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Framing The World, IX Numero

Un'analisi ancora più approfondita

Torna il nostro bisettimanale dopo l'uscita speciale in concomitanza con la festività di Pasqua. E si presenta con una novità: la sezione Terrorismo e Sicurezza Internazionale. Tutte le notizie delle ultime due settimane in un solo post! Le tensioni tra Gaza e Israele, la situazione in Nicaragua, la crisi venezuelana, le elezioni in Spagna, gli sviluppi della Brexit, le violenze contro i cristiani in Burkina Faso, il Sud Africa pronto al voto e la nuova era imperiale giapponese, sono solo alcuni degli argomenti affrontati in questa nona edizione; non perdetevi tutte le altre notizie! 


Diritti Umani

Giornata mondiale della libertà di stampa, si registrano numerosi peggioramenti. Il 3 maggio si è tenuta la Giornata mondiale della libertà di stampa, istituita dalle Nazioni Unite nel 1993 per promuovere e monitorare la libertà di opinione e di espressione nel mondo, inclusa la libertà di “cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo ai confini” (Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). Il 2018 tuttavia ha registrato diversi record negativi: 99 giornalisti sono stati uccisi a causa del loro lavoro (1307 tra il 1994 e il 2018) e diversi Paesi hanno adottato misure contro la libertà di stampa. Tra questi, Human Rights Watch e Amnesty International denunciano in particolare la Bielorussia in Europa, l’Uganda e il Kenya in Africa, lo Yemen e il Pakistan in Medio Oriente.

Italia, il Tribunale di Bologna contro il “decreto Salvini”. Nei giorni scorsi, il Tribunale civile di Bologna ha accolto il ricorso presentato da due richiedenti asilo a cui era stata negata l’iscrizione all’anagrafe, come previsto dal “decreto Salvini”. In particolare, il Tribunale ha dichiarato che “la mancata iscrizione ai registri anagrafici impedisce l’esercizio di diritti di rilievo costituzionale ad essa connessi, tra i quali rientrano ad esempio quello all’istruzione e al lavoro”. Di fatto, secondo i giudici, la norma “non contiene un divieto esplicito di iscrizione per i richiedenti asilo, bensì evidenzia come il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non costituisce titolo per l’iscrizione all’anagrafe”. Poche settimane fa, c’era stato un caso analogo in Toscana, dove il Tribunale di Firenze aveva accolto il ricorso di un richiedente asilo somalo.

Italia, la Corte di Cassazione chiede all’Italia di accertare l’assenza di rischio nei Paesi di origine dei migranti. La Corte di Cassazione, accogliendo il caso del migrante pakistano Alì S., esorta i magistrati a evitare “formule stereotipate” e “dichiarazioni generiche” per provare l’assenza di rischio nei Paesi di origine dei migranti. In particolare, la Corte ha dichiarato che il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l'esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”. Qualche settimana fa, la Corte di Cassazione si era espressa a favore di un altro caso simile, quello di un richiedente asilo omosessuale, che aveva dichiarato di rischiare la vita nel suo Paese di origine, la Costa d’Avorio, a causa del suo orientamento sessuale. Anche in questo caso, la Corte aveva dichiarato che lo Stato italiano deve sempre accertarsi che nel paese di origine non vigono leggi discriminatorie che possono mettere a rischio l’incolumità del migrante.

Nigeria, donne e minori abusati sessualmente nelle prigioni dello Stato del Borno. Amnesty International denuncia numerosi casi di violenza sessuale nei confronti di donne e minori nelle prigioni dello Stato del Borno, in Nigeria. In particolare, gli episodi sono avvenuti nelle carceri di massima sicurezza di Maiduguri e Giwa, dove migliaia di civili, arrestati perché sospettati di essere complici del gruppo terroristico Boko Haram, sono detenuti spesso illegalmente. Il governatore dello Stato del Borno ha dichiarato di aver istituito una commissione di indagine, ma nessun resoconto è mai stato reso noto e nessuna misura è stata adottata in merito.

Paesi Bassi, il processo a Shell continua. Il tribunale distrettuale dell’Aja, nei Paesi Bassi, ha dichiarato di avere giurisdizione sul ricorso di Esther Kiobel e altre donne contro la multinazionale petrolifera Shell per la c.d. “vicenda dei nove Ogoni”. Shell, in particolare, è stata accusata di essere responsabile per l’arresto illegale, il processo sommario, la detenzione e l’esecuzione per impiccagione dei loro mariti da parte della giunta militare nigeriana negli anni Novanta. Il tribunale ha stabilito che non vi saranno limiti temporali per il processo, e che Shell dovrà mettere i propri documenti interni a disposizione degli avvocati delle ricorrenti.

Venezuela, continuano gli scontri con la popolazione. Con l’aumentare delle proteste, anche la risposta delle forze dell’ordine è sempre più dura. Il primo maggio, durante una manifestazione a supporto di Guaidó, il presidente dell’Assemblea Nazionale che ha sfidato Maduro, si sono registrate diverse violazioni dei diritti umani. Le forze di polizia, insieme alle forze armate, hanno infatti represso le proteste con una forza impressionante, arrestando la maggior parte dei manifestanti e colpendo soprattutto i giornalisti che stavano seguendo gli scontri.

Marta Stroppa


Economia e Finanza Internazionale

2019, America’s back. La miglior notizia che potesse essere annunciata è arrivata: il PIL americano è volato nel primo trimestre, toccando il +3.2%. Il 2019 era cominciato con previsioni molto pessimistiche (+0.3%) che gradualmente erano state riviste al rialzo poco sopra il 2% e ancora pochi giorni prima dell’annuncio si temeva di non riuscire a rispettare questo obiettivo. I dubbi erano evidentemente infondati e il 2019 registra il miglior avvio d’anno dal 2015. A rafforzare l’ottimismo è stata la decisione della Federal Reserve di non alzare i tassi di interesse, poiché l’inflazione rimane ancora al di sotto del target del 2%. E siccome le buone notizie non arrivano mai sole, venerdì i dati sul mercato del lavoro hanno dato ulteriore segnali positivi, con 263.000 nuove assunzioni (190.000 previste) e disoccupazione al 3.6%, ai minimi da 49 ann. Da questa situazione derivano due pressioni contrastanti per l’economia americana: da un lato, il dollaro continua a rafforzarsi contro le altre valute, in particolare l’Euro (scambiato a $1.119), e mette così in difficoltà le multinazionali americane visto che i loro export sono più costosi da comprare. Dall’altro invece la continua crescita economica (che significa maggiori vendite) e i bassi tassi di interesse (facilità di finanziamento di programmi di espansione) fanno si che sentimenti ottimisti siano comunque presenti negli ambienti economici. Non è chiaro quale tendenza prevarrà, ma un indizio potrebbe essere proprio la crescita a ritmi sostenuti e la contemporanea mancanza di inflazione, evento piuttosto raro ma che gli USA sembrano stare rendendo realtà.

Bilanci, chi sale e chi scende. È nuovamente tempo di bilanci e le aziende americane sono andate molto bene, con il 78% di esse che hanno battuto le previsioni. Ciò ha spinto al rialzo i listini americani, che settimana scorsa per tre giorni hanno ritoccato al rialzo i loro record storici. Ma ci sono stati anche degli sconfitti illustri, e Tesla e Google sono fra questi. La compagnia californiana ha avuto un trimestre orribile, con ricavi di $4.54 miliardi ($5.19 le previsioni) e soprattutto una perdita per azione di $2.90 dollari (prevista $0.69). Se ciò è un evento piuttosto comune nella storia di Tesla, per la prima volta non è dovuto all’incapacità di soddisfare la domanda ma invece alla debolezza della domanda stessa in seguito alla perdita del sussidio statale di $7500 per veicolo. La compagnia non ha escluso di dover ricorrere in futuro a finanziamenti aggiuntivi. Altro sconfitto di eccellenza è Alphabet (Google), che in un solo giorno crolla dell’8%, abbandona i massimi storici e si ritrova più povera di $70 miliardi. La compagnia ha da un lato raggiunto gli obiettivi di utile, ma i ricavi hanno sofferto (-$1 miliardo rispetto alle previsioni) per la debolezza del settore pubblicitario, la cui crescita si è fermata al 15% laddove non scendeva da tempo al di sotto del 20%. La profittabilità non è in discussione ma poiché l’advertising rappresenta l’84.5% del business di Google, gli investitori sono molto attenti a qualsiasi segnale negativo in questo segmento.

Caffè cinese, sfida a Starbucks. Luckin Coffee si appresta a quotarsi a Wall Street, nel tentativo di raccogliere capitali ($100 milioni) per sostenere l’ambizioso progetto di espansione. La compagnia cinese è stata fondata a fine 2017 ma ha già aperto più di 2300 caffetterie in Cina e punta ad aprirne altre 200-300 ogni mese per il prossimo futuro. Luckin sta sfidando Starbucks offrendo un servizio essenziale: si ordina online, si passa al banco a ritirare la bevanda e fine. Non ci sono posti a sedere, i locali sono piccoli (spesso un banco nei corridoi dei centri commerciali) e il personale ridotto al minimo. Ciononostante, la strategia di espansione ha lasciato il segno ed i conti sono in rosso: fatturato di $125 milioni ma perdite per $241 milioni. A dare credibilità a questa startup sono però i soggetti che hanno partecipato all’ultimo round di finanziamento che ha raccolto $150 milioni: tra di loro BlackRock, la più importante banca d’investimenti del mondo, e Gic, il fondo sovrano di Singapore.

Italia, buone notizie? Dopo due trimestri di recessione, il PIL italiano è tornato a crescere nel primo trimestre del 2019 (+0.1%) e la buona performance è accompagnata dal calo della disoccupazione al 10.2% di marzo (-0.4% rispetto a febbraio), soprattutto di quella giovanile, che va ai minimi dal 2011. Il ministro dell’economia Tria e quello del Lavoro Di Maio si dichiarano soddisfatti per i dati che confermano la solidità dell’economia italiana. A dare un contributo decisivo è stato il settore manifatturiero, che si è rivelato addirittura il più performante d’Europa. Infatti, Bloomberg ha riportato che l’industria italiana ha contribuito al 35.7% dell’intero aumento della produzione industriale europea, seguita dalla Francia (32.2%) e distaccando nettamente la Germania, che ha dato un contributo negativo del 21%. Bisogna comunque fare molto di più, visto che come ha ricordato Carlo Bonomi (Assolombarda) l’Italia è ancora tra gli ultimi in Europa per quanto riguarda il tasso di crescita (+0.1% vs media UE +1.2%, con Francia a +1% e Spagna a +2.4%), che il PIL è ancora del 5% inferiore a quello del 2008 e che la produzione industriale è ancora a -17% dal picco del 2007, laddove la Germania è sopra del 7%.

Microsoft, di nuovo al comando. Se ricordate, Apple ed Amazon nell’autunno 2018 avevano superato la soglia dei $1000 miliardi di capitalizzazione, salvo poi doverla abbandonare dopo pochi giorni in seguito al calo borsistico del dicembre 2018. Apple è rientrata nel club in seguito a buoni risultati trimestrali ma lo ha fatto accompagnata da Microsoft, ora la società più capitalizzata al mondo. Se negli ultimi anni le cosiddette FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) hanno attirato l’attenzione globale, Microsoft ha lavorato sodo e sottotraccia ed ha rilanciato la propria profittabilità organizzandosi attorno a tre settori chiave, ciascuno del valore di circa 10 miliardi ed in crescita sostenuta: Software (+15% annuo), Cloud computing (+24%) e PC hardware (+9%). Microsoft dimostra inoltre di essere resiliente, visto che delle 10 società maggiormente capitalizzate nel 2000 è l’unica ad essere ancora in classifica nel 2019, e per di più al primo posto.

Leonardo Aldeghi


Africa Sub Sahariana

107 anni per ottenere la parità di genere in Africa. Sono state anche queste le parole della Presidentessa dell’Assemblea Generale dell’ONU commentando lo studio realizzato da ONU donne e l’Unione Interparlamentare. Il dato fa leva sul mantenimento dell’attuale trend, che ovviamente può essere modificato attraverso l’implementazione di politiche efficaci e di una cultura della parità di genere riconosciuta. Da sottolineare, però, che il miglior paese al mondo sotto questo aspetto si trova proprio in Africa, ossia il Ruanda dove le donne occupano il 63,3% dei seggi della camera bassa. La media regionale invece si ferma a 23,9% con riferimento alla camera unica o bassa.

Benin, il bilancio delle elezioni legislative. Si sono svolte Domenica 28 aprile in un clima generalmente calmo e alcuni scontri si sono sviluppati solamente nella parte nord del paese, in particolare tra manifestanti e sostenitori dell’opposizione e la polizia. Il bilancio resta decisamente negativo, poiché il tasso di partecipazione è stato bassissimo (intorno al 23%) e hanno potuto partecipare solamente i due partiti di maggioranza (Blocco Repubblicano e Unione Progressista): l’opposizione è stata esclusa secondo una decisione della CENA (la commissione elettorale autonoma) del 5 marzo e ha invocato il boicottaggio. Il BP e l’UP si divideranno quindi gli 83 seggi del Parlamento, 47 e 36 rispettivamente. L’opposizione chiede il disconoscimento del risultato elettorale giustificato dal rifiuto della popolazione di partecipare, che rappresenta la maggiore delle sconfitte. La situazione deve essere monitorata: è possibile che l’opposizione cerchi di far leva sul sentimento della popolazione per contrastare le forze governative.

Camerun, il CdS si riunisce il 13 Maggio per discutere della grave situazione del paese. Si tratterà di una riunione informale e che quindi permetterà la partecipazione anche dei paesi interessati. È stata fortemente voluta dagli Stati Uniti nonostante i diretti interessati avessero invocato una riunione del Consiglio da diverso tempo. Trattandosi di una riunione informale, non si prevede la produzione di alcuna risoluzione e questo sminuisce largamente l’importanza di tale incontro. Tuttavia, si spera in un comunicato che possa far leva sulla situazione umanitaria nel paese.

Repubblica del Congo, accordo con la Cina per ristrutturare il debito. I numeri parlano della revisione del debito nei confronti della Cina che ammonta a 3.15 miliardi di dollari e che rappresenta il 35% del debito congolese; questo è pari a 9 miliardi di dollari, ossia il 90% del PIL del paese. Questa decisione, che deve essere ancora ratificata dal Parlamento per essere approvata, potrà facilitare le domande di aiuti allo sviluppo al Fondo Monetario Internazionale e, ancora una volta, si inquadra nella intricata questione delle politiche cinesi nei confronti dei paesi debitori. Dalla trappola del debito con riferimento alla Belt and Road Initiative, allo stralcio anticipato o ristrutturazione di debiti che più volte sino ad oggi si è verificato con gli alleati africani.

Sud Africa, mercoledì le elezioni parlamentari. La sfida è importante, in quanto l’Alleanza Democratica, guidata da Mmusi Maimane, è convinta nel cercare un’alternanza che manca dal 1994, ossia dalle prime elezioni multietniche. Di fatti, l’African National Congress guida l’assemblea sin da allora in un paese in cui l’opposizione sta crescendo e oggi sembra aver raggiunto un sostegno intorno al 20/25%. I sondaggi riportano comunque la maggioranza nelle mani dell’ANC ancora una volta.

Marcello Alberizzi


America

Giamaica, il controllo del fisco. Sono iniziati i controlli degli ispettori del fisco che trovano sede nella capitale di Montego Bay. Le multinazionali presenti nel paese sono sempre di più, gli hotel di lusso, il settore agroalimentare, enti che fatturano milioni di dollari, ma che nel Paese non pagano le tasse. Il denaro compare solo nei vicini paradisi fiscali come Cayman, Bahamas, isole Bermuda. Questo centro trova sostegno di due organizzazioni internazionali, le Nazioni Unite e l’OCSE - Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che hanno lanciato a partire dal 2015 un piano per aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere l’elusione fiscale.

Guatemala, le elezioni di giugno.  Manca poco più di un mese alle elezioni in Guatemala e la situazione nel paese non è affatto chiara. Le divisioni politiche sono sempre influenzate dai rapporti esterni del Paese con gli “alleati”. La corruzione ed il narcotraffico dilagano. Si presume che gli stessi politici siano coinvolti. Proprio in questo contesto, le elezioni si avvicinano e la popolazione è chiamata a votare, ma solo pochi giorni fa è stata reso noto l’arresto a Miami di Mario Estrada, uno dei candidati politici alle elezioni di giugno. L’accusa nei suoi confronti è di fare affare con il cartello messicano di Sinaloa, noto per diversi tragici episodi.

Nicaragua, la pace apparente. Le proteste hanno colpito il paese per diverso tempo. Hanno causato quasi cinquecento morti, tantissimi prigionieri e migliaia di persone sfollate. Una situazione drammatica che colpisce un paese in condizioni critiche. Il governo, però, ha ripreso a trasmettere un’immagine di pace e tranquillità del paese. Si incentiva il turismo, si descrivono le belle spiagge e le attrazioni del paese. Il paese però non dimentica le proteste e le ribellioni. In strada si trovano ancora i paramilitari, le barricate e le forze dell’ordine ovunque nel paese e nella città. Quando si porrà fine a questa situazione?

Messico, la violenza sempre più presente. Il Paese è colpito da un contesto di violenza sempre più marcato. Il sistema nazionale per la sicurezza pubblica ha comunicato che nei primi tre mesi del 2019 sono stati commessi circa ottomila e cinquecento omicidi, pari a circa il 10% in più rispetto all’anno precedente. Una situazione tragica che colpisce un Paese destabilizzato da diversi contesti socio-economici. Le politiche del neo presidente Andrés Manuel Lopez Obrador tardano a dimostrare la propria efficacia. Lo stesso Presidente ha comunicato che gli effetti delle proprie politiche si attendono entro la fine del 2019.

Perù, Alan Garcìa si è suicidato. Alan Garcìa è stato per due mandati Presidente del Perù. Il primo mandato dal 1985 al 1990, divenendo a 35 anni il più giovane Presidente del Paese; il secondo mandato dal 2006 al 2011. La sua carriera politica è stata segnata da reati, violazioni di diritti umani, corruzione, però, è riuscito spesso a scappare dalla giustizia peruviana. Il 17 aprile 2019 è giunta la notizia che sarebbe stato arrestato per il coinvolgimento nel caso Odebrecht e proprio in questo momento, probabilmente conscio di non poter più fuggire dalla giustizia del Paese, ha deciso di suicidarsi per evitare il carcere. Il popolo inizialmente non ha creduto al suicidio, ha pensato subito fosse un modo per fuggire e scappare all’estero inscenando la sua morte. In verità si è suicidato, chiuso nella sua stanza.

Stati Uniti d’America, nessuna eccezione. Le notizie che giungono dal Paese sono diverse ed il titolo “nessuna eccezione” si addice alle politiche intraprese dal Presidente Trump nel contesto internazionale. Ha annunciato, infatti, che le esenzioni concesse sulle importazione del petrolio dall’Iran non saranno rinnovate. I paesi colpiti sono Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Turchia, Italia e Grecia. Intanto, il 20 aprile, in territorio statunitense l’Agenzia FBI ha arrestato il capo degli United constitutional patriots, un gruppo paramilitare di estrema destra che negli ultimi mesi si pensa stia sequestrando centinaia di migranti lungo il confine. Intanto, Joe Biden, vicepresidente durante la presidenza Obama, il 25 aprile ha annunciato che si candiderà alle primarie democratiche per le elezioni presidenziali del 2020.

Venezuela, verso la fine. Solo sei giorni fa, il 30 aprile 2019, il presidente ad interim Juan Guaido ha annunciato che il processo di destituzione di Nicolàs Maduro è giunto, ormai, a termine. Ha specificato Guaido che dalla sua parte ci sono anche i militari ed ormai il suo sostengo è sempre più ampio. Intanto, il governo di Maduro ha denunciato che è in corso un golpe ed invita la popolazione a resistere. Quale sarà l’esito finale dello scontro? Il sostegno internazionale a Guaido è sempre più ampio, mentre alcuni paesi continuano a sostenere Maduro, tra cui la Federazione Russa che ha istituito un ponte aereo per il supporto del suo storico alleato.

Michele Pavan


Asia ed Estremo Oriente

Cina, non solo economia. Ricordando l’incontro di settimana prossima tra gli Stati Uniti e il Paese di Mezzo in merito ad un accordo commerciale definitivo, secondo il rapporto di cui si è parlato poco fa, la Cina starebbe cercando di costruire ed ampliare la sua presenza militare all’estero tramite l’estensione e la creazione di nuove basi. Attualmente Pechino possiede solamente una di queste basi all’interno dello stato africano del Djibouti. Successivamente anche al libro bianco sulla politica cinese in merito al ruolo dell’Artico (che però non include nozioni riguardanti la creazione di basi militari né di espansione territoriale), gli Stati Uniti avvertono che potrebbe diventare un teatro complesso e militarizzato nel prossimo futuro. “Civilian research could support a strengthened Chinese military presence in the Arctic Ocean[...]” sostiene il report americano.

Corea del Nord, chi trova un amico… La pace in Corea dipende esclusivamente dalle azioni di Washington. Così riporta la BBC, descrivendo l‘incontro tra Kim Jong Un e Vladimir Putin tenutosi il 25 aprile a Vladivostok. L’agenzia nordcoreana di stampa (KCNA) ha successivamente riportato che Putin avrebbe accettato un invito a visitare la Corea del Nord. Sembra che le due parti abbiano manifestato l’intenzione di rafforzare le loro relazioni, ma ulteriori dettagli non sono resi disponibili. Dopo il fallimento di Hanoi, questo pare essere un tentativo di Kim per differenziare la propria politica estera ed i partner in gioco. Putin ha affermato che il leader coreano necessita ulteriori garanzie di sicurezza dalla comunità internazionale se deve essere spinto alla denuclearizzazione. “It is my and my government’s firm strategic position that the strategic and traditional friendly relations between North Korea and Russia be strengthened and improved ceaselessly [...]” ha detto poi Kim dopo l’incontro.

Giappone, la nuova era. “I sincerely wish [...] that the Reiwa era [...] will be a stable and fruitful one, and I pray, with all my heart, for peace and happiness for all the people in Japan and around the world." Queste le parole di Akihito, primo imperatore giapponese ad abdicare al trono da 200 anni. Il 30 aprile si è infatti definitivamente conclusa l’era Heisei per dare spazio a Reiwa. L’imperatore Naruhito dovrà ora diventare il nuovo simbolo del Trono del Crisantemo. Anno di importanti scadenze, il Giappone ospiterà a giugno il summit G20 ad Osaka per la prima volta nella sua storia durante il quale si affronteranno le problematiche di un rallentamento dell’economia globale, del rapporto commerciale tra Cina, USA ed Ue e di nuove sfide alla società e al mercato globale. Nel frattempo, Tokyo sta pianificando l’introduzione di missili balistici a lungo raggio per interdire l’espansione marittima cinese.

India, il ciclone e le elezioni. Il ciclone Fani ha causato l’evacuazione di più di un milione di persone dallo stato di Orissa, vicino al Bangladesh. Fonti ufficiali affermano anche che il bilancio delle vittime ammonta ad almeno tre decessi. La situazione non è poi resa più semplice dal clima elettorale nel paese, che vede l’elezione diretta della Camera del Popolo, apertasi l’11 aprile, come la protagonista del dibattito pubblico, anche perché permetterà al paese di selezionare un nuovo primo ministro qualora Modi non venisse rieletto. I voti verranno contati definitivamente il 23 maggio. “Cristiani e musulmani stanno diventando troppo numerosi. Vanno sterilizzati con la forza” lo ha dichiarato Sadhvi Deva Thakur, vicepresidente del partito di estrema destra Hindu Mahasabha. Il partito nazionalista al governo, il BJP, ha poi chiesto a Rahul Gandhi, principale oppositore e presidente del Partito del Congresso, di provare le sue origini indiane nel tentativo di screditarne la figura.

Taiwan, libertà di navigazione. Domenica 28 aprile due navi da guerra statunitensi (la William P. Lawrence e la Stethem) hanno attraversato lo stretto di Taiwan, in coordinazione con la sempre maggior volontà da parte del Pentagono di voler garantire la libertà di navigazione nella regione. La Cina di Xi non ha commentato pubblicamente l’accaduto. Dal 2007 ben 92 volte le navi statunitensi hanno attraversato lo stretto, con il picco maggiore nel 2016, all’indomani della elezione della candidata Tsai Ing Wen. Il dipartimento di difesa americano, all’interno del suo annuale rapporto al Congresso, ha recentemente discusso delle opzioni e delle strategie da adottare in caso di un attacco da parte della RPC all’isola.

Stefano Sartorio


Europa Centrale e Unione Europea

Spagna, Pedro Sanchez, l’uomo che ha portato alla vittoria i socialisti in Spagna. Rappresenta l’eccezione in un periodo dove i partiti sovranisti sembravano invincibili.

Grazie alle sue doti e capacità, il partito socialista che due anni fa era dato per morto, come una fenice è rinato più forte di prima. Se oggi questo partito è l’unica forza riformista alla guida in uno dei Paesi dell’Eurozona è anche grazie alla formazione del suo capo.

Sanchez è cresciuto in una famiglia che credeva fortemente nel potere della cultura e che ha fatto enormi sacrifici per istruirsi. Ha saputo sfruttare abilmente l’allarme anti-franchista e antireazionario, usando come spauracchio la destra estrema.

L’ultra destra di Vox entra in parlamento. Per la prima volta dopo 35 anni entra in parlamento un partito di estrema destra. Il leader di Vox Santiago Abascal. Questo partito incentra la sua politica sulla lotta alla corruzione, taglio delle tasse, chiusura delle moschee estremiste, un controllo severo sull’immigrazione e sostegno della famiglia tradizionale. Inoltre Vox si è proposto come forza più dura e intransigente contro gli indipendentisti. Un momento fondamentale per questo partito furono le elezioni dello scorso anno in Andalusia, poiché nella campagna elettorale sostennero l’idea della “ Reconquista” dell’Andalusia, ovvero togliere la regione spagnola dal controllo del PSOE.

Continuano le politiche Verdi. I risultati delle elezioni di Domenica 28 Aprile sembrano puntare verso la continuità delle politiche verdi, infatti da Giugno del 2018 grazie alle misure varate dall’esecutivo gli investimenti nelle energie pulite hanno ripreso forza in Spagna. Si è visto il notevole interesse degli investitori nelle tecnologie rinnovabili con i contratti PPA siglati tra operatori del settore con diverse aziende.

Unione europea

Brexit, Avanzata partito pro Brexit. Secondo l’ultima rilevazione dell’istituto YouGov, il partito di Nigel Farage arriva al 30% dei consensi, staccandosi dal Labour fermo al 21%. La Gran Bretagna nonostante i tre anni trascorsi cercando di trovare un accordo per uscire dall’Unione Europa, si troverà comunque a partecipare alle elezioni Europee.

Direttiva Bolkestein. La Commissione Europea ha chiesto all’Italia di ritirare la proroga automatica di quindici anni per le concessioni balneari e in caso contrario scatterà la procedura di infrazione. Questa direttiva è relativa ai servizi nel mercato europeo comune, presentata dalla Commissione Eu nel Febbraio del 2004 e approvata ed emanata nel 2006 e recepita nel 2010. L’obiettivo è quello di favorire la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere nei vari Paesi dell’Ue.

Martina Oneta


Europa Centro-Orientale e Russia

RUSSIA

Putin firma la legge per il Runet. Un nuovo aggiornamento per quanto riguarda la legge sull’internet sovrano nella Federazione russa. Infatti, il Presidente Vladimir Putin ha apposto la sua firma sul progetto di legge definitivo per la creazione di una rete web più controllata da parte delle autorità russe, che potrebbe comportare uno sgancio della Russia dall’internet globale. La legge prende il nome di “Programma nazionale di economia digitale”. Un progetto che rende Mosca più forte dal punto di vista della propria sicurezza informatica interna e meno vulnerabile a minacce esterne, in un contesto internazionale dove la cybersecurity sta allargando ulteriormente il concetto di sicurezza nazionale degli Stati.

Russia e Stati Uniti, sorge uno spiraglio per un possibile nuovo accordo sul nucleare. Reuters ha riportato una recente dichiarazione del Presidente statunitense Donald Trump su un nuovo possibile accordo tra Russia, Stati Uniti e anche Cina per limitare la proliferazione delle armi nucleari. Una chiamata di un’ora tra il Presidente Putin e la sua controparte statunitense, per discutere anche di Corea del Nord, Ucraina e Venezuela. Una dichiarazione che lascia spazio per un futuro incontro tra i due leader per approfondire i temi citati, tra cui un nuovo accordo START.

Venezuela, cresce la tensione tra Stati Uniti e Russia. Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha commentato in maniera aspra la volontà dell’amministrazione statunitense di intervenire militarmente nel paese sudamericano, se la situazione dovesse aggravarsi ulteriormente. Per la Russia, un intervento americano in Venezuela costituirebbe una violazione dei principi democratici e del diritto internazionale, mettendo in discussione l’autodeterminazione del popolo venezuelano. Pertanto, la posizione di Mosca si riconferma a favore di Nicolas Maduro contro qualsiasi ingerenza da parte di potenze straniere, soprattutto degli Stati Uniti.


EUROPA ORIENTALE

A Berlino, i Balcani tornano al centro dell’attenzione europea. Un vertice regionale tenutosi il 29 aprile, che ha visto come protagonisti Angela Merkel ed Emmanuel Macron, ha riportato i Balcani al centro dell’attenzione europea, in particolare per la ripresa del dialogo tra Pristina e Belgrado. Un dialogo molto importante guardando al 2025, una possibile deadline per diversi paesi che vorrebbero raggiungere l’obiettivo dell’ingresso nell’Unione europea. I rapporti tra Serbia e Kosovo rimangono fondamentali per la stabilità regionale ma ancora intricati a causa dell’impasse dovuto ai dazi di Pristina sull’import, che rimangono il nocciolo della tensione tra i due paesi. I leader europei si sono detti ottimisti dopo il recente successo dell’accordo tra Grecia e Macedonia ma l’attenzione dell’Unione europea, in qualità di mediatore, rimane alta.

Ucraina, Zelenskij è il nuovo Presidente. Una vittoria schiacciante del candidato alle elezioni presidenziali Volodimir Zelenskij, che ha ottenuto il 73% dei voti favorevoli; la data dell’inaugurazione ufficiale della nuova presidenza verrà rivelata il 14 maggio. Il nuovo Presidente ha annunciato di voler rilanciare i colloqui di pace con i separatisti filorussi del Donbass, nella direzione degli spesso falliti accordi di Minsk, affermando anche di voler riportare in patria i militari ucraini arrestati durante l’episodio dello Stretto di Kerch. Zelenskij ha inoltre reiterato che il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea e nella NATO non si fermerà, ma vedrà un’ulteriore spinta verso il suo compimento. Rimane un forte interesse nel vedere come Zelenskij, senza alcuna esperienza politica precedente, riuscirà a distinguersi dalla molto criticata presidenza uscente, in particolare nella gestione dei delicati rapporti con Mosca.

Andrea Maria Vassallo

Medio Oriente e Nord Africa (MENA)

Israele, nuova escalation di violenze lungo la Striscia di Gaza. Prima di venerdì, un cessate il fuoco mediato dall’Egitto e dalle Nazioni Unite aveva portato ad una relativa calma lungo la Striscia di Gaza. Ma, le dinamiche sono profondamente mutate in concomitanza della marcia del ritorno del venerdì, durante il quale sono stati feriti soldati israeliani ed uccisi quattro palestinesi. Da quel momento, la sete di vendetta ha pervaso gli animi palestinesi e, nella mattinata di sabato, il sistema di difesa antimissili israeliano Iron Dome ha iniziato ad intercettare razzi sparati da Gaza verso il sud di Israele. La controffensiva israeliana è stata prontamente sferrata per mezzo dei thank. L’aggravarsi della situazione, impantanata tra rappresaglie e contro-rappresaglie, ha portato a registrare nella giornata di domenica una vittima civile israeliana e una decina di morti palestinesi, tra cui una donna incinta e la sua bambina. Il bilancio, che sembra destinato ad aumentare, al momento conta circa 450 razzi lanciati da Gaza verso Israele e, di contro, 220 raid dell’aviazione israeliana. A preoccupare, è anche la presenza - oltre Hamas - della Jihad islamica, che pare lontana dall’accettare un’eventuale trattativa.

(Notizia in aggiornamento)

Egitto, approvato l’emendamento costituzionale ad hoc per il prolungamento del mandato presidenziale. È stata definitivamente approvata, tramite referendum, la modifica alla Costituzione che – tra i tanti effetti - permetterà all’attuale presidente al Sisi di rimanere potenzialmente al potere fino al 2030. Con un’affluenza alle urne di circa il 44% della popolazione, quasi il 90% degli elettori ha votato a favore dell’emendamento. Nel prendere atto di questo risultato, divampa il timore che possa verificarsi una svolta dichiaratamente autoritaria nel paese. I segnali non mancano: è dubbio il fatto che sia stata garantita la correttezza delle votazioni e la libertà delle opposizioni di poter esprimere un’alternativa. In più, oltre a consentire all’attuale presidente il prolungamento della durata del mandato da 4 a 6 anni e la candidatura ad una terza tornata elettorale, spicca l’estensione del controllo politico da parte di al Sisi nei confronti del potere giudiziario. Il popolo sembra vedere nel presidente una garanzia di ordine e stabilità; tale garanzia, però, risulta raggiunta per mezzo di una repressione senza precedenti.

Arabia Saudita, esecuzione di massa: 37 morti. Nella giornata di martedì 23 aprile, Riad ha messo in atto l’esecuzione di trentasette persone (36 decapitati e un crocifisso). A riferire la notizia, è stato lo stesso governo saudita tramite una nota del Ministero degli Interni, riportata dall’agenzia di stampa ufficiale. I condannati a morte, da tempo in stato di detenzione, erano stati accusati di intrattenere legami con il terrorismo di matrice jihadista. L’esecuzione si presenta come la più brutale – in termini numerici - registrata nel regno saudita dal gennaio 2016, quando venne applicata la pena di morte per 47 individui (in prevalenza sciiti). L’avvenimento pone nuovamente in primo piano lo stato di repressione radicato nel regno wahabita, sempre più sotto i riflettori internazionali in seguito al caso Khashoggi.

Libia, il conflitto non conosce tregua. Le ostilità in territorio libico proseguono e nelle ultime settimane l’aviazione del Generale Haftar ha perpetrato molteplici raid aerei su Tripoli e nelle zone circostanti. Si aggrava ulteriormente il bilancio delle vittime dagli inizi degli scontri (4 aprile): sono circa 400 i morti, tra cui figurano centinaia di bambini e donne. Inoltre, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero degli sfollati è arrivato a 50.000. I migranti, intrappolati nel caos libico, sono anch’essi vittime dell’escalation di violenze: il 24 aprile un centro di detenzione ubicato a sud di Tripoli (a Qasr Ben Ghashir) è stato colpito da un assalto armato condotto dal Libyan National army (LNA) di Haftar - 2 le vittime tra i migranti. Il quadro di incertezza e instabilità in Libia favorisce le azioni dello Stato islamico, in grado di operare con maggiore facilità. Sabato 4 maggio, infatti, alcuni militanti dell’Isis hanno attaccato una base di addestramento del LNA a Sebha (nel deserto sud-occidentale) provocando 9 morti.

Vincenzo Battaglia e Federica Sulpizio


Terrorismo e Sicurezza Internazionale

La New Ira è una nuova minaccia terroristica? Il gruppo terrorista New Ira ha ammesso la responsabilità dell'uccisione della giornalista Lyra McKee giovedì 18 aprile 2019 a Derry, in Irlanda del Nord. Lo stesso gruppo si è scusato ‘in maniera sincera’ con il partner, con la famiglia e gli amici della 29enne, la quale, secondo la New Ira, è stata "uccisa tragicamente" nel corso di un attacco al nemico, ovvero la polizia, in quanto si trovava "accanto alle forze nemiche". Come è noto, infatti, quando è stata colpita, la giornalista era accanto ad un veicolo della polizia nordirlandese e l'assassino stava sparando nella direzione della polizia. Dopo l'omicidio erano stati arrestati due ragazzi, di 18 e 19 anni, che però sono stati rilasciati. La New Ira, una costola del Real Irish Republican Army (IRA) distaccatasi nel 2002, non è la prima volta che colpisce: nel 2015 gli irriducibili avevano sparato ad un agente di custodia, nel 2016 una bomba piazzata sotto il sedile dell’auto aveva ucciso un funzionario del carcere e a inizio anno avevano piazzato una autobomba nella località di Derry.

Pasqua di sangue in Sri Lanka. È stata una Pasqua di sangue in Sri Lanka: il bilancio, anche se inizialmente sembrava superiore, è stato di 253 morti. A distanza di 48 ore, l’Isis ha rivendicato la responsabilità degli attentati. La mattina di domenica 21 aprile lo Sri Lanka si sveglia nel terrore: alle 8.45 locali (le 4.30 italiane), sei esplosioni simultanee colpiscono tre chiese e tre hotel di lusso del Paese, frequentati anche da turisti. Alle 11.30 il primo ministro Ranil Wickremesinghe convoca il Consiglio di Sicurezza. Alle 13.45, vi sono altre due esplosioni, in un piccolo albergo e in una una casa della zona di Dematagoda, dove perdono la vita tre poliziotti che stavano perquisendo un complesso di appartamenti alla ricerca degli autori delle stragi. Nei giorni successivi vengono detonate numerose bombe, evitando nuove esplosioni. Il governo decide, immediatamente, la sospensione di tutti i social network, dei mezzi di trasporto e la chiusura delle scuole e delle università. Il sistema di sicurezza srilankese è in stato di accusa per le falle palesate al suo interno; infatti, dall’intelligence internazionale erano giunte informazioni in merito alla possibilità di imminenti attentati. Per tale motivo, e considerate le gravi conseguenze degli attacchi, il Presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha richiesto le dimissioni del capo della polizia e del ministro della difesa del Paese.

Isis, il nuovo video in cui compare al-Baghdadi. L’organo di propaganda dello Stato Islamico ha diffuso un video che mostra Abu Bakr al Baghdadi, sulla cui morte si specula da tempo. Il leader del Califfato nero riappare per la prima volta pubblicamente a cinque anni dal famigerato sermone nella Moschea di Mosul, quando dichiarò la nascita di Daesh. Nel video, che dura poco più di 18 minuti, al Baghdadi parla di un tema classico della narrazione jihadista, la “guerra ai crociati”, e riporta al contempo argomenti di attualità - a dimostrazione che il filmato è recente. In particolare, chiede ai suoi seguaci in Burkina Faso e Mali di intensificare gli attacchi contro la Francia e suoi alleati. Si sofferma, altresì, sulla battaglia tra le forze curde e i combattenti islamici a Baghouz, ultima roccaforte dell’Isis in Siria. Inoltre, il Califfo annuncia “vendetta” per i militanti uccisi ed arrestati e cita 92 operazioni condotte in 8 paesi come rappresaglia “per i nostri fratelli”; compresa quella nello Sri Lanka - per la quale elogia gli attentatori). Si tratta certamente di un ritorno inquietante, che pone anzitutto una domanda: si deve temere un ritorno dell’Isis - in termini di riorganizzazione (in modalità al-Qaeda) e capacità di attaccare in tutto il Mondo (in particolare in Occidente)?

Burkina Faso, proseguono le violenze contro i cristiani. Almeno sei persone sono morte in un attacco perpetrato (domenica 28 aprile) contro una chiesa a Silgadji, località al confine con il Mali. Tra le vittime figurano il prete protestante, i suoi due figli e altri tre fedeli. Pertanto, si intensificano ulteriormente le violenze contro i cristiani in Burkina Faso: dal 2015, infatti, lo stato africano sta vivendo un progressivo incremento di attacchi terroristici, specialmente contro le comunità e i villaggi cristiani. Altresì, sono numerosi i sequestri e le uccisioni di parroci, missionari e catechisti - l’ultimo episodio è il rapimento, a metà marzo, di padre Joel Yougbaré, parroco di Djibo (nel nord del Paese). La minaccia estremista è rappresentata dai gruppi jihadisti locali collegati con al-Qaeda e lo Stato Islamico. In particolare, l’influenza (e al contempo presenza) dell’Isis in Burkina Faso è confermata dalle parole di al-Bagdhadi: egli, nel video diffuso dagli organi di propaganda di Daesh (visto sopra), ha celebrato il giuramento di fedeltà dei suoi seguaci in Burkina Faso e Mali. In più, ha esortato i suoi militanti in loco a compiere attentati contro i militari francesi e alleati.

Vincenzo Battaglia e Laura Vaccaro Senna


Organizzazioni Internazionali

Le Nazioni Unite, un report allarmante. Le Nazioni Unite hanno pubblicato un report sulle morti civili in Afghanistan. Da quanto l’ONU ha iniziato a contare le vittime civili del conflitto nel Paese, è la prima volta che le vittime civili causate dalle forze NATO e dalle forze filo governative afghane, nei primi tre mesi del 2019, supera quelle causate da ISIS e forze Talebane. Le vittime civili causate dalle forze NATO derivano in particolare da raid aerei della coalizione.

Michele Pavan



Framing the World un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Ernisa Memia: Organizzazioni Internazionali

Federica Sulpizio: Medio Oriente e Nord Africa

Laura Vaccaro Senna: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa; Terrorismo e sicurezza internazionale


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  • L'Autore

    Marcello Alberizzi

    Nasco a Milano nel 1995, conseguo la maturità scientifica e mi laureo in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee nel 2017. Attualmente sono studente magistrale in International Politics and Regional Dynamics all'Università degli Studi di Milano. La mia seconda passione è l'analisi dei mercati finanziari e dell'economia globale. La mia qualità migliore? Imparare da chi mi sta di fronte. Il mio obiettivo nella vita? Darle un senso. Il mio motto? "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso." - Italo Calvino.

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