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Quale terrorismo?

L’esigenza di una cooperazione sempre più stretta tra gli Stati nella lotta al terrorismo ha fatto manifestare, in primo luogo, la volontà e la necessità di concordare una definizione giuridica rilevante al fine di avere una enunciazione chiara e globale, anche se molto difficile, del termine terrorismo. Se l’obiettivo è quello di creare obblighi legali internazionali per la lotta contro ‘qualcosa’, questo ‘qualcosa’ deve essere definito. Già a fine del 1700, durante il periodo del Terrore, si è cercato di definire il terrorismo come ‘regime politico, metodo di governo fondato sul terrore’ in riferimento ai metodi repressivi e sanguinari impegnati dalla fazione al potere. Ai giorni nostri, il terrorismo viene, invece, definito genericamente come ‘l’uso di violenza legittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzare o restaurarne l’ordine’. Secondo questa definizione, il terrorismo è inteso come terrore organizzato dallo Stato ma anche contro lo Stato o, più in generale, per fini politici, da individui o gruppi di individui privati. 

Durante il periodo della decolonizzazione, è famosa la frase “one man’s terrorist is another man’s freedom fighter” (un terrorista è nient'altro che un altro uomo che combatte per la libertà).

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Euskadi Ta Askatasuna o "Paese basco e libertà" nota con l'acronimo di ETA, fu un'organizzazione armata terroristica basco-nazionalista separatista d'ispirazione marxista-leninista, sciolta nel 2018, il cui scopo era l'indipendenza del popolo basco.

L’approccio internazionale contro il terrorismo, con la prima eccezione della Convenzione della Società delle Nazioni per la prevenzione e la punizione del terrorismo del 1937, mai entrata in vigore, è stato caratterizzato per molto tempo dal tentativo di evitare una definizione generale, affrontando solo problemi specifici. Solo nel 1972, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la sua prima risoluzione sul tema del terrorismo internazionale (UNGA Res 3034) nella quale vengono indicate le misure per "prevenire il terrorismo internazionale che pone in essere minacce o porta via innocenti vite umane o mette a repentaglio le libertà fondamentali" e portare avanti "lo studio delle cause alla base di quelle forme di terrorismo". Il 9 dicembre 1994 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una Dichiarazione sulle misure per eliminare il terrorismo internazionale (UNGA Gres 49/60) dove ha condannato “tutti gli atti, metodi e pratiche di terrorismo ovunque e da chiunque impegnati” e che “gli atti criminali destinati o calcolati al fine di provocare uno stato di terrore nel pubblico in generale da parte di un gruppo di persone anche a fini politici sono, in ogni circostanza, ingiustificabili, qualunque siano le considerazioni di natura politica, filosofica, ideologica, razziale, etnica, religiosa o qualsiasi altra natura che possa essere invocata per giustificarli”. All'interno di queste risoluzioni l’Assemblea generale ONU si astiene dal definire, quindi, cosa intenda per ‘terrorismo internazionale’. Infatti, ancora oggi, non esiste una definizione globale di terrorismo condivisa da tutti. 

Gli atti terroristici possono costituire un crimine internazionale allorché svelino un nesso con un conflitto armato a carattere interno o internazionale, e abbiano, quindi, un collegamento con uno scontro militare tra due o più Stati oppure tra due gruppi armati all'interno di un medesimo Stato. Questo tipo di atti possono anche raggiungere un’ampiezza e un’intensità tali da essere considerati dei crimini contro l’umanità o crimini di guerra. Per capire ulteriormente gli atti di terrorismo bisogna individuarne la vittima. Gli atti di terrorismo rientrano nella categoria dei crimini di guerra o nella categoria dei crimini contro l’umanità quando diretti contro civili o obiettivi civili; quando gli atti di terrorismo rientrano nella categoria dei crimini internazionali non si fa differenza qualunque sia la vittima.

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Stato Islamico, abbreviato IS, in arabo: الدولة الإسلامية‎, al-Dawla al-Islāmiyya, è il nome che si è dato un'organizzazione jihadista salafita attiva in Siria e Iraq, dove fino al 2017 controllava militarmente un ampio territorio

Al fine di giudicare chi commette un atto di terrorismo, risulta utile stabilire convenzioni regionali e universali che si occupano della repressione del terrorismo in modo da avere un quadro normativo comune da cui trarre le informazioni condivise riguardo alle basi su cui sarà costruito il giudizio. La prima convenzione internazionale è stata la Convenzione di Ginevra del 1937 per la prevenzione e la repressione del terrorismo citata precedentemente. Il passo successivo, la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo, firmata il 9 dicembre 1999, ha tentato di dare una prima definizione mondiale del terrorismo internazionale; Definizione che per'altro oggi non potrebbe essere rispettata dato che si tiene conto solo della violenza fisica diretta contro gli esseri umani e non contro gli oggetti. Nel secondo dopoguerra, a livello mondiale, si è privilegiata l’attenzione su singoli aspetti del fenomeno, adottando trattati che si occupino di figure specifiche criminose, anche a seguito del manifestarsi di nuove e pericolose forme di terrorismo. Esistono anche Convenzioni regionali (e cioè concluse tra Stati che condividono una regione geografica di interesse ed appartenenza) e settoriali (che si occupano di un aspetto particolare del terrorismo). Per le misure settoriali, se ne è occupato l’ICAO (Organizzazione per l’aviazione civile internazionale) che ha promesso l’adozione di alcune importanti convenzioni a seguito di atti di terrorismo aereo. Anche l’Organizzazione Marittima Mondiale (IMO), dopo l’incidente dell’Achille Lauro, promosse l’adozione della Convenzione per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima. Della materia se ne occupano anche il Consiglio di Europa, l’Unione Europea, l’Organizzazione degli Stati americani, l’Organizzazione dell’Unità Africana e Unione Africana e le Nazioni Unite (ONU). Tutte convenzioni che hanno cercato di reprimere il terrorismo ma anche a livello regionale è difficile trovare un accordo condiviso.

In conclusione mi sono chiesta chi potrebbe, allora, giudicare il terrorismo. Leggendo un articolo di Vagts , si prendono in esame il tribunale penale non militare degli Stati Uniti d’America, le commissioni militari previste dal decreto presidenziali del 13 novembre 2001, i tribunali di altri paesi e un possibile tribunale penale internazionale. L’articolo arriverà alla conclusione che il ricorso ai tribunali civili è generalmente preferibile. Ancora oggi non si è arrivato a una soluzione. 

Non esiste una definizione globale di terrorismo condivisa da tutti, non esiste una Convenzione internazionale e, quindi, globale che permetta di decidere come reprimere e prevenire il terrorismo e non esiste un tribunale che giudichi tutte le persone accusate di terrorismo. 


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    Laura Vaccaro Senna

    Dopo aver conseguito il diploma al liceo linguistico ed essermi laureata a luglio 2017 in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee, attualmente sono una studentessa di Relazioni Internazionali all'Università degli Studi di Milano.

    Il mio motto è 'Volere è potere' perché se vuoi, nulla è impossibile.

Categorie

Attualità Pace, giustizia e istituzioni solide


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terrorismo internazionale fondamentalismo estremismo Legge law

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