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Framing The World, Numero LXXII

Nel nuovo numero di FtW ci occupiamo in primis degli ultimi avvenimenti in Ucraina, Libia, Myanmar ed Europa. Rimanendo in Europa, descriviamo la crisi umanitaria ancora in corso al confine tra Polonia e Bielorussia e l’aumento critico dei casi COVID. Un’altra minaccia importante risulta essere quella terroristica, con gli ultimi attentati in Afghanistan, Uganda, Niger e Regno Unito. Ci spostiamo poi in Brasile, dove preoccupa l’aumento record della deforestazione amazzonica e negli USA, dove è stato approvato il famoso piano di investimento infrastrutturale. Infine, descriviamo le tensioni emerse in Corea del Sud a seguito dell’incursione aerea russo-cinese.

Tutto questo e molto altro nel 72° numero di Framing the World!


DIRITTI UMANI 

Teheran, nuova legge contro l’aborto potrebbe portare alla pena di morte. La legge Youthful Population and Protection of the Family è stata ratificata dal Consiglio dei guardiani dell’Iran il primo novembre. La legge, hanno affermato gli esperti, limita fortemente l’accesso all’aborto, alla contraccezione, ai servizi di sterilizzazione volontaria e alle relative informazioni. Si tratta di una palese violazione dei diritti umani delle donne stabilite dal diritto internazionale, e contiene una disposizione la quale specifica che, qualora venisse praticato su larga scala, l’aborto cadrebbe sotto il reato di “corruzione sulla terra” e comporterebbe la pena di morte. Secondo gli esperti, la legge non fermerà gli aborti. I dati illustrano che “criminalizzare l’interruzione della gravidanza non riduce il numero di donne che ricorrono all’aborto”. L’unico chiaro risultato è quello che le donne saranno costrette a rischiare la vita sottoponendosi a procedure clandestine e non sicure.

(Edoardo Cappelli)

Kuźnica, crisi umanitaria in seguito al flusso dei migranti dalla Bielorussia. Da ormai alcuni giorni a questa parte si sta consumando una profonda crisi umanitaria al confine tra Polonia e Bielorussia. Molti migranti stanno tentando di attraversare la frontiera tra i due paesi, in quanto l’accesso in Polonia consentirebbe ai rifugiati di chiedere asilo in un paese dell’Unione Europea. Alcuni sospettano che l’emergenza di gestione del fenomeno sia stata incentivata dal governo bielorusso di Lukašenko, molto vicino a Putin. L’obiettivo sarebbe quello di ricattare l’UE come fatto da Erdogan ai tempi degli accordi per bloccare la fuga dei siriani nel periodo di massima potenza dell’ISIS. La Polonia, al momento, non ha intenzione di rendere i propri confini meno blindati. Al contempo, è stata creata una zona rossa a cinque chilometri dal confine con Minsk, dove è impedito l’accesso anche ai giornalisti.

(Edoardo Cappelli)

Islamabad, in Pakistan, per adottare formalmente un disegno di legge che consentirà la castrazione chimica forzata degli stupratori recidivi. Mercoledì 17 novembre 2021, il Parlamento ha approvato la legge penale (emendamento) 2021 che ha stabilito la castrazione chimica forzata come punizione per i recidivi di violenza sessuale. Ciò avviene in un momento in cui il Senato pakistano ha approvato il Torture and Custodial Death (Prevention and Punishment) Act 2019 per criminalizzare la tortura da parte della polizia pakistana. Secondo Amnesty International, “questa legislazione crudele e disumana non solo viola gli obblighi legali internazionali e costituzionali del Pakistan. Non servirà inoltre a contrastare il flagello della violenza sessuale”.

(Edoardo Cappelli)

Camerun, violenze contro una persona intersessuale. Il 15 novembre scorso, una folla ha aggredito sessualmente e percosso una ragazza intersessuale di 27 anni nella capitale del Paese. L’aggressione, filmata dagli autori e che è durata circa due ore, ha causato alla vittima numerosi ematomi su tutto il corpo e la necessità di 15-20 giorni sotto osservazione medica, secondo quanto riporta Human Rights Watch, dopo aver tentato il suicidio. “L’abbiamo trovata incosciente in bagno accanto ad una bottiglia di candeggina. Abbiamo chiamato il dottore. Adesso è sotto osservazione” ha dichiarato un’attivista dell’associazione Cameroonian Foundation for AIDS che si è fatta carico di denunciare la violenza alla polizia e sta aiutando Sara sia sul piano medico che sul piano psicologico. Non è il primo episodio di violenza contro persone LGBTI, già in agosto infatti, Human Rights Watch aveva denunciato un ulteriore attacco feroce contro due donne transgender. È tutta la comunità LGBTI a lanciare un appello alle istituzioni perché la minaccia alla sicurezza delle persone gay, bisessuali, transgender e intersessuali, sia presa in considerazione e risolta.

(Federico Brignacca)

Cambogia, chiesto il rilascio di tre attivisti per l’ambiente. È la stessa Human Rights Watch a chiedere il rilascio di tre attivisti ambientalisti arrestati lo scorso 16 giugno. La Corte li ha accusati di “cospirazione” e “lesa maestà”, mettendoli così nella condizione di rischiare dai 5 ai 10 anni di carcere e fino a 2.500 dollari di multe. “Il governo cambogiano ha intensificato la sua campagna per mettere a tacere gli attivisti che sostengono pacificamente la protezione dell’ambiente. I governi stranieri – afferma Phil Robertson, vice direttore per l’Asia – insieme alla squadra delle Nazioni Unite e ai donatori internazionali dovrebbero chiedere alle autorità della Cambogia di abbandonare queste accuse”. La richiesta alle istituzioni è anche che vengano pubblicamente condannate le repressioni di tutte le manifestazioni e azioni di attivisti compiute in modo pacifico.

(Federico Brignacca)

Myanmar, investimenti stranieri sostengono la giunta militare. Sono alcune società energetiche ed estrattive straniere a fornire i fondi necessari alla giunta militare che si è insediata dopo il colpo di stato del febbraio scorso. Human Rights Watch si è attivata per scrivere a numerose società di investimento e informarle che con quei fondi, la giunta militare del Myanmar, può continuare a compiere gravi violazioni dei diritti umani come violenze, omicidi, torture e crimini di guerra. “Gli investitori devono agire ora per aiutare a bloccare i massicci pagamenti attualmente in corso verso una brutale giunta militare che – dichiara John Sifton, direttore della difesa asiatica di Human Rights Watch – dipende fortemente dal reddito straniero in dollari USA che deriva da estrazione mineraria e gas naturale”.

(Federico Brignacca)


Edoardo Cappelli e Federico Brignacca



ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Borse, tra luci ed ombre. La prima metà di novembre porta le borse americane su nuovi record sulla scia degli ottimi risultati trimestrali, con oltre il 70% delle società quotate nel S&P 500 che hanno battuto le previsioni e l’indice che supera quota 4700 punti, ma i timori di inflazione, arrivata negli USA ad ottobre al 6.2% annuo nonostante la FED rassicuri da mesi sulla transitorietà del fenomeno, hanno frenato i rialzi. A pesare sono anche i casi in aumento in Europa, soprattutto Germania ed Austria, e le nuove restrizioni imposte da alcuni governi, cosa che potrebbe portare ad un rallentamento economico (crolla infatti il petrolio, -3.4% venerdì scorso), ma che non preoccupa le società tecnologiche e digitali, che anzi potrebbero vedere aumentare i consumi dei loro prodotti e servizi, come dimostra il nuovo record messo a segno dal Nasdaq proprio sul finire di settimana.

USA, ok al piano infrastrutturale. Dopo interminabili mesi di trattative e discussioni, soprattutto in seno ai democratici, il Congresso ha approvato, e Biden ha subito firmato, il piano di investimenti infrastrutturali del valore di $1.2 trilioni (dei quali $550 miliardi sono di nuovo stanziamento). La legge stanzia $110 miliardi per strade, ponti e ad altri grandi opere, $39 miliardi per il trasporto pubblico, $66 per risanare le ferrovie pubbliche Amtrak e $42 miliardi per porti e aeroporti. Altri $11 miliardi sono destinati a programmi per la sicurezza di automobilisti e pedoni, mentre $8 miliardi vanno alle stazioni di ricarica delle auto elettriche e $7.5 miliardi ai bus e traghetti elettrici. Infine, sono $73 i miliardi stanziati per migliorare la rete elettrica, $65 per la banda larga e $55 per gli acquedotti.

Petrolio, cali consistenti. Dopo i record delle scorse settimane, le quotazioni del greggio sono calate di circa l’8% a 78.4 $/barile (Brent) , seppur con ampie variazioni giornaliere. A spingere al ribasso i prezzi diversi fattori, tra cui le discussioni tra Cina e Stati Uniti per un’apertura coordinata delle rispettive riserve strategiche, i timori di un rallentamento economico causato dalla recrudescenza del virus in Europa e, soprattutto, l’aumento della produzione. Come riporta l’International Energy Agency (IEA), già a novembre la produzione mondiale è aumentata di 1.4 milioni di barili al giorno fino a 97.7 million bpd, con circa la metà di questo aumento proveniente dal recupero statunitense dai danni dell’uragano Ida. Ulteriori aumenti sono attesi per novembre, dicembre e per il 2022, anche senza un aumento della produzione OPEC, visto che la produzione aumenterà dati i prezzi elevati. Tuttavia, i livelli estrattivi pre-pandemia non verranno raggiunti fino alla fine dell’anno.

Fed, una poltrona per due. La sfida per il prossimo presidente della Federal Reserve è ristretta a due candidati: Jerome Powell, attualmente in carica, e Lael Brainard, componente del consiglio dei governatori della Fed. Powell, nominato nel consiglio della Fed da Obama e poi scelto da Trump come presidente, è preferito dai due partiti e dal team economico di Biden, mentre Brainard, una democratica che ha servito nel Tesoro sotto Obama, è sostenuta dalla sinistra del partito democratico. I due esprimono visioni molto simili su inflazione e tassi di interesse, ma Brainard è considerata leggermente più accomodante in tema di quantitative easing ed è, soprattutto, più a sinistra su temi come i cambiamenti climatici e la regolamentazione delle banche, una posizione espressa con 23 voti in dissenso durante il mandato di Powell, iniziato nel 2018. La scelta arriva in un mese in cui l’inflazione si è rivelata non essere transitoria come sostenuto da Powell per mesi.

Giappone, contrazione economica. Nel terzo trimestre l’economia nipponica è calata dello 0.8% sul trimestre precedente, un rallentamento solamente in parte previsto dagli economisti, che stimavano un -0.2% sulla scia di consumi ridotti per i timori legati al coronavirus e di una produzione industriale, soprattutto automobilistica ed elettronica, azzoppata da intoppi nelle supply chain. Il dato è il quinto risultato negativo negli ultimi due anni e le pressioni montanti hanno spinto il primo ministro Kishida ad approvare un piano da $490 miliardi (pari al 10% del pil) per stimolare i consumi. Tra le misure approvate, un pagamento di $900 per ogni figlio con meno di 19 anni, aumenti degli stipendi per infermieri e aiuti fino a $22,000 per le piccole imprese colpite dalla pandemia. I critici contestano però che le misure non affrontano i problemi strutturali del Giappone, come la scarsa crescita della produttività, e aggiungono altro debito pubblico agli $11 trilioni già accumulati.

Tesla, un nuovo rivale. Rivian, un costruttore di pickup e camion elettrici, ha debuttato al Nasdaq con un’IPO da $11.9 miliardi ed un prezzo di $78 ad azione, ma le quotazioni sono presto salite a $120 nel primo giorno di contrattazioni e fino a $170 nei giorni successivi, per poi assestarsi intorno ai $130 e una capitalizzazione di $130 miliardi. Ciò significa che Rivian, pur avendo prodotto finora poche centinaia di esemplari, è il quinto costruttore automobilistico mondiale per capitalizzazione, davanti a Ford, GM, Stellantis, Mercedes e molti altri produttori affermati e profittevoli. Il valore va quindi ricercato nelle speranze che gli investitori, tra cui Amazon (20% del capitale) e Ford (12%), ripongono in Rivian: il primo ha ordinato 100,000 furgoni per le consegne, il secondo cerca una partnership strategica per la propria strategia di elettrificazione.

Leonardo Aldeghi



AFRICA SUB SAHARIANA

Sudan, dura repressione delle manifestazioni anti golpe. Continuano le manifestazioni contro il colpo di stato in Sudan. Da quando lo scorso 25 ottobre il generale Abdel Fattah al-Burhan ha estromesso il governo e incarcerato la leadership civile, dichiarando lo stato di emergenza e appropriandosi del potere, sono migliaia le persone scese in piazza. La repressione di queste manifestazioni è stata però brutale, è infatti salito ad almeno 40 il bilancio delle vittime tra i manifestanti. Mercoledì scorso è stato il giorno più sanguinoso con ben 16 morti. La polizia è accusata d’aver usato più volte una violenza estrema, arrivata persino a spari contro la folla, per disperdere i dimostranti.

(Andrea Ghilardi)

Etiopia, l’ONU denuncia l’arresto di propri funzionari. Sono almeno 16 i membri del personale etiope delle Nazioni Unite che sono stati arrestati nel paese. Questi arresti sono accaduti nell’ambito di una retata delle autorità nazionali etiopi contro i cittadini di etnia tigrina. Alcuni di loro sono stati rilasciati poche ore dopo l’arresto. Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha affermato che l’organizzazione sta “lavorando attivamente” con il governo etiope per garantire l’immediato rilascio di coloro che sono ancora in detenzione. Si deve inoltre segnalare l’arresto di 72 autisti che lavorano per il Programma alimentare mondiale a Semera, nel nord del Paese, lì dove il conflitto tra forze nazionali e tigrine è più aspro.

(Andrea Ghilardi)

Somalia, l’ONU preme per una rapida conclusione delle elezioni. L’inviato speciale per le Nazioni Unite in Somalia a capo dell’UNSOM (United Nations Assistance Mission in Somalia), James Swan, ha ribadito l’importanza di una rapida conclusione delle elezioni per i seggi al parlamento federale di Mogadiscio. Stando alle sue parole pronunciate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il corso delle elezioni parlamentari sta procedendo lentamente e con troppi intoppi. La richiesta delle Nazioni Unite alle autorità somale sarebbe dunque quella di raddoppiare gli sforzi per cercare di completare il processo elettorale entro la fine dell’anno poiché questa situazione di stallo sta rallentando eccessivamente la nazione. Difatti le elezioni presidenziali erano previste per l’8 febbraio ma da allora il governo non è riuscito a trovare un accordo sulla metodologia di voto.

(Giulio Ciofini)

Niger, 25 persone uccise da sospettato estremista. Mercoledì scorso il governo ha annunciato che ad uccidere 25 persone nella regione sud ovest del Niger potrebbe essere un estremista con collegamenti ad al-Qaeda. Vicino al villaggio di Bakorat, lungo il confine con il Mali, diversi edifici sono stati saccheggiati e poi incendiati stando alle parole di Alkache Alhada, Ministro dell’Interno del Niger. L’attacco dunque si configurerebbe come l’ultimo di una lunga striscia di violenze nell’area collegate con lo stato islamico e al-Qaeda dopo che altre 69 sono state uccise poche settimane fa in un’imboscata da altri estremisti islamici. Nonostante nessun gruppo abbia ancora rivendicato l’accaduto, l’attacco denota ancora una volta la difficoltà da parte dei governi locali e nazionali dell’area nel prendere misure di sicurezza efficaci contro queste violenze.

(Giulio Ciofini)

Andrea Ghilardi e Giulio Ciofini



AMERICA DEL NORD

USA, verso il boicottaggio dei giochi olimpici invernali di Pechino. Il presidente Joe Biden ha da poco annunciato che gli Stati Uniti starebbero pensando di “boicottare” i giochi che cominceranno il 4 febbraio 2022 nella capitale cinese. Ufficialmente, Washington non vorrebbe inviare alcuna delegazione come segno di protesta per la violazione dei diritti umani che sta avvenendo a Hong Kong, in Tibet e nello Xinjiang. A pochi giorni di distanza dall’incontro tra i leader dei due paesi, il messaggio di Biden potrebbe raffreddare ulteriormente i rapporti tra le due superpotenze, già tesi per la questione Taiwan. Ad aggravare la situazione, il mistero della scomparsa di Peng Shuai: la campionessa cinese di tennis aveva recentemente accusato l’ex vicepremier Zhang Gaoli di stupro. Poco dopo l’atleta sarebbe scomparsa e tutt’ora non si hanno notizie certe sul suo stato. La strada di avvicinamento ai giochi è ancora lunga e incerta.

(Emanuele Volpini)

USA, Blinken e il viaggio in Africa. Il Segretario di Stato Blinken ha iniziato il suo viaggio di cinque giorni in Africa. Kenya, Nigeria e Senegal sono i paesi in cui il segretario si è recato. L’obiettivo è riallacciare i rapporti con molti dei paesi africani, che durante l’amministrazione Trump erano stati ignorati. Il Segretario statunitense vuole sottolineare l’importanza delle milioni di dosi di vaccino inviate dagli U.S.A. in molti paesi del continente. Questa scelta si inserisce in un contesto più ampio dove Washington sta provando ad arginare la sempre maggiore influenza di Pechino, che da anni investe nel continente africano. Nell’agenda di Blinken trovano anche spazio le crisi regionali attualmente in corso in Etiopia e in Sudan.

(Emanuele Volpini)

USA, Rittenhouse assolto da tutti i capi di accusa. Kyle Rittenhouse era sotto processo da più di anno. La causa? Aver sparato a tre manifestanti - uccidendone due - durante le proteste che si verificarono l’estate scorsa a Kenosha, nel Wisconsin, durante le manifestazioni del Black Lives Matter. Diventato un caso nazionale, dopo 26 ore la giuria di un tribunale nel Wisconsin ha emesso il proprio verdetto: all’imputato viene riconosciuta la legittima difesa. La diffusione della notizia ha creato diverse tensioni nello stato, tanto che il governatore democratico Tony Evers ha già preallertato 500 militari della Guardia Nazionale per evitare una escalation delle violenze.

(Emanuele Volpini)

Canada, limitazioni sull’utilizzo della benzina nella regione della British Columbia. Il ministro per la Pubblica Sicurezza, Mike Farnworth, ha annunciato in una conferenza televisiva che per coloro che non utilizzano la macchina per motivi necessari verrà posto un limite di 30 litri di benzina a cui accedere ad ogni visita a una stazione di rifornimento. Questo provvedimento è stato preso dopo le recenti alluvioni che hanno colpito la regione. Il carburante è stato messo a disposizione del personale addetto alla sicurezza e all’evacuazione. Già più di 700 civili sono stati evacuati, e si teme che nei prossimi giorni le cattive condizioni meteorologiche possano aggravare ulteriormente la situazione.

(Emanuele Volpini)

Washington, maxi-asta sulle licenze per le trivelle al largo del Golfo del Messico. Sono trascorsi pochissimi giorni dalla fine della Cop26 a Glasgow in cui Joe Biden aveva promesso che gli Stati Uniti avrebbero assunto il ruolo di esempio per la lotta contro i cambiamenti climatici. In questo breve lasso di tempo abbiamo però assistito a un’evidente inversione di rotta. L’amministrazione Biden ha lanciato un’asta record per le trivellazioni di gas e petrolio in un’area già devastata da ripetute perdite di greggio. La scorsa settimana l’amministrazione Usa ha proposto un altro round di aste nel 2022 in Montana, Wyoming, Colorado e altri stati dell’ovest. Fioccano le accuse di ipocrisia verso un’amministrazione che, in campagna elettorale, si era mostrata particolarmente dura nei confronti dei giganti del petrolio. Le critiche sono arrivate anche dagli stessi democratici, in particolare da Raul Grijalva, Presidente della Commissione della Camera sulle Risorse Naturali.

(Edoardo Cappelli)

Montreal, il Chinese Hospital premiato per aver tenuto sotto controllo il COVID-19 con una risposta preventiva. Questa casa di cura a lungo termine del Quebec non ha avuto casi durante la prima ondata della pandemia e da allora ne ha avuti solo 4, con un decesso. Nel gennaio 2020, quando il COVID-19 era già ampiamente conosciuto ma sembrava strettamente circoscritto all’interno dei confini cinesi, i dipendenti della struttura di cura stavano già utilizzando volontariamente dei dispositivi di protezione individuale e stavano aumentando il lavaggio delle mani. Qualcuno dello staff aveva visitato la Cina a gennaio per il Capodanno lunare e aveva assistito direttamente all’elevata trasmissibilità e agli effetti del virus sui propri cari. Ponora Ang, presidente della Montreal Chinese Hospital Foundation, ha affermato che la minaccia di COVID-19 era molto reale per il personale della casa nei primi mesi. Tutto questo ben prima di qualsiasi mandato del ministero provinciale della Salute e di ogni carenza di DPI.

(Edoardo Cappelli)

Edoardo Cappelli e Emanuele Volpini



AMERICA LATINA

Brasile, Aumento record della deforestazione dell’Amazzonia brasiliana. I dati del sistema di monitoraggio della deforestazione Prodes e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (Inpe) del Brasile mostrano come, tra agosto 2020 e luglio 2021, la crescita della deforestazione dell’Amazzonia brasiliana abbiamo raggiunto il 22%, stabilendo, di fatto, un preoccupante record rispetto il periodo precedente. 13.235 km2 è la porzione di territorio che corrisponde al disboscamento della foresta pluviale più grande del mondo: il valore più alto dal 2005-2006. Inoltre, in Brasile, solo nel 2020 gli incendi hanno devastato 8.500 Km2 di foreste. Il dato che preoccupa gli ambientalisti è la distruzione di 216 km2 di foresta amazzonica nel solo mese di dicembre dell’anno 2020: un’area superiore del 14% a quella bruciata nel dicembre del 2019. Come se non bastasse, rispetto al 2019, il tasso degli incendi è aumentato del 15,6%: 103.161 è il numero degli incendi registrati del 2020.

(Elisa Maggiore)

Cile, elezioni il 21 novembre. Dopo due anni, il Cile torna alle urne per eleggere il futuro presidente, dopo l’accusa di impeachment a Pinera per un discutibile accordo minerario. Sette candidati andranno al ballottaggio, due favoriti: uno di sinistra, l’altro di estrema destra. Gabriel Boric, trentacinque anni, una vita nel movimento studentesco e da deputato guida la sinistra con Apruebo Dignidad; Jose Antonio Kast, cinquantacinquenne, rappresenta i cristiani di estrema destra della Coalizione del Fronte Sociale. Sebastian Sichel facente parte dell’amministrazione di centro-destra di Pinera e Yasna Provoste per il centro-sinistra. In caso di vittoria, i due candidati al ballottaggio si dovranno sfidare il 19 dicembre. L’11 marzo 2022 il presidente entrerà in carica per quattro anni. La situazione cilena è molto instabile. Nel 2019 sono esplosi disordini e proteste civili per far approvare riforme sanitarie e sul sistema pensionistico. Per ratificare una nuova costituzione hanno eletto un’assemblea di tutti i cittadini con rappresentanti indigeni e di parità di genere.

(Giulia Patrizi)

Colombia, Mario Paciolla: continuano le indagini per la morte del cooperante italiano. Paciolla era laureato in Scienze Politiche e dal 2018 cominciò a collaborare con la missione Onu sulla verifica degli accordi di pace tra il governo locale e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Il 15 luglio 2020 è stato trovato senza vita nella sua casa di San Vicente del Caguán, alle porte dell’Amazzonia colombiana. Se per le autorità colombiane si tratta di un suicidio, per la procura di Roma non può escludersi la possibilità di omicidio. Sembra, infatti, che ci siano i presupposti per la procura stessa per continuare le indagini: nonostante Paciolla sia stato trovato impiccato ci sono tracce di sangue nella camera, e per i medici che hanno effettuato l’autopsia non c’è compatibilità tra la ferita sul collo e l’impiccagione. Inoltre, in Colombia, pare ci siano sostenitori di una tesi per la quale l’uccisione del cooperante sarebbe collegata ad una fuga di notizie relativa a un rapporto che avrebbe portato alle dimissioni dell’allora ministro della Difesa del governo colombiano.

(Elisa Maggiore)

Crisi migratoria e tensioni al confine tra Messico e USA. Il fenomeno migratorio che interessa il continente sta raggiungendo un volume di spostamenti difficilmente contenibile, per una concatenazione di ragioni che sono peggiorate in questi ultimi mesi. Tra ottobre 2020 e settembre 2021 più di 1,7 milioni di persone sono state scoperte ad oltrepassare illegalmente il confine con gli Stati Uniti e, per questo, arrestate, superando ampiamente i dati precedenti. La vicedirettrice dell’OIM Amy Pope ha dichiarato l’impossibilità per il Messico della gestione del flusso dei migranti in modo esclusivo. Le rotte stanno diventando sempre più pericolose sia per i migranti sia per il monitoraggio da parte degli Stati rendendo così la situazione ancora più complessa. Ritiene, inoltre, che nemmeno gli Stati Uniti potranno ottenere qualche apprezzabile risultato agendo da soli; pertanto, i due Stati devono agire insieme, collaborando. Migliaia di richiedenti asilo sono bloccati in Messico grazie al programma “Stay in Mexico” (MPP) che un giudice texano chiede di riportare in vigore per costringere i richiedenti asilo ad attendere fuori i confini sud.

(Giulia Patrizi)

Cuba, tra manifestazioni represse e espatri coatti. Il drammaturgo cubano Yunior García ha lasciato Cuba ed è scappato a Madrid il 17 novembre. Egli è una delle tante vittime della repressione che lo ha spinto ad abbandonare il Paese con grande premura. Nei giorni scorsi aveva organizzato delle manifestazioni di protesta contro il regime cubano, mediante la creazione di “Archipiélago”, un gruppo Facebook, all’interno del quale chiedeva ufficialmente l’autorizzazione e rivendicava “diritti per tutti i cubani e la scarcerazione dei prigionieri politici”. A nulla sono valsi gli appelli della Comunità internazionale affinché il governo permettesse un regolare svolgimento. Le forze di sicurezza domenica 14 hanno circondato la sua abitazione e quella di altre voci del dissenso. Il Partito comunista è fermamente convinto che siano organizzate e sostenute dagli Stati Uniti come chiaro tentativo di rovesciare il governo. Per mantenere il controllo, sta attuando una sempre più stringente politica di repressione delle libertà individuali come il divieto di assembramenti pubblici poiché, se non esplicitamente autorizzati, possono portare all’arresto.

(Giulia Patrizi)

Ecuador, Ripristinato il controllo del carcere dopo l’ultimo massacro. Nonostante le misure di emergenza per il sistema carcerario varate dal presidente Lasso, a un mese e mezzo dall'ultimo scontro tra bande rivali, tra venerdì 12 e sabato 13 novembre si sono ripetuti nel carcere di Guayaquil violenti scontri tra detenuti di diverse bande criminali, in cui sono morte 68 persone e 25 sono rimaste ferite. Pare che gli scontri si siano tenuti in un’area dove si trovavano circa 700 persone. Secondo il governatore della provincia del Guayas, Pablo Arosemena, gli scontri sono l’effetto di una disputa territoriale all’interno del carcere causata dalla liberazione di un leader di una banda. Il portavoce del governo ecuadoriano, Carlos Jijo'n, ha riferito che la situazione in tutto il penitenziario di Guayaquil è tornata ad essere sotto controllo e che sono stati dispiegati 900 agenti di polizia per garantire l’ordine nella prigione.

(Elisa Maggiore)

Il governo messicano dichiara guerra ai narcos. Il governo ha appena concluso una caccia all’uomo della durata di 72 ore. L’obiettivo? La famiglia di el Mencho, ossia Nemesio Oseguera Cervantes, capo del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (abbreviata in CJNG, un’organizzazione messicana di narcotrafficanti nata nel 2011). Dopo l’arresto della moglie Rosalinda González Valencia, nota come La Jefa, la figlia ha ordinato il rapimento di due pescatori. Il governo, in risposta, ha schierato l’esercito e assediato Zapopan, un comune per i più ricchi vicino Guadalajara affiliato al gruppo che, in poche ore, si è trasformato in teatro di guerra. I narcotrafficanti vivono nella stessa città degli uomini più facoltosi dello Stato con cui dividono gli stessi spazi e frequentano lo stesso centro commerciale. L’operazione è stata pianificata tre giorni prima il vertice tra Messico, Stati Uniti e Canada all’interno del quale si sarebbe poi discusso in merito alle tematiche di sicurezza e migrazione. Il Presidente Andrés Manuel López Obrador ha giurato di combattere la droga che costituisce la prima causa di mortalità nel Paese e provoca forte instabilità.

(Giulia Patrizi)

Elisa Maggiore e Giulia Patrizi


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Birmania, alla ricerca di indizi sull’attacco a Thalang. Governi, organizzazioni per i diritti e gruppi della società civile hanno accusato l’esercito per la distruzione di Thalang, ritenuta dall’esercito birmano una roccaforte della resistenza armata anti-golpista, e hanno chiesto che esso sia ritenuto responsabile. Più di 500 organizzazioni, tra cui Human Rights Watch, hanno firmato una dichiarazione la scorsa settimana chiedendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di agire con urgenza per “porre fine alla campagna di terrore della giunta di Myanmar”. Gli Stati Uniti hanno detto che l’incidente “mette a nudo il completo disprezzo del regime per la vita e il benessere del popolo birmano”, e hanno aggiunto che gli attacchi “sottolineano l’urgente necessità che la comunità internazionale ritenga i militari birmani responsabili”. Mentre crescono le condanne verso l’esercito, coloro che raccolgono e condividono le prove di ciò che è accaduto a Thalang affrontano numerosi rischi e ostacoli, tra cui la paura di arresti o ritorsioni. Fonti locali avrebbero riferito che non sono stati in grado di identificare i testimoni perché i residenti di Thalang erano già fuggiti.

Bhutan, nuovi villaggi cinesi sul confine. Nelle ultime settimane, fonti locali e OSINT hanno confermato che, durante tutto l’arco dell’anno, la Cina ha edificato almeno 4 nuovi villaggi sul confine con il Bhutan, in un’area di circa 100 km². Si dice che questa costruzione sia sul territorio bhutanese, ed è vicino a Doklam, la zona che ha visto uno stand-off tra le forze indiane e cinesi nel 2017. Le immagini satellitari della Cina che costruisce il suo primo villaggio in territorio bhutanese erano uscite nel novembre dello scorso anno, anche se il governo di Thimphu ha negato qualsiasi sviluppo del genere. Tuttavia, fonti dell’establishment della difesa indiana hanno poi affermato che la costruzione è avvenuta sul territorio bhutanese, ora rivendicato dalla Cina.

Cina, si teme per la scomparsa di Peng Shuai. Da diversi giorni la tennista Peng Shuai è al centro di speculazioni mediatiche sulla sua presunta scomparsa. Lo scorso 2 novembre, la star del tennis, 14a nel ranking dell’associazione femminile del tennis (WTA), avrebbe pubblicato una lunga dichiarazione su Weibo, la piattaforma cinese di social media simile a Twitter, in cui avrebbe denunciato di essere stata violentata sessualmente da parte dell’ex vicepremier del Paese, Zhang Gaoli. Nel suo post, Peng ha detto di non poter produrre alcuna prova delle sue accuse, ma che è comunque determinata a far sentire la propria voce in merito. Nonostante il post sia stato cancellato dal governo cinese in meno di 30 minuti, è comunque diventato virale. Né il Politburo, del quale Zhang fa parte, né lo stesso ex vicepremier hanno rilasciato dichiarazioni in merito.

Corea del Sud, incursione aerea russo-cinese. Nella giornata di venerdì, il Joint Chief of Staff dell’aeronautica militare sudcoreana ha identificato, all’interno della propria zona di difesa e identificazione aerea (ADIZ), diversi caccia e bombardieri provenienti dalla costa occidentale degli atolli di Dokdo. Gli aerei in questione sono stati identificati come appartenenti all’aeronautica militare cinese e a quella russa. Il JCS coreano ha inviato in risposta diversi caccia della tipologia F-15 e F-16, accompagnati da un aereo cisterna per i rifornimenti in volo, al fine di intercettare gli aerei cinesi e russi, i quali dopo una breve serie di manovre sono usciti dalla ADIZ coreana. Successivamente all’evento, la Cina ha confermato che il gruppo di volo stava effettuando delle esercitazioni di routine con la controparte russa. Gli aerei cinesi e russi, tuttavia, non hanno annunciato le loro intenzioni o fornito i piani di volo alle autorità coreane, come stabilito dalle loro norme sull’ADIZ.

India, abolite leggi restrittive sull’agricoltura. Lo scorso venerdì il primo ministro indiano Narendra Modi ha annunciato, in seguito anche alle forti proteste, l’intenzione del governo di abrogare tre leggi agricole considerate da molti agricoltori come troppo restrittive per le loro attività. Le leggi contestate fanno riferimento a una riforma rurale introdotta a settembre dell’anno scorso, che aveva come scopo quello di deregolamentare i prezzi dei prodotti agricoli, aumentare la produttività e modernizzare il settore agricolo attraverso investimenti privati. Da un anno a questa parte, gli agricoltori indiani (i quali contribuiscono a circa il 30% del PIL nazionale) hanno contestato il fatto che la riforma avrebbe invece danneggiato enormemente i loro guadagni, ponendo fine alla politica dei prezzi minimi garantiti per i prodotti agricoli, cosa che li avrebbe costretti a vendere i loro prodotti a un prezzo inferiore.

Francesco Ancona


EUROPA OCCIDENTALE E UNIONE EUROPEA 

Austria e Paesi Bassi, proteste contro le limitazioni anti Covid. Con i numeri dei contagiati e dei ricoverati in rapida crescita in tutto il continente europeo sono diversi i Paesi che stanno assumendo misure restrittive più dure. Tra questi ci sono l’Austria, che ha annunciato il ritorno del lockdown, e i Paesi Bassi, che hanno inasprito le restrizioni per combattere la pandemia. In entrambe le nazioni, però, queste decisioni hanno causato ampie proteste, degenerate purtroppo anche in azioni violente. A Vienna la polizia austriaca ha fermato diversi manifestanti per comportamenti aggressivi e resistenza a pubblico ufficiale durante una grande manifestazione per le vie della capitale. A Rotterdam le manifestazioni sono invece degenerate in un impeto di violenza che ha causato molti danni e diversi feriti. Al grido “libertà”, i manifestanti hanno fatto esplodere fuochi d’artificio e hanno lanciato oggetti contro la polizia. Almeno un’auto è stata incendiata, altre sono state danneggiate. Circa 50 persone sono state arrestate al seguito di una notte definita dal sindaco della città olandese “un’orgia di violenza”.

Regno Unito, attentato a Liverpool. Lunedì 15 novembre – il Remembrance Day, ricorrenza nella quale il Regno Unito ricorda i caduti di guerra – un ordigno rudimentale è esploso all’interno di un taxi e ha causato la morte di un uomo e il ferimento del tassista. L’esplosione è stata dichiarata formalmente un atto di terrorismo, anche se resta ancora da scoprire il movente dietro a questa azione. L’unica vittima dell’attacco risulta essere il sospetto attentatore. Il tassista, rimasto ferito, non è in gravi condizioni. Lui, accortosi di qualche strana manovra del suo passeggero, avrebbe fermato il veicolo, scendendo e bloccando le portiere per lasciarvi chiuso dentro l’individuo giusto in tempo prima dell’esplosione. Per questo il tassista è stato elogiato come un eroe sia dai tabloid, sia dalla sindaca di Liverpool. Nelle ore successive alla vicenda, la polizia ha arrestato quattro persone, presunti complici o fiancheggiatori del sospetto attentatore deceduto.

La manifattura del Bel Paese ha recuperato e traina l’Eurozona. La manifattura italiana, dopo il tracollo di oltre 40 punti percentuali nel bimestre di marzo e aprile del 2020, non solo ha recuperato stabilmente i livelli di attività precedenti lo scoppio della pandemia, ma è diventata uno dei principali motori della crescita industriale nell’Eurozona. Ad affermarlo è il Centro studi di Confindustria in un rapporto sugli scenari industriali. In Germania e Francia infatti, nonostante un calo meno drastico dei volumi di produzione nei mesi più critici del 2020, il pieno riassorbimento dello shock appare ancora lontano: ancora sotto del 10% dai livelli pre-crisi la produzione tedesca e del 5% quella francese. Al contrario, in Italia la manifattura ha recuperato sensibilmente i volumi di attività già nei mesi estivi dello scorso anno, ed è poi tornata, a partire dal secondo trimestre del 2021, ai livelli di fine 2019. A fare la differenza è soprattutto la componente interna della domanda, trainata principalmente dai comparti legati alle costruzioni, dove è in corso un boom di investimenti. Inoltre, grazie al loro basso grado di esposizione alle strozzature che affliggono le catene globali, solo il 15,4% delle imprese manifatturiere italiane ha lamentato mancanza di materiali o insufficienza di impianti, contro una media UE del 44,3% e addirittura del 78,1% in Germania.

Andrea Ghilardi 


EUROPA CENTRO-ORIENTALE E RUSSIA 

Bielorussia, Lukašenko dichiara di aver aiutato i migranti ad entrare nell’UE, con forti contestazioni da parte delle istituzioni europee. Da mesi. migliaia di esuli provenienti principalmente dal Medio Oriente provano ad entrare nei territori dell’UE passando per la Bielorussia. I migranti sarebbero almeno duemila, bloccati al confine con la Polonia. Una parte risulta essere stata trasferita in un magazzino. Il totale ammonterebbe a cinquemila individui, di cui alcune centinaia sarebbero state forzatamente rimpatriate con voli diretti verso l’Iraq curdo. Lukašenko ha dichiarato di aver lasciato che valicassero il confine con la Polonia perché “in quanto slavi, anche loro hanno un cuore e sono consci del fatto che i migranti ambiscono a raggiungere la Germania per trovare un futuro.” L’UE, la NATO, gli Stati Uniti lo accusano esplicitamente di promettere libero accesso nell’UE ai migranti, sfruttando la loro disperazione, di accrescere la tensione sul confine polacco e di aver messo in crisi anche i confini con Lituania e Lettonia a seguito delle sanzioni ricevute per la brutale repressione verso i suoi oppositori politici che parteciparono alle proteste del 2020 dopo la riconferma presidenziale.

Bulgaria, elezioni presidenziali: vince un partito fondato pochi mesi fa da due economisti. Il 14 novembre, per la terza volta, il popolo bulgaro è stato chiamato alle urne. E per la terza volta, il vincitore è diverso. Sorprendentemente “Noi Continuiamo il Cambiamento” è il partito che ha ottenuto il più alto numero di preferenze (25,4%). Il partito, costituito pochi mesi fa da Kiril Petrov e Stefan Yanev due economisti ha superato il super favorito partito di centrodestra “Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria” (GERB), che inaspettatamente ha ottenuto solo il 22,2% dei voti. Petrov - Ministro delle Finanze del governo tecnico uscente - ha dichiarato: «La Bulgaria ha preso una strada nuova». Entrato in politica recentemente, ha saputo sfruttare a suo vantaggio gli scandali e le accuse di corruzione che hanno contraddistinto la classe politica bulgara, nello specifico GERB e Bojko Borisov, colpevole di una poco chiara gestione di appalti pubblici negli ultimi mesi. L’affluenza è inoltre in netta flessione rispetto al turno precedente.

Russia, i membri del Congresso americano potrebbero non riconoscere la nomina di Putin al Cremlino dopo il 2024. Una bozza è stata recentemente depositata al Congresso americano all’interno della quale si propone di non riconoscere la legittimità della riconferma al ruolo di “Presidente della Federazione Russa” di Vladimir Putin dopo il 2024, poiché avrebbero violato la Costituzione russa. La risposta indignata della Duma non si è fatta attendere. Sebbene il documento sia di natura raccomandativa, i senatori russi hanno reagito con violenza, ritenendo tale proposta un tentativo di ledere la loro sovranità e autodeterminazione. L’addetto stampa di Putin, Dimitrij Peskov, ha replicato: “Ogni volta ci sembra che niente di più ridicolo, niente di più aggressivo, ostile e poco costruttivo possa venire dall'altra parte dell'oceano. E ogni volta ci sbagliamo. Arriva, purtroppo. Consideriamo inaccettabili tali iniziative dei membri del Congresso, la consideriamo un'interferenza nei nostri affari e siamo convinti che solo i russi possano determinare chi e quando dovrebbe essere presidente della Federazione Russa.”

Ucraina, lo spiegamento di forze militari russe al confine desta preoccupazione negli USA. Il massiccio arsenale al confine con l’Ucraina, apparso a metà settembre, ossia dopo le esercitazioni russo-bielorusse Zapad-2021, farebbe pensare ad una “imminente invasione russa”. Queste le parole di Antony Blinken che manifesta preoccupazioni per le insolite attività militari in quell’area”. Il Generale ucraino delle Forze Armate Valerij Fedorovič Zalužnyj ha ricevuto una chiamata da parte del generale Mark Milli, Presidente dei Capi di Stato Maggiore statunitensi. Negli ultimi quindici giorni, la collaborazione tra gli Stati Uniti e Kiev, al cui tavolo di intelligence partecipano anche gli alleati europei, è diventata più serrata. I media angloamericani ritengono concreta la possibilità di un’invasione russa con due potenziali scenari: il primo è la destabilizzazione dello Stato così da rovesciare l’attuale governo e sostenerne uno più leale a Putin; il secondo è l’invasione per nuove conquiste territoriali da aggiungere alla Crimea. La tensione in Occidente è palpabile; Putin ha così commentato: I nostri recenti avvertimenti si fanno sentire e producono un certo effetto: lì è sorta una certa tensione”.

Giulia Patrizi


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA) 

Libia, ad un mese dalle elezioni domina l’incertezza. Il clima politico nel paese nordafricano è in fermento e hanno fatto molto discutere alcune candidature per le presidenziali previste per il 24 dicembre. Tra coloro che hanno presentato la candidatura vi sono le due figure di spicco della Cirenaica, il presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, e il leader del LNA, Khalifa Haftar. Inoltre, ha destato molto scalpore la candidatura a Sebha, nel Fezzan, di uno dei figli del defunto rais libico, Saif al-Islam Gheddafi. Inoltre, si sono candidati anche Ahmed Maiteeq, vicecapo del precedente Consiglio presidenziale, e Fathi Bashagha, ex ministro degli interni del GNA e uomo forte di Misurata. Durante la Conferenza di Parigi di metà dicembre i partecipanti di venti potenze hanno reiterato il proprio sostegno al processo di transizione, ma l’evento è stato “semi-boicottato” dai due principali player stranieri dello scacchiere libico: Mosca e Ankara.

(Michele Magistretti)

Israele, storie di spionaggio scuotono il Paese. Mentre affronta la quarta ondata promuovendo la terza dose, il Paese è stato scosso da due eventi. Una coppia israeliana è stata arrestata dalle autorità turche con l’accusa di spionaggio per aver fotografato il palazzo di Erdogan ad Istanbul. I coniugi Okhnin sono stati poi rilasciati e sia il primo ministro Bennett sia il presidente Herzog si sono complimentati con la dirigenza turca per la rapida risoluzione dell’incidente. Successivamente, è stato arrestato un domestico del ministro della difesa, Benny Gantz, che avrebbe contattato un gruppo di hacker legati a Teheran per dare loro accesso al computer del ministro.

(Michele Magistretti)

Siria, emergenza sanitaria fuori controllo. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione vicina ai ribelli con sede in Regno Unito, ha rilasciato un report contenente i numeri “reali” della pandemia nella Repubblica Araba Siriana. In base a questo documento, i dati diffusi dal regime di Damasco sarebbero venti volte inferiori rispetto a quelli rilasciati dall’Osservatorio: più di 650 mila contagiati dall’inizio della pandemia nelle aree sotto il controllo governativo (contro i 46.700 secondo le autorità) e più di 44 mila morti (contro i 2682). L’Osservatorio ha dichiarato di aver tratto le informazioni necessarie da fonti mediche attendibili, le quali hanno confermato che la situazione ospedaliera è critica, soprattutto a causa della mancanza di attrezzature nelle terapie intensive e per la distruzione degli ospedali duranti gli anni del conflitto. L’instabilità politica e securitaria che vive tuttora il Paese infatti, rende arduo applicare un piano emergenziale e avere delle fonti di dati sicure. Secondo il rapporto di ottobre del World Food Programme, solo il 2,3% della popolazione risulta vaccinato.

(Sara Oldani)

Libano, Riad Salameh sotto indagine. Riad Salameh, ormai da 28 anni governatore della Banque du Liban, è nuovamente oggetto di un’inchiesta aperta proprio in questi giorni in Lussemburgo secondo Reuters. Egli sarebbe indiziato per illeciti finanziari, ma un portavoce del governatore ha dichiarato di non essere stato informato dell’apertura del caso. L’inchiesta in Lussemburgo, è solo l’ultima delle tante che pendono sulla testa di Salameh: in Svizzera, dove è accusato di riciclaggio di denaro aggravato per l’ammontare di circa 300 milioni di dollari, profitti derivanti da una delle sue compagnie; in Francia per arricchimento illecito ed evasione fiscale e infine in Libano, dove è anche accusato di appropriazione indebita di fondi pubblici. Il governatore ha però sempre negato le accuse, affermando che esse sarebbero motivate politicamente e l’esito di un complotto contro la sua persona.

(Sara Oldani)

Michele Magistretti e Sara Oldani

TERRORISMO E SICUREZZA INTERNAZIONALE

Afghanistan, non si fermano gli attentati dell’IS-K. L’Afghanistan continua ad essere testimone di ripetuti attacchi sul proprio territorio. Tra gli ultimi, si ricorda quello perpetrato, venerdì 12 novembre, contro una moschea nel distretto di Spin Ghar (Nangarhar), che ha causato vittime e feriti. L’indomani un’esplosione ha colpito un bus nel quartiere a maggioranza sciita hazara di Dasht-e-Barchi, a Kabul, provocando anche in questo caso morti e feriti. Lo stesso quartiere, solo quattro giorni dopo, è stato il luogo di un’altra esplosione, con un bilancio (non confermato) di almeno una vittima e sei feriti. Rivendicati o meno, tali attentati sono tutti attribuibili all’IS-K (costola locale dell’ISIS) che, tramite l’escalation delle proprie offensive, sta assumendo sempre più rilievo nella galassia jihadista afghana (e non solo).

(Vincenzo Battaglia)

Uganda, attentati nella capitale. Martedì 16 novembre, due esplosioni hanno colpito la capitale ugandese, uccidendo almeno tre persone. Le deflagrazioni sono avvenute vicino ad una stazione di polizia e nei pressi del Parlamento nazionale. Le autorità hanno da subito attribuito la responsabilità degli attacchi all’AFD (Allied Democratic Forces), gruppo islamista che iniziò negli anni ‘90 un’insurrezione contro il presidente ugandese Museveni e operativo altresì nell’est della Repubblica del Congo. Il gruppo negli ultimi anni si sarebbe affiliato all’ISIS, e proprio quest’ultimo ha rivendicato le esplosioni. Accrescono pertanto le preoccupazioni per la minaccia jihadista in Uganda, che ha aveva già subito due attentati verso la fine di ottobre, sempre a Kampala (uno in un bar e uno contro un autobus).

(Vincenzo Battaglia)

Italia, arrestata ragazza di 19 anni per terrorismo. Bleona Tafallari, italiana di origine kosovara residente a Milano, è stata arrestata con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Sulla base degli elementi raccolti durante le indagini coordinate dalla DIGOS del capoluogo lombardo, la giovane, il cui marito ha un legame di parentela con l’attentatore di Vienna Kujtim Fejzulai, avrebbe condotto, attraverso la diffusione in rete di materiale propagandistico, un’intensa campagna di proselitismo a sostegno della causa di Daesh, esaltandone le “gesta” dei combattenti. Sempre secondo la Procura, la ragazza era a capo di una rete femminile volta a incoraggiare unioni coniugali tra quelle che definiva “sorelle bisognose”, per lo più giovanissime ragazze kosovare, e miliziani della cellula terroristica “Leoni dei Balcani”, quest’ultima legata allo Stato islamico.

(Davide Shahhosseini)

Francia, nuova conferenza internazionale sulla crisi libica. Al centro del dibattito di questo nuovo vertice internazionale sulle sorti libiche -presieduto da Francia, Germania e Italia- è stata posta da un lato, la necessità di impegnare il neocostituito governo di unità nazionale nell’assicurare lo svolgimento di nuove elezioni e, dall’altro, la questione relativa al ritiro delle truppe straniere –filo-turche/russe- stanziate nel territorio. Tuttavia, tanto le elezioni quanto la smobilitazione delle forze straniere appaiono obiettivi molto complicati da raggiungere. Le frizioni all’interno del governo ad interim, fomentate dalla difficile coabitazione tra il Presidente Menfi e il Primo ministro Dbeibah, lasciano più di un dubbio circa il raggiungimento di un accordo sulla legge elettorale da approvare. Sul fronte del ritiro delle truppe, le riserve espresse dalla Turchia sul documento finale complicano ulteriormente gli sforzi fatti finora per garantire una continuità all’equilibrio istituzionale raggiunto dopo un’estenuante e sanguinosa guerra civile.

(Davide Shahhosseini)

Vincenzo Battaglia e Davide Shahhosseini


ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI X

NATO, eletta una nuova figura di rappresentanza presso lo Special Representative for Women. Lo scorso 9 novembre, Irene Fellin è stata nominata come il nuovo Rappresentante Speciale del Segretario Generale della NATO per le donne, la pace e la sicurezza. Di nazionalità italiana, la signora Fellin ha più di 15 anni di esperienza come consulente internazionale per le agenzie delle Nazioni Unite e altre istituzioni nazionali. Una delle principali priorità del rappresentante sarà quella di facilitare l'attuazione del piano d'azione 2021-2025 della NATO / Consiglio di partenariato euro-atlantico (EAPC) su donne, pace e sicurezza - formalmente approvato dai ministri della difesa della NATO il 22 ottobre 2021 - in attuazione e implementazione della risoluzione ONU 1325 del 2000.

(Francesco Ancona)

ECHR, arrivata la decisione su nuove violazioni commesse dall’Azerbaijan. Lo scorso 18 novembre, la Corte ha preso due nuove decisioni sui casi Sayyare Ahmadova v. Azerbaijan, e Par e Hyodo v. Azerbaijan. Nel primo caso, l'argomento della ricorrente si basava sulle violazioni del suo diritto alla proprietà e al rispetto della privacy, che è stato accettato dalla Corte. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che l'accertamento della violazione costituiva di per sé un equo risarcimento del danno non pecuniario per la ricorrente e ha imposto all’Azerbaijan un risarcimento al ricorrente di 210,000 euro. Il secondo caso si riferisce alla detenzione da parte delle autorità doganali dei ricorrenti, e alla confisca di denaro non dichiarato - appartenente a un cittadino turco e uno giapponese - all'aeroporto internazionale di Baku. I ricorrenti hanno sostenuto che il loro denaro è stato preso illegalmente e sotto coercizione e che i loro diritti di proprietà sono stati violati. Anche in questo caso, la Corte ha accolto il ricorso e imposto un risarcimento di 127,000 euro.

(Francesco Ancona)

WHO, nei prossimi anni ci saranno sempre meno fumatori. Il quarto rapporto sulle tendenze globali del tabacco dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato lo scorso martedì, ha rilevato che ad oggi ci sono 1,30 miliardi di consumatori di tabacco a livello globale, rispetto ai 1,32 miliardi nel 2015. Ci si aspetta che questo numero scenda a 1,27 miliardi entro il 2025. 60 paesi sono ora in linea con il raggiungimento dell'obiettivo globale di una riduzione del 30% dei consumi di tabacco tra il 2010 e il 2025; due anni fa, erano solo 32. Un nuovo “Global Investment Case for Tobacco Cessation” dell'OMS evidenzia che un investimento di 1,68 dollari pro capite ogni anno in interventi di disassuefazione potrebbe aiutare 152 milioni di consumatori di tabacco a smettere di fumare con successo entro il 2030, salvando milioni di vite e contribuendo alla crescita economica a lungo termine dei paesi coinvolti. Per facilitare questo processo, l'OMS ha istituito un consorzio per la cessazione del tabacco per riunire i partner che sostengono i paesi nel raggiungimento di questo obiettivo.

(Francesco Ancona)

Corte di Giustizia dell’Unione europea, nuove sentenze contro Ungheria e Polonia. La Corte di Giustizia dell'Unione emette due sentenze con le quali si stabiliscono le illegittimità sulla base del diritto comunitario, della legge anti-Soros sostenuta da Viktor Orban che vietava il supporto ai migranti e, successivamente, del sistema giudiziario polacco. La Corte europea si esprime negativamente verso la legge del 2018 di Orban, la quale impediva alle organizzazioni di supportare i migranti al confine serbo-ungherese. Per ciò che concerne la situazione polacca, sulla quale l'Unione Europea si è pronunciata contro la Polonia in un caso sulle nomine giudiziarie. Si stabilisce che la discrezionalità del governo polacco di inviare giudici di grado inferiore a tribunali superiori - oppure di rimuoverli senza fornire motivazioni - è contraria al diritto dell'Ue.

(Valeria Lavano)

Unione europea, estese sanzioni contro la Bielorussia. Il Consiglio dell'Unione europea ha stabilito di estendere le sanzioni nei confronti della Bielorussia. Ciò permette a Bruxelles di colpire organizzazioni ed entità che pianificano o cooperano alle attività del regime di Lukašenko che facilitano l'attraversamento illegale delle frontiere esterne dell'Ue. In precedenza, sono già stati effettuati quattro round di sanzioni fondati sulla repressione del regime a sfavore dei dimostranti anti-governativi. Al confine tra Polonia e Bielorussia migliaia di migranti restano però bloccati in condizioni disumane. Pertanto, anche l'Iraq ha annunciato per la prossima settimana il primo volo di rimpatrio su base volontaria per i suoi cittadini bloccati al confine. La Lituania richiede che Minsk diventi no fly zone per evitare l'arrivo di altri migranti.

(Valeria Lavano)

Glasgow, COP26: il risultato. Il risultato della COP26 è un compromesso che rispecchia le contraddizioni mondiali. Il Patto per il Clima di Glasgow verrà adottato da quasi 200 paesi dopo due intense settimane di negoziati e, sebbene non cambi radicalmente il panorama globale sul cambiamento climatico, include importanti progressi. Riconoscendo nuovamente l'emergenza climatica globale i paesi si impegnano nel perseguire gli sforzi per mantenere 1,5°C. Il Patto inoltre esorta paesi sviluppati a raddoppiare i loro finanziamenti collettivi per l'adattamento nei paesi in via di sviluppo dai livelli del 2019 entro il 2025, per garantire un equilibrio tra adattamento e mitigazione. La COP26 ha anche raggiunto un accordo sulle disposizioni chiave del "Paris Agreement Rulebook", fonte di negoziati controversi negli ultimi sei anni. L'accordo copre questioni relative ai meccanismi di mercato e alla trasparenza.

(Valeria Lavano)

Francesco Ancona e Valeria Lavano




Framing The World è un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.


Andrea Ghilardi: Africa Sub-Sahariana, Europa occidentale e Unione Europea

Davide Shahhosseini: Terrorismo e Sicurezza Internazionale

Edoardo Cappelli: Diritti Umani, America del Nord

Elisa Maggiore: America Latina

Emanuele Volpini: America del Nord

Federico Brignacca: Diritti Umani

Francesco Ancona: Asia ed Estremo Oriente, Organizzazioni Internazionali

Giorgia Avola: Europa Occidentale e Unione Europea

Giulia Patrizi: America Latina, Europa Centro-Orientale e Russia

Giulio Ciofini: Africa Sub-Sahariana

Leonardo Aldeghi: Economia e Finanza Internazionale

Michele Magistretti: Medio Oriente e Nord Africa

Samuele Abrami: Medio Oriente e Nord Africa

Sara Oldani: Medio Oriente e Nord Africa

Valeria Lavano: Organizzazioni Internazionali

Vincenzo Battaglia: Terrorismo e Sicurezza Internazionale


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