato l’attenzione del presidente Trump avvertendo che la Cina sta facendo passi da gigante in questo settore. Ha poi aggiunto che se Libra non andrà in porto, gli Stati Uniti potrebbero restare sottomessi ad “un sistema finanziario digitale supportato da Pechino”, con tutti i rischi che ne conseguono.

Mercati, una settimana impegnativa. Quella che inizia oggi sarà una settimana piuttosto importante per i mercati globali. Verranno infatti pubblicati i conti di Apple, Google e Facebook, che daranno indicazioni importanti sull’andamento del settore tecnologico. Mercoledì è poi in programma una riunione della Federal Reserve e ci si aspetta un nuovo taglio dei tassi di interesse per stimolare l’economia. Infine, occhi puntati sulla Brexit e la deadline del 31 ottobre, con Boris Johnson che chiederà, e probabilmente otterrà, una nuova proroga da Bruxelles e che contemporaneamente proverà a indire nuove elezioni per trovare un parlamento più favorevole all’accordo negoziato. Ciò potrebbe determinare forte volatilità sui mercati azionari e valutari.

Leonardo Aldeghi


AFRICA SUB-SAHARIANA

Burkina Faso, continua la scia di morte. Anche in questa edizione siamo costretti a riportare l’ennesimo evento di violenza in territorio burkinabé. Secondo le prime notizie, un nuovo attacco sembra essere avvenuto mercoledì 23 ottobre nel Nord del Paese, nel comune di Barsalogho, causando la morte di sei soldati e ferendone altri quattro nel corso di due differenti imboscate (a Guindbila e Sidogo). Solo pochi giorni prima, sabato e domenica, rispettivamente cinque soldati e nove civili avevano perso la vita in altri due attacchi, sempre in tre province nel nord del paese a ridosso della frontiera con il Mali.

Burundi, nuovi scontri con i ribelli. Si tratta del gruppo RED-Tabara, una formazione che dallo scoppio della guerra civile si è insediata in territorio congolese e, da allora, porta avanti azioni di guerriglia transfrontaliere. Fonti governative hanno parlato di 14 morti tra gli irregolari, mentre dall’altro lato si parla di una decina di morti tra le forze regolari.

G5 Sahel, una buona prima operazione in Niger. L’intervento dell’ECOWAS e le richieste di ownership europee potrebbero aver sortito gli effetti sperati. Un primo successo è stato ottenuto dal battaglione nigeriano di Madama che, nel quadro dell’operazione compiuta tra il primo e il dieci ottobre, ha permesso di recuperare un sostanziale quantitativo di armi detenuto da gruppi armati; si tratta della prima missione dopo mesi di inattività da parte di tutta la forza congiunta.

Guinea Bissau, il presidente grida al tentato colpo di stato. L’indiziato sarebbe il capo dell’opposizione, Umaro Sissoco Embalò, il quale avrebbe dato avvio all’organizzazione di un colpo di stato per impedire la preparazione delle elezioni presidenziali del 24 novembre. Il Primo Ministro ha affermato di possedere delle prove concrete di tali accuse e che queste verranno rese pubbliche al momento opportuno, nel frattempo la preparazione dello scrutinio andrà avanti senza interruzioni. Il diretto interessato ha ovviamente rigettato tutte le accuse affermando che si tratta di un tentativo di screditare la sua figura in quanto ritenuto un avversario pericoloso.

Mali, operazione di DDR nella regione centrale. Disarmo, smobilitazione e reinserimento, sono i punti cardine dell’operazione con la quale il Mali spera di ridurre il livello di violenza etnica-comunale che sta dilaniando il paese. Duecento individui hanno consegnato volontariamente, l’11 ottobre scorso, le proprie armi e si aggiungono agli altri 8504 che sino ad ora l’hanno fatto su base nazionale. L’annuncio di tale operazione si inquadra in un clima di forte smarrimento a seguito dell’uccisione di circa quaranta soldati (avvenuta un mese fa) e poco prima di una seconda proclamazione, quella del prolungamento dello stato di urgenza per un altro anno, a partire dal 31 ottobre.

50 jihadisti neutralizzati. Il governo maliano ha affermato venerdì 18 ottobre, di aver portato avanti una controffensiva in risposta agli attacchi subiti a Boulkessy e Mondoro, la quale ha permesso di neutralizzare 50 elementi nemici ferendone altri trenta. A seguito dell’operazione è stata confermata la notizia della presenza di componenti femminili tra i gruppi armati.

RDC, 237 detenuti irregolari liberati. Si tratta di individui che erano stati fermati preventivamente e irregolarmente e che, per ridurre il sovraffollamento delle carceri, hanno ottenuto la libertà tramite una cerimonia presieduta dal ministro della giustizia.

Summit di Sochi, la Russia ribadisce la propria posizione nel continente. Il Summit voluto da Vladimir Putin, che ha preso il via mercoledì 23 ottobre a Sochi, ha visto la partecipazione di più di quaranta leader dei paesi africani ed è stato dipinto come un successo. Il messaggio è chiaro: la Russia non si sottrae al gioco che Cina e Giappone stanno già portando avanti in Africa e intende “raddoppiare il volume degli scambi commerciali in quattro o cinque anni”.

Marcello Alberizzi


AMERICA DEL NORD


La vittoria di Trudeau in Canada. Justin Trudeau, premier uscente, è confermato nuovamente alla guida del governo canadese con 155 seggi. Si tratta di 22 seggi in meno rispetto a quattro anni fa e, infatti, il suo governo è costretto ad allearsi con i Nuovi Democratici del sikh Jagmeet Singh. Il neo premier è progressista, attento all’ambiente e alla causa dei rifugiati. Un nuovo modo di essere social, attento al linguaggio dei millennial e loro sostenitore. Sarà, dunque, un governo di minoranza a guidare il paese che continuerà a sostenere il multiculturalismo e la politica di accoglienza. Gli unici veri vincitori di questa elezione sono gli indipendentisti del Bloc Québec che hanno triplicato la loro presenza in Parlamento, passando da 10 a 32 seggi.

Messico, la guerra per l’oro verde. Di cosa si tratta? L’Avocado è l’oro verde mondiale. La sua commercializzazione in Europa e negli Stati Uniti in seguito all’aumento vertiginoso dei consumi, l’ha reso la fonte economica più redditizia nel paese, specialmente per alcune zone. Il forte interesse e il mercato dell’Avocado comportano un forte aumento della violenza. I contadini sono armati con i fucili e fanno i turni per sorvegliare le aree, in particolare nella zona Michoacan. Il team del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (che è stato incaricato di verificare la qualità dei raccolti) è stato minacciato direttamente, tanto che gli Stati Uniti hanno minacciato di sospendere l’importazione di avocado. Si pensi che il Messico fornisce il 43% delle esportazioni mondiali di avocado pari ad un fatturato di 2,4 miliardi di euro. Intanto il Paese continua a combattere il traffico di migranti sfruttati sul lavoro; si stima che siano 380 mila le persone sfruttate o vittime di abusi in ambito lavorativo.

Stati Uniti, Donald Trump a favore del carbon fossile. L’ormai noto accordo di Parigi ha riunito 195 paesi nella battaglia contro i cambiamenti climatici, ma il presidente statunitense intende incrementare le attività dell’industria del carbone (quasi estinta) ed aumentare la commercializzazione di gas e petrolio. La sfida sembra più difficile del previsto, in quanto gli stessi industriali tendono a non utilizzare più il carbone bensì fonti di energia rinnovabile che sono più economiche. Si tratta di una vera e propria sfida, in controtendenza rispetto al resto del mondo. Il presidente auspica nella possibilità di revisione dei parametri dell’Accordo di Parigi. L'approvvigionamento di petrolio del paese rende gli Stati Uniti autosufficienti al punto di staccarsi dagli interessi energetici del Medio Oriente.

Michele Pavan


AMERICA DEL SUD

Morales riconfermato presidente della Bolivia. Il Tribunale supremo elettorale (Tse) della Bolivia ha sostenuto ufficialmente che il candidato Evo Morales ha vinto la corsa alla presidenza con il 47,08% dei voti. Ciò significa che il capo dello Stato uscente ha ottenuto oltre il 10% di voti in più dello sfidante, confermandosi quindi presidente. Tra i vari candidati, hanno ricevuto risultati positivi anche il pastore evangelico Chi Hyun Chung del Partito democratico cristiano e Oscar Ortiz. Benché differenti istituzioni abbiano confermato l’affidabilità delle elezioni, le opposizioni hanno chiesto l’intervento dell'Organizzazione degli Stati americani, la quale ha proposto una revisione dello scrutinio. L’OSA ha indicato che se il margine di vittoria di Morales sarebbe stato troppo stretto, sarebbe stato meglio procedere ad un ballottaggio nel mese di dicembre.

Oltre un milione di persone in piazza a Santiago del Cile. Durante l’ottavo giorno di proteste sociali, un milione di persone si sono radunate nelle grandi Alamedas del centro di Santiago del Cile, con il pretesto di contestare il minimo aumento del biglietto della metropolitana. Sia gli organizzatori della manifestazione sia i media cileni hanno confermato i numeri elevati della partecipazione; questa risulterebbe essere notevolmente superiore a quella che 31 anni fa portò il centro sinistra in piazza nella capitale, alla vigilia del referendum voluto da Pinochet per cercare di restare al potere.

Rappresentanti delle Nazioni Unite in arrivo a Santiago. Il portavoce dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito che, il 28 ottobre, tre rappresentanti dell’agenzia arriveranno nella capitale cilena al fine di verificare le denunce di violazioni dei diritti umani durante le proteste nel Paese. La scelta di inviare una missione è stata presa dall’alto commissario Onu per i diritti umani ed ex presidente del Cile, Michelle Bachelet, di fronte alla richiesta di un gruppo di parlamentari cileni. Differenti ONG ed organizzazioni umanitarie hanno criticato la mancanza di trasparenza soprattutto nelle cifre riguardanti la repressione delle proteste, scoppiate il 18 ottobre e che hanno provocato 19 vittime.

Michele Pavan e Mario Ghioldi


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, dossier siriano, Hong Kong e rapporti con il Nepal. La Cina, ed in particolare il rappresentante permanente presso le Nazioni Unite Zhang Jun, condanna il comportamento turco, auspicando una risoluzione pacifica. Secondo Bloomberg, però, il paese avrebbe versato nelle casse della Turchia almeno un miliardo di dollari questo giugno, alleviando il peso della crisi della lira turca nel paese. Per quanto concerne il caso Hong Kong, Il governo della città semi-autonoma, stando alle parole del segretario alla sicurezza John Lee, ha ritirato il 23 ottobre il progetto di legge per l’estradizione. I protestanti, tuttavia, continuano con le manifestazioni e vogliono che Carrie Lam si dimetta. Intanto, Chan Tong-kai, il ragazzo che assassinò la sua fidanzata e diede inizio al dibattito sull’estradizione, è stato rilasciato il 23 ottobre. A questi ultimi eventi, vanno aggiunti i rapporti tra Pechino e Il Nepal: questo è seriamente interessato a costruire una ferrovia che lo colleghi alla Cina. Il Nepal-China Trans-Himalayan Multidimensional Connectivity Network. Infine, lunedì 28 si terrà la plenaria del Comitato Centrale del partito a Pechino, dove 370 membri dell'élite governativa cinese si incontreranno per discutere del paese.

Giappone, Banzai! Il 22 ottobre l’imperatore Naruhito è asceso al trono insieme alla moglie Masako. Il primo ministro Abe Shinzo ha così concluso una serie di incontri con tutti gli ospiti e stranieri venuti nel paese per celebrare il Sokuirei-Seiden-no-Gi (l’intronizzazione). In 5 giorni, ha incontrato 62 capi di stato. Anche il vicepresidente del Partito Comunista cinese Wang Qishan era presente e con Abe si è parlato di Taiwan. Al Tokyo-Beijing Forum, tenutosi a Pechino sabato 26 ottobre, Wang Yi, ministro degli esteri cinese, ha poi detto di voler migliorare i rapporti con il Giappone e di voler collaborare. Per quanto riguarda invece i rapporti complessi con la Corea del Sud, il primo ministro di Seul Lee Nak-Yon e Abe si sono incontrati per parlare di cooperazione in merito alla Corea del Nord. Il premier giapponese ha però ricordato che prima è necessario sistemare la crisi diplomatica e commerciale in corso fra i due paesi asiatici.

Nord Corea, si parla di Hotel. In realtà, sono pochi gli aggiornamenti da parte della Corea del Nord, se non fosse che Kim Jong Un ha chiesto alla Corea del Sud di rimuovere le proprie cose dal monte Kumgang, sul quale sorge un hotel costruito in collaborazione con il paese vicino. I termini devono ancora essere definiti, ma Kim ha lasciato aperta la possibilità che, a lavori completati, i sudcoreani potranno venire in visita nel paese in un’apposita area turistica. Il 17 ottobre Kim si è fatto ritrarre in groppa ad un cavallo sul monte Paektu, simbolico per la cultura locale. Ad oggi è ancora un vulcano attivo ed è considerato il luogo di nascita di Daektu, progenitore della prima dinastia coreana di circa 4000 anni fa.

Corea del Sud, alleggeriamo i rapporti. Giovedì 24 ottobre ad una cena a Tokyo, il primo ministro sudcoreano Lee Nak-yon si è incontrato con i maggiori industriali e businessmen giapponesi al fine di discutere di cooperazione economica. Lo stesso è accaduto con Abe, il quale ha sostenuto che bisogna lavorare per ridurre il contrasto. Il 21 ottobre, Cina e Corea del Sud si sono incontrate per parlare di denuclearizzazione della Corea del Nord. E’ il primo incontro bilaterale dopo la rottura nel 2014, dovuta all’installazione del sistema THAAD di intercettazione missilistica.

India, il kashmir al voto. Giovedì 24 ottobre sono state aperte le elezioni per più di 300 “local councils”; a livello locale si teme l’elezione dei rappresentanti vicini al partito di Modi, anche se il boicottaggio da parte dei partiti politici della regione è molto incisivo. Sabato 26 ottobre è stata lanciata sempre nel Kashmir, nella città di Srinagar, una granata che ha ferito 6 uomini della polizia militare indiana (CRPF). Si tratta di un attentato terroristico.

Stefano Sartorio


EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, si infittisce lo scandalo sui rapporti Russia-Lega. La trasmissione Report ha pubblicato un’inchiesta che approfondisce alcuni aspetti dello scandalo del Metropol. Sono riusciti ad intervistare Malofeev, soprannominato l’oligarca di Dio, un imprenditore che finanzia gruppi di ultra-destra e che ha confermato che Savoini ha effettivamente parlato di petrolio al Metropol, coinvolgendo anche l’Eni. Report inquadra la trattativa in un più ampio piano internazionale di indebolimento dell’Europa. Negli ultimi 10 anni, sono arrivati sul continente più di 10 miliardi di euro da fondazioni ultracattoliche americane. L’idea sarebbe quella di finanziare, sia dagli Stati Uniti sia dalla Russia, formazioni politiche euroscettiche e sovraniste che possano indebolire sempre di più Bruxelles. Ad oggi l’inchiesta è solo giornalistica, Savoini rimane indagato per corruzione internazionale dalla procura di Milano e Matteo Salvini continua ad evitare di rispondere o riferire in Parlamento sulla vicenda.

Spagna, si aggravano le proteste. I catalani non hanno preso bene la condanna nei confronti dei leader indipendentisti. Le pene, infatti, prevedono fino a 13 anni di carcere per Oriol Junqueras, guida di Equerra Repubblicana, partito di sinistra. La reazione è stata un’ondata di proteste a Barcellona e in altre città che hanno portato a scontri con la polizia. Nelle strade sono state formate delle barricate e i catalani hanno dato fuoco a numerosi oggetti. La sfida fra Real Madrid e Barcellona prevista per il 26 ottobre è stata annullata. Vox, il partito di estrema destra, chiede l’arresto immediato del Presidente della Catalogna e di avviare un’indagine su Tsunami Democratico, gruppo online che coordina l’azione di disobbedienza civile.

Francia, Macron sfida nuovamente l’UE. Dopo la bocciatura di Sylvie Goulard, il presidente francese ha dovuto sottoporre alla von der Leyen un nuovo nome per il ruolo di Commissario europeo al mercato interno. La scelta è ricaduta su Thierry Breton, ex ministro delle finanze nel governo Chirac e irremovibile rigorista fissato con la riduzione del debito pubblico. Il candidato vanta anche una notevole esperienza nel settore privato come amministratore delegato del gruppo Bull, di Thomson-RCA, di France Telecom e adesso di Atos. Anche questa volta potranno esserci dei conflitti di interessi perché sotto le competenze del Commissario rientra anche il digitale, settore in cui Breton ha lavorato in tutti questi anni.

Brexit: ennesimo capitolo di una storia infinita. In data 21 ottobre 2019 lo speaker della camera bassa del Parlamento britannico John Bercow ha negato al governo di sua maestà la possibilità che venisse discusso il cosiddetto “Meaningful Vote” circa l’accordo trovato dal governo di Boris Johnson sulla Brexit con l’Unione Europea. Il voto era stabilito per il 19 ottobre, ma l’accordo non è stato votato in quanto i parlamentari hanno prima posto in essere l’emendamento Letwin. In questo modo, essi hanno assicurato che Londra non possa lasciare l’Unione con un “no deal”. Con questo marasma politico Johnson ha (come obbligato dall’apposita legge parlamentare) inviato all’UE una lettera in cui chiede un’estensione del termine per la Brexit, non firmandola. A questa prima lettera ne ha allegata una seconda, questa volta firmata, in cui esprime il suo disaccordo con la prima lettera e ne chiede la non considerazione. Nel frattempo, il 22 ottobre il parlamento ha dapprima approvato il testo dell’accordo trovato da Johnson con Bruxelles ma, subito dopo, ha bocciato la possibilità di proseguire con un iter procedurale accelerato.

La Commissione europea chiede specifiche circa la manovra finanziaria italiana. Il documento che il governo italiano aveva definito e inviato a Bruxelles circa la nuova manovra fiscale del paese non supera il test alla Commissione Europea. Infatti, il 22 ottobre l’organo Europeo ha risposto chiedendo ulteriori informazioni sulla stessa. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il Commissario Pierre Moscovici hanno inviato al Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri tale risposta preoccupandosi che l’azione economica prefigurata non rispetti gli impegni comunitari economici presi dall’Italia, deviando dalla riduzione di deficit strutturale promesso. A Bruxelles aspettano chiarimenti sul documento entro il 23 ottobre, tenendo in considerazione la richiesta del governo M5S-PD-LEU-ITALIA VIVA di sfruttare a pieno la flessibilità europea.

Rinviata l’entrata in carica della nuova Commissione dell’Unione Europea. La Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen non entrerà in carica il 1° di novembre. La bocciatura da parte del Parlamento Europeo di 3 commissari proposti dall’ex ministro della Difesa tedesco posticiperà, per forza di cose, l’inizio della attività politica del nuovo organo comunitario. Questo scivolone istituzionale può rifarsi ad una particolare contrapposizione che sussiste oggi all’interno dei vertici europei. Difatti, da un lato troviamo il Parlamento Europeo che oggi non è più il mero approvatore delle scelte del Consiglio e vuole definire il suo peso politico nella comunità. Dall’altro troviamo il Consiglio, organo intergovernativo, da sempre abituato ad essere l’istituzione di peso nelle scelte comunitarie e che oggi è oltretutto fortemente influenzato dalle correnti nazionalistiche che spopolano in numerosi Stati europei. La commissione si trova così ostaggio di questo confronto.

Leonardo Cherici e Dario Pone

EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Zelensky pone nuove condizioni per il summit dei Quattro. Dall’Ucraina giunge la notizia che il Presidente Zelensky ha dettato nuove condizioni obbligatorie per l’avvio del summit nel formato Normandia tra Russia, Ucraina, Francia e Germania. Diventa ora indispensabile lo stop delle ostilità nelle zone di Stanytsia Luhanska, Zolote e Petrivske, da dove dovranno essere richiamate le forze militari presenti e i mezzi di artiglieria. Il territorio di Stanytsia Luhanska è già stato riportato come libero da truppe, mentre lo sgombero delle altre due zone di guerra è in via di raggiungimento. Una volta attuate queste condizioni, Zelensky si è dichiarato aperto ad avviare un negoziato ufficiale con la Russia per decidere il futuro del Donbass e del territorio ucraino.

Ucraina e NATO, Stoltenberg fiducioso per il futuro della membership. Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, ha affermato il buon seguito del percorso per estendere l’assistenza dell'Alleanza Atlantica all’Ucraina. Stoltenberg ha richiamato tutti i paesi alleati in occasione di un meeting tra i Ministri della Difesa che si terrà a Bruxelles nei prossimi giorni, per continuare a sostenere gli sforzi verso l’Ucraina; un paese che si è dimostrato molto interessato a partecipare all’organizzazione di mutua difesa e che ha ribadito più volte tale volontà soprattutto dopo l’elezione di Zelensky. Con un rafforzamento della partnership, l’Alleanza Atlantica ricoprirà un ruolo fondamentale nella modernizzazione delle forze militari del paese.

Ulteriore stop alle procedure di ingresso nell’Unione per Macedonia del Nord e Albania. Il Consiglio dell’Unione Europea non ha trovato l’accordo circa il prosieguo dell’iter di ingresso nell’Unione per la Macedonia del Nord e l’Albania. Sebbene la maggior parte dei paesi fosse d’accordo a proseguire con le candidature dei due paesi, un gruppo di membri guidato dall’Olanda si oppone (principalmente nei confronti dell’Albania). La Commissione Europea aveva raccomandato di proseguire lungo il processo di adesione, non solo per mantenere credibilità verso i paesi dei Balcani, ma anche per controbilanciare l’influenza che Turchia, Russia e Cina hanno nella zona. Al netto di questo invito l’iniziativa rimane bloccata, come sottolinea Johannes Hahn (Commissario Europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento dell’Unione), con la Francia che si dichiara intransigente finché non verranno modificate le norme con cui i paesi possono entrare a far parte della UE.

L’Unione Europea e il partenariato nei Balcani. Dopo quasi dieci anni, l’Unione Europea sta rivalutando la sua politica di vicinato pensando se e come modificare le sue scelte in tal senso. Uno dei punti più critici è legato al cosiddetto partenariato orientale che stenta nel suo avanzamento. Un fulgido esempio delle difficoltà che vi sono su questo cammino è relativo alla Moldavia. Il Primo Ministro moldavo Maia Sandu, in occasione del terzo Forum di riflessione sul Partenariato orientale dell'Ue tenutosi a Chisinau, ha evidenziato alcune perplessità circa lo stato delle cose, sottolineando come: “La nostra scelta non è quella di essere un'area grigia, una zona cuscinetto, tra ovest e est". Moldavia, ma anche Macedonia del Nord, Albania, questi stati vedono il percorso europeo come una tabella di marcia che deve essere progressiva e ambiziosa; ma se da un lato la comunità richiede ai paesi candidati che vogliono accedere di attuare un programma di profonde riforme interne, dall’altro non si evincono i progressi in ambito “enlargement”.

Un triangolo politico intricato: Russia, EU, Turchia. L’aggressione da parte della Turchia ai danni dei Curdi ha incrinato fortemente i rapporti tra Bruxelles ed Ankara. In questa situazione critica, fra membri della stessa Nato (che ha condannato, seppur blandamente, le azioni di Erdogan) la Russia di Putin ha trovato terreno fertile. La Federazione Russa è riuscita, tramite il suo peso geopolitico e geostrategico, a mediare fra le parti in causa, ovvero Siria e Turchia, spodestando così gli Usa nella regione. L’influenza russa sul regime siriano di Assad e su quello di Ankara ha permesso di mettere fine al conflitto che imperversava nella regione. Infine, in tal modo, la Russia ha anche messo a tacere la minaccia turca di un possibile invio dei migranti siriani presenti in Turchia che tanto facevano paura alla comunità Europea.

Andrea Maria Vassallo, Mario Ghioldi e Dario Pone

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Iraq, continuano le proteste. Da venerdì 24 ottobre si sono riaccese le proteste contro il governo iracheno. Gli episodi più violenti si sono verificati a Baghdad e a Nassiriya, dove si registrano diverse vittime. Le manifestazioni sono iniziate nei primi giorni di ottobre e hanno coinvolto decine di migliaia di persone (anzitutto giovani), scese in campo contro la disoccupazione e la corruzione dilagante. Gli scontri tra polizia e manifestanti hanno provocato più di 150 vittime. A nulla è servita la promessa del primo ministro iracheno (Mahdi) di un rimpasto di governo e di un pacchetto di riforme. In campo è sceso anche Al Sistani, la massima autorità sciita del Paese, che ha fatto appello alla moderazione nelle proteste.

E anche in Libano la popolazione scende in piazza. Da circa due settimane il Libano è attraversato da un’ondata di manifestazioni contro la corruzione, il carovita e l’economia stagnante. Nonostante l’annuncio (di lunedì scorso) da parte del governo di un pacchetto di riforme economiche, i cittadini hanno continuato a protestare chiedendo le dimissioni dell’attuale premier libanese Hariri. Venerdì 24 ottobre Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah (che detiene un certo numero di seggi in Parlamento) ha dichiarato il suo sostegno alle manifestazioni contro l’establishment. Tuttavia, egli ha altresì aggiunto che la situazione corrente rischia di trascinare il Paese verso il “caos” o addirittura verso “una guerra civile”.

Israele, ora è il turno di Gantz. È ufficiale: il “provaci ancora Bibi” non ha funzionato. Ma come uscire dall’impasse? Il presidente Rivlin ha deciso di affidare l’incarico di formare il nuovo governo a Benny Gantz, questo in ragione del fatto che nella prima tornata di consultazioni 54 deputati si sono dimostrati favorevoli a tale iniziativa. Per Gantz si prospetta una missione costellata da non poche difficoltà: dovrà cercare di raccogliere i 61 voti sui 120 della Knesset necessari alla formazione del governo. I numeri sui quali l’ex capo di Stato maggiore può contare provengono da 33 deputati del suo partito “Blu e Bianco” e 11 deputati laburisti e di Campo democratico. Incerti sul fatto di fornire il loro appoggio rimangono 8 deputati nazionalisti-laici e i 13 deputati della Lista Araba Unita.

Siria, la violenza cede il passo alle trattative. L’attacco turco ai curdi ha attraversato diverse fasi in un lasso di tempo molto limitato: la violenta offensiva turca “Fonte di pace”, ricatti e sanzioni, alleanze a sorpresa, tregue e - per finire - il raggiungimento di un accordo. Difatti, al termine dei colloqui di Sochi (durati 7 ore) è stato raggiunto un accordo tra Russia e Turchia: stabilita una “safe zone” che si estende ad est del fiume Eufrate per 440 km lungo il confine con la Turchia, alcuni territori del Nord-Est (prima nelle mani dell'Ypg) sono ora sotto il controllo di Damasco, mentre la Turchia mantiene il dominio su un territorio di 120 km compreso tra le città di Tel Abyad e Ras Al-Ayn. La Russia ha guadagnato un gran peso politico: fautrice dell’intesa, garante della prosecuzione dell’accordo di Adana, nel breve periodo impiegherà i suoi militari (insieme a Turchia e Siria) nella verifica dell’effettivo abbandono dell’area sottoposta a “safe zone” da parte dei miliziani Ypg.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

L’Italia ha espulso 297 terroristi in tre anni. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha dichiarato che tra il 2016 e il 2018 sono state espulse 297 persone, di cui 102 tunisini e 92 marocchini. Va detto che le persone espulse nel 2018 sono il doppio rispetto al 2016, in quanto nel 2016 i sospetti jihadisti scoperti e accompagnati alla frontiera sono stati 66, nel 2017 105, mentre l’anno scorso sono stati 125.
Un altro aspetto particolare di questa analisi è che sono stati espulsi 13 terroristi dell’Albania, il quale, generalmente, non viene identificato come Paese a rischio di infiltrazioni terroristiche. Sono stati espulsi anche 3 cittadini francesi, la cui patria è sicuramente uno dei maggiori bersagli jihadista a livello europeo, nonché un centro di multiculturalismo e multietnicità.

Permessi premio anche per gli ergastoli ostativi. La mancata collaborazione con la giustizia non può impedire la concessione di permessi detenuti condannati al massimo della pena, anche per fatti di mafia e terrorismo. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale decidendo sul cosiddetto «ergastolo ostativo», ergastolo che non ha possibilità di sconti di pena. È stato accolto in questo senso un ricorso presentato dai magistrati del tribunale di sorveglianza di Perugia. La sentenza stabilisce che i giudici di sorveglianza dovranno sempre valutare la «pericolosità sociale» del detenuto e non sarà più motivo di rifiuto («ostativo») il fatto che l’ergastolano non abbia collaborato con la magistratura. All’inizio di ottobre, anche la Corte europea per i diritti dell’uomo aveva stabilito che negare dei benefici «a prescindere» di un detenuto, solo in base al tipo di reati a cui è stato condannato, costituiva una violazione.

Oslo, un’ambulanza rubata si lancia sui pedoni. Martedì 22 ottobre, un uomo armato ha rubato un’ambulanza con la quale si è scagliato contro dei pedoni nel quartiere Torshov di Oslo (sono 5 i feriti). Fin da subito sono emersi gli spettri di un attentato di matrice jihadista considerata la dinamica dell’agguato. Il realtà, l’autore dell’attacco, un 32enne norvegese catturato immediatamente dalle forze dell’ordine, è un ex vice-funzionario di polizia con precedenti penali di rapina mano armata e violenza. Egli, inoltre, sarebbe legato agli ambienti di estrema destra.

Afghanistan, violenze all’ordine del giorno. Altri attentati, altro sangue, hanno contrassegnato le ultime due settimane in Afghanistan. Mentre le trattative per la pace procedono a rilento (dopo la scelta di Trump di bloccare in via provvisoria il dialogo con i Talebani), i gruppi terroristici continuano a perpetrare attacchi armati contro civili e militari. L’attentato più clamoroso (e brutale) è quello condotto contro una moschea nella provincia orientale del Nangarhar il 18 0ttobre. L’agguato, riconducibile alla cellula locale dell’IS, ha provocato circa 60 vittime e 40 feriti. Un ulteriore grave attacco è avvenuto contro un checkpoint nel Nord dell’Afghanistan (distretto di Kunduz) il 22 ottobre. Sono 16 i poliziotti uccisi. Intanto, le Nazioni Unite hanno riferito che le violenze in Afghanistan hanno comportato la morte di 1174 persone tra il 1° luglio e il 30 settembre.

“Something very big has just happened”. Questo il tweet di Trump in riferimento all’uccisione del leader del Sedicente Stato islamico Abu Bakr al Baghdadi. Secondo fonti militari statunitensi, gli Usa hanno condotto un’operazione contro il Califfo nella provincia di Idlib. La notizia è stata confermata domenica pomeriggio (mattina negli Stati Uniti) dallo stesso presidente americano durante una conferenza alla Casa Bianca. Egli ha riferito di un raid "impeccabile", reso possibile "grazie all'aiuto della Russia, Siria, Turchia e Iraq e anche dei curdi siriani". Ha poi affermato che “ora il mondo sarà un posto più sicuro”. Ma sarà veramente così? Gruppi terroristici, si pensi ad al Qaeda, hanno dimostrato di sapersi riorganizzare dopo la morte del loro leader. Pertanto, nel breve-medio periodo sarà importante analizzare le ripercussioni di questa uccisione per lo Stato islamico, dimostratosi finora alquanto resiliente.

Laura Vaccaro Senna e Vincenzo Battaglia

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

ONU - Nazioni Unite, austerity rigidissima. La mancanza di versamento dei contributi da parte degli Stati all’Organizzazione mondiale comporta la sospensione di tutte le attività delle Nazioni Unite. Probabilmente non verranno pagati gli stipendi del mese di novembre e, inoltre, sono sospese tutte le attività serali dopo le 18.00, bloccate le nuove assunzioni, è stato vietato l’utilizzo degli ascensori se non nei casi strettamente necessari, vengono cancellati tutti gli impegni ufficiali. Si tratta di misure gravi. Intanto, anche l’ONU si prepara per l’EXPO 2020 a Dubai, con l’obiettivo di comunicare le priorità per il pianeta, in particolare sensibilizzando le persone più giovani.

Michele Pavan






Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa centro-orientale e Federazione Russa

Dario Pone: Europa occidentale e Unione Europea; Europa centro-orientale e Federazione Russa

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Marcello Alberizzi: Africa Sub-Sahariana

Mario Ghioldi: America del Sud; Europa centro- orientale e Federazione Russa

Marta Stroppa: Diritti Umani

Michele Pavan: America del Nord; America del Sud; Oceania e Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Indirizzo postale dell'editore: Via Marco Polo, 31, Gallarate (VA) 21013


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Mi chiamo Vincenzo Battaglia, classe 1995, nato a milano dove attualmente risiedo.

    Non mi piace pretendere o strafare, apprezzo particolarmente i piccoli gesti, le cose più semplici. Occorre sempre ricordare che “complicare è facile, semplificare è complesso”.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguistica, ho conseguito la laurea triennale in Relazioni Internazionali e, attualmente, sono iscritto al corso magistrale di Politiche europee ed internazionali alla Cattolica del Sacro cuore. Sono un amante della Geopolitica, della Politica internazionale, e nelle mie analisi mi focalizzo principalmente sul Medio Oriente e sul Terrorismo Internazionale.

    In Mondo Internazionale ricopro la carica di Direttore Operativo e, in quanto tale, mi occupo in particolare della gestione e del coordinamento della Redazione, nonché delle Traduzioni.

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Diritti umani Economia Africa Asia Americhe Europa Medio Oriente Sicurezza terrorismo Geopolitica

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