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Framing The World, Numero LVII

Un'istantanea di un mondo in continua evoluzione

Quale soluzione per le acque radioattive di Fukushima? Quale futuro per l'Irlanda del Nord? Come la pandemia ha colpito il sistema di adozioni italo-russe? E ancora, la ricostruzione è all'orizzonte in Libano? Queste sono solo alcune delle questioni affrontate nel nuovo numero di Framing the World. Raccontiamo inoltre delle tensioni tra Russia e Ucraina, e delle relazioni diplomatiche di Libia, Iran e Turchia, dove l'incontro tra i rappresentanti dell'UE e Erdogan ha acceso le polemiche. Troverete tutto questo e molto altro nel nuovo numero di FtW!

DIRITTI UMANI

Tripoli, Erdogan dispiega 380 unità di mercenari provenienti dalla Siria. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha segnalato l’azione di Ankara, la quale sembra non essere affatto intenzionata a fare un passo indietro nello scenario della capitale libica e della Tripolitania. Viene inoltre sottolineato un clima di malumore tra i combattenti siriani già presenti in Libia, costretti a permanere nel Paese nordafricano. Già a inizio anno, il Presidente turco aveva inviato duemila siriani alle proprie dipendenze nella zona. La Turchia, tramite questa manovra, sembra quindi voler chiarire la volontà di rafforzare la propria presenza in loco. Dopo le polemiche relative alle relazioni con le istituzioni dell’Unione Europea, appare evidente l’obiettivo di rafforzare il ruolo da protagonista di Ankara nello scacchiere internazionale.

(Edoardo Cappelli)

Trapani, decine di giornalisti italiani e stranieri intercettati illecitamente. Nel 2017, la Procura di Trapani iniziò un’inchiesta sulle navi delle ong che salvavano migranti in mare. Oggi, emergono intercettazioni di conversazioni di decine di giornalisti che avrebbero conversato col personale delle suddette imbarcazioni, o con personalità indagate all’epoca dei fatti. Di norma, i giornalisti godono della totale riservatezza delle proprie fonti. L’unico motivo per cui è possibile mettere un giornalista sotto intercettazioni è per comprovata rilevanza del proprio atteggiamento in questioni penali. In questo caso, i giornalisti intercettati non erano neppure indagati. Il caso più eclatante è quello di Nancy Porsia, giornalista freelance che ha documentato le torture nei centri di detenzione libici. Per molti, questo è un attacco alla libera stampa indegno di un paese democratico; un tentativo di mettere a tacere chi rivela le storture di un accordo fatto sulla pelle di migliaia di migranti.

(Edoardo Cappelli)

Khartoum, 132 vittime negli scontri tra comunità nel Darfur Occidentale. Sabato, vari membri dell'etnia Masalit e quelli di comunità arabe nomadi hanno dato inizio a scontri e violenze in varie zone del Darfur occidentale. L’ONU riporta che le violenze hanno provocato la fuga di migliaia di sudanesi verso il confinante Ciad. Dopo la caduta di Omar al-Bashir nel 2019, il governo del paese si è impegnato nel cercare di portare accordi di pace tra le varie fazioni che militano nelle regioni più problematiche del Sudan, che imperversano in una terribile guerra civile dal 2003. Il tutto è avvenuto in concomitanza con una manifestazione contro le discriminazioni di genere da parte di centinaia di donne sudanesi nella capitale.

(Edoardo Cappelli)

Ciad, pestaggi e maltrattamenti pre-elezioni. Le forze di sicurezza del Ciad hanno compiuto violente repressioni nei confronti dei manifestanti e oppositori politici per le elezioni presidenziali di domenica 11 aprile, che vedono in corsa per il sesto mandato Idriss Deby Itno, al governo dal 1990. “Mentre molti ciadiani stanno coraggiosamente scendendo in piazza per chiedere pacificamente il cambiamento e rispetto dei loro diritti fondamentali, le autorità stanno reprimendo il dissenso e la speranza di elezioni giuste o credibili” afferma Ida Sawyer, vicedirettore per l’Africa di Human Rights Watch.

(Federico Brignacca)

Bielorussia, sotto attacco la libertà di parola. Continua a far parlare di sé la Bielorussia, il cui parlamento nelle scorse settimane ha ricevuto otto progetti di legge, tra cui alcuni emendamenti alle leggi che riguardando i mass media e i raduni nel paese. Questi legittimerebbero ulteriori restrizioni sui mezzi di comunicazione di massa e danneggerebbero ancora di più la libertà di stampa nel paese, mettendo a rischio il lavoro di giornalisti indipendenti. Sono 18 i procedimenti penali che, negli ultimi sei mesi, sono stati avviati contro i giornalisti con tre condanne a pene detentive dai sei mesi ai due anni.

(Federico Brignacca)

Afghanistan, maggior partecipazione delle donne ai colloqui delle Nazioni Unite con il governo afghano. Human Rights Watch fa sapere che, in vista dei colloqui tra i funzionari del governo afghano, leader politici e talebani sotto l’egida delle Nazioni Unite in programma il 16 aprile prossimo a Istanbul, sarà importante dare un ruolo di rilievo e di piena partecipazione alle donne. L’Onu ha già espresso nel 2019 tramite il vice segretario generale l'idea che “l’inclusione delle donne è fondamentale per la pace e lo sviluppo sostenibile in Afghanistan”. In particolare, la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si inserisce proprio in questo contesto chiedendo “pari partecipazione e pieno coinvolgimento delle donne in tutti gli sforzi per il mantenimento e la promozione della pace e della sicurezza”.

(Federico Brignacca)

Federico Brignacca e Edoardo Cappelli



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Post-Covid, vola la produzione industriale. Nonostante alcune difficoltà logistiche (il blocco del canale di Suez) e la carenza di semiconduttori, che da diversi mesi rallenta la produzione di automobili e che non sembra destinata a svanire nel breve periodo, in quasi tutto il mondo il mese di marzo sembra essere stato il momento decisivo per il rilancio dell’industria. Gli indici PMI cinesi ed americani battono le previsioni e raggiungono rispettivamente 51.9 e 64.7, quest’ultimo il dato migliore dal 1983, ma i dati indicano anche un elevato quantitativo di ordini inevasi, sintomo che la produzione non riesce a stare al passo con la domanda. In Europa, invece, Francia, Germania e Italia a febbraio vedono la produzione calare rispettivamente del 4.7%, 1.6% e 0.1%, con la Francia particolarmente colpita dal calo dell’automotive (-11.4%) e la Germania dal calo degli investimenti.

USA, tra lavoro e sussidi. Come detto, la produzione industriale americana non riesce a stare al passo con la domanda e gli analisti ne hanno identificato la causa da una parte nella mancanze di materie prime e di semilavorati, dall’altra dalla difficoltà di trovare personale da assumere. Non sorprende quindi vedere che a marzo il settore privato abbia aggiunto 916,000 nuovi posti di lavoro (675,000 le previsioni) quanto piuttosto l’aumento delle richieste di disoccupazione, passate da 728k a 744 k (694 k attese) e oltre 8 milioni di disoccupati in più rispetto al 2019. La contraddizione in parte si spiega dal ritardo con cui il settore dell’ospitalità sta recuperando i livelli pre-covid, ma dall’altro non si può negare la generosità dei sussidi statali e federali, che spesso creano concorrenza agli stipendi offerti dai datori di lavoro.

USA, ecco l’American Jobs Plan. Dopo innumerevoli indiscrezioni, Biden ha presentato al pubblico il suo piano infrastrutturale (ma sarebbe riduttivo limitarlo alle infrastrutture) del valore di $2.3 trilioni. Al quasi trilione di dollari riservato alle infrastrutture (trasporti, settore energetico, reti internet) si aggiungono infatti $400 miliardi per anziani e disabili, oltre $130 miliardi per asili, scuole e università e altre decine di miliardi per vari capitoli della spesa sociale. Biden vuole però anche rilanciare la competizione con la Cina e prevede di spendere $300 miliardi per rafforzare l’industria americana e altri $180 miliardi in spese di ricerca e sviluppo, che se approvati sarebbero tra i maggiori finanziamenti di sempre alla ricerca in ambito civile. Il passaggio di queste misure è però un tasto dolente, visto il risicatissimo margine al Senato e la tiepidezza con cui i più moderati nel partito hanno accolto il piano, soprattutto perché coperto da aumenti della tassazione.

Biden, una tassazione globale? L’amministrazione Biden, per coprire parte dei programmi che intende perseguire, ha presentato al mondo una proposta per la tassazione delle imprese multinazionali che superi lo stallo delle negoziazioni in corso da diversi anni presso l’OECD. In alcuni documenti inviati ai 135 paesi coinvolti nei negoziati, il Tesoro americano ha esposto l’idea di determinare un livello minimo di tassazione (21%) applicabile alle imprese sulla base delle vendite realizzate in ciascun paese ed un meccanismo che permetta ai singoli Stati di riscuotere le tasse anche nel caso in cui le aziende non abbiano una sede fisica nel paese (o ce l’abbiano in un paradiso fiscale…), come accade spesso nell’economia digitale. La proposta ha ricevuto il pieno sostegno di Draghi, che quest’anno presiede il G20, e da altri paesi europei come la Spagna.

Wall Street, ancora da record. Continuano a correre i listini americani e a sorpresa anche quelli europei che, nonostante la situazione epidemiologica ritenuta peggiore rispetto a quella americana, dall’inizio dell’anno hanno ottenuto la stessa performance di Wall Street, mentre rimane debole l’Asia, anche se in leggero miglioramento negli ultimi giorni. L’S&P500 raggiunge il 19esimo nuovo record storici dall’inizio dell’anno (il sesto in due settimane) e supera quota 4000 punti, 434 sessioni dopo aver toccato i 3000 punti (l’aumento di 1000 punti più rapido di sempre), ma in molti esitano a parlare di “bolla”. A spingere i mercati sono le politiche espansive della FED, che non farà venire meno il proprio supporto per molti trimestri a venire, e il piano di investimenti di Biden, capace anche di sovrastare gli effetti dell’aumento delle tasse che lo finanzierà, almeno nelle intenzioni degli investitori.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Ciad, elezioni presidenziali. Domenica 11 aprile si è aperta la tornata elettorale per eleggere il nuovo Presidente in Ciad. All'inizio di marzo la Corte Suprema aveva convalidato 10 candidature mentre ne aveva escluse 7, non senza dissensi. L'attuale presidente uscente Idriss Deby Itno sfida 6 avversari ed è in gara per il 6° mandato consecutivo. Le tensioni hanno continuato ad interessare la scena politica fino ai giorni precedenti alle elezioni. Tra martedì 6 e giovedì 8 aprile sono state arrestate delle persone per tentati "atti terroristici, omicidi, gravi attacchi all'ordine pubblico e alla sicurezza dello Stato" - ha comunicato la Pubblica Sicurezza. Tra loro, vari esponenti dell'opposizione.

(Sara Squadrani)

Uganda, firmato accordo sull’intelligence con l’Egitto. Il Cairo da tempo sta cercando di tessere una rete di accordi economici e militari con diversi Paesi africani attraversati dal Nilo, così d’avere una maggior forza politica con cui tentare di risolvere la controversia con l’Etiopia riguardante la costruzione di una grande diga proprio sul fiume Nilo Azzurro. A questa rete si è recentemente aggiunto un importante accordo con l’Uganda, Paese nel quale nasce il Nilo Bianco. Le due nazioni hanno concordato una più profonda cooperazione nel settore dell’intelligence, con uno scambio di informazioni rafforzato. Questo accordo è stato raggiunto mercoledì 7 aprile grazie all’incontro di alti funzionari militari legati all’intelligence dei due Paesi, i quali hanno evidenziato come le due nazioni siano legate dalle vicende che si sviluppano lungo il fiume più importante del continente.

(Andrea Ghilardi)

Sara Squadrani e Andrea Ghilardi



AMERICA DEL NORD

Minneapolis, pneumologo: “George Floyd è morto per asfissia”. Lo pneumologo Martin Tobin ha dichiarato, durante il processo per la morte di George Floyd, che l’assunzione di Fentanyl non può essere stata la causa principale della morte dell’uomo. Il medico ha fatto leva sul trattamento subìto dall'afroamericano, costretto a terra con una prolungata pressione di un ginocchio sul collo. Questo contraddice la tesi della difesa di Derek Chauvin, secondo la quale Floyd sarebbe morto per overdose. Inoltre, la testimonianza rappresenta un passo in avanti rispetto alle diverse autopsie svolte durante l’ultimo periodo, che avevano avanzato l’ipotesi di morte per problemi cardiaci indipendenti dalle azioni dell’ufficiale di polizia. Questo aveva alzato il sospetto di parzialità, tanto da indurre la famiglia di Floyd a pretendere delle analisi indipendenti.

Atlanta, mobilitazioni contro la legge che limita il diritto di voto. Lo scorso 25 marzo, i Repubblicani che governano in Georgia hanno approvato una legge che riduce il numero degli spazi pubblici dove è possibile depositare il proprio voto e il numero di giorni nei quali è consentito votare per posta. La legge nasce dall’idea trumpiana di frodi alle elezioni dello scorso novembre, ma di fatto è l’ennesimo tentativo di isolare ancora di più le comunità afroamericane (elettori a maggioranza democratica), rendendo per loro più difficile votare. Tuttavia, i Repubblicani rischiano ora un effetto boomerang. Varie aziende storiche con sede ad Atlanta, come la Coca-Cola o Delta, hanno dichiarato di voler portare i loro marchi fuori dallo Stato. Allo stesso modo, la Major League di Baseball ha annunciato l’intenzione di non far più svolgere l’All-Star Game di luglio nella città della Georgia.

Edoardo Cappelli



AMERICA LATINA

Argentina, comunicazione tra Fernández e Putin. Il 5 aprile Alberto Fernández ha ricevuto una chiamata da parte di Vladimir Putin - dopo essere risultato positivo al virus - nonostante avesse assunto il vaccino Sputnik V tra il 21 gennaio e il 10 febbraio. Lo stato di salute del presidente argentino preoccupa Mosca. L’Argentina infatti è stato uno dei primi paesi a rappresentare la porta d’ingresso per il vaccino russo in America Latina. Il presidente argentino ha risposto di essere asintomatico grazie al vaccino e che la campagna vaccinale basata sulla somministrazione dello Sputnik V sta avendo esiti positivi nel paese. Dal canto suo Putin ha dichiarato la disponibilità all’invio di altre dosi in Argentina. Inoltre, l’Argentina aveva chiesto appoggio alla Russia nel processo di rinegoziazione del debito con il Fondo Monetario Internazionale. Sembra chiara la volontà di approfondire i rapporti politici tra i due paesi.

(Ginevra Ricca)

Brasile, Bolsonaro e il nuovo piano vaccinale. Se un anno fa il Presidente Bolsonaro articolava discorsi di carattere negazionista rispetto al covid, determinati da dichiarazioni aperte di disaccordo rispetto l’utilizzo delle mascherine, delle misure di restrizione e rispetto la necessità della vaccinazione, ad oggi, invece, assistiamo ad atti di strategia antitetici. Infatti, oltre alla costituzione di un comitato di crisi che ha l’obiettivo di progettare una strategia comune nella lotta al coronavirus tra il potere centrale e gli enti locali, il governo federale ha firmato un accordo con i laboratori Pfizer e Jansen assicurandosi 138 milioni di dosi che dovrebbero arrivare tra maggio e dicembre di quest’anno. Diverse le ragioni: la crisi sanitaria (che conta più di 300.000 morti), quella politica (che allontana Bolsonaro da rielezione certa) e quella economica-finanziaria.

(Elisa Maggiore)

Cile, posticipazione delle elezioni. Il fine settimana tra il 10 e l’11 aprile avrebbero dovuto aver luogo le elezioni della costituente, dei governatori, dei consiglieri e dei sindaci. Tuttavia, il presidente Sebastián Piñera aveva proposto di rinviare l’evento a causa della grave situazione pandemica. La proposta di legge presentata era stata inizialmente approvata dal Senato ma bocciata dalla Camera, a causa di alcuni punti che avevano destato parecchie controversie. La legge è stata infine approvata sia dalla Camera che dal Senato e promulgata dal presidente. In particolare, si prevede che i giorni del 15 e 16 maggio, in cui avranno luogo le elezioni, saranno considerati festivi. I sindaci candidati resteranno in carica fino al 15 aprile e la campagna elettorale verrà ripresa il 29 aprile. Le primarie presidenziali si svolgeranno il 18 luglio 2021.

(Ginevra Ricca)

Cuba, 60 anni di “bloqueo”. 29 Marzo 2021: la capitale di Cuba e altre città di 50 Paesi del mondo, si sono contraddistinte per toni di protesta contro l’embargo imposto dagli Stati Uniti all’isola cubana nel 1962. In centinaia, dunque, hanno manifestato per chiederne l’eliminazione dacché, secondo il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez, paiono ancor più inconciliabili le misure dell’embargo con le contemporanee logiche pandemiche. Dunque, se nel 2015 i presidenti Barack Obama e Raul Castro vincolarono un riavvicinamento storico, che al tempo permise il ristabilimento delle relazioni diplomatiche, con Trump quest’opera di normalizzazione dei rapporti fu rinnegata. Ad oggi, non è chiaro se Biden abbia intenzione di riprendere l’approccio di Obama: la revisione dell’approccio verso L’Avana è ancora un enigmatico “work in progress”.

(Elisa Maggiore)

Perù, la popolazione esclusa dal diritto di voto. Il Ministero degli esteri del Perù ha annunciato che i 19.711 cittadini residenti in Venezuela non potranno votare alle elezioni di domenica 11 aprile poiché la cancelleria del governo di Maduro non ha fornito l’autorizzazione necessaria affinché sia possibile esercitare questo diritto. Il governo venezuelano ha risposto che non si permetterebbe mai di ostacolare il processo elettorale di un altro Stato e che le autorità peruviane devono assumersi la propria responsabilità per l’accaduto. Allo stesso modo, dato che il Cile ha dichiarato la quarantena totale fino al 12 aprile, i peruviani residenti in tale paese non potranno esercitare il proprio diritto di voto.

(Ginevra Ricca)

Ginevra Ricca e Elisa Maggiore



ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, la “diplomazia dei vaccini” e l’accusa al Regno Unito. Il Ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu ha accusato la Cina di attuare una “diplomazia dei vaccini” nei confronti del Paraguay, promettendo milioni di dosi al paese. Secondo Wu, Pechino starebbe cercando di influenzare le posizioni del Paraguay, che rimane uno dei pochi paesi che riconoscono la sovranità di Taiwan. L’altissimo numero di richieste di asilo nel Regno Unito da parte degli attivisti di Hong Kong, ha spinto Pechino ad accusare Londra di essere “una piattaforma per gli agitatori pro-indipendenza di Hong Kong” e di “fornire rifugio a criminali ricercati”.

Giappone, una soluzione per le acque radioattive di Fukushima e il nuovo picco di contagi. Secondo i media giapponesi, la prossima settimana Tokyo potrebbe prendere una decisione definitiva, autorizzando il rilascio delle acque radioattive di Fukushima nell’oceano Pacifico. Il governo giapponese ha assicurato ai principali oppositori della soluzione, ovvero i paesi vicini e l’industria della pesca, che le necessarie misure di sicurezza verranno prese per non danneggiare le acque del Pacifico. Nel frattempo, una nuova allarmante crescita nel numero di contagi a Tokyo porta incertezza sullo svolgimento delle Olimpiadi per l’estate 2021 e costringe il governo giapponese a valutare l’introduzione di nuove misure restrittive.

Taiwan, il supporto degli Stati Uniti. L’amministrazione di Biden ha ancora una volta confermato il proprio supporto a Taiwan, ponendo un forte accento sulla rilevanza del paese nel Strategic Competition Act, che potrebbe essere approvato il 14 Aprile. Il disegno di legge, concentrato sul contrasto americano alla Cina, infatti, enuncia la richiesta di partecipazione di Taiwan alle Nazioni Unite, all’Assemblea Mondiale della Sanità, all’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale e all’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale. Il disegno di legge esorta anche gli Stati Uniti a confermare e rinforzare i propri obblighi nei confronti del Taiwan Relations Act e del Six Assurances, documenti fondamentali che delineano i rapporti tra i due paesi.

Margherita Camurri



EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA

Italia, Draghi vola in Libia. Il primo ministro Draghi ha scelto la Libia come destinazione della sua prima visita ufficiale all’estero. La scelta non è casuale, ma è frutto di una precisa volontà del governo italiano di riaffermare la propria centralità nelle relazioni con il Paese nordafricano. Negli ultimi anni, infatti, Russia e Turchia hanno giocato un ruolo di primo piano nella guerra civile, escludendo l’Italia. Con la sua visita, Draghi ha esplicitato la vicinanza di Roma al nuovo governo di transizione che dovrà portare il Paese ad elezioni il prossimo 24 dicembre. La Libia dovrà affrontare un importante processo di ricostruzione che offrirà nuove opportunità alle aziende italiane per rilanciare l’interscambio commerciale fra i due Paesi, storicamente molto intenso. Connessa alla stabilità libica, c’è anche la questione migratoria che, almeno in questo momento, è stata lasciata un po’ da parte.

(Leonardo Cherici)

Irlanda del Nord, scontri a Belfast. Non sono stati giorni di Pasqua tranquilli in Irlanda del Nord. Numerose persone sono scese in piazza contro la polizia, ferendo numerosi agenti, e incendiando le strade di Belfast e Derry. I manifestanti sono tutti riconducibili all’area lealista che sostiene l’appartenenza dell’Ulster al Regno Unito. A provocare la protesta è stata la decisione della polizia locale di non perseguire alcuni membri del Sinn Fein che avevano violato le restrizioni anti-covid per partecipare ai funerali di un ex militante dell’IRA. La tensione cresce, però, da mesi. La Brexit ha riportato a galla questioni irrisolte e i lealisti temono che la parte dell’accordo fra Londra e Bruxelles riguardo allo status dell’Irlanda del Nord possa portare in futuro ad una riunificazione delle Irlande.

(Leonardo Cherici)

Regno Unito, addio al Principe Filippo. Si è spento lo scorso nove aprile il marito della Regina Elisabetta. Filippo, duca di Edimburgo, avrebbe compiuto 100 anni il prossimo giugno, ma negli ultimi tempi aveva sofferto di problemi di salute. Nel 1947 entrò a far parte della famiglia reale britannica dopo aver sposato Elisabetta, all’epoca principessa. Dal 1939 al 1952 ha prestato servizio presso le forze armate britanniche, partecipando a numerose battaglie durante la seconda guerra mondiale. Dal 1952, poi, si è dedicato al ruolo di consorte della Regina che ha ricoperto fino al 2017 quando ha deciso di ritirarsi a vita privata.

(Leonardo Cherici)

UE, una poltrona per due! Lo scorso 6 aprile, nel corso della visita ufficiale ad Ankara del Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, e della Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, un inaspettato incidente diplomatico ha scatenato numerose polemiche. Al momento di accomodarsi la Presidente Von der Leyen è infatti rimasta senza un posto dove sedersi, dato che le uniche due sedie disponibili erano già state occupate da Michel e dal presidente turco Erdoğan. Dopo un attimo di disappunto, lei si è posizionata su un divano più in disparte. La questione ha subito suscitato diverse reazioni; se da una parte il protocollo ufficiale pone il presidente del Consiglio UE al di sopra del Presidente della Commissione, quindi di fatto giustificando tale differenziazione, al contempo però la prassi durante questo tipo di visite li equipara, esigendo dunque un pari trattamento. Considerando però come lo stesso Erdoğan accolse nel 2015 gli allora presidenti Juncker e Tusk, entrambi seduti al suo fianco, verrebbe da pensare che il diverso trattamento per Von der Leyen possa dipendere, più che dalla sua carica ufficiale e da questioni protocollari, dal suo sesso, evidenziando così un aspetto della visione del governo turco ben più grave ed offensivo.

(Andrea Ghilardi)

UE, la destra europea si ritrova a Budapest. Lo scorso primo aprile i leader dei principali partiti di destra di Ungheria, Polonia e Italia si sono ritrovati nella capitale ungherese per discutere di una più stretta cooperazione in Europa nel futuro. Il primo ministro ungherese e leader del partito Fidesz, Viktor Orbán, il primo ministro polacco Mateusz Jakub Morawiecki, capo del partito Pis, e Matteo Salvini, leader della Lega, nel corso del vertice hanno evidenziato i valori comuni su cui i loro partiti si fondano, dichiarando inoltre che intendono proseguire i colloqui con altri partiti di destra in Europa. Questa cooperazione arriva al seguito dell’uscita del partito ungherese Fidesz dal gruppo del partito popolare europeo nel Parlamento Europeo. L’intenzione dei tre leader potrebbe dunque essere quella di creare un nuovo unico grande gruppo che riunisca gran parte dei movimenti di estrema destra del panorama politico dell'UE, andando così a modificare gli equilibri politici all’interno del Parlamento europeo.

(Andrea Ghilardi)

Groenlandia, l’opposizione vince le elezioni e deciderà sul futuro di un imponente progetto minerario. Il partito IA (Inuit Ataqatigiit), da decenni il principale partito di opposizione in Groenlandia, ha vinto con il 37% dei voti le elezioni dello scorso 6 aprile. I socialdemocratici di Siumut, con il 29% dei voti, perdono per la seconda volta nella loro storia. Questo risultato potrebbe portare a ripercussioni internazionali notevoli, poiché il fulcro di questo confronto elettorale riguardava lo sfruttamento dei giacimenti di metalli rari del monte Kuannersuit. Il partito vincitore è contrario al progetto di trasformare il monte in un sito di estrazione mineraria, il quale già stava attirando l’interesse di diverse compagnie internazionali. Questo poiché, data la presenza di uranio radioattivo tra i metalli rari del monte, tale progetto avrebbe danneggiato l'ambiente incontaminato dell'isola. Sarà quindi interessante seguire cosa deciderà il nuovo governo in merito a questo importante progetto.

(Andrea Ghilardi)

Leonardo Cherici e Andrea Ghilardi



EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Tensioni tra Russia ed Ucraina: possibile scoppio di una guerra civile. Nelle ultime due settimane è aumentata nuovamente la tensione sul confine fra Russia ed Ucraina, due paesi in guerra dal 2014 in seguito all’invasione e successiva occupazione dell’Ucraina dell’est da parte di milizie filorusse. Osservatori indipendenti in Russia e nei paesi occidentali hanno notato che da giorni l’esercito russo sta ammassando truppe e mezzi militari non lontano dal confine ucraino, tanto che si parla apertamente della possibilità di una nuova invasione. Il governo russo non ha smentito l’ipotesi: venerdì il portavoce del presidente russo Vladimir Putin ha incolpato l’Ucraina per l’aumento delle tensioni e fatto sapere che la Russia «non rimarrà a guardare» nel caso di una «catastrofe umanitaria». Giovedì, uno dei principali collaboratori di Putin, Dmitry Kozak, aveva detto esplicitamente che la Russia interverrà militarmente per difendere gli ucraini di etnia russa in caso di offensive dell’esercito ucraino.

La pandemia mette in ginocchio il sistema di adozioni italo-russo. La chiusura delle frontiere legata alla pandemia ha colpito con durezza anche gli iter adottivi, e se è possibile ottenere visti speciali per chi deve lavorare in Russia o per ragioni familiari legate ai ricongiungimenti, pare sia impossibile ottenerli per quelle coppie che hanno già conosciuto i bambini e dovrebbero compiere l’ultimo viaggio per la sentenza definitiva di adozione. Non è solo questione di scartoffie: dietro ognuna di queste pratiche ci sono bambini che stanno attendendo in istituto dei genitori che avevano promesso loro che sarebbero tornati a prenderli per cominciare insieme una vita diversa. Sono bambini che nel frattempo – stando ai resoconti degli enti di collegamento – hanno smesso di mangiare o sono caduti in depressione, così che al danno della loro vita precedente l’abbandono si è aggiunto un danno nuovo, quello di chiudere loro l’unica alternativa possibile ad una vita di internamento.

Arianna Giannino


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Egitto, dopo 3 millenni risorge un’antica città. “The Rise of Aten”: questo il nome dato alla città dagli archeologi che le hanno donato nuova vita scavando sotto la sabbia del deserto. Si tratta del più grande insediamento urbano dell’Egitto Imperiale (1391-1353 A.C.). Per quanto riguarda le relazioni esterne del Paese invece al-Sisi si prepara ad accogliere per la seconda volta una visita ufficiale da parte del presidente tunisino Saied al Cairo tra il 9 e 15 aprile. La prima visita ufficiale, successivamente allo scoppio delle rispettive rivoluzioni e controrivoluzioni, è stata nel 2015 quando il Capo di Stato tunisino, Essebsi, si era recato nella capitale egiziana per rilanciare le relazioni bilaterali tra i due Paesi Nordafricani. Al centro dell’incontro sicuramente saranno i legami economici tra i due e i progetti di ricostruzione riguardanti la Libia. Inoltre, un nuovo accordo per la condivisione dell’intelligenza militare è stato firmato tra Kampala e il Cairo, con il fine di prevenire e dirimere il possibile acuirsi delle tensioni tra Egitto ed Etiopia, che coinvolgerebbero inevitabilmente l’Uganda.

(Federica Sulpizio)

Libano, ricostruzione all’orizzonte? Il consigliere del Presidente Michel Aoun ha pubblicato un tweet pochi giorni fa nel quale scrive che Aoun sta progettando la creazione di un mercato economico comune i cui membri sarebbero Libano, Giordania, Iraq e Siria. Tale iniziativa sarebbe un compromesso tra i necessari aiuti internazionali (però fortemente condizionati) e il mantenimento della sovranità e dell’indipendenza libanese dalle potenze esterne. Proprio dalle potenze esterne, nello specifico dalla Germania, è giunta una proposta di ricostruzione del porto di Beirut, distrutto a seguito dell’esplosione dell’agosto 2020: in base a tale progetto, la Banca Europea degli Investimenti (BEI) metterà a disposizione tra i 2 e i 3 miliardi di euro, a condizione che il governo libanese metta in ordine le finanze pubbliche e sradichi la corruzione dilagante.

(Sara Oldani)

Iraq alla ricerca di alleanze. Il primo ministro iracheno Al Kadhimi si è recato a Ryad per una visita ufficiale con re Salman e il principe ereditario Mohammed bin Salman allo scopo di rafforzare i legami bilaterali tra i due Paesi e favorire la cooperazione regionale. I temi trattati, secondo quanto riportato dall’ambasciatore iracheno, sono stati la questione politica, securitaria ed economica. Il regno saudita ha dichiarato che supporterà l’Iraq nella guerra contro il terrorismo e l’estremismo, guerra che potrà essere conclusa solo con il rispetto della sovranità territoriale irachena e la non interferenza di attori stranieri. Per favorire lo sviluppo commerciale invece, verrà creato un fondo ad hoc di 3 miliardi di dollari destinato al settore privato iracheno. Gli affari energetici sono stati definiti solo in termini vaghi, in quanto i due Paesi sono da sempre competitors.

(Sara Oldani)

Turchia, il dito e la luna. Incessanti sono in queste ore le accuse, controaccuse e dietrologie rispetto al cosiddetto “sofagate” che ha visto spiacevoli inconvenienti diplomatici tra Ankara e i vertici europei in visita. A gettare benzina sul fuoco, vi è poi stata l’accusa del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi nei confronti del Presidente turco, bollato come “dittatore necessario”. Due vicende tra loro collegate e che mostrano due tendenze ben più profonde: da un lato, la volontà – e una certa consapevolezza – da parte della Turchia di poter alternare retoriche aggressive o più accomodanti nell’avanzare richieste copiose su più fronti, ma senza dover passare da temi realmente divergenti. Dall’altro, un’Europa limitata alla cosmesi accusatoria e in difficoltà nel dare sostanza, attraverso una voce unitaria e decisa, alle istanze più profonde e di sintesi tra i singoli interessi nazionali. Così, escluso un necessario interscambio economico-commerciale, i temi caldi – dai migranti al Mediterraneo Orientale, dai diritti umani all’unione doganale – rimangono irrisolti sul tavolo e rischiosi di ledere nel lungo termine immagine e interessi della stessa Europa.

(Samuele Abrami)

Iran, relazioni a distanza. Nelle ultime settimane, prove generali di dialogo tra Teheran e Washington sono riprese a Vienna, proprio dove fu firmato lo storico accordo sul nucleare (JCPOA) nel 2015. Dopo l’abbandono dell’accordo da parte dell’ex Presidente statunitense Donald Trump, però, quelli recenti sono definiti “colloqui indiretti” poiché i delegati iraniani hanno subordinato la loro partecipazione alla sola mediazione dei paesi europei che rimangono firmatari dell’intesa (Francia, Germania, Regno Unito), ma soprattutto di Cina e Russia. Il desiderio dell’Europa sarebbe quello di riportare in vita l’accordo prima dei possibili mutamenti con le prossime elezioni presidenziali in Iran, ma dal fronte statunitense perdurano diversi impedimenti. L’amministrazione Biden, infatti, è disposta a ravvivare il dossier solo previe rassicurazioni su due fronti: il reale status del programma missilistico di Teheran e il posizionamento dei suoi proxies regionali. Da sponda iraniana, la richiesta è invece quella di un alleviamento delle sanzioni e di rafforzare gli “sforzi comuni” richiesti pragmaticamente dalla stessa UE. Il tempo stringe e le parti rimangono distanziate.

(Samuele Abrami)

Libia, prosegue la corsa delle diplomazie: nelle ultime settimane i vertici del nuovo governo sono stati impegnati in diverse incontri e scambi diplomatici con vari attori regionali. Ha visitato Tripoli il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che ha compiuto il suo primo viaggio all’estero proprio nel paese nordafricano. Lo stesso giorno, ha fatto capolino nella capitale della Tripolitania anche il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis. Dunque, il paese ellenico ristabilisce le relazioni diplomatiche a poca distanza dalla riapertura dell’ambasciata francese nella stessa Tripoli. Ma anche il primo ministro del governo di transizione ha compiuto un tour estero. Abdul Hamid Dbeibah si è recato nel Golfo ed ha incontrato il principe ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Mohammed Bin Zayed al-Nahyan, proseguendo poi verso Kuwait ed Arabia Saudita.

(Michele Magistretti)

Israele, le forze politiche negoziano per creare un governo: Reuven Rivlin, il presidente del paese, sulla base dei risultati delle recenti elezioni, ha incaricato il primo ministro uscente, Benjamin Netanyahu, di formare il governo. Il leader del Likud conta del sostegno certo di 52 parlamentari. L'obiettivo è ottenere il sostegno di 61 membri della Knesset entro 28 giorni, con una possibile proroga di altri 14. Per raggiungere la quota necessaria Bibi dovrà ottenere il sostegno di islamisti, nazional-conservatori e del partito di estrema destra Sionismo Religioso, il quale però ha posto il veto riguardo la collaborazione con gli islamisti di Ra’am. Nel mentre, anche il leader dell’opposizione, Yair Lapid, prova ad attrarre verso il proprio blocco politico i nazional-conservatori di Yamina.

(Michele Magistretti)

Federica Sulpizio, Samuele Abrami, Michele Magistretti e Sara Oldani



TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Mozambico, la città di Palma dichiarata “sicura” dalle forze di sicurezza. La località di Palma, situata nella provincia settentrionale di Capo Delgado, è stata dichiarata “sicura” dai militari. La città era stata assediata dai ribelli jihadisti il 24 marzo e nei giorni successivi si sono registrati intensi scontri tra l’esercito nazionale e i terroristi. Il bilancio effettivo dei morti e dei feriti non è ancora chiaro, in virtù della difficoltà dei media nel reperimento delle informazioni in loco. Secondo alcune fonti governative, decine di persone sarebbero morte nell’assalto, mentre, stando a quanto riportato dalle Nazioni Unite, sarebbero 11.000 i civili scappati da Palma.

(Vincenzo Battaglia)

Nigeria, assalto al carcere di Owerri. Il 5 aprile, un commando armato ha attaccato un carcere ad Owerri, nello Stato di Imo (sud-est nigeriano). Dopo aver ingaggiato uno scontro con le guardie del penitenziario, gli assalitori hanno permesso la fuga di oltre 1800 detenuti. Sebbene l’attacco non sia stato rivendicato, il governo ha attribuito la responsabilità al “Popolo Indigeno del Biafra” (IPOB), gruppo con aspirazioni separatiste e attivo proprio nello Stato dell’Imo. Quest’ultimo, tuttavia, ha negato il proprio coinvolgimento nell’assedio.

(Vincenzo Battaglia)

Francia, libertà per Luigi Bergamin: cade in prescrizione la condanna per l’ex militante delle Brigate Rosse. L’incontro tra la guardasigilli, Marta Cartabia, e il suo omologo francese, Éric Dupond-Moretti, non ha avuto gli effetti sperati circa il contenzioso che, ormai da decenni, vede Roma e Parigi puntualmente scontrarsi sulla questione relativa all’estradizione degli ex brigatisti che hanno trovato rifugio – protetti dallo scudo legale “Mitterrand” – all’ombra della Torre Eiffel. Prima dell’incontro – avvenuto l’8 aprile – la ministra Cartabia aveva ribadito la ferma volontà del Governo italiano affinché le autorità francesi concedessero l’estradizione dell’ex militante BR Luigi Bergamin – condannato a 17 anni di reclusione per l’assassinio del macellaio Lino Sabbadin – prima della mezzanotte del 9 aprile: giorno in cui il reato sarebbe caduto in prescrizione. Il 10 maggio potrebbero cadere in prescrizione i reati di altrettanti ex terroristi italiani residenti in Francia. Sarà dunque compito della diplomazia italiana cercare di fare breccia in quell’”ombrello giuridico” che, da troppo tempo, impedisce di mettere la parola fine ad uno dei capitoli più bui della storia repubblicana.

(Davide Shahhosseini)

Bielorussia, accuse di terrorismo rivolte alla leader dell’opposizione. Svetlana Tikhanovskaya, simbolo della resistenza al dispotismo di Lukashenko e capo dell’associazione pro-manifestanti BYPOL, è finita al centro di un’inchiesta del Comitato di sicurezza dello Stato e del Ministero dell’Interno. Secondo la Procura generale, Tikhanovskaya, assieme ad altri membri del BYPOL, avrebbe pianificato una serie di attentati – con ricorso a esplosivi e attacchi incendiari – in aree pubbliche e nei pressi di unità militari della capitale. Tikhanovskaya si trova in esilio in Lituania da dopo le elezioni dell’agosto scorso, quando le numerose manifestazioni contro la rielezione di Lukashenko avevano provocato una violenta campagna di repressione da parte delle autorità di Minsk, contro il movimento di opposizione.

(Davide Shahhosseini)

Iraq, in corso il dialogo sulla presenza USA nel paese. Sono ripresi il 7 aprile i negoziati strategici tra il governo iracheno e quello statunitense sulle modalità di progressivo disimpegno militare degli Stati Uniti dal paese. Il ritiro delle truppe, che ha visto un’accelerazione nell’ultimo anno, non implica un disinteresse da parte degli USA rispetto a ciò che accade in Iraq: già a febbraio la NATO aveva affermato il proprio coinvolgimento nell’addestramento e supporto all’esercito iracheno per la strategia antiterrorismo. Gli USA e i loro alleati ritengono il proprio coinvolgimento fondamentale per prevenire una riorganizzazione dell’ISIS o di altre organizzazioni terroristiche. Ma le formazioni politiche e paramilitari filo-iraniane in Iraq continuano a fare pressione sul governo per porre fine alle interferenze statunitensi nella politica interna.

(Laura Morreale)

Mali, l’ultimo attentato ai caschi blu: 4 morti. Altri 19 soldati della missione ONU sono stati feriti il 2 aprile in quello che è stato definito un “attacco complesso”, condotto da terroristi armati alla base militare di Aguelhok. Il contingente coinvolto era composto da cittadini del Ciad. Il Mali resta il paese più pericoloso per le forze di peace keeping, oggetto di frequenti attacchi. Il sottosegretario generale per le missioni di pace, Jean Pierre Lacroix, ha dichiarato che è fondamentale accelerare il processo di pace nella regione saheliana, sottolineando che sono in atto dei piani di riforme istituzionali e transizione politica, ma che questi devono cercare di coinvolgere una platea di attori politici più ampia possibile.

(Laura Morreale)

Davide Shahhosseini, Laura Morreale e Vincenzo Battaglia


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Giornata mondiale della salute, le raccomandazioni dell'OMS e l’attesa per il Global Health Summit. Il 7 aprile, Giornata mondiale della salute, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato 5 appelli per migliorare la salute a livello globale. Secondo l'OMS è necessario ‘‘accelerare l’equo accesso ai vaccini per il Covid-19 nei e tra i Paesi’’, ‘‘investire nell’assistenza sanitaria di base’’, ‘‘dare priorità alla protezione sanitaria e sociale’’, ‘‘costruire quartieri sicuri, sani e inclusivi’’, e infine ‘‘rafforzare i dati e i sistemi di informazione in ambito sanitario”. Lo stesso 7 aprile l’Italia ha riaffermato che ospiterà a Roma il 21 maggio il Global Health Summit, durante il quale leader, responsabili di organizzazioni internazionali e rappresentanti degli organismi sanitari globali lavoreranno insieme per elaborare una ‘‘dichiarazione di Roma’’, volta a rafforzare la cooperazione nel campo sanitario, specialmente al fine di prevenire future crisi sanitarie mondiali.

(Sara Squadrani)

OIM, nuovo Rapporto sul Covid-19 e lo stato della mobilità globale nel 2020. Pubblicato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in collaborazione con l’Istituto per le politiche migratorie (MPI), il rapporto rappresenta la prima analisi globale sugli effetti della chiusura delle frontiere e delle restrizioni alla mobilità adottate durante la pandemia sul movimento di migranti e rifugiati in diverse aree del mondo. La mobilità attraverso le frontiere nel 2020 è stata analizzata in tre fasi (gennaio-maggio, giugno-settembre, ottobre-dicembre), mentre tre tendenze principali sono state evidenziate e potrebbero persistere: l’ampliamento del divario tra opportunità di spostarsi, l’aumento delle vulnerabilità socio-economiche per coloro che dipendono dalla mobilità per sopravvivere e l’amplificazione delle relazioni di dipendenza e sfruttamento. Il rapporto infine si chiede quale sarà il futuro della mobilità data l’evoluzione della situazione pandemica.

(Sara Squadrani)

Spring Meetings, gli incontri del FMI e della Banca Mondiale. Si è tenuto tra il 5 e l’11 aprile da remoto il ciclo di seminari tenuto dai due principali organismi che si occupano di economia a livello globale. Tra i temi affrontati, le prospettive economiche e le politiche finanziarie e fiscali, ma anche le disuguaglianze, il debito, la crisi climatica e i vaccini. Mentre i seminari di aprile hanno coinvolto istituzioni internazionali e nazionali, il Fondo e la Banca hanno ascoltato alcune voci provenienti dalla società civile nelle due settimane precedenti, durante il forum 22 marzo-2 aprile. Cresce quindi la consapevolezza circa l’importanza di favorire il dialogo con la società civile, che può essere un’opportunità per introdurre prospettive diverse da quelle istituzionali: sono stati infatti discussi l’accesso universale alla salute, il monitoraggio dei cittadini sull’operato di governi, organizzazioni internazionali, imprese e misure fiscali progressive.

(Laura Morreale)

Presentato il nuovo rapporto ONU Youth 2030. Si tratta del primo report che monitora la strategia dell’ONU per favorire il dialogo intergenerazionale, basata sui tre pilastri dell’organizzazione: pace e sicurezza, sviluppo sostenibile e diritti umani. La consapevolezza delle vulnerabilità che colpiscono le giovani generazioni in tutto il mondo ha spinto l’ONU a occuparsi dei problemi giovanili in maniera crescente, dichiara il Segretario Generale nella lettera di apertura al rapporto. La crisi economica post-pandemica, la crisi climatica e le difficoltà di accesso all’istruzione sono tra le maggiori sfide globali che colpiranno in modo particolare la popolazione giovane e che la strategia ONU mira ad affrontare.

(Laura Morreale)

Laura Morreale e Sara Squadrani



Framing The World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Ghilardi: Europa occidentale e Unione Europea

Arianna Giannino: Europa Centro-Orientale e Russia

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale, America Latina

Edoardo Cappelli: Diritti Umani, America del Nord

Elisa Maggiore: America Latina

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Federico Brignacca: Diritti Umani

Ginevra Ricca: America Latina

Laura Morreale: Terrorismo e Sicurezza Internazionale, Organizzazioni Internazionali

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Leonardo Cherici: Europa occidentale e Unione Europea

Lorenzo Bonaguro: America del Nord, Europa Centro-Orientale e Russia

Margherita Camurri: Asia ed Estremo Oriente

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Samuele Abrami: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Oldani: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Squadrani: Africa Sub-Sahariana e Organizzazioni Internazionali

Vincenzo Battaglia: Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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