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La protezione dei dati personali in Occidente

Stati Uniti d’America e Unione Europea a confronto

Un dato digitale è un'informazione espressa in numeri sequenziali prodotti da un computer. Ad oggi, l’interesse a proteggere l’informazione contenuta all’interno di un dato digitale è cresciuto esponenzialmente, visto l’uso sempre maggiore delle nuove tecnologie. Di conseguenza, può essere utile fare lo sforzo di comprendere per quale ragione l’Occidente, in particolare l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America, sia così diviso nel relazionarsi ai dati digitali e alla loro protezione. Di fatti, esistono differenze sostanziali tra la nozione e, più in generale, l’approccio adottati dall’Unione Europea e quello assunto dagli Stati Uniti d’America nei riguardi della protezione dei dati digitali. A dimostrarlo è l’evoluzione storica cui sono andate incontro, all’interno dei due continenti, le relative normative, la quale evidenzia la presenza di numerosi punti di distanza.

La coniazione del termine “privacy” viene rivendicata dagli Stati Uniti d’America: fu formalizzata nel lontano 15 dicembre 1890, in un articolo pubblicato sulla rivista dell’Università di Harvard – la “Harvard Law Review” – dai professori Samuel Warren e Louis Brandeis. Nella pubblicazione, la privacy veniva definita come “the right to be let alone”. Si tratta di una nozione che richiama in maniera significativa l’idea di proprietà, quella di confini, di recinto: l’obiettivo dei due professori era quello di proteggere “il proprio cortile”, di tutelare la riservatezza. L’idea dei professori fu ampiamente criticata, venendo ritenuta addirittura semplicistica, eppure è proprio nel “diritto di essere lasciato solo” che si rinvengono le radici della odierna normativa statunitense sulla privacy. Il concetto di “privacy” come sopra descritto, infatti, dopo oltre un secolo ancora resiste. Soltanto con l’ingresso nel nuovo millennio venne messo in crisi da due accadimenti drammatici, che hanno influito significativamente sulla mentalità della popolazione occidentale, compresa quella statunitense: l’attentato terroristico dell’11 settembre 2001, in seguito al quale divenne più facile – anche per gli statunitensi – scendere a compromessi sulla propria riservatezza in favore di una maggiore sicurezza della collettività, e lo scandalo di Cambridge Analytica. Inoltre, è impossibile non sottolineare come la creazione e, soprattutto, la diffusione dei social media abbiano radicalmente mutato l’importanza attribuita dalla stragrande maggioranza della popolazione alla propria privacy: sui social, infatti, più si esibisce e più si ha riscontro. Proprio per questo, alcuni studiosi si sono azzardati a definire i social media come la morte della privacy.

D’altro canto, gli eventi sopradescritti non hanno sconvolto in eguale misura l’approccio europeo alla protezione dei dati digitali. Per certo, non perché si tratti di accadimenti che non hanno travolto la popolazione europea, piuttosto perché in Europa esiste, dal 1989, il concetto giuridico di data protection, ma non quello di privacy. Storicamente, in Europa la concezione di data protection – a grandi linee corrispondente alla privacy statunitense – nacque a seguito degli orrori perpetrati durante la Seconda Guerra Mondiale. È tristemente noto che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, i dati personali – concernenti la razza, l’orientamento sessuale, la disabilità – erano stati utilizzati contro le persone, anche al fine di sterminarle. È comprensibile, allora, che in Europa l’obiettivo non sia mai stato quello di tutelare la propria riservatezza, ma di proteggersi da violente ingerenze all’interno della propria sfera personale, passibili di nuocere addirittura alla vita dell’individuo. In Europa il cittadino ha sentito la necessità di difendersi dal controllo statale, ha provato il timore della schedatura e della discriminazione. Per questi motivi, in Europa, l’approccio ai dati digitali non è mutato in seguito all’11 settembre 2001 o allo scandalo di Cambridge Analytica, bensì si è rafforzato.


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  • L'Autore

    Rebecca Scaglia

    Studentessa di Giurisprudenza al terzo anno, aspirante avvocato. Interessata alla tutela e difesa dei diritti della persona umana. Pienamente convinta che ognuno di noi abbia un grande potere, ossia di saper fare la differenza.

    Third year law student, aspiring lawyer. Interesed in protection of human rights. Fully convinced that everyone has a strong power, which is to know how to make the difference.

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USA dataprotection Privacy datidigitali

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