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Fra continuità e discontinuità: Gentiloni protagonista della nuova stagione economica europea

Si sa, la politica è strana. Le aspettative di ottenere un posto di rilievo in Europa con il governo gialloverde non erano molto alte, anche a causa del voto contrario degli eurodeputati leghisti alla nomina di Ursula von der Leyen. Invece tutto è cambiato nel giro di un mese e, con il governo giallorosso (rossogiallo per i tifosi laziali), l’Italia ha ottenuto un posto di rilievo nella nuova Commissione Europea. La designazione di Paolo Gentiloni a Commissario per gli affari economici è d’importanza storica. Per la prima volta, infatti, l’incarico sarà ricoperto da un politico italiano, non certo di prima esperienza.

Le sfide che l’ex premier dovrà affrontare sono tante e sono state ben evidenziate nella lettera che gli è stata inviata dalla von der Leyen. Uno degli obiettivi principali è quello di far sì che l’Europa aumenti la sua resistenza a possibili shock economici, assicurando l’applicazione del Patto di Stabilità e Crescita, ma utilizzando tutta la flessibilità che le regole prevedono. Fra le preoccupazioni della nuova Commissione c’è anche quella per le politiche sociali. Un’importante novità potrebbe essere l’introduzione di un assegno europeo di disoccupazione che permetterebbe l’alleggerimento della finanza pubblica durante gli shock esterni. Storicamente, le politiche sociali sono rientrate nelle competenze dei singoli Stati e l’introduzione di questa misura avrebbe un gran significato simbolico, oltre che teorico. Molti commentatori sostengono, infatti, che l’Unione Europea non possa essere considerata un’area valutaria ottimale per la scarsa mobilità della forza lavoro. Questa è essenziale per rispondere agli shock asimmetrici, ovvero gli shock che non colpiscono tutti i Paesi contemporaneamente, ma solo alcuni di loro. L’assegno europeo di disoccupazione permetterebbe di limitare i danni di questa carenza strutturale. L’altra grande sfida lanciata dalla Commissione è quella ambientale: la Von der Leyen, nel suo discorso al Parlamento Europeo, ha parlato di un “Green Deal” rivolto ad azzerare le emissioni entro il 2050. Gentiloni ha dichiarato in un’intervista a La Stampa di avere molto a cuore questo obiettivo, e gli strumenti che avrà a disposizione saranno prevalentemente fiscali. Si parla, infatti, di una “Carbon Border Tax” contro la delocalizzazione delle emissioni e una revisione della Direttiva sulla tassazione energetica volta a far convergere le legislazioni nazionali con gli obiettivi e la visione di futuro della Commissione. Gentiloni, nella medesima intervista citata precedentemente, ha espressamente menzionato una “Web tax”. Il suo primo compito sarà quello di verificare se questa misura potrà essere applicata a livello globale, in accordo con Ocse e G20. Qualora ciò non fosse possibile, l’ex premier ha dichiarato che si farà a livello europeo, vista anche la rilevanza economica di colossi come Amazon, Facebook etc. L’argomento è stato ampiamente dibattuto nel corso degli ultimi anni e pare che i sistemi fiscali non siano stati in grado di “acchiappare” i colossi del digitale, permettendo loro di pagare tasse irrisorie, confrontate ai miliardi che fatturano ogni anno. L’obiettivo di combattere i paradisi fiscali in giro per il mondo è direttamente connesso a questa tematica. L’UE ha compilato per la prima volta nel 2017 una lista di Paesi “non cooperativi”, ovvero quegli Stati che permettono a privati e a società di aggirare il fisco europeo. Moscovici è sempre stato molto soddisfatto di questo censimento e ha sostenuto che, grazie all’operato della Commissione, molti paesi hanno abolito i loro regimi fiscali, conformandosi alle norme internazionali in materia di dumping fiscale. Il compito di Gentiloni sarà quello di proseguire sulla scia del suo predecessore francese.

Di certo il lavoro non manca, così come le difficoltà. La scelta di assegnare gli affari economici ad un italiano non è stata per nulla scontata. Sono ben noti i rapporti travagliati con le regole europee e la situazione delle nostre finanze pubbliche. Fra il 30 settembre e l’8 ottobre, Gentiloni dovrà presentarsi al Parlamento Europeo per ricevere l’approvazione della sua nomina e non sono previste sorprese. La figura dell’ex premier è conosciuta e stimata all’estero e la BBC lo definì nel 2016 “Italy’s quite man” quando prese il posto di Matteo Renzi. Inoltre, in questo momento, la politica ha bisogno di personalità che raffreddino i toni con Bruxelles e con gli altri partner europei. 

La più grande sfida sarà sicuramente quella della revisione del Patto di Stabilità e Crescita: questa misura è stata più volte contestata, sostenendo che non abbia garantito la crescita economica che in molti si aspettavano. Il ministro dell’economia francese Le Maire si è dichiarato prudente su una revisione delle regole europee. Gentiloni, sempre a La Stampa, ha dichiarato che dall’anno prossimo inizierà una discussione in stretto contatto con il Parlamento Europeo che potrà portare anche a modifiche legislative. L’argomento è delicato e vedremo come l’ex premier riuscirà a districarsi fra i Paesi più rigoristi e quelli più impegnati in una modifica del Patto.


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  • L'Autore

    Leonardo Cherici

    All’interno della famiglia di Mondo Internazionale ricopre la carica di Direttore di Mondo Internazionale Hub, la sezione specializzata nella ricerca e nell’innovazione. Oltre a questo, è Vice-Responsabile del Progetto EuropEasy e del Progetto Framing the world.

    He has the honor of being the Director of Mondo Internazionale Hub, the section specialized in research and innovation, within this family. In addition to this, He is Vice-Manager for the EuropEasy project and the Framing the World project.

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Gentiloni Europa CommissioneEuropea Economia

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