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Framing the World, III Numero

Geopolitica ed Economia, facce della stessa medaglia

Fare chiarezza in un Mondo in continua evoluzione si prospetta sempre più intrigante e complesso. Rimanere al passo dell’evoluzione degli eventi attraverso la presentazione oggettiva, costante e dettagliata dei fatti è l’intento del nostro bisettimanale che anche questa settimana si presenta ricco di novità. Nelle due settimane appena trascorse l’economia sembra averla fatta da padrona e attorno ad essa si sono sviluppati i conseguenti rivolgimenti geopolitici. Le stime sul rallentamento dell’economia del vecchio continente spaventano, così come le previsioni sul nostro Paese e la contingente crisi diplomatica con il vicino d’oltralpe. Ai due capi opposti, Russia e Stati Uniti sembrano utilizzare la retorica di una nuova corsa alle armi mentre più a Sud il continente Africano si trova intrappolato in proteste della società civile aggravate da elezioni poco trasparenti. La decisione della data del prossimo incontro tra Trump e Kim Jong Un e le indiscrezioni su un accordo di pace tra Stati Uniti e Talebani gettano alcune luci su una Politica Internazionale che tra le involuzioni in Venezuela e le violazioni dei Diritti Umani continua a essere vittima di molte ombre.

DIRITTI UMANI

Arabia Saudita. Il governo della Gran Bretagna ha accusato le autorità saudite di essere responsabili della tortura di alcune attiviste detenute in Arabia Saudita. In particolare, sembra che dozzine di donne siano state arrestate e torturate per aver chiesto il diritto alla guida e la fine del sistema patriarcale. Anche Amnesty International ha documentato numerosi casi di attiviste donne torturate in carcere. Un’indagine delle Nazioni Unite è ora in corso sul caso.

Hawaii. Dal primo gennaio 2019, le Hawaii hanno ufficialmente legalizzato il suicidio assistito - la legge era stata approvata nell’aprile 2018. Secondo il “Our care, our choise act”, infatti, è ora possibile porre fine alle proprie sofferenze legalmente e in totale sicurezza. Per poter accedere a questa pratica, la persona deve essere maggiorenne e deve avere la residenza nello stato delle Hawaii, vi devono essere sofferenze date da una malattia terminale e l’individuo deve essere capace di intendere e di volere. Questa iniziativa è di particolare importanza, se pensiamo che nonostante tutti gli sforzi del nordamerica per legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito, le Hawaii sono solamente il settimo Stato ad approvare una legge simile.

Myanmar. Sebbene vi siano molteplici prove che le forze armate del Myanmar abbiano stuprato numerose donne Rohingya, il governo ha negato tale accusa. Nel riportare la questione al Comitato delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne, il governo del Myanmar ha infatti dichiarato che tali calunnie non sono supportate dai fatti. Secondo Human Rights Watch e numerose altre organizzazioni, tuttavia, sono molte le donne che sono state vittime di violenza sessuale da parte dell’esercito. Le Nazioni Unite stanno indagando. Se tali accuse si rivelassero, il Myanmar dovrà fare giustizia e dare supporto alle vittime.

Venezuela. Il 6 febbraio l’esercito venezuelano ha barricato un ponte sul confine occidentale con la Colombia per evitare che entrassero nel paese gli aiuti umanitari inviati da Juan Guaidó, oppositore politico di Maduro. Secondo molti, Guaidó avrebbe inviato aiuti alla popolazione con il solo intento di screditare il regime di Maduro. Le Nazioni Unite hanno aspramente condannato questo comportamento, dichiarando che le azioni a fine umanitario devono essere sempre svolte senza fini politici o militari.

Marta Stroppa


ECONOMIA E FINANZA INTERNAZIONALE

Germania, banche in difficoltà. Deutsche Bank torna in utile dopo 4 anni consecutivi di perdite e dopo aver perso il 50% di capitalizzazione negli ultimi 12 mesi. Ciononostante i dirigenti del colosso bancario non hanno tolto dal tavolo l’opzione di fondersi con la seconda banca tedesca per dimensioni, Commerzbank, e il governo tedesco, azionista di quest’ultima, pur non auspicando questa soluzione si è detto pronto a fornire un generale sostegno politico affinché le banche tedesche tornino ad essere solide. Le indiscrezioni chiariscono che la dirigenza di DB si è data tempo fino a giugno per tornare ad una redditività significativa, pena una fusione “obbligata” con un altro grande istituto di credito tedesco. Entrambe le banche hanno registrato perdite molto pesanti alla pubblicazione della notizia, bruciando più del 5% sul listino di Francoforte.

Europa, il protezionismo non è la soluzione. È entrato in vigore il 1 febbraio l’Economic Partnership Agreement tra Giappone ed Unione Europea, accordo che andrà a costituire una delle aree di libero scambio più grandi al mondo. Sono state subito eliminate tariffe doganali sul 90% dei prodotti europei importati in Giappone, per arrivare gradualmente al 97% entro i prossimi 10 anni. È un’occasione importante anche e soprattutto per i prodotti agroalimentari italiani, poiché i dazi su vini (ora il 15%), formaggi (circa il 30%) e altre specialità alimentari sono stati completamente eliminati. Per di più, l’accordo prevede il riconoscimento delle indicazioni geografiche protette e tipiche e della protezione legale loro accordata.

Stati Uniti, l’economia continua a correre. Il rapporto sulle assunzioni nel mese di gennaio che doppia le aspettative (304.000 nuovi posti di lavoro) e la decisione della Federal Reserve di essere più cauta su futuri aumenti dei tassi di interesse, spingono al rialzo tutti i listini americani (+7%, miglior mese di gennaio dal 1987). In particolare, l’andamento del mercato del lavoro dissipa le paure di una prossima recessione: gli stipendi sono cresciuti del 3.2% ma l’inflazione è rimasta sotto il 2% e ciò significa che vi è stata crescita reale degli stipendi e che i consumi rimarranno sostenuti. Inoltre, l’aumento degli stipendi è stato causato dall’aumento della produttività (unica fonte di crescita economica nel medio-lungo periodo), favorita anche dalla riforma fiscale del Presidente Trump che ha consentito alle aziende di investire ingenti somme nell’ammodernamento dei mezzi produttivi.

Italia, rischio globale. Come previsto nello scorso numero, l’Italia è entrata ufficialmente in recessione e le stime di crescita per il 2019 vengono tagliate di settimana in settimana, arrivando in questi giorni ad un +0.2/0.4%. L’IMF avverte che l’italia è uno dei maggiori rischi per l’economia globale e che se venisse meno la fiducia dei mercati sulla sostenibilità del debito pubblico (che non calerà come previsto, anzi tornerà a crescere), ci sarebbero immediate ripercussioni sulle banche italiane sotto forma di maggiori costi di finanziamento. L’IMF evidenzia inoltre come il PIL italiano sia ancora inferiore del 4% rispetto ai livelli pre-crisi, mentre gli altri paesi europei in media sono cresciuti del 10% rispetto al 2007.

Brexit, multinazionali preoccupate. Meno di 50 giorni all’uscita dalla UE e ancora nessun accordo è stato firmato. Nell’attesa di una soluzione alcune tra le più grandi multinazionali che operano in UK stanno accumulando scorte per paura che un uscita senza accordo metta a rischio la consegna dei componenti e delle materie prime necessarie alla produzione. La corsa ad accumulare scorte è stata più evidente nei settori alimentare, chimico e automotive. Honda e Jaguar Land Rover stanno accumulando ingenti scorte dei pezzi necessari a costruire i loro veicoli, mentre BMW dal 1 aprile chiuderà i propri stabilimenti per 30 giorni in attesa dell’evolversi della situazione.

Venezuela, interessi miliardari. Russia e Cina stanno sostenendo Maduro contro il presidente ad interim Guaidò, ma oltre che alle ragioni politiche bisogna guardare all’estensione dei debiti del Venezuela nei confronti di questi due paesi. La Russia è un partner di vecchia data del Venezuela e solo nel 2017 ha prestato 3 miliardi di dollari per ristrutturare il debito pubblico e altri 2,5 miliardi tramite Rosneft per futuri progetti energetici. La Cina ha investito nel paese caraibico più di recente ma in maniera massiccia, dato che in un solo decennio tra il 2007 e il 2016 le sue banche statali hanno concesso prestiti per 62 miliardi, mentre altri 19 miliardi sono stati investiti da aziende private. CNN riporta che Maduro sta destinando i proventi dell’estrazione petrolifera al ripagamento dei debiti contratti piuttosto che al miglioramento delle condizioni della propria popolazione e ciò potrebbe essere proprio la ragione per cui Cina e Russia provano a mantenere al potere Maduro.


AFRICA SUBSAHARIANA

Camerun, il conflitto dimenticato. L’arresto del leader dell’opposizione Maurice Kamto ha aggiunto un ulteriore problema alla complessa situazione camerunense. La sua detenzione illegale si scontra con le parole del Presidente Paul Biya, in carica dal 1982 e rieletto lo scorso ottobre per 7 ulteriori anni, che lo dipinge come un cospiratore contro la Repubblica. Il Paese si trova da due anni in uno stato di forte fragilità a causa della presenza di Boko Haram nel nord del Paese e a seguito delle proteste di avvocati e insegnanti scoppiate nella regione anglofona. La loro incarcerazione ha soltanto aggravato la posizione del governo che ora si trova ad affrontare movimenti separatisti in favore dell’Ambazonia a causa del mancato riconoscimento di autonomia. Si parla di crimini di guerra, tra cui distruzione di villaggi e uccisione di civili innocenti da parte dell’esercito, la situazione è sempre più critica.

Ciad, intervento dell’aviazione francese. Ha avuto luogo un’operazione militare dell’aviazione francese contro il gruppo ribelle dell’Unione delle Forze della Resistenza (UFR). Da diversi anni l’UFR combatte con l’intento di destituire il presidente in carica dal 1990 Idriss Dèby Itno operando al confine tra il sud della Libia e il Nord Est del Chad. La scorsa settimana, tra il 5 e il 6 di febbraio, sembra che alcune colonne di auto si siano lanciate in profondità nel Paese e siano state intercettate prima dall’aviazione di N’Djamena e poi dai Mirage 2000, provocandone la dispersione. Il gruppo ribelle si trova sotto pressione a causa delle operazioni nel sud della Libia del Generale Haftar, collaboratore francese, e della sua Armata Nazionale Libica e sembra abbia cercato di muoversi con l’intento di stabilire un nucleo transfrontaliero al confine con il Sudan.

Nigeria, elezioni sempre più vicine. Sono programmate per venerdì le elezioni generali in Nigeria. Il presidente Muhammadu Buhari sarà affrontato da Atiku Abubakar, già vicepresidente sotto Obasanjo tra il 1999 e il 2007. Saranno i due maggiori candidati tra altri 71 per l’elezione del ramo esecutivo che avviene ogni quattro anni in un Paese federale composto da 36 Stati e un territorio federale, quello della capitale Abuja. Il sistema prevede l’elezione al primo turno del candidato che otterrà la maggioranza semplice e almeno il 25% in 2/3 dei 36 Stati. In caso contrario i due migliori candidati si sfideranno ad un ballottaggio a maggioranza semplice. Allo stesso tempo avverrà la selezione dei due rami dell’Assemblea Nazionale, Camera dei Rappresentanti e Senato, rispettivamente 360 e 109, attraverso un sistema first-past-the-post a collegio uninominale. Fa discutere la sostituzione del presidente della Corte Suprema Nkanu Onnoghen con Tanko Muhammad, organo che decide sulle controversie sorte dalle elezioni.

Repubblica Centrafricana, nuovo accordo di pace. Si tratta di una modalità ricorrente nei conflitti africani: stipulare un accordo di pace (più un power sharing agreement) tra il governo e le milizie secessioniste o ribelli. L’intento è quello di dare riconoscimento politico e portare la sfida ad un nuovo livello. Quello negoziato a Khartoum (Sudan) e annunciato sabato è l’ottavo dal 2012 nel conflitto tra milizie cattoliche e musulmane nella RCA. Non è ancora stato siglato e non è stata pronunciata una data, così come non si conosce il contenuto che verrà reso noto solo dopo la firma che avverrà a Bangui. L’Unione Africana e l’ONU hanno contribuito al suo svolgimento e da notare è stata la presenza del presidente Omar al-Bashir oggetto di una tempesta rivoluzionaria nel proprio Paese, è possibile che non si tratti di una mossa casuale.

Senegal, al via la campagna elettorale. Si è aperta domenica 3 Febbraio, e i colpi di scena non sono mancati. In pochi giorni si è passati dalla sicura vittoria del presidente uscente Maky Sall, al ritorno dell’ex presidente novantaduenne Abdoulaye Wade, al raggruppamento dietro il nome di Idrissa Seck, suo ex primo ministro fino al 2012, che ora sembra l’oppositore più accreditato. Le elezioni presidenziali si terranno il 24 Febbraio e Wade è tornato in patria da Parigi per dissuadere gli altri quattro candidati dal partecipare a un’elezione “fabbricata e dal risultato deciso”. Padre di Karim Wade, che non può partecipare insieme a molti altri a causa di sentenze giudiziarie presunte pilotate, è stato accolto da un bagno di folla a Dakar. Il presidente è eletto per un mandato di cinque anni (nonostante attualmente sia in carica da sette) rinnovabile una sola volta secondo un doppio turno maggioritario.

Marcello Alberizzi

AMERICA

Brasile, il più grande parco eolico dell’America del Sud. Così si presenta il Brasile con un nuovo record. Il parco eolico, gestito dalla Enel Green Power Brasil, avrà una capacità di 716MW a pieno regime entrando in esercizio secondo le previsioni nel 2021.

Colombia, bombardamento dell’esercito. Contro un accampamento guerrigliero delle Farc a San Vincente del Caguan nel programma della lotta alla criminalità.

El Salvador, le elezioni del 3 febbraio hanno portato alla vittoria il trentasettenne Nayib Bukele con il 53% di voti, diventando il presidente di El Salvador. Il neo presidente ritiene di non appartenere a nessuna ideologia politica, ma di sostenere lo sviluppo equo e giusto del paese.

Honduras, la capitale Tegucigalpa caratterizzata da migliaia di persone che manifestano contro il presidente conservatore Juan Orlando Hernanez. Il popolo ritiene il governo una dittatura e chiede la caduta del governo e nuove elezioni.

Stati Uniti d’America

“Un accordo di pace per l’Afghanistan” così ha esordito a Washington DC l’inviato USA per l’Afghanistan riferendo che spera in un accordo di pace prima delle nuove presidenziali afghane del prossimo luglio.

Le comunicazioni segrete USA-Corea del Nord risalgono al lontano 2009 quando ancora la presidenza statunitense era di Obama. Colloqui gestiti segretamente grazie ai contributi dell’intelligence di entrambi i paesi. A tratti si sono arrestati a seguito di escalation verbali tra i due stati. Da qualche giorno, invece, sono giunte le informazioni del nuovo incontro tra Kim Jong-un e il Presidente Trump ad Hanoi, il 27 e 28 febbraio. Sembra che il tema dell’incontro sia proprio la crescita economica del paese coreano, bersaglio, da diverso tempo, delle sanzioni per il programma nucleare avviato dal regime.

L’annuncio del ritiro dal trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, un annuncio destabilizzante per gli equilibri della corso agli armamenti. Un annuncio che risale al 1 febbraio, ma che trova origine in tante affermazioni fatte in precedenza dalla presidenza statunitense. Fino a quando non avverrà ufficialmente gli Stati Uniti saranno sottoposti ai vincoli del Trattato, ma è lecito domandarsi quale saranno i nuovi equilibri. Una nuova corsa agli armamenti? Una nuova possibilità di dislocare gli armamenti statunitensi in nuovi territori geo-strategici nel Pacifico? Bisogna attendere gli sviluppi, sicuramente, però, il ruolo militare della Cina nel contesto internazionale sta avendo delle ripercussioni sulle scelte statunitensi.

Venezuela, due mondi a distanza ravvicinata. È il modo più diretto per descrivere la realtà venezuelana. Vicini di casa che sostengono due presidenti e, quindi, ideologie completamente opposte. La povertà sta mutando gli equilibri, tante persone stanno iniziando a sostenere il presidente ad interim Guaidò il quale ha introdotto recentemente la prospettiva di ricevere aiuti umanitari che dovrebbero arrivare nel territorio tramite le frontiere colombiane, brasiliane e dell’isola caraibica olandese di Curacao. Il mondo intanto è diviso, tra coloro che hanno riconosciuto Guaidò presidente del Venezuela come Stati Uniti e Canada e i paesi latino americani, ad eccezione di Messico, Bolivia, Cuba e Nicaragua che insieme a Cina, Russia, Turchia ed Iran si sono schierati a sostegno di Maduro. L’Unione europea, ad eccezione dell’Italia che si è dichiarata neutrale, si è schierata con Guaidò per la soluzione diplomatica della crisi venezuelana. Gli Stati Uniti sostengono tutte le opzioni, compreso l’intervento militare.

Michele Pavan


ASIA ED ESTREMO ORIENTE

Cina, scontro cinematografico. Durante le festività legate al Capodanno Cinese, chunjie, le comunicazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica di Cina tendono ad essere silenti. Quest’anno è stata fatta eccezione per un video pubblicato dall'aeronautica militare della RPC intitolato “My Fighting Eagles Fly Around Taiwan”, rappresentante immagini dell’isola e scene di aerei della PLA (People Liberation Army) solcare i cieli. In risposta, il ministero della difesa della ROC ha altresì reso pubblico un altro video dove la scritta “On standby 24/7” capeggiava al principio di una serie di scene di carri armati, esercitazioni militari e aerei in volo, concludendosi con “freedom isn’t free”.

Giappone, silenzio sulle Curili. La Dieta Nazionale Giapponese, il suo corpo legislativo, venerdì 8 febbraio non si è pronunciata sulla domanda postagli da un membro di una delle due camere, Hiroyuki Konishi, inerente alla posizione del governo sulle isole Curili contese. La questione viene incentrata sulla loro appartenenza al territorio giapponese o a quello Russo e su come esse vengano considerate dal governo del Sol Levante. La decisione di non rispondere è dovuta dalla volontà di non creare ulteriori difficoltà nelle continue negoziazioni con la Russia. Dal 1956, la diatriba nata sulla proprietà di queste quattro isole, Kunashir, Shikotan, Iturup e Haboma, impedisce ai due paesi di concludere un trattato di pace. La Russia non intende rinunciare al controllo sui territori e le manifestazioni degli ultimi giorni a Sakhalin (7 febbraio) da parte della popolazione russa sono solo un esempio delle tensioni in corso.

Nord Corea… e abbiamo la data. Venerdì il presidente Donald J. Trump ha annunciato che i successivi colloqui con il leader nordcoreano si terranno in Vietnam, ad Hanoi, il 27 e 28 dello stesso mese. La scelta del paese è simbolo di un’intenzione nel creare nuovi rapporti tra gli USA e la DPRK, date le vicissitudini storiche dei due Stati. "North Korea, under the leadership of Kim Jong Un, will become a great Economic Powerhouse” ha twittato il presidente Trump lo stesso giorno. Il presidente sudcoreano ha accolto favorevolmente la notizia. Anche il Giappone sostiene l’iniziativa. Uno degli obiettivi principali di questo Summit sarà quello di concretizzare sul tema della denuclearizzazione del paese. Nonostante i primi segnali di cooperazione sul tema, dice la CNN in un articolo del 6 febbraio, date le informazioni contenute all’interno di un report delle Nazioni Unite pare che la Nord Corea stia nascondendo i suoi missili nucleari e balistici da possibili attacchi statunitensi.

Sud Corea, un accordo per il prossimo anno. Domenica 10 febbraio Seoul ha formalmente accettato, su richiesta statunitense, di aumentare il suo contributo alle spese riguardo la presenza militare USA all’interno del paese. 28.500 truppe americane sono stanziate ad oggi sul suolo coreano. La decisione di pagare 890 milioni di dollari, 850 nel quinquennio conclusosi nel 2018, rispetta solo in parte la volontà americana che invece chiedeva un totale contributo di 1.2 milioni di dollari. A differenza degli accordi precedenti però, questo durerà solamente un anno e quindi a breve porterà le parti di nuovo a negoziato. Uno dei motivi per cui il governo di Seoul ha confermato questo rialzo si deve alla vicinanza del nuovo summit tra gli USA e il paese confinante, permettendo così di concentrarsi sul tema della denuclearizzazione e di una nuova fase di disgelo tra i due.

Tailandia, lite in famiglia. Venerdi, all’interno di un proclama edito dal re Vajiralongkorn, citando la costituzione si oppone alla candidatura di sua sorella, la principessa Ubolratana per il ruolo di Primo Ministro alla guida del Thai Raksa Chart Party in contrasto con il partito guidato dalla giunta militare che aveva preso il potere nel 2014. "Having a high-ranking member of the royal family involve in politics, regardless in what way, is going against the royal tradition...and highly inappropriate” sembrano essere le parole del re all’interno del comunicato citato in precedenza che ricorda l’importante regola di slegare la famiglia reale dalla politica del paese. Data l’importante figura del leader monarchico tailandese, il partito della principessa rischia di perdere influenza in favore del partito Palang Pracharat. La commissione elettorale ha tempo fino al 15 di febbraio per verificare se la candidatura sia in linea con la costituzione, in queste elezioni (24 marzo) che potrebbero sancire il ritorno alla democrazia dopo 5 anni di potere militare.

Sartorio Stefano


EUROPA CENTRALE E UNIONE EUROPEA

Commissione dell’UE, bocciata la fusione tra Siemens e Alstom. È stata bocciata la fusione fra la tedesca Siemens e la francese Alstom perché “avrebbe influenzato la concorrenza nei mercati dei sistemi di segnalamento ferroviario e dei treni ad alta velocità. Le parti non hanno proposto misure correttive sufficienti per rimediare a questi problemi” scrive la Commissione in una nota. Questa operazione avrebbe unito i principali fornitori di vari tipi di sistemi di segnalazione per ferrovie e metropolitane, ma avrebbe provocato un aumento dei prezzi nei sistemi di segnaletica e nella prossima generazione dei treni ad altissima velocità.

Elezioni Europee, ascesa dei verdi. Le tematiche ambientale sembrano aver trovato centralità nel dibattito politico. Secondo la rilevazione “Meinungsbarometer” effettuata per il quotidiano Leipziger Volkszeitung, il 19% degli interpellati indica i Verdi come la formazione politica più vicina dal punto di vista dei contenuti. Già agli inizi del 2000 molti scienziati politici avevano previsto che la vecchia dimensione destra-sinistra non sarebbe più in grado di assorbire le tensioni legate alla globalizzazione e all’integrazione. I Verdi attenendosi alla loro posizione favorevole sia all’Unione Europea che all’immigrazione hanno dato una immagine di calma e stabilità a contrasto dell’esuberanza dei partiti di destra. Riusciranno a combattere la supposta montante marea xenofoba alle prossime elezioni europee?

Italia-Francia, tensione ai vertici. La Francia richiama l’ambasciatore francese a Roma per consultazioni e Matteo Salvini, ministro dell’interno, ufficializza la crisi. Questa decisione è stata presa in seguito ai ripetuti attacchi del governo italiano, infatti la Francia negli ultimi otto mesi è stato bersaglio di violenti attacchi da parte sia della Lega sia del M5S su migranti, gillet gialli, deficit e Tav. Questa è una mossa senza precedenti in tempi di pace. I due leader italiani hanno detto di essere disponibili al dialogo con il governo francese.

Spagna, gruppo dirigente politico alla sbarra. È la prima volta che nel dopoguerra nel continente europeo una intera classe dirigente finisce alla sbarra per reati da considerare politici. Il gruppo politico che ha cercato di ottenere l’indipendenza della regione della Catalogna dalla Spagna nelle prossime settimane si appresta a subire il giudizio del Tribunale Supremo Spagnolo che constaterà se nei loro atti politici furono commessi reati di sedizione e ribellione. La rottura catalana potrebbe essere agevolata dal giudizio politico che la comunità europea ha dato all'auto-proclamazione del Presidente Venezuelano Guaidò, giustificata dall'oppressione del Regime di Maduro, la quale segnala la possibilità di adoperare un doppio standard per regolare le legittimità istituzionali.

Martina Oneta

EUROPA ORIENTALE E RUSSIA

Grecia, Tsipras ad Ankara. Il 6 febbraio si è conclusa la visita diplomatica del premier greco Alexis Tsipras in Turchia. Una visita necessaria per creare buone relazioni tra i due paesi, come sottolineato dallo stesso Tsipras. L’incontro è servito per risolvere questioni dolenti come il rifugio dato da Atene a 8 soldati turchi fuggiti in seguito al tentativo di golpe in Turchia nel 2016. La visiti è servita anche per potenziare i rapporti bilaterali dal punto di vista economico ed energetico.

Macedonia, siglato il protocollo di adesione alla NATO. I 29 Stati membri dell’Alleanza Atlantica hanno firmato il protocollo di adesione della Macedonia del Nord, in presenza del Segretario Generale Stoltenberg e del Ministro degli Esteri macedone Nikola Dimitrov. Un traguardo possibile grazie al recente successo degli accordi di Prespa, che hanno chiuso la complicata vicenda sul nome da attribuire alla Macedonia. Il premier macedone Zoran Zaev è stato invitato al prossimo vertice, che si terrà a Londra nel dicembre 2019.

Russia, la parola fine al Trattato INF. Dopo il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF, il Presidente Vladimir Putin ha comunicato che anche la Russia non è più interessata a rinnovare l’accordo tra i due paesi. Una risposta definita “speculare” a quella dell’amministrazione statunitense, che tuttavia si è resa disponibile al dialogo per trovare un’alternativa al Trattato, che cesserà fra 6 mesi. Nel frattempo, dalla Russia giunge la notizia che saranno spiegati due nuovi missili (probabilmente uno anche a lungo raggio) entro il 2021; la notizia fa pensare a un possibile ritorno alla corsa agli armamenti che potrebbe inasprirsi anche per la competizione con un altro player molto importante: la Cina. Rimane ora un’incognita il Trattato New START, che scadrà nel 2021.

A proposito di missili. In merito alla questione, fonti dell’intelligence statunitense, citate dal magazine “The Diplomat”, riferiscono che la Russia abbia testato un nuovo missile balistico intercontinentale verso la fine di gennaio. Una tecnologia definita “unica” dal Presidente della Federazione russa Putin. La stessa cosa hanno fatto gli Stati Uniti che, come riferito dall’ Air Force Global Strike Command, hanno testato anch’essi un nuovo missile intercontinentale dalla base di Vandenberg, California. Una coincidenza che fa pensare che la corsa alle armi sia già cominciata.

Serbia-Kosovo, qualche aggiornamento. Continuano forti discussioni tra Belgrado e Pristina per cercare di normalizzare i rapporti fra i due paesi. Un traguardo che sembra interessare entrambi, poiché, se raggiunto, faciliterebbe di molto la loro integrazione verso Occidente. Rimangono però ancora molte dispute su questioni etniche e territoriali. Intanto, il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic ha affermato che il Kosovo potrebbe costituire un potenziale focolaio per l’estremismo islamico, a causa del ritorno di numerosi combattenti islamici provenienti dalla ex Jugoslavia e che hanno combattuto nei teatri di Siria ed Iraq. Il Presidente del Kosovo Hashim Thaçi ha invece ribadito che il supporto statunitense per un la risoluzione del rapporto tra i due paesi rimane fondamentale.

Ucraina, nuovi passi per l’integrazione verso Occidente. Il Parlamento ucraino ha dato il suo verdetto positivo per adottare emendamenti alla Costituzione in modo da facilitare l’ingresso del paese nella NATO e nell’Unione europea. Sono 4 gli articoli emendati, grazie al voto favorevole di 334 deputati su 385 e il via libera anche della Corte Costituzionale. Sia l’Alleanza Atlantica che le istituzioni europee hanno accolto favorevolmente la notizia. Il riconoscimento dell’identità euro-atlantica dell’Ucraina è un passo importante verso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo che il paese si è posto, nonostante la piena integrazione politico-economica necessita ancora di ulteriori riforme.

Andrea Maria Vassallo


MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA (MENA)

Afghanistan, l’accordo di pace tra Talebani e Usa. Verso gli ultimi giorni di gennaio, a seguito di una serie di colloqui e trattative in Qatar (Doha), gli Usa e i talebani hanno conseguito un’intesa di principio per siglare la pace in Afghanistan. Nella bozza di accordo, i radicalisti afghani si impegnano a contrastare il militanti dello Stato islamico e di Al Qaeda -  evitando che l'Afghanistan "diventi una piattaforma per gruppi terroristici internazionali”. In cambio, si chiede agli Usa di ritirare le truppe stanziate in loco ormai da ben 18 anni. Il 9 febbraio, l'inviato statunitense per l'Afghanistan, Zalmay Khalilzad, ha riferito la volontà degli States di stipulare l’accordo di pace prima delle presidenziali afghane di luglio. Tuttavia, egli ha precisato che rimangono alcune incognite e questioni da risolvere, che rendono lungo e articolato il percorso da perseguire. Il ruolo del governo di Kabul (escluso sinora dalle trattative), le perplessità sull’effettiva disponibilità dei talebani di debellare Al Qaeda (considerando i legami tra i due gruppi), la leadership talebana meno rappresentativa e con un ruolo meno egemonico rispetto al passato (ci sono vari gruppi all’interno del network estremista che agiscono in modo semi-autonomo) sono tutti fattori che gettano non poche ombre sul negoziato in corso.

La nascita del nuovo governo in Libano. Dopo quasi nove mesi dalle elezioni legislative del maggio 2018, il primo ministro libanese Sadi Haariri ha annunciato l’accordo per la formazione del nuovo esecutivo. Le trattative per la composizione del governo libanese sono sempre lunghe ed articolate per via del sistema politico vigente, che mira ad ottenere un (delicato) equilibrio tra le principali religioni ed etnie del Paese: nell’arena legislativa i seggi devono essere ripartiti equamente tra musulmani (45% della popolazione) e cristiani (55%) e il Presidente del Parlamento deve corrispondere a un musulmano sciita; per quanto concerne la presidenza e l’esecutivo, il Presidente deve essere un cristiano maronita e il Primo ministro deve essere un musulmano sunnita. Per tale motivo, Hariri – sunnita e leader del partito Movimento il futuro – è stato riconfermato capo del governo (con 5 ministeri guidati da esponenti del suo schieramento politico). Il Movimento patriottico libero del Presidente Michel Aoun (cristiano maronita) ha ottenuto 11 ministeri, mentre Hezbollah (alleato di Aoun) ha 3 ministeri, tra cui quello dello sanità. Amal, la formazione sciita che fa capo al Presidente del Parlamento Nabih Berri, avrà il controllo di 3 ministeri.  Il nuovo esecutivo dovrà affrontare una situazione economica estremamente complessa, contrassegnata da uno dei debiti pubblici più elevati al mondo. Inoltre, il Libano è alle prese con l’ingente numero di rifugiati siriani presenti sul suo territorio (se ne contano circa 1 milione dallo scoppio del conflitto civile) e con le perenni tensioni tra Hezbollah e Israele.

Israele, le primarie del Likud in vista delle elezioni di aprile. Il 6 febbraio si sono svolte le primarie del Likud (guidato dal premier Netanyahu) per determinare quali saranno i candidati alle elezioni del 9 aprile e in quale posizione questi si collocheranno nella lista del partito. Nonostante abbiano un peso apparentemente minore, le primarie si configurano come un terreno di confronto politico in cui si definiscono gli equilibri della formazione di Netanyahu. L’esito della votazione è tuonato come un campanello di allarme per il premier israeliano: alcuni suoi avversari interni hanno ottenuto una collocazione migliore rispetto agli esponenti a lui più fedeli. Per esempio, Gideon Sa’ar, ex ministro dell’interno e dell’educazione, nonché il principale rivale del primo ministro in seno al Likud, ha raggiunto la quinta posizione (la quarta se non contiamo il primo posto riservato di diritto a Netanyahu). Sa’ar è riuscito a conseguire un ottimo risultato malgrado le numerose accuse ricevute da parte del capo di governo. Anche altri esponenti politici non in perfetta sintonia con Netanyahu, quali il Ministro dei Trasporti Katz o il Presidente del Knesset Edelstein, si sono collocati in cima alla lista elettorale del Likud. Oltre il risultato certamente  non soddisfacente delle primarie, il premier deve affrontare altre vicende alquanto spinose in vista delle elezioni. Ben presto, infatti, il procuratore generale dovrebbe incriminare formalmente Netanyahu per gli scandali in cui è coinvolto. In più, il nuovo partito Resilienza, guidato dall’ex capo dell’esercito Gantz, è stabilmente in alto nei sondaggi pre-elettorali e può potenzialmente insidiare il Likud nella prossima formazione dell’esecutivo.

Siria, al via l’offensiva finale contro l’Isis. Il 9 febbraio, le Syrian democratic forces (sostenute dagli Usa) hanno annunciato di aver intrapreso l’offensiva finale contro le ultime postazioni dello Stato islamico. I jihadisti sono ormai rintanati in un’area di pochi km quadrati, ubicata nella Middle Euphrates River Valley (attorno al villaggio di Baghouz - al confine con l’Iraq). Secondo quanto riferito dalla coalizione internazionale a guida americana, attualmente Daesh controlla meno dell’1% rispetto al territorio originario -  nel giugno 2014 era pari a 88.000 km quadrati. A partire dal dicembre 2018, mese caratterizzato da una certa intensificazione della lotta contro l’Isis nel nord-est siriano, circa 37.000 persone (principalmente parenti dei militanti islamici) hanno lasciato il territorio controllato dal Califfato. Tra questi, vi sarebbero altresì 3200 estremisti in fuga. Pertanto, lo Stato islamico è quasi debellato a livello territoriale e Trump (qualche giorno fa) ha dichiarato l’imminente sconfitta della totalità del Califfato. Tuttavia, la minaccia dello Stato islamico non va assolutamente sottovalutata: da un’organizzazione ‘statuale’ radicata su un territorio, è divenuto un gruppo che agisce in clandestinità, più imprevedibile e meno rintracciabile. Inoltre,  l’isis mantiene alcune cellule dormienti nei suoi vecchi possedimenti, come testimoniato dalla cattura a Raqqa (il 7 febbraio) di circa 50 persone ritenute esponenti di una rete non attiva dello Stato Islamico. Infine, non va trascurata l’ipotesi di una rinascita e riorganizzazione dell’Isis specialmente in assenza delle pressioni internazionali adeguate nel breve-medio periodo.

Gli Emirati Arabi accolgono il Papa. Il 3 febbraio Papa Francesco è arrivato ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati. Si tratta di un evento storico poiché è la prima visita di un Papa nella Penisola araba. Bergoglio ha dapprima partecipato all’incontro interreligioso sulla Fratellanza umana, insieme a numerosi leader di altre religioni, tra cui l’Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, la principale istituzione dell'islam sunnita in Medio Oriente. Successivamente, il Papa ha incontrato la comunità cattolica locale; vi sono quasi un milione di cattolici (su un totale di 9 milioni di abitanti) negli Emirati Arabi, provenienti principalmente dalle Filippine e dall’India. Durante la visita, Papa Francesco ha sottolineato l’importanza del tema della pace - con un riferimento particolare alla guerra in Yemen (ove Abu Dhabi è coinvolta) che ha provocato numerose vittime tra i bambini. Inoltre, Bergoglio ha espresso la volontà di rafforzare il dialogo e la cooperazione con l’Islam.

Vincenzo Battaglia

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

NATO - Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord

La Repubblica della Macedonia Settentrionale, comunemente conosciuta come Macedonia, è entrata a far parte dell’Alleanza. Si tratta del trentesimo paese che è entrato a far parte della NATO. L’adesione è stata ufficializzata con la firma del protocollo per l’entrata nel paese del ministro degli esteri macedone Nikola Dimitrov e con la ratifica di tutti gli altri paesi membri della NATO, compresa la Grecia che fino ad ora ha posto il veto a causa del nome precedentemente utilizzato dallo stato macedone.

Michele Pavan




Framing the world un progetto ideato e creato grazie alla collaborazione di un team di associati di Mondo Internazionale.

Andrea Maria Vassallo: Europa Orientale e Federazione Russa

Camilla Frezza: Sud-Est Asiatico

Leonardo Aldeghi: Economia e finanza internazionale

Marcello Alberizzi: Africa Sub-sahariana

Marta Stroppa: Diritti Umani

Martina Oneta: Europa Centro-Occidentale ed Unione europea

Michele Pavan: America, Oceania ed Organizzazioni Internazionali

Stefano Sartorio: Asia ed Estremo Oriente

Vincenzo Battaglia: Medio Oriente e Nord Africa




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    Marcello Alberizzi

    Nasco a Milano nel 1995, conseguo la maturità scientifica e mi laureo in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee nel 2017. Attualmente sono studente magistrale in International Politics and Regional Dynamics all'Università degli Studi di Milano. La mia seconda passione è l'analisi dei mercati finanziari e dell'economia globale. La mia qualità migliore? Imparare da chi mi sta di fronte. Il mio obiettivo nella vita? Darle un senso. Il mio motto? "Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore. [...] La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso." - Italo Calvino.

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