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L'Europa di Macron

Ore 15. Il Grande Anfiteatro della Sorbona è gremito. Il brusio degli astanti scandisce l’attesa. Si percepisce curiosità, forse qualche punta di nervosismo. Poi eccolo, dopo qualche minuto di ritardo. Accompagnato da uno scroscio di applausi, il Presidente della Repubblica Francese sale sul podio. Tutti ammutoliscono. Sanno che le parole che stanno per essere pronunciate sono di importanza fondamentale. Sia per il Paese che fu dei trovatori. Sia per l’intera Europa.

Il discorso di Emmanuel Macron è solenne. Consapevole della propria centralità. Le frasi che lo compongono sono attente, ben calibrate. Sanno che il messaggio che portano verrà ascoltato e vivisezionato in tutto il mondo. Di poco ci si scosta dal programma elettorale di En Marche. Si va invece più a fondo. E si delineano i tratti fondamentali di quella che a più riprese viene definita un’Europa “sovrana, unita e democratica”. Sì, perché l’Unione del nostro presente è la stessa nella quale affondiamo le nostre radici, e allo stesso tempo ci proiettiamo verso il futuro. Il popolo europeo è l’erede di una storia che ha saputo riconoscere nel desiderio di fraternità la soluzione al dilemma della sopravvivenza posto dalle grandi deflagrazioni che la storia del secolo scorso custodisce nelle proprie pieghe. Ma se un tempo l’ideale che ne sta alla base era spinto dal vigore e dal coraggio di grandi pensatori come Robert Schuman, oggi è invece quanto mai fragile. Si è persa la visione, l’obiettivo verso cui tendere. E il progetto di Unione Europea, martello e scalpello alla mano, viene così riplasmato. O meglio, nelle parole del Presidente, “rifondato”.

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Credit: Reuters

Le proposte avanzate sono molteplici. Anzitutto, per una comunità che voglia essere anche e soprattutto politica divengono imprescindibili i temi di sicurezza e difesa. La creazione di un esercito europeo risulta quindi di importanza centrale. E se l’incapacità di mettersi d’accordo costituisce una debolezza destabilizzante, deve essere costruita una cultura di difesa condivisa: una Force Commune d’Intervention, certo, ma anche un budget militare e delle strategie comuni che consistano nella formazione e nella collaborazione di tutti i militari degli Stati membri che vogliano aderire. Per non parlare della Force Européenne d’Intervention Civile per rispondere sul campo a tutti i disastri ambientali derivanti dai cambiamenti climatici. Vanno inoltre approfondite le competenze in tema di contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo.

Il secondo punto chiave è la sovranità europea. Diventa necessario un rafforzamento dei confini comuni attraverso una Polizia di Frontiera Europea che si assuma l’onere del pattugliamento. Il collegamento fra questo e il tema della crisi migratoria è evidente: tale sfida richiede una risposta unitaria attraverso la ristrutturazione del sistema di accoglienza, in modo da levare il fardello ai Paesi di arrivo. Non solo. È imperativo istituire un fondo con il quale finanziare in maniera solidale il salvataggio, la formazione e l’integrazione dei rifugiati che hanno rischiato la vita per raggiungere il nostro Continente. E proprio la solidarietà, che Macron chiarisce debba scaturire dallo sforzo e dal lavoro di ciascuno Stato, è un punto nevralgico dell’intero impianto di questa nuova Europa. Il capo dell’Eliseo è cristallino: “Dobbiamo integrare realmente e accogliere quelli che hanno diritto all'asilo. Fin quando lasceremo i nostri partner sommersi, senza aiutarli a difendere le frontiere, fin quando saremo incapaci di organizzare il ritorno dei migranti senza diritto all'asilo, mancheremo di umanità. Nell'anno che viene voglio venga costituito un vero ufficio europeo dell'asilo per accelerare e armonizzare le nostre procedure”.

La politica estera è un ulteriore pilastro, il cui nodo centrale deve risiedere nel concentrare i propri interessi nel Mediterraneo. Più specificamente, in Africa. Se per ragioni umanitarie la stabilizzazione dei Paesi di origine dei richiedenti asilo è di intuibile ovvietà, anche il fattore economico attraverso forme di partenariato costituisce un tassello assai importante nella ricostruzione dell’orizzonte europeo.

All’Eliseo si mira a un’Europa che torni a essere la locomotiva del mondo e non più il suo fanalino di coda. L’inseguitore. In campo energetico serve un mercato comune che funzioni davvero, in modo da far fronte alle sfide poste dagli altri grandi competitori e garantire prontezza nel rispondere a una delle grandi transizioni dei giorni nostri: quella ecologica. Nel suo disegno, Macron propone una indispensabile tassa sul carbone alle frontiere.

Ancora, è necessario prendere le redini della rivoluzione digitale, facendo dell’Europa un modello capace di attrarre il futuro della tecnologia. Viene inoltre spesa qualche parola sul tema spinoso delle tassazioni ai giganti hi-tech: la creazione di un mercato unico del digitale renderebbe obbligatorio tale regime fiscale e, affiancato da un sistema di contrappesi che riduca l’accesso ai fondi strutturali ai Paesi che si rifiutassero di implementarlo, ne scoraggerebbe le defezioni.

Per rendere possibili questi progetti ambiziosi, capaci di garantire un futuro brillante all’Unione, è necessaria l’introduzione di tasse a livello europeo che li finanzino, oltre all’istituzione di un Ministro delle Finanze Unitario.

L’Eurozona deve essere il cuore dell’Europa integrata. Con buona pace dei Paesi che hanno scelto di non aderirvi. Il suo rafforzamento passa gioco forza da un budget più forte. Viene nuovamente ripreso il tema della solidarietà, il cui ruolo nella gestione del bilancio non può che essere assicurato da un controllo politico del Parlamento Europeo sulle spese e sul finanziamento dell’UE. Ma la solidarietà da sola non basta. Perché si parli di un’Europa unita è necessario che si crei una cultura europea. Un concetto forse sottovalutato per troppo tempo da chi ha nelle proprie mani le redini dell’ambizioso progetto che fu di Monnet e Schuman. L’educazione multilinguistica ne è una perfetta espressione: il Presidente francese cita ad esempio la possibilità che venga reso obbligatorio per tutti gli studenti il trascorrere un periodo base di sei mesi in uno dei Paesi unitari, insieme all’insegnamento nelle scuole di un minimo di due lingue europee.

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Credit: Reuters

Avviandosi alla fine del proprio discorso, Macron passa ad accennare alle riforme delle Istituzioni. E comincia proprio dalla composizione del Parlamento Europeo. In quanto ingrediente chiave dell’Europa dei popoli, l’Assemblea deve essere eletta, già dalle prossime elezioni del 2019, per metà da liste transnazionali in modo che il mezzo miliardo di cittadini europei possa votare per gli stessi identici candidati. Come non pensare poi a una semplificazione radicale della struttura della Commissione? Viene proposta una drastica riduzione dei componenti da 28 a 15 con l’obiettivo di disinnescare qualunque pretesa nazionale: gli Stati fondatori potrebbero rinunciare ai propri nel dare l’esempio.

Il capo dell’Eliseo infine specifica che il processo di rifondazione unitaria, per il quale viene posto il termine al 2024 – termine della prossima “legislatura europea” –, creerà una nuova entità che ispirerà nuovamente le generazioni. E nell’ottica di bloccare le assurdità attuali che permettono a chi “vuole meno” di bloccare l’integrazione dei Paesi dinamici, sarà un’Europa alle cui basi ci sarà differenziazione. Un’Europa attrattiva, bilanciata e funzionante al punto da portare Macron a non riuscire a immaginarne un futuro senza il Regno Unito.

Dopo anni di latitanza, è quindi tornato il tempo in cui la Francia si fa portavoce di chi vuole sviluppare l’ideale europeo. “Tutto ciò è stato proposto” conclude il Presidente francese, appena prima di essere sommerso da una vera e propria standing ovation, “per rendere l’Europa a se stessa e ai propri cittadini”.


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    Michele Guidotti

Data di pubblicazione 27 settembre 2017

Categorie Mondo Europa Attualità
Tag Macron Unione Europea Eliseo Sorbona

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