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Framing The World, Numero LXXVIII

Le principali notizie dal mondo

Framing The World, Numero LXXVIII

Nel nuovo numero di FtW si analizza chiaramente la corrente crisi ucraina e i suoi impatti economici e securitari. Spostandosi in Africa invece, ci si occupa del ritiro della Task Force Takuba dal Mali e della questione libica, dove la nuova crisi istituzionale potrebbe incrementare l’instabilità del Paese. Per quel che concerne il continente asiatico, si esamina la campagna per le prossime presidenziali in Corea del Sud.

Tutto questo e molto altro nel 78° numero di Framing the World!


INDICE

  • DIRITTI UMANI
  • ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE
  • AFRICA SUB SAHARIANA
  • AMERICA DEL NORD
  • AMERICA LATINA
  • ASIA ED ESTREMO ORIENTE
  • EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA
  • EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA
  • MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)
  • TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE
  • ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

DIRITTI UMANI

Madagascar, crescente preoccupazione per la tolleranza sugli abusi sessuali su minori. In un appello alle autorità affinché intervengano per proteggere i giovani dalla prostituzione minorile e da altre violazioni, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia riferisce che la maggior parte dei bambini che hanno fatto sesso per denaro, lo fa per sopravvivere. Come conseguenza della normalizzazione di questa pratica, la prostituzione minorile in Madagascar viene ora portata avanti apertamente nei bar, discoteche, saloni di massaggi e strutture alberghiere. È evidente come la povertà sia il motore principale del tutto e che alcune famiglie abbiano persino spinto i propri figli, in maggioranza femmine (sebbene la prostituzione dei maschi sia aumentata negli ultimi anni). Nonostante più di 250.000 turisti abbiano visitato il Madagascar secondo gli ultimi dati del 2017, la maggior parte degli abusatori sono cittadini nativi, con le aree più colpite che coinvolgono la capitale e le città costiere.

Polonia-Bielorussia, attivisti per i diritti umani minacciati al confine. Le accuse secondo cui degli attivisti per i diritti umani sono stati minacciati al confine polacco-bielorusso, inclusi operatori dei media e interpreti volontari che assistevano migranti e richiedenti asilo, si sono diffuse negli ultimi giorni. Secondo quanto riferito, sono stati fermati da soldati armati mentre tornavano a casa. Dallo scorso novembre, sono stati molestati vari giornalisti che si occupavano dell’arrivo di migranti e richiedenti asilo. Fuori da un campo militare, i membri dell’esercito - che non si sono identificati - hanno fermato, perquisito e ammanettato fotoreporter e operatori umanitari. I militari hanno quindi perquisito il loro equipaggiamento, esaminato le loro foto e documentato i loro messaggi telefonici e le chiamate in arrivo.

Sud Sudan, Radio Miraya rappresenta la speranza in mezzo a odio e violenza. Nel Paese africano, gran parte della popolazione vive nelle zone rurali, dove non c’è una forte presenza di mezzi di informazione. Quindi, il mezzo più semplice per ottenere informazioni è la radio. Il progetto di Radio Miraya è un simbolo di speranza in un Paese devastato dai conflitti interni. È utile per le persone che lavorano nelle fattorie, che possono ascoltare notizie e aggiornamenti sulla situazione del paese. Molte delle persone in Sud Sudan non leggono e non scrivono; quindi, fanno affidamento sull’ascolto di ciò che viene trasmesso. La copertura dell’accordo di pace rimane una parte importante dell’output. Vengono trattati anche eventi importanti che si svolgono in parlamento, insieme a spettacoli di discussione in diverse regioni, per sollevare coscienza sui temi locali. Grazie alla stazione, molti sud-sudanesi hanno potuto comprendere il conflitto, l’attuazione dell’accordo di pace, la situazione umanitaria e cosa sta succedendo con i diritti umani e la protezione dei civili.

Edoardo Cappelli

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE 

Auto EV, un nuovo re. Dopo due anni al vertice, la Tesla Model 3 ha perso il primato nella classifica annuale di Consumer Reports per i migliori veicoli a batteria, a vantaggio della Ford Mustang Mach-E, un auto descritta nel sondaggio come più silenziosa, migliore da guidare, con un sistema infotainment più facile da usare e più affidabile dal punto di vista meccanico. Complessivamente Tesla ha perso sette posizioni nella classifica dei costruttori, fino alla ventitreesima piazza, proprio dietro Ford (che risale di tre posizioni e che punta a scorporare il business elettrico in una nuova società).

Nella top-10, composta da soli marchi stranieri, spiccano i giapponesi che controllano quattro delle prime cinque posizioni con Subaru, Mazda, Honda e Lexus, con la sola BMW a interrompere il dominio. Bene anche Audi e Porsche (6° e 7°), mentre Mercedes non va oltre il 25° posto e due marchi iconici come GMC e Jeep chiudono la classifica.

EU, la BCE non reagisce. L’inflazione, già ai massimi da quarant’anni negli USA, continua a correre anche nell’Eurozona, dove è arrivata al 5.1% a gennaio (record per la serie storica, iniziata nel 1997) smentendo le previsioni degli economisti che si aspettavano l’inizio di un rallentamento e in media prevedevano un +4.4%. Il dato è ancora trascinato dall’energia (+28.6% sull’anno scorso), ma anche i cibi non processati hanno accelerato a +5.2%, così come i servizi (+2.4%), mentre rallentano i beni (+2.3%). La core inflation, che esclude energia e alimenti, è a +2.3%, in lieve calo dal 2.6% di dicembre ma non quanto previsto (sotto il 2%). Se dati come questi hanno convinto BoE e FED a programmare aumenti dei tassi d’interesse, la BCE non sembra intenzionata a modificare i propri piani, i quali prevedono quantitative easing almeno fino ad ottobre e rialzi dei tassi non prima di dicembre 2022 o marzo 2023.

Russia-Ucraina, il gas. Il gas naturale risente delle tensioni geopolitiche in misura maggiore rispetto al petrolio. Questo per la posizione dominante della Russia, la quale controlla il 25% delle esportazioni mondiali di gas, e ben l’85% di quest’ultime sono destinate all’Europa. Il Vecchio Continente è in larga parte dipendente dal gigante euroasiatico per le molte produzioni industriali, le quali richiedono l’utilizzo di gas (come i fertilizzanti) e il riscaldamento domestico, ancora di più quest’inverno dati i bassi livelli delle scorte dovuti a forniture, che dalla scorsa estate procedono a rilento. Per sopperire a questa dipendenza (geopoliticamente) pericolosa, negli ultimi anni gli USA hanno investito in terminali LNG per l’esportazione di gas liquefatto e domenica 13 febbraio per la prima volta tutti e sette i terminal erano occupati. L’apertura dell’ottavo terminal, in anticipo di un anno, porterà a breve gli Stati Uniti a diventare i primi esportatori mondiali di LNG, con gran parte di queste forniture destinate proprio all’Europa.

Russia-Ucraina, il petrolio. Le tensioni in Ucraina, unite ai bassi livelli produttivi offerti dai paesi OPEC ormai da due anni, hanno fatto schizzare i prezzi del greggio vicino oltre i 96$/barile, ai massimi dal 2014 e a livelli che potrebbero mettere in difficoltà le economie dei paesi dipendenti dalle importazioni, soprattutto quelli europei. La Russia è infatti il terzo più grande produttore mondiale ed esporta circa cinque milioni di barili di greggio al giorno (12% delle esportazioni mondiali), di cui il 60% è destinato all’Europa e il 30% alla Cina. Il Brent è poi calato fin sotto i 90$ in seguito all’annuncio (non verificato) di un parziale ritiro delle truppe russe e un riavvicinamento nelle trattative nucleari tra USA e Iran, con un esito positivo che ri-aggiungerebbe un produttore al mercato globale, (anche se venerdì sera il riacutizzarsi delle tensioni in Ucraina ha cancellato gran parte di questi cali).

Russia-Ucraina, palladio e neon. Come se non bastassero olio e gas, anche i mercati di neon e palladio stanno risentendo dei venti di guerra, con rincari nell’ordine del 25-30%. Reuters riporta infatti che ben il 90% del neon utilizzato negli USA per la produzione di chip, proviene dall’Ucraina, mentre circa il 30% del palladio utilizzato nella stessa produzione proviene dalla Russia. Il neon viene utilizzato per i laser industriali e per la litografia, mentre il palladio è impiegato in alcuni sensori e nei substrati dei chip.

Il timore maggiormente riscontrato è quello che un conflitto fermerebbe le esportazioni di questi materiali critici e per questo il Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca ha sollecitato i produttori di chip a trovare fonti alternative al più presto.

Leonardo Aldeghi

AFRICA SUB SAHARIANA

Africa-Unione Europea, una nuova partnership tra i due continenti. Nella scorsa settimana a Bruxelles si è tenuto un summit tra l’Unione Africana e l’Unione Europea con l’obiettivo di ridiscutere molti punti riguardanti la partnership tra le due. L’incontro ha visto protagonisti i Presidenti delle due organizzazioni internazionali Macky Sall, Charles Michel e Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Tra i temi toccati in questi primi incontri vi è quello della pandemia. Bruxelles ha infatti assicurato un incremento delle dosi inviate ai paesi africani; contestualmente, infatti, è stato diramato l’annuncio che sei paesi africani riceveranno la tecnologia necessaria per produrre vaccini mRNA. Sul tavolo, inoltre, la discussione ha riguardato anche un nuovo pacchetto di investimenti da 150 miliardi di euro verso l’Africa. Assenti le delegazioni di Sudan, Mali, Guinea e Burkina Faso, a causa dei recenti colpi di stato.

(Giulio Ciofini)

Burkina Faso, proclamato ufficialmente presidente il leader del colpo di stato Damiba. Mercoledì scorso in Burkina Faso ha giurato ufficialmente come nuovo Presidente Paul-Henri Sandaogo Damiba, colonnello alla guida dei militari che hanno messo in atto un colpo di stato solo tre settimane prima. Durante una cerimonia trasmessa televisivamente, il leader golpista vestito con la solita uniforme e il berretto rosso, ha dunque giurato di “preservare, rispettare, sostenere e difendere la costituzione”; congiuntamente è stato presentato anche un cosiddetto “fundamental act” dove sono riassunte le principali decisioni approvate dai militari saliti al potere. Dopo che il consiglio costituzionale aveva formalmente approvato la nomina a presidente di Damiba è arrivata anche la cerimonia ufficiale che conferma il ruolo di Presidente almeno per un periodo transitorio.

(Giulio Ciofini)

Mali, la Francia e i suoi alleati annunciano il ritiro coordinato. L’Eliseo ha reso noto, dopo una cena di lavoro sul Sahel a cui ha partecipato anche il Presidente del Consiglio Italiano Mario Draghi, che la Francia e i suoi partner europei si ritireranno dal Mali, dove sono presenti con l'operazione Barkhane e con le forze speciali europee Takuba. Questa decisione è stata presa perché "Le condizioni politiche, operative e legali non sono più soddisfatte”. Si è dunque deciso, si legge in una dichiarazione congiunta, "il ritiro coordinato" dal Paese africano. Resta tuttavia la disponibilità a rimanere impegnati nella regione estremamente strategica del Sahel. La Francia ha, ad oggi, dispiegati circa 4.300 soldati nella regione, circa 2.400 nel solo Mali.

(Andrea Ghilardi)

Africa, Oxfam: l’Africa senza vaccini mentre in Europa si gettano. Un contrasto stridente, un mondo a due velocità: questo è ciò che trapela da un recente report dell’Oxfam sulle vaccinazioni anti Covid. Da un lato vi è l’Unione Europa che a fine febbraio getterà 55 milioni di dosi di vaccini, perché in scadenza, dall’altro l’Africa, dove ne sono arrivate appena 30 milioni dall’inizio dell’anno e solo l’11% della popolazione ha ricevuto le prime due dosi. Oxfam, membro della People's Vaccine Alliance, ha deciso di porre l’attenzione su questo tema proprio pochi giorni prima del summit tra i leader dell’Unione Europea e dell’Unione Africana del 17 e 18 febbraio. Sara Albiani, Policy Advisor per la salute globale di Oxfam Italia, ha sottolineato come nonostante la retorica di una relazione speciale con l’Africa, l’UE - che è il primo esportatore di vaccini al mondo - avrebbe mandato solo 8% delle totali esportazioni verso il continente africano.

(Andrea Ghilardi)

Somalia, due diversi attacchi di Al-Shabaab. Nella giornata di mercoledì 16 Febbraio, almeno cinque persone sono state uccise e altre 16 ferite durante un attacco coordinato del gruppo estremista al-Shabaab contro le forze di polizia di Mogadiscio. Un primo attacco ha coinvolto un posto di blocco nella capitale somala. Secondo il portavoce della polizia, il gruppo terroristico ha attaccato una stazione di polizia nel quartiere Kahda, facendo esplodere un'autobomba prima di iniziare un feroce scontro a fuoco con le forze di sicurezza locali. Questa è solo una delle due azioni violente portate avanti da Al-Shabaab nella periferia di Mogadiscio. Il gruppo avrebbe infatti preso di mira anche il sobborgo di Darussalam, causando la morte di due giovani ragazze. Il gruppo jihadista ha subito rivendicato entrambi gli attacchi, affermando di avere come propri obiettivi sei diverse località all'interno e vicino alla capitale somala.

(Andrea Ghilardi)

Andrea Ghilardi e Giulio Ciofini

AMERICA DEL NORD

Canada, le proteste di Freedom Convoy. Il 15 gennaio è nata Freedom Convoy, la protesta dei camionisti canadesi che hanno deciso di opporsi all’obbligo vaccinale per i lavoratori della categoria che entrano nel paese. Da diverse settimane, seppur numericamente poco rilevante, il gruppo ha bloccato il centro di Ottawa, causando molti disagi e problemi logistici per tutto il paese. La protesta, che nasce localmente, ha preso piede anche al di fuori del continente americano, arrivando in Oceania e in Europa, dove ha riscosso un moderato successo. Perfino Elon Musk si è espresso sulla vicenda, sostenendo la causa dei lavoratori e paragonando Trudeau a Hitler.

(Emanuele Volpini)

HIV, una donna guarisce dal virus. Nuove speranze nella lotta all'Aids. Un team di ricerca americano del New York-Presbyterian Weill Cornell Medical Center ha riferito di aver curato con successo l'Hiv in una paziente di sesso femminile, soprannominata “la paziente di New York”. La terapia si è basata sul trapianto di midollo spinale ottenuto dal sangue di un cordone ombelicale neonatale che una anomalia genetica rendeva resistente al virus Hiv. L'operazione chirurgica è stata eseguita nel 2017: in seguito la paziente è stata trattata con farmaci anti-rigetto e antivirali per 37 mesi. Dopo 14 mesi il virus è scomparso dal sangue della paziente.

(Federico Pani)

Incontro tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud: sul tavolo la minaccia nordcoreana. I tre Paesi hanno deciso di incontrarsi alle Hawaii a seguito dei recenti test missilistici condotti dalla Corea del Nord, occasione durante la quale hanno condannato i lanci dei missili. Il Segretario di Stato statunitense Blinken ha affermato che i tre Paesi, che hanno invitato la Corea del Nord ad impegnarsi in un dialogo, avvieranno una fase di strette consultazioni. Tuttavia i nordcoreani hanno respinto le offerte di riprendere il canale negoziale, almeno fin quando le sanzioni imposte loro dagli statunitensi rimarranno in vigore. I test stanno consentendo alla Corea del Nord di affinare il suo arsenale di armi. Uno dei missili recentemente testato, ovvero quello a raggio intermedio Hwasong-12, è in grado di raggiungere il territorio statunitense di Guam e rappresenta l'arma a più lunga distanza testata dai nordcoreani dal 2017.

(Federico Pani)

L'FBI sulle tracce del “bandito della Route 91”: il criminale ha già rapinato 11 banche. L'FBI ha annunciato una ricompensa di diecimila dollari per la cattura di un bandito che dal settembre scorso ha rapinato almeno 11 banche in quattro stati del New England. Il rapinatore è stato soprannominato “il bandito della Route 91”, perché le banche da lui rapinate si trovano tutte al di fuori dell'Interstate 91. La prima banca rapinata il 9 settembre scorso si trovava a West Springfield, Massachusetts, mentre l'ultimo “colpo” è stato messo a segno a Grennfield, il 27 gennaio.

(Federico Pani)

USA, Cnn e Cbs anticipano la notizia di un attacco russo. Dopo la comunicazione di evacuare l’ambasciata a Kiev e spostarsi a Leopoli (Ucraina occidentale) alcuni media statunitensi avrebbero anticipato la notizia di un imminente attacco russo. La Cnn è stata la prima emittente a rilasciare queste informazioni: secondo fonti ufficiali, l’offensiva del Cremlino sarebbe dovuta cominciare mercoledì 16 febbraio. Anche la Cbs, altra emittente di stato, avrebbe confermato la notizia. Tuttavia, il portavoce del Pentagono John Kirby ha smentito le voci insistenti, sottolineando come la diplomazia rimanga ancora la strada da seguire per arginare la crisi ucraina.

(Emanuele Volpini)

USA, Peter Thiel lascia Meta per sostenere il Partito Repubblicano. Uno dei più grandi miliardari della Silicon Valley e primo investitore esterno di Facebook, Peter Thiel decide di lasciare il consiglio di amministrazione di Meta per dedicarsi completamente al supporto della campagna elettorale del partito Repubblicano per le elezioni di mid-term. Durante la campagna del 2016, era stato uno dei principali finanziatori di Trump e ora, in un momento anche di calo delle preferenze per Biden, decide di dedicarsi al supporto dei candidati repubblicani per la corsa alle prossime presidenziali, portando avanti diversi punti dell’agenda dell’ex presidente Trump.

(Emanuele Volpini)

Emanuele Volpini e Federico Pani

AMERICA LATINA

Argentina, raggiunto l’accordo con il FMI. Migliaia i manifestanti nelle piazze argentine per protestare contro gli accordi raggiunti dal governo con il Fondo Monetario Internazionale. Nel 2018 l’ex Presidente Macri aveva contratto un debito di 44.000 milioni di dollari con il FMI, e dopo settimane di negoziato l’attuale presidente dell’Argentina Fernandez è riuscito a chiudere gli accordi. Il problema sorge però nella legittimazione sociale: questo accordo viene firmato nel mezzo della crisi economica causata dalla pandemia, che ha già influenzato negativamente l’economia e il tessuto sociale dell’Argentina. Gravare ulteriormente sul debito pubblico aggiungendovi debiti esteri impedisce al Governo di investire in miglioramenti nei settori pubblici, come sanità o educazione, dei quali il Paese ha necessità. Myriam Bregman del Frente de Izquierda sostiene “Vogliono farci credere che questo accordo sia l’unica cosa che si possa fare. Ma noi rispondiamo chiaramente che non ci convinceranno che l’unica opzione che ci resta è quella di piegare la testa”.

(Ludovica Costantini)

Colombia, il rafforzamento della cooperazione su clima e ambiente con l’UE. Il 14 febbraio, Virginijus Sinkevičius, commissario per l'Ambiente, gli oceani e la pesca, ha firmato insieme al suo omologo, ministro dell'Ambiente della Colombia Carlos Eduardo Correa, una Dichiarazione congiunta per rafforzare la cooperazione su clima, biodiversità, riduzione del rischio di catastrofi, lotta alla deforestazione, economia circolare e inquinamento da plastica. Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la Colombia si rappresenta come partner indispensabile nella lotta al cambiamento e nell’azione per l’ambiente, motivo per il quale ha dichiarato come l’Unione europea e la Colombia lavoreranno congiuntamente su un’agenda verde.

(Elisa Maggiore)

Costa Rica va al ballottaggio. Il 6 febbraio 2022 il Costa Rica è tornato alle urne per eleggere il Presidente e rinnovare l’Assemblea Legislativa. Nel Paese il sistema elettorale prevede la maggioranza assoluta per l’elezione della carica di Presidente e del suo vice, che corrisponde al 40% dei voti nel primo turno. Dato l’elevato numero di candidati, ben 25, la decisione è chiaramente stata rimessa al ballottaggio fissato per il 3 aprile 2022. L’attuale Presidente del Costa Rica è Carlos Alvarado Quesada, eletto nel 2018 con il Partito Azione Cittadini (PAC), e dovrà lasciare il posto ad uno dei due candidati che si scontreranno nella tornata elettorale di aprile: José María Figueres, ex presidente, del Partito di Liberazione Nazionale (PLN), e Rodrigo Chaves Robles, del Partito del Progresso Social Democratico (PPSD).

(Ludovica Costantini)

Ecuador, la questione dell’aborto in caso di stupro. Se fino all’anno scorso, in Ecuador, era possibile abortire solo nei casi di handicap o in quelli in cui le donne fossero in pericolo di morte, recentemente il parlamento ecuadoriano ha approvato nuove norme relative all’interruzione della gravidanza in caso di stupro. Pare, però, che la nuova legge presenti alcuni limiti, specialmente temporali, infatti: le minorenni potranno abortire fino a 18 settimane di gestazione, 4 mesi, mentre le maggiorenni fino a 12 settimane, tre mesi; infine: un mese in più viene concesso alle maggiorenni che abitano in zone rurali o in zone senza assistenza medica. Il presidente conservatore Lasso ha già annunciato la sua intenzione di porre il veto al provvedimento in tutto o in parte, il che significa che la legge sarà probabilmente bloccata ritardando di un anno la possibilità per il parlamento di trattare nuovamente il tema.

(Elisa Maggiore)

Perù, confermato l’ergastolo per l’ex dittatore Morales Bermúdez. Dopo i primi procedimenti penali, in primo e secondo grado, nei quali si era vista sotto esame la posizione degli ex Capi di Stato ed esponenti delle giunte militari e dei servizi di sicurezza di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay in carica tra gli anni '70 e '80, accusati di aver realizzato in quegli anni una repressione ai danni degli oppositori, e dopo il respingimento della prima sezione del ricorso presentato dopo le sentenza di primo e secondo grado a Francisco Morales Bermúdez, ex dittatore peruviano, arriva la conferma della Cassazione della sentenza di condanna all’ergastolo per quest’ultimo, il quale è accusato della scomparsa di diversi italiani messa in atto con il Piano Condor: il sistema ingegnato, appunto, per la repressione degli oppositori politici in America latina.

(Elisa Maggiore)

Tensioni tra Nicaragua e El Salvador. Il 6 febbraio il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha dichiarato che alcune navi militari di El Salvador hanno violato gli spazi marittimi del proprio Paese, più precisamente nell’area del Golfo di Fonseca, che separa le acque territoriali dei due Paesi. Il Nicaragua ha presentato una protesta diplomatica contro il governo di El Salvador, che ha risposto alle accuse negando l’accaduto. Il Paese ha infatti sostenuto che quell’area rientra nella competenza salvadoregna. Le tensioni tra i due hanno origine con la firma dell’accordo bilaterale tra Nicaragua e Honduras del 27 ottobre che sancisce la giurisdizione sull’area marittima del Golfo di Fonseca e a cui El Salvador si è opposto.

(Ludovica Costantini)

Elisa Maggiore e Ludovica Costantini

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, UK e Australia accrescono la loro cooperazione in seno all’AUKUS. In un comunicato congiunto rilasciato lo scorso 17 febbraio, il governo inglese e quello australiano hanno affermato di essere pronti a impegnare circa £25 milioni di investimenti militari al fine di “promuovere la pace e la stabilità” nel Mar Cinese Meridionale. Questi fondi verrebbero impiegati per rafforzare la resilienza regionale in diversi settori militari, come la cybersecurity. Durante il comunicato, i primi ministri Boris Johnson e Scott Morrison hanno espresso la loro preoccupazione per la crescente minaccia alla stabilità e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale e nello stretto di Taiwan, verso cui la Cina reclama l’esclusiva sovranità. A tal proposito, Johnson e Morrison hanno riconosciuto quanto sia importante che tutti i paesi della regione esercitino i propri diritti e libertà marittime conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS).

(Francesco Ancona)

Corea del Nord, avviato ingente progetto edile: più di 10.000 case. La Corea del Nord ha iniziato i lavori per un progetto residenziale di 10.000 appartamenti, mentre il Paese è in procinto di realizzare un’iniziativa per la costruzione di alloggi nella capitale Pyongyang. Secondo i servizi mediatici nordcoreani, il 12 febbraio Kim Jong-un avrebbe partecipato a una storica cerimonia dove avrebbe mostrato immagini digitali dell’imponente progetto edile: la costruzione di 10.000 nuovi edifici. Tale progetto farebbe parte di una più ampia spinta abitativa che ha visto il governo promettere 50.000 nuove case prima della fine del 2025. Tuttavia, questa promessa potrebbe essere messa a dura prova dalle pesanti sanzioni mirate contro il programma nucleare nordcoreano, e il crollo del commercio con il suo più stretto alleato, la Cina.

(Francesco Ancona)

Corea del Sud, la nuova campagna per le prossime elezioni presidenziali. Lo scorso martedì è iniziata la campagna elettorale in Corea del Sud. Ci si attende sia la più dura competizione degli ultimi vent’anni. I sondaggi d’opinione suggeriscono che gli elettori cercano un presidente capace di combattere la corruzione, affrontare i continui crescenti prezzi degli immobili e le profonde diseguaglianze. Le elezioni si terranno il prossimo 9 marzo. Coloro che stanno concorrendo sono Lee Jae-myung, del partito democratico, e Yoon Suk-yeol, candidato del People Power Party. Anche Sim Sang-jung, candidata del Justice Party, ha dichiarato che, se eletta, fermerà le elezioni dei “super-presidenti” e ridarà la voce al popolo. In un contesto di 14 candidati, Lee e Yoon sono i favoriti secondo gli ultimi sondaggi, con Yoon in leggero vantaggio.

(Agnese Marchesini)

India, 38 condannati a morte per attentato terroristico. Il 18 febbraio, una Corte locale indiana ha promulgato la sentenza di morte per 38 imputati e l’ergastolo per altri 11. Sono responsabili di reiterati attentati commessi a Ahmedabad, nella regione del Gujarat (nota storicamente per i violenti contrasti fra hindu e musulmani), che causarono più di 50 morti. Per la prima volta in India numeri così alti di condanne a morte per lo stesso caso. Le sentenze devono essere ancora confermate da un tribunale superiore. Il gruppo militante jihadista Harakat-ul-Jihad aveva rivendicato la responsabilità dell’attentato ad Ahmedabad. Nel 2002 ci furono numerosi scontri tra diversi gruppi hindu e musulmani, nel Gujarat, dove persero la vita 1000 musulmani. Questo recente attacco sarebbe visto come una risposta ai fatti accaduti proprio nel lontano 2002.

(Francesco Ancona)

Giappone, il governo annuncia la decisione di allentare il controllo alle frontiere per marzo. Le misure di controllo alle frontiere relative al Coronavirus saranno allentate a partire da marzo, come annunciato dal primo ministro Fumio Kishida lo scorso giovedì. “La diffusione della variante Omicron sta rallentando. Credo che prenderemo le misure verso l’uscita dalla sesta ondata” ha annunciato il primo ministro durante l’ultima conferenza stampa. Attualmente il numero di persone che possono entrare in Giappone è limitato a 3.500 al giorno; a partire da marzo, i non residenti, come uomini e donne d’affari, studenti e lavoratori stranieri, potranno entrare di nuovo in Giappone e il limite verrà alzato a 5.000 persone al giorno. Non cambierà soltanto il numero di persone che possono entrare nel Paese, bensì anche le regole per l’autoisolamento, che passerà da sette a tre giorni con il risultato di un tampone negativo.

(Agnese Marchesini)

Taiwan, nuova richiesta dal Giappone per rilanciare l’Economic Partnership Committee. Per la prima volta dopo otto anni il Giappone chiede un nuovo incontro dell’Economic Partnership Committee con Taiwan. La richiesta è stata vista come una risposta positiva dopo che Taiwan ha revocato il divieto sull’import di cibo per cinque regioni giapponesi, in particolare quelle colpite dal disastro nucleare di Fukushima del 2011. Questo potrebbe significare che il Giappone vede l’atteggiamento di Taiwan di fare richiesta per entrare nel Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) in modo positivo. Le autorità di Taiwan descrivono il suggerimento giapponese come “estremamente importante e significativo”.

(Agnese Marchesini)

Francesco Ancona e Agnese Marchesini

EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA 

Belgio, settimana lavorativa di 4 giorni. Alexander De Croo, il primo ministro belga, ha annunciato durante la conferenza stampa sul mercato del lavoro del 15 febbraio l’introduzione della settimana lavorativa ridotta. Si potrà dunque lavorare un giorno in meno, passando da 5 a 4 giorni lavorativi a settimana. Le ore settimanali, solitamente 38, verranno dunque condensate in quei 4 giorni, dando così l’opportunità di ritagliarsi un giorno aggiuntivo di riposo. I dipendenti potranno richiedere una settimana lavorativa di quattro giorni per un periodo di prova di sei mesi e, se lo desiderano, una volta terminata la prova potranno rimanere con la settimana lavorativa ridotta. L’iniziativa è inclusa in un pacchetto di riforme che contiene al suo interno anche il diritto di spegnere i dispositivi e ignorare i messaggi di lavoro al termine dell’orario lavorativo, senza timore di alcuna rappresaglia.

(Andrea Ghilardi)

Grecia, l’ultima tranche del prestito ottenuto dal Fondo Monetario Internazionale verrà rimborsata entro marzo 2022. Il rimborso avverrà con due anni di anticipo rispetto all’accordo iniziale. Il Paese, che ha ricevuto più di 260 miliardi di euro in prestiti di salvataggio dall’UE e dal FMI durante la sua crisi finanziaria decennale, ha fatto affidamento solo sui mercati obbligazionari per le sue esigenze di finanziamento dal 2018. Da allora ha anche fatto diversi rimborsi anticipati al FMI, e attualmente deve 1,9 miliardi di euro di prestiti in scadenza entro il 2024, l’ultimo lotto di un totale di 28 miliardi di euro che il Fondo ha fornito tra il 2010 e il 2014. Il ministro delle finanze Staikouras ha detto che, nonostante l’aumento della spesa per affrontare l’impatto della pandemia, la Grecia ha attuato “una politica fiscale prudente e responsabile” e che nel 2023 il Paese potrebbe tornare a un surplus nel bilancio primario.

(Bianca Franzini)

Italia, bocciato il referendum sull’eutanasia. La Corte Costituzionale, chiamata a esprimersi sull’ammissibilità del referendum riguardante l’eutanasia, ha bocciato il quesito referendario. È stato infatti dichiarato inammissibile il quesito volto a depenalizzare l’omicidio del consenziente. Questa decisione scaturisce dal fatto che, secondo la Corte, le modifiche chieste non garantirebbero la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana in generale e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili. La decisione di bloccare il referendum è stata tuttavia travagliata e non unanime. Secondo le indicazioni trapelate, un terzo dei giudici (5/15) riteneva possibile l’ammissibilità; alla fine ha però prevalso la linea del rigetto. Forti le reazioni del mondo politico e dell’opinione pubblica. Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Coscioni, colui che ha proposto il referendum, ha affermato che questa decisione è una pessima notizia per tutti coloro che dovranno continuare a subire sofferenze e per la democrazia stessa.

(Andrea Ghilardi)

La Commissione europea ha presentato il Chips Act. Si tratta di una serie di misure legislative, finanziarie e regolamentari per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e la leadership tecnologica dell’Unione per quanto riguarda semiconduttori e processori. L’obiettivo è quello di far salire la quota europea della produzione globale di microprocessori dal 9 al 20 per cento, seguendo l’esempio della Cina, della Corea del Sud, degli Stati Uniti e degli altri Paesi che stanno investendo per sostenere questa industria. Bruxelles pianifica di investire 43 miliardi di euro entro il 2030 e di proporre misure per rispondere a problematiche che influenzano moltissimi settori, tra cui quello automobilistico.

(Bianca Franzini)

La Corte di Giustizia dell’UE respinge il ricorso di Polonia e Ungheria. Tale ricorso si oppone al meccanismo che lega al rispetto dello Stato di diritto l’erogazione dei fondi europei. Le ripetute violazioni dello Stato di diritto in alcuni Paesi dell’Unione hanno portato all’introduzione di questo meccanismo che blocca anche l’accesso ai fondi del Recovery Fund. La Corte di Giustizia ha stabilito che il rispetto dello Stato di diritto è una condizione per godere dell’appartenenza all’UE. Entrambi i Paesi sono stati indagati per aver minato l’indipendenza dei tribunali, dei media e delle organizzazioni non governative ed entrambi sono beneficiari importanti dei finanziamenti dell’UE. L’UE potrebbe già richiedere il congelamento dei fondi del Recovery Fund per un valore di 36 miliardi di euro per la Polonia e 7 miliardi di euro per l’Ungheria.

(Bianca Franzini)

Unione Europea, Von der Leyen sulla crisi ucraina. Mercoledì 16 febbraio, durante la riunione plenaria tenutasi a Strasburgo, la presidente della Commissione europea si è espressa chiaramente sulla difficile situazione ucraina. Von der Leyen ha sottolineato come, dal suo punto di vista, ci siano dei segnali di speranza per una lenta distensione guidata dal costante dialogo diplomatico. Al contempo però il suo discorso ha evidenziato come alle parole distensive vadano accompagnati i fatti. Infatti, secondo la presidente, la NATO non avrebbe ancora visto chiari segnali del ritiro delle truppe russe dal confine, che invece viene ampiamente riportato dalle fonti di Mosca. La situazione è dunque ancora estremamente volatile e sia nelle capitali europee sia a Washington si guarda con sospetto alle azioni della Russia. Per il Cremlino la questione dell’allargamento della NATO verso est è una faccenda che va risolta subito, intrecciandosi così inevitabilmente con il futuro di Kiev. Per l’UE, invece, l’Ucraina è pienamente uno Stato sovrano libero di compiere le proprie scelte indipendenti per il proprio futuro. La situazione ai margini orientali d’Europa resta dunque in bilico tra una soluzione diplomatica e una possibile escalation.

(Andrea Ghilardi)

Bianca Franzini e Andrea Ghilardi

EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Albania, Bosnia e Kosovo disconoscono l’invio di “mercenari” in Ucraina. Secondo Russia Today, Sergej Lavrov avrebbe detto che mercenari di quei paesi si starebbero dirigendo a combattere in Ucraina e che avrebbe verificato quanto prima. La smentita, unita alla profonda perplessità dei primi Ministri di Tirana, Sarajevo e Pristina non si è fatta attendere. Inoltre Lavrov avrebbe accusato il Kosovo e i Balcani di essere un focolaio di criminalità, droga, preda di spacciatori e terroristi. Proprio lì verrebbero reclutati i futuri mercenari per i conflitti militari innescati dagli USA alla volta del Donbass, così da sbilanciare la Russia. Il capo del gabinetto kosovaro Blerim Vela: “La falsa accusa di Lavrov [...] è parte integrante di una campagna di disinformazione che cerca di giustificare l'aggressione militare contro l'Ucraina. Il Kosovo è con i suoi alleati e l'Ucraina nella difesa della libertà e della democrazia”. Il ministro degli Esteri bosniaco Bisera Turkovic invierà un'inchiesta ufficiale. “Se Lavrov ha informazioni su tali attività in Bosnia, spero che, prima di rivelarle, le condivida con i nostri servizi di sicurezza”.

(Giulia Patrizi)

Crisi Ucraina, “un attacco russo avrebbe costi umani enormi”. Il Presidente Biden ha definito “ancora possibile” che Putin attacchi l’Ucraina; il che avrebbe un “immenso” costo umano. La Casa Bianca registra 190.000 soldati russi schierati sul confine. Kiev ritiene che 149.000 truppe russe si aggirino sul suo territorio. Altri 45.000 sarebbero stati ammassati in Bielorussia, così da generare pressioni anche su Baltico e Polonia, come affermato dal presidente lituano Gitanas Naueda. Mercoledì Lavrov ha dichiarato che i contingenti russi avrebbero ultimato le operazioni di esercitazione nell’annessa Crimea e, pertanto, starebbero tornando in patria. Forti le preoccupazioni di NATO e Unione Europea. Il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock ha invitato la Russia ad evitare il diffondersi di “disinformazioni” circa l’effettivo ritiro e chiede assoluta trasparenza in merito alla loro posizione. Nuove esercitazioni avranno luogo sabato a cui presiederà Putin in persona.

(Giulia Patrizi)

Donbass, esplosione di una bomba, sparatorie tra i civili. Colpito un asilo. Tensione alle stelle. Le forze separatiste russe, come riportato dall’agenzia russa TASS, affermano che venerdì un'automobile sarebbe stata fatta esplodere nei pressi del palazzo governativo a Doneck. Nonostante la violenza non si registrano feriti. Gli Stati Uniti ritengono che le esplosioni siano un pretesto russo per procedere all’invasione dell’Ucraina, suffragato dall’espulsione del vice ambasciatore Bart Gorman. Giovedì forze russe hanno sparato contro il villaggio di Stanica-Luganskaja con “particolare cinismo”. I proiettili hanno distrutto un asilo e in alcune zone manca l’elettricità. Jan Leščenko, capo del dipartimento della milizia popolare dell’autoproclamata repubblica popolare di Lugansk, riporta che da ore ci sarebbero bombardamenti con colpi di mortaio del calibro di 120 mm ed esplosioni ad opera dell’esercito ucraino, che ha intensificato i combattimenti contro cinque insediamenti.

(Giulia Patrizi)

Grecia, il governo approva l’acquisto di armamenti dalla Francia dato l’emergere di tensioni con la Turchia. Il 17 Febbraio il parlamento ha deciso di firmare un accordo di 3 miliardi di euro per l’acquisto di 3 nuove fregate che saranno fornite dalla Francia in due tranche: le prime due fregate saranno consegnate nel 2025 mentre la terza sarà consegnata l’anno successive con l’opzione di consegna di un’altra nave ancora nel 2027. La percezione di un eventuale escalation delle tensioni tra Grecia e Turchia sembra essere reale agli occhi della Grecia che, oltre a tali navi da Guerra, ha approvato lo stesso giorno l’acquisto di sei nuovi caccia Rafale da aggiungere ad un ordine già esistente, di 18 caccia, inviato alla Francia.

(Rosario Giorgio Maria Saffioti)

Polonia, Ucraina e UK firmano un accordo trilaterale di cooperazione in seguito alla crisi Russa. Il 17 Febbraio I rispettivi ministri degli esteri dei tre paesi hanno annunciato la stipula del “Trilateral Memorandum of Cooperation”; tale accordo mira a rinforzare il supporto all’Ucraina da parte di Polonia e Regno Unito. Nella loro dichiarazione congiunta, essi han fatto riferimento alla situazione attuale definendola “Aggressione Russa” che minaccia la sovranità dell’Ucraina. L’accordo mirerà a migliorare la Difesa Ucraina riguardo specifici problemi come la Cybersecurity, in contrasto alle campagne di disinformazione e l’energy security come anche il supporto alle attività della Piattaforma internazionale di Crimea.

(Rosario Giorgio Maria Saffioti)

Repubblica Ceca, supporterà ufficialmente l’entrata dell’Ucraina nell’Unione Europea. In un’intervista fatta da un media Polacco, il ministro degli esteri Jan Lipavský ha annunciato che il governo ceco sta preparando un documento ufficiale a supporto dell’entrata dell’Ucraina nell’UE, mostrando il proprio ottimismo a riguardo. In aggiunta a ciò, la Repubblica Ceca sta anche aiutando l’Ucraina fornendo armamenti. Lo stesso Lipavský ha annunciato recentemente che il governo ceco fornirà 4000 proiettili da artiglieria all’Ucraina. Tutte queste azioni dovrebbero essere osservate in quanto parte di un’immagine più grande dove, se le tensioni tra Ucraina e Russia sfociassero in un vero e proprio conflitto, la situazione graverebbe tutta la regione Est Europea.

(Rosario Giorgio Maria Saffioti)

Giulia Patrizi e Rosario Giorgio Maria Saffioti

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA) 

Libano, tensioni con Israele sul filo del rasoio. Nonostante l’ottimismo mostrato dal delegato USA Amos Hochstein, i rapporti tra i due Stati confinanti non sembrano migliorare. La disputa marittima ed energetica, ormai discussa da 10 anni e mai risolta, è un danno a lungo termine che non permette, specialmente al Paese dei cedri, di sfruttare le risorse di gas naturale nelle aree contese e di risollevarsi dalla grave crisi economica. Una battuta d’arresto nei negoziati patrocinati dalle Nazioni Unite riguarda una recente accusa da parte di Israele: in una riunione trilaterale tra UNIFIL, le LAF libanesi e l’esercito israeliano, è stato sollevato il problema delle violazioni dell’embargo di armi da parte di Hezbollah nella regione mediorientale del Libano. Rilevare la violazione risulta però assai complicato, data la “fusione” tra l’ala armata del movimento sciita e l’esercito libanese fin dai tempi post-guerra civile.

(Sara Oldani)

Libia, una poltrona per due. Il 10 febbraio la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, organo politico della regione orientale del paese, ha designato come nuovo primo ministro Fathi Bashaga, politico di Misurata con legami in Cirenaica. Il premier del Governo di Unità Nazionale, Abdulhamid Dabaiba, ha definito il voto una farsa. Successivamente, durante le celebrazioni per l’anniversario della Rivoluzione, in un discorso ha esortato i libici a sostenerlo e ha ribadito di non voler dimettersi e di voler lavorare per portare il paese alle elezioni. Nel mentre, aumenta il rischio di tensioni, Dabaiba potrebbe mobilitare le milizie a lui fedeli per mantenere il potere e Bashaga potrebbe innescare nuove escalation, forte del sostegno della Cirenaica e di parte delle fazioni che compongono il panorama politico della Tripolitania.

(Michele Magistretti)

Israele, un nuovo viaggio storico. Dopo aver viaggiato negli Emirati Arabi Uniti lo scorso dicembre, il premier israeliano, Naftali Bennett, è giunto a Manama, capitale del Bahrein. Nel corso della visita il capo del governo israeliano ha incontrato il sovrano, Hamad bin Isa al Khalifa, il principe ereditario, Salman bin Hamad al Khalifa, e numerosi ministri. Il viaggio rientra nella cornice politico-diplomatica del nuovo clima di cooperazione inaugurato dagli Accordi di Abramo. Nel corso degli incontri i rappresentanti dei rispettivi paesi hanno discusso per approfondire la partnership nei campi dell’economia, dell’innovazione del turismo e della sicurezza, in particolare riguardo il contenimento della potenza iraniana. Inoltre, il premier israeliano ha incontrato i cinquanta membri della comunità ebraica locale e il comandante della quinta flotta degli USA.

(Michele Magistretti)

Iran, vicini all’accordo? “Solo una volta verificato il rispetto delle misure iniziali, sarà avviata la fase principale dell’eliminazione delle sanzioni, che culminerà il cosiddetto Re-Implementation Day”. Queste le premesse dell’accordo sul nucleare iraniano in via di approvazione. Ciononostante, fronte a un Iran che continua ad arricchire uranio in percentuali vicine all’uso militare, gli Stati Uniti frenano l’approccio più elastico degli alleati europei. Infatti, se un progressivo allentamento delle sanzioni e lo scongelamento di alcuni tesoretti iraniani sono tra le intenzioni di Washington, il tema della discordia – e di peso primario – è il ruolo del petrolio. In questo senso, l’idea statunitense è di tenere in scacco un sincero impegno iraniano ai termini negoziali attraverso un mantenimento dei prezzi di mercato, senza sconti di favore. Ma con la crisi ucraina di mezzo, la leverage americana potrebbe venir meno, tanto verso Teheran quanto verso i partner occidentali.

(Samuele Abrami)

Turchia, il tour della pace militare. Come preannunciato, la settimana appena conclusa ha visto concretizzarsi la tanto attesa visita del Presidente Erdoğan negli Emirati Arabi Uniti. L’accoglienza in pompa magna è sintomo di un netto cambio di passo nelle relazioni della Turchia con Abu Dhabi e, di riflesso con gli altri attori regionali, su alcuni punti principali. Primo, il riavvicinamento segna la fine della conflittualità aperta: Ankara abbandona i Fratelli Musulmani e si dice neutrale nei nuovi disequilibri libici, mentre gli Emirati promettono di fare da apripista economico agli affari turchi nel Paese. Inoltre, fianco ad accordi commerciali, sono rilevanti i quelli in materia militare, grazie alla “corsa per i droni turchi” apparsi infallibili nei vari conflitti recenti. Di conseguenza, pur ricalibrando la propria sfrontatezza, la Turchia sembra potersi riadattare al disinteresse USA per la regione, riducendo la conflittualità e assicurandosi un ruolo primario nei conflitti a bassa intensità.

(Samuele Abrami)

Michele Magistretti, Samuele Abrami e Sara Oldani

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Emirati Arabi Uniti, chiesto il termine del riappacificamento del gruppo terroristico degli Houthi nello Yemen durante un briefing dell’UNSC. Durante l’incontro, svoltosi lo scorso 16 febbraio, gli UAE hanno ribadito il loro diritto sovrano di adottare le misure ritenute necessarie per proteggere la sicurezza e la stabilità del proprio territorio e la sicurezza dei propri cittadini e residenti da eventuali attacchi terroristici. Hanno infatti rimarcato come gli attacchi terroristici Houthi siano in violazione del diritto internazionale, perpetrati nonostante la condanna da parte del Consiglio di sicurezza e di più di 120 paesi e organizzazioni internazionali. L’ambasciatore degli UAE Nusseibeh ha inoltre riaffermato la necessità di contrastare il comportamento aggressivo degli Houthi, chiamando la comunità internazionale all’adozione di misure più serie e decisive per bloccare i loro tentativi di controllo sul territorio yemenita. L’ambasciatore ha giudicato negativamente la possibilità di riprendere le negoziazioni con il gruppo, facendo notare gli scarsi risultati dei precedenti tentativi.

(Laura Salvemini)

Mali, la Francia e i suoi alleati annunciano il ritiro dal paese africano. Attraverso una dichiarazione congiunta, Parigi e i suoi partner occidentali hanno ufficializzato il ritiro delle rispettive forze militari dal Mali. Tale decisione pone fine, alla missione antiterrorismo -operazione Barkhane- lanciata dalla Francia nel 2014 e in seguito ampliata con il coinvolgimento di attori europei e regionali nel quadro della Task Force “Takuba”. Nella nota congiunta, come motivazione alla base del ritiro, Parigi e i suoi alleati fanno un chiaro riferimento al deterioramento dei rapporti con Bamako, sottolineando come, dall’insediamento della giunta militare a seguito del colpo di stato del maggio scorso, siano venute meno le condizioni politiche, operative e legali per proseguire una cooperazione militare. Tuttavia, il presidente francese Macron ha voluto rimarcare la volontà dell’Eliseo di portare avanti la lotta al terrorismo jihadista nel Sahel, prospettando una ridefinizione dei termini della presenza militare nella regione entro la prossima estate.

(Davide Shahhosseini)

Siria, attacco armato a sud di Damasco da parte delle forze israeliane. Nella sera di mercoledì 16 febbraio dei missili SSM (superficie-superficie) hanno colpito Zakiya, a sud di Damasco, alle 23:35 locali provocando dei danni materiali. L’attacco, il secondo a colpire la Siria nell’ultimo mese dopo gli scorsi lanci di missili avvenuti il 9 febbraio, sarebbe partito dalla zona di Golan, occupata da Israele. Gli attacchi del 9 febbraio, volti a colpire siti siriani adibiti al lancio di missili, erano stati giustificati da Israele come risposta al lancio di un missile antiaereo lanciato in precedenza da territori siriani. Gli attacchi Israeliani verso la Siria hanno inizio già nel 2011, e sarebbero volti a contrastare la presenza Iraniana in Siria, fonte di preoccupazione per Tel Aviv anche a causa della presunta presenza di alcuni gruppi armati iraniani – come Quds Force – a sud di Damasco.

(Laura Salvemini)

Ucraina, Biden: “Putin ha deciso per l’invasione”. Al termine della videoconferenza tenutasi con i leader alleati della NATO, il presidente statunitense Biden, rispondendo alle domande dei cronisti, ha affermato come gli ultimi avvenimenti nel Donbass, l’evacuazione di massa dei civili e una serie di esplosioni che hanno colpito il centro di Donetsk e il gasdotto di “Družba”, riflettano chiaramente la volontà di Mosca di giungere al casus bellis. Biden ha anche aggiunto che gli USA e i suoi alleati continueranno a mantenere aperta la porta della diplomazia e del negoziato con la Russia, confermando l’incontro del prossimo 23 febbraio, quest’ultimo richiesto proprio da Mosca, tra il segretario di Stato Blinken e il ministro degli Esteri russo Lavrov, salvo che la situazione in Ucraina non precipiti del tutto.

(Davide Shahhosseini)

Davide Shahhosseini e Laura Salvemini 

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

CSTO, Il blocco post-sovietico ha richiesto una maggiore cooperazione sul fronte del counter-terrorismo con le Nazioni Unite. L’organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva si è riunito lo scorso 16 febbraio con l’ONU per richiedere maggiore collaborazione contro il terrorismo. L’organizzazione si è originata dal Trattato di Sicurezza Collettiva, firmato nel 1982 dopo la caduta dell’Unione Sovietica. L’incontro del 16 è il terzo organizzato negli ultimi anni dalla Russia. Secondo il direttore Stanislav Zas, l’organizzazione ha sviluppato pratiche volte a privare le organizzazioni terroristiche internazionali dei loro canali di formazione e recruiting. Una delle principali iniziative di sicurezza dell’organizzazione, chiamata “Mercenary”, aveva infatti lo scopo di eliminare i canali di recruiting delle nazioni partecipanti alla CSTO per neutralizzare le loro risorse.

(Laura Salvemini)

IAEA, L’agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha ammesso di star aiutando l’Egitto e l’Arabia Saudita nell’ambito dell’energia nucleare. Il direttore della IAEA, Rafael Grossi, ha ammesso lo scorso mercoledì di star aiutando l’Egitto e l’Arabia Saudita per sviluppare energia nucleare, come riportato da Reuters. Già a gennaio, durante il Summit “Future minerals”, il ministro dell’energia Abdulaziz bin Salman aveva espresso l’interesse del paese a sviluppare energia nucleare utilizzando i vasti depositi di uranio presenti nel paese. L’Arabia Saudita è sempre stata trasparente circa l’intenzione di diventare una potenza nucleare, specialmente in relazione ai precedenti iraniani. Anche l’Egitto esprime da anni interesse per l’energia nucleare, come testimoniato dalla firma di diversi accordi di cooperazione con la Russia circa lo sviluppo di un centrale elettrica, progetto non ancora avviato.

(Laura Salvemini)

ICC, richiesto esame della corte sul ruolo dell’Iran in Siria. Mercoledì l’'Iran Human Rights Documentation Center (IHRDC) ha presentato una richiesta alla Corte penale internazionale (CPI) per l'apertura di un esame preliminare sul ruolo della Repubblica islamica dell'Iran, e dei gruppi armati in Siria che essa controlla, per crimini commessi dall’Iran durante il conflitto in Siria. Nella richiesta, l'IHRDC ha sostenuto che gli agenti dell'Iran e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno perpetrato, aiutato e favorito la commissione di alcuni crimini come la deportazione e la persecuzione contro i civili siriani, che li ha costretti a fuggire in Giordania per sicurezza. Questa ostilità in tutta la Siria ha portato all'espulsione di più di 650.000 siriani in Giordania, nel tentativo di fuggire dalla violenza della guerra. La richiesta includeva anche la testimonianza di vittime siriane direttamente colpite e costrette a fuggire in Giordania a causa dell'Iran e delle azioni dei suoi agenti.

(Francesco Ancona)

NATO, conclusa la riunione dei Ministri della Difesa. Dal 16 al 17 febbraio, i Ministri della Difesa della NATO si sono riuniti a Bruxelles per discutere l'aumento della presenza militare russa al confine con l’Ucraina. Nonostante ci siano segnali che la diplomazia russa voglia continuare a cercare una soluzione, ad oggi non c’è ancora nessun segnale di de-escalation. “Quello che vediamo oggi è che la Russia mantiene una massiccia forza d'invasione pronta ad attaccare, con capacità di alto livello, dalla Crimea alla Bielorussia; questa è la più grande concentrazione di forze in Europa dai tempi della guerra fredda”, ha dichiarato il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Il vertice dei Ministri ha inoltre riaffermato il diritto sovrano di ogni nazione di scegliere liberamente la propria strada per determinare la propria sicurezza, riaffermando che “le porte della NATO rimarranno aperte”.

(Francesco Ancona)

WFP, Corno d’Africa registra la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Secondo un rapporto del World Food Program, circa 13 milioni di persone tra Etiopia, Kenya e Somalia sono ad altissimo rischio di fame grave nei primi mesi del 2022: rischio dovuto alla grave siccità che sta attraversando la regione del Corno d’Africa. Da ormai tre stagioni, infatti, il numero delle precipitazioni nella regione è ben al di sotto della media annuale. Questa mancanza di acqua sta mettendo a rischio i raccolti e i pascoli di milioni di persone, costringendone altrettante ad abbandonare le proprie case. “I raccolti sono rovinati, il bestiame sta morendo e la fame sta crescendo con le siccità ricorrenti che colpiscono il Corno d’Africa”, ha riferito Michael Dunford, Direttore Regionale WFP per l’Africa orientale, “la situazione richiede una immediata azione umanitaria e un forte sostegno per costruire la resilienza delle comunità per il futuro”.

(Francesco Ancona)

Francesco Ancona, Laura Salvemini e Valeria Lavano




Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Agnese Marchesini: Asia ed Estremo Oriente

Andrea Ghilardi: Africa Sub-Sahariana, Europa Occidentale e Unione Europea

Bianca Franzini: Europa Occidentale e Unione Europea

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Edoardo Cappelli: Diritti Umani, America del Nord

Elisa Maggiore: America Latina

Emanuele Volpini: America del Nord

Federico Brignacca: Diritti Umani

Federico Pani: America del Nord

Fabrizio Emiliano Finocchi: Asia ed Estremo Oriente, Europa Centro-Orientale e Russia

Francesco Ancona: Asia ed Estremo Oriente, Organizzazioni Internazionali

Giulia Patrizi: Europa Centro-Orientale e Russia

Giulio Ciofini: Africa Sub-Sahariana

Laura Salvemini: Organizzazioni Internazionali e Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Ludovica Costantini: America Latina

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Rosario Giorgio Maria Saffioti: Europea Centro-Orientale e Russia

Samuele Abrami: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Oldani: Medio Oriente e Nord Africa

Valeria Lavano: Organizzazioni Internazionali

Vincenzo Battaglia: Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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