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Framing The World, Numero LXVII

Le principali notizie dal mondo

Nel nuovo numero di Framing the World ci occupiamo in primis degli ultimi avvenimenti in Guinea, Nigeria, Filippine, Israele, Libano e Corea del Nord. Dedichiamo particolare attenzione alla formazione del nuovo governo talebano ad interim in Afghanistan e del maxi processo contro gli attentatori del 2015 in Francia. Rimanendo sempre in Europa, descriviamo le tensioni emerse in merito alla questione migratoria nel canale della Manica e quelle tra la Commissione europea e Polonia e Ungheria per il congelamento dei fondi del Recovery Fund. Ci spostiamo poi negli USA, nello specifico in Texas, dove è stato approvato il Senate Bill 8 che limita drasticamente le possibilità di abortire e in Canada dove è entrata in vigore la controversa legge sulla laicità in Quebec.


Tutto questo e molto altro nel 67° numero di Framing the World!


DIRITTI UMANI

Iran, registrazioni dal carcere di Evin mostrano abusi sui prigionieri. Lo scorso 22 agosto, degli organi stampa indipendenti hanno pubblicato dei video ripresi dalle telecamere della prigione di Evin, che contengono scioccanti prove di pestaggi, molestie sessuali, negazione di cure mediche e un sovraffollamento insostenibile. Vari importanti esponenti del Paese, quali il direttore dell’Organizzazione delle prigioni, Mohammad Mahdi Haj Mohammadi, si sono sorprendentemente assunti la responsabilità di quanto accaduto e hanno promesso punizioni per chi si è macchiato di tali azioni. In un’altra dichiarazione ha tuttavia precisato che si è trattato di casi eccezionali ad opera di poche mele marce. Nei centri di detenzione iraniani la tortura è sistemica. Amnesty International ha più volte documentato l’utilizzo di pratiche come frustate, waterboarding, violenza sessuale, sospensione per gli arti, ingerimento forzato di sostanze chimiche.

Yemen, i nuovi sfollati nel governatorato di Marib in orribili condizioni di vita. I combattimenti in corso nel governatorato di Marib, in Yemen, hanno costretto dall’inizio dell’anno quasi 24.000 persone a fuggire. L’Agenzia ONU per i Rifugiati avverte che i bisogni umanitari tra le comunità sfollate sono in rapido aumento, soprattutto per ciò che riguarda gli alloggi. Va ricordato che la regione del Marib accoglie già un quarto dei quattro milioni di sfollati interni presenti in Yemen. Le condizioni all’interno degli insediamenti sono deplorevoli: la capienza ne è stata superata e accolgono in tutto quasi 190.000 persone. Gli alloggi sono inadeguati, molti sono stati danneggiati ulteriormente dalle recenti inondazioni e dagli incendi divampati a causa di fuochi accesi per cucinare all’aperto.

Santa Maria Capua Vetere, violenze in carcere: chiusura indagini per 120 persone. Le indagini sui 120 rappresentanti delle forze dell’ordine (tra agenti e funzionari della polizia penitenziaria e dirigenti dell’amministrazione penitenziaria campana) in seguito alle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dopo le rivolte dell’aprile 2020, si sono ufficialmente concluse. Il tribunale del Riesame di Napoli, inoltre, ha confermato le misure cautelari disposte dal gip, attenuandone alcune, e soltanto in due casi ha deciso per l’annullamento per carenze di esigenze cautelari. In una nota, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha sottolineato che è in corso un altro procedimento per individuare agenti provenienti dagli altri istituti penitenziari presenti durante i pestaggi, ma sconosciuti ai detenuti e coperti da caschi e mascherina, difficili quindi da riconoscere.

Edoardo Cappelli



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, settembre in rosso. Agosto si chiude con altri nuovi record per Wall Street e settembre, storicamente il mese peggiore, si apre sulla stessa falsariga, con la prima sessione del mese che ha fatto segnare il 54esimo record dell’anno per l’S&P500. L’euforia è stata tuttavia di breve durata a causa del mercato del lavoro, ed è stata seguita da cinque sessioni in rosso. Ad agosto, infatti, sono stati creati solo 235,000 nuovi posti nel settore privato (previsti 600-850,000), un dato condizionato dal settore dell’ospitalità che ha sofferto quello che dovrebbe essere stato il picco della diffusione della variante delta, mentre l’inflazione è salita all’8.3%. Inoltre, permane lo squilibrio tra posti vacanti, 10.9 milioni, e disoccupati, 8.7 milioni, e il tasso di occupazione rimane circa due punti sotto la norma. La BCE, invece, ha constatato il consolidamento della crescita in Europa e inizierà (in data da specificare) a diminuire gli acquisti di bond, attualmente pari a €80 miliardi al mese.

Giappone, continua il rally. I mercati giapponesi riprendono spunto e continuano la corsa al rialzo dopo i minimi toccati a marzo 2020, e nemmeno le dimissioni del primo ministro Suga, avvenute a seguito delle critiche alla gestione della pandemia, perturbano l’indice Nikkei. Al contrario, il Nikkei 225 supera di slancio quota 30.000 punti grazie al +2.1% dopo l’annuncio di Suga, con gli investitori speranzosi che la nuova leadership aumenti gli aiuti pubblici e attui una gestione migliore della pandemia. La nomina di Suga a primo ministro aveva spinto il Nikkei oltre i 30.000 punti per la prima volta in 31 anni (dopo la bolla speculativa della fine anni ’80), ma la risposta incerta al virus e la lentezza della campagna di vaccinazione - e la conseguente incertezza economica - hanno costretto gli indici ad essere scambiati in uno stretto range sotto i massimi di febbraio e una performance da gennaio di circa +10%, circa la metà degli indici europei ed americani.

Automotive, continuano i problemi. La carenza di microchip continua ad attanagliare il settore automobilistico mondiale e i danni iniziano ad essere consistenti: Ford ha venduto ad agosto il 33% di veicoli in meno rispetto al 2020, GM ha sospeso la produzione in diversi impianti e VW perde quote di mercato in Cina perché non riesce a rispondere adeguatamente alla domanda. Intervistati al salone IAA di Monaco, i CEO dei principali gruppi ritengono che la situazione potrebbe non tornare alla normalità prima del 2023, anche a causa del passaggio a veicoli elettrici che richiedono circa 3.000 chip rispetto ai 300 installati in auto tradizionali, seppur il momento peggiore dovrebbe essere superato entro la fine dell’anno. Dal lato dell’offerta, Intel investirà fino a $95 miliardi per due nuove fabbriche in Europa, e TSMC e Samsung amplieranno la propria produzione, con l’obiettivo di soddisfare la domanda di chip, prevista in raddoppio entro il 2030, e che rappresenterà più del 20% dei costi di produzione di un veicolo premium.

Apple, un cambiamento importante. Dopo il passaggio da parte del parlamento sud-coreano della prima legge che regola la competizione sugli store digitali (e vieta l’uso esclusivo degli store per i pagamenti), un’indagine dell’antitrust giapponese e la sentenza nella causa contro Epic Games, Apple dovrà cambiare la propria politica e permettere alle applicazioni di indirizzare i clienti verso i propri siti web per effettuare i pagamenti, rinunciando così alla quota del 15-30% (circa 4 miliardi all’anno) che Apple tratteneva per ogni transazione sull’AppStore. Settembre è però anche il mese in cui viene presentato il nuovo iPhone 13, di cui Apple ha chiesto ai fornitori di produrre 90 milioni di esemplari, ben oltre la media annuale di 75 milioni di dispositivi.

9/11, 20 anni dopo. Sabato 11 settembre ha marcato il 20esimo anniversario degli attacchi terroristici a New York e Washington. I quattro aerei dirottati dai terroristi di al-Qa’ida hanno causato la morte di 2977 persone, ma l’impatto economico si fa sentire ancora oggi. I danni immediati sono stati enormi: $60 miliardi solo per il WTC, 143,000 posti di lavoro persi a New York (aviazione e finanza i più colpiti) nei primi tre mesi. Dopo essere stati chiusi fino al 17 settembre, gli indici di New York sono arrivati a perdere il 16%, pari a $1.4 trilioni di capitalizzazione, ma American Airlines e United Airlines, proprietarie dei velivoli dirottati, persero rispettivamente il 39% e il 42%. Anche ignorando i costi della guerra al terrorismo nel Medio Oriente (circa $2.2 trilioni) le spese legate all’11 settembre continuano ai giorni nostri: per le oltre 10.000 persone ammalatesi di cancro a causa delle polveri e dei fumi è previsto un fondo di indennizzo, finanziato nel 2001 con $7 miliardi, nel 2015 con altri $7.4 miliardi e infine esteso fino al 2092 da Trump nel 2019.

Cina, pagare non basta. Prosegue quello che è stato definito da alcuni analisti un “riallineamento” alle volontà del partito comunista e, soprattutto, di Xi Jinping, intenzionato a perseguire quella che chiama “prosperità comune” per una Cina più egalitaria. Diverse grandi aziende hanno annunciato di voler donare ingenti somme alle iniziative promosse da Pechino: Alibaba e Tencent hanno promesso oltre $15 miliardi, mentre Pinduoduo, Xiaomi e Meituan contribuiranno $1.5 miliardi ciascuno. Non sempre questi contributi riescono però a proteggere dallo scrutinio governativo: giovedì 9 le autorità di mercato hanno convocato le società di videogiochi per ricordare l’entrata in vigore delle nuove regole (come il limite di 3 ore a settimana di gioco online per i minori), ma in aggiunta hanno deciso un blocco alle approvazioni di nuovi giochi online. Gli effetti non sono tardati a farsi sentire: l’indice Hang Seng cala del 2.3% (-17% da febbraio), affondato da Tencent e NetEase (-8% e -11% rispettivamente).

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Guinea, golpe militare. Domenica 5 Settembre, dopo una giornata di confusione, spari e paura per gli abitanti della capitale della Guinea, il capo delle forze speciali militari, il tenente colonnello Doumbouya, ha annunciato alla tv di Stato di avere sciolto il governo e annullato la Costituzione. Le forze sotto il suo comando hanno inoltre catturato l’ormai ex presidente Condé, il quale è ora tenuto in carcere. I vari governatori regionali sono stati invece sostituiti da comandanti militari. Il giorno seguente al colpo di stato i militari hanno inoltre ordinato ai ministri del governo di prendere parte ad una riunione, specificando che gli assenti saranno considerati ribelli.

(Andrea Ghilardi)

Sudafrica, valutati i danni derivanti dalle proteste. Secondo la compagnia assicurativa statale che gestisce le richieste di risarcimento, gli scontri scoppiati in Sudafrica lo scorso luglio a causa dell’arresto dell'ex presidente Zuma, hanno causato danni per 1,7 miliardi di dollari. Più di 300 persone sono morte e più di 200 esercizi commerciali sono stati saccheggiati in varie province del paese. Secondo Sasria, la compagnia assicurativa governativa sudafricana, i disordini del Sudafrica sono stati tra i più costosi al mondo negli ultimi 10 anni, superando i danni causati nei disordini negli USA per l'uccisione di George Floyd nel 2020, che ammontarono a circa 1,5 miliardi di dollari in danni.

(Andrea Ghilardi)

Etiopia, le forze tigrine si ritirano dalla regione di Afar. Secondo le dichiarazioni del governo etiope le forze del TPLF sono state costrette a ritirarsi dalla regione dell'Afar a seguito delle grandi perdite subite negli scontri con le forze governative e le milizie locali. Da due mesi le forze del Tigray erano presenti nella regione, combattendo per raggiungere la capitale del paese. obiettivo al quale avrebbero dovuto rinunciare a causa delle pesanti sconfitte sul piano militare riportate nella regione. I rappresentanti del TPLF smentiscono però i successi militari del governo etiope, senza tuttavia per commentare direttamente la situazione nell’Afar.

(Andrea Ghilardi)

Nigeria: esteso il blocco delle reti mobili nel nord del paese. Le autorità locali nigeriane hanno esteso il blocco delle reti mobili anche nello stato dello Zamfara a nord-ovest del paese. Una misura che ormai da diverso tempo il governo ha messo in piedi nel tentativo di bloccare i fenomeni di criminalità organizzata che hanno causato una serie di rapimenti di massa negli ultimi mesi. Proprio nella scorsa settimana, infatti, sono cominciate le operazioni militari contro questi gruppi locali armati attraverso raid e bombardamenti aerei. Il blocco delle comunicazioni in Nigeria, necessario secondo le autorità locali, sta diventando nel breve periodo un fattore di repressione anche sul piano economico dato che l’accesso alle reti mobili e ad internet è in declino nell’ultimo anno e rischia di contribuire negativamente anche sul PIL del paese.

(Giulio Ciofini)

Repubblica Democratica del Congo: sono circa 30 i morti in uno scontro tra l’esercito e l’ADF. Stando a fonti locali e dell’ONU sono almeno 30 i morti causati da un attacco nella regione a nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Dietro il massacro ci sarebbero ancora una volta gli uomini delle Forze Alleate Democratiche (ADF) che operano sul confine del Congo con il Ruanda e l’Uganda, continuando così la scia di attacchi ed incursioni nella problematica area dell’Ituri. Dieudonne Malangayi, presidente del Walese Vonkutu ha confermato infatti che sarebbero almeno 30 i civili massacrati dopo che altri 16 corpi sono stati ritrovati nella foresta. Le forze dell’ADF sono responsabili della morte di più di seimila civili dal 2013, tanto che le province del Nord Kivu e dell’Ituri sono state ormai dichiarate sotto assedio dal 6 maggio 2021.

(Giulio Ciofini)

Andrea Ghilardi e Giulio Ciofini



AMERICA DEL NORD

Texas: approvato il Senate Bill 8 contro l’aborto. La Corte Suprema degli Stati Uniti - con 5 voti a favore e 4 contro - ha deciso di non bloccare l’entrata in vigore del Senate Bill 8. Si tratta di una delle leggi più restrittive di sempre in tema di aborto: dopo sei settimane non sarà più possibile abortire. Oltre alla donna, potranno essere denunciati anche medici e qualunque persona abbia aiutato la donna in questo percorso. Si calcola che in Texas - secondo Stato più popoloso degli Stati Uniti - tra l’85% e il 90% degli aborti avviene proprio dopo le sei settimane indicate nel Senate Bill 8. La legge, firmata a maggio dal governatore repubblicano Gregory Abbott, non accetta molte eccezioni: solo in caso di criticità viene consentito l’aborto. Tuttavia, per casi come stupri e simili, la legge non fa sconti, suscitando forti proteste in tutto il Paese.

(Emanuele Volpini)

Le minacce per la East Coast: Ida e Mindy. Il 29 agosto si è abbattuto sulle coste della Louisiana l’uragano Ida. I venti, che sono arrivati a 150 mph, hanno arrecato danni per milioni di dollari e hanno tolto la vita a decine di persone. L’uragano, che ha colpito gli stati costieri del sud, si è poi spostato verso nord, arrivando nei giorni scorsi fino a New York, dove ha causato la morte di oltre 50 persone. Quando Ida stava riducendo la sua potenza e mentre veniva declassificato da uragano a tempesta, sulle coste nord-orientali del Golfo del Messico una nuova minaccia appariva all’orizzonte. Si tratta della tempesta tropicale Mindy, che ha già raggiunto New Orleans, che ha fatto già registrare 11 nuove vittime tra la popolazione.

(Emanuele Volpini)

Canada: continua il piano di accoglienza dei rifugiati afghani. Da quando Kabul è caduta e sono iniziate le operazioni di fuoriuscita dei paesi occidentali dal territorio afghano, il Canada ha da subito messo a disposizione le proprie risorse e il proprio territorio per accogliere rifugiati. Nonostante infatti il paese abbia ritirato le ultime truppe nel 2014, la collaborazione coi civili è rimasta attiva. Per questo il governo ha già accolto oltre duemila afghani da fine agosto e ha già progettato un piano di quattro anni che prevede l’accoglienza di altri 20 mila afghani entro il 2024. In questi giorni, inoltre, 50 rifugiati sono stati accolti nella regione della British Columbia e si stima che entro fine ottobre si arrivi a 400. Tutto ciò è stato reso possibile sia dagli sforzi effettuati dal governo sia da organizzazioni no profit come S.U.C.C.E.S.S. che si occupano dei rifugiati afghani e dei rifugiati permanenti che risiedono in Canada.

(Edoardo Cappelli)

Ottawa, dibattito sulle accuse di razzismo nei confronti della nuova legge sulla laicità del Quebec. Di recente, un dibattito politico in Canada ha coinvolto tutte le principali figure politiche e riguarda i disegni di legge 21 e 96 recentemente approvati in Quebec. La Legge 21 vieta ad alcuni dipendenti pubblici, inclusi insegnanti, agenti di polizia e avvocati del governo, di indossare simboli religiosi sul lavoro. Oltre a questo, il disegno di Legge 96 renderebbe il francese l’unica lingua necessaria per lavorare nella provincia. Il leader liberale Justin Trudeau ha detto oggi che una domanda posta durante il dibattito inglese di ieri sera sulla legge sul laicismo del Quebec è stata “offensiva”. Il dibattito è iniziato con un acceso scambio tra il leader del Bloc Québécois Yves-François Blanchet e il moderatore del dibattito Shachi Kurl sulla Legge 21, quando le intenzioni della legge sono state definite discriminatorie. Il leader conservatore Erin O’Toole ha affermato di aver trovato ingiuste anche alcune delle domande durante il dibattito. “I Quebec non sono razzisti ed è ingiusto fare una categorizzazione così ampia. Hanno preso decisioni e leggi approvate dalla loro assemblea nazionale”.

(Edoardo Cappelli)

Toronto, il partito conservatore ha confermato che Lisa Robinson non correrà più per i conservatori dopo i tweet islamofobici. Il razzismo e l’islamofobia non hanno posto nel Partito Conservatore del Canada”, ha affermato Cory Hann, direttore delle comunicazioni del gruppo. Il partito ha dichiarato che la loro aspettativa è che tutti i candidati si comportino in modo rispettoso e tollerante. Di conseguenza, è stata interrotta la loro collaborazione con Robinson come candidato alle prossime elezioni nella zona dell’East-York. Venerdì scorso, Nathaniel Erskine-Smith, il candidato liberale in carica che è anche il presidente uscente, ha pubblicato un tweet con una serie di schermate riprese dal profilo di Robinson, che mostrerebbe una certa recidività nel fare certe dichiarazioni. Un portavoce dei conservatori ha dichiarato a CBC News che Robinson inizialmente aveva negato che i tweet fossero suoi, cosa che sarebbe stata contraddetta dalle evidenze.

(Edoardo Cappelli)

Washington, il presidente Biden conferma la riapertura dei file segreti del governo sull’indagine dell’11 settembre. Vari gruppi di familiari delle vittime dell’11 settembre hanno organizzato una protesta contro l’apparizione del presidente agli eventi che commemorano il 20° anniversario degli attacchi. In risposta, la scorsa settimana il presidente Joe Biden ha compiuto il notevole passo di ordinare al Dipartimento di Giustizia e ad altre agenzie di rivelare nuove parti del loro lungo segreto file sul piano di Al Qaeda. Da anni i parenti delle vittime combattono contro la segretezza del Dipartimento di Giustizia, focalizzata su un elenco di 45 documenti dell’FBI che il governo ha identificato come rilevanti per la causa. Gli avvocati delle famiglie, tuttavia, hanno affermato che quei documenti rappresentano solo una piccola parte dei file del governo a cui dovrebbero avere diritto in base a un ordine giudiziario del 2018. Quell’ordine limita i querelanti alle informazioni su una manciata di figure che sono state legate ai primi due dirottatori di Al Qaeda arrivati ​​negli Stati Uniti, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar.

(Edoardo Cappelli)

Edoardo Cappelli e Emanuele Volpini



AMERICA LATINA

Brasile, manifestazioni a favore del Presidente Bolsonaro. Lo scorso 7 settembre, in occasione della giornata dell’indipendenza, si sono verificate proteste di massa in solidarietà con Bolsonaro, presidente contestato e osteggiato da una grossa fascia del popolo brasiliano, la quale vorrebbe organizzare una contro-protesta. Le manifestazioni, ufficialmente pacifiche, sono diventate via via più violente, causando degli scontri con le forze di polizia: a Brasilia è stato abbattuto un blocco della polizia, con l’obiettivo, secondo alcune fonti locali, di occupare il palazzo della Corte Suprema. Proprio per il rischio di disordini il numero di forze di sicurezza anche a San Paolo è aumentato, ma alcuni ufficiali (armati) stessi hanno preso parte alle manifestazioni. Giudici e governatori statali hanno minacciato di prendere provvedimenti e aprire un’inchiesta contro questi poliziotti, ma Bolsonaro ha reagito definendo i giudici e i governatori corrotti e “dittatori”.

(Sara Oldani)

Colombia, dimissioni per corruzione. Il presidente Duque ha disposto l’uscita dal governo della ministra delle Tecnologie, dell’Informazione e delle telecomunicazioni, Karen Abudinen. La decisione è stata intrapresa a seguito di due ragioni specifiche: una denuncia per corruzione presentata nei confronti della ministra, e la volontà della Camera dei deputati di votare una mozione di censura nei suoi confronti. Abudinen è stata accusata rispetto un appalto da lei stessa firmato con l’Unión Temporal Centros Poblados, il quale presentò false garanzie nel processo di aggiudicazione che gli valsero un anticipo di 70 miliardi di pesos (quasi 15,5 milioni di euro). Il contratto aveva l’obiettivo di migliorare la connettività nelle zone rurali del Paese, ma dimostrata l’irregolarità la ministra è stata posta al centro di forti critiche. L’intervento del presidente ha voluto essere argine rispetto l’ennesimo logorio della sua amministrazione.

(Elisa Maggiore)

Cuba, Borrel contro gli arresti politicamente motivati. L’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, rispondendo a nome della Commissione europea all’interrogazione parlamentare dell'eurodeputato di Fi-Ppe Antonio Tajani relativa alla posizione dell'Ue riguardo alla repressione cubana, ha ribadito l’inaccettabilità di arresti unicamente motivati da convinzioni politiche o per attività giornalistiche e la necessità che le autorità cubane ascoltino le proteste dei manifestanti. L’Ue aveva già manifestato la propria preoccupazione rispetto la repressione delle proteste e all’arresto di manifestanti e giornalisti durante gli eventi dell’11 luglio 2021, esortando a rispettare i diritti umani e a rilasciare i manifestanti e i giornalisti incarcerati in modo arbitrario e ad aprire un dialogo sulle recriminazioni sollevate. Per l’Alto rappresentante, l’Ue continuerà a promuovere il rispetto dei diritti umani e al contempo sosterrà gli sforzi compiuti per migliorare le condizioni di vita dei cubani nel paese, ma attraverso un dialogo costruttivo con Cuba e con l’uso di strumenti diplomatici e di altro tipo forniti dall’accordo di dialogo politico e di cooperazione.

(Elisa Maggiore)

Messico, Bocciata la criminalizzazione dell’aborto. La Corte Suprema del Messico ha dichiarato incostituzionale la criminalizzazione dell’aborto: voto unanime. Due giorni di sessione plenaria sono necessitati alla corte per la valutazione finale di incostituzionalità degli articoli del codice penale dello stato di Coahuila, i quali puniscono donne che abortiscono, con pene fino a tre anni di reclusione. Questa sentenza, d’impatto nazionale, consentirà alle donne che vivono in Stati in cui l’aborto è criminalizzato di accedere a quest’ultimo su decisione di un giudice: significa che nel caso una donna si rivolga ai servizi sanitari per un aborto e questi si rifiutino, potrà rivolgersi a un giudice e presentare ricorso; al giudice spetta il potere di ordinare l’aborto. Questa sentenza inoltre, è uno strumento che restituisce libertà a tutte quelle donne incarcerate per aver abortito.

(Elisa Maggiore)

Elisa Maggiore e Sara Oldani



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, promessi aiuti umanitari all’Afghanistan. Lo scorso giovedì, in un comunicato stampa congiunto con altri Paesi del vicinato centro asiatico (Pakistan, Iran, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan), il ministro degli Affari Esteri cinese, Wang Yi, ha annunciato che il governo avrebbe già stanziato circa 200 milioni di yuan (circa 31 milioni di dollari) per l’invio di aiuti umanitari, tra i quali rifornimenti di cibo e circa 3 milioni di dosi di vaccino contro il Covid. Il ministro ha aggiunto che l’istituzione del nuovo governo provvisorio è “un passo necessario per ristabilire l’ordine in Afghanistan”. I funzionari talebani hanno descritto la Cina come il partner più importante dell’Afghanistan e hanno riposto le speranze negli investimenti e nel supporto cinesi per ricostruire il Paese devastato dalla guerra.

Corea del Nord, celebrato l’anniversario della fondazione del Paese. Nella notte del 9 settembre si è celebrato il 73° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Per festeggiare l’evento, il governo nordcoreano ha indetto quella che ha definito una parata “paramilitare e di pubblica sicurezza” a Pyongyang, includendo un’esibizione aerea di jet da combattimento. Le prime foto della parata non hanno mostrato alcun arsenale nucleare. Solitamente, infatti, le versioni nuove o aggiornate dei missili del Paese sono spesso mostrate durante le parate militari, come quella dello scorso gennaio. Anche il leader nordcoreano Kim Jong-un ha partecipato all’evento nelle prime ore di giovedì, tenutosi nella piazza Kim Il-sung della capitale. Gli esperti della Corea del Nord hanno notato che le immagini di Kim sembrano mostrare che il leader abbia perso peso rispetto a pochi mesi fa.

Filippine, Paese pronto a ricevere assistenza sanitaria dagli Stati Uniti. Venerdì, gli Stati Uniti hanno annunciato un ulteriore aiuto di $11,3 milioni alle Filippine per sostenere il suo lancio del vaccino contro il Covid-19, mentre il Paese è alle prese con la variante Delta che si diffonde rapidamente già da diverse settimane. Oltre alla fornitura di vaccini, l’assistenza di Washington attraverso USAID sarà destinata a sostenere il piano di risposta nazionale del Paese per tracciare, gestire e trattare i casi di Covid-19, soprattutto tra le parti più vulnerabili della popolazione. Giovedì, Manila ha registrato il più alto numero di casi in un solo giorno: 22.820. Il numero totale di casi confermati è salito a 2,16 milioni, mentre le vittime hanno raggiunto i 34.733. “Come parte dell’impegno dell’amministrazione Biden di fungere da arsenale mondiale di vaccini, gli Stati Uniti hanno donato più di 6 milioni di dosi alle Filippine per aiutare a salvare vite e porre fine alla pandemia”, ha riferito l’ambasciata USA a Manila.

Vietnam, forze armate in stand by per l’arrivo dell’uragano Conson. Il governo di Hanoi ha messo in stand by 500.000 soldati, preparato piani di evacuazione e ordinato alle navi di rimanere in porto lo scorso giovedì, in vista dell’arrivo della tempesta tropicale Conson nei prossimi giorni. Conson, che sarà la quinta tempesta ad arrivare in Vietnam quest’anno, sta guadagnando forza e potrebbe impattare fino a 800.000 persone nelle province settentrionali, innescando frane e inondazioni. Secondo l’agenzia meteorologica del Vietnam, Conson, che è passato attraverso le Filippine, stava interagendo con un’altra tempesta, il tifone Chanthu, e si stava evolvendo in modo complicato. Il Vietnam è soggetto a tempeste distruttive e inondazioni a causa della sua lunga linea costiera. Solo l’anno scorso, a causa di disastri naturali (principalmente inondazioni e frane causate da tempeste), sono decedute 378 persone nel Paese.

Francesco Ancona



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Germania, aperta indagine federale sulle infiltrazioni russe. Il giornale Spiegel ha dato la notizia dell’apertura da parte della procura generale di Karlsruhe di un’inchiesta su una potenziale cyber offensiva partita dalla Russia, volta a influenzare la campagna elettorale tedesca. In particolare, nel mirino degli hacker ci sarebbero vari esponenti politici dell’unione Cdu/Csu e della Spd. Gli hacker starebbero tentando di acquisire informazioni private dalle mail di vari politici, con lo scopo di utilizzarle per la diffusione di fake news. È convinzione degli inquirenti che dietro gli attacchi si muovano i servizi segreti russi.

(Andrea Ghilardi)

Francia e Regno Unito, scontro sui migranti. Il canale della Manica è divenuto teatro di un nuovo scontro tra il governo britannico e la sua controparte francese. Al centro della disputa c’è il trattamento dei migranti che attraversano illegalmente le rischiose acque del canale, un fenomeno che nelle ultime settimane ha assunto dimensioni enormi con picchi di quasi mille sbarchi al giorno. Il governo di Boris Johnson è pronto a implementare una nuova politica incentrata sulla respinta e il rimpatrio dei migranti. L’esecutivo francese ha risposto sottolineando che non accetterà nessuna pratica contraria al diritto del mare, né alcun ricatto finanziario o politico da parte di Londra.

(Andrea Ghilardi)

Unione Europea, rapporto sul terrorismo nel 2020. Secondo l’ultimo rapporto sulla situazione e sulle tendenze del terrorismo nell’UE, nel 2020 in Europa ci sono stati un totale di 57 tentativi di attacco terroristico, tra attacchi effettuati, falliti e sventati. Tra questi attacchi, 10 vengono attribuiti al terrorismo jihadista. Gli attacchi jihadisti rappresentano solamente un sesto degli attacchi totali perpetuati nell’UE, causando però più della metà delle morti totali e quasi tutti i ferimenti. Tra il 2019 e il 2020 il numero totale di morti e feriti nell’UE è raddoppiato, passando da 10 vittime e 27 feriti nel 2019 a 27 vittime e 54 feriti nel 2020. Si sono registrati inoltre 14 attacchi di matrice etno-nazionalista o separatista. Bassi invece i numeri degli attacchi ispirati da estremismi politici. Il report ha inoltre sottolineato come l’aumento del tempo trascorso su internet durante la pandemia abbia ulteriormente accresciuto la centralità della dimensione online nella radicalizzazione degli individui.

(Andrea Ghilardi)

Bruxelles, contro lo stress causato dalla pandemia prescrizioni mediche per visitare musei. Per coloro che si sentono sopraffatti da quasi due anni di pandemia, è possibile ricevere una prescrizione medica singolare. Infatti, i medici dell’ospedale belga Brugmann hanno deciso che i pazienti che soffrono di stress legato alla pandemia potranno visitare tutte e cinque le istituzioni artistiche pubbliche della città completamente gratis, tra cui il Sewers Museum, il Contemporary Art Center di Bruxelles, i musei pubblici della Grand Palace, il Fashion & Lace Museum sulla Rue de la Violette e il GardeRobe Manneken Pis. Nonostante sia ancora un progetto pilota, i risultati, se positivi, potranno permettere l’estensione di questa iniziativa ad altri ospedali con la speranza che altri musei e collezioni d’arte si aggiungano.

(Giorgia Avola)

Situazione Covid in Europa: la Danimarca è il Paese meno colpito, l’Ungheria quello più danneggiato. La Danimarca è il primo Paese dell’Unione Europea ad abolire tutte le misure legate al Covid-19. Infatti, da qualche giorno non è più necessario mostrare il green pass neppure all’ingresso dei night club. Questo provvedimento è dovuto all’alto numero di adesioni alla campagna vaccinale: più dell’80% delle persone sopra i 12 anni ha ricevuto due dosi. Anche la Svezia ha annunciato che abolirà gran parte delle restrizioni contro il Covid-19 entro la fine di settembre. Dall’altra parte, solo il 35% dei cittadini ungheresi afferma di non sentirsi affatto colpito dalla pandemia. Inoltre, la copertura vaccinale nel Paese è a rilento, un trend che accomuna diversi paesi dell’est Europa.

(Giorgia Avola)

Recovery plan, l’Unione Europea congela i soldi destinati alla Polonia e all’Ungheria. Il budget di 1.800 miliardi di euro dell’UE per il 2021-2027 è stato concordato la scorsa settimana dopo mesi di difficili negoziati e dovrebbe entrare in vigore entro poche settimane. Tuttavia, i governi di destra polacco e ungherese hanno mostrato il loro disappunto. Il motivo è dovuto alla volontà della Commissione di confermare il nesso tra i fondi del Recovery fund e le riserve espresse dall’Unione Europea sullo Stato di diritto nei due Paesi. Budapest e Varsavia devono infatti ricevere ancora l’approvazione ai loro piani di recupero e resilienza da parte dell’esecutivo comunitario. Ciò significa che per il momento i soldi restano congelati. I dubbi sulla Polonia riguardano l’indipendenza del sistema giudiziario, mentre nel caso dell’Ungheria gli strumenti per la lotta alla corruzione.

(Giorgia Avola)

Andrea Ghilardi e Giorgia Avola



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia, completato il gasdotto Nord Stream 2. È notizia di pochi giorni fa l’annuncio ufficiale della fine dei lavori per il gasdotto Nord Stream 2. La realizzazione del gasdotto, il quale collega la Russia alla Germania, è finalmente giunta al termine dopo mesi di ritardi dovuti alla pandemia da COVID-19 e per tensioni geopolitiche. Di fatti tale corridoio di transito energetico era stato fortemente osteggiato da Polonia e Ucraina perché non passa tramite i propri territori e dagli Stati Uniti, anche se in seguito la posizione del Presidente Biden è diventata più tollerante. Tale gasdotto, che inizierà a distribuire carburante in Germania a partire dai primi di ottobre, dovrebbe raddoppiare la capacità dell’odierno Nord Stream attraverso il Mar Baltico e dovrebbe portare un po’ di sollievo ai mercati del gas europei in crisi di approvvigionamento.

Polonia, continua il braccio di ferro con l’Ue. Le relazioni tra la Commissione europea e lo Stato polacco rimangono molto tese, a seguito della decisione della Commissione stessa di inviare alla Polonia una lettera di messa in mora per non essersi conformata alle misure necessarie per garantire l’indipendenza della magistratura e la terzietà della giustizia. Tali misure infatti erano state esplicitate dalla sentenza del 15 luglio scorso della Corte di giustizia dell’Ue la quale aveva definito incompatibile il diritto polacco sul regime disciplinare nei confronti dei giudici con uno dei principi cardine dell’Unione, lo stato di diritto. Inoltre “l’esecutivo europeo” ha chiesto alla Corte di giustizia di imporre delle sanzioni economiche alla Polonia, vista l’inadempienza e il persistere di tale sistema giudiziario iniquo. Il ministro della giustizia polacco ha reagito definendo la decisione della Commissione come un “atto di aggressione”.

Europa orientale, disparità vaccinale e poca immunizzazione. In tutta l’Unione Europea il numero di vaccinati contro il COVID-19 con almeno una dose è pari all’80%, un grande traguardo se si pensa ai dati del resto del mondo e una differenza abissale se si guarda al Sud del globo. Ma la percentuale di vaccinati presenta un’importante differenza tra i cittadini dell’Europa occidentale e quelli dei Paesi dell’Est. Secondo i dati dell’Istituto europeo per il controllo delle malattie lo scarto con alcuni Paesi sarebbe più del 50%: la Bulgaria è il Paese con meno vaccinati, solo pari al 22% della popolazione vaccinabile; la Romania con il 33,4%; Croazia, Slovenia, Slovacchia si aggirano attorno al 50%, mentre Grecia, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia circa al 60%. Se si pensa però che mediamente gli Stati dell’Europa dell’ovest si collocano tra l’80 e il 90% si capisce come l’Unione europea a più velocità sia un problema non solo logistico e sanitario, ma proprio strutturale.

Sara Oldani

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Libia, una transizione sempre più fragile. Nelle ultime settimane il Paese è stato colpito da una serie di eventi destabilizzanti. Le guardie delle strutture petrolifere della Cirenaica hanno tentato di bloccare le attività dei porti di Sidra e Ras Lanuf in polemica con il governo centrale. I manifestanti indirizzano il proprio malcontento verso il presidente della compagnia petrolifera statale libica e il sottosegretario del ministro del petrolio del governo di transizione. Nel mentre, i membri di due potenti milizie della Tripolitania si sono scontrati portando all’occupazione del ministero della Salute da parte della 444ma Brigata, guidata dal leader salafita Mahmoud Hamza. In questo quadro di tensione crescente, il presidente Abudlhamid Dbeibeh ha visitato Tobruk per rendere conto del proprio operato alla Camera dei rappresentanti della città.

(Michele Magistretti)

Israele, tra conflitto latente e round diplomatici. Da alcune settimane continua il conflitto a bassa intensità tra le Forze di Difesa Israeliane e Hamas. Proseguono infatti a fasi alterne il lancio di palloncini incendiari da parte dell’organizzazione terroristica e i bombardamenti di rappresaglia dell’aviazione israeliana. Dopo aver subito un’evasione inaspettata da uno dei carceri di sicurezza di maggior efficienza, le forze di sicurezza israeliane stanno recuperando i fuggitivi palestinesi. Ad oggi risultano ancora in fuga solamente due degli iniziali 6 soggetti evasi. Nel mentre, il presidente Harzog ha incontrato ad Amman il sovrano hashemita per rafforzare i rapporti bilaterali, dopo gli anni di tensione sotto la premiership di Netanyahu. Dopo più di due anni, l’Anp e Israele tornano ad avere colloqui di alto livello. Tra la fine di agosto ed inizio settembre il ministro della difesa Gantz ha incontrato Mahmoud Abbas, leader dell’Anp.

(Michele Magistretti)

Libano, in attesa del nuovo governo del premier Mikati. Lo scorso venerdì l’ufficio della presidenza libanese ha comunicato che il Presidente della Repubblica Michel Aoun e il premier incaricato Najib Mikati sono giunti a un compromesso che potrebbe dar vita a un nuovo governo, dopo 13 mesi di stallo e vuoto politico. Mikati presenterà in parlamento la lista dei 24 membri dell’esecutivo, soprattutto tecnici apartitici (tra cui però anche un membro della Banque du Liban) e newcomers. Il nuovo esecutivo, nato sotto pressione delle Nazioni Unite e di alcuni potenze occidentali come la Francia, ha non pochi problemi da risolvere: primi tra tutti la crisi economica e il collasso finanziario dello Stato, per cui saranno necessarie riforme “dolorose” come affermato dal premier stesso, per permettere al Libano di accedere ai prestiti del Fondo Monetario Internazionale. Se il nuovo governo riceverà il voto di fiducia dall’assemblea legislativa, otterrà un minimo di credibilità di fronte agli occhi della Comunità Internazionale. Rimane critica invece la posizione della popolazione libanese, la quale vede in Mikati il simbolo dell’élite finanziaria che ha provocato un aumento delle disuguaglianze economiche e sociali.

(Sara Oldani)

Marocco, il gruppo dei liberali sbaraglia alle elezioni. Lo scorso 8 settembre si sono tenute le elezioni politiche nel Regno del Marocco: esse sono state vinte dal partito del Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI) di Aziz Akhannouch, ex ministro dell’agricoltura, che ha ottenuto 102 seggi in Parlamento. Il partito Tradizione e Modernità (Pam), di ispirazione moderata, ha ottenuto 82 seggi, mentre il partito conservatore Istiqlal 78 seggi. I partiti che sono stati votati meno invece sono quelli di sinistra e quello legato alla popolazione berbera. Il vero sconfitto a questa tornata elettorale è invece il precedente partito al potere, il gruppo afferente all’islam politico chiamato Giustizia e Sviluppo (Pjd) con soli 13 seggi. Il cambiamento dei rapporti di forza in seno all’assemblea legislativa è stato visto di buon occhio dalla Comunità Internazionale che vede l’alternarsi al potere come simbolo di una democrazia sana, la quale dovrebbe “fungere da modello per l’intero Nord Africa”. Il re Mohammed VI ha successivamente incaricato Akhannouch di formare un nuovo governo.

(Sara Oldani)

Turchia, calma e sangue freddo. È ormai indiscussa la presenza – più o meno sostanziale – di Ankara negli scenari regionali e internazionali. Ciononostante, fronte all’evolversi dei vari dossier, appare continuo anche il mutamento dell’approccio turco, divenuto più cauto e guardingo nelle ultime settimane. Su tutti, spicca l’attendismo verso il teatro afghano, laddove le incertezze verso il nuovo governo talebano frenano la volontà di una partnership turco-qatariota nella gestione dell’aeroporto di Kabul. In secondo luogo, diversi recenti incontri di vertice sottolineano la presa di coscienza per un necessario allenamento delle tensioni nel Mediterraneo Allargato, anche con rivali e competitor quali Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Difficile un riavvicinamento politico, ma chiaro è che per risanare i rischi economico-finanziari e i cali di consenso, il governo turco non può che tornare a riscoprirsi una (fragile) media potenza e vagliare ogni opzione sul tavolo.

(Samuele Abrami)

Iran, se anche Kabul è così lontana. Tra gli attori regionali più interessati, per vicinanza geografica e passati legami di vario genere in territorio afghano, vi è senza dubbio la Repubblica Islamica. Se nessuno, dentro e fuori Teheran, si aspettava una lampante longa manus iraniana in seno ai nuovi quadri di potere del neonato Emirato afghano, è però altrettanto evidente una diminuzione in termini di influenza regionale. A rappresentare un segnale chiaro è il fatto che, nonostante le pressioni dei Pasdaran per un governo di coalizione inclusivo, il governo talebano non vanti figure (possibilmente) vicine a interessi e lignaggi iraniani. Parallelamente, Teheran sembra ad ora priva di forza e volontà per agitare la carta etnico-settaria con le forti minoranze tagike e hazara già in subbuglio. Troppi i rischi e poche le certezze per un governo Raisi che ancora pende dal futuro del JCPOA.

(Samuele Abrami)

Samuele Abrami, Sara Oldani e Michele Magistretti



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Afghanistan, il governo dei talebani tra terroristi, ricercati internazionali ed ex prigionieri. A 24 giorni dalla presa di Kabul, i Talebani hanno trovato un accordo sulla composizione del nuovo esecutivo (ad interim), come annunciato dal portavoce Zabihullah Mujahid nel corso di una conferenza stampa. Nella lista del nuovo governo risultano figure di spicco del terrorismo, nonché ricercati internazionali. Il premier sarà Mohammad Hasan Akhund, mentre l’incarico di vice verrà assegnato ad Abdul Ghani Baradar, volto noto della catena di comando talebana e capo-negoziatore negli accordi di Doha. Il neo primo ministro, già capo del Consiglio Direttivo dei Talebani (la Rahbari Shura) e stretto collaboratore del Mullah Omar, è inserito nella lista nera dei terroristi internazionali stilata dall’Onu. Il Ministro della Difesa sarà il Mullah Yaqoub, figlio del Mullah Omar, e gli Interni verranno affidati a Sirajuddin Haqqani, leader della Rete Haqqani, gruppo considerato vicino ad al Qaeda. Sul capo di S. Haqqani, amico personale di Osama Bin Laden, pende una taglia di 10 milioni di dollari da parte dell'FBI. Inoltre, dei 33 esponenti che siederanno nel nuovo esecutivo, cinque sono ex detenuti che, dopo 13 anni di reclusione a Guantanamo, sono stati rilasciati nel 2014 per uno scambio con un prigioniero americano.

(Vincenzo Battaglia)

Usa, incontro tra Guerini e Austin, Afghanistan e difesa europea al centro dei colloqui. Nell’incontro tenutosi a Washington tra il ministro della Difesa italiano e il suo omologo statunitense, i due hanno voluto rimarcare l’importanza delle relazioni bilaterali, tanto sotto il profilo militare quanto di quello commerciale. Diversi inoltre i temi affrontati durante i colloqui al Pentagono: dall’importanza di convogliare gli interessi della Comunità internazionale verso una pacificazione in Afghanistan, alla necessità di maggiori investimenti in chiave di sicurezza atlantica, in particolare per quanto concerne il quadro europeo. Il segretario della Difesa americano ha anche colto l’occasione per elogiare il ruolo italiano all’interno della stessa NATO, sottolineandone il contributo alle missioni internazionali, non solo in termini logistici ma anche come vero e proprio attore leader.

(Davide Shahhosseini)

Francia, al via il maxi processo per gli attentati del 2015 a Parigi. Sono 14 gli imputati facenti parte del commando jihadista che nella notte del 15 novembre 2015 ha condotto, in diversi punti della capitale, una serie di violenti attacchi armati, provocando 130 vittime e circa 400 feriti. Per l’occasione è stata allestita una gigantesca aula di tribunale -sala “Grand Procès”- all’interno del complesso del Palazzo di Giustizia parigino. La sala ospiterà 1800 parti civili e 330 avvocati, oltre alle 141 testate accreditate. L’inchiesta, che è durata quattro anni e mezzo e ha coinvolto 19 paesi, ha portato all’accusa di 20 persone, di cui solo 14 saranno presenti: 11 si trovano in carcere e 3 sono liberi. Gli altri 6, di cui 5 si sospetta siano morti in Siria, saranno processati in contumacia. Tra gli imputati comparirà anche Salah Abdeslam, l’unico superstite del commando armato ritenuto a capo dell’organizzazione logistica degli attentati.

(Davide Shahhosseini)

Davide Shahhosseini e Vincenzo Battaglia



ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Europa, strumento di sorveglianza dei migranti contestato. L’Europa in vista dell’arrivo dei migranti afghani si prepara revisionando uno strumento del database Eurodac, il quale custodisce le impronte digitali dei richiedenti asilo. Trentuno ong si sono opposte a questa revisione “sproporzionata ed invasiva della privacy”.

(Valeria Lavano)

NATO, Commemorazioni per il ventesimo anniversario dell’11 settembre. La NATO commemora il 20° anniversario degli attacchi terroristici dell'11 settembre. Si ricorda che per la prima volta nella sua storia invoca l'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, esprimendo solidarietà agli Stati Uniti e fornendo supporto operativo.

(Valeria Lavano)

Nazioni Unite, Giornata Internazionale dell’aria pulita 2021. The Regulating Air Quality – Il Primo Rapporto Globale sulla Valutazione della Legislazione in Materia di Inquinamento Atmosferico dell’UNEP rileva che un terzo dei Paesi al mondo, non dispone di standard obbligatori per la qualità dell’aria esterna. Gli Stati Membri delle Nazioni Unite riconoscono la necessità di ridurre il numero di decessi e malattie derivanti da prodotti chimici pericolosi, da inquinamento e contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo entro il 2030.

(Valeria Lavano)

UNHCR, conclusa la visita di fact finding in Libia; ora si attende il rapporto finale. La Missione d'inchiesta indipendente sulla Libia ha concluso, giovedì 26 agosto, la visita di 4 giorni a Tripoli durante la quale si sono tenuti colloqui di alto livello con le autorità governative e giudiziarie libiche sulla situazione dei diritti umani in Libia. I funzionari UNHCR hanno anche fornito alle autorità libiche un aggiornamento sul loro lavoro in vista della presentazione di un rapporto al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite previsto per ottobre 2021. "L'obiettivo principale della nostra visita era quello di rafforzare la nostra cooperazione con le autorità libiche nell'adempimento del nostro mandato", ha detto Mohamed Aujjar, uno dei membri della missione. "Il Consiglio dei diritti umani ha esortato le autorità libiche ad estendere la piena cooperazione alla missione d'inchiesta e siamo lieti che le autorità libiche abbiano mostrato l'impegno a continuare a cooperare con la missione, e ad assistere il nostro lavoro", ha concluso il funzionario.

(Francesco Ancona)

WFP, 9 afghani su 10 non consumano abbastanza cibo. Il WFP ha condotto un sondaggio telefonico dal 17 giugno al 5 settembre, chiedendo a 1.600 famiglie al mese le loro abitudini alimentari. L'agenzia ha riportato una "marcata differenza" tra il periodo fino al 15 agosto e quello successivo al 20 agosto. “Il numero di famiglie che ricorrono a meccanismi estremi di sopravvivenza, come saltare i pasti o preferire dare il cibo ai bambini invece che agli adulti o limitare le dimensioni delle porzioni per far durare il cibo più a lungo, è quasi raddoppiato", ha detto Anthea Webb, Vice Direttore regionale del WFP per l'Asia e il Pacifico. Molti afgani stanno già lottando per sfamare le loro famiglie durante una grave siccità ben prima che l'Emirato Islamico prendesse il controllo; ora milioni di persone potrebbero essere a rischio di denutrizione con il paese isolato e l'economia in disfacimento.

(Francesco Ancona)

ICC, richiesta l’apertura di un’indagine per crimini di guerra commessi in Yemen. Mentre la guerra in Yemen continua, diversi avvocati e giudici di nazionalità inglese hanno fatto richiesta alla Corte Penale Internazionale di aprire un'indagine sulla coalizione guidata dai Sauditi, accusandola di crimini di guerra e contro l'umanità. L'avvocato e co-fondatore di Guernica 37, Toby Cadman, ha presentato, lunedì 30 agosto, le prove di tre presunti crimini di guerra in cui oltre 140 individui, compresi bambini, sono stati uccisi e talvolta torturati. Questi incidenti separati includono un attacco aereo dell'agosto 2018 che ha distrutto uno scuolabus, un attacco missilistico nell'ottobre 2016, e la tortura e l'omicidio di individui nelle prigioni. Le prove proverrebbero dai sopravvissuti e dai loro parenti.

(Francesco Ancona)

Valeria Lavano e Francesco Ancona



Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.


Andrea Ghilardi: Europa occidentale e Unione Europea

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Edoardo Cappelli: Diritti Umani, America del Nord

Elisa Maggiore: America Latina

Emanuele Volpini: America del Nord

Federico Brignacca: Diritti Umani

Francesco Ancona: Asia ed Estremo Oriente, Organizzazioni Internazionali

Ginevra Ricca: America Latina

Giorgia Avola: Europa Occidentale e Unione Europea

Giulia Patrizi: America Latina, Europa Centro-Orientale e Russia

Giulio Ciofini: Africa Sub-Sahariana

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Samuele Abrami: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Oldani: Medio Oriente e Nord Africa

Valeria Lavano: Organizzazioni Internazionali

Vincenzo Battaglia: Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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