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Fast fashion: il teatro degli orrori nel mondo della moda

Nel mondo della moda quello del fast fashion è un fenomeno relativamente nuovo: emerso e sviluppatosi a cavallo tra gli ultimi anni novanta e i primi anni duemila, il suo scopo principale è quello di emulare le collezioni di grandi case di moda e più generalmente articoli di tendenza, ma in una versione molto economica ed accessibile a un maggior numero di persone.

Fermandosi a questa definizione sembrerebbe un trend positivo e un’ ottima alternativa a uno shopping dispendioso, ma analizzandolo nel dettaglio si evince facilmente che è senza dubbio il fulcro di un sistema di produzione ‘malato’ che ha come protagonisti il consumo e la sovrapproduzione di capi d’abbigliamento.

Questo specifico settore della moda produce abiti e accessori di bassa qualità che sono in continuo ricambio in collezioni che si susseguono in tempi brevissimi. Grandi catene di negozi come Zara, H&M o Bershka - da cui tutti almeno una volta abbiamo acquistato qualcosa - si basano su questo tipo di strategia di vendita e ne ricavano dei profitti inverosimili. Eppure, quello che la maggior parte delle persone tende ad ignorare, chi in modo più ingenuo e chi secondo il detto ‘occhio non vede, cuore non duole’, è cosa si nasconde dietro a questo mondo e gli orrori che ne costituiscono la catena di produzione.

Danni al pianeta e agli animali, sfruttamento dei lavoratori e inquinamento sono alcune delle innumerevoli conseguenze che ha il fast fashion sul nostro mondo. Uno degli episodi più significativi in questo contesto è sicuramente il disastro del Rana Plaza: un eclatante esempio dei rischi che corrono i lavoratori di questo settore e di come essi non siano affatto tutelati. Il paese che ha visto come protagonista questo disastro è il Bangladesh: qui i lavoratori del settore tessile non hanno giorni di riposo e lavorano 15 ore al giorno, con un salario di circa venti centesimi l’ora, in edifici pericolanti e in condizioni non idonee alle loro mansioni. Il Rana Plaza era proprio uno di questi edifici fino a quando, il 24 Aprile 2013, è crollato, causando 1129 vittime e 2515 feriti. La maggior parte delle attività presenti al suo interno - tutte ad eccezione delle fabbriche tessili - avevano precedentemente chiuso a seguito di diverse segnalazioni riguardo la non agibilità dell'edificio, mentre i proprietari delle suddette fabbriche, per non rallentare la produzione e di conseguenza perdere guadagni, avevano imposto agli operai di presentarsi il giorno seguente, quello del crollo.

Un altro settore che risente molto dell’industria del fast fashion è senza dubbio quello ambientale. I dati più noti sono sicuramente quelli relativi ai rifiuti - che ammontano annualmente a più di 92 tonnellate - o alle emissioni di gas serra, ma anche gli animali subiscono le conseguenze dell’industria tessile. Secondo alcune ricerche condotte dalla FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) tantissimi ovini, bovini, alligatori, ma anche cani, gatti e serpenti vengono uccisi in modo disumano per la produzione di pelle. Cacciati, intrappolati e scuoiati vivi: questo è il destino di quasi 2.30 miliardi di animali ogni anno. Inoltre, altre conseguenze devastanti sono causate dal rilascio di sostanze chimiche tossiche, come microfibre o coloranti, in mare, corsi d’acqua e in generale in natura: animali acquatici o di terra ingeriscono queste sostanze, e il risultato sono effetti terribili sulla catena alimentare ed una inevitabile alterazione della biodiversità.

In conclusione, come abbiamo potuto vedere, quella che all’apparenza è un’industria attenta e che cerca sempre di soddisfare i desideri dei propri clienti, è un pericolo per tutti e mette a repentaglio sia acquirenti che operai. Chi però può fermare - o perlomeno rallentare - questo circolo vizioso siamo principalmente noi, i consumatori: essendo la domanda ad influenzare l’offerta, avendo un approccio più consapevole allo shopping tutto il mondo ne trarrà beneficio.

Fonti consultate

https://goodonyou.eco/what-is-fast-fashion/

https://www.friendlyshop.it/fast-fashion-di-cosa-si-tratta/

https://iari.site/2022/01/28/il-crollo-di-rana-plaza-il-fast-fashion-come-minaccia-alla-sicurezza-umana/

https://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf

https://www.panaprium.com/blogs/i/fast-fashion-animals#:~:text=Fast%20fashion%20mass%20produces%20leather,to%20make%20 leather%20in%202018.

Link foto: https://unsplash.com/photos/cf... 


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  • L'Autore

    Francesca Alfonzi

Categorie

Dal Mondo Temi Diritti Umani Agenda 2030 Lavoro dignitoso e crescita economica


Tag

fast fashion Diritti umani diritti ambientali sfruttamento

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