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Focus su Hong Kong - Parte 2

L’identità di Hong Kong e la prepotenza di Pechino

In questo secondo articolo della serie su Hong Kong riportiamo i fatti che hanno interessato la Regione amministrativa speciale negli ultimi anni e che le hanno permesso di far emergere una propria identità, facendosi strada tra il mondo occidentale e quello orientale.


Un paese, due sistemi

Alla fine degli anni Novanta si susseguirono difficoltosi negoziati per definire il ruolo della Cina e della Gran Bretagna nell’amministrazione di Hong Kong dopo il 1997, anno di scadenza della giurisdizione britannica. Nel 1984 si decise, tramite la Joint Declaration, che la sovranità su Hong Kong sarebbe stata trasferita dalla Gran Bretagna alla Repubblica Popolare cinese il 1° luglio 1997. Il governo cinese si impegnava a istituire una Regione amministrativa speciale (SAR) a Hong Kong una volta ripreso l’esercizio della propria sovranità su di essa. Con questa dichiarazione si prevedeva che le politiche che avrebbero definito il futuro di Hong Kong sarebbero state stipulate nella Legge Fondamentale (Basic Law), una sorta di costituzione per il Paese. È interessante notare che, in base al principio “un paese, due sistemi”, l’art. 5 dei principi generali della Legge Fondamentale recita: “Il sistema e le politiche socialiste non saranno praticati nella Regione amministrativa speciale di Hong Kong, e il precedente sistema capitalista e il modo di vivere rimarranno invariati per 50 anni”. In breve, la Repubblica Popolare cinese non avrebbe potuto farsi spazio a Hong Kong prima del 2047. Tuttavia, recenti avvenimenti hanno però dimostrato che i piani di Pechino sarebbero ben diversi.

L’identità di Hong Kong

Hong Kong per più di un secolo ha oscillata tra la prepotente presenza occidentale e il crescente e pressante comunismo cinese. Dopo l’avvento del nazionalismo e la Rivoluzione Culturale guidata da Mao Zedong, Hong Kong ritrovò una svolta importante nella ricerca della propria identità con le proteste di piazza Tienanmen. Se prima degli eventi del 1989 gli abitanti di Hong Kong erano determinati a prevenire o rallentare l’interferenza della RPC negli affari interni, dopo la strage di Tienanmen la popolazione sentì forte la volontà di avere un ruolo decisivo nel movimento democratico cinese. Per calmare gli animi venne approvata una Carta dei Diritti di Hong Kong, proteggendo così la libertà di opinione, espressione e associazione, nonché il diritto di riunione pacifica. Successivamente, però, il Consiglio legislativo provvisorio (una legislatura di transizione nominata da Pechino) introdusse una serie di leggi – tra cui il sistema di licenze per le riunioni pubbliche – per consentire alla polizia di vietare una processione pubblica nell’interesse della “sicurezza nazionale”. Oggi la legge prevede che qualsiasi raduno o processione di cinquanta o più persone che non abbia ottenuto il previo consenso del commissario di polizia rischia di essere dichiarato “assemblea non autorizzata”; perciò organizzare o partecipare a un’assemblea non autorizzata è reato penale, quindi soggetto a pene fino a cinque anni di reclusione.


Il Movimento degli Ombrelli

L’annuncio delle autorità cinesi per cui il governo centrale avrebbe selezionato i candidati per le elezioni del capo esecutivo di Hong Kong – una carica che sarebbe dovuta essere democraticamente eletta – innescò il Movimento degli Ombrelli, che nel 2014 riunì nelle piazze moltissimi studenti e lavoratori. Il nome deriva dal fatto che i ragazzi aprivano gli ombrelli per proteggersi dai gas lacrimogeni utilizzati dalla polizia per tentare di disperdere le folle dalle piazze. Chiunque poteva comprare un ombrello, ma nessuno poteva sapere se l’acquisto avesse avuto un fine politico o meno finché non fosse stato aperto durante un’occupazione. Gli studenti fecero diverse richieste, ma il governo di Pechino non si aprì al dialogo. Non seguirono nemmeno ulteriori dibattiti.


La legge di estradizione e la sicurezza nazionale

Una legge di estradizione (poi ritirata grazie alle proteste di Hong Kong) ha riacceso la miccia nel 2019. In base agli emendamenti proposti, chiunque – residenti e non, stranieri inclusi – a Hong Kong sarebbe potuto essere giudicato in procedimenti legali nella RPC, contrastando quindi quell’isolamento del Paese dal sistema legale cinese e negando sostanzialmente la formula “un paese, due sistemi”.

Numerosi eventi nel corso del 2019 hanno reso sempre meno trascurabile la presenza del governo cinese a Hong Kong, tra atti di brutalità e aggressioni. Il movimento ha preso spunto dal motto del noto concittadino Bruce Lee: ”be water”, ovvero ”sii come l’acqua”, non piegarti, ma adattati alla forma migliore per resistere.

A cercare di svuotare ulteriormente di significato il principio “un paese, due sistemi”, nel giugno 2020 è arrivata la legge sulla sicurezza nazionale. Questa legge, come quella proposta sull’estradizione, coinvolge residenti e non, stranieri inclusi; punisce reati di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con forze straniere con una pena che spazia dai tre anni all’ergastolo. Permette inoltre a Pechino di stabilire un ufficio di sicurezza a Hong Kong e di utilizzare forze di sicurezza proprie. Nel primo anno dalla sua entrata in vigore si stima almeno un centinaio di arresti per reprimere il dissenso interno.


Incertezze finanziarie

Un’ulteriore conferma dell’intromissione cinese negli affari di Hong Kong è data dall’interesse che Pechino ha dimostrato in materia finanziaria in questi ultimi anni. Quella di Hong Kong è la terza maggiore borsa valori asiatica e la quinta mondiale, ponendosi a livello internazionale come uno dei maggiori mercati per il finanziamento di capitali. Avvicinandoci al 2047, inevitabilmente gli investitori locali e stranieri si chiedono se Hong Kong resterà quella di oggi. Si tratta indubbiamente di un polo economico che muterà, perdendo il suo status speciale e integrandosi sempre di più al continente. Pechino ha già reso chiaro l’interesse nel lungo periodo a spostare l’attenzione finanziaria da Hong Kong a Shanghai (e non solo). Il futuro dell’hub finanziario di Hong Kong resta quindi incerto, così come le sicurezze per i suoi investitori e per i diritti civili dei suoi cittadini.


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  • L'Autore

    Chiara Calabria

    Chiara Calabria vive a Palazzolo sull'Oglio, in provincia di Brescia. Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere, curriculum Esperto linguistico per le Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia.

    I suoi studi le hanno permesso di sviluppare un ampio interesse per le relazioni internazionali, la geopolitica e culture politiche. Al contempo ha potuto approfondire le competenze di lingue straniere, potenziate tramite il programma Erasmus a Tilburg, in Olanda.

    In Mondo Internazionale ricopre il ruolo di autrice per l'area tematica Legge e Società.


    Chiara Calabria lives in Palazzolo sull'Oglio, a city in the province of Brescia. She obtained a Bachelor Degree in Linguistic Sciences and Foreign Literatures, curriculum International Relations Language Specialist at Catholic University of the Sacred Heart in Brescia.

    During her studies, she developed a strong interest for international relations, geopolitics and political cultures. She also had the chance to deepen her expertise in foreign languages, consolidated during an Exchange program in Tilburg, Netherlands.

    Within Mondo Internazionale, she is an Author for the thematic area of "Legge e Società".

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Dal Mondo Asia Orientale Temi Cultura Società


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Hong Kong Asia Culture History legge e società Pechino

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