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Framing the World, IV numero

il sistema internazionale tra luci e ombre

Considerata la natura anarchica del sistema internazionale, e i conseguenti mutamenti e colpi di scena improvvisi, fare chiarezza sul Mondo che ci circonda non è certamente un gioco facile. Con il nostro appuntamento bisettimanale di ‘Framing The World’ ci addentriamo nel complesso ma al contempo intrigante panorama delle relazioni internazionali, fornendo una rappresentazione oggettiva e lineare degli eventi. Le ultime due settimane sono state contrassegnate da numerose vicende concernenti l’ambito economico, politico, geopolitico, nonché la sfera dei diritti umani. I segnali incoraggianti sul fronte della guerra commerciale tra Usa e Cina, le elezioni in Nigeria in un clima generale di violenza e incertezze, le tensioni e gli scontri in Venezuela lungo il confine con il Brasile e la Colombia, l’imminente incontro tra Trump e Kim Jong-un, la crisi politica in Albania e la recente offensiva di Haftar nel sud della Libia, sono solamente alcuni degli argomenti affrontati in questa quarta edizione.

DIRITTI UMANI

Libia, la popolazione di Derna è sotto assedio. Nelle ultime due settimane, la popolazione della città di Derna, nella Libia orientale, è rimasta intrappolata a causa di un conflitto armato tra i combattenti locali e l’esercito. Il Libyan National Army (LNA) ha infatti messo sotto assedio la città, impedendo a cibo, acqua e cure mediche di raggiungere la popolazione. L’esercito dovrebbe permettere ai soccorritori di raggiungere la città, e ai civili di lasciarla. Inoltre, l’esercito dovrebbe fornire informazioni sulle centinaia di persone detenute come conseguenza dell’assedio, e garantire che le loro condizioni di detenzione non siano disumane o degradanti.

Repubblica Centrafricana, l’accordo di pace tra il governo e i gruppi armati. Dopo 18 mesi di negoziati, il 6 febbraio è stato firmato l’accordo di pace tra la Repubblica Centrafricana e i quattordici gruppi armati presenti sul territorio dello Stato. Questo accordo mette fine ad anni di attacchi armati contro il governo, che sono costati la vita a migliaia di civili. Nel testo, tuttavia, si ignora la questione del post-conflict justice, fondamentale per contrastare i numerosi abusi di diritti umani compiuti dai terroristi e soprattutto per fare giustizia. Per questo motivo, ci si aspetta che lo Stato centrafricano se ne faccia carico.

Repubblica Democratica del Congo, morti e scomparsi durante le retate della polizia. Human Rights Watch ha denunciato la morte di almeno 27 giovani e la scomparsa di altri 7 nella Repubblica Democratica del Congo. Le morti e le frequenti scomparse sono il risultato dell’operazione di polizia “Operation Lijofi IV”, la quale doveva portare all’arresto di molti affiliati a gruppi criminali tra maggio e settembre 2018. Gli agenti di polizia, una volta identificati i membri della gang, li rapivano durante la notte e li uccidevano. Lo Stato congolese deve ora indagare e garantire che i colpevoli verranno processati.

Ruanda, nessuna giustizia per i rifugiati uccisi un anno fa. Ad un anno dalla sparatoria in cui morirono numerosi migranti nel Ruanda occidentale, la polizia non ha ancora rivelato il numero di persone realmente uccise o l’identità degli agenti di polizia coinvolti. Il fatto risale al 22 febbraio 2018, quando alcuni rifugiati provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo stavano protestando nel Distretto di Karongi davanti all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Le vittime totali riportate da Human Rights Watch sono 12, e due donne sopravvissute alla sparatoria hanno abortito a causa del trauma.

Siria, espulse le famiglie dei membri dell’ISIS. Il 13 febbraio, il primo ministro siriano ha dichiarato di aver arrestato numerosi terroristi affiliati all’ISIS e di averli rimpatriati con le loro famiglie in Iraq (tra le 4.000 e le 16.000 persone). Qui, le famiglie sono recluse in campi detentivi e sono soggette a severe restrizioni e deprivazioni. Bisogna evitare che tali famiglie vengano considerate dall’Iraq come affiliate a gruppi terroristici e internate solo perché uno di loro è un militante dell’ISIS.

Marta Stroppa

ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Amazon, i newyorkesi (e i dem) sono divisi. Il gigante dell’e-commerce rinuncerà a costruire nella città di New York uno dei due nuovi quartieri generali in seguito alle proteste di attivisti, sindacati e politici Democratici. La città perderà 25.000 nuovi posti di lavoro (che sarebbero diventati 40.000 a pieno regime), con stipendi che sarebbero partiti da 150. 000 $ all’anno, e ad un indotto che sarebbe valso 27.5 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni. Gli oppositori a questo piano, guidati da Alexandra Ocasio-Cortez, esponente socialista del partito democratico, hanno protestato in particolare contro i 3 miliardi di sgravi fiscali che la città avrebbe concesso ad Amazon, definendoli un ingiusto favore ad un’azienda che non paga la sua giusta quota di tasse, e contro la cosiddetta gentrification, ovvero la riqualificazione della zona che avrebbe ospitato i nuovi uffici.

La vicenda sta causando forti tensioni all’interno del Partito Democratico tra i moderati pro-business e l’ala populista-socialista, rappresentata da Sanders e Ocasio-Cortez.

Kraft Heinz, colpito e affondato. La quinta più grande azienda alimentare al mondo è stata colpita venerdì scorso da una tempesta perfetta che ha fatto perdere oltre il 28% in borsa in un solo giorno, ovvero 16 miliardi di dollari di capitalizzazione, e circa 4 miliardi a uno degli azionisti più importanti, Warren Buffett (3° uomo più ricco al mondo). La ragione principale è il fatto che l’azienda ha dovuto mettere i marchi Kraft e Oscar Mayer a bilancio svalutandoli per 15 miliardi al fine di riflettere il minor valore che i consumatori attribuiscono ai due brand. Ma le cattive notizie non sono arrivate da sole, visto che la società ha annunciato un dividendo ridotto del 36%, perdite nel quarto trimestre 2018 e un’inchiesta della SEC (Security Exchange Commission - ente che sorveglia le società quotate in borsa) sui propri controlli interni e sulla contabilità.

La società è nata nel 2015 dalla fusione di Kraft e Heinz e si era distinta per essere stata in grado di mantenere sotto controllo i costi operativi, mossa che adesso molti ritengono abbia giovato ai conti ma non alla reputazione dei propri brand.

Guerra commerciale, un passo avanti e uno indietro. Stati Uniti e Cina sembrano sempre più vicini ad un accordo che ponga fine al conflitto commerciale tra i due paesi, o quantomeno prolunghi la tregua in scadenza il 1 marzo, e i listini rispondono positivamente con guadagni fino al 4%, soprattutto in Asia. Sul fronte europeo, le cose non vanno così bene. Gli Stati Uniti hanno concluso l’indagine sugli effetti dell’import di auto e componenti sulla sicurezza nazionale e il Presidente Trump ha ora 90 giorni di tempo per decidere se imporre dazi su queste importazioni così importanti per i mercati europei. Gli analisti e la commissione Europea ritengono che la minaccia faccia parte di una strategia per costringere l’Europa a fare delle concessioni nei negoziati attualmente in corso. Se così non fosse, l’impatto sull’automotive europeo potrebbe superare i 20 miliardi di euro, con la sola Germania che subirebbe un danno di 12 miliardi.

Il principe saudita protagonista in Asia. Nel corso della visita ufficiale compiuta dal principe saudita Mohammed Bin Salman in Pakistan la settimana scorsa sono stati conclusi accordi commerciali per 20 miliardi di dollari, oltre a misure volte ad agevolare l’ingresso di lavoratori pakistani e a rafforzare la cooperazione militare (il Pakistan ha alcune centinaia di soldati schierati in Yemen). Di particolare rilievo l’investimento di 10 miliardi che i sauditi effettueranno nel porto di Gwadar per trasformarlo in un hub di conferimento e raffinazione del petrolio saudita. Proprio questo porto è già oggetto di massicci investimenti cinesi nell’ambito della One Belt One Road Initiative e rimane da chiarire se si svilupperà una cooperazione Arabia Saudita - Cina, o se invece il giovane principe intenda sostituirsi quale finanziatore di una rete infrastrutturale nella regione asiatica. La prossima tappa del viaggio dovrebbe chiarire le sue intenzioni dato che sarà proprio in Cina.

Maldive, la trappola è scattata. La nuova amministrazione filo-indiana ha voluto smarcarsi dalla posizione filo-cinese dell’ex presidente Yameen e ha criticato i prestiti concessi al piccolo arcipelago dal gigante asiatico a partire dal 2014, definendo gli importi gonfiati dalla corruzione avvenuta durante il mandato dell’ex presidente. I fondi sarebbero dovuti essere impiegati per un aeroporto su un’isola artificiale, un ponte di 2km per collegarlo alla capitale e un complesso residenziale di 11.000 appartamenti, ma adesso il paese si trova a fronteggiare debiti per almeno 1.5 miliardi di dollari (fino a 3 miliardi secondo le fonti del Financial Times), a fronte di un PIL di 4.5 miliardi. La vicenda dimostra una volta di più (dopo Malaysia, Pakistan, Sri Lanka e Myanmar) che gli investimenti cinesi sono tutt’altro che disinteressati e anzi costituiscono una cosiddetta “debt trap”, che porta paesi in via di sviluppo a indebitarsi fortemente per poi costringerli a cedere porzioni di sovranità come forma di pagamento.

UBS, il conto è salato. Il colosso svizzero UBS è stato condannato da un tribunale di Parigi a pagare una multa di 3.7 miliardi di euro per frode fiscale, più altri 800 milioni a titolo di risarcimento verso lo stato francese. Il totale di 4.5 miliardi è uguale all’utile registrato nel 2018, primo anno di risultati positivi dopo anni di sofferenze, e in borsa il titolo soffre (-2.5%). UBS è stata ritenuta responsabile di aver contattato facoltosi clienti francesi per proporgli di spostare i propri risparmi in Svizzera ed evitare la tassazione oppressiva imposta sui patrimoni superiori al milione di euro (ora abolita da Macron). La sanzione è decisamente severa se la si confronta con le multa pagate in Germania e negli Stati Uniti per le stesse accuse, rispettivamente 300 e 780 milioni di euro. UBS aveva già accantonato circa 3 miliardi in previsione di una sconfitta e l’impatto sui conti dovrebbe essere limitato. L’unica sconfitta di questa storia è Stephanie Gibaud, dirigente francese di UBS, che, rifiutandosi di formattare il proprio PC, ha preservato le prove che hanno condannato la banca svizzera. A differenza dei whistleblower americani, che hanno ricevuto “premi” dal Dipartimento di Giustizia superiori ai 100 milioni, la Gibaud sopravvive adesso con un’indennità sociale minima.

Commercio internazionale, l’importanza dei porti. Un’analisi pubblicata il mese scorso rivela che il 90% del commercio mondiale avviene via mare e come la Cina sia emersa come player decisivo nel traffico merci mondiale. Se nel 2006, infatti, solo 3 porti cinesi entravano in classifica, nel 2016 (ultimi dati disponibili) 9 dei 20 maggiori porti mondiali per volume di merci sono cinesi e 16, più in generale, sono asiatici. Di questi, ben 7 si affacciano sul Mar Cinese Meridionale, e si può ben immaginare il motivo per il quale in quest’area si manifestano tensioni geopolitiche così elevate. Se le iniziative legate al progetto One Belt One Road sono un indizio di qualcosa, il dominio cinese sui traffici commerciali mondiale è destinato solo a rafforzarsi.

Leonardo Aldeghi

AFRICA SUB-SAHARIANA

Nigeria, si sono svolte le elezioni. Erano inizialmente previste per il 16 di Febbraio, tuttavia, a poche ore dall’apertura dei seggi, il presidente neo eletto della Commissione Elettorale Indipendente Yakubu aveva imposto il rinvio di una settimana per problemi logistici. Sabato 23 si sono infine tenute, benché tra numerose difficoltà: molti dei 36 Stati federali a due giorni dal voto ancora non avevano ricevuto il materiale e per tale ragione alcuni seggi sono rimasti chiusi alcune ore il giorno stesso; ancora più preoccupanti invece sono stati gli atti di violenza che hanno avuto luogo in numerose aree del territorio, a partire dal nord infestato dalla milizia jihadista di Boko Haram. Si riscontrano diverse morti anche se le cifre non sono confermate e nel tardo pomeriggio di domenica sia Abubakar che Boukhari sostenevano di essere vicini alla vittoria fomentando un pericoloso gioco di manipolazione della verità. I risultati sono attesi verso la fine della settimana.

Repubblica Centrafricana, rassicurazioni sull’accordo di pace. A margine di una conferenza tenutasi a Bangui il 20 Febbraio un portavoce del governo ha rassicurato sull’implementazione dell’accordo raggiunto con i 14 gruppi ribelli e milizie locali. Si prevede la formazione di un governo inclusivo, un power sharing agreement, nel quale ai principali esponenti dei gruppi verranno presumibilmente aperte le porte dell’esecutivo. I lavori dovranno essere guidati da una “Commissione Inclusiva”, già costituita, che porterà all’implementazione dell’accordo ma il ritardo nella nomina del nuovo governo continua a nutrire i dubbi presenti. Esistono molti precedenti in materia e numerosi si sono rivelati inefficienti e inefficaci a risolvere i reali problemi tra le parti, tramutandosi invece in occasioni per le fazioni escluse per accedere al potere.

Senegal, elezioni anche per il piccolo Paese. Domenica ha votato il popolo Senegalese. Anche in questo caso non sono mancati ritardi nella consegna del materiale elettorale e accuse da parte dell’opposizione per brogli correlati alla distribuzione e alla veridicità delle schede elettorali. Hanno votato in 6 milioni. I primi risultati parziali verranno resi noti Martedì 26.

Sudan, situazione critica. Omar al-Bashir ha sciolto venerdì 22 Febbraio il governo a livello federale e regionale e decretato lo stato d'emergenza in tutto il Paese per un anno. La situazione si fa sempre più critica nel Paese, dove da due mesi si susseguono forti proteste per la disastrata situazione economica (il prezzo del pane è stato triplicato). Il nuovo governo è stato nominato due giorni dopo, tuttavia la mossa non ha sortito l’effetto sperato poiché la società civile ha dichiarato che non fermerà le sue richieste di vedere il Dittatore in carica da 30 anni dare le dimissioni. Bashir ha deciso di stringere la morsa sul Paese mettendo a capo delle province 18 tra ufficiali dell’armata e responsabili della sicurezza con il chiaro intento di arrivare a nuove elezioni a cui ricandidarsi nel 2020.

Marcello Alberizzi

AMERICA

Bolivia, arriva l’annuncio di adesione al Meccanismo di Montevideo. Si tratta un’iniziativa di Messico, Uruguay e Paesi dei Caraibi, per contribuire ai processi di pace in Venezuela. Il paese ritiene fondamentale lo sviluppo di un dialogo aperto e senza imposizioni capace di superare la crisi in atto in Venezuela. La Bolivia ha comunicato ufficialmente che continuerà a collaborare anche con l’Unione Europea per la stabilità regionale mettendo a disposizione le sue possibilità per coadiuvare le relazioni venezuelane.

Colombia, un’isola sicura vicino al Venezuela. Così si potrebbe definire il paese che vede bloccata ogni via di comunicazione con lo stato colpito da una forte crisi. Circola da ormai molti giorni l’immagine del ponte di Las Tienditas bloccato dai container con l’obiettivo di impedire la consegna degli aiuti umanitari statunitensi destinati ai venezuelani. Infatti, la Colombia è considerato un paese sicuro per la circolazione degli aiuti destinati al Venezuela. Intanto, proprio la Colombia sta affrontando un grave problema dovuto alla chiusura di una delle porte della diga Hidroituango che riforniva tutte le comunità locali situate lungo il Cauca, dal quale dipendono per il sostentamento. La chiusura delle porte della diga è dovuta all’erosione della montagna.

Cuba, la preoccupazione sale. Il motivo è la continua instabilità del Venezuela. Infatti, Cuba dipende fortemente dagli aiuti venezuelani. Non è da escludere una nuova grave crisi per il paese qualora il governo Maduro cadda per dare spazio ad un nuovo governo. Alcuni economisti ritengono che il paese stia già nascondendo una crisi in corso dovuta alla perdita di alcuni sussidi e si prevede che senza l’aiuto venezuelano si perda dal 10 al 12 per cento del Pil del paese. I nuovi aiuti potrebbero arrivare da Messico e Russia che però richiedono una garanzia finanziaria.

Messico, una nuova udienza per El Chapo, detenuto negli Usa. Sono stati confermati i capi d’accusa e la sua condanna all’ergastolo che dovrà essere confermata con una nuova udienza il 25 giugno 2019. Durante il processo sono emersi nuovi coinvolgimenti anche da parte delle autorità messicane tra cui l’ex presidente messicano Enrique Pena Nieto, che sembra abbia preso una tangente di diverse centinaia di milioni di dollari.

Haiti, le drammatiche proteste di rabbia degli haitiani. Le proteste risalgono al 7 febbraio e da allora non sono mai cessate. Il popolo chiede le dimissioni del presidente Jovenel Moise. Quest’ultimo è ritenuto la causa della grave crisi economica che colpisce il paese costringendo oltre il 60% della popolazione a vivere con meno di due dollari al giorno. Inoltre, il presidente è accusato di corruzione dall’opposizione poiché si ritiene abbia usato impropriamente i fondi provenienti dal programma venezuelano Petrocaribe. Durante le diverse manifestazioni e gli scontri con la polizia, molte persone sono morte.

Stati Uniti d’America, settimane di grandi cambiamenti ed importanti eventi. E’ stata nominata Kelly Knight Craft nuova ambasciatrice USA all’ONU dal presidente Donald Trump, mentre il Segretario di Stato Mike Pompeo annuncia che non solo il Venezuela sarà il paese aiutato per la lotta contro i regimi non democratici, ma anche il Nicaragua e Cuba. Intanto, gli Stati Uniti non si fermano e c’è chi pensa già alle elezioni del 2020, come il democratico Bernie Sanders che, annunciando la sua candidatura il 19 febbraio scorso, ha raccolto quasi 6 milioni di dollari in meno di 24h. In questo contesto statunitense, durante l’ultima settimana di febbraio si terranno due eventi importanti. Il tanto atteso incontro ad Hanoi, Vietnam, tra il presidente Trump e il nordcoreano Kim Jong Un e il viaggio negli Stati Uniti del Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Si aspettano moltissime novità, specialmente dal versante asiatico per possibili concessioni reciproche tra i due paesi.

Venezuela, “seguite Hugo Carvajal”. Questo è l’appello del presidente ad interim Juan Guaidò che invita le forze armate e i cittadini venezuelani a seguire l’ex responsabile dell’intelligence militare di Hugo Chavez. Intanto numerosi scontri si verificano lungo il confine colombiano e brasiliano. Corre voce che il governo venezuelano abbia imposto il coprifuoco nelle città di confine, ma sembra che la popolazione venezuelana stia perdendo la paura di affrontare le forze dell’ordine pur di ricevere i beni di prima necessità. Gli Stati Uniti, da diversi giorni, stanno inviando aiuti umanitari nei paesi confinanti con il Venezuela, in particolare in Colombia, per facilitare la distribuzione, non escludendo un possibile intervento militare a sostegno di Guaidò.

Michele Pavan

ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, una condanna per corruzione. Fang Fenghui, ex capo del “Joint Staff Department of the Central Military Commission”, organo di comando dell’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA), e accompagnatore per il presidente Xi al primo incontro con Trump nel 2017, è colpevole di corruzione. Così è stato deciso da una corte militare cinese che lo ha condannato all’ergastolo. Un ulteriore bersaglio della campagna anticorruzione cinese guidata dal presidente Xi Jinping. Sembra che più di un milione di ufficiali militari e governativi siano stati puniti dall’inizio della campagna nel 2012. La Commissione Nazionale per la Supervisione (NSC) è il nuovo organo di controllo dal 2017, in collaborazione con la Commissione per l’Ispezione della Disciplina (CCDI), che ha il compito di sorvegliare tutti i dipendenti pubblici che coprono una posizione di potere.

Corea del Nord, verso l’incontro. La capitale vietnamita di Hanoi ha aumentato ulteriormente le misure di sicurezza in attesa dell’incontro tra gli Stati Uniti d’America e la Corea del Nord. I dettagli della rotta e dei mezzi utilizzati dal leader nordcoreano sono ancora un mistero, anche se la televisione di stato ha confermato che Kim avrebbe preso un treno dalla stazione di PyongYang. La sorella Kim Yo Jong e l’assistente Kim Yong Chol lo accompagnano. “Ci aspettiamo che il Vietnam possa essere il luogo migliore per ospitare l’incontro tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Democratica di Corea e che possa fare la storia” dice Kim Eui Kyeom, portavoce presidenziale della Corea del Sud. “Ospitando l’incontro” commenta Duong Trung Quoc, storico per Asia Today “il Vietnam vuole lanciare il messaggio che vecchi nemici possono diventare amici e partner [...]”.

Giappone, ospite di rilievo. Mercoledì 20 febbraio il presidente Trump e il primo ministro nipponico Shinzo Abe, successivamente ad una lunga telefonata, hanno confermato che il presidente americano sarà ospite in Giappone per due volte nell’estate del 2019. Il primo incontro sarà a maggio in occasione dell’ascesa al trono imperiale del principe Naruhito. Un grande onore, che probabilmente vedrà Trump come primo ospite ad incontrare il reale. Il secondo incontro si terrà invece intorno alla fine di giugno, quando i due si incontreranno in occasione del G20 che si terrà sempre nel paese del Sol levante. Questa duplice intenzione sembra rappresentare anche una strategia a due propositi: sensibilizzare Trump alla questione dei cittadini giapponesi rapiti nella DPRK e preparare un negoziato più favorevole per quanto riguarda il deficit commerciale tra i due paesi.

India, “sangue e acqua non scorreranno assieme”. La minaccia di Narendra Modi nel 2016, avvenuta contestualmente all’attacco terroristico compiuto vicino ad Uri, in Kashmir, si dimostra essere più attuale che mai. Successivamente ad un nuovo attacco avvenuto il 15 febbraio, l’esecutivo di Nuova Delhi, attraverso il ministro dei trasporti indiano Nitin Gadkari, ha affermato che “[...] il governo ha deciso di bloccare la nostra parte di acqua che defluisce verso il Pakistan e di distribuirla al nostro popolo in Punjab, Jammu e Kashmir”. L’eventuale decisione di rendere tale minaccia una realtà violerebbe il trattato che regola l’utilizzo dell’Indo e dei suoi tributari tra gli stati a valle (Pakistan) e gli stati a monte (India). In base a quanto annunciato dal ministro Gadkari, le autorità avrebbero elaborato una successione di dighe, miranti a modificare il tragitto dei fiumi e a "trattenere" questi ultimi nel territorio indiano.

Stefano Sartorio

EUROPA CENTRALE E UNIONE EUROPEA

UE, clima: tagliare le emissioni dei camion. Il parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto l’accordo sui limiti delle emissioni di CO2 dei camion e hanno fissato l’obiettivo di ridurle entro il 2030 del 30%. Inoltre Delli, eurodeputato dei verdi, ha affermato che il regolamento include “incentivi per la produzione di veicoli a basse emissioni o a emissioni zero, per incoraggiare l'industria automobilistica a partecipare al cambiamento attraverso il progresso tecnologico”.
Fino ad ora, l’UE ha fissato obiettivi di riduzione di emissione di CO2 per veicoli leggeri e mai per veicoli pesanti. L’intesa dovrà poi essere approvata in plenaria al parlamento europeo e dagli stati membri.

Creare campioni industriali in UE. Il 19 Gennaio Francia e Germania hanno firmato un lungo manifesto, di cinque pagine, per saldare la politica industriale in tutta l’Europa. La filosofia di fondo è la stessa del trattato di Aquisgrana, ovvero che l’unione fa la forza e le sfide globali devono essere affrontate unite. Questo Manifesto arriva proprio in un momento particolare ed è importante soprattutto per il suo tempismo: mostra la forza europea a Donald Trump che deve decidere se alzare i dazi sulle auto europee e manda anche un messaggio alla Cina rispetto alla sua politica sempre più aggressiva di penetrazione nelle società europee.


Spagna sigla accordo con Marocco.
La Spagna e il Marocco hanno raggiunto un accordo sul tema dell’immigrazione: una parte dei migranti salvati dalla guardia costiera verrà, infatti, riportata in Marocco. Solitamente i migranti sbarcati in Spagna venivano portati in centri di accoglienza in Andalusia, ma la scorsa estate, a causa degli innumerevoli sbarchi, questi centri di accoglienza erano diventati saturi. La speranza del governo spagnolo è che questa misura venga applicata subito, specialmente in vista del prossimo appuntamento elettorale.

Litigio verbale fra Svezia e Ungheria. Il ministro svedese delle assicurazioni sociali ha paragonato la politica pro-famiglia dell’Ungheria a quella della Germania nazista. A sua volta, il vice primo ministro ungherese ha definito il ministro svedese come una creatura malata. Questo è avvenuto in un talk show su Echo TV. L’ambasciatore ungherese in Svezia è stato convocato urgentemente in un incontro con i rappresentanti del ministero degli Esteri.

Martina Oneta

EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA

Russia

Lo stato della nazione, i punti salienti. Nell’annuale discorso sullo stato della nazione, il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin ha parlato di fronte a 2000 funzionari e ufficiali del governo nazionale. Il discorso ha toccato punti fondamentali quali la situazione economica del paese, al momento in una condizione di difficoltà, e il recente ritiro dal Trattato INF, riguardo a cui non sono mancati duri commenti sulla condotta statunitense. Putin ha voluto dipingere una Russia forte e con uno sguardo al futuro economico e tecnologico della nazione. Da questo discorso sembra emergere che i piani saranno di rendere il paese una nazione all’avanguardia nel settore economico e sociale, sempre attenta anche, e soprattutto, alla sua sicurezza nazionale.

Nord Stream 2, Mosca contro Bruxelles. “Le sanzioni dell'Ue non rientrano nel quadro del diritto internazionale"; questo il commento del Ministro degli Esteri russo Lavrov a Mosca, dove ha incontrato i rappresentanti delle industrie europee. Una forte affermazione che fa riferimento a uno dei punti principali dell’incontro, ovvero il gasdotto Nord Stream 2, che collega Mosca e Berlino per l’esportazione di gas, bypassando zone critiche come l’Ucraina. Un progetto infrastrutturale importante per diversificare anche le rotte del gas verso l’Europa. Tuttavia, la Commissione europea sembra aver voluto applicare regole più stringenti sull’iniziativa; per Mosca, il parere della Commissione rimane fondamentale per il successo del progetto. La Russia si auspica un’Unione Europea più aperta e meno incline a seguire le politiche degli Stati Uniti.

Russia, l’Ucraina ha violato gli accordi di Minsk. Secondo la Russia, gli emendamenti costituzionali approvati dall’Ucraina, circa due settimane fa, per il processo di integrazione euro-atlantica, rappresenterebbero una chiara volontà di non rispettare gli accordi di Minsk. Un’affermazione nata a seguito della decisione del Presidente ucraino Poroshenko di promulgare gli emendamenti approvati dal Parlamento; l’Ucraina potrebbe fornire le basi militari presenti sul suo territorio per il dispiegamento di forze militari della NATO. Il commento di Mosca fa presagire che la tensione, già alta, potrebbe crescere fino a causare una possibile cessazione degli accordi di Minsk.

Europa orientale

Juncker, rischio di nuovi “anni ‘90” nei Balcani. Il Presidente della Commissione europea Juncker ha dichiarato da Bruxelles che la situazione nei Balcani potrebbe precipitare, tornando alla situazione di crisi che ha pervaso gli anni ’90, e vanificare gli sforzi fatti nel percorso di adesione verso l’Unione Europea. Una delle situazioni più delicate riguarda sicuramente le ancora alte tensioni tra Serbia e Kosovo, soprattutto per quanto riguarda la così chiamata “Republika Srpska”. I tentativi di mediazione, in cui sono stati coinvolti anche gli Stati Uniti, hanno portato i rapporti tra i due paesi verso un’apparente normalizzazione; la tensione, tuttavia, rimane allarmante, in particolare per la divisione territoriale e dei confini comuni. In questo senso si è espressa anche la Ministra degli Esteri serba Ivica Dačić, auspicando un accordo comune sostenibile e realistico.

Per la Macedonia del Nord, il supporto del Montenegro è fondamentale per il successo con la NATO. Secondo il Ministro della Difesa macedone Radmila Šekerinska, il supporto del Montenegro rimane un punto fondante del successo per l’adesione della Macedonia del Nord all'Alleanza Atlantica. Per Skopje, l’esempio stesso del Montenegro rimane una strada da seguire verso l’ormai dichiarato obiettivo di procedere con l’integrazione euro-atlantica, nonostante le pressioni di Mosca per non cedere terreno all’Occidente in un’area di grande importanza strategica.

Poroshenko insiste per monitorare le attività militari nel confine russo. Il Presidente ucraino è intervenuto in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, con un discorso inerente al punto dell’ordine del giorno: “The situation in the temporarily occupied territories of Ukraine”. Poroshenko ha suggerito che la Russia starebbe preparando un attacco armato in territorio ucraino, secondo i dati raccolti dagli esperti militari sulla presenza di truppe ostili al confine; il Presidente ha poi insistito sulla necessità di monitorare con efficacia e regolarità l’attività russa sul territorio ucraino, che secondo le affermazioni dello stesso risulta occupato per il 7% da forze ostili in seguito all’aggressione del 2014.

Romania, nuova ordinanza per le leggi di giustizia. Il governo romeno ha adottato una nuova ordinanza d’urgenza in merito alle leggi di giustizia che modifica la durata e la nomina dei magistrati. Secondo i partiti d’opposizione, si tratterebbe di un ulteriore tentativo di incrementare il controllo politico sul potere giudiziario. Un’ordinanza che potrebbe incrinare ulteriormente i rapporti già complicati tra Romania e Unione europea.

Albania e la crisi politica. Continua la protesta contro il governo socialista in Albania, dopo che i deputati di centro-destra si sono dimessi dall’Assemblea nazionale per chiedere elezioni anticipate contro l’attuale premier Rama. I motivi della forte protesta, a cui ha preso parte anche una buona parte della popolazione, riguardano lo stato economico del paese. Ci si chiede ora, davanti alla volontà di Rama di non voler venir meno al suo incarico governativo, se la situazione possa portare a un’escalation di violenza, nonostante le manifestazioni pacifiche di questi giorni.

Andrea Maria Vassallo

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Libia, l’avanzata di Haftar verso il Fezzan. I nodi irrisolti della questione libica continuano a sussistere e, nelle ultime settimane, le iniziative di Khalifa Haftar hanno ulteriormente destabilizzato i precari equilibri politici-militari in loco: il generale della Cirenaica ha infatti intrapreso un’offensiva militare nel sud del Paese, nella regione del Fezzan. Le sue milizie (Libyan National Army - LNA), grazie ad una serie di accordi con intermediari tribali, hanno ottenuto posizioni chiave nei pressi della località di Sebha. In più, Haftar ha dichiarato di aver assunto il controllo dell’area di Sharara, il più importante giacimento petrolifero del Fezzan (un complesso da 300.000 barili di petrolio al giorno - un terzo della produzione nazionale). L’avanzata del LNA mira altresì alla conquista dell’impianto petrolifero di El Feel, ove opera la compagnia italiana ENI. Oltre ai riscontri economici, l’iniziativa di Haftar rischia di incentivare eventuali confronti militari nell’area (tali da bloccare la produzione) e indebolisce ancor di più il ruolo del governo libico (Serraj) nel sud del Paese.

Algeria, l’81enne Bouteflika viene ricandidato alla presidenza tra le proteste di piazza. Il Fronte di Liberazione Nazionale, partito attualmente al governo ed erede del movimento insurrezionale che promosse l’indipendenza, ha proposto nuovamente Bouteflika come candidato presidenziale (le elezioni si terranno ad aprile). Quest’ultimo, Presidente algerino dal 1999, ha 81 anni e nel 2013 è stato colpito da un ictus; da allora, è stato visto raramente in pubblico e nell’ultimo periodo ha dovuto rinunciare ad alcuni incontri internazionali di rilievo, compresi quelli con il principe ereditario saudita Bin Salman, la cancelliera Merkel e il Presidente del Consiglio Conte. La candidatura di Bouteflika è stata contestata da migliaia di persone, scese in piazza ad Algeri, Orano, Constantine, Tizi Ouzou, Bejaia, Annaba e Setif. Tuttavia, l’attuale (e potenzialmente il prossimo) Presidente algerino gode tuttora di un ampio sostegno della popolazione, nonché del supporto degli Usa e di Bruxelles.

Siria, previsti 200 peacekeepers americani. Il 22 febbraio, la Casa Bianca ha annunciato che un esiguo gruppo di peacekeepers (circa 200 soldati americani) rimarrà in Siria dopo il ritiro militare. Tale contingente, insieme a una forza di 800-1500 truppe internazionali, avrebbe lo scopo di creare una zona sicura di monitoraggio e osservazione nella Siria nord-orientale. Le questioni più delicate in questa specifica area rimangono l’ipotesi di un’eventuale rinascita (e riorganizzazione) dello Stato islamico e le perenni tensioni tra curdi e Ankara. Rispetto a quest’ultimo punto, in un recente colloquio telefonico, Trump ed Erdogan hanno concordato per la creazione di una safe zone in Siria. Il Presidente statunitense ha altresì esortato il suo omologo turco ad astenersi dal compiere azioni offensive contro i curdi. Intanto, l’assedio delle Forze Democratiche siriane a Baghouz, l’ultima roccaforte dell’Isis al confine con l’Iraq, è nelle sue fasi conclusive.

Israele, le alleanze elettorali contro Netanyahu. Dopo settimane di laboriose trattative, il 21 febbraio, Benny Gantz (ex capo di Stato Maggiore e leader del partito Resilienza per Israele) e Yair Lapid (ex Ministro delle finanze e capo del partito Yesh Atid) hanno raggiunto un’intesa per contrastare Netanyahu nelle elezioni di aprile. La nuova alleanza elettorale mira alla creazione di un blocco centrista che possa attrarre intorno a sé altre fazioni politiche minori. Secondo l’accordo conseguito tra le due formazioni, Gantz e Lapid, in caso di vittoria, si alterneranno nel ruolo di primo ministro. In vista delle imminenti elezioni, le insidie per il premier israeliano non terminano qui; ben presto, il procuratore generale dovrebbe annunciare la chiusura di un’inchiesta penale che coinvolge Netanyahu, accusato di corruzione.

L’attentato nel Kashmir e le accuse al Pakistan. Il 15 di febbraio, il Kashmir è stato scosso da un brutale attentato perpetrato contro un convoglio militare indiano (più di 40 morti tra le forze di sicurezza di New Delhi). L’azione offensiva è stata rivendicata dal gruppo islamista e separatista Jaish-e-Mohammed; attivo sin dagli anni 2000 e resosi autore di diversi attacchi terroristici negli Stati di Jammu e Kashmir. Il gruppo auspica l'annessione del Kashmir - regione storicamente contesa tra India e Pakistan- a favore di quest’ultimo. Tra gli alleati più rilevanti del JEM si rinvengono i Talebani e Al-Qaeda. L'ultimo episodio terroristico ha indubbiamente innalzato il livello della tensione: l'India ha accusato il Pakistan di proteggere i terroristi e minaccia una serie di rivendicazioni. A sua volta, il Pakistan ha già richiamato in patria il proprio ambasciatore presso New Delhi, compromettendo così un valido canale di comunicazione.

Vincenzo Battaglia

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO

Il Segretario generale Jens Stoltenberg della NATO ha chiarito che nonostante diverse nazioni abbiano annunciato la volontà di lasciare l’Afghanistan, l’Alleanza atlantica non ha preso nessuna decisione al riguardo. Intanto, il 14 febbraio i ministri della difesa di Estonia, Lettonia e Danimarca hanno firmato un accordo di intesa per la creazione della Divisione Nord della NATO. Il presente comando sarà dislocato principalmente presso la base militare di Adazi in Lettonia e nella città di Karup in Danimarca. Il compito principale sarà di gestire le operazioni militari nell’area nord sotto la sua diretta responsabilità.

AIEA

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite, l’Iran non si è discostato dagli impegni assunti con l’accordo firmato nel 2015 sulla non proliferazione nucleare. Il presente rapporto sostiene la posizione europea che ritiene fondamentale il trattato per la lotta contro la proliferazione nucleare mondiale e la stabilità regionale. Al contrario di quanto avviene in Corea del Nord dove lo sviluppo del programma nucleare e missilistico continua, sfruttando strutture civili tra cui gli aeroporti.

ONU

Le agenzie delle Nazioni Unite: FAO, UNICEF e WFP annunciano che quasi 7 milioni di persone sono a rischio insicurezza alimentare e più di 86 mila bambini sono malnutriti. Secondo un report congiunto delle Nazioni Unite, per combattere la fame sono importanti le migrazioni che garantiscono le rimesse che arrivano in Africa per un valore totale di quasi 70 miliardi di dollari, pari al 3% del Pil complessivo africano.

IOM

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni annuncia che sono tre milioni i venezuelani che vivono all’estero, in particolare in America Latina ma anche negli Stati Uniti e Canada. In Europa, invece, essi sono concentrati specialmente in Spagna, Italia e Portogallo. I numeri sono in forte crescita e anche le migrazioni marittime stanno crescendo, in particolare, verso Aruba Bonaire e Trinidad e Tobago. La situazione di stallo del paese sta incentivando l’esodo. Per dare un’idea della forte crisi, si può pensare agli obitori dove vengono lasciati i cadaveri dai familiari poiché non vi sono i soldi per pagare la sepoltura dei propri cari.

Michele Pavan



Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Camilla Frezza: Sud-Est Asiatico

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa


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  • L'Autore

    Vincenzo Battaglia

    Mi chiamo Vincenzo Battaglia, classe 1995, nato a milano dove attualmente risiedo.

    Non mi piace pretendere o strafare, apprezzo particolarmente i piccoli gesti, le cose più semplici. Occorre sempre ricordare che “complicare è facile, semplificare è complesso”.

    Dopo aver ottenuto il diploma di maturità linguistica, ho conseguito la laurea triennale in Relazioni Internazionali e, attualmente, sono iscritto al corso magistrale di Politiche europee ed internazionali alla Cattolica del Sacro cuore. Sono un amante della Geopolitica, della Politica internazionale, e nelle mie analisi mi focalizzo principalmente sul Medio Oriente e sul Terrorismo Internazionale.

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